Ramadan: Cosa fare e cosa non fare se si viaggia in un paese islamico

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“Paese che vai, usanze che trovi”, recita il proverbio. Alcuni paesi sono molto simili all’Italia, altri meno. Ecco perché può essere utile conoscere gli usi e costumi della meta del viaggio che si vuole intraprendere così da evitare brutte figure.

Il mese sacro del Ramadan

Un momento particolarmente sensibile per visitare paesi islamici è il mese di Ramadan, che in questo 2018 comincia al tramonto del 16 maggio e finirà al tramonto del 14 giugno. Inizio e fine sono determinati dal calendario lunare: Hilal, la luna crescente, ne segna l’inizio, mentre la luna successiva, Shawwal, dà inizio ad Eid al-Fitr, la fine del digiuno. In questo mese, dal Marocco alla Malesia, dalla Turchia alla Somalia, i credenti islamici si atterranno a determinate regole per celebrare la rivelazione del Corano a Maometto. Rispettare il digiuno e le preghiere è fondamentale perché il Ramadan è uno dei cinque pilastri dell’Islam.

 

Qualche piccolo consiglio di comportamento

L’anno scorso vivevo in Sudan e durante il periodo di Ramadan ho dovuto modificare leggermente il mio comportamento per evitare di essere scortese. Ci sono infatti piccoli gesti, ad esempio masticare una gomma, che sono apparentemente innocui per noi ma che invece potrebbero dare fastidio a chi sta digiunando. Sono piccole accortezze che, se seguite, rendono a tutti la vita più semplice.

Così evitai di masticare gomme e mangiare caramelle in pubblico, anche perché, affinché il digiuno sia valido, non bisogna ingerire niente, alcuni sconsigliano persino di usare dentifricio e gocce oculari o auricolari. Chiaramente durante le ore di sole, dopo il tramonto le cose cambiano.

Personalmente, ho provato a digiunare ed ho scoperto che serve un gran autocontrollo e un’enorme forza di volontà, di cui ahimè sono sprovvista. Non tanto per il cibo ma per l’acqua: quella era la vera tragedia. Non bere quando le temperature oscillano tra i 45 e i 50 gradi è difficilissimo, richiede una grande forza mentale, specialmente quando il mal di testa e la stanchezza impediscono qualsiasi movimento. Mi fu chiaro fin dal primo giorno che non sarei riuscita a digiunare per l’intero periodo, ma volendo comunque condividere l’esperienza con amici e colleghi, ho scelto una via di mezzo bonariamente ribattezzata “digiuno europeo” ovvero non mangiavo, ma bevevo. Questo ibrido veniva sempre visto con ammirazione, ovviamente, in quanto non-musulmana non avevo né vincoli né obblighi a rispettare il digiuno, però il fatto stesso che ci provassi e che mi avvicinassi a quello che facevano veniva sempre apprezzato. In nessun momento mi sono sentita dire che non potevo mangiare o bere, mai nessuno ha provato a convincermi a seguire il Ramadan. Su internet ho letto esperienze diverse, ma non voglio entrare in merito: la mia esperienza si limita al Sudan e alla mia cerchia di conoscenze.

Che siate expats in un paese islamico, o che siate in viaggio, per non mancare di rispetto, questi sono dei suggerimenti sul comportamento da tenere. Attenzione, le linee guida sono generalizzate, quindi possono variare da paese a paese.

Cosa fare, punto per punto

  1. Augurate buon Ramadan ai vostri amici e colleghi dicendo “Ramadan Murabak” (  رمضان مبارك ) che può essere tradotto con “il Ramadan ti benedica” oppure, meno formale, “Ramadan Kareem” ( رمضان كريم ) che letteralmente significa “il Ramadan sia generoso”.

 

  1. Abbracciate la filosofia – non è solo una celebrazione religiosa, è un momento di riunione e comunione. Cogliete l’occasione per presentarvi alla comunità, bussate alla porta dei vicini e partecipate ad Iftar: il pasto dopo il tramonto che pone fine al digiuno. Spesso Iftar viene celebrato in luoghi pubblici, all’aperto, magari su un prato in un parco. Se mentre camminate vi invitano a sedervi e a mangiare con loro, accettate! E segno di rispetto ed amicizia. Ma ricordate di mangiare con moderazione, soprattutto se non avete digiunato.

Un esempio d’accoglienza:

Questa foto ritrae la preparazione per Iftar nel mercato centrale, il souq nel cuore Khartoum. Quando il sole tramonterà, l’imam darà il via alla rottura del digiuno e i passanti si potranno sedere sui tappeti verdi per consumare il primo pasto della giornata. Chiunque può partecipare e chiunque passerà da lì sarà invitato.

 

Gli spazi pubblici, soprattutto se verdi, sono ampliamente sfruttati: in questo grande parco si riuniscono gli abitanti di Khartoum e insieme celebrano il giorno di digiuno appena passato. Famiglie, amici, passanti, tutti riuniti a mangiare, bere tè, giocare a palla, a carte o a Ludo, il gioco a dadi più gettonato.

 

  1. Provate a digiunare – Se non un giorno completo, provate a saltare un pasto per mettere alla prova il vostro autocontrollo; il cibo, quando rimangerete, avrà tutto un altro sapore. Quando si spezza il digiuno, si comincia sempre mangiando qualche dattero e bevendo un succo, è assolutamente sconsigliato ingozzarsi o mangiare velocemente.

  2. Se ricevete un invito per Iftar, portate qualcosa da mangiare o da bere, chiaramente NON alcolico. Ricordatevi che la festa è tale solo se condivisa!

    Queste tre foto raccolgono piatti tipici sudanesi che generalmente vengono consumati durante Iftar. Sul vassoio circolare ci sono pomodori e insalata, olive e formaggio, felafel (o falafel), i classici e intramontabili fagioli, carne ed il piatto tipico per eccellenza: Asida. Questa è una specie di polenta nostrana servita con varie salse tra cui Tagalia, la mia preferita, che si ottiene mescolando salsa di pomodoro e….burro di noccioline. Buonissima!
    Sul tappeto verde ci sono felafel, pollo fritto, fagioli, salsa allo yogurt e degli involtini simili agli involtini primavera cinesi e alla samosa indiana.
    L’ultima foto è una rivisitazione degli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Sentite un po’: si cuociono gli spaghetti, quando sono cotti, si fanno (s)cuocere un altro pò. Poi si scolano e si aggiungono quantità industriali di zucchero, si versano su un piatto che farà da stampo e quando sono secchi si aggiunge cocco in polvere q.b.
    Non vedete posate e pensate che le abbiano messe dopo? No no… si mangia tutto con le mani aiutandosi col pane.
  3. Aiutare, aiutare, aiutare – Ramadan è aiutare il prossimo con piccoli o grandi gesti. Condividete quello che potete, regalate cibo ai bisognosi, fate donazioni o prendete parte ad attività di volontariato.
  4. Avete presente il traffico in circonvallazione nelle ore di punta? Ecco, niente a confronto al congestionamento stradale quando orde di autisti affamati e assetati tornano a casa prima del tramonto. Organizzatevi di conseguenza ed evitate di prendere mezzi pubblici in quel frangente altrimenti dovrete aspettare la fine della preghiera.

I quattro grandi “NON”: cosa bisognerebbe evitare di fare in pubblico

  1. NON mangiare, bere, fumare in luoghi pubblici nelle ore diurne, anche se non siete musulmani.

 

  1. NON ascoltare musica ad alto volume, usate le cuffiette

 

  1. NON indossare abiti attillati, succinti, scollati e troppo rivelanti.

 

  1. NIENTE baci o abbracci amorosi in luoghi pubblici: sebbene questa regola sia valida tutto l’anno in quasi tutti i paesi islamici, le effusioni in pubblico durante Ramadan sono particolarmente offensive.

 

Se attenersi o no alle linee di condotta sopra elencate, starà al viaggiatore deciderlo. Ogni situazione, contingenza, città, è diversa dall’altra per cui sarebbe utopico e inutile stilare delle ferree regole. Guardatevi intorno e cercate di emulare i comportamenti dei locali, seguite la corrente e andrà tutto bene. Altrimenti, non esitate a chiedere! Saranno felici di spiegarvi tutto sull’Islam ed il Ramadan, il mese sacro.

Vivere il Ramadan in Sudan è stato tanto bello quanto difficile. Difficile perché la fame e la sete rendono le persone meno gentili e cordiali del solito: gli autisti sono più distratti, gli incidenti stradali aumentano, gli studenti sono stanchi e svogliati… Ma anche da un punto di vista pratico: gli orari dei negozi cambiano, durante le preghiere la città si ferma, prima del tramonto le strade sono intasate dal traffico e al tramonto è impossibile trovare un mezzo di trasporto e bisogna aspettare la fine della preghiera.

Tralasciando le incombenze pratiche, il mese di Ramadan è stato un’esperienza unica. E’ difficile spiegare cosa voglia dire condividere un pasto dopo un giorno di digiuno, condividere lo stress, la stanchezza, la sete e la fame e poi insieme appagare lo spirito e il corpo. L’atmosfera di unione, solidarietà e condivisione era palpabile, percepibile. Un’esperienza che unisce e fortifica e fa apprezzare la fortuna di avere acqua e cibo sempre disponibili.

 

 

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(Visitato 881 volte. Solo oggi ci sono state 1 visite a questo articolo)
By | 2018-09-21T18:44:03+00:00 maggio 16th, 2018|travel tips|2 Comments

About the Author:

Vegetariana e caffeinomane, coltivo da anni un'intensa passione per i biscotti, i popcorn, i bei libri e le arti. Dopo una laurea in Lingue e un Master in Comunicazione Interculturale ho viaggiato e lavorato tra Europa e Africa. In Danimarca ho lavorato in una fattoria con 120 cavalli, in Marocco ho vissuto in una scuola e fatto snowboard sulle dune del Sahara, ho attraversato la Transilvania in autostop sulle tracce di Dracula, in Grecia mi sono addormentata su un traghetto e sono sbarcata sull'isola sbagliata, a Parigi ho assaporato la vita bohémien scoprendone gli angoli più remoti e nascosti, e tante altre avventure...

2 Comments

  1. Luigi maggio 17, 2018 at 5:06 pm - Reply

    un articolo bello e intelligente. Il rispetto è fondamentale.
    Brava Laura!

    • Laura Donati maggio 17, 2018 at 8:25 pm - Reply

      Grazie mille Luigi! Sono felice che ti sia piaciuto!

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