Toccata e fuga a Metz

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Nella vecchia Lorena, al congiungersi dei fiumi Moselle e Seille, Metz saluta i visitatori tra storia, arte e natura. Ottima città per una tappa intermedia, per un caffè o una passeggiata in riva al fiume, Metz sorge in un punto strategico tra Francia, Germania e Lussemburgo, ed è forse grazie a questa posizione geografica che la città è stata in balìa di vari conquistatori, altalenando da una parte all’altra

 

Metz: dalle origini ad oggi in poche righe

I Romani la sottrassero alla popolazione gallica e, nel corso del Medioevo, Metz fu capitale del regno d’Austrasia e successivamente capitale del Ducato di Lorena. Fu annessa alla Francia nel 1500 e, tra ‘800 e ‘900, la città rimbalzò tra Francia e Germania, fino a che, al termine della Seconda Guerra Mondiale, la città fu definitivamente annessa alla Francia. Auf wiedersehen crauti e wurstel! Bon jour baguette e croissant!

Perché visitare Metz

Se l’intreccio storico non vi ha convinti, lo faranno sicuramente gli edifici, alternativamente romani, gotici, tedeschi, barocchi, rigogliosi di guglie e orpelli o estremamente semplicistici. Metz è un’ottima tappa intermedia per chi la attraversa lungo il percorso: piccola, accogliente, calma, ricca di storie che aspettano solo d’essere raccontate. Personalmente, mi sono trovata a Metz per partecipare al matrimonio di un’amica. Così, mentre aspettavo che il Blablacar mi riportasse a Strasburgo, dove al momento vivo e lavoro, ho preso la palla al balzo per un veloce touch down della città.

Purtroppo, avendo pochissimo tempo a disposizione, non ho potuto vedere tutto quello che avrei voluto… ma poco male: avrò così un pretesto per tornare a Metz!

Metz - stazione ferroviaria

La stazione di Metz – By Marc Ryckaert (MJJR), from Wikimedia Commons

Inizio a scoprire la città partendo dalla Stazione ferroviaria che è di per sé un enigmatico monumento: la torre sembra un campanile e il corpo centrale sembra una chiesa, con le quadrifore in vetro allineate sulla facciata. Inaugurata nel 1908, questa struttura ha sostituito la vecchia stazione che era interamente in legno.
Mentre, poco distante dalla stazione è possibile vedere la cisterna dell’acqua, lo château d’eau, che riforniva le locomotive a vapore. Una struttura decisamente peculiare!

Proseguo e sfruttando il wi-fi della stazione cerco su Google Map il centro della città. Non volevo l’itinerario preciso, volevo solo sapere in quale direzione camminare e poi scegliere sul momento le strade da percorrere. Così, a mo’ di geco cammino seguendo l’ombra degli alti palazzi, ad ogni semaforo un edificio da ammirare, ora una finestra decorata, ora una fontana inaspettata. La sorpresa più grande è stata quando, così come le tende del sipario si aprono sulla scena, il cemento e le costruzioni lasciano il posto al verde: sono i giardini dell’Esplanade.

I giardini si estendono per una superficie di 9.200 metri quadrati: immensi. Eppure, la grandezza non scoraggia i solerti francesi che con impeccabile grazia e cura mantengono il parco elegante e pulito: come se fosse un enorme salotto aristocratico, fatto di fiori, spruzzi d’acqua, dove una grande piazza ospita gli eventi principali della città: l’ Été du Livre a giugno, la festa della Mirabelle tra agosto e settembre, il carnevale e i mercati di Natale. Oggi, lontana da feste imminenti, la piazza riposa pigra sotto al sole.

 

La vetreria gotica più vasta d’Europa

Punto di riferimento costante, la cattedrale si staglia all’orizzonte e le guglie gotiche, dall’alto dei loro 88 metri, svettano dai tetti dei palazzi. A naso percorro le strade in direzione della Cattedrale di Santo Stefano (Cathédrale Saint-Étienne), al cui interno è conservata un’opera di Chagalle. L’altezza non è l’unico primato che si riconosce alla Cattedrale, le vetrate ricoprono una superficie impressionante: 6.500 metri quadrati – rendendola la più vasta vetreria gotica d’Europa.  

Il sole passa attraverso le vetrate colorate e rende magica e unica l’atmosfera interna del luogo. Tant’è che le ha valso alla cattedrale l’appellativo di Lanterne du Bon Dieu. Chagall, sicuramente tra i miei artisti preferiti, ha partecipato al rifacimento di alcune delle vetrate che andarono distrutte durante la Seconda guerra mondiale.  

Iniziata nel 1220, la cattedrale oggi visibile è il risultato di una serie di ristrutturazioni e rifacimenti, per citarne alcuni: la porta centrale fu distrutta durante il Regno di Prussia, e fu poi rimpiazzata dall’odierno timpano neo-gotico. Nel maggio 1877, i fuochi d’artificio in onore dell’imperatore tedesco William II incendiarono il tetto e lo distrussero completamente (quando si dice “non avere le mezze misure”) fu quindi deciso di alzare il livello del tetto di 4.5 metri.

A fianco della cattedrale si trova il Mercato Coperto, che sfortunatamente era chiuso. In Francia, infatti, la maggior parte dei negozi chiude la domenica. Nonostante ciò, prima di affacciarmi sul fiume, ho fatto un giro in centro per un po’ di sano “window shopping” così lo definiscono gli inglesi: quando non potendo entrare, si fa shopping guardando le vetrine. Economico, se non altro.

Attraverso il fiume su Pont des Roches e vado sull’isola Petit-Saulcy e mi prende una stretta al cuore al ricordo de l’Île de la Cité a Parigi. Qui, al posto di Notre Dame, trovo Temple Neuf, la chiesa protestante dove il giorno precedente ho assistito alla celebrazione del matrimonio. Stilisticamente e artisticamente completamente diversa rispetto alla cattedrale, Temple Neuf è in stile neo-romanico: lo stesso stile della stazione ferroviaria. Questo tempio protestante testimonia la “germanizzazione” politica attraverso l’architettura, svolta per mano William II (lo stesso dei fuochi d’artificio).

 

Manca poco più di un’ora all’incontro con Blablacar, decido quindi di abbandonare le chiese e di dedicarmi ad una passeggiata en plein air lungo l’argine del fiume in direzione della stazione ferroviaria. Molto peculiari sono delle barchette che dondolano lente ed oziose nel primo tratto di fiume.

Le barchette lasciano il posto a piccole cascatelle, gli edifici urbani vengono sostituiti da alti alberi e da prati verdi. Cammino affianco a ciclisti, pescatori e gruppi di ragazzi che fanno pic-nic mentre l’acqua si riflette sulla pancia del ponte creando strani giochi d’ombra:

Le mura medievali costituiscono un circuito molto apprezzato dagli abitanti locali durante la domenica, furono una delle prime fortificazioni che succedettero alle mura romane. Costruite nel XIII secolo, le mura si estendono per 7 km frastagliate da 38 torri e 18 porte. Arrivo al Tour au Diable, dove il fiume Seille confluisce nella Moselle, e faccio un autoscatto appoggiata al bastione: clic!

Proseguo e attraverso l’Allée des Sarcophages, che come il nome suggerisce, accoglie sarcofagi (alcuni esposti al Musée de la Cour d’Or) e arrivo a Tour des Esprits, una torre di guardia che, purtroppo a causa di un crollo, lascia intravedere la volta interna.

Porte des Allemands conclude il mio itinerario lungo la Seille, rimango affascinata dalla fierezza con cui il fortino, quasi intatto, si erge a difendere la città. Con doppia funzione, di porta e di ponte, il castello deve il suo nome all’ordine dei cavalieri teutonici (ordine monastico-militare) che fondarono un ospedale nella strada adiacente, distrutto nel 1552 per mano di Carlo V d’Asburgo.

Malgrado la curiosità di continuare a scoprire questa bella città e regione, devo lasciare la Lorena e tornare in Alsazia. Mi sono annotata alcune cose da vedere alla prossima visita, che spero non tardi a venire:

 1-      Église Saint-Livier che dalle foto assomiglia molto all’abbazia di San Galgano in Toscana

2-      Musée de La Cour d’Or

3-      Centre Pompidou

 

Vi lascio con uno scherzo linguistico, cosa sarà questa “zon“?

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By | 2018-08-24T21:18:58+00:00 agosto 24th, 2018|Francia, Lorena|0 Comments

About the Author:

Vegetariana e caffeinomane, coltivo da anni un'intensa passione per i biscotti, i popcorn, i bei libri e le arti. Dopo una laurea in Lingue e un Master in Comunicazione Interculturale ho viaggiato e lavorato tra Europa e Africa. In Danimarca ho lavorato in una fattoria con 120 cavalli, in Marocco ho vissuto in una scuola e fatto snowboard sulle dune del Sahara, ho attraversato la Transilvania in autostop sulle tracce di Dracula, in Grecia mi sono addormentata su un traghetto e sono sbarcata sull'isola sbagliata, a Parigi ho assaporato la vita bohémien scoprendone gli angoli più remoti e nascosti, e tante altre avventure...

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