Sopra l’ingresso della prima galleria, scolpite nella pietra, ci sono una data e una frase: MCMXVII, ex arduis perpetuum nomen, da ardue imprese fama eterna. La Strada delle 52 Gallerie comincia lì, e da quel momento per sei chilometri la montagna non è più soltanto montagna: è un’opera militare scavata a mano in nove mesi di guerra sul versante meridionale del Pasubio, per portare viveri e munizioni al riparo dalle artiglierie austriache.
Ci siamo saliti nel maggio del 2018, con il ritorno lungo la Strada degli Eroi, e quella che segue è la relazione di quel trekking, rifatta con i dati che contano oggi. Il primo di quei dati è proprio quello che allora avevamo sottovalutato: questa non è una passeggiata. Gli enti del sentiero la classificano EE, escursionisti esperti, e le ragioni stanno scritte più avanti, prima di tutto il resto. Per inquadrare il territorio intorno, montagne comprese, resta utile la nostra guida alle sette zone del Veneto.
In breve
Mulattiera militare del 1917 sul monte Pasubio, segnavia CAI 366, da Bocchetta Campiglia (1.216 mt s.l.m.) alle Porte del Pasubio (circa 1.930 mt s.l.m.), dove sta il Rifugio Generale Achille Papa. Circa 6.300 metri di sviluppo, dei quali 2.300 in galleria; 2h45′ – 3h in salita, dislivello fra i 700 e i 780 metri a seconda di dove lo si misura. Difficoltà EE. Torcia o lampada frontale indispensabile, caschetto consigliato dagli enti, percorso vietato ai ciclisti. Sentiero gratuito, parcheggio a Bocchetta Campiglia 6,00 € ogni 24 ore. Si torna a valle per la rotabile degli Scarubbi, per la Strada degli Eroi o per lo stesso percorso di salita.
Che cos’è la Strada delle 52 Gallerie
La Strada delle 52 Gallerie, o Strada della Prima Armata, è una mulattiera militare costruita nel 1917 sul versante meridionale del monte Pasubio, nelle Prealpi Vicentine. Il tracciato parte da Bocchetta Campiglia, a 1.216 mt s.l.m., e termina alle Porte del Pasubio; è contrassegnato dal segnavia CAI 366 e si sviluppa per circa 6.300 metri, dei quali 2.300 scavati dentro la roccia. La larghezza minima prevista dai progettisti era di 2,20 metri, di norma 2,50, con un raggio esterno delle curve di almeno 3 metri: misure calcolate non per gli escursionisti ma per le salmerie, che dovevano passare cariche.

Il motivo per cui questa strada esiste è tutto militare, e conviene conoscerlo perché spiega la forma del percorso. Ai reparti italiani arroccati sul Pasubio i rifornimenti salivano per la rotabile degli Scarubbi, sul versante opposto: una carrareccia percorribile anche dagli autocarri, ma esposta alla vista degli osservatori d’artiglieria austriaci appostati sul monte Toraro, sul Cimone, sul Maio e sul Seluggio, tanto che vi si transitava soltanto d’estate e nelle ore notturne, e nonostante il mascheramento. Serviva una via coperta, praticabile in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo; e siccome il versante meridionale è fatto di guglie, forre profonde e pareti a perpendicolo, l’unico modo di passare era dentro la montagna.
Chi la costruì, e in quanto tempo
I lavori cominciarono nel marzo del 1917, in uno degli inverni più rigidi e nevosi del secolo, e terminarono nel dicembre successivo. L’opera fu ideata dal capitano Leopoldo Motti e progettata dal tenente ingegner Giuseppe Zappa, sostituito nell’aprile dal capitano Corrado Picone; la realizzò la 33ª Compagnia Minatori del 5º reggimento Genio, con l’aiuto di sei centurie di lavoratori territoriali (la 349, la 523, la 621, la 630, la 765 e la 776). Gli uomini impiegati passarono da una ventina a circa seicento fra aprile e settembre. Si lavorò quasi tutto a mina, con martelli pneumatici e con quello che passavano i magazzini: gelatina, cheddite, echo, salubite, vibrite, polvere nera.
Attenzione: il capitano Motti, che questa strada l’aveva pensata, non la vide mai finita. Cadde il 29 settembre 1917 per l’esplosione della prima mina austriaca sul Pasubio, mentre i lavori erano ancora in corso. La dodicesima galleria, 95 metri, porta il suo nome.

Prima di lasciare il fronte del Pasubio il capitano Picone redasse un documento con cui assegnava un numero e una dedica a ciascuna delle cinquanta gallerie allora esistenti: nomi di caduti, di generali, di irredentisti, di città e di reparti. La 49ª e la 50ª che si contano oggi non erano nell’elenco originale, perché furono aperte più tardi in due tratti dove la strada passava ancora a mezza costa. Nel 1991 l’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Vicenza ha collocato all’imbocco di ogni galleria una targa marmorea con il numero e la dedica: si leggono una per una salendo, ed è il modo giusto per non limitarsi a contarle.
Quanto è difficile la Strada delle 52 Gallerie
Il Comune di Valli del Pasubio classifica il percorso EE, escursionisti esperti, con 3 ore di percorrenza e circa 700 metri di dislivello; il sito della Strada lo dà come «percorso di media difficoltà, consigliato a escursionisti esperti o accompagnati»; l’Unione Montana Pasubio e Piccole Dolomiti e il portale turistico di Schio scrivono che «l’escursione non è da sottovalutare e non è una passeggiata turistica». Sono tre formulazioni della stessa cosa, e vanno prese alla lettera.
Le difficoltà tecniche vere, a dirla tutta, sono poche: non ci sono passaggi di arrampicata, il fondo è buono e la pendenza media si ferma al 12%, con punte del 22% soltanto in alcuni punti. Il problema è un altro ed è l’ambiente. La mulattiera corre per chilometri a mezza costa su pareti verticali, larga due metri e mezzo, e dei parapetti originali in tondino di ferro sorretti da paletti a «T» resta poco o nulla: chi soffre di vertigini se ne accorge nei primi venti minuti, e non è una cosa che si supera con la buona volontà. Dentro le gallerie il fondo è scivoloso per lo stillicidio continuo dell’acqua, e in più di un tratto le volte sono basse.

Due raccomandazioni degli enti vanno ripetute, perché sono quelle che si dimenticano per prime. La prima: non sporgersi oltre il ciglio della strada, che in diversi punti finisce nel vuoto senza preavviso. La seconda: non imboccare le gallerie secondarie, cioè le diramazioni che non fanno parte del tracciato e che sono talvolta pericolose. Nel 2018, in coda a questa relazione, avevamo scritto «facile»: era la valutazione di chi era appena tornato a casa contento, non quella del sentiero. La scheda in fondo alla pagina è stata corretta.
Attenzione: la Strada delle 52 Gallerie è vietata ai ciclisti, e non è una regola di galateo: il divieto è stato introdotto a seguito di alcuni incidenti mortali verificatisi sul percorso. Vale anche per chi conta di portare la bicicletta a spinta.
Torcia, caschetto e cosa mettere nello zaino
Due cose sono indispensabili e non hanno alternative. La prima è la luce: 2.300 metri di percorso stanno al buio, alcune gallerie sono lunghe e curve, e occorre una torcia elettrica affidabile, meglio se frontale, perché le mani servono libere. Buona norma portarne una di scorta, o quantomeno le pile: restare senza luce a metà di una galleria elicoidale non è una situazione che si risolve con il telefono. La seconda, che nel 2018 non avevamo, è il caschetto protettivo: gli enti del territorio lo consigliano vivamente, perché buona parte del percorso corre sotto pareti di roccia e in più punti le volte obbligano ad abbassare la testa.
Per il resto vale l’equipaggiamento di una giornata in montagna, niente di esotico: scarponi con suola ben scolpita (sul bagnato in galleria è lì che ci si gioca l’aderenza), un «guscio» leggero perché alle Porte del Pasubio il vento c’è quasi sempre, almeno due litri d’acqua a testa, viveri, occhiali e protezione solare per i lunghi tratti allo scoperto. Su come si mette tutto questo dentro uno zaino senza portarsi dietro mezza casa abbiamo scritto un pezzo a parte, dedicato allo zaino per il trekking in montagna.
Come arrivare a Bocchetta Campiglia e dove si parcheggia
L’attacco del sentiero è a Bocchetta Campiglia e ci si arriva in auto. Provenendo dall’autostrada si esce a Schio e si seguono le indicazioni per Valli del Pasubio e per il Passo Pian delle Fugazze; poco prima del passo, in località Ponte Verde, si svolta a destra in direzione Passo Xomo, e da lì si sale alla Bocchetta. Da Schio sono circa 24 chilometri e una mezz’ora di strada di montagna.

Il parcheggio sta nel territorio del Comune di Posina, che ne pubblica le condizioni: 6,00 euro ogni 24 ore, pagabili sul posto in moneta oppure con carte di debito e di credito, e il cambio si trova al Rifugio di Passo Xomo e alla Baita Campiglia. Si sale con mezzi lunghi meno di 8 metri e pesanti meno di 6 tonnellate. L’accesso al sentiero, invece, è gratuito: non esiste nessun biglietto per la Strada delle 52 Gallerie, e chi ne vende uno sta vendendo un accompagnamento, che è un’altra cosa.
Info pratica: il piazzale di Bocchetta Campiglia è ampio ma si riempie, e nei giorni festivi e in piena estate si riempie presto. Chi arriva a metà mattina di un sabato d’agosto rischia di lasciare l’auto molto più in basso e di aggiungere strada a piedi prima ancora di cominciare la salita.
Chi non vuole tornare a riprendere l’auto può appoggiarsi a un servizio di trasporto: gli Autonoleggi Pezzelato di Valli del Pasubio, segnalati dal portale turistico di Schio, portano da Schio e dai comuni limitrofi fino alla partenza della Strada e collegano Pian delle Fugazze, Campogrosso e i rifugi della zona. Nel 2018 noi avevamo risolto alla buona: al bar di Pian delle Fugazze ci eravamo fatti dare il numero dei privati che organizzavano le navette, avevamo lasciato l’auto al passo e la mattina dopo ci eravamo fatti portare su fino alla Bocchetta. Il principio è lo stesso, e in ogni caso conviene organizzarlo il giorno prima.
Il percorso, dall’ingresso monumentale alle Porte del Pasubio
Di buon mattino, a Bocchetta Campiglia, è sempre un gran brulicare di trekkers che si preparano. Pochi minuti di salita in mezzo agli alberi ed eccoci al portale della prima galleria, quello con l’iscrizione: fu la 33ª Compagnia Minatori, nel dicembre del 1917, ad abbattere il muro a secco che lo copriva, ed è per quel gesto che oggi lo si vede così. Da lì in avanti è un susseguirsi di tratti scavati nella roccia e di sentiero allo scoperto, con una targa e una dedica a ogni imbocco.
All’inizio la via sale ripida e anche nei tunnel il passo si fa impegnativo; poi il ritmo si regolarizza. All’uscita della 31ª galleria la mulattiera attraversa l’impluvio della Val Camossara, e qui il terreno franoso obbligò a costruire due muri di sostegno, quello a valle alto circa 2 metri e quello a monte 3,20, per un totale di circa 400 metri cubi di pietra cavata dal vicino monte Forni Alti. La 43ª sbuca sotto il Passo di Fontana d’Oro, a 1.875 mt s.l.m., dove si notano ancora i resti di una cabina elettrica: serviva a trasformare la corrente che arrivava dalla centrale di Malga Busi, da cui veniva anche l’aria compressa per i martelli pneumatici, spinta su per una tubazione posata in Val Camossara.
Poco dopo l’uscita dalla 48ª si tocca il punto più alto di tutta la mulattiera, intorno ai 2.000 mt s.l.m., e da lì si scende leggermente fino alle Porte del Pasubio. È questa la ragione per cui il dislivello dichiarato dalle fonti non coincide: chi conta fino al rifugio scrive poco più di 700 metri, chi conta fino al punto più alto della strada arriva a 784. Sono due misure diverse della stessa salita, e nelle gambe si sentono entrambe.
Le gallerie elicoidali, la 19ª e la 20ª
Quattro gallerie hanno uno sviluppo elicoidale, e sono la parte di percorso che sorprende anche chi è già stato avvisato. La 19ª, intitolata a Vittorio Emanuele III, è la più lunga di tutte con i suoi 320 metri; la 20ª si eleva a spirale su sé stessa per quattro volte dentro un torrione roccioso, il che vuol dire guadagnare quota girando in tondo nel buio, senza nessun riferimento esterno. Qui la torcia non è un accessorio: è l’unico modo di capire dove si sta mettendo il piede e dove finisce la parete. Le gallerie, ai tempi, erano illuminate elettricamente e aperte da finestroni in parete, protetti dallo stesso guardamano in ferro dei tratti a mezza costa.
Fra un tunnel e l’altro, quando il buio cede il passo alla luce, la segnaletica indica di tanto in tanto l’uscita di un canale: nel dialetto di queste valli si chiamano vajo, e uno dei più noti è il Vajo del Ponte. È possibile, con attenzione e sotto la guida di chi conosce l’ambiente, risalire questi canali fino a incrociare la Strada delle 52 Gallerie: il percorso che si incontra è in genere un itinerario alpinistico facile, non oltre il II grado, che però richiede il buon uso di mani e piedi e la confidenza con la verticalità. Sopra la testa, lungo la cresta, corre inoltre la via ferrata Falcipieri, che dalla prima galleria arriva fino alle Porte del Pasubio in un saliscendi di rocce, camini e cenge. Sono altre due cose, e vanno affrontate come tali.
La mappa del percorso

Il Comune di Valli del Pasubio mette a disposizione la traccia GPX e la brochure in italiano e inglese: conviene scaricarle prima di partire, perché in quota il telefono prende a tratti e la batteria, con il freddo, dura meno di quanto dica.
Il Rifugio Generale Achille Papa
In poco meno di tre ore di cammino si arriva alle ultime due gallerie che, in leggera discesa, aprono la visuale sulle Porte del Pasubio e sul Rifugio dedicato al generale Achille Papa, a 1.928 mt s.l.m. Papa, medaglia d’oro al valor militare, comandava la Brigata Liguria sul Pasubio e cadde sulla Bainsizza nell’ottobre del 1917; a lui è intitolata anche la 31ª galleria. Il rifugio è gestito dalla sezione CAI di Schio, ed è il punto di appoggio di tutto il massiccio.

Sul calendario conviene essere precisi, perché è la variabile che fa saltare una giornata. Per il 2026 il CAI di Schio dichiara il rifugio aperto tutti i giorni dal 29 maggio al 18 ottobre, e poi dal 23 ottobre all’8 novembre nei soli fine settimana, cioè venerdì, sabato e domenica. La cucina è aperta dalle 11:30 alle 15:00 e per il pranzo non si accettano prenotazioni; la cena è servita alle 20:00 e per chi non pernotta la prenotazione è obbligatoria, mentre il sabato sera, nei periodi di maggiore affluenza, il servizio di ristorazione serale è riservato a chi dorme in rifugio.
Info pratica: si dorme in camerata, gli animali non sono ammessi e le docce non sono utilizzabili, perché il rifugio è approvvigionato con la sola acqua piovana e la scarsità d’acqua è cronica. Sono le condizioni normali di un rifugio in quota, ma è bene saperle prima e non alla sera.

Chi arriva al rifugio con l’idea di fermarsi a dormire faccia il conto di quello che serve davvero: per una notte in quota valgono le stesse regole che abbiamo raccontato salendo alla Capanna Regina Margherita, cioè poca roba, tutta utile, e la certezza di avere telefonato prima.
Come si torna a valle: Scarubbi, Strada degli Eroi o lo stesso percorso
Qui sta il vero problema logistico della giornata, e va deciso prima di partire e non al rifugio. La Strada delle 52 Gallerie non è un anello che si chiude da solo: si parte da Bocchetta Campiglia e si arriva alle Porte del Pasubio, e da lì le opzioni sono tre, con conseguenze diverse su dove ci si ritrova a fine giornata.
- La rotabile degli Scarubbi, sul versante nord, è la discesa consigliata dagli enti: più larga, più agevole, con alcune scorciatoie, riporta a Bocchetta Campiglia, cioè all’auto. È la scelta di chi ha parcheggiato lì.
- Lo stesso percorso di salita, utilizzando la scorciatoia che dalle Porte del Pasubio porta al Passo di Fontana d’Oro passando a nord del Cimon del Soglio Rosso. Riporta anch’essa alla Bocchetta, ma significa rifare le gallerie in discesa, con la stanchezza addosso.
- La Strada degli Eroi, che scende invece verso Pian delle Fugazze: è la più suggestiva, ed è quella che abbiamo fatto noi, ma porta in un punto diverso da quello di partenza. Serve una seconda auto al passo, oppure il servizio di trasporto.

La Strada degli Eroi e le targhe delle Medaglie d’Oro
La Strada degli Eroi fu costruita dopo la guerra, per dotare la zona sommitale del monte, dichiarata Zona Sacra alla Patria con decreto del 1922, di una via d’accesso sicura e agevole anche per i mezzi motorizzati. Il nome viene dalle targhe collocate lungo la parete rocciosa che delimita la via, in onore delle Medaglie d’Oro al Valor Militare che combatterono in questo settore del fronte. La Strada degli Eroi vera e propria è il tratto di circa 2 chilometri che collega la Galleria d’Havet al Rifugio Papa; per estensione si chiama così tutta la rotabile che sale da Pian delle Fugazze, ed è segnata dal segnavia CAI 399. L’intero tracciato fa parte del Sentiero Europeo E5 e del Sentiero della Pace.
I nomi sulle targhe sono questi:
- capitano Aldo Beltricco, San Damiano (CN)
- tenente Cesare Battisti, Trento
- bersagliere Torquato Cardelli, Sant’Elmo, Casciana Terme (PI)
- tenente Umberto Cerboni, Roma
- maggiore Felice Chiarle, Pino Torinese (TO)
- sottotenente Damiano Chiesa, Rovereto (TN)
- sottotenente Fabio Filzi, Rovereto (TN)
- colonnello Antonio dei Conti Gioppi, Sermide (MN)
- sottotenente Giordano Ottolini, Milano
- maggiore Mario Rossani, Cassano Murge (BA)
- colonnello Edoardo Suarez, Napoli
- sottotenente Ferdinando Urli, Seedorf (Austria)
- capitano Corrado Venini, Como
- 157º Reggimento Fanteria, Brigata Liguria
- 158º Reggimento Fanteria, Brigata Liguria
La via è agevolissima, larga e ben conservata, ed è quella che abbiamo scelto per riguadagnare Pian delle Fugazze. Poco oltre la Galleria Generale d’Havet, sulla destra, si incontrano i segnavia del sentiero n° 179, a dire il vero non molto visibili: saranno trascorsi circa 30′ da quando ci siamo lasciati alle spalle il rifugio. Il 179 scende ripido e stretto verso il bosco sottostante, incrocia più volte la Strada degli Eroi e conduce più rapidamente al Passo Pian delle Fugazze, in circa due ore.
Cima Palon, i Denti e la Zona Sacra
Le Porte del Pasubio sono un crocevia di sentieri e di sterrati, e chi ha gambe e ore davanti può allungare. In poco più di un’ora, per il sentiero storico tricolore, si raggiunge Cima Palon, che con i suoi 2.232 mt s.l.m. è la vetta più alta del massiccio. Da lì si apre la Zona Sacra: il Dente Italiano e il Dente Austriaco, separati da poche decine di metri e scavati da entrambe le parti per la guerra di mine, l’Arco Romano e il cimitero di guerra italiano che porta il nome di «Di qui non si passa». È il tratto in cui il Pasubio smette di essere un panorama e torna a essere quello che è stato.
Chi ha interesse per questo tipo di storia, e non solo per il sentiero, troverà dello stesso genere anche nelle fortificazioni militari delle Dolomiti, che sono l’altra faccia dello stesso fronte.
Quando andare, e quando la strada non si percorre
La Strada delle 52 Gallerie è percorribile a piedi nella stagione estiva, e il periodo migliore va da fine maggio a metà ottobre, cioè grosso modo la finestra in cui il Rifugio Papa è aperto tutti i giorni. Settembre è il mese che consigliamo: la montagna è ancora in ordine, il rifugio funziona, e sul sentiero non c’è la coda di agosto, che qui è una coda vera. Sulle ragioni per cui la montagna a settembre conviene ci siamo già dilungati altrove, parlando di montagna a settembre.
Fuori stagione la faccenda cambia. Il sito della Strada avverte di prestare particolare attenzione alla neve, che all’inizio della stagione invernale può intasare gli imbocchi delle gallerie; e va aggiunto che questo è un versante franoso, sul quale i crolli non sono un’eventualità remota ma un fatto ricorrente, tanto che in passato interi tratti sono stati chiusi e riaperti dopo mesi di lavori. Per questo la regola qui è una sola, e non è formale: prima di partire si chiede. Le condizioni aggiornate le danno la sezione CAI di Schio e la pagina Facebook del Rifugio Achille Papa, che è il posto in cui lo stato di percorribilità degli itinerari del Pasubio viene scritto per primo.
La sera prima, a Pian delle Fugazze
Al Passo Pian delle Fugazze (1.163 mt s.l.m.) si arriva da Schio seguendo le indicazioni per Valli del Pasubio, ed è il posto naturale in cui piazzarsi la sera prima: ci sono ampi piazzali dove lasciare l’auto e diverse possibilità di appoggio nei dintorni. Noi nel 2018 avevamo dormito poco distante dal passo, alla Malga Streva, in una struttura bucolica di altri tempi gestita da una famiglia dedita all’allevamento di capre.
Attenzione: la Malga Streva oggi non dà più alloggio. Dal maggio 2023 è gestita da un’altra famiglia ed è un punto ristoro diurno, aperto tutto il periodo estivo da maggio a settembre, indicativamente dalle 8:00 alle 18:00, con vendita di prodotti aziendali. Resta un’ottima sosta, ma per dormire occorre guardare altrove. Si trova inoltre in località Streva, nel comune di Vallarsa, che è già provincia di Trento: il passo è di confine, e da una parte e dall’altra cambia la regione.

Chi arriva con largo anticipo può usare il pomeriggio per un trekking di riscaldamento, che a queste quote non è mai tempo perso. Da Pian delle Fugazze parte il sentiero 173, la Via della Pace, che in circa due ore di facile percorso conduce in una vallata ai margini della catena del Carega; una destinazione possibile prima del rientro è la Malga Boffetal, a 1.436 mt s.l.m., al centro della vallata, circondata da prati verdissimi e frequentata dai bovini al pascolo.



Dove appoggiarsi la notte prima
Nelle immediate vicinanze di Bocchetta Campiglia non c’è ricettività vera: si dorme a valle, e il criterio non è il centro storico né il panorama dalla camera, sono i minuti d’auto che separano dal parcheggio, perché al piazzale conviene arrivare presto. La base di riferimento è Schio, una mezz’ora di strada di montagna dall’attacco del sentiero; i comuni intorno aggiungono qualche minuto e poco più.
Tre indirizzi a mezz’ora dall’attacco del sentiero
Le tre qui sotto sono state scelte sopra 8,5 di punteggio e con almeno cento recensioni, e sono le uniche a reggere quella soglia in due rilevazioni distinte, una in alta e una in bassa stagione. Una cosa va detta perché è il dato vero di questa valle: stanno tutte e tre nella stessa fascia di prezzo, €€, e non è una selezione pigra. Qui non esiste né il dormitorio economico né l’albergo di lusso, perché Schio non è un posto di villeggiatura ma una città industriale ai piedi della montagna. Cifre non ne trovate, ed è voluto: una cifra scritta oggi sarebbe vecchia fra un mese, mentre distanza, tipo e capienza restano quelli.
- casa carmelo (€€) — in via Fratelli Pasini, dentro Schio, per due persone: è l’unica delle tre in città, quindi quella che accorcia davvero la strada del mattino, circa 24 chilometri fino alla Bocchetta.
- Agriturismo Cabrele (€€) — a Santorso, pochi chilometri a nord di Schio, fino a quattro ospiti: è la soluzione per chi si muove in cordata e preferisce la colazione di un agriturismo alla sala di un albergo. Una trentina di chilometri dall’attacco.
- Villa I Pini (€€) — hotel quattro stelle a Malo, in pianura: è il più lontano dei tre e sta dalla parte opposta rispetto alla montagna, quindi ha senso per chi arriva da sud la sera tardi, meno per chi vuole risparmiare minuti all’alba.
Chi invece vuole spezzare la salita e dormire in quota si ferma al Rifugio Papa, telefonando prima: è l’unico modo per avere alle Porte del Pasubio l’alba e il silenzio che di giorno, lassù, non ci sono.
Il nostro trekking in breve
- Accesso: Bocchetta Campiglia (1.216 mt s.l.m.), parcheggio a pagamento, 6,00 € ogni 24 ore.
- Punto di appoggio: Rifugio Generale Achille Papa, 1.928 mt s.l.m., CAI Schio.
- Tipo di via: mulattiera militare, segnavia CAI 366; ritorno per gli Scarubbi, per la Strada degli Eroi (399) o per lo stesso percorso.
- Difficoltà: EE, escursionisti esperti. Nessun passaggio di arrampicata, ma lunghi tratti esposti a mezza costa senza parapetto, fondo scivoloso in galleria e circa 2.300 metri al buio.
- Tempi di percorrenza: 2h45′ – 3h in salita; 2h30′ circa in discesa per la Strada degli Eroi e il sentiero 179.
- Dislivello: circa 700 mt fino al rifugio, 784 mt fino al punto più alto della strada.
- Periodo suggerito: da fine maggio a metà ottobre; settembre il mese migliore.
- Raccomandazioni: torcia elettrica o frontale indispensabile, con pile di scorta; caschetto protettivo consigliato dagli enti; vietato ai ciclisti; non sporgersi dal ciglio e non imboccare le gallerie secondarie; verificare le condizioni del percorso presso il CAI di Schio o il Rifugio Papa prima di partire.
Chi cerca un’altra relazione dello stesso genere, ma dove al posto delle gallerie ci sono la corda e i ramponi, può leggere quella della via normale al Castore: è un altro grado di impegno, ed è utile per capire dove finisce l’escursionismo e dove comincia l’alpinismo.
Domande frequenti sulla Strada delle 52 Gallerie
Quanto è difficile la Strada delle 52 Gallerie?
Il Comune di Valli del Pasubio la classifica EE, escursionisti esperti. Non ci sono passaggi di arrampicata e la pendenza media è del 12%, ma il percorso corre per chilometri a mezza costa su pareti verticali senza parapetto, il fondo in galleria è scivoloso per lo stillicidio e circa 2.300 metri si percorrono al buio.
Quanto tempo ci vuole a percorrere la Strada delle 52 Gallerie?
Da 2h45′ a 3h per salire da Bocchetta Campiglia al Rifugio Achille Papa, secondo le fonti ufficiali, con un dislivello fra i 700 e i 784 metri. Per il ritorno occorre calcolare altre 2h-2h30′, a seconda della via scelta.
Serve il casco per la Strada delle 52 Gallerie?
Non è obbligatorio, ma gli enti del territorio ne consigliano vivamente l’uso, perché buona parte del percorso corre sotto pareti di roccia e in più punti le volte delle gallerie sono basse. Quello che invece è indispensabile è una torcia elettrica affidabile, meglio se frontale.
Si può fare la Strada delle 52 Gallerie con i bambini?
È un percorso classificato EE, con lunghi tratti esposti senza parapetto e gallerie al buio: non è una passeggiata turistica e va valutato caso per caso, in base all’abitudine del bambino alla montagna e alla capacità di stare lontano dal ciglio per diverse ore. Nel dubbio esistono alternative più adatte sullo stesso massiccio.
Si può percorrere la Strada delle 52 Gallerie in bicicletta?
No. Il percorso è vietato ai ciclisti a seguito di alcuni incidenti mortali verificatisi sul tracciato, e il divieto vale anche per chi intende portare la bicicletta a spinta.
Quando è aperta la Strada delle 52 Gallerie?
Il sentiero si percorre nella stagione estiva, indicativamente da fine maggio a metà ottobre, quando il Rifugio Achille Papa è aperto tutti i giorni. All’inizio della stagione invernale la neve può intasare gli imbocchi delle gallerie, e su questo versante i crolli sono ricorrenti: le condizioni aggiornate vanno chieste alla sezione CAI di Schio o al Rifugio Papa prima di partire.