Viaggiare, ovvero vivere viaggiando

Viaggiare ti fa evolvere, ti fa cambiare il modo di pensare, ti fa conoscere nuovi aspetti della tua vita, della vita degli altri ma soprattutto ti fa diventare più sensibile, ti fa diventare più “umano”

Vorrei iniziare analizzando quelle piccole cose che ti cambiano la vita e che spesso passano inosservate. Che sia un libro, una persona o una canzone semplicemente, oppure un luogo che abbiamo visto. A me quello che ha cambiato la vita è una frase che dice: “Colui che si dedica a quello che ama è condannato all’esito”. Questa frase mi fa pensare che quello che voglio fare sia sempre possibile, e quella passione, quella determinatezza, quella voglia di andare a vedere, a scoprire un nuovo posto è forse quello che ancora oggi fa sì che prosegua in questo cammino.

Colui che si dedica a quello che ama è condannato all’esito

La frase infatti non è che dice “colui che si dedica a quello che ama quando ne ha voglia, è condannato all’esito”. Quindi mi sono reso conto che questa passione, questa costanza, quella voglia di andare a vedere un posto che magari ho visto semplicemente in una fotografia mentre navigavo su internet, era quello che mi piaceva fare.
Spesso quello che capita che noi ci affidiamo a degli obiettivi o sogniamo troppo in grande e pensiamo “voglio diventare ricco, voglio essere famoso, voglio una casa che sia fatta così” ma non ci rendiamo conto che molto spesso questi obiettivi non sono reali obiettivi ma sono semplicemente delle conseguenze. La fama, il guadagnare dei soldi sono in realtà delle conseguenze che vengono da determinate azioni.

Ovviamente è molto importante avere chiaro nella vita i propri obiettivi e dove si vuole arrivare. Avere soprattutto una persona da ammirare.
Bill Murray, l’attore, diceva che se sei in una stanza e ti rendi conto di essere la persona più intelligente è il momento di cambiare stanza.
Quando avevo 18 anni ho fatto il primo viaggio, era a Parigi, e fu in quel momento, in quell’istante che capii che più viaggiavo più la mia mente cambiava, più il mio modo di pensare cambiava, più facilità a trasmettere le mie idee e a comunicare quello che realmente volevo comunicare.

Insomma viaggiare ti fa evolvere, ti fa cambiare il modo di pensare, ti fa conoscere nuovi aspetti della tua vita, della vita degli altri e soprattutto di far diventare più sensibile ti fa diventare più umano.

Viaggiare, quindi evolvere. Quando viaggiamo noi abbiamo un chip che si attiva così, un chip che improvvisamente si attiva nel momento in cui noi saliamo su quell’aereo e andiamo verso un luogo nuovo che stiamo andando a scoprire. È un chip nel quale possiamo identificarci tutti, tutti abbiamo avuto la possibilità di viaggiare e scommetto che tutti si identificano in quello che sto per dire.

Perché è vero che quando noi torniamo in hotel la sera stanchi, dopo aver visitato la città di monumenti aver camminato veramente per km, la mattina ci svegliamo e abbiamo la stessa voglia e la stessa energia che avevamo il giorno precedente, pronti a visitare la città, di nuovo a scoprire nuovi posti, a scoprire nuovi angoli di quel posto, di quella città, di quel paese.

Insomma questo chip da viaggiatore si attiva nel momento in cui noi mettiamo piede sull’aereo e andiamo verso un nuovo posto. Ma la domanda è quanti di noi nella nostra quotidianità sono la stessa persona, hanno questa energia a tutti i giorni e non si lamentano di quello che andremo a fare durante il giorno.

La società di oggi ci insegna che il cammino migliore è il più corto, ma non è così perché forse non è il cammino più corto, è semplicemente il più bello è quello che ci rende felici.

Quando torniamo da un viaggio la prima cosa che realmente facciamo è andare su Facebook e sui social network e scrivere “ritornando alla realtà”, “disperato” oppure semplicemente “depresso”, “non voglio andare a lavorare, voglio tornare in vacanza” e tante altre cose.
In realtà quando torniamo a casa c’è un processo di involuzione. Non dovrebbe essere così perché se abbiamo l’abilità di attivare questo chip, di attivare questa sensibilità, questa energia che abbiamo quando siamo in un altro paese del mondo, perché non lo facciamo nella nostra vita quotidiana?

Coloro che mi seguono su Wandering Spot, il mio canale YouTube sanno che io vivo a Malaga e io ogni mattina mi sveglio, guardo fuori e penso che vivo una canzone e mezza dal mare. E dico una canzone e mezza perché è importante misurare la vita con qualcosa di più trascendentale e personale del tempo. E molte volte mi sveglio e penso che ci dimentichiamo delle piccole cose della vita, delle cose che sembrano poco importanti e che passano inosservate e ci dimentichiamo di tutto questo e sbagliamo.

La società di oggi ci insegna che il cammino migliore è il più corto, ma non è così perché forse non è il cammino più corto, è semplicemente il più bello è quello che ci rende felici.

Tutto questo in realtà ci porta al fatto che non viviamo nel presente, ma viviamo nel futuro, pensiamo sempre che il lavoro sarà migliore se facciamo questo che potrebbe migliorare la nostra vita, e quindi viviamo nel futuro e smettiamo di vivere nel presente. Ma in realtà quello che dobbiamo fare è attivare questo chip da viaggiatore a far sì che ogni giorno, ogni istante, ogni momento ne valga la pena. Non a Natale, non a Pasqua non quando siamo in vacanza, ma oggi perché la vita è molto corta per fare che non ne valga la pena.

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Una risposta

  1. Articolo molto interessante. Spesso il lavoro mi tiene inchiodato nel luogo in cui vivo (ma non posso lamentarmi dato che vedo il mare ogni giorno), ma in inverno amo rifugiarmi con la mia famiglia in Thailandia, meta che consiglio a chi ama i territori esotici.

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