Cosa vedere in Calabria: due coste, tre parchi e la Grecia d’Italia

Il 16 agosto 1972, al largo di Riace, un sub in vacanza vede spuntare dalla sabbia quello che sembra il braccio di un annegato. Non era un annegato. Erano due statue greche in bronzo del quinto secolo avanti Cristo, rimaste in fondo al mare per duemilaquattrocento anni, e oggi sono la cosa più famosa che la Calabria abbia da mostrare. Trovo che sia l’immagine perfetta di questa regione: qualcosa di enorme, sepolto sotto la superficie, che quasi nessuno andava a cercare.

Perché la Calabria che finisce nelle guide è quella delle spiagge, e le spiagge sono bellissime, ci mancherebbe. Ma è anche il posto dove si parla ancora greco. Non il greco antico dei licei: una lingua viva, parlata oggi, in un pugno di paesi aggrappati all’Aspromonte. È la regione delle colonie della Magna Grecia, di una chiesa bizantina intatta appesa sopra Stilo, di un evangeliario del sesto secolo che l’UNESCO ha messo tra le memorie del mondo. Tutta roba che i competitor citano di sfuggita, in fondo alle liste, dopo le foto del mare.

In questa guida ho messo le sette zone della Calabria, le due coste e i tre parchi, il filo greco che le tiene insieme, e la parte pratica che serve davvero. Su un punto voglio essere onesto subito, perché nessuno lo scrive: qui l’auto serve. Non sempre, non ovunque, e più avanti vi dico esattamente dove potete farne a meno e dove no. Ma se qualcuno vi racconta che la Calabria si gira comodamente in treno, vi sta prendendo in giro.

In breve

La Calabria si legge su sette zone: Reggio Calabria con i Bronzi di Riace, la Costa degli Dei (Tropea, Capo Vaticano, Pizzo), la Costa Viola (Scilla, Bagnara, Palmi), la Riviera dei Cedri (Praia a Mare, Diamante, Arcomagno), la costa Ionica della Magna Grecia (Sibari, Capo Colonna, Le Castella, Locri), i borghi dell’interno (Gerace, Stilo, Santa Severina, Morano Calabro, Pentedattilo) e i tre parchi nazionali (Sila, Aspromonte, Pollino), ognuno con un riconoscimento UNESCO diverso. Le tre coste tirreniche si raggiungono in treno regionale; per l’entroterra, i parchi e i borghi serve l’auto. Aeroporto principale: Lamezia Terme, baricentrico. Bastano 5 giorni per una costa e un parco, una settimana per unire mare, borghi e archeologia. Periodo migliore: giugno e settembre; agosto è caldissimo e pieno.

Cosa vedere in Calabria
Cosa vedere in Calabria

Reggio Calabria e i Bronzi di Riace

Si comincia da qui, e non per campanilismo geografico: si comincia da qui perché al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria ci sono due delle sculture greche più importanti sopravvissute al mondo antico. La Statua A e la Statua B, che chiamiamo tutti Bronzi di Riace, stanno in una sala climatizzata a cui si accede in piccoli gruppi, passando da una camera di decontaminazione. Sono alte quasi due metri, hanno i denti d’argento e le labbra di rame, e vi guardano come se aspettassero voi da millenni.

Vale la pena non fermarsi alla sala dei Bronzi, che è quello che fanno tutti. Il museo racconta l’intera Magna Grecia calabrese, ed è la chiave per capire tutto il resto del viaggio. Fuori vi aspetta il Lungomare Falcomatà, che Gabriele d’Annunzio definì il più bel chilometro d’Italia, con la Sicilia e l’Etna davanti, così vicini che sembra di poterli toccare.

Info pratica: l’accesso alla sala dei Bronzi è contingentato e prevede il passaggio nella camera-filtro, quindi nei giorni di punta si fa la fila anche dopo aver comprato il biglietto. Verificate orari, giorni di chiusura e modalità di prenotazione sul sito ufficiale del museo prima di partire.

La Costa degli Dei: Tropea, Capo Vaticano, Pizzo

È la Calabria da cartolina, quella che avete già visto, ed è giusto così perché è davvero bella. Tropea sta appollaiata su una rupe di arenaria a picco sul mare, e sotto di lei c’è il Santuario di Santa Maria dell’Isola, un monastero su uno scoglio che ormai è attaccato alla terraferma. Nelle giornate limpide, dalla terrazza, si vede lo Stromboli fumare all’orizzonte.

Cosa vedere in Calabria Tropea
Cosa vedere in Calabria Tropea

A pochi chilometri Capo Vaticano chiude il promontorio con le sue calette di granito e uno dei tramonti seri d’Italia. E poi c’è Pizzo, arrampicata sopra il golfo di Sant’Eufemia, con il Castello Murat dove nel 1815 fucilarono Gioacchino Murat, cognato di Napoleone e re di Napoli, dopo un processo durato poche ore. Da Tropea e da Vibo Marina, d’estate, partono gli aliscafi per le Eolie.

Attenzione: il tartufo di Pizzo non è un fungo. È un gelato, con il cuore di cioccolato fondente che cola quando lo tagliate, e nel 2007 è diventato il primo gelato al mondo a ottenere il marchio IGP. Se lo ordinate aspettandovi il tubero, farete la figura del turista distratto.

La Costa Viola e lo Stretto: Scilla, Bagnara, Palmi

Si chiama Costa Viola per il colore che prende il mare al tramonto, ed è il tratto più drammatico della regione: la montagna cade in acqua quasi senza pianura. Scilla è il posto dove Omero mise il mostro a sei teste che divorava i marinai di Ulisse, e di fronte, dall’altra parte dello Stretto, c’era Cariddi. Oggi Scilla è due cose insieme: il Castello Ruffo sulla rupe, e sotto, Chianalea, un borgo di pescatori dove le case hanno i piedi nell’acqua e le barche ormeggiate sotto le finestre.

cosa vedere in Calabria Scilla
Cosa vedere in Calabria: due coste, tre parchi e la Grecia d'Italia 5

Bagnara e Palmi continuano la costa. Qui si pesca ancora il pesce spada con le passerelle, dalle barche con l’antenna altissima, un mestiere che nello Stretto si tramanda da secoli. È uno dei pochi posti in Italia dove guardare i pescatori al lavoro è ancora uno spettacolo e non una rievocazione.

In Calabria il mito non è una decorazione per turisti: Scilla e Cariddi sono ancora lì, una di fronte all’altra, e lo Stretto continua a fare le sue correnti.

La Riviera dei Cedri: Praia a Mare, Diamante, l’Arcomagno

Salendo verso il confine con la Basilicata, il Tirreno cambia carattere. Praia a Mare guarda l’Isola di Dino con la sua Grotta Azzurra, che si visita in barca. Scalea ha un centro storico medievale verticale che quasi nessuno sale a vedere. Diamante è il paese dei murales e del peperoncino, con centinaia di dipinti sui muri del centro.

Il posto che vale il viaggio, però, è la Grotta dell’Arcomagno, a San Nicola Arcella: una caletta chiusa da un arco naturale di roccia, che si raggiunge a piedi con una discesa ripida o dal mare. Ci si sta stretti e in estate è affollata, ma quando la luce entra dall’arco capite perché ci siete andati. Qui vicino c’è anche la Grotta del Romito, con incisioni rupestri del Paleolitico.

La costa Ionica e la Magna Grecia

Ed eccoci alla parte che quasi nessuno vi racconta. La costa Ionica è meno spettacolare della tirrenica, ha spiagge lunghe e paesi più anonimi, e per questo le guide la liquidano in due righe. Il problema è che qui c’è la storia. Sibari fu una delle città più ricche del Mediterraneo, tanto che da lei viene la parola sibarita, e il suo parco archeologico si visita a Cassano all’Ionio. Nessuno dei blog che ho letto la nomina. Nessuno.

A Crotone, su un promontorio a picco sul mare, resta in piedi una sola colonna del tempio di Hera Lacinia: è Capo Colonna, ed è uno di quei posti che valgono da soli una deviazione. Più a sud c’è Locri Epizefiri, con il santuario di Persefone e i pinakes, le tavolette votive di terracotta. A Monasterace c’è Kaulon, con il suo mosaico dei draghi e dei delfini, e una parte degli scavi che sta sott’acqua e si visita in snorkeling. E poi Le Castella, la fortezza aragonese su un isolotto davanti a Isola di Capo Rizzuto, che è la foto che avete già visto senza sapere dove fosse.

Consiglio: se avete solo un giorno per la Ionica, fate Capo Colonna al tramonto e Le Castella la mattina dopo presto, prima che arrivino i pullman. Sono a mezz’ora l’una dall’altra e insieme raccontano duemilacinquecento anni, dai greci agli aragonesi.

I borghi dell’interno: Gerace, Stilo, Santa Severina

Qui la Calabria diventa un’altra cosa, e qui serve la macchina. Gerace è probabilmente il borgo più bello della regione, appeso su uno sperone sopra la Locride, con una cattedrale normanna che è la più grande della Calabria. Stilo custodisce la Cattolica, una chiesetta bizantina del decimo secolo a pianta a croce greca inscritta, con cinque cupolette: è piccola, ed è uno dei monumenti più importanti del sud Italia.

Santa Severina sta su una rupe di tufo con un castello normanno e un battistero bizantino. Morano Calabro si arrampica a cono dentro il Pollino, e da lontano sembra un presepe. Civita è un paese arbëresh sopra le Gole del Raganello. E Pentedattilo, il cui nome greco significa cinque dita, sta incastrata dentro una rupe che ha davvero la forma di una mano: abbandonata dopo le frane, oggi è in parte ripopolata da artigiani e resta uno dei posti più impressionanti del sud.

I tre parchi: Sila, Aspromonte, Pollino

C’è un dato che nessuno mette insieme, e che dice più di tante brochure: la Calabria ha tre parchi nazionali, e tutti e tre hanno un riconoscimento UNESCO, per tre motivi diversi. Il Parco della Sila è Riserva della Biosfera del programma MAB dal 2014. Il Pollino, il parco più esteso d’Italia, a cavallo con la Basilicata, è geoparco dal 2015. L’Aspromonte è UNESCO Global Geopark dal 2021, costruito su rocce metamorfiche tra le più antiche d’Italia.

cosa vedere in calabria Sila
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La Sila è un altopiano di pini larici, laghi e mucche al pascolo, che d’inverno si scia e d’estate è la fuga dei calabresi dal caldo. Il Pollino ha il pino loricato, un albero contorto che cresce sulla roccia nuda ed è il simbolo del parco. L’Aspromonte, che tutti attraversano di corsa per andare da una costa all’altra, è una destinazione vera: Gambarie, il Cristo Redentore di Montalto, e i sentieri che scendono verso i paesi grecanici.

Consiglio: in Sila prendete il Treno della Sila, il treno storico a vapore delle Ferrovie della Calabria che sale su un binario a scartamento ridotto fino a San Nicola Silvana Mansio, la stazione a scartamento ridotto più alta d’Italia, a 1.405 metri. Non lo cita quasi nessuno e circola solo in alcuni periodi: controllate le date prima di organizzarci la giornata.

La Calabria greca: una lingua ancora viva

Torniamo al filo da cui siamo partiti. Nell’area grecanica, sul versante ionico dell’Aspromonte, si parla ancora il greco di Calabria, una lingua che discende direttamente dal greco antico attraverso il bizantino. I paesi sono pochi, le fonti oscillano tra nove e quindici a seconda di come si conta, e il cuore è Gallicianò, considerato l’ultimo borgo interamente grecofono, con una chiesa ortodossa e poche decine di abitanti. Bova è il centro culturale della Bovesìa. È una lingua che sta morendo, ma non è ancora morta.

C’è poi una seconda minoranza, più numerosa: gli arbëreshë, gli albanesi arrivati nel Quattrocento e nel Cinquecento fuggendo dai turchi. La Calabria è la regione italiana che ne ospita di più, decine di comuni concentrati soprattutto nel Cosentino, dove si celebra ancora il rito greco-bizantino. Civita e Lungro sono i posti dove è più visibile.

E infine c’è il Codex Purpureus Rossanensis, un evangeliario greco del sesto secolo scritto in oro e argento su pergamena tinta di porpora, uno dei più antichi manoscritti miniati del Nuovo Testamento esistenti. Dal 2015 è iscritto nel registro UNESCO Memoria del Mondo, e si vede al Museo Diocesano di Rossano, oggi Corigliano-Rossano. Mettete insieme i Bronzi, Sibari, Locri, la Cattolica di Stilo, il Codex e una lingua greca ancora parlata, e capite perché a un certo punto smetti di pensare alla Calabria come a una regione di spiagge.

Cosa mangiare in Calabria

La cucina calabrese è povera, grassa e piccante, cioè esattamente quello che volete dopo una giornata in giro. E ha una quantità di prodotti a denominazione che sorprende chi non la conosce.

Cosa si mangia, zona per zona

  • Spilinga e il Vibonese: la ‘nduja, il salume spalmabile di peperoncino che è diventato il simbolo gastronomico della regione.
  • Tropea: la cipolla rossa di Tropea Calabria IGP, dolce, che qui finisce perfino nella marmellata e nel gelato.
  • Pizzo: il tartufo, che è un gelato IGP, e il gelato artigianale in generale.
  • Rossano e la Sibaritide: la liquirizia di Calabria DOP, con lo storico stabilimento e museo Amarelli.
  • La Sila: il caciocavallo silano DOP, i funghi porcini, la patata della Sila.
  • Reggio e lo Stretto: il pesce spada alla bagnarese e il bergamotto, il cui olio essenziale ha la DOP.

Quando andare in Calabria

Vi dico la verità sull’agosto calabrese: fa caldissimo, le spiagge sono piene, i prezzi salgono e le strade dell’interno diventano lente. Se potete scegliere, non andateci ad agosto. Giugno e settembre danno lo stesso mare con metà della gente, e i borghi e i parchi si girano senza sciogliersi.

PeriodoCosa dà il meglioCosa evitare
Aprile-maggioBorghi, archeologia, Pollino e Sila in fiore, prezzi bassiIl mare, ancora freddo
GiugnoIl periodo migliore: mare caldo, coste vuote, giornate lungheNulla
Luglio-agostoMare, aliscafi per le Eolie, feste patronaliCaldo estremo, folla, prezzi; l’interno è provante
SettembreMare ancora caldo, luce bellissima, Magna Grecia senza codeNulla
Ottobre-marzoSila con la neve, borghi autentici, musei vuotiLe coste, quasi tutte chiuse

Come muoversi in Calabria: dove basta il treno e dove serve l’auto

Qui arriviamo al punto che mi ha convinto a scrivere questa guida, perché su questo tutti mentono per omissione. La verità è doppia, e va detta tutta.

La prima metà della verità è che la costa tirrenica ha il treno, e funziona. Sulla linea Tirrenica hanno una stazione Praia a Mare, Scalea, Diamante, Paola, Pizzo, Tropea, Bagnara e Scilla. Vuol dire che la Riviera dei Cedri, la Costa degli Dei e la Costa Viola, cioè il novanta per cento di quello che i turisti vengono a vedere sul mare, si raggiungono in treno regionale senza noleggiare niente. Non tutti i treni a lunga percorrenza fermano ovunque, quindi si ragiona sui regionali.

La seconda metà è meno allegra. La linea Ionica è ancora a binario unico e in buona parte non elettrificata: è lenta, e per un viaggio turistico non ci farei conto. E soprattutto: i tre parchi e tutti i borghi dell’interno, cioè Gerace, Stilo, Santa Severina, Morano, Civita, Pentedattilo e i paesi grecanici, senza auto non si fanno. Punto. Chi vi dice il contrario non ci è stato.

ZonaCome arrivarciServe l’auto?
Costa degli Dei (Tropea, Pizzo)Treno regionale, stazioni in paeseNo
Costa Viola (Scilla, Bagnara)Treno regionale sulla TirrenicaNo
Riviera dei Cedri (Praia, Diamante)Treno regionale sulla TirrenicaNo
Reggio Calabria e i BronziTreno, aeroporto, traghetti da MessinaNo
Costa Ionica e Magna GreciaLinea Ionica lenta; meglio l’autoSì, di fatto
Borghi dell’internoNessun collegamento utile
Sila, Aspromonte, PollinoAuto; in Sila il treno storico è un’escursione, non un trasporto

Attenzione: le distanze calabresi ingannano. Sulla carta Tropea e Reggio sembrano vicine, ma tra montagna, curve e traffico estivo i tempi si allungano parecchio, e attraversare l’Aspromonte da una costa all’altra è più lungo di quanto suggerisca il navigatore. L’aeroporto di Lamezia Terme è il più baricentrico della regione e conviene quasi sempre.

Dove dormire in Calabria: in quale zona

In quale zona conviene dormire

  • Tropea e la Costa degli Dei: la base classica per il mare, comoda anche senza auto grazie alla stazione. In agosto è la più cara.
  • Pizzo o Vibo: leggermente più economiche, baricentriche, vicine all’aeroporto di Lamezia.
  • Scilla: per lo Stretto, Reggio e i Bronzi, con Chianalea a due passi.
  • Riviera dei Cedri: per chi arriva da nord e vuole unire mare e Pollino.
  • Isola di Capo Rizzuto o Crotone: la base della Ionica per Le Castella e Capo Colonna.
  • Camigliatello o San Giovanni in Fiore: in Sila, per la montagna e la fuga dal caldo. Qui l’auto serve.

Itinerari in Calabria: 3, 5 e 7 giorni

DurataItinerarioServe l’auto?
3 giorniTropea, Capo Vaticano e Pizzo, con una giornata a Scilla e ChianaleaNo, si fa in treno
5 giorniI 3 giorni sopra, più Reggio Calabria con i Bronzi e due giorni in Sila con il treno storicoSì, per la Sila
7 giorniI 5 sopra, più la Ionica archeologica (Capo Colonna, Le Castella, Locri) e i borghi di Gerace e Stilo
7 giorni (variante greca)Reggio e i Bronzi, l’area grecanica e Pentedattilo, Stilo, Locri e Kaulon, Sibari, il Codex a Rossano

Le zone della Calabria a confronto

ZonaGiorniPeriodo migliorePer chi
Costa degli Dei2-3Giugno, settembreMare, prima volta, coppie
Costa Viola e Stretto1-2Maggio-settembreBorghi di mare, pesce, mito
Riviera dei Cedri2Giugno-settembreMare, grotte, famiglie
Reggio Calabria1Tutto l’annoArte, archeologia
Ionica e Magna Grecia2Aprile-giugno, settembreStoria, archeologia
Borghi dell’interno2-3Aprile-giugno, ottobreSlow travel, fotografia
Sila, Aspromonte, Pollino2-4Giugno-settembre, inverno in SilaTrekking, natura, fuga dal caldo

Cosa fare in Calabria

  • Visita ai Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
  • Escursione in barca all’Isola di Dino e alla Grotta dell’Arcomagno.
  • Aliscafo per le Isole Eolie da Tropea o Vibo Marina, d’estate.
  • Treno storico a vapore della Sila fino a Silvana Mansio.
  • Snorkeling sugli scavi sommersi di Kaulon a Monasterace.

Info essenziali

  • Come arrivare: aeroporto di Lamezia Terme, il più baricentrico; in alternativa Reggio Calabria. In treno sulla linea Tirrenica; traghetti da Messina a Villa San Giovanni.
  • Quando andare: giugno e settembre. Agosto solo se non potete scegliere.
  • Durata consigliata: 5 giorni per una costa e un parco, 7 per unire mare, borghi e Magna Grecia.
  • Come muoversi: treno regionale sulle coste tirreniche, auto obbligatoria per parchi, borghi e Ionica.

Domande frequenti sulla Calabria

Cosa vedere in Calabria assolutamente?

I Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Tropea con il Santuario di Santa Maria dell’Isola e Capo Vaticano, Scilla con il borgo di Chianalea, Pizzo e il Castello Murat, Le Castella e Capo Colonna sulla Ionica, i borghi di Gerace, Stilo e Pentedattilo, e almeno uno dei tre parchi nazionali tra Sila, Aspromonte e Pollino.

Quanti giorni servono per visitare la Calabria?

Con 3 giorni si vede la Costa degli Dei con Tropea, Pizzo e Scilla, muovendosi anche solo in treno. Con 5 giorni si aggiungono Reggio Calabria con i Bronzi e la Sila. Con una settimana si uniscono anche la costa Ionica della Magna Grecia e i borghi dell’interno, ma qui l’auto diventa indispensabile.

Serve l’auto per visitare la Calabria?

Dipende da dove andate. Le tre coste tirreniche si girano benissimo in treno: hanno una stazione Praia a Mare, Scalea, Diamante, Paola, Pizzo, Tropea, Bagnara e Scilla. Servono invece l’auto per i tre parchi nazionali, per tutti i borghi dell’interno come Gerace, Stilo, Santa Severina e Pentedattilo, e di fatto anche per la costa Ionica, dove la linea ferroviaria è a binario unico e lenta.

Qual è il periodo migliore per andare in Calabria?

Giugno e settembre sono i mesi migliori: il mare è caldo, le coste sono molto meno affollate e i prezzi più bassi. Agosto è il mese peggiore per caldo, folla e traffico, pur essendo il più gettonato. Aprile, maggio e ottobre sono ideali per i borghi, l’archeologia e i parchi, ma il mare è ancora o già freddo.

Dove si trovano i Bronzi di Riace?

Al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. Sono due statue greche in bronzo del V secolo a.C., ritrovate in mare al largo di Riace nell’agosto del 1972. Si visitano in una sala climatizzata con accesso contingentato, a cui si accede passando da una camera-filtro: conviene verificare orari e prenotazione sul sito ufficiale del museo.

È vero che in Calabria si parla ancora greco?

Sì. Nell’area grecanica, sul versante ionico dell’Aspromonte, sopravvive il greco di Calabria, una lingua che discende dal greco antico attraverso il bizantino. Il borgo di Gallicianò è considerato l’ultimo interamente grecofono, e Bova è il centro culturale della zona. In Calabria vive anche la più numerosa minoranza arbëreshe d’Italia, di origine albanese, che celebra ancora il rito greco-bizantino.

Cosa si mangia in Calabria?

I prodotti simbolo sono la ‘nduja di Spilinga, la cipolla rossa di Tropea Calabria IGP, il peperoncino, la liquirizia di Calabria DOP, il caciocavallo silano DOP e il pesce spada dello Stretto. Attenzione al tartufo di Pizzo: non è un fungo ma un gelato, primo al mondo a ottenere il marchio IGP nel 2007.

Quali sono i borghi più belli della Calabria?

Gerace, appeso sopra la Locride con la cattedrale normanna più grande della regione, Stilo con la Cattolica bizantina, Santa Severina sulla sua rupe di tufo, Morano Calabro dentro il Pollino, Civita nelle Gole del Raganello, Pentedattilo incastrata nella rupe a forma di mano e Chianalea di Scilla, il borgo di pescatori con le case sull’acqua. Per raggiungerli quasi tutti serve l’auto.

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