Napoli tra sacro e profano. Il centro storico in mezza giornata

Il mio viaggio comincia a Viareggio, salgo sul treno Intercity che dal “capoluogo” versiliese mi porterà a Napoli. Con la mente libera da ogni preconcetto ma carica di voglia di scoprire ed imparare, riesco solo a pensare: “Benvenuti a Napoli! La città italiana con più stereotipi e luoghi comuni! Patria della pizza, di Totò, del caffè e della Pastiera. Celebre per la camorra, la “monnezza”, il traffico, il disprezzo per le regole, il mercato nero, i tamarri e tante altre cose. I luoghi comuni si sprecano. Ma sarà davvero così o saranno solo leggende?

La stazione di Napoli è come tutte le grandi stazioni: caotica, affollata, rumorosa. I militari gironzolano e i venditori ambulanti approcciano clienti in attesa. Tra questi, un paio di signore vendono cornetti rossi portafortuna (un cliché, lo so) e accendini. Mi aspettavo venditori di calzini, e invece niente (un “non-cliché, peccato, perché ne avrei avuto bisogno).

Dopo qualche minuto arriva la mia amica Rosaria, dal sangue partenopeo ma casertana d’adozione, che mi porta a scoprire il centro storico di Napoli, quello vero, cha va da Via dei Tribunali a Castel dell’Ovo.

Via dei Tribunali
La via della pizza, dei presepi e dello spritz

Rosaria mi trascina tra la gente, si muove veloce, lei, che queste strade acciottolate le conosce bene. Mi dice che fu il viceré Don Pedro di Toledo a trasportare i cinque tribunali a Castel Capuano, da cui parte la via (Via dei Tribunali, appunto) che finisce poi a Piazza Bellini, dove andiamo dopo, aggiunge.

Di tanto in tanto si deve fermare ad aspettarmi. Io sono troppo distratta per stare al suo passo, mi perdo a guardare i panni stesi che da balcone a balcone collegano gli edifici, i gerani colorati alle finestre, la donne che urlano e gesticolano e l’odore di pizza e fritto che invade le mie narici. Rosaria mi mostra in successione edifici gotici, rinascimentali e barocchi che lasciano a bocca aperta. Il valore è inestimabile!

Ma non è solo l’esterno ad affascinarmi, al loro interno, infatti, racchiudono e custodiscono tesori. Come ad esempio un Caravaggio nella cappella del Pio Monte della Misericordia (che purtroppo non ho visto perché non lo sapevo! Mannaggia a me!)

A un certo punto di Via dei Tribunali trovo Via Duomo (spoiler), dove c’è proprio (sorpresa) il Duomo di San Gennaro, al cui interno sono custodite le ossa e il sangue del martire. Io, sinceramente, pensavo che tutto fosse esposto e ben visibile, invece è al sicuro nel reliquiario. Il sangue è particolarmente importante perché (dicono) tre volte l’anno si tramuta da solido a liquido: un miracolo, appunto. Comunque, ci sono rimasta male perché mi immaginavo le ampolle di sangue e le ossa messe a mucchietto… e invece niente!

Diversamente sacro ma altrettanto importante è la “Madonna con la pistola” un dono di Banksy alla città di Napoli. Questo graffito, oggi conservato sotto teca in Piazza Gerolomini, sembra essere l’unica opera riconosciuta in Italia, sebbene l’artista ne avesse realizzata un’altra in Via Benedetto Croce, oggi andata persa.

Questo forse spiega il perché un’opera di street-art, che dovrebbe rimanere libera, sia stata racchiusa in una gabbietta di vetro. Voi che vedete questa foto non potete saperlo, ma la “tamarraggine” non si limita alla targa d’oro: di notte viene pure illuminata! Insomma, pare che ai napoletani non bastassero i mille altarini (a Padre Pio, a Gesù, alla Madonna, e compagnia) che sono agli angoli delle strade: nemmeno la Madonna di Bansky è stata risparmiata.

E poi, d’un tratto, inizio a vedere presepi, capanne, madonnine, miniature di omini che lavorano mestieri d’altri tempi… ero finita in Via San Gregorio Armeno, che contiene le famose botteghe d’arte presepiale! Anche qui la mia ignoranza m’ha fatto fare una figura barbina: pensavo, infatti, che i presepi fossero esposti solo nel periodo natalizio.

Ahimè, mai errore fu più clamoroso: i presepi non fanno né pause né vacanze! Per cui saranno lì anche il 15 d’Agosto! A parte lo stupore dei presepi in pieno centro storico, una cosa che m’ha divertito è che nei presepi napoletani non vengono raffigurati solo le classiche e canoniche figure, ma anche personaggi importanti. Io ad esempio sono riuscita a trovare Dalla, Renato Zero, Malgioglio e vari politici. Non so chi possa volere Trump o Berlusconi nel proprio presepe, de gustibus…


Napoli è proprio questo: sacro e profano si mescolano e confondono. Sono passata dal sacro e venerato San Gennaro alla provocazione di Bansky e sento già nell’aria odore di carnevale, tutto in una manciata di passi. Difatti ecco che in Vico Fico Al Purgatorio c’è la statua di Pulcinella e una ressa di gente che scatta foto stile Giulietta a Verona… ma invece che toccare la tetta toccano il naso! Forse c’era una spiegazione del perché si tocca il naso piuttosto che non so, il cappello, ma l’ho dimenticata. Ad ogni modo Rosaria ed io prendiamo uno Spritz a 2 euro e ci avviciniamo. La calca davanti alla statua era improponibile, ma non ci siamo fatte scoraggiare e abbiamo tirato fuori la napoletanaggine che è in noi e abbiamo saltato la fila! (forse questo potevo non dirlo…) Un brindisi al carnevale!

“La pizza non si spiega: s’ha da fa!”

Presepi, chiese, tamarri… s’era fatta una certa ora e c’era della fame…. Che si mangia? Ma pizza, chiaramente! Napoli pullula di pizzerie, basta tirare un calcio in un cespuglio che ne esce una. Ovviamente, non sono tutte uguali! C’è LA pizza di Sorbillo, la regina indiscussa, e poi tutte le altre a scaletta. Ma secondo me con la pizza a Napoli cadi sempre in piedi, nel senso che la peggior pizza napoletana sarà comunque migliore della miglior pizza oltre-Vesuvio.

Con l’intenzione di mangiare la miglior pizza, Rosaria ed io proviamo ad andare da Sorbillo dato che mangiare lì dicono sia un’esperienza mistica. Purtroppo, la coda era immensa, sono ore di attesa!

Ma tentar non nuoce: abbiamo sgomitato fino all’ingresso, dato il nome al cameriere e siamo andate a fare un giro. Abbiamo lasciato anche il nome a Vesi, altra pizzeria altrettanto buona, e siamo andate a trovare Vincenzino (vedi sotto). Dopo un’oretta torniamo da Sorbillo a vedere se fosse il nostro turno ma niente, la fila sembra essersi quadruplicata. Alziamo le spalle e abbandoniamo l’esperienza mistica. Andiamo quindi da Vesi, dove io mangio una pizza Margherita (perché si comincia sempre dalla base) e Rosaria una Diavola. Non ci sono parole, come dice Rosaria  la pizza napoletana non si spiega: s’ha da fa!

Poco dopo ci raggiunge Lucia, amica di Rosaria, e insieme andiamo a prendere un bel caffè. Prima, però, torniamo a salutare Vincenzino: la statua di Vincenzo Bellini dove, Rosaria spiega, i giovani si radunano e da lì parte la serata.

Le stazioni dell’arte

 Ad Ovest di Vincenzino c’è la Metropolitana Dante, con l’omonima piazza. Prendetela e scendete a Loreto. Non perché sia lontano, ma perché la stazione di Toledo è tra le più famose e premiate “Stazioni dell’arte”. Questo complesso artistico è composto da ben 15 fermate della metropolitana ed ognuna è abbellita peculiarmente. Il fine è quello di combinare funzionalità e bellezza e a giudicare dalla stazione di Toledo ci sono proprio riusciti! Guardate la foto e dite se non sembra di entrare nelle acque del mare! Le piastrelle blu, infatti, danno la sensazione di essere negli abissi e le scale mobili permettono di risalire fino in superficie.

Una foto sotto la cupola è d’obbligo

Scendiamo in Via Toledo e rimaniamo affascinate dagli artisti di strada e dallo “sbrilluccichio” delle vetrine dei negozi. Ed io mi accorgo d’aver svoltato a sinistra e di aver imboccato una galleria solo quando alzo il naso e mi trovo sotto ad un cupolone in vetro gigante! Sono finita in Galleria Umberto I, la gemella della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano. Qui, a parte i soliti negozi, si trova un MC Donald’s. Penso che sia degno di nota perché e uno dei pochi sopravvissuti. Con tutto rispetto, ma come si fa ad andare da Mc Donald quando ovunque a Napoli tutto è più buono e costa meno?!

Il Caffè del Professore

Il caffè, come la pizza, non va preso a casaccio. Ci sono posti e posti, bar e bar. Curiosamente poi, ti portano tutti un bicchierino d’acqua, che, mi insegnano, va bevuto prima del caffè affinché pulisca la bocca. Il primo tentativo è il Gran Caffè Gambrinus, un locale all’insegna del barocco e dello sfarzo, anche qui c’è una coda chilometrica quindi scrocchiamo il bagno (ops) e cambiamo caffetteria. Lucia ci porta al Caffè del Professore, dove c’è altrettanta ressa ma molto più scorrevole. Quando riusciamo a guadagnare il bancone ordiniamo due caffè normali e un nocciolato. Ho provato a chiedere un caffè lungo, ma m’è arrivata una gomitata nelle costole… pare che certe bestemmie vengano punite in automatico. Il caffè era super super ristretto e amarissimo! Vogliatemi bene, io sono abituata a beveroni di caffè americano!

Ma non finisce qui, volevo portare fuori la tazzina per sorseggiarlo, non appena l’ho proposta m’hanno guardato malissimo (lo stesso sguardo che i camerieri della Versilia lanciano ai tedeschi quando ordinano il cappuccino a cena) e quindi l’ho trangugiato come se fosse uno shot di tequila. Un, due, tre, giù! Mi sono ustionata il palato e la gola, ma n’è valsa la pena (dicono, io a questo punto ho perso il diritto di contraddirli).

La leggenda dei cavalli di Piazza del Plebiscito

Seguendo il flusso di gente arriviamo in Piazza del Plebiscito, una delle attrazioni storico-artistiche più importanti della capitale della pizza. Le mie cicerone, Lucia e Rosaria, mi hanno messo alla prova sfidandomi a “camminare bendata tra i cavalli”. Ma non cavalli veri come pensavo!! Ebbene, leggenda narra che nessuno riesca ad attraversare la piazza camminando in linea retta e quindi a passare attraverso i cavalli che stanno a guardia della chiesa. Accetto la sfida, vengo bendata e messa in posizione. Inizio a camminare piuttosto spedita pensando, ahimè, di stare andando in direzione dei cavalli, e invece traccio una parabola! Sono tornata indietro fallendo miseramente nella prova. Leggenda? Maledizione? Terreno sconnesso? Fatto sta che attraversare la piazza con gli occhi coperti sia un’impresa impossibile.

Rosaria nel mezzo, io a sinistra e Lucia a destra. Alle nostre spalle i cavalli e la chiesa di San Francesco di Paola, mentre davanti a noi il Palazzo Reale.

Lasciamo la piazza e ci andiamo ad affacciare sulla costa. Davanti a noi il Vesuvio in tutto il suo splendore. Camminiamo lungo Via Cesario Console perché la vista è qualcosa di unico, poi Via Nazaro, e poi sorpresa! Castel dell’Ovo!

Castel dell’Ovo

Leggenda narra che l’uovo (ovo, appunto) vi fu messo da Virgilio, e su di esso si erse il castello. Sarà vero? Io l’uovo l’ho cercato ma non ho avuto fortuna. Attenzione però: se l’uovo si distrugge una serie di catastrofici eventi colpirà Napoli. Tutto sommato è forse meglio lasciarlo dov’è, non si sa mai

Qui il Castello è stato fotografato da Via Caracciolo
(Visitato 2.080 volte. Solo oggi ci sono state 1 visite a questo articolo)

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