Nel 1935 il regime fascista spedisce al confino un medico e pittore torinese, in un paese di poche case appeso sopra i calanchi, dove i contadini gli spiegano che loro non sono cristiani, perché Cristo si è fermato a Eboli e più giù non è mai arrivato. Il medico si chiamava Carlo Levi, il paese si chiama Aliano, e da quel confino uscì il libro che ha fatto scoprire la Lucania al resto d’Italia. Levi è sepolto lì, tra i calanchi, per sua scelta.
Novant’anni dopo il problema è rovesciato. La Basilicata non è più la terra dimenticata, è la terra di Matera, che nel 2019 è stata Capitale Europea della Cultura e da allora si è mangiata l’immagine di tutta la regione. Ho letto una dozzina di guide prima di scrivere questa, e in alcune Matera occupa il quaranta per cento del pezzo. In quattro su sei, Maratea con il suo Cristo Redentore alto ventuno metri semplicemente non compare. Ecco, questo è un problema.
Qui dentro trovate le sette zone della Basilicata, con Matera al posto che le spetta e non un centimetro di più, i due mari che quasi nessuno racconta, i borghi fantasma dei calanchi, e la parte pratica. Compresa quella scomoda: la Basilicata è probabilmente la regione italiana dove l’auto serve di più, e ve lo spiego con i numeri invece di nasconderlo.
In breve
La Basilicata si legge su sette zone: Matera con i Sassi e le chiese rupestri, le Dolomiti Lucane di Castelmezzano e Pietrapertosa con il Volo dell’Angelo, i calanchi con i borghi fantasma di Craco e Aliano, il Vulture con Melfi, i laghi di Monticchio e Venosa, Maratea sul Tirreno con il Cristo Redentore, la costa ionica della Magna Grecia (Metaponto, Policoro) e il versante lucano del Pollino. La regione ha due mari, il Tirreno per una trentina di chilometri e lo Ionio per una quarantina. L’auto è di fatto indispensabile: Matera non ha una stazione delle Ferrovie dello Stato, e i borghi interni non hanno collegamenti utili. Fanno eccezione Maratea, sulla linea Tirrenica, e Metaponto, sulla Ionica. Bastano 3 giorni per Matera e i calanchi, 5 per aggiungere le Dolomiti Lucane, una settimana per i due mari. Periodo migliore: aprile-giugno e settembre.
Indice dell’Articolo
Matera e i Sassi
Partiamo da lei, e poi la lasciamo andare, perché a Matera servirebbe una guida a parte. I Sassi sono un intero quartiere scavato nella roccia, abitato senza interruzione da millenni, e negli anni Cinquanta furono sfollati per legge come vergogna nazionale. Oggi sono patrimonio dell’umanità: il sito UNESCO si chiama, per esteso, “I Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera” ed è iscritto dal 1993. Fu il primo sito del sud Italia, e il primo in Italia a essere riconosciuto come paesaggio culturale.

Il dettaglio che quasi tutti dimenticano è quel pezzo di nome: il Parco delle Chiese Rupestri. Sull’altro versante della gravina si apre il Parco della Murgia Materana, con oltre centocinquanta chiese scavate nella roccia e affrescate tra l’alto medioevo e il Cinquecento. Dal belvedere di Murgia Timone si vede Matera intera, dall’esterno, e si capisce cosa si sta guardando: non una città costruita, ma una città sottratta alla pietra.
Consiglio: attraversate la gravina e guardate Matera dal Parco della Murgia al tramonto, quando le luci si accendono dentro le grotte. Dalla città si vedono i Sassi, ma è solo da fuori che si capisce la forma della cosa. Portate scarpe serie: il sentiero è pietroso e non c’è ombra.
Le Dolomiti Lucane e il Volo dell’Angelo
Nel cuore della regione ci sono guglie di arenaria che spuntano dai boschi e che i lucani hanno chiamato, con un certo ottimismo geologico, Dolomiti Lucane. Tra queste rocce stanno due borghi che si guardano da una valle all’altra: Castelmezzano e Pietrapertosa, entrambi tra i più belli d’Italia, entrambi incastrati nella pietra al punto che le case sembrano continuazioni della roccia.

Tra i due è teso il Volo dell’Angelo, che è la cosa più cercata su Google di tutta la Basilicata, e non è un caso. Sono due cavi d’acciaio, la linea San Martino di 1.415 metri e la linea Peschiere di 1.452, sui quali si viene lanciati appesi a un’imbracatura, a testa in giù, fino a superare i cento chilometri orari. Dura poco più di un minuto. Chi torna dice due cose: che non lo rifarebbe, e che è stata la cosa più bella del viaggio. Chi non vuole volare può fare il Percorso delle Sette Pietre, il sentiero tra i due paesi.
Info pratica: il Volo dell’Angelo è stagionale, si vola indicativamente da primavera a metà autunno, con orari e aperture che dipendono dal meteo e dal vento. Si prenota, nei fine settimana d’estate si esaurisce. Controllate calendario e condizioni sul sito ufficiale prima di costruirci sopra la giornata: se tira vento, non si vola e basta.
I calanchi e i borghi fantasma: Craco e Aliano
C’è una fascia di Basilicata dove l’argilla si è erosa in creste e lame grigie, i calanchi, e il paesaggio diventa qualcosa che non sembra italiano né terrestre. Le guide citano Craco e Aliano ognuno per conto suo. In realtà sono un sistema, e messi in fila raccontano una storia sola: quella di una terra che frana e che se ne va.
Craco è il borgo fantasma. Una frana nel 1963, poi un’alluvione, poi il terremoto dell’Ottanta, e gli abitanti se ne andarono tutti. Il paese è rimasto in piedi, vuoto, arroccato sulla sua collina, e oggi si visita solo con visita guidata e casco. Ci hanno girato la Passione di Cristo di Mel Gibson e un pezzo di un film di James Bond. È uno dei posti più impressionanti che l’Italia abbia, e non è una metafora.

Aliano, a poca distanza, è il paese di Carlo Levi. Si visita la casa del confino, il museo della civiltà contadina, e si cammina nei calanchi che lui descriveva come un mare pietrificato. Levi volle essere sepolto qui. Poco lontano ci sono Pisticci, bianca sulla collina, e i calanchi di Montalbano Jonico, i più spettacolari e i meno visitati di tutti.
In Basilicata il paesaggio non fa da sfondo alla storia: è la storia. I calanchi che Levi guardava dalla finestra sono gli stessi che oggi si sbriciolano sotto Craco.
Melfi, il Vulture e Venosa
Il quadrante nord è terra di nessuno per i blog, ed è un peccato, perché qui c’è la storia grossa. A Melfi, dentro il castello che fu di Federico II, nel 1231 l’imperatore promulgò le Costituzioni di Melfi, il primo codice legislativo organico dell’Europa medievale. Non un dettaglio da eruditi: è uno dei momenti in cui nasce l’idea moderna di stato che fa le leggi.
Sopra Melfi c’è il Vulture, un vulcano spento, e dentro i suoi crateri stanno i due laghi di Monticchio, verdi e circondati dal bosco. Da queste vigne viene l’Aglianico del Vulture. Poco distante c’è Venosa, che è la mia sorpresa preferita di tutta la regione: ci è nato Orazio, il poeta latino, e ci si visitano un parco archeologico romano con l’anfiteatro, l’Abbazia della Santissima Trinità con la sua chiesa detta l’Incompiuta, tirata su con le pietre dell’anfiteatro e mai finita, e le catacombe ebraiche scavate nella collina della Maddalena, con le iscrizioni e i candelabri a sette braccia. Di queste catacombe, nelle guide che ho letto, non parla praticamente nessuno.
Maratea e il Tirreno
Ed eccoci al buco più grande delle guide sulla Basilicata. La regione ha una trentina di chilometri di costa tirrenica, tutti concentrati intorno a Maratea, e sono tra i più belli del sud: falesie che cadono in mare, calette, un borgo raccolto in alto. Sopra ogni cosa, sul monte San Biagio, sta un Cristo Redentore in marmo di Carrara alto ventuno metri e venti, con le braccia aperte per diciannove, che invece di guardare il mare guarda l’entroterra, verso la basilica.

Maratea la chiamano la perla del Tirreno e la città delle chiese, per il numero notevole di chiese che ha per la sua taglia. È anche l’unico posto della Basilicata che si raggiunge comodamente in treno, perché la sua stazione sta sulla linea Tirrenica. Se in Basilicata volete un pezzo di vacanza senza guidare, è qui.
Lo Ionio e la Magna Grecia
Sull’altro versante la Basilicata ha una quarantina di chilometri di costa ionica, sabbiosa e piatta, con le pinete e i lidi. Ma il motivo per venirci non sono i lidi: è che qui c’erano i greci. A Metaponto restano in piedi le Tavole Palatine, quindici colonne doriche di un tempio dedicato a Hera, in mezzo alla campagna, e qui insegnò Pitagora.

Poco più giù c’è Policoro, che sorge dove stava Herakleia, fondata dai tarantini nel quinto secolo avanti Cristo sulle rovine della più antica Siris. Il Museo Nazionale della Siritide conserva quello che ne resta, ed è un museo che nessuna delle guide che ho letto nomina. La Basilicata magno-greca è, di fatto, una regione invisibile dentro la regione.
Il Pollino lucano
Il Parco Nazionale del Pollino è il più esteso d’Italia e sta a cavallo tra Basilicata e Calabria: metà è lucana, ed è geoparco riconosciuto dall’UNESCO. Il suo simbolo è il pino loricato, un albero contorto che cresce sulla roccia nuda dove non cresce nient’altro e che vive per secoli. Si cammina, si fa rafting nelle gole del Lao, e a Castelsaraceno si attraversa il ponte tibetano teso tra due montagne, che è lungo abbastanza da far tremare le gambe a chiunque dica di non soffrire di vertigini.
Cosa mangiare in Basilicata
La cucina lucana è cucina di terra, povera e sapida, costruita su pochissimi ingredienti fatti benissimo. E ha una quantità di marchi di tutela che sorprende, per una regione con mezzo milione scarso di abitanti.
Cosa si mangia, zona per zona
- Matera: il pane di Matera IGP, di semola di grano duro, con la crosta scura e la forma a corno, che dura una settimana.
- Senise e il Sinni: il peperone di Senise IGP, che essiccato e fritto diventa il peperone crusco, croccante come una patatina. Finisce su tutto.
- Il Vulture: l’Aglianico del Vulture, uno dei grandi rossi del sud, che nella versione Superiore è DOCG.
- Val d’Agri: il fagiolo di Sarconi IGP, che si cucina in zuppa con i cruschi.
- Picerno e il Potentino: la Lucanica di Picerno IGP, la salsiccia lucana protetta, antenata di tutte le luganeghe italiane.
- Ovunque: il caciocavallo podolico, che non ha marchio DOP ma è un formaggio dell’Appennino meridionale da cercare nelle malghe.
Quando andare in Basilicata
C’è una variabile che in altre regioni non esiste: il Volo dell’Angelo non vola tutto l’anno. Se venite apposta per quello, il calendario non lo decidete voi. Per il resto, l’interno lucano d’estate è caldissimo e i calanchi diventano una griglia, mentre Matera in inverno è bellissima e vuota.
| Periodo | Cosa dà il meglio | Cosa evitare |
|---|---|---|
| Aprile-giugno | Il periodo migliore: calanchi, borghi, Pollino, Volo dell’Angelo aperto | Il mare, ancora fresco a maggio |
| Luglio-agosto | I due mari, Maratea, i lidi ionici, le feste patronali | Interno e calanchi: caldo estremo; Matera affollata |
| Settembre | Vendemmia dell’Aglianico, mare ancora caldo, luce perfetta | Nulla |
| Ottobre-novembre | Foliage sul Pollino, Matera senza folla, Volo dell’Angelo in chiusura | Le coste, ormai chiuse |
| Dicembre-marzo | Matera e i presepi viventi, prezzi bassi, musei vuoti | Volo dell’Angelo chiuso, borghi interi in letargo |
Come muoversi in Basilicata: qui l’auto serve davvero
Su questo le guide fanno tutte la stessa cosa: scrivono “vola su Bari e noleggia l’auto” e passano oltre. Il punto è che non spiegano perché, e il perché è interessante.
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Matera non ha una stazione delle Ferrovie dello Stato. È l’unico capoluogo di provincia dell’Italia peninsulare a non essere collegato alla rete ferroviaria nazionale, e in tutta Italia condivide questo primato solo con Nuoro. Ci si arriva con le Ferrovie Appulo Lucane, una linea a scartamento ridotto che parte da Bari e ci mette poco più di due ore, oppure in autobus. Una linea nazionale, la Ferrandina-Matera, è in costruzione da anni: ai lavori è stata data una scadenza, ma al momento in cui scrivo il treno delle Ferrovie dello Stato a Matera non arriva.
Fuori da Matera va peggio. Potenza è servita, Maratea sta sulla linea Tirrenica e Metaponto sulla Ionica, e queste sono le eccezioni. Ma Castelmezzano e Pietrapertosa, cioè il Volo dell’Angelo, con i mezzi pubblici sono un’impresa: le corse sono rade e la domenica spesso non ci sono. Craco e Aliano, senza auto, scordateveli. Non è pigrizia mia: è che i bus tra un borgo e l’altro richiedono ore e due cambi.
| Zona | Come arrivarci | Serve l’auto? |
|---|---|---|
| Matera | Treno Ferrovie Appulo Lucane o bus da Bari; bus da Napoli e Roma | No per la città, sì per i dintorni |
| Maratea e il Tirreno | Treno regionale sulla linea Tirrenica, stazione in paese | No |
| Metaponto e lo Ionio | Treno sulla linea Ionica | Utile per Policoro e i lidi |
| Potenza | Stazione FS, collegata a Roma e Taranto | No per la città |
| Dolomiti Lucane e Volo dell’Angelo | Bus radi da Potenza, nulla la domenica | Sì, di fatto |
| Craco, Aliano, i calanchi | Nessun collegamento utile | Sì |
| Melfi, Vulture, Venosa | Bus radi, con cambi | Sì |
| Pollino lucano | Nessun collegamento utile | Sì |
Attenzione: gli aeroporti più comodi non sono in Basilicata, che non ne ha di civili operativi per i voli di linea. Si atterra a Bari, a un’ora da Matera, oppure a Napoli, più comodo per Maratea e il Vulture. Calcolate i tempi sulle strade interne con generosità: le distanze in chilometri dicono poco, le strade sono strette e piene di curve.
Dove dormire in Basilicata: in quale zona
In quale zona conviene dormire
- Matera, nei Sassi: dormire in una grotta ristrutturata è un’esperienza vera, non una trovata. È la zona più cara della regione e vale la spesa per una notte o due.
- Matera, fuori dai Sassi: molto più economica, a dieci minuti a piedi, comoda per chi arriva in auto e non vuole impazzire coi parcheggi.
- Castelmezzano o Pietrapertosa: per il Volo dell’Angelo e le Dolomiti Lucane. Pochi posti letto, si prenota presto.
- Maratea: la base del Tirreno, l’unica raggiungibile in treno. In agosto costa come una località di lusso, perché in parte lo è.
- Metaponto o Policoro: per lo Ionio, le famiglie e la Magna Grecia.
- Melfi o Venosa: per il Vulture, l’Aglianico e il nord. Zona economica e poco turistica.
Itinerari in Basilicata: 3, 5 e 7 giorni
| Durata | Itinerario | Base consigliata |
|---|---|---|
| 3 giorni | Matera e il Parco della Murgia (2 giorni), poi Craco e Aliano nei calanchi | Matera |
| 5 giorni | I 3 giorni sopra, più Castelmezzano, Pietrapertosa e il Volo dell’Angelo | Matera, poi Dolomiti Lucane |
| 7 giorni | I 5 sopra, più Melfi, Venosa e i laghi di Monticchio, chiudendo a Maratea | Matera, Melfi, Maratea |
| 7 giorni (due mari) | Maratea e il Tirreno, il Pollino lucano, Matera, i calanchi, Metaponto e Policoro sullo Ionio | Maratea, poi Matera |
Le zone della Basilicata a confronto
| Zona | Giorni | Periodo migliore | Per chi |
|---|---|---|---|
| Matera e i Sassi | 2 | Tutto l’anno, meglio fuori agosto | Prima volta, storia, coppie |
| Dolomiti Lucane | 1-2 | Aprile-ottobre | Adrenalina, trekking, borghi |
| Calanchi e borghi fantasma | 1-2 | Aprile-giugno, ottobre | Fotografia, letteratura, slow travel |
| Melfi, Vulture, Venosa | 2 | Settembre-ottobre | Storia, vino, budget |
| Maratea e il Tirreno | 2-3 | Giugno, settembre | Mare, coppie, senza auto |
| Ionio e Magna Grecia | 1-2 | Giugno-settembre | Famiglie, archeologia |
| Pollino lucano | 2-3 | Maggio-giugno, ottobre | Trekking, natura, rafting |
Cosa fare in Basilicata
- Volo dell’Angelo tra Castelmezzano e Pietrapertosa, sulle Dolomiti Lucane.
- Visita guidata al borgo fantasma di Craco, con casco.
- Trekking nel Parco della Murgia Materana tra le chiese rupestri.
- Degustazione di Aglianico del Vulture nelle cantine di Barile e Rionero.
- Rafting nelle gole del Lao e ponte tibetano di Castelsaraceno, sul Pollino.
Info essenziali
- Come arrivare: aeroporti di Bari (un’ora da Matera) o Napoli (comodo per Maratea e il Vulture). In treno: Ferrovie Appulo Lucane da Bari per Matera, linea Tirrenica per Maratea.
- Quando andare: aprile-giugno e settembre. In agosto solo per i due mari.
- Durata consigliata: 3 giorni per Matera e i calanchi, 7 per unire i due mari.
- Come muoversi: auto praticamente indispensabile fuori da Matera, Maratea e Metaponto.
Domande frequenti sulla Basilicata
Cosa vedere in Basilicata oltre Matera?
Le Dolomiti Lucane con i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa e il Volo dell’Angelo, il borgo fantasma di Craco, Aliano con la casa del confino di Carlo Levi e i calanchi, Melfi con il castello di Federico II, i laghi di Monticchio nel Vulture, Venosa con l’Incompiuta e le catacombe ebraiche, Maratea con il Cristo Redentore sul Tirreno, le Tavole Palatine di Metaponto e il Pollino lucano.
Quanti giorni servono per visitare la Basilicata?
Con 3 giorni si vedono Matera, il Parco della Murgia e i calanchi con Craco e Aliano. Con 5 giorni si aggiungono le Dolomiti Lucane e il Volo dell’Angelo. Con una settimana si arriva anche a Melfi, Venosa e a uno dei due mari. La regione è piccola ma le strade interne sono lente: calcolate i tempi con generosità.
Si può visitare la Basilicata senza auto?
Solo in parte, ed è la regione italiana dove l’auto serve di più. Matera si raggiunge in treno con le Ferrovie Appulo Lucane da Bari o in autobus, Maratea ha una stazione sulla linea Tirrenica e Metaponto sulla Ionica. Ma le Dolomiti Lucane, il Volo dell’Angelo, Craco, Aliano, il Vulture e il Pollino hanno collegamenti pubblici radi o inesistenti: lì l’auto è di fatto obbligatoria.
È vero che Matera non ha la stazione dei treni?
Matera non ha una stazione delle Ferrovie dello Stato: è l’unico capoluogo di provincia dell’Italia peninsulare non collegato alla rete ferroviaria nazionale, condizione che in Italia condivide solo con Nuoro. La città è servita dalle Ferrovie Appulo Lucane, a scartamento ridotto, con collegamenti da Bari in poco più di due ore. La linea nazionale Ferrandina-Matera è in costruzione da anni ma non è ancora in esercizio.
Qual è il periodo migliore per andare in Basilicata?
Da aprile a giugno e a settembre. In quei mesi i calanchi e i borghi sono percorribili, il Volo dell’Angelo è aperto e Matera non è affollata. Luglio e agosto vanno bene solo per i due mari, perché l’interno lucano è caldissimo. In inverno Matera è bellissima e vuota, ma il Volo dell’Angelo è chiuso e molti borghi vanno in letargo.
Cos’è il Volo dell’Angelo e dove si trova?
È una teleferica tesa tra i borghi di Castelmezzano e Pietrapertosa, sulle Dolomiti Lucane: due linee di cavo d’acciaio, lunghe 1.415 e 1.452 metri, lungo le quali si viene lanciati appesi a un’imbracatura superando i cento chilometri orari. È stagionale, si vola indicativamente da primavera all’autunno, si prenota e non si vola con il vento forte.
Perché Craco è un borgo fantasma?
Craco fu abbandonata dopo la frana del 1963, aggravata negli anni successivi da un’alluvione e dal terremoto del 1980, che spinsero gli abitanti a trasferirsi a valle. Il paese è rimasto in piedi ma vuoto, e oggi si visita solo con visita guidata e casco protettivo. Ci sono stati girati diversi film, tra cui La passione di Cristo di Mel Gibson e alcune scene di un film di James Bond.
Cosa si mangia in Basilicata?
I prodotti simbolo sono il pane di Matera IGP, il peperone di Senise IGP che essiccato diventa il peperone crusco, il fagiolo di Sarconi IGP e la Lucanica di Picerno IGP, la salsiccia lucana protetta. Il vino della regione è l’Aglianico del Vulture, che nella versione Superiore è DOCG. Da cercare anche il caciocavallo podolico, che è un prodotto tradizionale e non ha marchio DOP.
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