Sagra delle castagne toscana, quale scegliere. Ottobre in Toscana ha un suono che le altre stagioni non hanno, ed è quello dei paesi di montagna che si riaccendono tutti insieme. Da metà settembre in poi, nelle valli sopra Lucca, in Mugello, in Casentino, sull’Amiata, comincia una specie di passaparola: si tira fuori la padella forata, si accende il fuoco in piazza, e per quattro o cinque domeniche di fila mezza regione si sposta verso l’alto per mangiare castagne.
Il problema, per chi vuole andarci, è che trovare le date giuste è più difficile di quanto dovrebbe. Qui sotto trovate le sagre della castagna in Toscana messe in ordine per valle e non per provincia, perché è così che ci si muove davvero, con quello che sappiamo di sicuro sul 2026 e quello che invece è ancora da confermare. E una cosa che nessuno vi dice: in mezza Toscana questa festa non si chiama sagra della castagna. Si chiama in altri otto modi, e se cercate il nome sbagliato non la trovate.
In breve
Le sagre della castagna in Toscana si tengono quasi tutte nelle domeniche di ottobre, che nel 2026 cadono il 4, l’11, il 18 e il 25, con una coda sul ponte di Ognissanti (il 1° novembre 2026 è di domenica). Le zone sono sei: Alto Mugello (Marradi e Palazzuolo sul Senio), Casentino (Raggiolo, Talla, Stia), Garfagnana e Media Valle del Serchio, montagna pistoiese e Val di Bisenzio (Vellano, Cireglio, Bacchereto, Migliana), Lunigiana e Monte Amiata (Arcidosso, Piancastagnaio, Abbadia San Salvatore). L’ingresso è quasi sempre libero e si paga solo quello che si mangia. Due prodotti hanno l’IGP: il Marrone del Mugello e la Castagna del Monte Amiata.
Indice dell’Articolo
Quando si fanno le sagre della castagna in Toscana nel 2026
La risposta breve è: nelle domeniche di ottobre. La risposta utile richiede qualche riga in più, perché è qui che si fanno gli errori.
Quasi tutte queste manifestazioni non hanno una data fissa: hanno un criterio. C’è chi fa tutte le domeniche del mese, chi solo le ultime due, chi si prende il fine settimana lungo di Ognissanti. Il criterio resta uguale per anni, la data cambia ogni anno. Ecco perché un elenco copiato dall’edizione precedente sembra giusto e non lo è.

Segnatevi questi numeri, sono la base di tutti i conti che seguono. Nel 2026 le domeniche di ottobre sono il 4, l’11, il 18 e il 25. E il 1° novembre cade di domenica, il che rende il ponte di Ognissanti particolarmente comodo: chi organizza in quei giorni quest’anno ha il fine settimana pieno.
Attenzione: prima di segnarvi una data trovata in rete, fate la prova del giorno della settimana. Se un elenco vi dà “5, 12, 19 e 26 ottobre” sta ricopiando il 2025. Se vi dà “6, 13, 20 e 27” sta ricopiando il 2024. Vi risparmiamo il conto: nel 2026 quelle sono lunedì e martedì. È il modo più veloce per capire se una pagina parla dell’edizione di quest’anno o di una finita da un pezzo, e non richiede nessuna fonte.
Adesso la parte scomoda, e ve la diciamo apertamente perché è il motivo per cui questo articolo esiste. Mentre scriviamo, all’inizio di settembre, quasi nessuna di queste sagre ha pubblicato il calendario 2026. Non è che i siti siano abbandonati: siamo andati a guardare, e i comuni di Buti, Pescaglia e Arcidosso hanno notizie fresche di fine agosto, allerte meteo e bandi. La sagra di ottobre, invece, non è ancora entrata in calendario, e non ci entrerà prima di tre o quattro settimane.
Quindi funziona così. Dove la data 2026 è confermata da chi organizza, la trovate scritta come tale. Dove non lo è, trovate il criterio ricorrente con l’anno tradotto sul calendario di quest’anno, ed è segnalato come previsione motivata. Prima di partire, una telefonata alla Pro Loco vale più di qualunque articolo, questo compreso.
Questo è il quadro in una tabella, così ce l’avete tutto insieme.
| Zona | Sagre principali | Criterio | Date 2026 |
|---|---|---|---|
| Alto Mugello | Marradi, Palazzuolo sul Senio | tutte le domeniche di ottobre | 4, 11, 18, 25 (criterio) |
| Casentino | Raggiolo, Talla, Stia | ultima domenica di ottobre | 25 ottobre (criterio) |
| Val di Bisenzio e Prato | Bacchereto, Migliana, Luicciana | due fine settimana di ottobre | 17-18 e 24-25 (confermata) |
| Montagna pistoiese | Vellano, Cireglio, Momigno | due o tre domeniche di ottobre | da confermare |
| Garfagnana e Versilia | Colognora, Bargecchia, Azzano, Lucchio | una domenica di ottobre | da confermare |
| Lunigiana | Bagnone, Pontremoli, Filattiera, Fosdinovo | fine settimana di ottobre | da confermare |
| Monte Amiata | Piancastagnaio, Arcidosso, Abbadia, Vivo d’Orcia | ottobre e ponte di Ognissanti | non ancora pubblicate |
Castagna o marrone: la differenza si vede nel riccio
Vale la pena chiarirlo subito, perché nei nomi delle sagre toscane compaiono tutti e due e non sono sinonimi. In certi paesi ci tengono parecchio.

La castagna è il frutto del castagno selvatico. Dentro il riccio ce ne stanno di solito tre, sono più piccole, la forma è irregolare e spesso la pellicina interna entra nella polpa e la divide in due. Il marrone viene invece da piante coltivate e innestate: nel riccio ce n’è quasi sempre uno solo, è più grosso, ha la forma regolare a cuore e soprattutto si pela bene, perché la pellicina non penetra. È tutta qui la ragione per cui il marrone finisce nei marrons glacés e la castagna finisce nella farina.
In Toscana ci sono due prodotti a indicazione geografica protetta: il Marrone del Mugello IGP, che è quello di Marradi, Palazzuolo, Vicchio e dei comuni intorno, e la Castagna del Monte Amiata IGP. Non sono etichette di paese: sono denominazioni con un disciplinare scritto, che dice dove si può coltivare e come.
Info pratica: ai banchi delle sagre trovate quasi sempre tutte e due, e costano diversamente. Se comprate per farci la farina o il castagnaccio, la castagna va benissimo e spendete meno. Se le volete arrostite o lessate, il marrone si pela senza bestemmiare e vale la differenza. Diffidate di un banco dove i frutti sono tutti identici e perfettamente tondi: nel sacchetto vero le taglie sono diverse.
Alto Mugello: Marradi e Palazzuolo, e il regalo che si fanno da soli
È il cuore dei marroni toscani, sul crinale dove la Toscana comincia a diventare Romagna, e ospita le due manifestazioni più conosciute della regione.
La Sagra delle Castagne di Marradi, in provincia di Firenze, arriva nel 2026 alla 63ª edizione ed è la mostra mercato del Marron Buono, la varietà locale che rientra nel Marrone del Mugello IGP. La Pro Loco che la organizza conferma l’edizione ma non ha ancora pubblicato i giorni: il criterio, immutato da anni, sono tutte le domeniche di ottobre.

A dodici chilometri, sempre in Alto Mugello, c’è la Sagra del Marrone e dei Frutti del Sottobosco di Palazzuolo sul Senio. Anche qui il Comune di Palazzuolo sul Senio scrive che si tiene “durante tutte le domeniche di ottobre, come ormai tradizione”. Oltre ai marroni ci sono funghi, tartufi e prodotti del sottobosco in una mostra mercato dentro il borgo medievale, e nei giorni di sagra è possibile andare a raccogliere direttamente nei castagneti.
Fate voi il conto, perché è il regalo migliore di tutto l’autunno toscano. Due sagre, lo stesso criterio, gli stessi quattro giorni: il 4, l’11, il 18 e il 25 ottobre. A dodici chilometri l’una dall’altra. Chi sale quella domenica non deve scegliere, e con mezz’ora di macchina le fa tutte e due.
Nella stessa zona, con criteri simili e calendari da verificare, si tengono la Festa dei marroni di Vicchio, la rassegna Dal bosco e dalla pietra a Firenzuola (che mette insieme i marroni e la pietra serena, che è l’altro prodotto di quelle valli), la Sagra della polenta e del marrone a Ronta e Il cammino del marrone a San Godenzo.
Il consiglio: a Marradi c’è la stazione in paese, sulla linea ferroviaria Firenze-Faenza. Nei giorni di sagra il treno è nettamente meglio della macchina: la strada regionale 302 è una Faentina di curve, il paese è piccolo e i posti auto finiscono presto. È l’unica di queste sagre dove il mezzo pubblico batte l’automobile a mani basse.
Casentino: la castagnatura, che era un mestiere prima di essere una festa
In Casentino, la valle boscosa della Toscana orientale, la castagna non era un dolce di stagione: era la sopravvivenza. E la festa più bella della zona nasce proprio da lì.
La Festa di Castagnatura di Raggiolo, nel comune di Ortignano Raggiolo, prende il nome dal periodo di lavoro e non dal frutto. La castagnatura durava circa due mesi e mezzo: cominciava a ottobre con la caduta dei ricci, proseguiva con la “ricerca”, cioè lo scovare le castagne rimaste sotto le foglie aiutandosi con una forca ricavata da un ramo biforcuto, e con la “busca”, il momento in cui chiunque poteva andare a raccogliere liberamente in tutte le selve. Poi le castagne andavano nel seccatoio, dove il fuoco non si spegneva per due mesi, giorno e notte, e i seccatoi diventavano il posto caldo dove il vicinato si riuniva a veglia. La farina nuova tornava dai mulini ai primi di dicembre. La Brigata di Raggiolo, che organizza la festa, scrive che si tiene “di solito l’ultima domenica di ottobre”: nel 2026 sarebbe il 25 ottobre.

Raggiolo ha anche un Ecomuseo della Castagna, che vale la deviazione anche fuori dai giorni di festa, ed è uno dei borghi più belli d’Italia.
Sempre in Casentino ci sono la Sagra della Castagna di Talla, la Castagnata Stiana a Stia (che si tiene insieme al Vinolionovo, quindi vino e olio nuovo nello stesso giorno) e una Sagra della Polenta Dolce e del Baldino, che sono due modi di dire castagne senza mai nominarle. Poco più in là, in Valtiberina, c’è la Sagra della castagna di Caprese Michelangelo, il paese dove è nato Michelangelo.
Attenzione: su queste quattro il calendario 2026 è particolarmente difficile da verificare, e ve lo diciamo perché non vi mettiate in viaggio sulla fiducia. Il portale turistico ufficiale del Casentino risponde con un errore del sito, e il sito del Comune di Caprese Michelangelo, mentre scriviamo, non risponde affatto. Per queste sagre l’unica fonte affidabile sono i canali social delle pro loco, che si aggiornano a ridosso.
Garfagnana, Media Valle e Versilia: le mondinate
Salendo da Lucca lungo il Serchio si entra nell’altra grande zona castanicola della Toscana, dove la farina di castagne non è un prodotto di nicchia ma un ingrediente di casa.

Qui la festa cambia nome: si chiama spesso mondinata, dalle mondine, che sono le caldarroste. La Sagra della mondina di Bargecchia, nel comune di Massarosa, è una delle più longeve, e sta già in quella fascia collinare che guarda il mare della Versilia. La Mondinata nel borgo antico di Colognora, nel comune di Pescaglia, si tiene in un paese che ospita anche un museo del castagno. Più su, verso la montagna, ci sono la Sagra della castagna di Lucchio e, sul versante apuano, la Festa della castagna di Pomezzana nel comune di Stazzema e la Sagra della castagna di Azzano, frazione di Seravezza.

Sono quasi tutte feste piccole, di una domenica sola, gestite da circoli e pro loco di paese. Il che è precisamente il loro pregio e insieme il motivo per cui il calendario esce tardi.
Il consiglio: in questa zona conviene ragionare al contrario del solito. Invece di scegliere la sagra e poi organizzare la giornata, scegliete la valle e poi guardate cosa c’è quella domenica: fra Garfagnana, Media Valle e Alta Versilia in una domenica di ottobre ne trovate quasi sempre due o tre a mezz’ora di distanza, e le strade sono le stesse.
Montagna pistoiese, Val di Bisenzio e Monte Pisano
È la zona dove la castagna ha prodotto il maggior numero di nomi diversi, e anche l’unica sagra di cui, mentre scriviamo, conosciamo le date esatte del 2026.
La Festa della Castagna di Bacchereto, frazione di Carmignano in provincia di Prato, arriva alla 44ª edizione e la Polisportiva Bacchereto che la organizza ha già pubblicato il calendario: sabato 17 e domenica 18, sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, con gli stand che aprono il sabato alle 16 e la domenica alle 15. Ai banchi ci sono castagne e bruciate, castagnaccio, nicci con la ricotta, frittelle nicce e di riso, migliacci, covaccino all’olio e con i ciccioli, minestra di pane, polenta ai funghi, fichi secchi e vin novo. È l’unica di questo articolo su cui potete già segnare la data in calendario.

Nella montagna sopra Pistoia si tiene la Sagra delle frugiate di Vellano, nel comune di Pescia, in quella parte di Valdinievole che chiamano Svizzera Pesciatina: va avanti dagli anni Sessanta ed è dedicata alla castagna Carpinese dei boschi intorno. Le frugiate sono, di nuovo, le caldarroste. Nello stesso arco di colline ci sono la Festa della castagna di Cireglio, frazione di Pistoia a otto chilometri dal centro sulla strada dell’Abetone, la Sagra del ballotto di Momigno nel comune di Marliana (il ballotto è la castagna lessata) e, in Val di Bisenzio, la Sagra della sbruciatata di Migliana e la Festa della castagna di Luicciana, entrambe nel comune di Cantagallo.
Scendendo verso Pisa, sul Monte Pisano, si tengono la Sagra della castagna di Buti e la Festa della castagna, del tartufo e del vino novello di Palaia, che è quella che mette insieme più cose in una domenica sola.
Lunigiana: la valle dove la castagna è il pane
La Lunigiana, nell’estremo nord della Toscana, ha con la castagna un rapporto ancora più antico, e infatti è la zona dei testaroli, della farina e dei mulini.
Le manifestazioni storiche sono la Sagra della castagna della valle del Bagnone, la Castagnata di Pontremoli che si tiene nel Parco della Torre, la Castagnata al borgo di Ponticello nel comune di Filattiera (Ponticello è un borgo medievale di case torri, e da solo vale il viaggio), la Festa delle castagne di Fosdinovo, sotto il castello Malaspina, e la Castagnata di Soliera Apuana, nel comune di Fivizzano.

È la zona più lontana da tutto e la meno battuta dai turisti di giornata, il che nelle sagre si sente in senso buono: c’è più paese e meno banchi di merce.
Monte Amiata: il Crastatone e le feste d’autunno
Sull’Amiata, la montagna del sud della Toscana, ottobre non ha una sagra: ha una stagione intera. La rassegna mette insieme le feste di diversi borghi, una per fine settimana, e il prodotto è la Castagna del Monte Amiata IGP.
La più conosciuta è il Crastatone di Piancastagnaio, organizzato dalla Pro Loco di Piancastagnaio, che si tiene sul ponte di Ognissanti. Il nome dice tutto di questa montagna: nell’amiatino la “crastata” è la caldarrosta, e il crastatone è la sua versione maiuscola. Il paese si riempie, le contrade cucinano, e nelle edizioni recenti la festa ha coperto tre o quattro giorni a cavallo del 1° novembre. Nel 2026 quel ponte cade da sabato 31 ottobre a lunedì 2 novembre.

Nello stesso mese si tengono la Castagna in Festa di Arcidosso, che apre le cantine scavate nella roccia del borgo medievale, la Festa d’Autunno di Abbadia San Salvatore, che è la più frequentata perché Abbadia è il paese più popoloso della montagna, il Festautunno di Castell’Azzara e la Sagra del fungo e della castagna di Vivo d’Orcia, famosa per il Palio del Boscaiolo.
Attenzione: sull’Amiata il calendario 2026 non è ancora ufficiale, e qui siamo stati particolarmente pignoli. Il Comune di Arcidosso, alla pagina degli eventi, scrive che al momento non sono previsti eventi, e il portale turistico della zona risponde con un errore del server. Le date che circolano in rete per queste quattro feste vengono da siti di strutture ricettive, non dagli organizzatori: sono verosimili, ma non le scriviamo come certe. Per l’Amiata, controllate i canali delle pro loco verso metà settembre.
Come si chiama qui: il dizionario delle castagnate toscane
Questa è la sezione che vi eviterà di cercare la cosa sbagliata. In Toscana la stessa identica festa cambia nome ogni valle, e nessun elenco lo spiega: se cercate “sagra della castagna” a Migliana non trovate niente, perché lì si chiama in un altro modo.
- Mondina (Lucchesia, Versilia): la caldarrosta. Da qui mondinata, che è la festa.
- Frugiata (montagna pistoiese): sempre la caldarrosta, altro nome. La sagra di Vellano è delle frugiate.
- Ballotto (Marliana, montagna pistoiese): la castagna lessata con la buccia, non arrostita.
- Sbruciatata (Val di Bisenzio): dalle bruciate, cioè ancora le caldarroste.
- Crastata e crastatone (Amiata): la caldarrosta amiatina e la festa che porta il suo nome.
- Castagnatura (Casentino): non è il frutto, è il periodo di raccolta e seccatura, due mesi e mezzo di lavoro.
- Smarronata e smarronando (Mugello): la lavorazione del marrone, e per estensione la festa.
- Pattona (Garfagnana, Lucchesia): la polenta di farina di castagne, che per generazioni è stata il pane.
- Baldino (Casentino, Aretino): il castagnaccio, con un altro nome.
- Neccio o niccio: la cialda sottile di farina di castagne cotta fra due testi di ferro, che si mangia con la ricotta.
Cosa si mangia, e cosa vale la pena portarsi a casa
Il menù di queste feste è più vario di quanto il nome lasci pensare, e cambia parecchio da valle a valle.
Le costanti sono le caldarroste, in qualunque modo le chiamino, e il castagnaccio, la torta bassa di farina di castagne con pinoli, uvetta e rosmarino, che è dolce senza zucchero perché la farina basta a sé. Poi ci sono i necci con la ricotta, che nella Lucchesia e nel Pistoiese sono la cosa migliore del banco, la polenta dolce o pattona, le frittelle di riso e di farina di castagne, e in Mugello i topini e i tortellini di marroni. Quasi ovunque si beve vino novello, che a ottobre arriva insieme.
Da portare a casa, il consiglio è uno solo: la farina di castagne. È il prodotto che regge il viaggio meglio di tutti, si conserva, e comprata al banco di un produttore costa meno e sa di più di quella del supermercato. Se trovate un banco che vende farina macinata a pietra da un mulino della valle, quello è l’acquisto della giornata.
Info pratica: la farina di castagne è delicata, molto più di quella di grano. Va tenuta al fresco e consumata entro pochi mesi, perché irrancidisce: se ne comprate un chilo a ottobre pensando di usarlo a primavera, a primavera è da buttare. Meglio mezzo chilo e usarlo bene.
Come organizzare la giornata senza rovinarsela
Sono feste di paese, e questo vuol dire due cose: che sono belle proprio perché non sono organizzate per il turismo, e che bisogna arrivarci preparati.
I parcheggi. Nessuno di questi borghi ha posti auto per il numero di persone che arriva la domenica di sagra. Quasi sempre si parcheggia lungo la strada a valle e si sale a piedi, per qualche centinaio di metri in salita. Arrivare presto non è un consiglio da guida, è l’unico modo per non farsi tre chilometri a piedi.
I contanti. Ai banchi delle pro loco il bancomat spesso non c’è, e dove c’è, in montagna, la linea va e viene. Portate contanti in banconote piccole.
Gli orari veri. Queste sagre vivono di pomeriggio. Gli stand gastronomici aprono in genere verso mezzogiorno e il grosso della gente arriva fra le 14 e le 18, quando si accendono le padelle delle caldarroste. Arrivare alle 10 del mattino significa trovare il mercatino e poco altro.
Il meteo, che è quello di montagna. Sono paesi fra i 400 e i 900 metri, e a ottobre la differenza fra il sole e l’ombra è di parecchi gradi. Portate una giacca anche se in pianura ci sono venti gradi, e scarpe che tengano sul selciato bagnato: nei borghi medievali le pietre lucide in discesa sono una trappola.
L’ingresso. Nella quasi totalità dei casi è libero: si paga solo quello che si mangia e quello che si compra. Dove esiste un pranzo su prenotazione, come in certe feste casentinesi, quello sì va prenotato per tempo.
Un’ultima cosa, e chiude il cerchio con cui abbiamo aperto. Prima di mettervi in macchina, cercate la pagina della pro loco che organizza e guardate la data dell’ultimo aggiornamento. Se l’ultima notizia è di un anno fa, quella pagina vi sta raccontando l’edizione sbagliata, ed è successo a noi più volte mentre preparavamo questo articolo. Cinque minuti di verifica valgono una domenica.
Domande frequenti sulle sagre della castagna in Toscana
Quando si fanno le sagre della castagna in Toscana nel 2026?
Quasi tutte nelle domeniche di ottobre, che nel 2026 sono il 4, l’11, il 18 e il 25, con alcune manifestazioni che proseguono nel ponte di Ognissanti (nel 2026 il 1° novembre è di domenica). Le date esatte variano da paese a paese e molte pro loco pubblicano il calendario solo tre o quattro settimane prima.
Qual è la sagra della castagna più famosa della Toscana?
La Sagra delle Castagne di Marradi, nell’Alto Mugello, che nel 2026 arriva alla 63ª edizione ed è la mostra mercato del Marron Buono. Sull’Amiata la più conosciuta è il Crastatone di Piancastagnaio, che si tiene sul ponte di Ognissanti.
Che differenza c’è fra castagna e marrone?
La castagna è il frutto del castagno selvatico: nel riccio ce ne stanno tre, è più piccola e la pellicina spesso entra nella polpa. Il marrone viene da piante coltivate e innestate, di solito è uno solo per riccio, è più grosso e si pela facilmente. Per questo il marrone si usa per i marrons glacés e la castagna per la farina.
Si paga l’ingresso alle sagre della castagna?
Quasi sempre no: l’ingresso alle manifestazioni è libero e si paga solo quello che si consuma ai banchi. Fanno eccezione alcuni pranzi comunitari o camminate organizzate, che hanno una quota e vanno prenotati.
Quali castagne toscane hanno l’IGP?
Due prodotti: il Marrone del Mugello IGP, coltivato nella zona di Marradi, Palazzuolo sul Senio, Vicchio e nei comuni vicini, e la Castagna del Monte Amiata IGP, sul versante senese e grossetano della montagna.
Dove si trovano le zone delle castagne in Toscana?
Sono sei aree principali: l’Alto Mugello a nord di Firenze, il Casentino nella Toscana orientale, la Garfagnana con la Media Valle del Serchio sopra Lucca, la montagna pistoiese con la Val di Bisenzio, la Lunigiana all’estremo nord e il Monte Amiata a sud.
Come si chiamano le castagne arrostite in Toscana?
Dipende dalla valle: mondine nella Lucchesia e in Versilia, frugiate nella montagna pistoiese, bruciate in Val di Bisenzio (da cui sbruciatata), crastate sull’Amiata. Il ballotto invece è la castagna lessata, non arrostita.
Conviene andare in treno a una sagra della castagna?
Nella maggior parte dei casi no, perché sono paesi di montagna serviti male. L’eccezione è Marradi, che ha la stazione in paese sulla linea Firenze-Faenza: nei giorni di sagra il treno è decisamente più comodo dell’auto.
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