Cave di Cusa è stato uno dei posti più incredibili visti nei miei tour della Sicilia occidentale. A pochi chilometri dal sito meraviglioso di Selinunte si trova una cava risalente all’epoca della costruzione dei Templi che spiega in maniera inequivocabile il duro lavoro, la fatica e il tempo che serviva per realizzare le colonne delle grandi costruzioni greche.

Poco conosciuto – me ne avevano parlato alcuni amici siciliani – perché questo sito si trova un po’ al di fuori dei normali circuiti turistici. In effetti non è così facile raggiungerlo, attraversando la campagna di Castelvetrano per piccole strade che diventano ad un certo punto addirittura sterrate.

Cave di cusa storia

Cave di Cusa come arrivare

 

 

Come arrivare a Cave di Cusa: Nel territorio odierno di Campobello di Mazara, il sito è raggiungibile sia se si proviene da Marsala che da Gibellina percorrendo l’autostrada E90 e uscendo a Campobello di Mazara, da lì in paese troverete le indicazioni.

Lavori sospesi, ma la cava sembra ancora attiva

Un sito talmente ben delineato dove l’impressione che si ha è quella che gli operai siano in pausa e debbano ritornare da un momento all’altro. Si tratta di una testimonianza unica del duro lavoro dell’uomo per la costruzione delle antiche città.
In realtà i lavori a Cusa si fermarono improvvisamente nel 409 a.C., quando dopo 5 giorni di assedio i Cartaginesi conquistarono Selinunte distruggendo tutto, uccidendo 16.000 cittadini e deportandone oltre 5.000 come descrive Diodoro Siculo.

Bellissime ma quasi inospitali

Mai un cantiere mi aveva emozionato tanto

A circa 10 chilometri dalla città gli ingegneri selinuntini trovarono la pietra giusta, la Calcarenite, in un banco compatto e affiorante per un tratto notevole. Cusa ci offre un ultimo fotogramma di tutta la filiera della lavorazione della pietra.

Dopo la visita di Selinunte con Ornella, John e Piera, ci siamo fidati delle indicazioni date dai nostri amici siciliani e siamo partiti per scoprire questa area archeologica.
Non dimenticate acqua e cappello per ripararvi dalla canicola.
Noi siamo arrivati alle 14.30 e mi sento di suggerire di evitare le ore più calde dato che la zona è completamente scoperta, senza ripari e la roccia bianca riflette il caldo sole siciliano.

Come gli antichi Greci costruivano i loro templi

cave di cusa colonna e matrice

 

Quando ci si trova di fronte ad una costruzione antica non si capisce fino in fondo il lavoro che gli uomini del tempo dovevano fare con i pochi strumenti a disposizione e nessun luogo come Cave di Cusa mi ha fatto comprendere a pieno lo sforzo, le difficoltà, il sacrificio degli operai e mi ha affascinato così tanto.

Cave di Cusa le fatiche di Ercole

 

È possibile aggirarsi dentro la cava liberamente e vedere ogni singolo colpo di scalpello sulla pietra, si può addirittura entrare negli spazi tra le colonne in costruzione e le loro matrici nel blocco di calcare.

cave di cusa colonna

 

Cave di cusa cava

 

Le Cave di Cusa non hanno uguali per la loro ampiezza e il loro incredibile stato di conservazione. I grandi capitelli e le altrettanto imponenti colonne del tempio G  di Selinunte furono tagliate qui grazie ad un sapiente uso di strumenti metallici. I pezzi, dopo essere stati quasi interamente realizzati, venivano staccati dalla loro matrice grazie all’effetto martinetto prodotto da cunei di legno espansi per effetto dell’acqua.

Un cantiere di lavoro, non un vero e proprio sito archeologico inteso nella maniera classica: è questa la grande cava da cui si estraeva il materiale per le loro ultime costruzioni, come il tempio G mai completato.  La cava brulicava di operai: decine, se non centinaia, svolgevano alacremente le loro mansioni, ma a un tratto il lavoro venne bruscamente interrotto durante le guerre Puniche.

Cave di cusa rocco colonna-paolo

 

Che il lavoro a Cusa fu interrotto repentinamente non c’è dubbio. Restarono nella cava, ancora da finire di estrarre dalla falesia di provenienza, colonne quasi del tutto liberate, altre appena iniziate, altre solo segnate con un compasso; nel cantiere ci sono rocchi di colonne già estratti e capitelli pronti per essere avviati a Selinunte.

Dopo la conquista cartaginese, i punici non ebbero più bisogno della cava dato il loro stile architettonico modesto. I pezzi vennero lasciati dove si trovavano, alcuni appena sbozzati, altri completamente finiti e già partiti per il lungo viaggio ma oggi lasciati a noi osservatori oltre 2000 anni dopo.

 

 

 

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