Come ho sempre detto andare in Toscana e non andare a Livorno è come perdere una delle deliziose ciliegine che stanno sulle torte. Livorno è la città più giovane dlela Toscana concepita in modo diverso dalle altre quasi tutte a struttura medievale.
Quindi ha strade più grandi e ha una storia “portuale” che ne ha fatto una città dove la cultura viaggia tra le strade, sembra che non ci sia ma ne è intrisa.
Furono i Medici a voler far sviluppare quel piccolo villaggio di pescatori e divenne da subito una città multietinica dove si vive bene ed è forse, ancora oggi, la più moderna, Ideologicamente parlando, della Toscana.
Pesantemente attaccata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale oggi Livorno offre ancora vestigia, ville, panorami e buon cibo.
Visitare LIvorno senza mangiarci è come non vederla
Io vado a Livorno per mangiare. C’è una cultura verace del cibo e anche una raffinatezza nelle nuove proposte. Cibo legato al mare ma anche alle cose della povera gente come la farina di ceci.
Andare a Livorno e non andare da Gararin (Via del Cardinale, 24, 57123 Livorno), infatti, è perdersi una parte di città. Non gusun cinque e cinque, è come non esserci stati.
Lungo la costa toscana la farina di ceci è molto usata. Ognuno ha la sua ricetta e il suo nome. A Livorno la farinata cotta si chiama torta di ceci, poco più in là a Viareggio cecina. Il 5 e 5 rappresenta quello che si chiedeva quando c’era la lira: cinque centesimi di pane e cinque centesimi di torta. Un panino gustoso che tutti vendevano, possiamo dire uno street food di qualche anno fa che oggi spopola.
Pare che la torta di ceci livornese sia nata per sbaglio durante una tempesta in mare. Una nave geneovese che trasportatva anche olio e sacchi din ceci si rovescaiarono e inzupparono di acqua salata. Qualcuno pensò di mettere sul fuoco la poltiglia e… nacque la torta!
Livorno è il cacciucco
Un’altra cosa che non si può non assaggiare a Livorno è il cacciucco, quello con le cinque C. Pare che il nome tragga le sue origini dal termine turco küçük, che significa ‘di piccole dimensioni’ forse per i pesci utilizzati nella preparazione.
Il caciucco è praticamente una zuppa di pesce ma con una marcia in più. Una ricetta nata a Livorno proprio per utilizzare i pesci invenduti, quelli più piccoli, spesso liscosi, ma di un sapore di mare unico.
Cacciucco e leggende
Come sempre intorno ad una ricetta famosa ci sono leggende. C’è quella del pescatore morto in mare lasciando moglie e figli picocli. Ogni pecsatore dette quel poco che aveva: chi un pescetto, chi un altro, chi una seppiolina. La mamma aggiunse acqua, pomodoro e qualche erbetta dando vita al Cacciucco.
Un’altra dice che fu un guardiano di un fao che non poteva utilizzare l’olio ( serviva per le lanterne) che si inventò qusta ricetta con poco olio.
Comunque sia il piatto povero di un tempo oggi è una vera specialità e va mangiato a Livorno, perché ha un altro sapore. Una ricetta rigida recita che ci vogliono 13 qualità di pesce ma oltre a questo ci vuole un soffritto con la salvia, il pane abbrustolito strusciato con l’aglio e il pomodoro e pochissimo olio.
Cosa non deve mancare nel cacciucco alla livornese
Non devono mancare: polpo, seppia, cozze, gallinella, scorfano rosso (cappone), tracina, pesce prete, palombo, nocciolo, gattuccio e le famose cicale.
Dove mangiare un buon Cacciucco a Livorno
La barcarola aperto dal 1935
Il sottomarino aperto dla 1937
Le volte aperto dal 1987