C’è un punto, appena fuori Borgo a Mozzano, dove il fiume Serchio rallenta e diventa uno specchio. Se il vento tace e l’acqua è ferma, il Ponte del Diavolo ci si riflette dentro intero, e per un attimo non si capisce più dove finisce la pietra e dove comincia il cielo. L’ho visto la prima volta salendo verso Montefegatesi, e mi sono fermata come ci si ferma davanti a qualcosa che non torna: un ponte gobbo, sbilenco, con un’arcata così alta e spropositata che sembra disegnata da una mano non umana. Non è un caso che qui, da secoli, si racconti di patti col demonio, di anime promesse e mai consegnate, di streghe e guaritrici che si danno appuntamento nelle notti fresche di primavera.
In questa guida ti porto sul Ponte del Diavolo, che il suo nome vero lo tiene quasi nascosto (Ponte della Maddalena): la leggenda del capomastro e del diavolo, la storia vera che è più incerta di quanto sembri, i numeri di quella forma impossibile, e tutto quello che serve per andarci davvero, dove lasciare l’auto, se si attraversa a piedi, quando tornarci per vederlo specchiarsi nel Serchio. È una delle porte della Garfagnana, e basta una sosta per portarsela dentro.
In breve
Il Ponte del Diavolo, il cui nome vero è Ponte della Maddalena, attraversa il fiume Serchio a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, a una ventina di minuti dal capoluogo lungo la SS12. È lungo oltre 90 metri, con la caratteristica arcata maggiore a schiena d’asino. La storia lo attribuisce a Matilde di Canossa e a Castruccio Castracani, ma è la leggenda del patto col diavolo ad averlo reso celebre. Si visita gratis, tutto l’anno, senza biglietto: è pedonale e liberamente attraversabile. C’è un parcheggio ai piedi del ponte e la stazione di Borgo a Mozzano a 10 minuti a piedi. Periodo migliore per la foto del riflesso: primavera e autunno, con il fiume calmo.
Indice dell’Articolo
Dove si trova il Ponte del Diavolo
Il Ponte del Diavolo scavalca il fiume Serchio a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, nella Media Valle del Serchio. È idealmente la soglia da cui si entra nella Garfagnana, quella zona di natura incontaminata e di piccoli paesi rimasti fermi nel tempo che si allunga verso l’Appennino tosco-emiliano.
Da Lucca è vicinissimo: poco più di 20 chilometri lungo la SS12 dell’Abetone e del Brennero, una ventina di minuti d’auto risalendo la valle. Lo si costeggia quasi senza accorgersene, perché il ponte è proprio lì, sul fiume, a fianco della strada. Ed è questa posizione, su un antico guado del Serchio, a spiegare perché sia stato costruito: metteva in comunicazione le due sponde e permetteva ai pellegrini di raggiungere la via Francigena, dall’altra parte dell’acqua, e più a monte le terme di Bagni di Lucca.

Perché si chiama Ponte del Diavolo (e perché Ponte della Maddalena)
Il ponte ha due nomi, e raccontano due storie diverse. Quello ufficiale è Ponte della Maddalena: viene da un oratorio dedicato a Santa Maria Maddalena che sorgeva ai piedi della struttura, lungo la sponda del fiume, e che secondo le fonti locali risale al 1526. Dentro c’era una statua della Maddalena, oggi conservata nella chiesa di San Jacopo a Borgo a Mozzano.
Il nome con cui lo conoscono tutti, però, è un altro. Con il tempo, complice quella forma che sembra impossibile e le storie che le sono cresciute intorno, il Ponte della Maddalena è diventato per tutti il Ponte del Diavolo. Ed è un caso di scuola di come, quando un luogo è abbastanza strano, la leggenda finisce per battere l’anagrafe.

La leggenda del Ponte del Diavolo
La leggenda nasce da una domanda semplice, quella che viene in mente a chiunque si fermi a guardarlo: come hanno fatto, delle mani umane, a dare a un ponte una forma così sbilanciata, così imponente e sproporzionata? E se non sono state mani umane, di chi sono?
Il racconto più diffuso dice così. Il capomastro incaricato dei lavori, a metà dell’opera, si accorse che non sarebbe mai riuscito a finire il ponte nei tempi previsti. Disperato, sedeva una notte da solo in riva al fiume, e fu allora che gli apparve il diavolo. Il patto fu semplice: lui avrebbe completato il ponte in una sola notte, in cambio dell’anima del primo che lo avesse attraversato. Il capomastro accettò, e all’alba il ponte era finito.
Ma poi lo prese il rimorso. Un’anima non poteva darla. Così, con uno stratagemma, fece passare per primo un animale: gettò un pezzo di cibo sull’altra sponda e ci mandò dietro una bestia, beffando il diavolo, che per la rabbia sparì nelle acque del Serchio. C’è una piccola morale in tutto questo: i ponti non arriveranno in paradiso, ma possono fregare il diavolo.
Come tutte le storie che passano di bocca in bocca, anche questa ha le sue varianti, e vale la pena conoscerle.
- Il capomastro o San Giuliano. In alcune versioni a fare il patto non è un anonimo capomastro ma San Giuliano l’Ospitaliere, il santo protettore dei viandanti, che non riesce a terminare l’opera e chiede aiuto al diavolo con lo stesso accordo.
- Il cane o il maiale. L’animale ingannato è quasi sempre un cane, attirato sul ponte con un pezzo di pane o di focaccia; in altre versioni è un maiale mandato dietro a una mela.
E poi c’è la coda, quella che rende il ponte irresistibile per chi ama i luoghi che sanno di mistero. Si dice che in certe notti fredde e nebbiose si veda ancora passare sul ponte l’ombra di una figura che non ha niente di umano, il diavolo che cerca l’anima mai riscossa. E si racconta che nelle notti fresche di primavera streghe e guaritrici si diano appuntamento quassù per partire tutte insieme verso il monte vicino, dove crescono più che altrove i fiori e le erbe adatte a curare ogni male e a preparare pozioni. Le genti le vedono prendere il vento e volare fino al Prato Fiorito, dove corrono libere sui verdi prati.

La storia vera del ponte (che è più incerta di quanto sembri)
Dietro la leggenda c’è una storia reale, ma è più sfumata di come la si racconta di solito. La versione che si legge ovunque attribuisce la costruzione originaria alla Contessa Matilde di Canossa, tra l’XI e il XII secolo, per collegare la valle a Lucca e alle terme di Bagni di Lucca. È bello pensarlo, ma va detto con onestà: non esistono documenti che lo provino. L’attribuzione a Matilde nasce da una biografia trecentesca, e una lapide che riportava la data “1101” è stata riconosciuta falsa, perché usava le cifre arabe al posto dei numeri romani, impossibili per l’epoca.
Quello che è più certo è il secondo capitolo. All’inizio del Trecento, intorno agli anni 1324-1327, fu Castruccio Castracani, il signore di Lucca, a far rifare il ponte, sostituendo le vecchie strutture in legno con la muratura in pietra che vediamo oggi. È a lui che dobbiamo, in sostanza, l’aspetto attuale.
C’è poi un intervento molto più recente che ne ha cambiato per sempre il profilo. A cavallo tra fine Ottocento e inizio Novecento, con l’arrivo della ferrovia Lucca-Aulla (il tratto per Bagni di Lucca fu inaugurato nel 1898), venne aperta una quinta arcata a un’estremità del ponte, per lasciar passare i binari. Se oggi la sagoma ci appare un po’ asimmetrica anche in questo, è perché la storia ci ha messo mano più di una volta.
Le arcate asimmetriche a schiena d’asino
La forma è la vera firma del Ponte del Diavolo, la cosa che lo rende diverso da qualsiasi altro ponte. Le arcate sono asimmetriche, di dimensioni diverse: una grande, altissima, “a schiena d’asino”, e le altre più piccole e digradanti. Non è un vezzo estetico né un capriccio del diavolo. Gli archi hanno misure diverse perché seguono la morfologia irregolare del fondo e delle sponde del Serchio e servono a lasciar defluire l’acqua durante le piene, che da queste parti non sono uno scherzo. Quel profilo sbilenco, insomma, è pura ingegneria medievale adattata al fiume.
Sui numeri esatti girano molte versioni discordanti, e vale la pena mettere ordine, perché è il genere di dettaglio che quasi nessuno concilia. La confusione nasce quasi sempre dal mescolare l’altezza del ponte sul fiume con la luce dell’arco, cioè la sua apertura: sono due cose diverse.
| Dato | Valore |
|---|---|
| Lunghezza totale | circa 95 metri (oltre 90 m) |
| Arcate | 5 (un grande arco a tutto sesto, tre archi minori e il quinto, ottocentesco, per la ferrovia) |
| Luce dell’arcata maggiore | quasi 38 metri |
| Altezza sul fiume dell’arcata maggiore | circa 18 metri |
| Larghezza del passaggio | 3,7 metri |
| Materiale | muratura in pietra |
È da un certo punto della sponda, con il fiume calmo, che il ponte dà il meglio di sé: l’arcata grande si specchia nell’acqua immobile e forma con il suo riflesso un cerchio quasi perfetto. È l’immagine che tutti cercano, e più avanti ti dico quando riesce meglio.


Si può attraversare a piedi? Come visitarlo
Sì, si può attraversare, ed è la cosa più bella da fare. Il Ponte del Diavolo è pedonale e liberamente percorribile: si sale da una sponda, si arriva in cima all’arcata grande, dove la pendenza si fa sentire nelle gambe, e si scende dall’altra parte. Non è carrabile, e proprio per quella salita ripida a schiena d’asino, con i gradoni, non è adatto a passeggini o carrozzine: tienilo a mente se viaggi con bambini piccoli.
La cosa migliore è che non serve alcun biglietto: è un monumento all’aperto, sempre accessibile, gratuito, visitabile a qualsiasi ora del giorno e dell’anno. Nessun orario, nessuna barriera, nessuna coda. Ti fermi, sali, scatti la tua foto e riparti.
Come arrivare al Ponte del Diavolo
- In auto: da Lucca si segue la SS12 dell’Abetone e del Brennero verso nord per poco più di 20 chilometri, una ventina di minuti. Il ponte è proprio sul fiume, a fianco della strada.
- In treno: la stazione di Borgo a Mozzano, sulla linea Lucca-Aulla, è a circa 10 minuti a piedi dal ponte. È un modo comodo e panoramico per arrivarci senza auto.
- A piedi: dal centro di Borgo a Mozzano sono una decina di minuti di passeggiata.
Info pratica: ai piedi del ponte c’è un’area di sosta dove lasciare l’auto, accessibile a ogni ora. La visita è libera e gratuita, senza biglietto né orari. Le informazioni su eventuali costi del parcheggio e sugli eventi possono cambiare: per la certezza conviene dare un’occhiata al sito del Comune di Borgo a Mozzano.
Quando andare e come fotografarlo
Il Ponte del Diavolo si può vedere in qualsiasi stagione, ma per la foto che tutti sognano, quella con il riflesso a specchio che chiude l’arco in un cerchio, servono le condizioni giuste. La ricetta è un Serchio calmo e con la giusta portata d’acqua: per questo la primavera e l’autunno sono i periodi migliori, quando il fiume non è né in secca come a volte capita d’estate né gonfio e torbido come dopo i temporali. Aggiungici una giornata senza vento, così la superficie resta liscia, e la luce radente del primo mattino o del tardo pomeriggio, e hai lo scatto perfetto.
C’è poi un momento dell’anno in cui Borgo a Mozzano diventa un posto diverso. Dal 1993 il paese ospita quella che è considerata la prima e la più grande festa di Halloween d’Italia, che ogni fine ottobre riempie il borgo e attira decine di migliaia di visitatori tra misteri, streghe e scenografie. Se ti piacciono i luoghi che sanno di leggenda, il ponte in quel periodo è nel suo elemento naturale. Il programma e le date esatte dell’edizione in corso conviene verificarli sui canali ufficiali del Comune. A legare la festa alla leggenda del ponte c’è anche Lucida Mansi, la nobildonna lucchese che secondo la tradizione vendette l’anima al diavolo: il suo corteo è uno dei momenti più attesi della notte più nera dell’anno.
Esperienze e tour tra Lucca e la Garfagnana
- Tour in giornata da Lucca alla Media Valle del Serchio e alla Garfagnana, con sosta al Ponte del Diavolo.
- Escursioni e trekking nelle Alpi Apuane e in Garfagnana, tra grotte, borghi e sentieri.
- Visite guidate e degustazioni nel territorio di Lucca e Bagni di Lucca.
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Cosa vedere nei dintorni del Ponte del Diavolo
Il bello del Ponte del Diavolo è che è la porta di una zona intera. Una volta attraversato, la valle si apre verso posti che valgono da soli una gita.
Il primo è un paese che mi è rimasto nel cuore: Montefegatesi, un borgo arroccato a 842 metri, frazione di Bagni di Lucca, che dai primi del Novecento onora Dante con un busto e che si affaccia sul Monte Prato Fiorito, quello delle streghe della leggenda, con la sua vetta rotondeggiante coperta di prati e di erba profumata. Poco più su c’è l’Orrido di Botri, la gola dove, si dice, Dante trovò l’ispirazione per l’Inferno. Scendendo verso la valle ci sono le terme storiche di Bagni di Lucca, il borgo Bandiera Arancione di Barga, e più a nord la Grotta del Vento e il cuore della Garfagnana. E naturalmente, a venti minuti, c’è Lucca con le sue mura.
E se è questa Garfagnana segnata dall’acqua a incuriosirti, a nord di qui due luoghi raccontano la stessa storia in modo opposto: Isola Santa, il borgo di pietra rimasto a galla e specchiato nel suo lago verde, e il Lago di Vagli, che invece un paese intero, Fabbriche di Careggine, lo tiene sommerso sul fondo.
| Meta nei dintorni | Distanza indicativa | Perché andarci |
|---|---|---|
| Montefegatesi e Prato Fiorito | ~30 min | Borgo alto, il busto di Dante, il monte delle streghe |
| Bagni di Lucca | ~10 km | Terme storiche e ville ottocentesche |
| Barga | ~18 km | Uno dei borghi più belli della valle |
| Grotta del Vento | ~40 min | Grotta spettacolare nel cuore della Garfagnana |
| Lucca | ~20 km | La città delle mura, punto di partenza ideale |

Dove dormire in zona: in quale zona
- Borgo a Mozzano: per stare a due passi dal ponte e dalla stazione, comodo per chi arriva in treno.
- Bagni di Lucca: alberghi storici e atmosfera termale, ottima base per esplorare la valle e la montagna.
- Lucca: più scelta e vita in città, a venti minuti; ideale se il ponte è una tappa di un giro più ampio.

Domande frequenti sul Ponte del Diavolo
Perché si chiama Ponte del Diavolo?
Il nome nasce da una leggenda: si racconta che il capomastro, non riuscendo a terminare l’opera, avrebbe stretto un patto con il diavolo, che completò il ponte in una notte in cambio dell’anima del primo che lo avesse attraversato. Il capomastro lo ingannò facendo passare per primo un animale. La forma insolita del ponte, con la sua altissima arcata, ha alimentato la storia. Il nome ufficiale, però, è Ponte della Maddalena.
Dove si trova il Ponte del Diavolo?
Il Ponte del Diavolo, o Ponte della Maddalena, si trova a Borgo a Mozzano, in provincia di Lucca, e attraversa il fiume Serchio nella Media Valle del Serchio, alle porte della Garfagnana. Dista poco più di 20 chilometri da Lucca lungo la SS12.
Si può attraversare a piedi il Ponte del Diavolo?
Sì. Il ponte è pedonale e liberamente attraversabile a piedi, tutto l’anno e senza biglietto. La salita all’arcata maggiore è ripida e con gradoni, quindi non è adatta a passeggini o carrozzine, ma è aperta a tutti.
Il Ponte del Diavolo si paga? Serve un biglietto?
No. È un monumento all’aperto liberamente accessibile: la visita è gratuita, senza biglietto e senza orari, a qualsiasi ora del giorno.
Come arrivare al Ponte del Diavolo da Lucca?
In auto si segue la SS12 dell’Abetone e del Brennero verso nord per circa 20 chilometri, una ventina di minuti. In alternativa c’è il treno sulla linea Lucca-Aulla: dalla stazione di Borgo a Mozzano il ponte è a circa 10 minuti a piedi.
C’è un parcheggio vicino al Ponte del Diavolo?
Sì, ai piedi del ponte c’è un’area di sosta dove lasciare l’auto, accessibile a ogni ora. Per informazioni aggiornate su eventuali costi conviene fare riferimento al Comune di Borgo a Mozzano.
Quanto è lungo e quanto è alto il Ponte del Diavolo?
Il ponte è lungo circa 95 metri (oltre 90). L’arcata maggiore raggiunge un’altezza di circa 18 metri sul fiume, con una luce, cioè un’apertura dell’arco, di quasi 38 metri: i due valori vengono spesso confusi tra loro nelle diverse fonti.
Chi ha costruito il Ponte della Maddalena?
La tradizione attribuisce la costruzione originaria a Matilde di Canossa, tra XI e XII secolo, ma non esistono documenti che lo confermino. L’aspetto attuale, in pietra, si deve al rifacimento voluto da Castruccio Castracani all’inizio del Trecento. La quinta arcata fu aggiunta a fine Ottocento per il passaggio della ferrovia Lucca-Aulla.
Cosa vedere nei dintorni del Ponte del Diavolo?
Nei dintorni si possono visitare Montefegatesi con il busto di Dante e il Monte Prato Fiorito, le terme di Bagni di Lucca, il borgo di Barga, la Grotta del Vento in Garfagnana e, a una ventina di minuti, la città di Lucca con le sue mura.