Labirinto della Masone: “perdersi” nel più grande dedalo al mondo

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Poche cose al mondo mi affascinano quanto i labirinti. Da che ho memoria, l’idea di un luogo in cui vagare, in cui “perdersi” senza conoscere la strada da percorrere e soprattutto, senza la certezza della salvezza in una via di uscita, è uno scenario che se da una parte mi terrorizza, dall’altra mi entusiasma. In egual misura.

Così, quando un paio di anni fa ho saputo che a Fontanellato, alle porte di Parma, Franco Maria Ricci, designer ed editore di FMR, aveva fatto costruire solo qualche mese prima il labirinto più grande del mondo, non ho potuto resistere, e una bella domenica mattina di ottobre insieme a tre amici, sono andata a “perdermi” o, come erano soliti dire i saggi dell’antichità, a “ritrovare me stessa” all’interno di un dedalo di bambù di oltre sette ettari.

Fontanellato labirinto

Il Labirinto della Masone visto dall’alto.

 

Labirinto della Masone: un sogno divenuto realtà

Sognai per la prima volta di costruire un Labirinto circa venti anni fa, nel periodo in cui, a più riprese, ebbi ospite, nella mia casa di campagna vicino a Parma, un amico, oltreché collaboratore importantissimo della casa editrice che avevo fondato: lo scrittore argentino Jorge Luis Borges. Si tratta del più grande labirinto al mondo, almeno per ora, e anche una delle più vaste piantagioni di bambù, almeno in Europa.
(Franco Maria Ricci)

 

Nato dalla visione e dal genio creativo di Franco Maria Ricci, grafico, editorie d’arte e uno dei più grandi uomini di cultura del nostro Paese, il Labirinto della Masone, noto anche come “Labirinto di Fontanellato” o “Labirinto di Franco Maria Ricci”, è stato progettato da Franco Maria Ricci stesso con l’aiuto di due architetti: Pier Carlo Bontempi e Davide Dutto.


Il labirinto della Masone: numeri e cifre

Fontanellato - ParmaEsteso su oltre sette ettari di terreno, il Labirinto di Franco Maria Ricci ha una forma a stella, che tanto ricorda i mosaici delle ville romane, ed è composto interamente da piante di bambù. Ce ne sono oltre 200.000, appartenenti ad una ventina di specie diverse ed hanno un’altezza che va dai 30 centimetri ai 15 metri. Il percorso che si sviluppa all’interno di questo incredibile dedalo verde è di oltre 3 chilometri.
Un vero e proprio giardino della natura e della cultura che ospita anche oltre 5.000 metri quadrati di spazi culturali destinati alla collezione d’arte personale di Franco Maria Ricci – circa 500 opere d’arte tra pitture e sculture che vanno dal sedicesimo al ventesimo secolo – e una biblioteca dedicata a tutta la produzione tipografica e grafica di Ricci, con volumi di Giambattista Bodoni, l’intera produzione di Alberto Tallone e quella di Ricci stesso. C’è poi l’archivio completo di tutto il lavoro della casa editrice. Tutti questi tesori sono fruibili dai visitatori, non solo si possono ammirare le opere d’arte ma si possono sfogliare anche i libri. Per una feticista di libri come, tenere tra le mani uno di questi preziosissimi volumi è stata veramente un’esperienza incredibile.

 

L’arrivo al labirinto

Arriviamo a Fontanellato intorno alle 11 della mattina: il labirinto apre alle 10.30 quindi ce la siamo presa comoda. Nell’ampio parcheggio, sono già presenti molte auto.
L’entrata principale è subito fonte di riflessione. Il muro di cinta, come – scopriremo non appena entrati – anche tutte le strutture e architetture realizzate al suo interno, è stato costruito con mattoni fatti a mano, un materiale molto comune in tutto il territorio padano che quindi ben si armonizza con le costruzioni rurali del panorama circostante. Il varco d’ingresso, sebbene monumentale nella sua forma classica ad arco, non lo è tuttavia nelle dimensioni.
Rispetto alla maestosità lineare della facciata, infatti, mi è sembrato piccolo, quasi minuto, come se la decisione di varcarlo, di oltrepassarlo dovesse essere preceduta da una scelta esistenziale personale e “consapevole” di entrare e percorrere il labirinto.
Un po’ come i pellegrini dei tempi passati che raggiungevano la cattedrale di Chartres in Francia, decidevano “coscientemente” di inginocchiarsi e seguire carponi il percorso del labirinto disegnato sul pavimento della navata centrale, quale pratica spirituale somma per connettere la propria anima al divinità superiore.

fontanellato

Il Labirinto visto dal Belvedere all’alba. Credits: Yann Monel

Una volta entrati, ci dirigiamo verso la biglietteria per ritirare i nostri accrediti stampa che ci consentiranno l’accesso al dedalo di canne di bambù. Sebbene la nostra voglia di perdersi nell’intrigo di viottoli verdi è impellente, decidiamo di prenotare prima un tavolo al Ristorante al Bambù che si trova all’interno della Corte d’Ingresso e che è gestito dallo chef stellato Massimo Spigaroli.
Sebbene nel complesso siano presenti anche una Caffetteria ed un Hosteria in cui consumare focaccine e prodotti della gastronomia parmigiana, preferiamo aggiungere all’esperienza della visita anche quella della cucina di Spigaroli. E abbiamo fatto benissimo, perché sebbene il conto non sia stato dei più economici, la qualità e la delizia del menù degustazione che abbiamo ordinato ne sono valse veramente la pena.

 

Let’s get lost … Comincia la visita!

parma labirinto franco maria ricci

Corridoio all’interno del labirinto di bambù. La specie usata è il Phyllostachys bissetii. Credits: Massimo Listri

Una volta riservato il tavolo per le 13, armati del nostro biglietto di ingresso e della cartina da seguire per trovare l’uscita, ci addentriamo nel labirinto. Eravamo tentati di andare a caso, di non seguire nessuna indicazione, di scegliere semplicemente ad ogni angolo la direzione da prendere, di imbatterci in vicoli chiusi, in corridoi verdi senza sbocco.
Ma alla fine abbiamo scelto di seguire sulla mappa il tracciato, e già così non è stato facilissimo. Sarà perché non ho mai avuto una grande capacità di leggere le mappe, sarà perché l’atmosfera surreale e di sospensione dal tempo e dalla spazio che queste altissime foreste di bambù riescono a creare, ma ci siamo “persi” almeno un paio di volte. Ed è stato bellissimo. Tanto che abbiamo deciso che avremmo ripercorso il labirinto una seconda volta, questa però senza sbirciare la cartina. Il biglietto di ingresso consente infatti di entrare ed uscire dal dedalo tutte le volte che si vuole.

 

La piramide al centro del labirinto

fontanellato

Veduta della Corte Centrale dai portici del lato ovest. Credits: Mauro Davoli

Proprio al centro del labirinto si trova una grandissima piazza ed una cappella a forma di Piramide. Nella piazza principale circondata da enormi colonne, vengono ospitati, tutti i fine settimana una serie di eventi e di performance sia musicali che artistici. La domenica che ci sono stata io, si è esibito uno strepitoso artista di strada, un giocoliere del fuoco che ha letteralmente incantato tutti i visitatori con le sua danza di movimenti e fiamme.
La piramide, forse l’architettura più simbolica di tutto il complesso di Fontanellato – dopo ovviamente il labirinto – è stata voluta e realizzata da Franco Maria Ricci, perché simbolo antichissimo della fede, atto a richiamare proprio la simbologia religiosa del labirinto stesso. È una vera e propria cappella sul cui pavimento è stato realizzato un altro labirinto che tanto ricorda quello della cattedrale di Chartres. Stare seduti al suo interno è un’esperienza unica, quasi spirituale, sicuramente meditativa. Uscire dal labirinto di bambù ed entrare in questo “spazio sacro” secondo me è rappresenta l’atto finale della scelta che è partita con la decisione di varcare l’arco di mattoni all’ingresso del complesso.

 

La collezione d’arte e le mostre temporanee

Fontanellato - parma

Collezione Franco Maria Ricci, Sala del Seicento. Tra le opere, Ritratto della Duchessa d’Aiguillon di Philippe de Champaigne (1602-1674), Busto di Ferdinando II de’Medici di Giovan Battista Foggini (1652-1725) e, nella sala seguente, Venere benda gli occhi a Cupido di Luca Cambiaso (1527-1585). Credits: Mauro Davoli

Dopo pranzo abbiamo visitato le sale che ospitano la collezione personale dell’editore e le mostre permanenti che vi vengono organizzate. Una collezione assolutamente eclettica che riflette inscindibilmente il gusto del suo proprietario e che accoglie opere d’arte che abbracciano oltre 500 anni di storia, dal Cinquecento al Novecento.
Ligozzi, Carracci, Cambiaso, e poi ancora Hayez, Ligabue, Savinio: sono solo alcuni degli artisti i cui quadri e sculture sono state collezionate da Ricci. Devo dire che anche questa visita è stata un po’ come entrare in un labirinto: non realizzato con piante e siepi ma costituito da suggestioni pittoriche e scultoree, da citazioni e storie, da oggetti e mirabilia.
È questa forse la parte della visita più “adulta” e meno adatta ad un bambino. I piccoli si divertono moltissimo dentro il labirinto, ma hanno difficoltà ad apprezzare queste opere colte ed esclusive.
Sicuramente, mettendo in mostra i suoi tesori, Franco Maria Ricci ha messo in mostra anche se stesso e i suoi sogni più preziosi. Ci vuole coraggio anche per questo, un po’ come affrontare un labirinto infinito.

 

Il labirinto di notte

Fontanellato - labirinto parma

La piramide in notturna vista dai portici del lato ovest. Credits: Mauro Davoli

Quando ormai usciamo dalla galleria che ospita la collezione di Ricci, il sole sta calando, sono passate le sei e il labirinto chiude alle 19.30. Ci precipitiamo alla biglietteria perché abbiamo paura di non riuscire a visitarlo una seconda volta. E invece scopriamo, con gradevole sorpresa, che non solo si può ancora entrarvi, ma che la sua esplorazione “in notturna” è un appuntamento da non mancare. Il labirinto al suo interno non è illuminato, ma ad ogni visitatore viene fornita una torcia per illuminare la strada davanti ai suoi piedi. E questa è stata l’avventura più suggestiva di tutta la giornata. “Perdersi” per “ritrovarsi” al buio. Niente di più simbolico. Assolutamente l’esperienza nell’esperienza. Incredibile.


Di questa meravigliosa giornata, mi porto a casa il volume “Labirinti” scritto da Franco Maria Ricci ed edito da Rizzoli la cui introduzione è stata affidata ad un altro grandissimo letterato e uomo di cultura italiano, Umberto Eco, di cui voglio condividere alcune righe:

“La differenza tra vita e labirinto è – da un lato – che nella vita non si entra per decisione avventurosa bensì si è gettati, e – dall’altro – che non sappiamo che cosa ci attende all’uscita, e se ci sia realmente un’uscita: ahimè, abbiamo inviato miliardi di esploratori in avanscoperta, ma non disponiamo di rapporti attendibili…”

 

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By | 2018-09-10T18:29:27+00:00 settembre 7th, 2018|Parma|2 Comments

About the Author:

Multitasking per vocazione, appassionata non pentita di progetti di comunicazione, raccontatrice di storie urbane e instancabile camminatrice museale. La mia voglia di partire nasce sempre da una suggestione che mi colpisce improvvisa mentre ascolto una canzone, guardo un film, leggo un libro: da sola, in coppia o con le amiche, l’importante per me è partire sempre per un nuovo viaggio!

2 Comments

  1. Roberto settembre 7, 2018 at 12:32 pm - Reply

    Non ci sono mai stato ma ha un che di bello e inquietante allo stesso tempo. Appena posso organizzo con mia moglie!

    • Claudia Tani settembre 7, 2018 at 5:18 pm - Reply

      … mi raccomando, non dimenticare l’esplorazione notturna …. bellissima e inquietantissima!

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