Monte Corchia: come si sale, le vie e la grotta dentro

Il Monte Corchia lo vedo dalla finestra: chi abita in Versilia se lo ritrova lì, dietro Stazzema, quella parete grigia che chiude la valle e che di lontano sembra una montagna qualunque. Non lo è. Sotto quei 1.678 metri di marmo c’è il vuoto: settanta chilometri di gallerie, pozzi e saloni scavati dall’acqua, che fanno del Corchia una delle montagne più cave d’Europa. Fuori è roccia da arrampicata, dentro è un abisso.

A fine marzo, con il mio compagno di cordata Luc, ci siamo saliti dal Canale Nord: l’ultima ascesa invernale della stagione, prima che le temperature facessero salire il pericolo valanghe oltre il ragionevole. Quella salita la racconto più avanti, con i tempi e l’attrezzatura, perché resta una delle più belle fatte sulle Alpi Apuane versiliesi. Ma sul Corchia non si sale solo con la piccozza: d’estate ci sono vie escursionistiche che partono da Passo Croce, e dentro la montagna c’è un percorso turistico che chiunque può fare. Qui sotto ci sono le vie di salita a confronto, i tempi misurati, cosa serve per affrontarlo in inverno e come si visita l’Antro del Corchia.

In breve

  • Quota: 1.678 mt s.l.m., Apuane Meridionali, comune di Stazzema in provincia di Lucca.
  • Partenza più comune: Passo Croce, 1.160 mt, dove finisce l’asfalto; ci si arriva da Seravezza passando per Levigliani e Terrinca.
  • Via più semplice: la strada marmifera da Passo Croce verso Fociomboli e poi il crinale; circa 2 ore per la vetta.
  • Via invernale: il Canale Nord, alpinistica, 2 ore di salita e 2 di discesa; occorrono ramponi, piccozza e caschetto.
  • Dentro la montagna: l’Antro del Corchia, circa 2.000 mt di passerella, 7 gradi costanti, visita guidata di circa 2 ore con partenza da Levigliani.
  • Quando: da maggio a ottobre per l’escursionismo; da fine febbraio a fine marzo per la salita invernale, poi il pericolo valanghe sale.

Il Monte Corchia, la montagna vuota dentro

Alto 1.678 metri e posizionato fra le Apuane Meridionali, il Monte Corchia è conosciuto, oltre che per la possibilità di offrire interessanti itinerari di trekking, per altre due particolarità. La prima è alpinistica: la zona migliore, sotto questo profilo, è il versante occidentale, là dove la roccia forma quei caratteristici pinnacoli conosciuti come Torrioni del Corchia. Numerose vie sono poi state aperte anche sulle pareti Nord, proprio sopra lo sterrato che da Passo Croce conduce a Fociomboli; come non ricordare la mitica Via Erik, lo Spigolo di Fociomboli, la Via Merendero.

La seconda particolarità sta sotto i piedi, ed è la ragione per cui questa montagna è nota agli speleologi di mezza Europa. Il Corchia è di marmo, e il marmo l’acqua se lo mangia: il risultato è un sistema carsico che al conteggio di chi gestisce il percorso turistico arriva a circa 70 chilometri di gallerie esplorate e mappate, con venti ingressi diversi distribuiti su ogni lato della montagna. Le esplorazioni non sono affatto finite: ogni anno gli speleologi trovano sale nuove.

Fra le grotte che si aprono su questa montagna, oltre all’Abisso Claude – Fighiera, occorre ricordare l’Abisso Baader – Meinhoff (−450 mt), l’Abisso del Sole dell’Ovest (−320 mt), la Buca dell’Aihcroc (−120 mt) e la notissima Tana dell’Omo Selvatico (−270 mt, 1.500 mt di sviluppo), che si trova nel Canale delle Verghe, a breve distanza dal rifugio “Del Freo”.

Arrivare a Passo Croce, e dove si lascia l’auto

Dalla Versilia Passo Croce è facilmente raggiungibile in un’oretta di auto, prendendo la strada per la galleria del Cipollaio; è così che io e Luc, superati i paesi di Levigliani e Terrinca, svoltiamo a destra imboccando la strada che conduce al Passo (il bivio è circa 500 metri dopo l’abitato di Terrinca, segnalato anche per il “Rifugio Del Freo”). Dopo vari tornanti l’asfalto finisce, e finisce anche la strada: si è a 1.160 metri, c’è una marginetta, e lì si parcheggia.

Il sole che sorge dietro il profilo innevato delle Alpi Apuane, visto salendo verso Passo Croce di buon mattino
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Dal passo si diramano due strade sterrate, aperte a suo tempo dai cavatori per portare il marmo a valle: quella di destra, di solito chiusa da una sbarra, porta alla cava del Corchia; quella di sinistra, quasi in piano, passa sotto i pilastri della parete e in circa 40 minuti di cammino raggiunge il valico di Fociomboli, dove la strada si biforca di nuovo. È da lì che partono quasi tutti gli itinerari della zona, compreso il sentiero n° 129 che scende nel bosco verso Mosceta e il Rifugio Del Freo.

Consiglio: chi arriva dalla Garfagnana non ha nessun motivo di fare il giro dalla costa. Da Castelnuovo si sale per la valle della Turrite Secca e si passa da Isola Santa, il borgo di pietra affacciato sul lago: da quel lato il Corchia si affronta dal versante opposto, ed è l’accesso naturale per chi viene dall’interno.

Le vie per salire in vetta

Sul Corchia non c’è una sola via normale, e questo disorienta chi ci arriva la prima volta con la cartina in mano. Ce ne sono quattro che vale la pena conoscere, con difficoltà e ambienti molto diversi fra loro; le riassumo qui prima di raccontare quella che abbiamo fatto noi.

Da Passo Croce per la marmifera

È la più diretta e la più semplice, ed è quella da consigliare a chi il Corchia non l’ha mai visto. Si segue la strada marmifera verso Fociomboli e si prosegue fino alla zona delle cave, poi si guadagna il crinale e si arriva alla croce di vetta. Difficoltà elementare, nessun passaggio esposto, circa 2 ore per la salita; l’unica avvertenza è che nel tratto finale il sentiero tracciato non c’è, e occorre saper leggere il terreno.

Da Passo Croce per il Canale del Pirosetto

Segnato bianco-rosso e poi con segni blu, risale il Canale del Pirosetto fino all’Antecima Ovest e di lì alla cima. È facile ma l’ambiente è selvaggio, e per chi vuole l’anello completo è il modo giusto di chiuderlo: si sale da una parte e si scende dall’altra.

Dal Rifugio Del Freo per la cresta sud-est

Per chi dorme in rifugio (1.180 mt) è la salita naturale del mattino dopo: tracce di sentiero per la cresta sud-est, circa 500 metri di dislivello, passando presso i ruderi del vecchio bivacco. Difficoltà semplice.

Il Canale Nord, d’inverno

Non è una variante escursionistica: è un itinerario alpinistico, da effettuarsi in periodo invernale e sempre accompagnati da persone esperte o da gruppi CAI. Si attacca dal bosco, sopra la marmifera, e si esce direttamente alla croce di vetta. Difficoltà facile per chi è del mestiere, 2 ore per la salita del canale e altrettante per rientrare a Passo Croce. È proibito, ovviamente, cadere.

Il Canale Nord in inverno: come è andata

A fine marzo decido per la mia ultima ascesa invernale sulle Apuane, prima che le temperature non mi consentano più di salire a causa del pericolo valanghe. La vetta scelta è il Corchia, montagna dirimpettaia della Pania; la precedente ascesa, quella volta con Piero e Vasco, è stata la Borra di Canala fino alla Pania della Croce. Stavolta, insieme a Luc, decidiamo dunque per un percorso di tipo alpinistico che non avevamo mai affrontato prima: il Canale Nord del Monte Corchia.

L’attacco, dal bosco sopra la marmifera

Siamo pronti ed emozionati per la nostra prima “Parete Nord”! Ci incamminiamo lungo la marmifera che conduce a Fociomboli e poi più su, sotto la parete Nord: Alessandro (il nostro “guru”, come scherzosamente e amichevolmente lo chiamiamo) ci ha gentilmente riempito di dettagli e di consigli su come individuare ed affrontare il canale che conduce alla croce di vetta.

La strada marmifera innevata nel bosco di faggi, con i blocchi del fronte di una valanga arrivati fin sul tracciato
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Seguiamo la marmifera completamente ricoperta dalla neve abbondante; spesso, dai canali che accompagnano il sentiero, il fronte nevoso di una valanga arriva a lambire il nostro percorso. Procediamo rapidi, ansiosi di raggiungere l’attacco del canale; un interrogativo ci martella: come sarà la condizione della neve lungo la linea di salita? Ci costringerà a desistere?

Appena superata l’ultima curva prima del rettilineo che conduce alla vecchia cava dismessa ci fermiamo: è qua, abbandonando il sentiero e addentrandoci nel bosco, che inizia il breve percorso per la base del Canale Nord. È trascorsa circa un’ora da Passo Croce; ci rifocilliamo, un sorso d’acqua e qualche morso ad un panino (ovviamente vegano), ed entriamo decisi nel boschetto impugnando le piccozze. La neve non è compattissima ma comunque sembra accettabile per la salita; prendiamo coraggio.

Il canale, e la neve “trasformata”

In breve usciamo dal bosco: ecco, davanti agli occhi finalmente l’ampio canale Nord completamente innevato; i cristalli di neve brillano sotto il sole del primo mattino. Lassù, più in alto, il manto pare giocare con la luce come fosse uno specchio; è il segnale che attendevamo: verso la vetta la neve è “trasformata” e renderà l’ascensione ancora più avvincente.

Il pendio nevoso battuto che sale verso il crinale del Corchia, con la roccia affiorante sulla destra e il cielo blu
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Siamo pronti ed emozionati per la nostra prima Parete Nord

Decidiamo di salire senza allestire la cordata; costeggiamo la formazione rocciosa che delimita il canale sulla destra; mano a mano che avanziamo la ripidità aumenta e le picche ed i ramponi, quando si conficcano nel ghiaccio, ora fanno il rumore che provoca un cucchiaio immerso in una granita. Guardo in alto; davanti a me Luc che sale deciso, gli ultimi metri di pendio, la vetta e il cielo blu intenso.

Autoscatto dei due alpinisti dentro il Canale Nord del Corchia, con il bosco di faggi e la valle sotto di loro
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In vetta, e la discesa per Fociomboli

Finalmente alla Croce di vetta (un’ora per la salita del canale): lo spettacolo delle Apuane innevate viste dall’alto è unico; la Pania della Croce completamente vestita di bianco; nel silenzio assoluto ci rilassiamo.

I due alpinisti sulla cresta sommitale del Monte Corchia, con la Pania della Croce innevata alle spalle
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Abbiamo deciso di scendere di nuovo dal versante Nord: raggiungiamo così la sella che separa la cima dall’anticima Ovest e da lì, per ripido pendio innevato, ci gettiamo nella vecchia cava abbandonata, ora completamente ricoperta dalla neve. Dalla cava parte il sentiero che, comodamente seguendo il percorso di salita, ci riconduce fino a Fociomboli, il valico situato fra il Monte Corchia e il Monte Freddone. Da qua, sempre per la marmifera innevata, di nuovo a Passo Croce: sono trascorse circa due ore da quando abbiamo lasciato la cresta sommitale.

Attrezzatura e sicurezza sulla salita invernale

Il Canale Nord è un itinerario facile per chi ha già fatto qualche salita su neve, e non è affatto un itinerario per tutti. La differenza fra le due cose la fanno l’attrezzatura e, prima ancora, la compagnia: chi non ha mai calzato un rampone sale con una guida o con un gruppo del CAI, e non se ne parla. Nello zaino, quel giorno, avevamo la classica attrezzatura alpinistica invernale – ghette, ramponi, piccozza, caschetto, guanti, occhiali protettivi, copricapo invernale, un “guscio”, acqua e viveri – più una mezza corda da 50 metri (i miei amici Istruttori CAI mi prendono ancora in giro: “Max, sei l’unico bischero ad avere una mezza corda da 50”).

Attenzione: la finestra buona per il Canale Nord si chiude presto. Da fine marzo in avanti il rialzo delle temperature scioglie e ricompatta il manto, e il pericolo valanghe diventa la ragione per cui si rinuncia: quel giorno il fronte di una slavina arrivava a lambire la marmifera in più punti, e non era nemmeno una giornata di allerta. Il bollettino valanghe si legge prima di partire, sempre, e una salita si annulla senza discutere.

Sul cosa mettere nello zaino, e soprattutto su come distribuirne il peso, ho scritto un pezzo a parte: lo zaino perfetto per il trekking in montagna. Aggiungo qui una sola raccomandazione, che vale per tutte le Apuane: i soci CAI hanno a disposizione gratuitamente l’app GeoResQ, che traccia la posizione e permette di lanciare l’allarme al soccorso alpino. Su queste montagne, dove il campo va e viene e i canali si somigliano tutti, è buona norma averla installata prima di partire.

Chi cerca un altro itinerario dello stesso tipo, e sempre in Apuane, trova la relazione del canale Amoretti, che con questo condivide stagione, attrezzatura e ambiente.

L’Antro del Corchia, la montagna vista da dentro

Il primo ingresso del sistema fu individuato nel 1840 dal naturalista Emilio Simi; da allora, e per tutto il Novecento, il Corchia è stato esplorato da gruppi speleologici di tutta Europa, e mitici sono stati gli inglesi che negli anni Sessanta scoprirono per primi parte del percorso oggi visitabile. Negli anni Ottanta è successa la cosa che ha cambiato tutto: esplorazioni partite da ingressi diversi si sono incontrate dentro la montagna, e si è capito che non erano grotte separate ma un unico gigantesco complesso.

Nel 2001, dopo due anni di lavori e la posa di una passerella d’acciaio da 52 tonnellate, è stata resa accessibile la visita all’Antro del Corchia. Si accede da un tunnel artificiale di 170 metri, scavato apposta per non intaccare gli ingressi naturali; si prosegue nella Galleria Franosa, un canyon alto decine di metri, poi nella Galleria degli Inglesi con le prime concrezioni giganti e un lago sotterraneo fossile, e si chiude con “l’anello”. In tutto circa 2.000 metri di passerella e due ore di cammino, a 7 gradi costanti tutto l’anno: la difficoltà è quella di un trekking molto leggero, ma è opportuno tenere presente che quei 7 gradi si sentono, e che d’estate ci si arriva in maglietta e ci si pente.

La biglietteria è a Levigliani, e la prenotazione è consigliata: si fa dal sito del CorchiaPark, che è il gestore, oppure si può bloccare la visita guidata all’Antro del Corchia, venduta dallo stesso gestore, per chi preferisce avere il posto già assegnato prima di mettersi in strada. Per l’inquadramento naturalistico dell’area e le regole dell’area protetta, la fonte è il Parco Regionale delle Alpi Apuane.

Info pratica: la visita all’Antro e la salita in vetta sono due giornate diverse e non si sommano. La grotta si visita da Levigliani, che sta a valle; la vetta si sale da Passo Croce, che sta dall’altra parte e a una mezz’ora buona di tornanti. Chi ha un giorno solo sceglie: la montagna sopra, oppure la montagna sotto.

Per chi volesse vedere altre cavità italiane visitabili, il quadro d’insieme è nella nostra guida alle grotte da visitare in Italia.

Quando andare, e cosa c’è intorno

La stagione escursionistica sul Corchia va da maggio a ottobre, e settembre è il mese migliore: l’aria è pulita e dalla vetta si vede il mare. D’inverno la montagna cambia mestiere e diventa terreno alpinistico. Restano fuori i mesi di mezzo, aprile e novembre, quando il fondo è marcio e non è né una cosa né l’altra.

Chi sale a fine aprile o ai primi di maggio, però, trova una cosa che vale il viaggio da sola: la fioritura delle giunchiglie, che proprio nei prati fra Fociomboli e il Puntato copre i pendii di bianco. Lì accanto c’è il Padule di Fociomboli, che il Parco colloca a 1.125 metri di quota ed è praticamente l’unica zona umida d’alta quota delle Apuane: un ettaro scarso di torbiera che trattiene l’acqua delle pareti circostanti e ospita specie rare, orchidee e la Pinguicula, una pianta carnivora. Ci si passa accanto senza accorgersene, e non si dovrebbe.

Di fronte, oltre la valle, c’è la Pania della Croce, la Regina delle Apuane, che dalla vetta del Corchia si guarda in faccia. Per il resto, dal lato del mare c’è la Versilia con i suoi sette comuni, e dal lato interno la Garfagnana, che è il versante da cui si arriva a Isola Santa.

Dove dormire vicino al Monte Corchia

Levigliani e Terrinca non hanno posti letto propri, o quasi: chi vuole partire presto dorme in uno dei paesi attorno, e la scelta dipende da quale versante interessa. Le due strutture qui sotto le abbiamo selezionate sopra 8,5 di punteggio e sopra le 100 recensioni, e verificate una per una sull’indirizzo.

In quale versante conviene dormire

  • Versante versiliese (Stazzema, Pietrasanta e le sue frazioni collinari): è il lato da cui si sale a Passo Croce e da cui si visita l’Antro, ed è comodo anche per chi alterna montagna e mare.
  • Versante Garfagnana (Isola Santa, Careggine): si dorme dentro la montagna, in borghi di pietra sopra la valle della Turrite. Più isolato e più silenzioso, con l’accesso al Corchia dal lato opposto.
  • In quota, al Rifugio Del Freo: non è una struttura ricettiva ma un punto di appoggio a 1.180 mt, e si prenota solo dal gestore. È la scelta di chi vuole essere in cresta all’alba.

Due indirizzi, uno per versante

  • L’Arcadia (€€), a Solaio di Pietrasanta: una country house sulle colline che stanno già sulla strada del Cipollaio, quindi sulla via del passo. Quattro stelle, fino a cinque ospiti, per chi vuole una base comoda dal lato del mare.
  • Antico Borgo Isola Santa (€), a Careggine: sta dentro il borgo di pietra affacciato sul lago, sul versante della Garfagnana, in camere ricavate nelle case restaurate del villaggio. È il posto giusto per chi il Corchia lo affronta da quel lato.

Per chi preferisce restare a Stazzema, due indirizzi in paese li abbiamo già indicati nella guida alla Pania della Croce.

Il nostro trekking in breve

  • Accesso: Passo Croce, 1.160 mt, da Seravezza per Levigliani e Terrinca.
  • Punto di appoggio: Rifugio Del Freo, 1.180 mt, a Mosceta.
  • Tipo di via: alpinistica sul Canale Nord; escursionistica per la marmifera e per il Pirosetto.
  • Difficoltà: F sul Canale Nord in condizioni buone; E sulla via da Passo Croce.
  • Tempi di percorrenza: 2 ore circa la salita e 2 ore circa la discesa.
  • Periodo suggerito: da fine febbraio a fine marzo per l’invernale; da maggio a ottobre per l’escursionismo.
  • Raccomandazioni: bollettino valanghe, attrezzatura invernale completa, mai da soli e mai senza che qualcuno a valle sappia dove siamo.
Immagine verticale con la parete Nord innevata del Monte Corchia e il titolo Salita sul Monte Corchia
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Domande frequenti sul Monte Corchia

Quanto è alto il Monte Corchia?

Il Monte Corchia è alto 1.678 metri sul livello del mare e si trova nelle Apuane Meridionali, in comune di Stazzema, provincia di Lucca.

Quanto ci vuole a salire sul Monte Corchia?

Da Passo Croce servono circa 2 ore per la vetta seguendo la strada marmifera, e altrettante per il rientro. Il Canale Nord in inverno richiede lo stesso tempo, ma è un itinerario alpinistico.

Dove si parcheggia per salire sul Monte Corchia?

A Passo Croce, 1.160 metri, dove finisce l’asfalto: ci si arriva da Seravezza per la galleria del Cipollaio, superando Levigliani e Terrinca e svoltando circa 500 metri dopo l’abitato.

Si può salire sul Monte Corchia in inverno?

Sì, ma con neve la salita diventa un itinerario alpinistico: occorrono ramponi, piccozza e caschetto, e occorre andarci con persone esperte o con un gruppo CAI. La finestra migliore va da fine febbraio a fine marzo, dopodiché il pericolo valanghe aumenta.

Quanto dura la visita all’Antro del Corchia?

La visita guidata dura circa due ore su un percorso di 2.000 metri di passerella, con una temperatura interna costante di 7 gradi. La biglietteria è a Levigliani e la prenotazione è consigliata.

Perché il Monte Corchia è famoso?

Per due ragioni opposte: fuori, i Torrioni del Corchia e le vie di arrampicata sulla parete Nord; dentro, un sistema carsico di circa 70 chilometri di gallerie con venti ingressi, fra i più grandi d’Europa.

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