Pania della Croce: salire la Regina delle Apuane

La Pania della Croce la vedo da casa. Chi vive in Versilia se la ritrova davanti tutte le mattine, quella piramide che chiude la valle e che qui chiamano da sempre la Regina delle Apuane: 1.858 metri che di lontano sembrano poca cosa e che da vicino sono un’altra faccenda.

Ci sono salito d’inverno, con i ramponi, dalla Borra di Canala, insieme a Piero e a Vasco, e quella salita la racconto più avanti perché resta una delle più belle che abbia fatto in Apuane. Ma la Pania non è solo roba da piccozza: d’estate ci si arriva per sentiero segnato, con un rifugio a metà strada dove si mangia e si dorme, ed è una delle cime più frequentate della Toscana. Qui sotto ci sono le vie da cui si sale, i tempi che ho misurato io, cosa serve per affrontarla in inverno e la storia della Buca della Neve, che è la ragione per cui su questa montagna salivano già nel Seicento. Per il quadro d’insieme della zona c’è la nostra guida su cosa vedere in Versilia.

In breve

  • Quota: 1.858 mt s.l.m. Quarta cima delle Alpi Apuane e la più alta del Gruppo delle Panie, in provincia di Lucca.
  • Partenza più comune: località Piglionico, sopra Molazzana, sul versante della Garfagnana.
  • Tempi dal Piglionico: 1h30′ al Rifugio Rossi per il sentiero n° 7, altri 45′ circa dalla Foce del Puntone alla vetta.
  • Punto di appoggio: Rifugio Enrico Rossi alla Pania, 1.609 mt, 22 posti letto.
  • Difficoltà: escursionistica d’estate sulla via normale; EEA e attrezzatura da neve e ghiaccio in inverno.
  • Quando: da giugno a settembre per l’escursionismo; fine febbraio-fine marzo per la salita invernale, quando i pendii non sono ancora troppo ghiacciati.

Dove si trova la Pania della Croce e perché la chiamano la Regina

La Pania della Croce sta nelle Alpi Apuane, in provincia di Lucca, e fa da spartiacque fra la Versilia e la Garfagnana: dal mare la si guarda salire dietro Stazzema, dall’altra parte la si vede dominare la valle del Serchio. È la quarta cima delle Apuane per quota e la più alta del Gruppo delle Panie, l’insieme che comprende anche la Pania Secca e il Pizzo delle Saette.

La chiamano Regina delle Apuane per la linea e per la posizione: non è la più alta della catena, ma è quella che si impone da ogni punto in cui la si guardi. Accanto ha il Puntone di Mezzo al Prato e, sul versante di salita da Piglionico, il profilo inconfondibile dell’Uomo Morto, che noi versiliesi chiamiamo semplicemente «il Naso».

Naso Omo Morto pania

Da dove si sale: le vie di accesso a confronto

Alla vetta si arriva da più parti, e la scelta dipende soprattutto da quale versante si abita e da quanto si vuole camminare. Le partenze classiche sono quattro.

  • Piglionico, sopra Molazzana, versante Garfagnana. È la via normale e la più battuta, perché passa dal Rifugio Rossi e permette di spezzare la salita in due giorni. È quella che descrivo qui sotto.
  • Mosceta, versante Versilia, con appoggio al Rifugio Del Freo: si sale alla vetta dal lato opposto rispetto al Piglionico, e chi arriva in cima se lo trova 800 metri più in basso, nella Valle di Mosceta.
  • Fociomboli, raggiungibile in auto da Levigliani, che porta anch’esso verso Mosceta e la Pania.
  • Pruno e Levigliani, i due paesi alti della Versilia, per chi vuole partire dal basso e mettere in conto un dislivello importante.

Attenzione: di queste quattro io ho percorso a fondo quella del Piglionico, ed è la sola che descrivo passo per passo con tempi miei. Per le altre indico da dove partono e a cosa servono, e i tempi conviene prenderli dalla segnaletica CAI sul posto o dalle relazioni di chi le ha fatte: preferisco dire cosa so che riempire le righe.

La via normale dal Piglionico, passo per passo

Si parte da Massarosa o dalla Versilia e si punta su Gallicano; da qui, giusto prima del supermercato, occorre seguire le indicazioni per Molazzana e quindi la segnaletica che indica Rifugio Rossi e Piglionico. Da Molazzana la strada sale rapidamente e diventa sterrata all’altezza di una colonnina dove si paga un contributo giornaliero, che il Comune destina alla manutenzione della carreggiata; in pieno inverno l’ambiente può essere già innevato a quel punto, con necessità di pneumatici invernali o catene.

Dal parcheggio si prosegue lungo la strada, oltre una cappella in pietra ben visibile sulla sinistra, fino a quando la carreggiata si fa sentiero. In breve si arriva a un crocevia intorno ai 1000 mt circa s.l.m.: sulla sinistra parte il sentiero n° 7, che è la via normale per il rifugio e poi per la vetta; sulla destra il n° 127, che porta verso la Borra di Canala.

Piglionico borra di canala pania della croce

Il n° 7 è un sentiero facile, in buona parte dentro una splendida faggeta, che sale con tornanti frequenti e stretti; ben segnato da segni bianco rossi sugli alberi. Usciti dal bosco ci si trova davanti ai pendii che salgono verso il rifugio, e da lì la vista ripaga ampiamente la fatica: sulla sinistra la Pania Secca con la sua cresta Est, davanti l’Uomo Morto, sulla destra, severi, la Pania della Croce e il Pizzo delle Saette. Al Rifugio Rossi si arriva in circa 1h30′ dalla partenza.

Dal rifugio si prosegue verso la Foce del Puntone, dove comincia il Vallone dell’Inferno: sono una quindicina di minuti, e in inverno è il tratto da prendere con le molle perché la traccia è esposta e spesso ghiacciata. Dalla Foce si sale il vallone tenendosi dapprima sul lato sinistro per poi spostarsi verso il centro, si supera sulla sinistra la Buca della Neve e per traccia evidente si raggiunge la cresta e quindi la vetta: altri 45′.

Info pratica: i tempi che riporto sono quelli misurati da me in condizioni invernali, con neve sul percorso. D’estate, su terreno asciutto e con lo zaino leggero, si tende a stare dentro o sotto quelle cifre. Restano comunque tempi di cammino: le soste, le foto e il pranzo al rifugio vanno aggiunti a parte.

Il Rifugio Enrico Rossi alla Pania

Il Rifugio Enrico Rossi alla Pania sta a 1.609 mt, sulle pendici nord dell’Omo Morto, e lo ha costruito la sezione di Lucca del CAI nel 1924. È una costruzione piccola, in pietra, e per chi sale dal Piglionico è il punto che divide la giornata in due: fin lì si cammina nel bosco, da lì in poi si è in ambiente aperto.

Ha una camerata da 22 posti letto, la sala da pranzo e un locale invernale accessibile anche quando il gestore non c’è, che è la cosa da sapere per chi va fuori stagione. Dormirci è il modo migliore di prendersi la Pania con calma: si sale nel pomeriggio, si cena lassù e si va in vetta la mattina dopo con la luce buona.

Rifugio Rossi pania della croce

Info pratica: il rifugio è aperto tutti i giorni dal 15 giugno al 15 settembre e nei fine settimana durante il resto dell’anno; aperture straordinarie si concordano con il gestore. Per dormire occorre prenotare, e si fa direttamente con il rifugio, al 345 5845197: non è una struttura che si prenota dai portali. Dati e recapiti aggiornati sul sito del rifugio e sulle pagine dei rifugi del CAI di Lucca.

Sul versante opposto, giù nella Valle di Mosceta e circa 800 metri sotto la vetta, c’è invece il Rifugio Del Freo, della sezione CAI di Viareggio: è il punto d’appoggio di chi sale dalla parte della Versilia.

Dove dormire per salire sulla Pania

Chi arriva da lontano fa bene a dormire in zona la sera prima, perché su questa montagna si parte presto. Le possibilità sono tre e cambiano parecchio la giornata.

In quota o a valle: cosa cambia

  • In quota, al Rifugio Rossi: si dorme a 1.609 mt e la mattina dopo si è a un’ora scarsa dalla vetta, con la luce buona. È la soluzione migliore in assoluto, e l’unica che si prenota soltanto chiamando il gestore.
  • A valle sul versante della Garfagnana: è il lato del Piglionico, quindi della via normale. Da sapere: nel comune di Molazzana la ricettività è praticamente assente, e si finisce a dormire nei paesi intorno, fra Gallicano, Barga e Castelnuovo, a una ventina di minuti di macchina dal bivio.
  • A valle sul versante della Versilia: è il lato di Mosceta e di Fociomboli, e il paese di riferimento è Stazzema. Qui le camere si trovano, ed è la base comoda per chi arriva dalla costa.

Due indirizzi a Stazzema

Sono stati scelti così: strutture che stanno davvero nel comune di Stazzema, controllate una per una sull’indirizzo, con punteggio alto e un numero di recensioni che lo regga.

  • B&B Convivium: bed and breakfast in via Marconi, nel capoluogo del comune. È la struttura con più recensioni della zona.
  • L’antico Asilo: guesthouse tre stelle in via Barbozzoni, ricavata in un vecchio edificio del paese.

Attenzione: queste due stanno sul versante versiliese, cioè dalla parte di Mosceta e Fociomboli. Chi ha in programma la via normale dal Piglionico deve mettere in conto che da Stazzema ci si arriva girando intorno al massiccio, e conviene invece dormire dalla parte della Garfagnana.

La Borra di Canala in inverno: la salita che abbiamo fatto

In una bella domenica di marzo, insieme a Piero e Vasco, abbiamo deciso per una salita in ambiente innevato passando dalla Borra di Canala. È uno dei trekking invernali più affascinanti che si possano fare sulle Apuane innevate, e richiede buona esperienza nella progressione su neve e ghiaccio, buon uso di piccozza e ramponi e un discreto allenamento fisico. Non è la via normale e non va confusa con quella.

«Dalla montagna mi sono sentito compreso, ascoltato, degnato di attenzione. Qualche volta anche spintonato, ma sempre dopo essere stato avvertito.» Mauro Corona

Dal crocevia a quota 1000 si imbocca il sentiero n° 127, sulla destra, in leggera discesa: in 45′ abbondanti, e in ambiente che se innevato richiede attenzione e buon uso dei ramponi, conduce all’attacco della via n° 139, che si trova sulla sinistra appena dietro una curva, ben indicata dalla segnaletica CAI. Il 139 sale rapidamente, prima nel bosco e poi per sfasciumi: di solito è lì, dove cominciano gli sfasciumi, che a marzo si incontrano i primi nevai consistenti ed è dunque lì che è opportuno calzare i ramponi. Superato un tratto assai ripido, che se completamente innevato va attaccato direttamente faccia al pendio, in circa 30′ si arriva alla «porta» della Borra di Canala.

Pania della croce ingresso della Borra di canala
Pania della croce ingresso della Borra di canala

Ci si trova in un ambiente maestoso: un profondo canale roccioso delimitato a sinistra dall’altipiano della Vetricia, una zona carsica di enorme interesse geologico e speleologico dove si aprono diversi «abissi», fra i quali il famoso abisso Revel, per anni il più profondo conosciuto e sede di un nevaio perenne; a destra c’è la parete Nord Est del Pizzo delle Saette.

Borra di Canala dallalto

Occorre procedere sul fondo del canale, dove in genere esiste comunque la traccia da seguire per l’ascesa. La salita del canalone dapprima è piuttosto dolce, ma nella parte finale attendono due «muri» di neve assai lunghi e impegnativi, che pur non presentando caratteristiche alpinistiche vanno presi sul serio: in quei punti, specialmente con neve dura o ghiacciata, è opportuno un buon uso dei ramponi e della «picca» ed è proibito, ovviamente, cadere.

invernale da borra di canala alla pania

Superati i muri si sbuca su un pianoro dove si riprende fiato per qualche minuto: sotto, bellissimo, il canale di salita innevato e illuminato dal sole; in lontananza gli Appennini. Ripreso a ramponare e percorso un traverso facile verso destra, si conquista la Foce del Puntone, 45′ dalla «porta» della Borra, ben indicata dalla segnaletica CAI. Da lì alla vetta si segue il Vallone dell’Inferno come sulla via normale, altri 45′.

Foce del Puntone
Foce del Puntone con Vasco

La Buca della Neve e gli uomini della neve

Salendo il Vallone dell’Inferno si lascia sulla sinistra la Buca della Neve, una dolina dove la neve si conserva tutto l’anno. Oggi gli inverni più miti e piovosi e le estati calde ne fanno trovare molta meno, ma una volta il ghiaccio restava abbondante anche d’estate, proprio per la posizione riparata di questo squarcio nelle Apuane.

Ed è fin quassù che d’estate si spingevano «gli uomini della neve», citati in documenti già nel XVII secolo: quando i frigoriferi non esistevano, la neve veniva ordinata e portata da questi ambienti severi direttamente nelle case dei clienti, per conservare gli alimenti nei mesi caldi. Da loro prende il nome anche il passo lungo la via n° 7.

Era un lavoro faticosissimo e si svolgeva in parte anche d’inverno, non per vendere ma per fare in modo che la buca raccogliesse quanta più neve possibile: cessate le grandi nevicate, a turno, gruppi di uomini salivano fino alla famigerata apertura, entravano nella dolina e pressavano la neve fresca, così che il manto si compattasse e se ne conservasse di più. La guida più nota degli uomini della neve di Cardoso era Angiolo Bartolucci di Collemezzana, conosciuto da chi frequentava la montagna e gli alpeggi delle nostre vallate come «il nonno delle Apuane»; Angiolo è morto per mano tedesca in località La Tomba il 10 aprile 1945.

Cosa si vede dalla vetta

Dalla cima, a 1.858 mt, lo spettacolo è meraviglioso: a Ovest il mare della Versilia e, nelle giornate più limpide, la Corsica; a Est la Garfagnana e oltre l’Appennino; tutt’intorno le Alpi Apuane. Sul versante opposto a quello di salita, nella incantevole Valle di Mosceta e 800 metri più in basso, si vede l’accogliente Rifugio Del Freo; sul versante di salita, appena sotto le pendici del «Naso dell’Uomo Morto», il piccolo Rifugio Rossi.

È emozionante trovarsi a tu per tu con la natura, e quassù le parole di Mauro Corona vengono da sé. Ancora una volta questa montagna ci ha lasciato salire.

Quando andare e cosa mettere nello zaino

Per l’escursionismo il periodo buono va da giugno a settembre, che è anche la finestra in cui il rifugio è aperto tutti i giorni. In quei mesi servono scarponi con suola scolpita, acqua a sufficienza (almeno due litri, e lo dico per esperienza), copricapo, occhiali, crema solare, una giacca a vento leggera e una maglia più pesante, perché in quota il tempo cambia in fretta anche ad agosto.

Per la salita invernale il periodo migliore è fine febbraio-fine marzo, quando la neve c’è ancora ma i pendii non sono ancora troppo ghiacciati. Lì l’attrezzatura non è un consiglio: ghette, ramponi, piccozza, caschetto, guanti, occhiali protettivi, copricapo invernale, un «guscio», acqua e viveri a basso e medio indice glicemico.

Attenzione: la via normale d’estate è alla portata di un escursionista allenato, la Borra di Canala in inverno no. Chi non ha dimestichezza con la progressione su neve e ghiaccio faccia la salita invernale solo con guide alpine, con gruppi CAI o con persone davvero esperte di questo tipo di terreno e dei sistemi di sicurezza. Non è una formula di rito: su quei due muri finali non si può cadere.

Sulla Pania non c’è un biglietto da pagare e non esistono visite guidate da prenotare online: si sale per sentieri CAI liberamente, e l’unica cosa che si prenota è il posto letto al rifugio, direttamente con il gestore. È giusto dirlo, invece di far finta che ci sia qualcosa da comprare.

Il nostro trekking in breve

  • Punto di accesso: località Piglionico, sopra Molazzana
  • Punto di appoggio: Rifugio Enrico Rossi alla Pania, 1.609 mt
  • Tipo di via: via normale per il sentiero n° 7; variante invernale per le vie n° 127 e n° 139 dalla Borra di Canala
  • Tipo di percorso: sentiero segnato d’estate; traccia su neve e ghiaccio in inverno
  • Difficoltà: E d’estate sulla via normale; EEA sulla salita invernale dalla Borra
  • Durata: circa 7 ore per l’anello invernale completo; sensibilmente meno in estate per la sola via normale
  • Periodo suggerito: giugno-settembre per l’escursionismo, fine febbraio-fine marzo per l’invernale

Domande frequenti sulla Pania della Croce

Quanto è alta la Pania della Croce?

La vetta è a 1.858 metri sul livello del mare. È la quarta cima delle Alpi Apuane per quota e la più alta del Gruppo delle Panie, che comprende anche la Pania Secca e il Pizzo delle Saette.

Quanto tempo ci vuole per salire sulla Pania della Croce?

Dal Piglionico servono circa 1h30′ di cammino per raggiungere il Rifugio Rossi lungo il sentiero n° 7, più una quindicina di minuti fino alla Foce del Puntone e altri 45′ circa per la vetta lungo il Vallone dell’Inferno. Sono tempi di solo cammino, misurati in condizioni invernali: le soste vanno aggiunte a parte.

Perché la Pania della Croce è chiamata la Regina delle Apuane?

Per la linea elegante e per la posizione dominante: non è la cima più alta della catena, ma è quella che si impone da qualunque punto la si guardi, sia dal mare della Versilia sia dalla Garfagnana.

Da dove si parte per salire sulla Pania della Croce?

Le partenze classiche sono quattro: Piglionico sopra Molazzana, che è la via normale e passa dal Rifugio Rossi; Mosceta sul versante versiliese, con appoggio al Rifugio Del Freo; Fociomboli, raggiungibile in auto da Levigliani; e i paesi alti di Pruno e Levigliani, per chi vuole partire dal basso.

Si può salire sulla Pania della Croce in inverno?

Sì, ed è una delle salite invernali più belle delle Apuane, ma cambia completamente natura: servono ramponi, piccozza, casco e buona esperienza di progressione su neve e ghiaccio. Chi non ha quella dimestichezza deve andarci solo con guide alpine, gruppi CAI o persone davvero esperte.

C’è un rifugio sulla Pania della Croce?

Sì, il Rifugio Enrico Rossi alla Pania, a 1.609 metri sulle pendici nord dell’Omo Morto, costruito dalla sezione CAI di Lucca nel 1924. Ha 22 posti letto e un locale invernale sempre accessibile. È aperto tutti i giorni dal 15 giugno al 15 settembre e nei fine settimana durante il resto dell’anno; per dormire si prenota direttamente al 345 5845197.

Che cos’è la Buca della Neve?

È una dolina nel Vallone dell’Inferno, poco sotto la cresta, dove la neve si conserva tutto l’anno. Da lì, già nel XVII secolo, gli uomini della neve prelevavano il ghiaccio e lo portavano a valle nelle case dei clienti per conservare gli alimenti, quando i frigoriferi non esistevano.

(Visitato 2.232 volte. Solo oggi ci sono state 1 visite a questo articolo)

ℹ️ All’interno dell’articolo trovi alcuni link in affiliazione, pensati per rendere più semplice l’organizzazione del tuo viaggio. Il prezzo finale per te non cambia in caso di prenotazione o acquisto, e nel caso dell’assicurazione è anzi scontato. A noi riconoscono una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te: è ciò che ci permette di tenere vivo Dovevado e di continuare a pubblicare guide indipendenti e aggiornate.

In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei.

Articoli di viaggio correlati

Leggendo il post di viaggio sopra, potresti essere interessato a leggere altre cose
sulla destinazione, guarda i nostri suggerimenti in merito.

Iscriviti alla newsletter

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su WhatsApp
Condividi su Telegram
Condividi su Linkdin
Condividi su Pinterest
Salva su Pocket
condividi via email
Stampa

Una risposta

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Il blog di viaggio che ti aiuta veramente.

Iscrivti alla nostra newsletter