Era da molti anni che non tornavo per una visita allo scavo di Pompei ed ero incuriosita dagli ultimi restauri, così ho contattato una guida con cui solitamente collaboro per motivi di lavoro, e ho fissato un tour di due ore che potesse soddisfare le esigenze degli adulti e dei bambini del nostro gruppo.

Lo scorso dicembre, mio marito, amante della corsa in montagna (anche nota in gergo tecnico come “trail running”), ha deciso di partecipare ad una gara sui sentieri della Costiera Amalfitana tra Furore e Positano. Quale migliore occasione per una bella gita con la famiglia che unisse l’utile agonistico al dilettevole esplorativo?

Il giorno successivo, dopo il trekking sul Sentiero degli Dei, ho fissato una bella cena a base di pesce presso uno dei più famosi ristoranti di Minori, la Locanda del Pescatore. Ma andiamo per gradi e partiamo dalla nostra giornata a Pompei con pranzo ‘alla romana’.

Pranzo “alla romana”

Siamo partiti molto presto alla volta di Pompei, dove avevamo la visita guidata prenotata per le 14.30. Al nostro arrivo, intorno alle 12.00 abbiamo affidato le auto alle cure del parcheggiatore del ristorante Caupona – in latino, caupona significa proprio osteria – che si trova nelle immediate vicinanze del Parco Archeologico. Si tratta della ricostruzione moderna di un’osteria romana, con decorazioni, stoviglie, menù e abbigliamento riadattati in chiave storica.

Nell’antica Pompei esistevano ben 89 osterie (!), la più famosa delle quali era quella di Lucio Vetuzio Placido in Via dell’Abbondanza: quando si dice che i Romani erano gaudenti, si capisce da questo numero impressionante che erano dei VERI gaudenti!
Ma facendo un balzo in avanti nel futuro e tornando a noi, abbiamo mangiato in piatti di terracotta, usato anfore per versare il vino e bevuto in calici smaltati, indossando abiti abiti da matrona e patrono. Poteva essere altrimenti?

 

 

Ovviemente, abbiamo avevamo la possibilità di gustare i piatti tipici della cucina dell’antica Roma, ricette preparate seguendo le indicazioni di testi originali come il “De Re Conquinaria”, ricettario famosissimo del cuoco gastronomo Marco Gavio Apicio vissuto proprio a Pompei ai tempi dell’imperatore Tiberio. E, da bravi patrizi moderni, non  abbiamo certo rinunciato ad accompagnare le pietanze che ci venivano servite con il vero vino degli antichi a base di spezie zenzero e miele.
Pur tentati dall’esperienza un po’ estrema del garum, abbiamo tuttavia optato per immergerci nei sapori della tradizione campana, che non hanno deluso i nostri palati.

Il Garum di Pompei

Il garum è una salsa liquida prodotta della colatura di interiora di pesce e pesce salato che gli antichi Romani utilizzavano come condimento. Le notizie su questo intingolo sono molto frammentarie. Alcuni sostengono fosse simile alla pasta d’acciughe, altri al liquido della salamoia delle acciughe sotto sale che nella costiera amalfitana ed in particolare a Cetara si può gustare anche oggi con il nome di “colatura”.

Cosa visitare a Pompei

Abbiamo incontrato Giovanni, la nostra guida all’ingresso della biglietteria. Il Parco Archeologico di Pompei è enorme, il percorso che abbiamo deciso di seguire si è sviluppato sul Regio I, VII e VIII ovvero dall’ingresso nel Quadriportico dei Teatri o Caserma dei Gladiatori con annesso il Teatro Piccolo – Odeion, alle insule e ville su Via dell’Abbondanza, fino alla piazza del Foro, passando per il vicolo del Lupanare.

Pompei, quale città di mare tra le più importanti nel Mediterraneo e già colonia greca, era considerata un centro multietnico dove si parlavano moltissime lingue. Per questo motivo le insegne e le indicazioni stradali che indivano le destinazioni o le attività svolte, non riportavano scritte ma disegni, potremmo considerarle la versione antica delle nostre moderne icone! C’erano segni grafici per le osterie, i panifici, le lavanderie e anche per i lupanari, quel quartiere che potremmo considerare come la Pigalle a luci rosse di Pompei. Le signorine, infatti, usavano attrarre i clienti con un richiamo molto simile all’ululato, da cui il nome Lupanare (da ‘lupus’, lupo in latino).
Lascio a voi ogni ulteriore declinazione ancora oggi utilizzata in italiano per indicare una persona dedita ai piaceri della carne…

Tra i numerosi ambienti visitati, abbiamo potuto ammirare le splendide decorazioni pittoriche della Domus del Menandro, che per l’ottimo stato di conservazione lasciano ancora intuire lo sfarzo e l’eleganza del tempo.
Tutto a Pompei racconta di una civiltà estremamente evoluta, per certi versi molto simile a quella di oggi.
Sono ancora visibili sui muri che costeggiano Via Dell’Abbondanza le scritte dei clientes, come venivano chiamati i cittadini che decidevano di appoggiare un uomo importante che si dedicava alla politica, per far votare l’uno o l’altro dei candidati a qualche carica.

Le strade di Pompei

Uno degli aspetti che mi ha colpito maggiormente di Pompei riguarda le strade. Perfettamente lastricate, dotate di canali di scolo, rete fognaria, binari per guidare i carri, passaggi pedonali! Quest’ultimi, rappresentati da lastroni di pietra sopraelevati ed ortogonali alla strada, servivano ad evitare di sporcarsi calzari e vesti con le deiezioni gettate in strada e costituiscono gli antenati delle attuali strisce pedonali.

Abbiamo terminato la nostra visita nel Foro dove, alla destra del Tempio di Giove, è possibile osservare parte dell’immenso patrimonio di materiale estratto dagli scavi: dalle anfore per vino, olio e granaglie, ai complementi di arredo, tra cui le statuette dei Lari, dei della casa, ed alcuni dei calchi delle vittime dell’eruzione, rinvenute alla fine dell’800 e appunto estratti dal terreno con la tecnica di colatura del gesso. Tra questi, anche se discutibile a mio avviso, visto che non parliamo di statue, ma di essere umani, anche il corpo di un bambino di appena pochi anni.

Purtroppo la breve giornata invernale non ci ha permesso di addentrarci alla scoperta di altri spazi, ma Pompei offre un esteso parco archeologico con numerosissimi siti ed esposizioni.
Sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei, potrete trovare 4 itinerari con percorsi fino a 7 ore di visita.
Al termine della visita ci siamo goduti il tramonto su Pompei e acquistato qualche souvenir presso le numerose bancarelle che animano il viale di ingresso.

L’eruzione del Vesuvio su Ercolano e Pompei

Il 24 agosto del 79 d.C. il Vesuvio diede origine a quella che è considerata una delle più grandi eruzioni della storia romana, seppellendo sotto diversi metri di ceneri e detriti incandescenti le città di Ercolano e Pompei. In epoca romana il Vesuvio non era considerato un vulcano attivo e, grazie alla fertilità delle sue pendici, vi erano sorte numerosi centri abitativi intorno. Molte erano state le avvisaglie di un’imminente eruzione. Pompei, come altre città limitrofe infatti, erano state colpite da un forte terremoto nel 62 A.C., che all’epoca non fu collegato all’attività sotterranea del vulcano.

Plinio il Vecchio, storico romano, scrisse che vide formarsi in cielo una nuvola altissima di fumo mista a cenere e lapilli. Prima che la pioggia infuocata si abbattesse su Pompei, buona parte degli abitanti poté fuggire per mare e per terra, alcune centinaia rimasero nascosti nelle proprie abitazioni, ignari di cosa sarebbe accaduto.
La pioggia di cenere durò per giorni e seppellì completamente l’area di Ercolano e Pompei.

Numerosi sono stati i tentativi in epoche diverse di riportare alla luce le rovine, ma le difficoltà degli scavi hanno fatto sì che per secoli i tombaroli facessero incetta indisturbati dei tanti tesori. Ma è stato solo nel 1738 sotto i Borbone, che sono iniziati gli scavi veri e propri e Pompei è diventata una sorta di “museo all’aperto”. Un secolo più tardi con l’Unità di Italia la direzione del sito è stata affidata a Giuseppe Fiorelli che è stato il primo a dividere la città in quartieri o ‘regiones’, ed il primo a scoprire che versando del gesso liquido nei vuoti del terreno lasciati dai corpi consunti dalle ceneri incandescenti si ottenevano dei calchi delle vittime.


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