La mia voglia di partire nasce sempre da una suggestione che mi colpisce improvvisa mentre ascolto una canzone, guardo un film, leggo un libro. Di tanto in tanto, è la notizia di una mostra, di uno spettacolo teatrale, dell’inaugurazione di un nuovo museo, di un festival letterario. E anche questa volta è stato così. Manco a dirlo, artefice della mia ultima fascinazione è quel genio indiscusso di Fred Vargas, regina del noir d’oltralpe, che con il suo ultimo giallo “Il morso della reclusa”, non mi ha lasciato scampo. Sono stata obbligata ad organizzarmi: ho spostato impegni di lavoro, inventando scuse strampalate, e fissato un volo: Pisa – Paris Beauvais, andata e ritorno

La Parigi (vera) del XIII arrondissement

Mi aspettano tre giorni di chiacchiere, coccole e ottimo Bordeaux, in puro stile girly night. C’è di peggio sicuramente, di meglio è improbabile.

Non li conto nemmeno i viaggi che ho fatto nel capoluogo francese, almeno tre all’anno. Questa città ha la capacità di presentarsi diversa ad ogni visita e regalarmi spunti sempre nuovi, prospettive inaspettate, storie che non ho ancora ascoltato.
Sono fortunata che due delle mie migliori amiche abitino proprio a Château de Vincennes. Un paio di telefonate e l’alloggio non è più una preoccupazione, ma non poteva essere altrimenti. Mi aspettano tre giorni di chiacchiere, coccole e ottimo Bordeaux, in puro stile girly night. C’è di peggio sicuramente, di meglio è improbabile.
Questa volta, parto alla scoperta della Parigi di Vargas e del commissario Jean Baptiste Adamsberg, il personaggio più famoso dei suoi romanzi. So già che mi imbatterò in strade e piazze molto lontane dalle scintillati note della Ville Lumière. Mi aspetta una città poco metropolitana, fatta di nebbie e indolenza, proprio come nebbioso e indolente è il carattere di Adamsberg, capo della Brigade Criminelle, la squadra omicidi del 13° arrondissement.

Porte d’Italie, la Gare d’Austerlitz, la Bibliothèque nationale de France: è da questo quartiere della Rive Gauche, così poco turistico e così tanto popolare, noto anche come Chinatown parigina, che inizia la mia esplorazione.
Mentre mi dirigo in direzione della Biblioteca Nazionale, non riesco a non pensare a quanto poco conosco di questo commissario che tanto mi ricorda il suo più famoso predecessore, quel Jules Maigret di simenoniana memoria. Di lui so che preferisce riflettere mentre passeggia piuttosto che riesaminare le prove dei casi; so che è uno spalatore di nuvole, come lo definisce Vargas, un policier poco convenzionale e contemplativo che ama vivere a ritmi lenti. So che la sua è una mente fatta di pensieri angolosi, simili agli scarabocchi che traccia senza sosta.
So che è un uomo che tiene per sé i propri segreti e che preferisce zigzagare tra le situazioni aspettando una soluzione piuttosto che impazzire a trovarla.

Con queste riflessioni in mente, attraverso a piedi la Passerelle Simone-de-Beauvoir e raggiungo il maestoso complesso intitolato a François Mitterrand. Quattro edifici grandiosi che se li guardi da lontano sembrano enormi libri aperti: al loro interno sono custoditi oltre 15 milioni di volumi e un patrimonio immenso tra “manoscritti, stampe, fotografie, cartine e planimetrie, spartiti, monete, medaglie, documenti audio, video, supporti multimediali, scene, costumi” come si legge sul sito. Mi aggiro affascinata tra le aiuole del giardino della BnF, un luogo rigoroso nella forma e nell’organizzazione degli spazi.

 


La Parigi (inventata) di Fred Vargas

Dopo una breve sosta café (doverosa, visto il bel sole ma date le basse temperature) riprendo a seguire Jean Baptiste nelle sue solitarie camminate lungo la Senna, in direzione dell’Île Saint-Louis. Camminando, mi sembra che il tempo rallenti mentre la città mi si rivela e si svela dall’altra parte del fiume, sospesa tra realtà e finzione. Sì, perché le atmosfere e gli ambienti raccontati da Vargas sono un mix di luoghi reali e posti inventati.

Non sono riuscita a trovare Adamsberg mentre girovaga davanti al 36 quai des Orfevres, la Direction Centrale de la Police Judiciaire, ma ho goduto di una vista incredibile sull’Île de la Cité da Pont Neuf, il celebre ponte “des amants” reso famoso dal film di Leos Carax.

Non ho potuto passeggiare per rue Chasle, dove vivono i tre Evangelisti (Marc, Lucien e Matthias) insieme al vecchio Vandoosler in una grande e fatiscente casa di quattro piani meglio nota come la “stamberga”, perché la strada non esiste. E non ho trovato nemmeno la Brasserie des Philosopes, dove Adamsberg, Adrien Danglard (il suo braccio destro), Violette Retancourt, Helene Froissy e gli altri membri della squadra si riuniscono per discutere dei casi; oppure Le Viking nel 14° arrondissement, non lontano dal Cimitero di Montparnasse.

Così, alla fine per scoprire la “vera” Parigi di Fred Vargas, ho fatto come fa il suo commissario: mi sono fermata ad osservare le nuvole.

Là, nella piccola Place Delambre, all’angolo con la rue Quinet, non c’era il bar fumoso, ma facendo un po’ d’attenzione, sono sicura di aver sentito l’eco della voce tonante del banditore bretone Joss che annunciava messaggi pubblici e privati.
Questi luoghi esistono unicamente nelle pagine di Parti in fretta e non tornare, Sotto i venti di Nettuno, Nei boschi eterni, La Cavalcata dei morti, I tempi Glaciali.

Così, alla fine per scoprire la “vera” Parigi di Fred Vargas, ho fatto come fa il suo commissario: mi sono fermata ad osservare le nuvole. Ho camminato senza una destinazione precisa, seguendo solo il mio intuito e le mie sensazioni. Ma soprattutto, mi sono lasciata trasportare dalle suggestive atmosfere che si respirano nei suoi romanzi.


Parigi vista attraverso le nuvole del commissario Adamsberg

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