Assicurazione viaggio in Europa: serve davvero con la TEAM?

«Vabbè, ma è Europa». Quante volte l’avete detta, e quante volte l’ho detta io. È la frase con cui ci togliamo il pensiero prima di un weekend a Lisbona o di una settimana in Grecia, e ha dentro un ragionamento che sembra solidissimo: ho la tessera sanitaria, siamo tutti nella stessa Unione, se mi succede qualcosa mi curano come a casa. Ecco, la prima parte è vera. La seconda anche. È la terza che non regge, e a scriverlo non sono le compagnie assicurative: è la Farnesina, in una riga che sta dentro la scheda della Grecia e che non legge quasi nessuno.

In questo articolo vi spiego che cosa vi dà davvero la tessera sanitaria europea, dove si ferma, quali paesi che chiamiamo Europa non copre per niente, e perché su un viaggio europeo la parte che si rompe più spesso non è nemmeno quella medica. Una precisazione subito, così non perdete tempo: qui parlo a chi in Europa ci va in vacanza o per qualche giorno. Se vi state trasferendo, o se cercate la polizza da allegare a una domanda di visto, il vostro problema è un altro e più avanti vi mando nel posto giusto.

In breve

La tessera sanitaria europea (TEAM) vale nei 27 paesi dell’Unione più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, e dà accesso alle cure medicalmente necessarie nelle strutture pubbliche alle stesse condizioni degli assistiti del posto. Che è una buona notizia e insieme il suo limite: dove il residente paga un ticket lo pagate anche voi, e in Francia quel ticket è il 20% su ogni prestazione, ricovero compreso, non rimborsabile. Fuori dalla tessera restano le cliniche private, il volo di rientro, il rimpatrio sanitario e il bagaglio: lo scrive la Commissione europea, e la Farnesina aggiunge che la TEAM non è un’alternativa all’assicurazione di viaggio. Poi c’è l’Europa dove la tessera non vale affatto, come la Turchia e l’Albania, e c’è la parte che non è sanità: un volo low cost non rimborsabile, uno sciopero o una valigia persa allo scalo pesano a Lisbona quanto a Bangkok. Heymondo sul livello Premium copre spese mediche e rimpatrio in modo illimitato, con assistenza in italiano 24 ore su 24, e il preventivo con lo sconto del 10% si fa in due minuti.

La tessera sanitaria europea copre, ma alle condizioni di casa loro

Partiamo da quello che funziona, perché funziona davvero e non è poco. Il Ministero della Salute scrive che la TEAM «ti permette di usufruire delle cure medicalmente necessarie (e quindi non solo urgenti)» durante un soggiorno temporaneo. Quel non solo urgenti è più generoso di quanto la gente creda: non serve stare in fin di vita, basta che la cura non possa ragionevolmente aspettare il vostro rientro in Italia.

E adesso la riga che cambia tutto, e che sta nella stessa pagina. La tessera «dà diritto a ricevere le cure alle stesse condizioni degli assistiti del Paese in cui ti trovi. L’assistenza è in forma diretta e pertanto nulla è dovuto, eccetto il pagamento di un eventuale ticket». Leggetela due volte, perché è tutto lì. Non siete coperti da un’assicurazione italiana che vi rimborsa: siete trattati come un cittadino di quel paese. Se in quel paese il residente paga, pagate anche voi, e nella misura in cui paga lui.

L’esempio lo fa il Ministero stesso, e non è un paese esotico: è la Francia, dove il ticket «è del 20% su ogni prestazione compreso il ricovero ospedaliero» ed «è a diretto carico dell’assistito e quindi non rimborsabile». Un quinto del conto di un ricovero a carico vostro, per regola e non per errore. Aggiungete che in Francia e in Svizzera «il più delle volte viene richiesto il pagamento delle prestazioni», perché lì il sistema funziona a rimborso e non in forma diretta: tirate fuori la carta di credito e poi rincorrete la pratica da casa.

La cosa che sorprende di più: la TEAM non è un lasciapassare per saltare la fila. Vi mette esattamente dove sta un residente, liste d’attesa comprese. E la Commissione europea è esplicita anche su questo: la tessera «non garantisce servizi gratuiti», perché «i servizi che sono gratuiti nel tuo paese potrebbero non esserlo in un altro paese». Il nostro pronto soccorso gratuito è un’abitudine italiana, non una regola europea.

Le tre cose che la tessera non copre, e non lo diciamo noi

Qui non serve interpretare niente, perché è scritto nella pagina ufficiale della Commissione europea sulla tessera europea di assicurazione malattia, in un italiano che non lascia margini. La tessera «non sostituisce l’assicurazione di viaggio». E «non copre l’assistenza sanitaria privata o i costi quali il volo di rientro nel proprio paese o la perdita/il furto di beni di proprietà».

Sono tre buchi, e vale la pena guardarli uno per uno.

  • Il privato. La TEAM apre le porte delle strutture pubbliche, e solo quelle. Se finite in una clinica privata, e in certe località turistiche la clinica privata è semplicemente quella che c’è, il conto è vostro per intero.
  • Il rientro. Il volo di ritorno che dovete rifare perché siete rimasti bloccati, e soprattutto il rimpatrio sanitario, non c’entrano niente con la tessera. La scheda dell’Islanda della Farnesina lo dice con una precisione che vale la citazione: raccomanda una polizza che copra le spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario o il trasferimento in un altro paese, «che non sono coperti dalla Tessera Europea Assicurazione Malattia (TEAM)».
  • Le vostre cose. Bagaglio perso, rubato, o la macchina fotografica sparita dall’auto a noleggio: la tessera è una tessera sanitaria, non ha nessun motivo di occuparsene, e infatti non se ne occupa.

C’è poi un quarto caso che riguarda meno il turista ma vale la pena sapere: la tessera «non copre le spese in caso di viaggi svolti appositamente per usufruire di cure mediche». Se andate in un altro paese europeo per curarvi, quella è una cura programmata e serve l’autorizzazione preventiva della vostra ASL. Il turismo dentale in Albania o in Ungheria, per capirci, con la TEAM non c’entra nulla.

E arriviamo alla riga che secondo me chiude il discorso, perché non è di un assicuratore e non è nemmeno di Bruxelles: è italiana, sta nella scheda della Grecia di Viaggiare Sicuri aggiornata ad agosto 2026, ed è di una nettezza rara per un documento pubblico. «Si precisa che la TEAM non è un’alternativa all’assicurazione di viaggio.» Su un paese dell’Unione Europea, dove la tessera vale al cento per cento, il nostro Ministero degli Esteri sente il bisogno di scrivere quella frase. Non l’ha messa lì per caso.

Europa, Unione Europea e Schengen non sono la stessa cosa

Questo è il pasticcio che genera metà degli equivoci, e non lo spiega mai nessuno perché sembra pignoleria da burocrate. Non lo è: da quale insieme sta dentro un paese dipende se la vostra tessera lì funziona oppure no. Le mappe in gioco sono tre, e non coincidono.

L’Unione Europea sono 27 paesi. Lo spazio Schengen, secondo la Commissione europea, è composto da 29 paesi: 25 Stati membri dell’Unione più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, con Bulgaria e Romania entrate a pieno titolo il 1° gennaio 2025. Ne restano fuori due paesi che nell’Unione invece ci sono, l’Irlanda per una sua scelta e Cipro, che partecipa ma non ha ancora abolito i controlli alle frontiere interne. La TEAM, infine, segue una terza strada ancora: vale nei 27 dell’Unione più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e, in base all’accordo post Brexit, anche nel Regno Unito.

PaeseUnione EuropeaSchengenTessera sanitaria (TEAM)
Grecia, Spagna, Portogallo, Croazia
Irlandano
Cipronon ancora
Islanda, Norvegia, Svizzera, Liechtensteinno
Regno Unitononosì, per l’accordo post Brexit
Turchia, Albania, Montenegro, Serbia, Bosnianonono

Guardate la riga dell’Irlanda e quella della Svizzera: sono l’una il rovescio dell’altra, e da sole spiegano perché «è Schengen» e «è coperto dalla tessera» sono due frasi che non si tirano dietro a vicenda. Poi guardate l’ultima riga, che è quella che manda la gente in ospedale a pagamento convinta di essere coperta.

Se siete arrivati qui cercando l’assicurazione per il visto Schengen, non è questo l’articolo. Quella è una polizza con requisiti minimi fissati per legge, che serve a chi chiede un visto per entrare nello spazio Schengen e va allegata alla domanda in consolato. Riguarda i cittadini non europei, non voi che avete il passaporto italiano e in Europa entrate senza chiedere niente a nessuno. Sono due prodotti diversi, con due scopi diversi.

L’Europa dove la tessera non vale per niente

Nella testa di chi prenota, l’Europa è un continente. Nella pratica sanitaria è un elenco chiuso di paesi, e fuori da quell’elenco ci sono mete che di europeo hanno tutto tranne l’unica cosa che qui conta. La Turchia, per esempio, che da qualche anno è la destinazione in più forte crescita fra quelle che chiamiamo vicine. La scheda di Viaggiare Sicuri aggiornata a luglio 2026 dice che per ricoveri urgenti, visite mediche o acquisto di medicinali «i cittadini italiani sono tenuti al pagamento dei relativi onorari/spese, che talvolta possono raggiungere cifre considerevoli», e nella stessa riga aggiunge che le cliniche private sono di livello migliore rispetto agli ospedali pubblici. Tradotto: la struttura buona è quella dove pagate, e pagate tutto.

L’Albania è l’altro caso che merita di essere detto, perché è diventata la meta estiva economica per eccellenza e nessuno la associa a un rischio sanitario. La scheda della Farnesina, aggiornata a fine luglio 2026, è di una franchezza che raggela: «Le strutture medico ospedaliere pubbliche sono ancora fortemente carenti. Le strutture sanitarie private, pur essendo di livello più alto rispetto a quelle pubbliche, non sono comunque in grado di effettuare interventi complessi». Un intervento complesso, in Albania, non si fa in Albania. Si fa altrove, e per arrivare altrove serve qualcuno che ce li porti.

Con alcuni paesi dei Balcani l’Italia ha convenzioni bilaterali che assomigliano vagamente alla TEAM, ma non fatevi illusioni: valgono soltanto per certe categorie di cittadini e per certi motivi di soggiorno, richiedono un modulo da farsi rilasciare dalla propria ASL prima di partire, e il turista in vacanza quasi mai ci rientra. Il Regno Unito invece è un caso a parte, e più fortunato di quel che si crede, perché la tessera lì vale ancora nonostante la Brexit: merita un articolo suo, e infatti gliel’ho dedicato.

Il caso che rovina più vacanze in Europa: l’isola

Se dovessi tenere una sola riga fra tutte quelle che ho letto per scrivere questo pezzo, terrei questa, e sta ancora nella scheda della Grecia. Dopo aver spiegato che la TEAM apre le porte delle strutture pubbliche, la Farnesina aggiunge: «Si ricorda tuttavia che in diverse località turistiche, in particolare nelle isole, non sono presenti strutture sanitarie in grado di trattare i casi più gravi, per i quali possono mancare attrezzature e medici specializzati».

Fermiamoci un attimo su che cosa vuol dire davvero. Non vuol dire che sull’isola vi curano male. Vuol dire che sull’isola non vi curano affatto, per quel tipo di problema, e che la cura vera comincia da un’altra parte. Il presidio dell’isola vi stabilizza, poi voi dovete arrivare ad Atene, o a Roma, o dove serve. E in quel momento smettete di avere un problema sanitario e cominciate ad avere un problema logistico, che è la cosa che nessuno mette in conto quando prenota due settimane alle Cicladi.

La Farnesina il conto lo mette, e infatti nella riga successiva raccomanda una polizza con massimale adeguato che copra «non solo le spese per eventuali cure mediche e terapie effettuate presso strutture ospedaliere e sanitarie locali, ma anche l’eventuale trasferimento aereo in un altro Paese o il rimpatrio del malato, nei casi più gravi anche per mezzo di aeroambulanza», e chiude precisando che quei costi restano «a carico dei connazionali interessati» e «possono essere particolarmente elevati in caso di mancata copertura assicurativa». Non vi do una cifra, e non è per fare i misteriosi: una cifra affidabile non esiste, dipende da dove siete e da come vi devono spostare. Quello che esiste è la parola che ha scelto il Ministero, e ha scelto particolarmente elevati.

La stessa raccomandazione, con le stesse parole, la trovate nelle schede della Croazia, del Portogallo e dell’Islanda. Non è un’avvertenza scritta apposta per la Grecia: è la posizione della Farnesina sull’Europa.

assicurazione viaggio in europa
Assicurazione viaggio in Europa, Serve davvero?

E poi una polizza non è solo sanità

Fin qui abbiamo parlato di medici e di ospedali, che è il modo in cui tutti pensano all’assicurazione di viaggio. Ma sui viaggi europei, per come li facciamo oggi, la parte che si rompe più spesso è un’altra, e la tessera sanitaria non la sfiora nemmeno da lontano.

Pensate a com’è fatto un viaggio europeo tipo: volo low cost comprato con quattro mesi di anticipo perché costava un terzo, tariffa non rimborsabile, appartamento pagato subito per bloccare il prezzo, due giorni di ferie incastrati a fatica. È una struttura fragilissima, tenuta insieme dall’anticipo. Basta un’influenza il giorno prima, un lutto, un’azienda che vi nega le ferie all’ultimo, e avete buttato tutto: nessuno di quei soldi torna indietro da solo. Poi ci sono gli scioperi, che in Europa sono uno sport nazionale in più di un paese, e i bagagli che si perdono nelle coincidenze, che è la specialità degli scali europei.

Ed è qui il punto che capovolge il ragionamento di partenza. Se il calcolo è «in Europa sono già coperto», quel calcolo guarda solo la metà sanitaria, che è l’unica metà in cui la tessera fa qualcosa. Sull’altra metà, cioè il viaggio come impegno economico, l’Europa non ha nessuno sconto rispetto al resto del mondo: un volo per Lisbona perso è perso esattamente come un volo per Bangkok. Se vi interessa soprattutto quella parte, l’ho sviscerata nella guida sull’assicurazione annullamento viaggio, dove ci sono anche le regole di tempistica che fanno la differenza fra una polizza valida e una inutile.

Cosa deve coprire una polizza per l’Europa

Chiarito dov’è il buco, la polizza giusta si sceglie in cinque minuti guardando cinque voci. Le metto in ordine di importanza per un viaggio europeo, che è diverso dall’ordine che userei per gli Stati Uniti o per il sud-est asiatico: qui il massimale medico stratosferico conta meno, e contano molto di più le voci che di solito nessuno guarda.

  • Rimpatrio e trasferimento sanitario, inclusi e senza tetti bassi. È letteralmente il buco che la TEAM lascia aperto, ed è la voce numero uno in Europa. Se una polizza ve lo dà con un massimale modesto, non serve a niente proprio nel caso per cui l’avete comprata.
  • Spese mediche nel privato. Non perché il pubblico europeo sia scadente, ma perché nella località turistica il privato a volte è l’unica struttura raggiungibile, e con la sola tessera lì siete scoperti.
  • Annullamento, se avete prenotato con anticipo. Guardate tre cose e non una: quali cause sono ammesse, che massimale ha, e quanto scoperto resta a voi. Una polizza annullamento con lo scoperto alto e le cause strette è un placebo.
  • Assistenza in italiano 24 ore su 24. Sempre sottovalutata. Alle tre di notte in una clinica di provincia, in una lingua che non parlate, la differenza fra una polizza e l’altra è chi vi risponde al telefono e che cosa può decidere per voi.
  • Bagaglio, ma leggendo le esclusioni. È la voce più annacquata di tutto il mercato: quasi tutte le polizze escludono l’elettronica, o le mettono un massimale per singolo oggetto che copre a malapena il contenuto di una valigia da stiva.

Se volete il ragionamento completo su come si legge una polizza sanitaria di viaggio, massimali e franchigie comprese, l’ho scritto nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio: vale per tutte le destinazioni, non solo per l’Europa.

Perché scelgo Heymondo per i viaggi in Europa

Sui viaggi europei si vede meglio che altrove se una compagnia ha capito il mestiere, perché il rischio medio è basso e quindi sembrano bravi tutti: la differenza la fanno le due o tre voci che contano solo quando qualcosa va storto. Heymondo mi convince su quelle. Sul livello Premium le spese mediche sono illimitate e il rimpatrio è illimitato, che sulla riga più importante di questo articolo è esattamente la risposta giusta. Non c’è limite d’età, il che in Europa pesa parecchio, perché è dove viaggiano di più i genitori e i nonni, ed è proprio lì che le polizze standard cominciano a rincarare o a escludere. E l’assistenza risponde in italiano 24 ore su 24, che è l’altra voce che avevo messo in lista.

Adesso i limiti, perché su un tema così non si fa finta di niente, e su un viaggio europeo pesano più che altrove. Il bagaglio è la parte debole: il massimale per singolo oggetto è basso e l’elettronica è esclusa, quindi se girate l’Europa con una macchina fotografica seria quella non è coperta lì. E l’annullamento non è compreso di serie: è un’opzione da aggiungere, ha un massimale di 6.000 euro, copre otto cause specifiche e applica uno scoperto del 15% salvo i casi più gravi, e va stipulata entro tre giorni dalla prenotazione oppure almeno trenta giorni prima della partenza. Su un city break europeo prenotato con mesi di anticipo è la voce da guardare per prima, non l’ultima da aggiungere al volo. Se volete il quadro completo, con pregi e difetti messi in fila, sta nella recensione dedicata. Ma sulla copertura che in Europa conta davvero, cioè quella che comincia dove finisce la tessera sanitaria, il livello Premium di Heymondo con spese mediche e rimpatrio illimitati mette in sicurezza la parte che pesa.

assicurazione viaggio in Europa: Quanto costa e quando conviene comprarla

Il prezzo di una polizza lo fanno tre cose: l’area di destinazione, i giorni di viaggio e l’età di chi parte. L’Europa è l’area più economica di tutte, perché a reggere il calcolo è il costo della sanità locale, ed è il motivo per cui su un weekend lungo si parla di una cifra che sta dentro il prezzo di un pranzo. Un numero preciso non ve lo scrivo: le tariffe cambiano, e un numero congelato dentro un articolo, sei mesi dopo, è una bugia scritta bene. La cifra vera la fanno le vostre date, e si vede subito.

Sul quando, invece, la regola è semplice e non ha eccezioni: la polizza si compra quando si prenota, non quando si parte. La copertura medica potete anche aggiungerla il giorno prima e funziona uguale, ma l’annullamento no: quello copre il periodo fra la prenotazione e la partenza, cioè proprio la finestra in cui la vita vi può far saltare il viaggio, e se lo comprate a ridosso avete pagato per coprire tre giorni invece che quattro mesi. È l’errore più comune che vedo fare, ed è anche il più caro. Come lettori di Dovevado avete lo sconto del 10% già dentro il link, senza codici da copiare: potete calcolare il preventivo per il vostro viaggio in Europa con lo sconto del 10% in un paio di minuti, e il prezzo si vede senza doversi registrare.

Prima di partire per l’Europa: le info essenziali

  • Tessera sanitaria: portatela e controllate che non sia scaduta. Il retro della tessera sanitaria italiana è già la TEAM, non ne serve un’altra.
  • Documento: per l’Unione Europea basta la carta d’identità elettronica valida per l’espatrio. Attenzione, le carte d’identità cartacee non sono più valide per l’espatrio dal 3 agosto 2026.
  • Fuori dall’Unione: in Turchia e in Albania servono passaporto o carta d’identità elettronica con una validità residua che cambia da paese a paese. La scheda del vostro paese su Viaggiare Sicuri è l’unica fonte che vale.
  • Numero unico di emergenza: il 112 funziona in tutta l’Unione Europea, e risponde anche a chi chiama da un altro paese.
  • Polizza: comprata alla prenotazione se volete l’annullamento, con il rimpatrio incluso, e con il numero dell’assistenza salvato sul telefono prima di partire.

Domande frequenti sull’assicurazione di viaggio in Europa

Serve l’assicurazione di viaggio in Europa se ho la tessera sanitaria?

La tessera sanitaria europea copre le cure medicalmente necessarie nelle strutture pubbliche, ma alle stesse condizioni degli assistiti del posto: dove il residente paga un ticket lo pagate anche voi. Restano fuori le cliniche private, il volo di rientro, il rimpatrio sanitario e il bagaglio. La Farnesina, nella scheda della Grecia, scrive testualmente che la TEAM non è un’alternativa all’assicurazione di viaggio e raccomanda una polizza con massimale adeguato che copra anche il trasferimento aereo o il rimpatrio del malato.

In quali paesi vale la tessera sanitaria europea?

Secondo la Commissione europea la TEAM vale nei 27 paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e, in base all’accordo post Brexit, Regno Unito. Non vale invece in paesi europei che non fanno parte di nessuno di quei gruppi, come Turchia, Albania, Montenegro, Serbia e Bosnia-Erzegovina, dove le cure sono a pagamento salvo casi particolari previsti da convenzioni bilaterali.

La tessera sanitaria europea copre il rimpatrio sanitario?

No. La Commissione europea scrive che la tessera non copre i costi quali il volo di rientro nel proprio paese, e la scheda dell’Islanda di Viaggiare Sicuri lo dice ancora più chiaramente: il rimpatrio aereo sanitario e il trasferimento in un altro paese non sono coperti dalla TEAM. È esattamente il buco che una polizza di viaggio va a chiudere, ed è la voce più importante da controllare per un viaggio in Europa.

Con la tessera sanitaria europea le cure sono gratuite?

Non necessariamente. La Commissione europea precisa che la tessera non garantisce servizi gratuiti, perché i servizi che sono gratuiti in Italia potrebbero non esserlo altrove. Il Ministero della Salute porta l’esempio della Francia, dove il ticket è del 20% su ogni prestazione compreso il ricovero ospedaliero, resta a carico dell’assistito e non è rimborsabile. In Francia e in Svizzera, inoltre, il più delle volte le prestazioni vanno pagate e poi chieste a rimborso.

L’assicurazione viaggio Schengen è la stessa cosa?

No, sono due prodotti diversi. L’assicurazione per il visto Schengen ha requisiti minimi fissati per legge e serve ai cittadini non europei che devono allegarla alla domanda di visto per entrare nello spazio Schengen. Un cittadino italiano in Europa entra senza visto e senza obblighi assicurativi: la polizza che gli serve è una normale assicurazione di viaggio, scelta sulle coperture e non su un requisito burocratico.

Quando conviene comprare l’assicurazione per un viaggio in Europa?

Al momento della prenotazione, non a ridosso della partenza. La copertura medica funziona anche se aggiunta all’ultimo, ma l’annullamento protegge il periodo fra la prenotazione e la partenza: comprarlo tardi significa pagare per coprire pochi giorni invece di mesi. Su Heymondo, per esempio, l’opzione annullamento va stipulata entro tre giorni dalla prenotazione oppure almeno trenta giorni prima della partenza.

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Assicurazione viaggio in Europa: serve davvero con la TEAM? 3
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