I cottage inglesi: cosa sono, da dove vengono e dove vederli

Ad Arlington Row, a Bibury, ci siamo arrivati alle nove del mattino di una giornata d’agosto, e per una mezz’ora buona eravamo praticamente soli. È la fila di case più fotografata d’Inghilterra, quella che sta stampata dentro la copertina del passaporto britannico, e mentre io e Ornella facevamo le foto di rito pensavo esattamente quello che pensano tutti: che bello dev’essere vivere lì. Poi ho letto il cartello, e ho scoperto che quelle case erano un magazzino di lana, e che ci hanno messo dentro i tessitori perché era il posto più a buon mercato dove sistemarli.

È da lì che nasce questo articolo. Perché la parola cottage, oggi, evoca una cosa sola: le rose sopra la porta, il tetto di paglia, la tazza di tè. Ma per sette secoli ha voluto dire l’esatto contrario, cioè la casa di chi non aveva niente, e la storia di come si sia rovesciata è più interessante della cartolina. Qui vi racconto che cos’è davvero un cottage inglese, da dove viene, come si riconosce, dove si vedono i più belli e cosa comporta averne uno. Se invece cercate la regione dove ce ne sono di più, il pezzo è quello sulle Cotswolds.

In breve

Il cottage inglese nasce come abitazione di un bracciante: nel Domesday Book del 1086 il cottar è una categoria sociale, un gradino sopra lo schiavo, e il cottage è definito da chi ci vive, non da com’è fatto. Diventa un oggetto del desiderio fra Settecento e Ottocento, quando i ricchi cominciano a costruirsene di finti (il cottage orné). Non ha uno stile unico: è fatto con quello che c’era sotto i piedi, quindi calcare nelle Cotswolds, terra cruda e paglia in Devon, selce in East Anglia, legno a graticcio nelle Midlands. I tetti di paglia in Inghilterra sono oggi 33.448, di cui circa 25.000 vincolati, contro il milione di inizio Ottocento. E costano: rifare un tetto va dalle 10.000 alle 30.000 sterline, e assicurare una casa col tetto di paglia in quattro anni è passato da 598 a 2.404 sterline l’anno.

Che cos’è un cottage inglese

Un cottage è una piccola casa rurale inglese, costruita con materiali del posto, nata per ospitare chi lavorava la terra. La definizione che conta però non è architettonica: per secoli il cottage si è definito per la sua funzione, non per la sua forma. Non era un tipo di edificio, era la casa di un certo tipo di persona.

Cottage inglesi Upper Slaughter
Cottage inglesi Upper Slaughter

La parola arriva dal latino medievale cotagium, che a sua volta poggia sull’inglese antico cot, capanna, e sul norreno kot. E nel Domesday Book del 1086, il grande censimento normanno dell’Inghilterra, i coterelli sono una classe registrata: uomini che stanno un gradino sopra gli schiavi e hanno dal signore del maniero il diritto di abitare una casa con abbastanza orto da sfamare una famiglia, di solito due o tre acri, in cambio di giornate di lavoro.

Da tenere a mente: nella lingua inglese cottage ha smesso di indicare una condizione sociale e ha cominciato a indicare una dimensione, cioè semplicemente una casa piccola. È per questo che oggi trovate chiamati «cottage» anche edifici che con la campagna non c’entrano niente, dalle villette di mare alle case di città a un piano.

Con la rivoluzione industriale la parola si allarga: nascono i weavers’ cottages, le case dei tessitori, e i miners’ cottages, quelle dei minatori. Restano case di lavoratori, solo che il lavoro non è più agricolo. Ed è esattamente il passaggio che si vede ad Arlington Row.

Cottage, cottage orné e country house: tre cose che non sono la stessa cosa

È la confusione più comune, e vale la pena chiarirla subito perché cambia completamente quello che state guardando.

  • Il cottage è la casa vera di chi lavorava: piccola, bassa, con le finestre strette, costruita con materiale locale e senza architetto.
  • Il cottage orné (letteralmente «cottage decorato») è una imitazione colta: nasce col movimento del Pittoresco fra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, è di solito asimmetrico apposta, spesso col tetto di paglia, e lo facevano costruire i ricchi come rifugio o come ornamento della tenuta. È un cottage finto, progettato da un architetto per sembrare spontaneo.
  • La country house è tutt’altro pianeta: la residenza di campagna dell’aristocrazia, quella che nei film è Downton Abbey. Non è un cottage grande, è una categoria diversa.

Il caso più spettacolare di cottage orné è Blaise Hamlet, vicino a Bristol: un intero villaggio di finti cottage disegnato da John Nash, lo stesso architetto di Regent Street a Londra, per conto di un banchiere che voleva sistemare i propri dipendenti in pensione. Un villaggio rustico progettato a tavolino, con i camini tutti diversi perché facesse più «autentico». Tenete a mente questa idea, perché torna alla fine dell’articolo in una forma che non vi aspettate.

Da dove viene il cottage: la casa di chi lavorava

Se c’è una cosa che nessuna delle foto che trovate cercando «cottage inglesi» vi dice, è questa: quelle case erano il fondo del mercato immobiliare del loro tempo. Piccole perché scaldarle costava, con le finestre minuscole perché il vetro era caro e per tenere dentro il calore, coi soffitti bassi per lo stesso motivo, tirate su con quello che si trovava a poche centinaia di metri perché trasportare pietra o legname era la voce di spesa che nessun bracciante poteva permettersi.

Arlington Row: un magazzino di lana diventato case

Arlington Row, a Bibury, è il posto dove questa storia si legge a occhio nudo, ed è il motivo per cui secondo me vale la levataccia più di qualsiasi altra tappa delle Cotswolds. L’edificio è stato costruito intorno al 1380 come magazzino della lana di un monastero. Solo nel Seicento è stato suddiviso e trasformato nei cottage dei tessitori che lavoravano per la vicina Arlington Mill.

Cottage inglesi Arlington Row
Cottage inglesi Arlington Row Bibury

Cioè: la fila di case più fotografata d’Inghilterra, quella che gli inglesi si portano dentro il passaporto, non è nata come casa. È un capannone riconvertito in alloggi operai. Oggi è di proprietà del National Trust ed è vincolata come Grade I, cioè al livello più alto dei tre esistenti, quello che in Inghilterra riguarda appena il 2,5% degli edifici tutelati. Le case sono abitate da privati, quindi si guardano da fuori.

Il consiglio che vale il viaggio: arrivate presto. Noi siamo entrati a Bibury verso le nove del mattino dalla panoramica B4425, e a quell’ora eravamo fra i pochissimi. Abbiamo trovato posto gratis sulla strada principale a cinquanta metri dal centro, mentre i tre parcheggi ufficiali poco dopo il ponte costano 10 sterline per l’intera giornata: già solo il fatto che ci siano tre parcheggi a pagamento vi dice quanto si riempie nelle ore di punta. Un’ora più tardi la stessa fotografia sarebbe stata piena di gente.

Come una casa da poveri è diventata un sogno da ricchi

Il ribaltamento comincia col Romanticismo. Quando le città industriali diventano nere di fumo, la campagna smette di essere il posto da cui si scappa e diventa il posto che si rimpiange, e la casa del bracciante da povera diventa «genuina». È in quel clima che nasce il cottage orné: gente che aveva i soldi per costruirsi quello che voleva si faceva costruire l’imitazione della casa di chi non ne aveva.

Cottage inglesi Chipping Norton
Cottage inglesi Chipping Norton

Il resto lo ha fatto il Novecento, con l’automobile prima e il lavoro da remoto poi. Oggi il risultato si legge in una cifra sola, e viene dall’istituto di statistica britannico: nel distretto di Cotswold la casa media costa 412.000 sterline (giugno 2026, dato provvisorio), contro le 272.000 della media del Regno Unito. Il cinquanta per cento in più della media nazionale per stare dove un tempo si finiva perché non ci si poteva permettere altro.

Non è una cosa di cui indignarsi, ed è un fenomeno che in Italia conosciamo benissimo: sono le stesse case di sasso dei nostri borghi, che i nostri nonni hanno lasciato appena hanno potuto e che oggi si vendono ristrutturate a chi arriva da fuori. Ma è utile saperlo, perché cambia il modo in cui si guarda una fila di case come Arlington Row.

Com’è fatto un cottage inglese

Qui casca l’errore che fanno quasi tutti gli articoli in italiano: parlare del «cottage inglese» come se fosse uno stile architettonico con delle regole. Non lo è. È architettura vernacolare, cioè costruita da chi ci abitava con quello che aveva sottomano, e per questo cambia radicalmente da una contea all’altra.

Ogni cottage è del colore del suo sottosuolo

È la chiave per leggere qualsiasi paesaggio inglese, e una volta che la si ha in mano non si smette più di applicarla: il colore di un cottage vi dice che roccia c’è sotto. Trasportare materiale da costruzione, prima delle ferrovie, era proibitivo, quindi si costruiva con quello che affiorava a poche centinaia di metri dal cantiere.

Cottage inglesi
Cottage inglesi con tetto in paglia
  • Devon e il sud-ovest: muri spessi di cob, cioè terra cruda impastata con paglia, sotto uno strato altrettanto spesso di paglia. Sono i cottage tondeggianti che sembrano un copriteiera, e in Devon si è costruito così fino all’Ottocento.
  • East Anglia, cioè Norfolk e Suffolk: selce a vista annegata nella calce, spesso alternata a mattoni rossi tenui negli angoli, perché lì sotto ci sono argille e selce e non c’è pietra da taglio.
  • Midlands, sud-est e parte del sud-ovest: struttura di legno a vista riempita di wattle and daub, un graticcio di rami intonacato con terra, paglia e sterco. Sono le case a graticcio bianche e nere.
  • Cotswolds: calcare locale, ed è il caso in cui il fenomeno è più vistoso perché la pietra è tutta della stessa famiglia e i borghi sembrano costruiti in un giorno solo. Il perché lo abbiamo spiegato per esteso nella guida alle Cotswolds.

Il tetto di paglia, e quanto costa davvero

Il tetto di paglia è la cosa che nell’immaginario fa «cottage», ed è anche quella su cui circolano più fantasie. Partiamo dai numeri veri, che sono di Historic England, l’ente pubblico che tiene l’elenco degli edifici vincolati: in Inghilterra i tetti di paglia sono oggi 33.448, di cui circa 25.000 su edifici vincolati, concentrati soprattutto nel sud-ovest. A inizio Ottocento erano circa un milione, negli anni Sessanta erano scesi a circa 35.000. Quello che oggi è raro e prezioso, due secoli fa era semplicemente il tetto normale della gente normale.

I materiali oggi in uso sono tre, e non durano uguale:

MaterialeChe cos’èQuanto dura
Water reed (canna palustre)Il più rigido e il più impermeabileOltre 60 anni, con casi documentati sopra i 70
Combed wheat reed (frumento pettinato)Steli di grano lavorati come canna25-35 anni
Long straw (paglia lunga)Il più antico e il più «pettinato», tipico dell’est15-25 anni

Il colmo, cioè la cresta in cima al tetto, è a parte e va rifatto molto più spesso, in genere ogni 10-15 anni. Un rifacimento completo, secondo i preventivatori britannici del settore, sta fra le 10.000 e le 30.000 sterline a seconda della superficie e del materiale.

Il numero che ha sorpreso anche me: assicurare una casa col tetto di paglia in Gran Bretagna è diventato proibitivo. Secondo i dati del comparatore Compare the Market, il premio medio annuo fra casa e contenuto è passato da 598 sterline nel gennaio 2022 a 722 nel 2023, 1.464 nel 2024, 2.016 nel 2025 e 2.404 nel gennaio 2026: quattro volte tanto in quattro anni, e alcune compagnie hanno smesso del tutto di offrire la copertura. Il motivo è il rischio incendio e il costo di ricostruzione: un cottage comprato a mezzo milione di sterline può averne uno di ricostruzione doppio.

Una nota di trasparenza sui numeri, perché non tornano fra loro: la ricerca dell’agenzia immobiliare Savills, ripresa dalla stampa assicurativa, parla di circa 60.000 proprietà col tetto di paglia in tutta la Gran Bretagna, di cui l’80% vincolate e un quarto in Devon. È un conteggio più largo di quello di Historic England, che riguarda la sola Inghilterra e conta i tetti censiti. Ho riportato tutti e due con la loro fonte, invece di sceglierne uno e farlo passare per l’unico.

Finestre piccole, soffitti bassi, porte da chinarsi

Le altre cose che rendono riconoscibile un cottage hanno tutte una ragione pratica, mai estetica.

  • Le finestre sono piccole e a più riquadri perché il vetro si produceva in lastre minuscole e costava, quindi se ne metteva il meno possibile e si univano i pezzi con listelli di piombo.
  • I soffitti sono bassi e le porte pure: meno volume da scaldare con un solo camino, e meno legname da procurarsi.
  • Il camino è enorme rispetto alla casa perché era insieme riscaldamento, cucina e forno, e spesso è la parte più antica dell’edificio: capita che sia l’unica cosa rimasta dell’originale.
  • La casa è stretta e lunga perché la campata di un tetto senza carpenteria complessa non poteva superare una certa larghezza. Quando serviva più spazio si aggiungeva in fondo, non ai lati.

Il cottage garden: il giardino fa parte della casa

Quel groviglio bellissimo di rose, digitali, lavanda e malve che si vede davanti ai cottage ha un nome, cottage garden, e ha la stessa identica storia della casa: è nato per necessità ed è stato rifatto per romanticismo.

Cottage inglesi casa di Jane Austen Chawton
Cottage inglesi con giardino: casa di Jane Austen Chawton

Il giardino del cottage medievale era un orto. Su due o tre acri il cottager doveva essere autosufficiente in frutta e verdura, quindi ci stavano cavoli, fagioli, un albero da frutto, le erbe che servivano in cucina e per curarsi, e spesso il maiale. I fiori c’erano, ma stavano in mezzo alle verdure e servivano a richiamare gli insetti impollinatori, non a fare scena. Il disordine apparente era densità: non si sprecava un centimetro.

Il cottage garden come lo intendiamo noi nasce molto dopo, fra il 1870 e i primi anni del Novecento, e ha due nomi precisi dietro: William Robinson, che nel 1871 fonda la rivista The Garden e si mette a predicare contro le aiuole geometriche vittoriane, e Gertrude Jekyll, che quel gusto lo traduce in progetti veri. Sono loro a prendere l’orto del bracciante e a farne uno stile.

Se volete vederne di veri: i giardini più fotografati non sono quelli delle case private, che si guardano dalla strada e basta, ma quelli dei giardini storici aperti al pubblico, dove lo stile è stato codificato. Nei borghi, invece, la cosa più bella da fare è camminare piano e guardare i davanzali: nelle Cotswolds la gara fra vicini è una faccenda seria e si vede.

Dove si vedono i cottage inglesi

Non esiste un solo posto «dei cottage», perché come abbiamo visto ogni regione ha i suoi e sono fatti di materiali diversi. Questa tabella mette in fila le zone che valgono un viaggio, con il tipo di cottage che ci trovate. Nella colonna a destra dico onestamente dove siamo stati e dove no: di questo elenco io e Ornella conosciamo bene una zona sola, e mi sembra corretto scriverlo invece di raccontarvele tutte con la stessa sicurezza.

DoveChe cottage ci trovateCi siamo stati
Cotswolds (Gloucestershire e dintorni)Calcare color miele, tetti in lastre di pietra. Arlington Row a Bibury è l’icona assolutaSì, 5 giorni
DevonCob e tetto di paglia, muri spessi e forme tondeggianti. È la contea con la maggior concentrazione di tetti di pagliaNo
Suffolk e NorfolkSelce, mattoni rossi tenui, legno a graticcio e long straw. Case colorate di rosa e ocraNo
Kent e SussexGraticcio, tegole appese in verticale sulle facciate, mattone. Il «giardino d’Inghilterra»No
Lake DistrictArdesia grigio-verde locale, muri spessi, tetti bassi contro il vento e la pioggiaNo
Yorkshire DalesPietra scura, muretti a secco a perdita d’occhio, fienili di pietraNo

Se cercate l’immagine esatta che avete in testa, quella della cartolina, le due zone sono le Cotswolds e il Devon: la prima per la pietra dorata, la seconda per il tetto di paglia. Nei borghi delle Cotswolds i tre posti dove i cottage si vedono meglio, e li abbiamo camminati tutti, sono Bibury per Arlington Row, Lower Slaughter per il mulino sul fiume e il silenzio, e Bourton-on-the-Water per i ponticelli in pietra sul Windrush.

Sono case abitate, non un museo. Ad Arlington Row e nei borghi più fotografati ci vive della gente, e il National Trust lo ricorda con i cartelli: si fotografa dalla strada e dal sentiero pubblico, non si entra nei vialetti e non si sbircia dalle finestre. È un’ovvietà che però ad agosto ho visto disattendere più di una volta.

Cottagecore: perché la parola è tornata di moda

Se avete cercato «cottage inglesi» negli ultimi anni vi sarà comparsa davanti un’altra parola, cottagecore, e vale la pena sapere che cos’è perché è il motivo per cui metà delle immagini che vedete non ha niente a che fare con l’Inghilterra vera.

Il termine nasce su Tumblr nel 2018 e indica un’estetica: pane fatto in casa, campi di grano, vestiti a fiori, animali, vita lenta. Esplode nel 2020, con i lockdown della pandemia (fra marzo e maggio di quell’anno i post a tema su Tumblr crescono del 150%) e con l’album Folklore di Taylor Swift, e da lì dilaga su Pinterest e TikTok. Oggi è soprattutto una cosa di arredamento e di moda: le riviste di design ci scrivono sopra da anni.

La critica che gli viene fatta è la stessa che si potrebbe fare a Blaise Hamlet: è una versione idealizzata della vita rurale, ripulita dalla povertà, dal freddo e dalla fatica che quella vita comportava davvero. Sul Spectator, Lara Prendergast lo ha collegato al finto villaggio che Maria Antonietta si fece costruire a Versailles per giocare alla pastorella mentre i servitori facevano il lavoro vero.

Nel Settecento un banchiere di Bristol si fa disegnare un villaggio di cottage finti. Nel 1783 la regina di Francia si fa costruire un borgo di finte case contadine. Nel 2020 milioni di persone chiuse in casa riempiono internet di immagini di una campagna che non hanno mai abitato. È sempre lo stesso gesto, e ogni volta lo facciamo credendo di essere i primi.

Non c’è niente di male, sia chiaro: anch’io ho fatto duemila chilometri per fotografare delle case di pietra. Ma sapere che quella nostalgia ha tre secoli aiuta a guardarle meglio, e soprattutto a non arrabbiarsi quando la realtà non coincide con la fotografia.

Dormire in un cottage inglese

Sì, si può, e non serve conoscere nessuno: moltissimi cottage sono affittati come case vacanza, e persino due delle case di Arlington Row, la numero 1 e la numero 9, sono cottage in affitto del National Trust. Dormire nella fila di case che sta dentro il passaporto britannico è una cosa che si può prenotare, e trovo che sia uno dei dettagli più belli di tutta questa storia. Se state ragionando su quale zona scegliere e quanto costa dormire in un cottage nelle Cotswolds, quello è un discorso a sé che merita il suo spazio.

Due cose pratiche che valgono per qualsiasi cottage in affitto in Inghilterra, e che sorprendono chi è abituato all’hotel: il ricambio degli ospiti avviene quasi sempre in un giorno fisso della settimana, di solito il venerdì o il sabato, e il soggiorno minimo è spesso di più notti. Non è una regola della singola struttura, è proprio come funziona il mercato lì.

Il nostro cottage, però, era in Scozia

Qui devo essere onesto, perché è il tipo di cosa su cui un blog si gioca la credibilità: nelle Cotswolds noi in un cottage non ci abbiamo dormito. Avevamo una base fissa a Swindon, fuori dalla regione, e ogni mattina si guidava mezz’ora per entrare nei borghi. È stata una scelta di costi e di comodità in quattro persone, e la rifarei, ma non mi permetto di raccontarvi com’è svegliarsi dentro un cottage delle Cotswolds perché non lo so.

In un cottage però ci abbiamo dormito davvero, e più di una volta, durante il nostro giro in Scozia. Per il tipo di viaggio che facciamo, in gruppo e in auto, preferisco da sempre appartamenti e cottage all’albergo: si sta più comodi e si è molto più liberi sugli orari, che quando si viaggia in quattro è la cosa che salva le giornate. In Scozia la scelta era enorme e i prezzi accessibili, sulle 100 euro a notte per quattro persone in strutture molto belle. Non è l’Inghilterra dei cottage di pietra dorata, ma il modo di stare in una casa invece che in una camera è esattamente lo stesso.

Comprare un cottage in Inghilterra: cosa vuol dire davvero

È una fantasia che viene a tutti almeno una volta, di solito il terzo giorno di viaggio davanti a un’agenzia immobiliare di paese. Prima di lasciarsi andare conviene sapere una cosa che nessuno degli articoli di arredamento vi dice, e che riguarda la parola listed, cioè vincolato.

In Inghilterra gli edifici tutelati sono circa 400.000, divisi in tre gradi: Grade I (il 2,5%), Grade II* (il 5,8%) e Grade II (il 91,7%). Un cottage antico ha ottime probabilità di essere in elenco, e il vincolo non riguarda solo la facciata: copre anche gli interni. Per demolire, modificare o ampliare qualcosa che incida sul carattere dell’edificio serve un permesso apposito, il listed building consent.

E non è una multa amministrativa. In base alla sezione 9 del Planning (Listed Buildings and Conservation Areas) Act 1990, lavorare su un edificio vincolato senza quel permesso è un reato penale: si rischiano fino a due anni di reclusione e una sanzione senza tetto massimo davanti alla Crown Court. E a differenza degli abusi edilizi ordinari, non c’è prescrizione: si può essere perseguiti per un lavoro fatto molti anni prima, anche da un proprietario precedente. Tradotto: cambiare le finestre di un cottage vincolato non è una decisione di gusto.

Sommate il vincolo, il tetto da rifare ogni venticinque anni e l’assicurazione quadruplicata, e capite perché in quei borghi si vedono spesso case bellissime e un po’ ferme: mantenerle costa, e il proprietario non può fare quello che vuole per risparmiare. Chi ci vive lo sa, e in genere ne va anche fiero.

Info essenziali

  • Che cos’è: la piccola casa rurale di chi lavorava la terra, definita per secoli da chi ci abitava e non da come era costruita.
  • Da quando: nel Domesday Book del 1086 il cottar è già una classe sociale registrata.
  • Di che materiale: quello del posto. Calcare nelle Cotswolds, cob e paglia in Devon, selce in East Anglia, legno a graticcio nelle Midlands.
  • Tetti di paglia: 33.448 in Inghilterra, di cui circa 25.000 vincolati. Durata 15-25 anni la paglia lunga, oltre 60 la canna palustre.
  • Dove vederli: Cotswolds per la pietra dorata, Devon per il tetto di paglia. Il più celebre è Arlington Row a Bibury.
  • Da sapere se lo comprate: se è listed, il vincolo copre anche gli interni e violarlo è reato penale, senza prescrizione.

Domande frequenti sui cottage inglesi

Che cosa vuol dire cottage?

Nell’uso storico indica la piccola casa rurale di un lavoratore agricolo: la parola viene dal latino medievale cotagium, dall’inglese antico cot (capanna) e dal norreno kot. Nel Domesday Book del 1086 il cottar è una classe sociale, un gradino sopra lo schiavo, che ha diritto a una casa con abbastanza orto da sfamare la famiglia in cambio di lavoro. Nell’inglese di oggi cottage indica più semplicemente una casa piccola.

Perché i cottage inglesi hanno il tetto di paglia?

Perché era il materiale gratuito o quasi che si trovava sul posto, cioè lo scarto della mietitura o la canna delle paludi. A inizio Ottocento in Inghilterra c’erano circa un milione di case col tetto di paglia: era la norma, non un vezzo. Oggi ne restano 33.448, di cui circa 25.000 su edifici vincolati, ed è diventato un elemento costoso da mantenere.

Dove si vedono i cottage inglesi più belli?

Nelle Cotswolds per i cottage di calcare color miele, con Arlington Row a Bibury come icona assoluta, e in Devon per quelli di terra cruda col tetto di paglia. Altre zone con cottage molto caratteristici sono Suffolk e Norfolk (selce e mattone), Kent e Sussex (graticcio e tegole in facciata) e il Lake District (ardesia grigio-verde).

Che differenza c’è fra un cottage e una country house?

Sono due categorie sociali prima che architettoniche. Il cottage è la casa piccola di chi lavorava la terra; la country house è la residenza di campagna dell’aristocrazia, quella dei grandi film in costume. In mezzo c’è il cottage orné, cioè il cottage finto costruito dai ricchi fra Settecento e Ottocento per sembrare rustico.

Si può dormire in un cottage inglese?

Sì, moltissimi cottage sono affittati come case vacanza, e persino due delle case di Arlington Row a Bibury, la numero 1 e la numero 9, sono cottage in affitto del National Trust. Due cose da sapere: il cambio degli ospiti avviene di solito in un giorno fisso della settimana, spesso venerdì o sabato, e il soggiorno minimo è quasi sempre di più notti.

Che cos’è il cottagecore?

È un’estetica nata su Tumblr nel 2018 ed esplosa nel 2020 durante i lockdown, fatta di pane fatto in casa, campi, fiori e vita lenta. Oggi è soprattutto una tendenza di arredamento e di moda. Le viene rimproverato di offrire una versione idealizzata della vita rurale, ripulita dalla povertà e dalla fatica che quella vita comportava davvero.

Si può comprare un cottage in Inghilterra?

Sì, ma conviene sapere che molti cottage antichi sono edifici vincolati (listed). In Inghilterra ce ne sono circa 400.000, e il vincolo copre anche gli interni: per modificarli serve il listed building consent, e farne a meno è un reato penale che prevede fino a due anni di reclusione e una sanzione senza tetto massimo, senza prescrizione. A questo si aggiungono i costi di manutenzione del tetto e un’assicurazione che in quattro anni è quadruplicata.

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Cottage inglesi
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