A Lacock ci siamo arrivati l’ultimo giorno del viaggio, con le valigie già in macchina e un volo da prendere nel pomeriggio, e ci abbiamo passato due ore e mezza che sono state fra le migliori dei cinque giorni. Ci eravamo andati per Harry Potter, lo ammetto: la mappa dei set in mano, presa al Visitor Centre, e la caccia al numero 20 di Church Street, che è l’esterno della casa dei genitori di Harry a Godric’s Hollow. Riconoscerlo è stato un tuffo al cuore.
Poi però ho scoperto una cosa che nessuno mi aveva detto, e che ha cambiato il senso di tutta la visita: Lacock Abbey è il posto dove è nata la fotografia. Non in senso lato, proprio letteralmente. Nel 1835, in una stanza di quella casa, un signore che non sapeva disegnare fece la prima immagine della storia su negativo, e il soggetto era una finestra di quella stessa casa. La finestra è ancora lì, e si può guardare. Qui trovate quanto costa entrare davvero, gli orari veri (che sono la trappola vera di questo posto, perché ogni cosa apre a un’ora diversa), com’è fatto il villaggio, e perché i corridoi di Hogwarts non sono uno solo.
In breve
Lacock è un villaggio del Wiltshire, tre miglia a sud di Chippenham, ed è quasi interamente di proprietà del National Trust: è il motivo per cui non ha antenne, insegne né asfalto moderno, e per cui ci girano film in continuazione. Il biglietto è uno solo e comprende la Lacock Abbey, il chiostro medievale, il Fox Talbot Museum e i giardini: 21,00 £ per un adulto senza Gift Aid, 10,50 £ per un bambino dai 5 ai 17 anni, gratis sotto i 5, 52,50 £ la famiglia. Soci National Trust: ingresso e parcheggio gratis; per gli altri il parcheggio costa 5 £ al giorno. Non serve prenotare. 🚨 Gli orari cambiano da un edificio all’altro: parco 10-17, chiostro 10:15-16:45, sale dalle 10:30 con ultimo ingresso alle 15:45, museo 10-17. Il villaggio è libero e sempre aperto, e si gira in mezz’ora. Per tutto insieme contate due ore e mezza. Qui il chiostro ha fatto da corridoi di Hogwarts e una sala interna da aula di Pozioni; il paese è stato Godric’s Hollow, oltre che Downton Abbey, Orgoglio e pregiudizio e Cranford. E qui, nel 1835, è nato il negativo fotografico.
Indice dell’Articolo
Dove si trova Lacock e come ci si arriva
Prima cosa da mettere in chiaro, perché fa risparmiare delusioni: Lacock non è nelle Cotswolds. Sta nel Wiltshire, tre miglia a sud di Chippenham, e dal cuore della regione dei borghi color miele ci vuole un’ora abbondante di strada. La pietra qui è più grigia, e accanto ci sono le case a graticcio, che nelle Cotswolds vere quasi non si vedono. Se contee, distretti e aree protette all’inizio vi sembrano la stessa cosa, ci ho messo un po’ a raccapezzarmi anch’io e ne ho scritto in un pezzo apposta.
Se ne parla insieme perché sta sulla strada, ed è una comodità vera: chi vola su Bristol ha Lacock a meno di un’ora dall’aeroporto, e da lì a Castle Combe ci sono quindici minuti. È il salto più corto di tutto il nostro viaggio, e insieme quei due paesi fanno una mezza giornata perfetta. Noi ci siamo arrivati da Swindon in circa quaranta minuti, l’ultimo giorno, e nella guida generale alle Cotswolds trovate come abbiamo incastrato il resto.
| Da | Quanto ci vuole |
|---|---|
| Castle Combe | 15 minuti (cronometrati da noi) |
| Chippenham | circa 10 minuti, sono 3 miglia |
| Swindon | 35-45 minuti (cronometrati da noi) |
| Bath | circa 30 minuti |
| Aeroporto di Bristol | circa 1 ora |
| Avebury | circa 40 minuti |
| Bourton-on-the-Water, nel cuore delle Cotswolds | circa 1 ora e 15 |
| Londra | circa 2 ore |
In auto si esce dalla M4 all’uscita 17 e si segue la A350.
⚠️ Attenzione a una cosa che il navigatore sbaglia: l’indirizzo dell’abbazia è SN15 2LG, ma per il parcheggio il codice postale da mettere è un altro, SN15 2RQ. Il parcheggio si chiama Hither Way ed è a meno di quattrocento metri dalla reception, con colonnine di ricarica elettrica e posti riservati al contrassegno disabili. ⛔ E c’è un divieto che il National Trust ripete due volte: nelle strade del villaggio non si parcheggia e non si scarica nessuno, nemmeno per un minuto.

Senza macchina si arriva, ed è più facile di quanto sembri per un paese di questa taglia: le stazioni di Melksham e Chippenham sono a tre miglia e tre miglia e mezzo, e da lì passa l’autobus Faresaver X34 che collega Chippenham a Frome. ⭐ E c’è un premio che quasi nessuno conosce: chi arriva in autobus e mostra il biglietto allo Stables Café si prende una bevanda calda gratis. Se ci andate in bici, la ciclabile NCN4 passa a un miglio e le rastrelliere sono nel parcheggio, accanto al pub.
Quanto costa entrare a Lacock Abbey
Il biglietto è uno solo e comprende tutto: la casa, il chiostro medievale, il Fox Talbot Museum e i giardini. Non c’è modo di comprare solo una parte, e non serve prenotare: si paga alla visitor reception il giorno stesso. Il villaggio, invece, è pubblico: ci si cammina liberamente senza pagare niente, e l’unica spesa obbligata per chi arriva in auto è il parcheggio.
| Biglietto | Senza Gift Aid | Con Gift Aid |
|---|---|---|
| Adulto (dai 18 anni) | 21,00 £ | 23,10 £ |
| Bambino (5-17 anni) | 10,50 £ | 11,60 £ |
| Sotto i 5 anni | gratis | |
| Famiglia (2 adulti e fino a 3 bambini) | 52,50 £ | 57,80 £ |
| 1 adulto e fino a 3 bambini | 31,50 £ | 34,70 £ |
| Gruppi, adulto | 19,95 £ | |
| Gruppi, bambino | 9,98 £ | |
| Soci National Trust | gratis, parcheggio compreso | |
| Parcheggio, non soci | 5,00 £ al giorno | |
Il parcheggio si paga con l’app JustPark, e il codice della proprietà è 896468, oppure alle macchinette. I soci del National Trust non pagano, ma devono comunque registrarsi all’arrivo: non basta lasciare la macchina e andarsene. Se avete in programma più di una proprietà del Trust in un viaggio, il conto della tessera si fa presto, perché qui da soli sono 21 £ a testa più il parcheggio.
Due avvertenze sui prezzi, e vengono dalla fonte stessa
La prima: sulla pagina ufficiale la tariffa piena è descritta come quella «da primavera a fine estate», valida dal 1° marzo al 31 ottobre. Solo che l’anno scritto accanto non è quello corrente, cioè il testo non viene aggiornato da un po’. Prendete quindi le cifre come l’ordine di grandezza giusto e ricontrollate la pagina prima di partire.
La seconda, che è anche un consiglio: d’inverno si paga meno, perché le sale dell’abbazia chiudono per la pulizia annuale e il biglietto viene adeguato. Se andate fra novembre e febbraio risparmiate, ma vedete meno: il chiostro e il museo restano, le stanze no.
Il mio conto non torna, e ho un’idea del perché
Sulle spese di quella giornata, alla voce Lacock, ho annotato 80 euro in quattro, più le solite 6 £ di parcheggio. Ottanta euro in quattro fanno circa 17 £ a testa, mentre il biglietto per un adulto ne costa 21. Non torna, e una spiegazione possibile ce l’ho: siamo passati di lì a fine agosto 2026, dentro la finestra di una riduzione temporanea dell’IVA decisa dal Governo britannico, che su un’altra proprietà del National Trust era segnalata apertamente. Ventuno sterline scorporate dell’IVA fanno 17,50, e per quattro persone fanno 70 £, cioè poco più di ottanta euro. ⚠️ Ma è una ricostruzione, non un fatto: sulla pagina di Lacock quell’avviso non c’è, e preferisco dirvi che non lo so piuttosto che spacciarvi un ragionamento per una prova. Il prezzo su cui fare i conti è quello pieno, 21 £.
Gli orari, e perché arrivare alle dieci in punto non serve
Questa è l’informazione più utile che vi posso dare su Lacock, ed è quella che non ho trovato scritta da nessuna parte in italiano: dentro la stessa proprietà ogni cosa ha un orario suo. Non è un dettaglio, perché il pezzo che quasi tutti vogliono vedere, cioè il chiostro, apre un quarto d’ora dopo il parco, e le sale ne aprono mezz’ora dopo. Chi arriva alle dieci spaccate e punta dritto al chiostro trova la porta chiusa e non capisce perché.
| Cosa | Orario |
|---|---|
| Parcheggio | 9:00 – 17:00 (o al tramonto, se prima) |
| Parco e giardini dell’abbazia | 10:00 – 17:00 |
| Chiostro | 10:15 – 16:45 |
| Sale dell’abbazia | dalle 10:30, ultimo ingresso 15:45 |
| Fox Talbot Museum | 10:00 – 17:00 |
| Stables Café, nel villaggio | 10:00 – 17:00 |
| Negozio | 10:00 – 17:00 |
| Libreria dell’usato | 10:00 – 16:30 |
| Sala da tè del cortile | può essere chiusa: verificate |
La conseguenza pratica è semplice, e conviene organizzarsi così: arrivate alle dieci, ma cominciate dal villaggio, che è libero e sempre aperto. Mezz’ora fra le quattro strade e siete in perfetto orario per il chiostro. Se fate il contrario, cioè entrate subito nella proprietà, vi ritrovate a girare in tondo nel parco aspettando che aprano.

⚠️ L’altro numero da tenere d’occhio è l’ultimo ingresso alle sale, alle 15:45. Chi arriva nel pomeriggio, magari dopo aver fatto Bath la mattina, rischia di trovare la casa già chiusa mentre il resto è ancora aperto. E la sala da tè del cortile, quella dentro la proprietà, non è sempre in servizio: quando siamo passati noi non c’era, e il caffè si prende allo Stables Café, che sta nel villaggio.
Il chiostro di Harry Potter, e perché a Hogwarts di chiostri ce ne sono due
Partiamo dalla confusione, perché è diffusa e la faccio anch’io la prima volta che ci ripenso. Se cercate «il chiostro di Hogwarts» trovate due posti diversi, e sono tutti e due veri: il Great Cloister della Cattedrale di Gloucester, nel Gloucestershire, e il chiostro della Lacock Abbey, nel Wiltshire, a un’ora abbondante di distanza. I registi hanno usato tutti e due, in film diversi e per inquadrature diverse. Non c’è una versione giusta e una sbagliata: se volete vedere «i corridoi», ne dovete mettere in conto due, in due contee.



Quello di Lacock ha però una cosa che l’altro non ha: anche l’aula di Pozioni. Una delle sale interne dell’abbazia è la stanza del professor Piton, e riconoscerla dopo il chiostro fa un certo effetto, perché a quel punto vi rendete conto che state camminando dentro la scuola e non accanto. Il National Trust indica come luoghi da non perdere il chiostro, la Chapter House, la Sacristy e la Warming Room: sono i quattro ambienti medievali sopravvissuti, e sono anche quelli che compaiono sullo schermo.
Fuori, nel villaggio, la caccia continua. Il pezzo forte è il numero 20 di Church Street, che è l’esterno della casa dei genitori di Harry a Godric’s Hollow: è una casa privata come tutte le altre della via, non ha targhe né code, e la si trova solo sapendo dove guardare. Poi ci sono le strade usate per Budleigh Babberton, il paese dove Silente e Harry vanno a recuperare il professor Lumacorno all’inizio del Principe Mezzosangue.

Chiedete la mappa delle location, è gratis
Alla visitor reception danno una mappa delle location del villaggio, e senza quella metà delle case non le riconoscete: le facciate sono tutte belle uguali, ed è esattamente il motivo per cui ci girano. Noi l’abbiamo presa lì e ci abbiamo passato la prima ora, senza fretta. La stessa mappa si può anche scaricare in PDF dal sito del National Trust prima di partire, ed è quello che farei se tornassi: avercela già sul telefono vi risparmia la coda alla reception.
E Harry Potter non è nemmeno la produzione più presente, se contate i minuti. Il villaggio e l’abbazia sono stati Downton Abbey (nel 2015 e nel 2018), l’Orgoglio e pregiudizio della BBC del 1995, Cranford e il film Wolfman. La ragione è sempre la stessa: qui non c’è niente da nascondere in post-produzione, perché non ci sono antenne, insegne al neon o segnaletica moderna.
Ma Lacock è il posto dove è nata la fotografia
Ed eccola, la cosa per cui questo articolo esiste. Il National Trust definisce Lacock la «Home of Photography», e non è uno slogan da brochure: è qui che nel 1835 è stato creato il negativo fotografico, cioè il principio su cui è andata avanti l’intera fotografia fino al digitale. Ci sono andato per una saga di maghi e sono uscito con questa, che mi è sembrata una magia più grossa.
La finestra più importante nella storia delle immagini
Henry Fox Talbot (1800-1877) ereditò Lacock quando aveva cinque mesi, ma ci andò a vivere solo nel 1827. Scienziato e matematico appassionato, nel 1835 riuscì a fissare in modo permanente l’immagine di una finestra dell’abbazia. Quel rettangolino, non più grande di un francobollo, è oggi riconosciuto come il più antico negativo fotografico sopravvissuto al mondo.
La cosa che mi ha fatto venire i brividi è che quella finestra è ancora al suo posto, nella South Gallery, e la potete guardare come la guardava lui. Non è dietro un vetro e non ha un cartello grande quanto un manifesto: è una finestra a riquadri in una stanza, e sta lì.
Il merito è di sua moglie, e va detto
Questa parte non me l’aspettavo, e il National Trust la scrive nero su bianco. Fu la moglie, Constance Mundy (1811-1880), a mettere in moto tutto: Henry si rese conto che il talento artistico di lei era di gran lunga superiore al suo e si mise a cercare un metodo per catturare una veduta senza saper disegnare. La fotografia, insomma, nasce dall’inadeguatezza di un uomo davanti a una donna che disegnava meglio di lui.
E Constance non è rimasta a guardare: dal 1839 circa cominciò a sperimentare lei stessa i processi fotografici, diventando una delle prime donne al mondo a farlo. È il tipo di dettaglio che in un museo si legge in tre righe e che vale mezza visita.
Sono andato a vedere dove è nata la fotografia con il telefono in tasca
Confesso una cosa che mi ha fatto sorridere solo dopo. Nei miei viaggi la macchina fotografica non la porto più: quando ho messo insieme lo zaino di Dovevado ho scelto un cellulare di fascia alta al posto della reflex, perché una reflex o una mirrorless vogliono dietro tre obiettivi e a me serve poter tirare fuori qualcosa in due secondi mentre cammino. Quindi a Lacock, cioè nel posto dove è stato inventato il negativo, ci sono entrato con un telefono. ⭐ E poi mi sono accorto che è più coerente di quanto sembri: Fox Talbot cercava un modo per fare immagini senza saper disegnare, io ne cerco uno per farle senza portarmi appresso mezzo studio. È la stessa pigrizia produttiva, a centonovant’anni di distanza.
Il Fox Talbot Museum e le mostre
Il museo sta dentro il biglietto, non si paga a parte, e racconta la storia della fotografia dagli inizi fino a oggi, non solo il pezzo di Talbot. La collezione è di quelle serie, tanto che il National Trust ci ha portato collaborazioni con Magnum Photos, e il programma di mostre temporanee cambia: quello che ci trovate voi non è quello che abbiamo trovato noi. ⚠️ Vale quindi la pena controllare cosa c’è in cartellone prima di andare, perché può spostare il tempo che vale la pena dedicargli.
Ottocento anni prima dei film: la storia dell’abbazia
Se le date vi annoiano saltate pure, ma vi perdete tre personaggi che secondo me valgono il biglietto quanto il chiostro.
Ela, la contessa che faceva lo sceriffo
L’abbazia la fondò nel 1232 Ela, contessa di Salisbury (1187-1261), su un terreno suo, come convento cattolico. Poi ci entrò lei stessa come monaca e nel 1240 ne divenne badessa. Ma il pezzo grosso viene prima: Ela era stata sceriffo del Wiltshire, cioè la persona incaricata di far rispettare la legge stabilita dalla Magna Carta del 1215, in un’epoca in cui una carica del genere a una donna non la dava nessuno.

⭐ E c’è il dettaglio che chiude il cerchio: la sua copia della Magna Carta, quella del 1225, è rimasta a Lacock fino al 1946, quando è passata alla British Library. In quella casa, per settecento anni, c’è stata una copia della Magna Carta. Nella collezione resta invece un manoscritto fatto per le monache intorno al 1350, un dizionario delle parole difficili della Bibbia, che è l’unico esemplare rimasto nell’edificio per cui fu scritto: scampò alla dissoluzione dei monasteri e non se ne è mai andato.
Il falsario della zecca di Bristol
Nel 1539 Enrico VIII fece chiudere l’abbazia, come tutte le altre, e l’anno dopo la comprò Sir William Sharington per 730 sterline. Qui la storia diventa gustosa: Sharington era un mercante e il maestro della zecca di Bristol, e confessò di averla frodata, coniando monete più leggere del dovuto e in quantità superiore agli ordini, con registri falsi per non farsi scoprire.
Con quei soldi trasformò il convento in una dimora di campagna, demolì la chiesa e con le sue pietre costruì la torre ottagonale all’angolo dell’edificio, ispirandosi al Rinascimento francese e italiano. Dentro la torre fece mettere due tavoli di pietra fatti su misura: quello del piano intermedio è ottagonale come la stanza ed è retto da quattro satiri accovacciati, mezzi uomini e mezzi capre. Vale la pena cercarlo, perché è la cosa più smaccatamente Tudor rimasta in tutta la casa.
Elisabetta I, il Gothick e la donna che regalò tutto
Nell’agosto del 1574 Elisabetta I dormì qui per una settimana, durante uno dei suoi viaggi verso l’ovest del regno. Il padrone di casa di allora le regalò, come voleva l’usanza, un pendente a forma di delfino in madreperla, oro, diamanti e rubini: il mese dopo la regina lo nominò cavaliere. Direi che il regalo aveva funzionato.
Nel Settecento John Ivory Talbot ci mise cinquantotto anni a rifare casa e giardino nello stile Gothick, quel neogotico settecentesco che rifaceva il medioevo con gli occhi del proprio secolo: sua è la Great Hall con le sculture e l’arco d’ingresso nel parco, disegnati con l’architetto Sanderson Miller. E l’ultima proprietaria fu Matilda Talbot (1871-1958), nipote di Henry Fox Talbot, che nel 1932 organizzò un corteo per i settecento anni dell’abbazia vestendosi da Ela, avviò lo studio delle fotografie del nonno e nel 1944 regalò Lacock al National Trust. Nelle sue memorie scrisse di sperare che il posto sapesse adattarsi ai cambiamenti conservando lo spirito. Ottant’anni dopo, con le troupe cinematografiche in strada, direi che ci è riuscita.
Il villaggio: quattro strade e duecento anni fermi
Il villaggio è metà della visita e non costa niente, quindi non fatelo di corsa. Si gira in mezz’ora ed è fatto di case a graticcio, vecchie dimore in pietra e negozi indipendenti, senza una singola concessione al presente. Il nome viene dai sassoni: i primi che si stabilirono qui vivevano lungo il ruscello che attraversa il paese, il Bide Brook, e lo chiamavano lacuc, «piccolo ruscello». Lacock, insomma, vuol dire ruscelletto.

C’è un dettaglio urbanistico che si vede a occhio nudo una volta che ve l’hanno detto: Church Street è storta e le altre strade sono dritte. La ragione è che l’abitato nacque intorno alla chiesa, in modo disordinato come nascevano i paesi, e che il resto invece è una città medievale pianificata, disegnata a tavolino su una griglia di quattro strade. Quella griglia è ancora quella, e il paese oggi somiglia molto a com’era duecento anni fa.
La vetrina che nessuno ha più toccato
Fermatevi davanti al numero 2 di High Street, la vetrina del vecchio negozio. Fine Ottocento era una caffetteria, dopo la Prima guerra mondiale una cartoleria, e dal 1966 anche l’ufficio postale del paese: sempre nelle mani della stessa famiglia, fino alla chiusura nei primi anni Ottanta. L’ultima residente, Miss Butler, allestì la vetrina nello stile delle esposizioni di inizio Novecento, e da allora non è più stata toccata. È lì da quarant’anni buoni, e la maggior parte dei visitatori le passa davanti senza sapere cosa sta guardando.


Nel paese ci sono anche un fienile delle decime del Trecento, la chiesa e una libreria dell’usato ricavata in un ex magazzino delle patate, accanto al forno e alla birreria di epoca Tudor. E se avete tempo, il National Trust propone tre passeggiate segnate: il giro del villaggio (poco più di due chilometri), quello del giardino di delizie e il Lovers Walk, tutte facili e tutte con il guado dove i bambini si tolgono le scarpe. ⚠️ Noi non ne abbiamo fatta nessuna: avevamo un aereo, ed è il rimpianto di quella mattina.
Quanto tempo serve e come incastrare Lacock nella giornata
Il conto giusto è due ore e mezza per tutto: mezz’ora di villaggio e due ore fra abbazia, chiostro, museo e giardini. È il tempo che ci abbiamo messo noi, dalle 10 alle 12:30, e non è avanzato niente. Chi vuole fare anche una delle passeggiate segnate o guardarsi la mostra del museo con calma deve mettere in conto mezza giornata.

Sul come incastrarla, il consiglio che vale l’articolo è questo, e ce l’ha insegnato la necessità: Lacock la mattina e Castle Combe subito dopo. Fra i due ci sono quindici minuti, il salto più corto di tutto il nostro viaggio, e insieme fanno una mezza giornata comoda. Se volate su Bristol, questa coppia è la giornata perfetta per il giorno della partenza: noi abbiamo fatto check-out a Swindon alle 8:45, colazione, Lacock dalle 10 alle 12:30, Castle Combe fino alle 14 e la macchina riconsegnata a Bristol entro le 15:30, senza mai guardare l’orologio con ansia.
Per il pranzo ci siamo fermati al The Red Lion, il pub del paese, anche lui apparso in diverse riprese televisive: struttura in pietra, immerso fra i fiori, un momento di relax d’altri tempi. Abbiamo speso 105 euro in quattro, che per un pranzo completo con quella cornice mi è sembrato onesto. Se cercate solo un caffè o un panino, lo Stables Café è più svelto e più economico.

Se non guidate, sul posto non c’è niente da prenotare: il biglietto si compra alla reception il giorno stesso e non esistono visite guidate da bloccare in anticipo. Quello che si prenota sono le gite in partenza da altrove, e l’unica che segnalo è quella in partenza da Bristol che mette insieme Stonehenge, Avebury, Lacock e Castle Combe, perché è più o meno la nostra giornata fatta da qualcun altro. Ce ne sono anche da Londra dedicate a Harry Potter, ma sono giornate lunghissime.
Un’ultima nota di onestà su quello che non abbiamo fatto: a Lacock non abbiamo dormito e il museo l’abbiamo attraversato più in fretta di quanto avrebbe meritato per questione di tempi da rispettare per rientrare in areoporto in tempo. Se avete più tempo di quello che avevamo noi, dateglielo: è uno di quei posti in cui il tempo in più si vede.
Info essenziali
- Dove: Lacock, vicino a Chippenham, Wiltshire, SN15 2LG. Nel navigatore, per il parcheggio, mettete invece SN15 2RQ.
- Quanto costa: biglietto unico per abbazia, chiostro, Fox Talbot Museum e giardini: 21,00 £ un adulto, 10,50 £ un bambino dai 5 ai 17 anni, gratis sotto i 5, 52,50 £ la famiglia. Soci National Trust gratis, parcheggio compreso. Parcheggio per i non soci 5 £ al giorno.
- Il villaggio è gratis e sempre aperto: si paga solo per entrare nella proprietà.
- Orari: parco 10-17, chiostro 10:15-16:45, sale dalle 10:30 con ultimo ingresso alle 15:45, museo 10-17, parcheggio dalle 9.
- Quanto tempo: due ore e mezza per villaggio e abbazia, mezza giornata con una passeggiata o una mostra.
- Senza auto: stazioni di Melksham e Chippenham a tre miglia, poi l’autobus Faresaver X34. Con il biglietto del bus vi offrono una bevanda calda allo Stables Café.
- Attenzione: nelle strade del villaggio non si parcheggia e non si scarica nessuno. E dentro l’abbazia ci sono gradini e pavimenti irregolari.
- Cani: ammessi al guinzaglio corto in giardino, tutto l’anno.
- Dove dormire: in paese l’offerta è piccolissima; per un viaggio in zona conviene una base più grande e baricentrica, come abbiamo fatto noi vicino a Swindon.
- Quando andare: il grosso della visita è al chiuso, quindi regge anche con la pioggia. Su cosa aspettarsi dal meteo c’è la nostra guida al clima inglese.
- Documenti: per il Regno Unito servono passaporto e autorizzazione elettronica, e come si ottiene sta qui.
Nella mia classifica personale di quel viaggio, Lacock sta in alto per una ragione che con i film c’entra poco: è l’unico posto in cui sono entrato pensando di sapere cosa avrei visto e sono uscito con una storia in più. Nel giro dei borghi ci sono paesi più fotogenici, e Bibury resta quello delle cartoline. Ma qui c’è una finestra che non somiglia a niente, e davanti a quella finestra ci si ferma.
Domande frequenti su Lacock Abbey
Quanto costa entrare a Lacock Abbey?
Il biglietto è unico e comprende l’abbazia, il chiostro medievale, il Fox Talbot Museum e i giardini: 21,00 £ per un adulto senza Gift Aid e 23,10 £ con, 10,50 £ per un bambino dai 5 ai 17 anni, gratis sotto i 5 anni, 52,50 £ per una famiglia con due adulti e fino a tre bambini. I soci del National Trust entrano gratis e non pagano il parcheggio, ma devono registrarsi all’arrivo. Per tutti gli altri il parcheggio costa 5 £ al giorno. Non serve prenotare: i biglietti si comprano alla visitor reception il giorno stesso. Il villaggio invece è pubblico e si visita gratuitamente.
Che orari ha Lacock Abbey?
Ogni parte della proprietà ha un orario suo, ed è la cosa che più spesso rovina la visita. Il parcheggio apre alle 9, il parco e i giardini alle 10, il chiostro alle 10:15 e chiude alle 16:45, le sale dell’abbazia aprono alle 10:30 con ultimo ingresso alle 15:45, il Fox Talbot Museum sta aperto dalle 10 alle 17 e la libreria dell’usato chiude alle 16:30. Chi arriva alle dieci in punto e punta dritto al chiostro lo trova ancora chiuso: conviene cominciare dal villaggio, che è libero e sempre aperto, e entrare nella proprietà un quarto d’ora dopo.
Lacock Abbey è il chiostro di Harry Potter?
Sì, ma non è l’unico. Il chiostro medievale di Lacock Abbey ha fatto da corridoio di Hogwarts nei film, e lo stesso ruolo è stato affidato al Great Cloister della Cattedrale di Gloucester, nel Gloucestershire: sono due chiostri diversi in due contee diverse, usati entrambi. A Lacock c’è però una cosa che l’altro non ha, cioè l’aula di Pozioni del professor Piton, che è una delle sale interne dell’abbazia. Nel villaggio, il numero 20 di Church Street è l’esterno della casa dei genitori di Harry a Godric’s Hollow, e alcune strade hanno fatto da Budleigh Babberton nel Principe Mezzosangue.
Quanto tempo serve per visitare Lacock?
Due ore e mezza bastano per fare tutto con calma: mezz’ora nel villaggio e due ore fra abbazia, chiostro, Fox Talbot Museum e giardini. È il tempo che ci abbiamo messo noi e non è avanzato nulla. Serve mezza giornata se volete aggiungere una delle tre passeggiate segnate che partono dal paese o guardarvi con calma la mostra temporanea del museo. Il villaggio da solo, senza entrare nella proprietà, si gira in una mezz’ora scarsa.
Lacock è nelle Cotswolds?
No, Lacock è nel Wiltshire, tre miglia a sud di Chippenham, e dal cuore delle Cotswolds ci vuole un’ora abbondante di strada. Anche l’architettura è diversa, perché qui il graticcio si mescola alla pietra grigia invece del calcare color miele dei borghi. Se ne parla sempre insieme alle Cotswolds per una ragione pratica, cioè che sta sulla strada per chi vola su Bristol e che dista solo quindici minuti da Castle Combe: insieme i due paesi fanno una mezza giornata comoda.
Cosa c’entra Lacock con l’invenzione della fotografia?
Lacock Abbey fu la casa di Henry Fox Talbot, che nel 1835 vi creò l’immagine permanente di una finestra dell’abbazia: quel rettangolino, non più grande di un francobollo, è il più antico negativo fotografico sopravvissuto al mondo. La finestra si trova nella South Gallery ed è ancora al suo posto. A spingere Talbot fu la moglie Constance Mundy: lui si rese conto che il talento artistico di lei era superiore al suo e cercò un modo per catturare una veduta senza saper disegnare. Dal 1839 Constance sperimentò a sua volta i processi fotografici, fra le prime donne al mondo a farlo. Il National Trust definisce oggi Lacock la Home of Photography.
Dove si parcheggia a Lacock?
Nel parcheggio Hither Way, a meno di quattrocento metri dalla visitor reception: nel navigatore va messo il codice postale SN15 2RQ, che è diverso da quello dell’abbazia. Si paga con l’app JustPark, il cui codice per questa proprietà è 896468, oppure alle macchinette; i soci del National Trust non pagano ma devono registrarsi. Ci sono posti riservati al contrassegno disabili e colonnine di ricarica per le auto elettriche. Il National Trust chiede espressamente di non parcheggiare e di non far scendere passeggeri nelle strade del villaggio.
Quali film sono stati girati a Lacock?
Molti più di quanti si pensi. Oltre ai film di Harry Potter, l’abbazia e il villaggio sono stati il set di Downton Abbey nel 2015 e nel 2018, dell’Orgoglio e pregiudizio della BBC del 1995, di Cranford e del film Wolfman. La ragione è sempre la stessa: il paese è quasi interamente di proprietà del National Trust ed è rimasto senza antenne, insegne moderne o segnaletica, quindi non c’è quasi nulla da nascondere in post-produzione. Alla visitor reception danno una mappa gratuita delle location, che si può anche scaricare in PDF dal sito del National Trust prima di partire.
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