Pisa non è solo
la Torre pendente

 

Vedere Pisa in un giorno, anzi in mezza giornata: è questo il tempo che viene concesso ai turisti per ammirare uno dei capolavori del nostro patrimonio storico e artistico. Li scaricano come mandrie di mucche da pullman con vetri scuri e fiancate coloratissime davanti a Piazza dei Miracoli. Torre pendente, Cattedrale, Battistero e Camposanto: un tour de force senza nemmeno una piccola pausa. Ma questa breve parentesi non basta per scoprire i segreti del capoluogo toscano, perché Pisa non è solo la sua Torre e merita più di poche ore

La Torre di Pisa nei miei ricordi di bambina

Campo dei Miracoli - Torre pendente e Duomo

Il nome Piazza dei Miracoli si deve a Gabriele d’Annunzio: «L’Ardea roteò nel cielo di Cristo, sul prato dei Miracoli» e sottolinea l’armonia dei rapporti che lega i vari edifici monumentali che vi si trovano costruiti

Ogni volta che torno a Pisa – e succede spesso perché alcuni dei miei più cari amici abitano lì – mi torna in mente quando ancora bambina mi mandavano d’estate in visita dai miei zii, e io obbligavo mia cugina Catia più grande di me, a portarmi tutti i giorni in Piazza dei Miracoli. No mi scuso, zio Piero non la chiamava piazza, ma Campo dei Miracoli, ed era anche molto rigoroso su questo: “Claudina, solo i turisti la chiamano piazza, per noi pisani è il Campo”.
A quel tempo non capivo come mai insistesse così tanto su un nome, per me l’importante era andare alla Torre pendente. Non conoscevo ragioni: piccosa e bizzosa volevo salire fino in cima. Era un’avventura irrinunciabile. Giuro, ho ancora vivido dentro di me il ricordo di quella scalata spiraliforme verso il cielo e di quel ritornello che continuavo a canticchiare senza sosta: “Viva la Torre di Pisa che pende che pende e mai viene giù!

Da allora, non sono più salita in cima alla Torre: negli anni, il mio spirito infantile d’avventura ha lasciato il passo ad una sempre più grande paura delle altezze e quindi oggi mi limito ad osservarla da terra, con il capo reclinato all’indietro e la mente persa nei ricordi.

Cosa vedere a Pisa in Piazza dei Miracoli

Se visitate Pisa, sappiate che l’intera area di Piazza dei Miracoli è stata dichiarata (a ragione) dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità sin dal 1987. Data la grandissima popolarità, non c’è da stupirci che sia sempre affollata di turisti ad ogni ora del giorno e della notte ed in ogni stagione. La storiografia springstiana addirittura riporta che il Boss in persona abbia fatto atterrare il suo Falcon all’aeroporto Galileo Galilei pur di fotografare (ed essere fotografato mentre lo faceva) la Torre pendente.

Piazza dei Miracoli di notte

Personalmente, da insider di importazione, vi consiglio di visitarla la mattina molto presto quando non c’è (quasi) anima viva e la luminosità dell’alba filtra attraverso la foschia umida della notte e mette in risalto il bianco del marmo sul verde brillante del prato.

L’intero sito è gestito dall’Opera della Primaziale Pisana e purtroppo i suoi monumenti non sono ad entrata libera, anzi: ci vogliono 18 euro a persona per salire sulla Torre, ma potete scegliere se pagare il biglietto di 5 euro per visitare un solo monumento tra Camposanto, Battistero o Museo delle Sinopie, 7 euro per visitarne due, 8 euro per tutti e tre. Solo il museo dell’opera del duomoduomo di pisa, in quanto luogo di culto, è gratis. Vedi.

Comunque, qualunque sia la vostra scelta di visita, cercate di non mancare il meraviglioso ciclo di affreschi del Camposanto Monumentale incentrato sul tema della Vita e della Morte, sulle Storie dei Santi e dell’Antico Testamento: un’opera immensa (quasi 2000 metri quadrati di pittura) realizzata tra il ‘300 e il ‘400 da grandi artisti quali Francesco Traini e Bonamico Buffalmacco, Andrea Bonaiuti, Antonio Veneziano e Spinello Aretino, Taddeo Gaddi e Piero di Puccio per non dimenticare Benozzo Gozzoli.
La Piazza ospita anche il Museo dell’Opera del Duomo che purtroppo però al momento è chiuso per ristrutturazione.

 

Una passeggiata sui Lungarni:
Chiesetta della Spina e Palazzo Blu

Chiesetta della Spina a Pisa
Lungarno Gambacortii Chiesa della Spina al tramonto

Le mie visite pisane non prescindono mai dai una passeggiata sui Lungarni. Sarà perché il profilo dell’Arno mi ricorda un po’ alcuni scorci della mia Firenze, sarà perché l’acqua in tutte le sue forme e manifestazioni mi rilassa e mi fa riflettere.
Comunque sia, sul Lungarno Gambacorti si trova un piccolo gioiello del gotico pisano, la minuta Chiesa di Santa Maria della Spina, anche nota come Chiesetta della Spina per le sue dimensioni contenute. Abbarbicata letteralmente sul parapetto del fiume, risale agli inizi del 1200 e deve il suo nome al fatto che conserva nel suo reliquario proprio una spina della corona di Gesù. Leggenda universitaria vuole che nel giorno in cui gli studenti devono sostenere un esame, non possono mai, ma mai, incontrare con lo sguardo la chiesetta, pena la bocciatura. Stesso rito scaramantico – per identico scopo – da praticare anche con i cavalli dell’ippodromo di San Rossore: per cui, se dovete raggiungere la facoltà in treno lungo la tratta proveniente da Genova, vi consiglio caldamente di tenere la testa bassa e rivolta verso il corridoio.

Continuando a passeggiare sul Lungarno Gambacorti verso Ponte di Mezzo, la vostra attenzione sarà attratta dalla facciata blu cielo di un elegante palazzo settecentesco, Palazzo Blu, così chiamato, appunto per la tonalità insolita del suo profilo. Palazzo Blu, che quest’anno celebra il 10° anniversario dall’inaugurazione, è sede della Fondazione che porta il suo stesso nome e conserva all’interno delle sue sale una prestigiosa collezione permanente che include tra l’altro tele di Artemisia Gentileschi e del di lei padre Orazio, Tribolo e del Riminaldi. Ma soprattutto Palazzo Blu è importante perché ospita sempre bellissime esposizioni temporanee.
Ad esempio, in questi giorni (fino al 1 luglio) ospita una mostra imperdibile per tutti quelli (come me) che amano la magia dell’esplorazione Il viaggio di Marco Polo nelle fotografie di Michael Yamashita realizzata in collaborazione con il National Geographic. Attraverso gli scatti di uno dei collaboratori più insigni della “sacra” rivista, la rassegna ripercorre le tappe del viaggio dei viaggi.

 

Pisa di là d’Arno

Pisa, l'Arno al tramonto

Subito dopo Palazzo Blu, si incontra Ponte di Mezzo, il ponte principale della città che regala una delle viste più belle sul fiume e le sue sponde. Merita proprio fermarsi nel mezzo e scattare un paio di foto. Ma è di là d’Arno che voglio portarvi, perché è questa la mia passeggiata preferita.


Shopping in Borgo Stretto

Personalmente, adoro camminare senza meta per Borgo Stretto: sotto i suoi portici e loggiati sembra che il tempo si sia fermato al Medioevo. È il vero “salotto cittadino”. Fermatevi ad ammirare la bella facciata di San Michele in Borgo, un romano/gotico risalente al primo secolo dell’anno mille. E poi, qui trovate i più bei negozi della città.
A proposito di shopping! Di là d’Arno all’inizio di Via Coccapani, si trova uno dei luoghi di culto per tutti gli amanti dell’avventura, L’Orsa Minore, una piccola libreria interamente dedicata al viaggio. Guide, libri, mappe, mappamondi, oggettistica: tutto il mondo in una stanza. Parlate con Niccolò, il proprietario, saprà consigliarvi esattamente quello che vi serve per la vostra prossima vacanza.


Piazza dei Cavalieri

La facciata di Palazzo della Carovana
Piazza dei Cavalieri, Palazzo della Carovama

“La bocca sollevò dal fiero pasto
quel peccator, forbendola a’capelli
del capo ch’elli avea di retro guasto.”
Dante Alighieri
– Inferno, Canto XXXIII
Il Conte Ugolino

Piazza dei Cavalieri, beh, dopo Campo dei Miracoli, è sicuramente la piazza più rinomata di Pisa. E giustamente, anche. Nei tempi passati rappresentava il cuore di tutta l’attività amministrativa e politica della città, oggi invece è il suo fulcro culturale per eccellenza perché ospita nell’elegante Palazzo della Carovana, progettato dal Vasari, la sede principale della Scuola Normale di Pisa.
Deve il suo nome al fatto che a partire dalla metà del Cinquecento, per volere del Granduca Cosimo I dei Medici, divenne il quartier generale dei cavalieri di Santo Stefano, fondato per combattere la pirateria turca nel Mediterraneo. Ancora oggi, sulla destra del Palazzo della Carovana (sede originaria dell’ordine cavalleresco) è possibile ammirare la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, anche questa disegnata dal Vasari, che ospita al suo interno una strepitosa natività del Bronzino.
L’ultimo edificio della Piazza è il Palazzo dell’Orologio. Appartenne alla famiglia Gualandi e a partire dalla metà del 1300 fu la residenza del capitano del Popolo. Fu nella sua torre della Muda, anche nota come “torre della fame” che morì nel 1289 il Conte Ugolino della Gherardesca con i figli e i nipoti. Il conte Ugolino è una delle figure più celebri, controverse e affascinati dell’Inferno dantesco, tutti noi ricordiamo l’orrore delle parole del Sommo Poeta quando lo descrive mentre “La bocca sollevò dal fiero pasto”. Poco altre pagine hanno colpito così forte la mia immaginazione.

 

Il Museo Nazionale di San Matteo

È vero, il patrimonio storico-artistico del nostro Paese è così ricco di monumenti, opere, edifici, quadri, statue, mosaici che spesso si tende a classificare come di “secondaria importanza” anche gemme preziose e uniche come il Museo del San Matteo. Errore fatale. A prescindere dal fatto che questo museo è ospitato tra le mura di uno strepitoso convento medievale risalente all’XI secolo (e solo questo basterebbe), bisogna ricordare che le sue sale conservano alcune opere incredibili: basti pensare al Polittico di Santa Caterina d’Alessandria di Simone Martini o alla statua della Madonna del Latte di Andrea Pisano, per non menzionare il San Paolo di Masaccio o i 27 libri liturgici con notazione musicale del 1300, che sono giunti intatti fino a noi.

 

Corso Italia e Tuttomondo, il murales di Keith Haring

Il murales Tuttomondo realizzato da K. Haring a Pisa
Tuttomondo, Keith Haring – Photo credit: pom.angers on Visualhunt / CC BY-SA

Tornando indietro per Ponte di Mezzo in direzione della Stazione centrale, si attraversa una delle arterie principali di Pisa, Corso Italia. È questa la strada dello shopping per eccellenza. Tutte le principali catene dei grandi marchi hanno qui un loro store. Mi piace venirci a fare compere: è tutto concentrato e i prezzi sono assolutamente abbordabili.

Ma poco prima di arrivare alla stazione, sulla destra della grande piazza rotonda che si trova alla fine (all’inizio, a seconda dei punti di vista) di Via di mezzo, sulla parete laterale della canonica della Chiesa di Sant’Antonio Abate, si trova il murales dipinto da Keith Haring, il più grande mai realizzato in Europa. Si tratta del coloratissimo Tuttomondo: 30 figure che si incastrano come pezzi di un puzzle e rappresentano la pace e l’armonia nel mondo. È l’unica opera dell’artista pensata per durare. Nel 2011 è stata oggetto di importanti lavoro di restauro e questo ha permesso ai suoi colori di rimanere perfetti come quando li dipinse Haring nel 1989.
Qualche anno fa mio nipote Leonardo, allora solo un bambino di terza elementare, mi chiese espressamente di portarlo a vedere proprio questo murales. Credo sia stata una delle mie soddisfazioni più grandi: orgoglio di una zia che passerebbe le proprie vacanza scarpinando per le sale museali di tutto il mondo.

 

 

 

 

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Una risposta

  1. Grazie per i bell’articolo, anche se… Campo dei miracoli è quello di Pinocchio. La nostra è piazza del Duomo, anche se è più conosciuta come Piazza dei Miracoli. Ma Campo, proprio, no.

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