Le Langhe hanno preso corpo nel mio immaginario adolescenziale quando, in terza superiore, il professore di lettere ci propose la lettura integrale de La malora. Non le avevo mai viste, eppure sapevo già come erano fatte: colline strette, cascine isolate, una fatica contadina che nelle pagine di Beppe Fenoglio non viene mai addolcita. Quando ci sono arrivata davvero, molti anni dopo, ero in Piemonte a inseguire le suggestioni di Cesare Pavese: i viaggi sono sorprendenti proprio per questo, si parte cercando una cosa e se ne trova un’altra.
Quello che segue è l’itinerario che ne è nato: i paesi dove Fenoglio ha ambientato i suoi romanzi e dove ha davvero combattuto, con le informazioni pratiche verificate per andarci oggi. È un percorso che alterna letteratura, storia della Resistenza e degustazioni, e che si può fare in due o tre giorni con base ad Alba. Se invece cercate il quadro d’insieme di queste colline, borghi e castelli compresi, lo trovate nella nostra guida completa alle Langhe.
In breve
I luoghi di Beppe Fenoglio si visitano in 2-3 giorni con base ad Alba, dove ha sede il Centro Studi a lui dedicato, in piazza Rossetti 2, con ingresso su appuntamento la mattina e info-point il pomeriggio. Le tappe sono Mango, con il campanile del Partigiano Johnny e l’Enoteca Regionale Colline del Moscato d’Asti nel castello, poi Barbaresco, Castino, Mombarcaro a 896 metri e San Benedetto Belbo con la Censa di Placido riaperta nel 2022. Servono l’auto e circa 120 chilometri complessivi, perché i paesi dell’Alta Langa non hanno trasporto pubblico utilizzabile. Stagione migliore: ottobre, fra tartufo e vendemmia.
A me basterà il mio nome, le due date che solo contano, e la qualifica di scrittore e partigiano. Mi pare di aver fatto meglio questo che quello.
(B. Fenoglio)
Chi era Beppe Fenoglio, e perché le Langhe sono un suo personaggio
Beppe Fenoglio nasce ad Alba nel 1922, figlio di un macellaio, e ad Alba muore nel 1963, a quarant’anni appena compiuti. Nel mezzo c’è la guerra: dopo l’8 settembre 1943 sale in collina e combatte con le formazioni autonome, i cosiddetti badogliani, quelli della stella azzurra e non del fazzoletto rosso. È una distinzione che conta per capire i suoi libri, perché il conflitto fra le due anime della Resistenza attraversa le sue pagine quanto quello con i fascisti.
Le opere che compongono questo itinerario sono tre. I ventitré giorni della città di Alba (Einaudi, 1952) è l’esordio: dodici racconti sulla guerra partigiana e sulla vita contadina, e il primo di essi dà il titolo alla raccolta. La malora (Einaudi, 1954) è il romanzo della miseria contadina in Alta Langa, quello che a scuola ci fecero leggere per intero. Il partigiano Johnny esce postumo nel 1968 e resta il libro con cui Fenoglio è entrato nel canone: il protagonista, Johnny, è un alter ego trasparente dello scrittore.
In tutti e tre il paesaggio non fa da sfondo: agisce. I crinali spiegano gli appostamenti, le cascine isolate spiegano la fame, la nebbia spiega la paura. Da insegnante lo dico spesso ai ragazzi: leggere Fenoglio e poi percorrere queste strade è il modo più diretto per capire che cosa significhi dire che un testo è radicato in un luogo. Dal 2014 queste colline sono anche patrimonio dell’umanità dell’Unesco, insieme a Roero e Monferrato, per il valore del loro paesaggio vitivinicolo.

L’itinerario delle Langhe di Fenoglio: tappe, tempi e distanze
Le tappe sono sei più Alba, e non stanno tutte nella stessa Langa: Mango e Castino sono nella Langa del Moscato, verso il Belbo; Barbaresco è a un quarto d’ora da Alba; Mombarcaro e San Benedetto Belbo sono in Alta Langa, cioè un’altra ora di curve. Conviene dividere il percorso in due giornate, con la terza dedicata alla città.
| Tappa | Perché c’entra con Fenoglio | Da Alba | Tempo sul posto |
|---|---|---|---|
| Mango | Il campanile che scandisce il tempo nel Partigiano Johnny; presidio badogliano | 25 km | 2 ore |
| Barbaresco | Base di una formazione partigiana rivale della sua | 10 km | 1-2 ore |
| Le Rocche (Roero) | I dirupi che nella sua prosa spiegano agguati e fughe | 15 km | 1 ora |
| Castino | Il rastrellamento del Partigiano Johnny; la cascina de La malora | 35 km | 1 ora |
| Mombarcaro | 896 m, il tetto delle Langhe: qui inizia la vita partigiana di Johnny | 55 km | 1 ora |
| San Benedetto Belbo | Il paese di Agostino de La malora; la Censa di Placido | 45 km | 1-2 ore |
| Alba | La città dei ventitré giorni; il Centro Studi Beppe Fenoglio | — | 1 giorno |
Una precisazione conviene farla subito, perché nessuno la fa: questo itinerario si percorre solo in auto. Mombarcaro, Castino e San Benedetto Belbo hanno collegamenti pensati per gli studenti pendolari, non per chi visita, e in molti casi non circolano nei fine settimana. Se arrivate in treno ad Alba o atterrate a Torino, mettete in conto di confrontare le tariffe di noleggio per le vostre date; e se è la prima volta che ne prenotate una, la nostra guida al noleggio auto spiega che cosa guardare oltre al prezzo.
Mango e il campanile del Partigiano Johnny
L’itinerario è cominciato da Mango, un paese di poco più di mille abitanti che sta in Alta Langa, in provincia di Cuneo, sul crinale che divide la valle Belbo dalla valle Tinella. Lo preciso perché è un errore diffuso, e per anni l’ho ripetuto anch’io in questa pagina: Mango non è nel Monferrato, che comincia più a nord, oltre il Belbo. Qui siamo nella Langa del Moscato, e la differenza si vede nei filari.
Nel Partigiano Johnny Mango è occupata dai partigiani filo-monarchici, e il suo campanile diventa una specie di orologio narrativo: le ore che suonano scandiscono l’attesa, che è poi lo stato d’animo dominante del libro. Vederlo dal basso, con il quadrante a numeri romani e la cella campanaria aperta sul cielo, restituisce esattamente quella funzione.

Dentro il borgo è segnalato un itinerario letterario dedicato allo scrittore, che si percorre a piedi in poco meno di un’ora. Vale la pena entrare anche nella chiesa parrocchiale di San Giacomo, con la sua facciata barocca sproporzionata rispetto alle dimensioni del paese: è un tratto ricorrente di questi centri, perché la ricchezza del vino si è depositata sulle chiese.

Il castello e l’Enoteca Regionale Colline del Moscato d’Asti
Il castello dei Marchesi di Busca domina il paese e oggi ospita l’Enoteca Regionale Colline del Moscato d’Asti, in piazza XX Settembre 19. Attenzione al nome, perché è cambiato: fino a qualche anno fa era l’Enoteca Regionale del Moscato, e il vecchio sito non risponde più. La sede ha chiuso e ha riaperto, e il riferimento attuale è enotecaregionalemango.it.

Info pratica: l’ingresso all’enoteca è gratuito. Le degustazioni si pagano in loco e costano 5 € per due calici e 10 € per quattro, con accompagnamento di salumi, formaggi e nocciole. Apertura da aprile a dicembre venerdì, sabato, domenica e lunedì dalle 11 alle 19; a febbraio e marzo solo sabato e domenica, con gli stessi orari. La prenotazione non è obbligatoria, ma serve se volete la certezza di un tavolo. Dati verificati sul sito ufficiale ad agosto 2026: ricontrollateli prima di partire, perché il calendario è stagionale.
Qui abbiamo assaggiato le sfumature del Moscato e ci siamo fatti raccontare la filiera e il modo in cui si valutano le annate. Ed è già alla prima tappa che si capisce il meccanismo di questo viaggio: le parole di Fenoglio lasciano il posto alle immagini dei luoghi, e i luoghi restituiscono alle parole un peso che sulla pagina si intuiva soltanto.
Barbaresco, dove il confine tra romanzo e Resistenza si assottiglia
Barbaresco, che dà il nome al vino, durante la Resistenza ospitava un gruppo di partigiani della fazione contrapposta a quella in cui militava Fenoglio. È il dettaglio che rende questa tappa diversa da una degustazione qualsiasi: qui il confine fra narrazione e realtà è davvero labile, perché ciò che l’autore ha raccontato lo ha vissuto in questi stessi luoghi, con i suoi passi e i suoi sguardi.
Il paese è piccolo e si gira in mezz’ora: la torre medievale, la chiesa sconsacrata di San Donato che ospita l’enoteca regionale e soprattutto il panorama sui vigneti che scendono verso il Tanaro. Se volete capire perché questo vino ha il prezzo che ha, il modo più diretto è farsi accompagnare da chi lo produce: esistono tour enologici del Barolo e del Barbaresco con una guida del posto che durano una giornata e comprendono le cantine di entrambe le denominazioni.
Le Rocche, il paesaggio che spiega la guerra partigiana
Nelle pagine di Fenoglio ricorrono le rocche: i versanti dirupati e franosi che tagliano di netto la dolcezza delle colline. Sono l’elemento che aiuta il lettore a capire appostamenti, spostamenti e difficoltà della guerra partigiana, perché in un paesaggio così un pendio non è un dettaglio estetico ma una decisione tattica.
Le più spettacolari, quelle che si raggiungono in mezz’ora da Alba, richiedono però una precisazione geografica che quasi nessuno fa: le Rocche stanno nel Roero, sulla sponda sinistra del Tanaro, mentre le Langhe sono la sponda destra. Non è pedanteria, è geologia. Le Langhe risalgono al Miocene e hanno terreni compatti di argille e marne; il Roero è più recente, fatto di sabbie e arenarie, e quando il Tanaro cambiò corso i suoi affluenti incisero quei terreni sabbiosi scavando le forre e i calanchi che oggi formano un anfiteatro grigio-bianco. Due paesaggi affacciati sullo stesso fiume, nati in modi diversi.
Castino, le contrade e la cascina de La malora
Ci siamo arrivati attraversando vigneti infiniti a metà strada fra la valle Bormida e la valle Belbo. Castino ha il castello, l’antico lavatoio e le contrade lastricate, e compare due volte nell’opera di Fenoglio: nel Partigiano Johnny con il rastrellamento, e ne La malora con la cascina attorno a cui ruota tutto il romanzo.
È la tappa che colpisce di più i lettori, e l’ho visto succedere anche a chi era venuto per il paesaggio e non per i libri. Le scene ricordate con le parole del romanzo si materializzano in questi luoghi con tutta la loro crudeltà, a cui il tempo trascorso conferisce un sapore quasi epico. Non c’è niente da visitare, in senso stretto: si cammina, si guarda e si riconosce.
Mombarcaro, il tetto delle Langhe a 896 metri
Il secondo giorno si sale. Mombarcaro è il comune più alto delle Langhe con i suoi 896 metri, e nelle pagine dello scrittore ospita l’inizio dell’attività partigiana di Johnny. Nelle giornate limpide da qui si vedono le Alpi da una parte e, dicono, il mare della Liguria dall’altra: è un paese di poche decine di abitanti, con un belvedere e poco altro, e per questo la salita ha senso solo se si è capito che cosa si viene a vedere.
Attenzione: in questa pagina il paese è rimasto scritto per anni come «Mombarco», e l’errore è finito anche in altri articoli che hanno ripreso l’itinerario. Il nome corretto è Mombarcaro, in provincia di Cuneo. Lo segnalo perché cercando la forma sbagliata sul navigatore non si arriva da nessuna parte.
Le descrizioni fenogliane dei colli e della natura sono spesso crudeli e malinconiche, e quassù si capisce il perché: d’inverno il vento non trova ostacoli e la nebbia sale dalle valli fino a coprire tutto. Al di là della storia, nei colori e nel silenzio dell’Alta Langa resta tangibile la sopravvivenza dell’umano nel mezzo del dramma.
San Benedetto Belbo e la Censa di Placido
San Benedetto Belbo è il paese da cui parte e a cui torna Agostino, il protagonista de La malora, ed è l’ambientazione di molti fra i racconti più intensi, da Un giorno di fuoco a Il gorgo. Per chi ha letto quei testi è il luogo fenogliano per eccellenza, più ancora di Alba.
E qui c’è la novità che nel 2018, quando ho fatto questo viaggio, non esisteva ancora: la Censa di Placido, la bottega-osteria di Placido Canonica citata più volte nei racconti, è stata restaurata dopo un lungo abbandono e riaperta al pubblico nel maggio 2022. È un edificio in pietra di Langa con il tetto in lose, le travi a vista e i segni antichi ancora sull’intonaco: era il negozio di campagna che vendeva tutto, dal cibo alle stoviglie alla ferramenta, e sul retro aveva il forno per il pane. Oggi ospita un piccolo centro culturale con un allestimento sulla vita e le opere dello scrittore.
Consiglio: la Censa non ha una biglietteria né un prodotto prenotabile online, e le aperture seguono il calendario del Comune e delle associazioni locali. Se ci andate apposta, telefonate prima in municipio: è un’ora di strada da Alba, e trovarla chiusa è una delusione evitabile.
Nei dintorni, Neive, Gorzegno, Neviglie e Murazzano sono altri centri che compaiono nei romanzi come punti di passaggio della guerra civile o come scenario dei racconti contadini. A Murazzano esiste un percorso segnalato dedicato allo scrittore, e in quasi tutti questi borghi le tracce fenogliane sono valorizzate con pannelli e targhe.
Alba, la città dei ventitré giorni
Alba la presero in duemila il 10 ottobre e la persero in duecento il 2 novembre dell’anno 1944.
(I ventitré giorni della città di Alba)
È l’incipit più celebre della letteratura resistenziale italiana, e racconta un fatto vero: la repubblica partigiana di Alba durò ventitré giorni, dal 10 ottobre al 2 novembre del 1944. Quella cifra secca, senza epica, dice già tutto del modo in cui Fenoglio guardava la guerra.

Alba si gira a piedi in una giornata: piazza Risorgimento con il duomo di San Lorenzo, le torri medievali superstiti, via Vittorio Emanuele che i locali chiamano semplicemente «la via Maestra». È una città di qualità enogastronomica altissima, dal tartufo bianco alla Nutella, che qui è nata. Ma è nel suo centro che l’emozione legata alle parole di Fenoglio prende il sopravvento: Alba è descritta in ogni fase della sua vita, dall’idillio adolescenziale al dramma del combattimento, ed è la somma di tutte le sue narrazioni.
Il Centro Studi Beppe Fenoglio: che cosè davvero e come si visita
In piazza Rossetti 2 ha sede il Centro Studi di Letteratura, Storia, Arte e Cultura «Beppe Fenoglio». Conviene sapere che cos’è prima di andarci, perché il nome può trarre in inganno: non è una casa museo con biglietteria e visite guidate, è un centro di ricerca. Conserva una biblioteca di oltre 1.400 volumi catalogati, un’emeroteca con la rassegna su Fenoglio e sul territorio, l’archivio dell’onorevole Teodoro Bubbio e lo Spazio Gallizio, dedicato a Pinot Gallizio, artista albese e amico dello scrittore.

Info pratica: da martedì a venerdì la mattina, dalle 10 alle 12, si entra solo su appuntamento ed è riservata a studiosi e studenti; il pomeriggio, dalle 15 alle 18, funziona come info-point. Il sabato mattina, dalle 10 alle 12, sempre su appuntamento. Si prenota per email a info@centrostudibeppefenoglio.it o al numero 0173 364623. Il sito ufficiale non pubblica alcun costo d’ingresso: chiedete direttamente al Centro quando fissate l’appuntamento, invece di fidarvi delle cifre che circolano sui siti turistici.
Davanti al Centro sorge il monumento ai partigiani, con incisa una delle citazioni più intime e universali dell’opera di Fenoglio. Racchiude anche il senso di questo viaggio.
Johnny pensò che forse un partigiano sarebbe stato come lui ritto sull’ultima collina, guardando la città e pensando lo stesso di lui e della sua notizia, la sera del giorno della sua morte. Ecco l’importante: che ne restasse sempre uno.
(Il partigiano Johnny)
Quando andare e quanto tempo serve
Il mese più bello è ottobre, e non è un caso: è la stagione del tartufo bianco d’Alba e della vendemmia, quando le colline dopo la raccolta virano al rosso e al giallo. È anche l’unico periodo dell’anno in cui queste colline sono più cercate che in piena estate, come raccontiamo nella guida su dove andare in vacanza a ottobre. In compenso è il mese in cui trovare posto costa di più e va prenotato con settimane di anticipo.
Per un itinerario fenogliano, però, ho un’opinione diversa e la dico chiaramente: il mese più coerente con questi libri è novembre, o addirittura gennaio. La nebbia che sale dal Belbo, i filari spogli e il freddo che entra nelle ossa sono esattamente il paesaggio de La malora e del Partigiano Johnny, mentre le colline verdi di agosto raccontano un’altra storia. Se venite per la letteratura e non per la tavola, scegliete la stagione brutta: capirete molto di più.
Sul tempo: due giorni bastano per le tappe in collina, tre con Alba. Se avete un giorno solo, tenete Mango, Barbaresco e Alba e rinunciate all’Alta Langa, che richiede un’ora di curve per parte. E se il Piemonte vi prende, Torino è a un’ora e un quarto di autostrada.
Dove dormire per girare le Langhe di Fenoglio
La base naturale è Alba, perché è l’unico centro con una scelta vera di strutture e servizi e perché sta al centro geografico dell’itinerario. Dormire nei paesi della Langa è più suggestivo ma vi lega all’auto per qualsiasi cosa, cena compresa.
Dove dormire ad Alba: in quale zona
- Centro storico: dentro l’anello dei viali, a piedi da piazza Risorgimento e dal Centro Studi. È la scelta giusta se venite per la città e per la Fiera del tartufo; in cambio il parcheggio è un problema e i prezzi salgono parecchio in autunno.
- Prima periferia di Alba: pochi minuti dal centro, parcheggio incluso e tariffe più basse. Comoda per chi usa l’auto tutti i giorni, cioè per chi fa questo itinerario.
- Cascine e agriturismi fra i vigneti: la sistemazione più fenogliana, con la vista sui filari dalla finestra. Serve l’auto per tutto e d’inverno molte chiudono, quindi verificate le aperture prima di prenotare.
Dove dormire ad Alba: hotel, b&b e cascine
Le abbiamo scelte così: strutture con valutazioni alte e un numero consistente di recensioni, controllate su due date diverse, una in alta stagione di ottobre e una in bassa di febbraio, per capire come si muovono davvero i prezzi.
In centro e vicino al centro
- Il Seminario (€): guesthouse con una delle basi di recensioni più ampie della città, ed è la soluzione più contenuta fra quelle selezionate. Adatta a chi in camera ci passa solo la notte.
- Hotel Calissano (€€): quattro stelle, il più recensito di Alba con oltre milleottocento giudizi, con parcheggio proprio. È la scelta senza sorprese per chi arriva in auto.
- Hotel Giacomo Morra (€€€): porta il nome dell’albergatore che negli anni Trenta inventò il commercio del tartufo bianco d’Alba, e sta nel centro storico. È la fascia più alta della selezione.
Fuori, fra i vigneti
- Cascina Sant’Antonio (€€): una cascina fuori città, cioè esattamente il tipo di edificio attorno a cui ruota La malora. Serve l’auto, ma è la sistemazione più coerente con il viaggio.
Le esperienze da prenotare nelle Langhe
Sui luoghi fenogliani in senso stretto non c’è quasi nulla da prenotare, e lo dico perché è un’informazione utile: Mango, Castino, Mombarcaro e San Benedetto Belbo si visitano liberamente, il Centro Studi si prenota per telefono e l’enoteca si paga in loco. Quello che si prenota è il contorno, cioè il vino e la tavola, ed è comunque parte del viaggio: Fenoglio queste colline le ha raccontate anche come luogo di lavoro della vite.
Cosa fare nelle Langhe oltre ai luoghi di Fenoglio
- Tour enologico del Barolo e del Barbaresco con una guida del posto (una giornata): tocca entrambe le denominazioni, compreso il paese della nostra seconda tappa.
- Noleggio e-bike con soste enogastronomiche nel Barbaresco: il modo più sensato di girare queste colline senza l’auto, e senza morire sulle salite.
- Picnic in cascina con vista e prodotti tipici piemontesi (mezza giornata): la cascina è l’unità di misura di tutta l’Alta Langa raccontata da Fenoglio.
- Giro al mercato con lo chef e lezione di cucina ad Alba: si parte dalla spesa e si finisce a tavola con i piatti langaroli.
- Visita alla Censa di Placido a San Benedetto Belbo e al Centro Studi di Alba: nessuna delle due si prenota online, si telefona, rispettivamente al Comune e al Centro.
Se il viaggio letterario è il vostro modo di scegliere una meta, e sospetto lo sia per chi è arrivato fin qui, il pezzo gemello di questo è la Lisbona di Antonio Tabucchi: stesso metodo, un altro autore, un’altra città letta come una pagina. Se invece il richiamo delle Langhe è quello del tartufo, la stagione e i posti giusti stanno in sulle strade del tartufo.
Alla fine di questo viaggio quello che resta non è l’elenco dei paesi visitati, ma un modo diverso di leggere. Fenoglio non ha descritto le Langhe: le ha usate come materiale narrativo, e percorrendole si capisce che la durezza della sua prosa non è una scelta stilistica ma una trascrizione fedele. Ho fatto questo itinerario con amici del posto, grandi appassionati di letteratura e di ottimi vini, e ho notato che coinvolgeva allo stesso modo i lettori esperti, chi cercava la natura e chi voleva capire la Resistenza. È il segno che questi luoghi sanno parlare a più di un tipo di viaggiatore.

Info essenziali
- Come arrivare: Alba è collegata in treno con Torino, circa un’ora e mezza con cambio ad Asti o a Bra. L’aeroporto più vicino è Torino Caselle, a un’ora e venti di auto.
- Come muoversi: auto indispensabile per l’Alta Langa. I collegamenti pubblici verso Mombarcaro, Castino e San Benedetto Belbo sono pensati per i pendolari e spesso non circolano nei fine settimana.
- Quando andare: ottobre per tartufo e vendemmia; novembre e gennaio se venite per i libri e volete il paesaggio che Fenoglio descrive.
- Durata consigliata: 2 giorni per le tappe in collina, 3 con Alba.
- Ingressi: enoteca di Mango gratuita, degustazioni 5-10 €. Centro Studi di Alba su appuntamento, nessun costo pubblicato sul sito ufficiale. Gli altri luoghi dell’itinerario sono all’aperto e liberi.
Domande frequenti sulle Langhe di Fenoglio
Quali sono i luoghi di Beppe Fenoglio nelle Langhe?
I principali sono Alba, dove Fenoglio nacque nel 1922 e dove ha sede il Centro Studi a lui dedicato, Mango con il campanile del Partigiano Johnny, Barbaresco, Castino con la cascina de La malora, Mombarcaro dove inizia la vita partigiana di Johnny e San Benedetto Belbo, il paese di Agostino, dove si visita la Censa di Placido.
Quanti giorni servono per l’itinerario fenogliano nelle Langhe?
Due giorni bastano per le tappe in collina e tre comprendono anche Alba. Con un giorno solo conviene tenere Mango, Barbaresco e Alba e rinunciare all’Alta Langa, che richiede circa un’ora di strada di curve per ogni tratta.
Si possono visitare le Langhe di Fenoglio senza auto?
Solo in parte. Alba si raggiunge in treno da Torino e Barbaresco è vicino, ma Mombarcaro, Castino e San Benedetto Belbo hanno collegamenti pubblici pensati per gli studenti pendolari, spesso sospesi nei fine settimana. Per l’itinerario completo l’auto è necessaria.
Il Centro Studi Beppe Fenoglio di Alba si può visitare?
Sì, ma non è una casa museo: è un centro di ricerca in piazza Rossetti 2. Da martedì a venerdì la mattina dalle 10 alle 12 si entra su appuntamento, il pomeriggio dalle 15 alle 18 funziona come info-point, e il sabato dalle 10 alle 12 sempre su appuntamento. Il sito ufficiale non pubblica alcun costo d’ingresso.
Quanto costa una degustazione all’Enoteca Regionale di Mango?
L’ingresso all’Enoteca Regionale Colline del Moscato d’Asti, nel castello di Mango, è gratuito. Le degustazioni costano 5 € per due calici e 10 € per quattro, con salumi, formaggi e nocciole. Da aprile a dicembre è aperta da venerdì a lunedì dalle 11 alle 19, a febbraio e marzo solo nel fine settimana.
Qual è il periodo migliore per visitare le Langhe di Fenoglio?
Ottobre è il mese più bello in assoluto, fra tartufo bianco d’Alba, vendemmia e foliage, ed è anche il più caro e affollato. Chi viene per la letteratura dovrebbe però scegliere novembre o gennaio: nebbia, filari spogli e freddo sono il paesaggio esatto de La malora e del Partigiano Johnny.
Le Rocche sul Tanaro sono nelle Langhe?
No, le Rocche si trovano nel Roero, sulla sponda sinistra del Tanaro, mentre le Langhe sono la sponda destra. Sono forre e calanchi scavati dagli affluenti nei terreni sabbiosi del Roero dopo la cattura del Tanaro, e formano un anfiteatro grigio-bianco visibile a mezz’ora da Alba.