Los Dias de los Muertos: cos’è e dove viverlo in Messico

Noi europei crediamo di conoscere il Día de los Muertos, e lo conosciamo attraverso due film. Il primo è Coco, che ci ha commosso tutti e ci ha messo in testa l’immagine di un mondo dei morti pieno di colori. Il secondo è Spectre, il film di James Bond del 2015, che si apre con una sfilata di scheletri giganti lungo il centro di Città del Messico. Bellissima, spettacolare, e con un dettaglio che quasi nessuno sa: quella sfilata non esisteva. Se la sono inventata gli sceneggiatori.

Il seguito è la parte che mi diverte di più: l’anno dopo, vista la richiesta, le autorità messicane hanno deciso di organizzarla davvero, e il 29 ottobre 2016 duecentocinquantamila persone hanno visto passare su Paseo de la Reforma una tradizione nata in una sala di sceneggiatura. Ecco, tenete a mente questa storia mentre leggete, perché è il modo migliore per capire la differenza fra quello che si vede e quello che si celebra. In questa guida trovate cos’è davvero il Día de los Muertos, quando cade, cosa significa ogni cosa che vedete su un altare, dove conviene andare a viverlo e, soprattutto, come ci si comporta quando si entra in un cimitero dove una famiglia sta aspettando i suoi morti.

In breve

Los dias de los muertos si celebrano in Messico il 1 e il 2 novembre, con la vigilia del 31 ottobre: il primo giorno è dedicato ai bambini defunti, il secondo agli adulti. Non è l’Halloween messicano e non è una festa triste: le famiglie preparano l’ofrenda, l’altare con le foto, le candele, il cempasúchil arancione, il pane dei morti e i piatti preferiti del defunto, e passano la notte al cimitero. L’UNESCO ha iscritto le feste indigene dedicate ai morti nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale nel 2008, dopo la proclamazione del 2003. I luoghi dove viverlo sono soprattutto quattro: Pátzcuaro e l’isola di Janitzio in Michoacán, Oaxaca con le sue comparsas e i cimiteri di Xoxocotlán, Mixquic alle porte di Città del Messico e Aguascalientes con il Festival de Calaveras. Servono almeno dieci giorni di viaggio e si prenota con mesi di anticipo.

Cos’è il Día de los Muertos e perché non è l’Halloween messicano

Partiamo dall’equivoco, perché è quello che rovina il viaggio a chi arriva impreparato. Halloween e Día de los Muertos cadono a pochi giorni di distanza, hanno tutti e due gli scheletri, e da qui in poi non hanno più niente in comune.

Halloween è una festa della paura: ci si traveste da mostri per esorcizzare la morte, e i morti, se compaiono, fanno spavento. Il Día de los Muertos è una festa dell’accoglienza: i defunti tornano a casa per una notte, e la famiglia li aspetta apparecchiando. Non c’è niente da temere, perché quelli che arrivano sono i nonni, i genitori, i figli. La scritta che si vede spesso sugli altari lo dice meglio di qualunque spiegazione: si muore davvero solo quando nessuno ti nomina più.

Los Dias de Los Muertos
Los Dias de Los Muertos ©Por Mario Yaír TS

C’è anche una differenza che si vede a occhio nudo e che vi consiglio di tenere a mente quando scegliete cosa fotografare: nei paesi il tono non è quello della festa in maschera. Si ride, si mangia, si suona, ma dentro un recinto che resta sacro. È una veglia allegra, non un carnevale.

Attenzione: negli ultimi anni Halloween è arrivato anche in Messico, soprattutto nelle città e fra i bambini, e nelle zone turistiche le due cose convivono. Non lasciatevi confondere: quello che vedete in un centro commerciale di Cancún non è il Día de los Muertos, e quello che vedete in un cimitero di paese in Michoacán non è Halloween.

Quando si festeggia, e a chi è dedicato ogni giorno

Le date sono fisse e coincidono con Ognissanti e la commemorazione dei defunti del calendario cattolico, che è esattamente il punto in cui la tradizione indigena e quella europea si sono sovrapposte.

  • 31 ottobre: la vigilia. Si finisce di preparare l’ofrenda, si comprano i fiori al mercato, in molti paesi si comincia a pulire e decorare le tombe. In alcune comunità è già la sera in cui si aspettano i primi ritorni.
  • 1 novembre: il Día de los Angelitos, dedicato ai bambini defunti. Sugli altari compaiono giocattoli, dolci, cibi semplici, e i colori sono più chiari.
  • 2 novembre: il Día de los Muertos vero e proprio, dedicato agli adulti. È la notte delle veglie nei cimiteri, del mezcal, del pane e delle candele accese fino all’alba.

La distinzione fra i due giorni non è un dettaglio folcloristico: la scheda UNESCO spiega che i morti si dividono in categorie a seconda della causa della morte, dell’età, del sesso e a volte del mestiere, e che a ciascuna categoria corrisponde un giorno preciso. Sapendolo, un altare si legge come si legge una lapide, e si capisce chi è che stanno aspettando.

Le origini: il ciclo del mais, la conquista e l’UNESCO

Nei miei ricordi scolastici il Messico precolombiano era una fila di nomi difficili e di piramidi, e mi ci è voluto un po’ per capire che questa festa nasce da una cosa molto più concreta: il raccolto. Il periodo fra fine ottobre e inizio novembre segna la fine del ciclo annuale del mais, che in Messico è la coltura per eccellenza, e la festa dei morti si innesta esattamente lì, nel momento in cui la terra ha finito di dare.

Sopra quel calendario agricolo e rituale è arrivata la conquista spagnola, con Ognissanti e il giorno dei defunti. Il risultato non è stata una sostituzione, ma una sovrapposizione che dura da cinque secoli, ed è la ragione per cui in un cimitero messicano vedete insieme una croce, un santo, un fiore azteco e un teschio di zucchero.

Nel 2003 l’UNESCO ha proclamato «Las fiestas indígenas dedicadas a los muertos» capolavoro del patrimonio orale e immateriale, e nel 2008 le ha iscritte nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Nella motivazione c’è una frase che vale tutto il viaggio: le famiglie spargono petali, accendono candele e dispongono offerte lungo il percorso che va dalla casa al cimitero, perché le anime trovino la strada.

Non è una festa che ricorda i morti: è una festa che li ospita, e la differenza si sente appena si mette piede in un cimitero il 2 novembre.

L’ofrenda: cosa c’è sull’altare e perché ogni cosa sta lì

L’ofrenda è il cuore di tutto, e non è un addobbo: è una tavola apparecchiata per qualcuno che si aspetta davvero. Si costruisce a livelli, in casa e poi sulla tomba, e ogni elemento ha una funzione precisa. Ve li elenco perché quando li riconoscete, davanti a un altare, smettete di guardare un bell’insieme di colori e cominciate a leggere una storia di famiglia.

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  • La foto del defunto: sta in alto, ed è la ragione dell’altare. Senza quella, tutto il resto non ha destinatario.
  • Il cempasúchil, il tagete arancione: è il fiore dei morti. Con i petali si tracciano sentieri dalla porta di casa all’altare, perché il colore e l’odore guidino le anime.
  • Le candele: sono la luce che indica la strada. Nei cimiteri, la notte fra l’1 e il 2 novembre, sono migliaia.
  • Il copal, la resina che si brucia: purifica lo spazio e con il fumo accompagna la preghiera.
  • L’acqua e il sale: la prima disseta chi ha fatto un lungo viaggio, il secondo purifica.
  • I piatti preferiti del defunto: non un menù rituale, proprio quello che gli piaceva. È la parte che commuove di più, perché è personale.
  • Il papel picado, la carta velina traforata: rappresenta il vento e la fragilità della vita, ed è la cosa che dà a tutto quell’aria di festa.

Info pratica: se volete capire davvero un’ofrenda, andate al mercato la mattina del 31 ottobre o del 1 novembre. È lì che si comprano i fiori a bracciate, il pane, i teschi di zucchero con il nome scritto sopra, ed è il posto dove la festa si vede senza essere invadenti. Molti mercati municipali sono anche il luogo più economico per mangiare in quei giorni.

La Catrina, le calaveras e il pane dei morti

La signora elegante con il teschio al posto del viso e il cappello piumato è La Catrina, ed è l’immagine che tutti associamo al Messico. La cosa curiosa è che nasce come satira politica: la disegna a inizio Novecento l’incisore José Guadalupe Posada, e la sua calavera prende in giro i messicani che si vergognavano delle proprie origini indigene e si vestivano all’europea. Un teschio in cappellino, per dire che sotto la cipria siamo tutti ossa uguali.

Los Dias de Los Muertos La Catrina
Los Dias de Los Muertos La Catrina

Le calaveritas de azúcar, i teschietti di zucchero con il nome scritto in glassa, funzionano allo stesso modo: si regalano ai vivi, e ricevere il proprio nome su un teschio non è un cattivo augurio, è uno scherzo affettuoso. Lo stesso vale per le calaveras literarias, le poesiole satiriche in cui si immagina la morte di un amico o di un politico e che si pubblicano sui giornali.

Los Dias de Los Muertos calaveritas de azúcar
Los Dias de Los Muertos calaveritas de azúcar

E poi c’è il pan de muerto, il pane dolce all’arancia e anice con le strisce di pasta a forma di ossa e la pallina in cima che rappresenta il teschio. Si mangia per tutto il periodo, si posa sull’altare, e nelle panetterie comincia ad apparire già da metà ottobre. Se dovessi scegliere una sola cosa da assaggiare in quei giorni, sceglierei quello, con una tazza di cioccolata calda.

Los Dias de Los Muertos pan de muerto
Los Dias de Los Muertos pan de muerto

La sfilata di Città del Messico è nata da un film di 007

Torniamo alla storia dell’inizio, perché è utile per decidere dove andare. Il Desfile de Día de Muertos di Città del Messico, quello con i carri, gli scheletri giganti e le migliaia di figuranti truccati da Catrina, non è una tradizione antica: è nato nel 2016, dopo che Spectre ne aveva mostrata una immaginaria l’anno prima. Prima di quel film, a Città del Messico, quella sfilata non c’era.

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Questo non vuol dire che non valga la pena vederla, anzi: è uno spettacolo enorme, gratuito e organizzato benissimo, e nel giro di pochi anni è diventata una cosa a cui i messicani tengono. Vuol dire un’altra cosa, e cioè che se cercate la festa quella non è nella capitale: è nei paesi, nei cimiteri, nelle case. La sfilata è il grande evento pubblico, l’ofrenda di una famiglia purépecha è il rito. Se avete tempo per tutte e due, benissimo. Se dovete scegliere, sapete adesso cosa state scegliendo.

Attenzione: la data della sfilata cambia ogni anno e viene annunciata dalle autorità cittadine solo a ottobre. A inizio settembre 2026 non era ancora pubblicata: non fidatevi delle date che trovate in giro copiate dagli anni scorsi e, se la sfilata è il motivo del vostro viaggio, aspettate l’annuncio ufficiale prima di comprare i voli per una data precisa.

Dove viverlo in Messico: i luoghi a confronto

Il Messico è grande come sei Italie, e i luoghi del Día de los Muertos stanno in stati diversi, a ore di distanza. Questa è la tabella che avrei voluto trovare io quando si tratta di decidere: cosa cambia davvero fra un posto e l’altro.

DoveChe cosa ci si trovaPer chi
Pátzcuaro e Janitzio (Michoacán)La Noche de Muertos purépecha: le veglie a lume di candela nei cimiteri delle isole del lago, le barche che attraversano l’acqua nella notteChi cerca il rito nella sua forma più intatta e accetta folla, freddo notturno e organizzazione complicata
OaxacaLe comparsas per le strade, i mercati, i cimiteri di Xoxocotlán e San Felipe, la città più bella e più attrezzata per il visitatoreChi vuole insieme la festa, il cibo, l’artigianato e una base comoda: è la scelta più equilibrata
Mixquic (Tláhuac, Città del Messico)L’Alumbrada, il cimitero del paese illuminato da migliaia di candele la sera del 2 novembre, a un’ora e mezza dal centro della capitaleChi ha pochi giorni e sta in città, ma non vuole fermarsi alla sfilata
AguascalientesIl Festival de Calaveras, nella città di José Guadalupe Posada, il papà della CatrinaChi è curioso della parte artistica e satirica, e preferisce un evento a una veglia
Mérida e lo YucatánL’Hanal Pixán, la versione maya della festa, con i suoi piatti ritualiChi sta già facendo lo Yucatán e vuole la variante locale invece del circuito principale

Il mio consiglio, se è la prima volta, è di non inseguirli tutti. Sceglietene uno e restateci i tre giorni, perché è nella ripetizione che si capisce qualcosa: il mercato la mattina, la casa il pomeriggio, il cimitero la notte. Fare Oaxaca e Pátzcuaro nello stesso viaggio significa passare il 1 novembre in aereo, che è esattamente il giorno che eravate venuti a vedere.

Come si vive da vicino, senza sbagliare posto

Come ci si sta: il galateo di chi arriva da fuori

Questa è la sezione che nessuno scrive, e secondo me è la più importante di tutte. Perché il Día de los Muertos è diventato una meta turistica, e il rischio concreto è di ritrovarsi a fare i turisti dentro il lutto di qualcun altro. Nei cimiteri di paese, quella notte, ci sono persone che stanno vegliando la propria madre morta a marzo.

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  • Chiedete prima di fotografare. Sempre, e a voce, anche se la scena è irresistibile. Un cenno di assenso costa dieci secondi e cambia completamente cosa siete in quel momento.
  • Niente flash e niente treppiedi fra le tombe. Le candele sono metà del significato: spegnerle con la luce di una fotocamera è il modo più rapido per essere maleducati senza accorgersene.
  • Il trucco da Catrina è una cosa di città. A Oaxaca o alla sfilata di Città del Messico ve lo fanno per strada ed è normale. In un cimitero di villaggio, presentarsi truccati fra famiglie in raccoglimento è un’altra cosa: guardate come sono vestiti i locali e adeguatevi.
  • Portate un fiore. Se entrate in un cimitero piccolo, comprare un mazzo di cempasúchil al mercato e lasciarlo su una tomba dimenticata è il gesto che vi trasforma da spettatori a partecipanti. Lo capiscono al volo.
  • Se vi offrono da mangiare o da bere, accettate. L’ospitalità in quei giorni è parte del rito, e rifiutare per timidezza è più scortese che accettare.
  • Nelle comunità piccole andateci con una guida locale. Non per sicurezza: per avere qualcuno che sappia dove si può entrare e dove no, e che vi presenti invece di farvi arrivare come una comitiva.

Consiglio: imparate due frasi in spagnolo prima di partire, anche solo «¿puedo tomar una foto?» e «mis condolencias». In un contesto così, provarci nella lingua di chi vi ospita vale più di qualsiasi guida: è la differenza fra assistere a una cerimonia ed esserci invitati.

Organizzare il viaggio: quando prenotare e quanti giorni servono

Qui parlo da organizzatore di viaggi, che è il mestiere che mi riesce meglio. Il Día de los Muertos è una delle due o tre settimane più richieste dell’anno in Messico, e questo ha conseguenze pratiche precise.

  • Prenotate con largo anticipo. Voli e alloggi a Oaxaca e in Michoacán per il 31 ottobre e il 2 novembre si esauriscono con mesi di margine, e i prezzi in quella finestra non somigliano a quelli del resto dell’anno.
  • Mettete in conto almeno dieci giorni. Il volo dall’Italia è lungo, il fuso è di sette ore, e un viaggio in Messico costruito solo attorno a tre giorni di festa è un viaggio sprecato: le distanze interne si mangiano il resto.
  • Scegliete un solo polo e costruiteci intorno. Oaxaca si combina bene con il Chiapas o con la costa; Pátzcuaro con Morelia e Guanajuato; Città del Messico con Puebla e Teotihuacán.
  • Attenzione al clima. Fine ottobre in Messico centrale significa giornate miti e notti fredde, e le veglie si fanno di notte all’aperto. Chi si presenta al cimitero di Janitzio in maglietta se ne pente verso l’una.

Due cose da sistemare prima di partire, e sono le stesse che raccomando sempre per i viaggi fuori dall’Europa. La prima è l’assicurazione di viaggio: in Messico la sanità privata si paga, e per una settimana di festa in cui si mangia per strada e si dorme poco non è il caso di partire scoperti. La seconda è la connessione: il Messico è fuori dal roaming europeo, quindi o accettate le tariffe del vostro operatore o vi portate avanti con una eSIM da attivare prima della partenza, che nelle notti in cui si cerca un taxi all’uscita di un cimitero serve più di quanto sembri adesso.

Il Día de los Muertos fuori dal Messico

La festa non si ferma ai confini messicani. Si celebra in Guatemala, in altri paesi dell’America centrale e in tutte le comunità messicane degli Stati Uniti, dove è diventata anche un fatto identitario: a Los Angeles, in Texas, in Arizona le ofrende si preparano nei musei e nelle piazze. Chi si occupa di feste d’autunno nordamericane trova un cugino stretto, molto diverso di carattere, nella Salem di ottobre.

Anche in Italia, negli ultimi anni, sono nate serate e mostre a tema, spesso legate a istituti di cultura e associazioni messicane. Sono cose simpatiche e servono a far conoscere la tradizione, ma teniamo le proporzioni: sono divulgazione, non il rito. Se il tema vi interessa e volete capire come si incastra nel calendario mondiale delle feste, ne parliamo anche nella nostra guida ai festival culturali nel mondo mese per mese.

Info essenziali

  • Quando: 1 e 2 novembre, con la vigilia del 31 ottobre. Le date non cambiano di anno in anno.
  • Dove: Pátzcuaro e Janitzio (Michoacán), Oaxaca, Mixquic (Città del Messico), Aguascalientes, Mérida.
  • Quanto dura il viaggio: almeno dieci giorni, di cui tre sul luogo della festa.
  • Quando prenotare: mesi prima. È una delle settimane di punta dell’anno.
  • Documenti: passaporto in corso di validità; per soggiorni turistici brevi non serve visto, ma le regole d’ingresso vanno verificate sul sito della Farnesina prima di partire.
  • Da mettere in valigia: una giacca per le notti, scarpe comode per i cimiteri sterrati, contanti in pesos per mercati e traghetti.

Domande frequenti su los dias de los muertos

Quando si festeggia el dia de los muertos?

Il 1 e il 2 novembre, con la vigilia del 31 ottobre. Il 1 novembre è dedicato ai bambini defunti e si chiama Día de los Angelitos, il 2 novembre agli adulti ed è la notte delle veglie nei cimiteri. Le date sono fisse e coincidono con Ognissanti e la commemorazione dei defunti.

Che differenza c’è tra Halloween e il dia de los muertos?

Halloween è una festa della paura, in cui ci si traveste da mostri per esorcizzare la morte. Il Día de los Muertos è una festa dell’accoglienza: i defunti tornano a casa per una notte e la famiglia li aspetta preparando un altare con le loro foto, i loro cibi preferiti e le candele. Cadono a pochi giorni di distanza e hanno entrambi gli scheletri, ma il significato è opposto.

Cosa si mette sull’altare del giorno dei morti?

La foto del defunto, il cempasúchil arancione i cui petali tracciano il sentiero verso casa, le candele che indicano la strada, il copal che si brucia per purificare, l’acqua e il sale, il pan de muerto, i teschietti di zucchero, il papel picado e i piatti preferiti della persona che si aspetta.

Dove conviene andare in Messico per il dia de los muertos?

I quattro luoghi principali sono Pátzcuaro con l’isola di Janitzio in Michoacán per le veglie purépecha, Oaxaca per le comparsas e i cimiteri di Xoxocotlán, Mixquic alle porte di Città del Messico per l’Alumbrada del 2 novembre e Aguascalientes per il Festival de Calaveras. Oaxaca è la scelta più equilibrata per chi ci va la prima volta.

Il dia de los muertos è patrimonio UNESCO?

Sì. Le feste indigene dedicate ai morti sono state proclamate capolavoro del patrimonio orale e immateriale nel 2003 e iscritte nel 2008 nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La motivazione lega la festa alla fine del ciclo annuale del mais.

Chi è la Catrina?

È lo scheletro femminile con il grande cappello piumato, disegnato a inizio Novecento dall’incisore José Guadalupe Posada. Nasce come satira sociale contro i messicani che rinnegavano le proprie origini indigene vestendosi all’europea, ed è diventata l’immagine simbolo della festa.

Si possono fare foto durante il dia de los muertos?

Sì, ma chiedendo sempre il permesso a voce prima di inquadrare le persone, e senza flash né treppiedi fra le tombe. Nei cimiteri ci sono famiglie che stanno vegliando i propri morti recenti: il rispetto viene prima della fotografia.

La sfilata di Città del Messico è una tradizione antica?

No. La grande sfilata del Día de Muertos è nata nel 2016, dopo che il film di James Bond Spectre nel 2015 ne aveva mostrata una immaginaria che all’epoca non esisteva. La prima edizione reale, il 29 ottobre 2016 su Paseo de la Reforma, portò 250.000 persone in strada. La data cambia ogni anno e viene annunciata a ottobre.

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