C’è una provincia italiana che ha tre salumi DOP, un’età geologica che porta il suo nome, una città romana con la più grande iscrizione in bronzo che il mondo antico ci abbia lasciato, e una decina di castelli veri, abitati, con le famiglie dentro. Sta a mezz’ora di treno da Milano. E quasi nessuno ci va.
Il Piacentino è uno di quei posti che pagano il prezzo di stare in mezzo: troppo a nord per l’Emilia dei motori e del Parmigiano, troppo a est per il Piemonte del vino, troppo vicino a Milano per sembrare un viaggio. Il risultato è che le guide che lo raccontano sono poche e si copiano tra loro, e chi ci arriva scopre di aver letto quattro volte le stesse sei cose. Qui trovate il contrario: ci sono i borghi e i castelli, ma ci sono soprattutto i prezzi verificati uno per uno sui listini ufficiali, i giorni in cui i castelli sono chiusi e che decidono se il vostro weekend funziona, il castello che apre sei giorni in tutto l’anno, e le rotte per arrivarci senza auto, che nessuno racconta. Se state pensando a un giro più largo, abbiamo anche la guida ai venti luoghi dell’Emilia Romagna e, per un viaggio dello stesso tipo fra vigne e manieri, quella alle Langhe con i borghi e i castelli.
In breve
Il Piacentino si visita per valli, e le valli sono quattro pettini paralleli che scendono verso il Po: passare dall’una all’altra vuol dire quasi sempre ridiscendere in pianura, quindi un itinerario si costruisce dentro una valle sola. I quattro borghi che contano sono Bobbio col Ponte Gobbo e l’abbazia del 614 in Val Trebbia, Castell’Arquato con la Rocca Viscontea in Val d’Arda, Vigoleno con il camminamento di ronda, e Grazzano Visconti, che è un borgo neo-medievale del Novecento attorno a un castello autentico del 1395. I castelli costano fra i 4,50 € di Vigoleno e i 23 € di Grazzano, e la Card del Ducato (2,50 €) va in pari al terzo ingresso. ⚠️ Il vincolo vero non è la stagione, è il giorno della settimana: la Rocca Viscontea chiude il lunedì, Vigoleno fa le visite guidate solo nei weekend, Rivalta vuole la prenotazione 24 ore prima, e la Rocca d’Olgisio apre solo la prima domenica del mese da maggio a ottobre. Da Milano Piacenza è a 27-32 minuti di Frecciarossa; senza auto si arriva a Bobbio in bus (linea E17, anche di domenica) e a Castell’Arquato col treno fino a Fiorenzuola e la linea E43. ⛔ A Veleia Romana, invece, non ci arriva nessun bus. Due giorni bastano per i quattro borghi; tre se volete anche Veleia e una cantina.
Indice dell’Articolo
Dove si trova il Piacentino, e perché le valli decidono l’itinerario
Il Piacentino è la provincia di Piacenza, l’angolo nord-occidentale dell’Emilia-Romagna, quello che confina con la Lombardia, il Piemonte e la Liguria e che sta più vicino a Milano che a Bologna. È il pezzo di Emilia in cui la pianura dura poco: il Po la chiude a nord, e a sud comincia quasi subito l’Appennino.
Qui va detta subito la cosa che nessuna guida dice e che decide ogni itinerario che farete: le valli piacentine sono pettini paralleli. Scendono dal crinale appenninico verso il Po una accanto all’altra, senza collegamenti trasversali comodi, e questo significa che per passare dalla Val Tidone alla Val Trebbia, o dalla Val Nure alla Val d’Arda, quasi sempre si ridiscende verso la pianura e si risale dall’altra parte. Non esistono scorciatoie di crinale veloci: quelle che ci sono, sono strade lente e bellissime che però costano tempo.
È il motivo per cui l’itinerario «i borghi del Piacentino in un giorno», che trovate ovunque, funziona solo se scegliete borghi della stessa valle o della fascia collinare bassa, dove le distanze si accorciano. Le quattro valli che contano, da ovest a est, sono queste.
| Valle | Il fiume | Cosa ci trovate |
|---|---|---|
| Val Tidone | Tidone | i vigneti, Ziano Piacentino, la Rocca d’Olgisio, il Lago di Trebecco |
| Val Trebbia | Trebbia | Bobbio, il Ponte Gobbo, Brugnello, i meandri e le spiagge sul fiume |
| Val Nure | Nure | Grazzano Visconti, la Pietra Parcellara, l’Appennino dell’alta valle, che l’Unione Montana mette insieme con Bettola, Farini, Ferriere e Ponte dell’Olio |
| Val d’Arda | Arda | Castell’Arquato, Vigoleno, Veleia Romana, i fossili del Piacenziano |
C’è poi un’ambiguità che conviene sciogliere una volta per tutte, perché genera equivoci anche fra chi ci abita. «Colli Piacentini» è due cose insieme: la fascia collinare che sta fra la pianura e l’Appennino, e una denominazione di origine controllata del vino, che copre un’area amministrativa più ampia della collina vera e propria. Quando leggete «Colli Piacentini» su un’etichetta e quando lo leggete su un cartello stradale, non state guardando esattamente lo stesso perimetro. E Bobbio, in senso stretto, non è collina: sta a 272 metri in mezzo all’Appennino, ed è la ragione per cui ci si arriva in più tempo di quanto la distanza sulla mappa lasci pensare.
Attenzione: il conto delle distanze nel Piacentino si fa sui tempi, non sui chilometri. Le strade di valle sono provinciali strette che seguono il fiume, e i navigatori qui tendono a essere ottimisti. Se pianificate due valli diverse nella stessa giornata, mettete in conto il rientro verso la pianura in mezzo.
Bobbio, il Ponte Gobbo e l’Abbazia di San Colombano
Bobbio è il posto in cui il Piacentino diventa una cosa sola con la sua storia, e non è un modo di dire: qui nel 614 il monaco irlandese Colombano fondò l’abbazia che per secoli fu uno dei centri culturali più importanti d’Europa, con uno scriptorium e una biblioteca di cui i codici sono finiti sparsi fra Milano, Torino, Roma e il Vaticano.

La basilica di San Colombano si visita gratuitamente tutti i giorni, dalle 7 alle 19, e si scende alla cripta, dove al centro sta il sarcofago del santo. Sul piano di passaggio che porta alla cripta si conserva il mosaico pavimentale della prima metà del XII secolo, con la lotta fra bene e male e il calendario. Il Museo dell’Abbazia, allestito nelle sale cinquecentesche che ospitavano lo scriptorium, è invece a pagamento: 6 € l’intero, 4 € il ridotto, con un cumulativo da 10 € che comprende anche la Collezione Mazzolini. ⚠️ Apre solo nei fine settimana ed è chiuso da novembre a marzo.
L’altra cosa di Bobbio è il Ponte Gobbo, che sta sul Trebbia ed è la fotografia che avete già visto anche senza sapere dov’era: undici arcate tutte diverse per altezza e ampiezza, che gli danno quel profilo storto da cui viene il nome, per una lunghezza di circa 273 metri. Lo chiamano anche Ponte Vecchio e Ponte del Diavolo, ed è quest’ultimo il nome che porta la leggenda: il diavolo lo costruisce in una notte in cambio dell’anima del primo che lo attraversa, e Colombano gli manda un cane. Il diavolo, beffato, prende a calci la struttura, e da allora il ponte è storto.
Bobbio sta a 272 metri di quota, in mezzo all’Appennino, e questo spiega perché ci si arrivi in più tempo di quanto la mappa suggerisca: non è un borgo di collina, è un borgo di montagna.

Il Ponte Gobbo e la Gioconda: come stanno davvero le cose. Leggerete in giro che il ponte sullo sfondo della Gioconda è questo. È un’ipotesi, proposta dal 2010 dalla ricercatrice Carla Glori, che colloca il punto di vista di Leonardo a una finestra del castello Malaspina-Dal Verme. Non è accettata dagli studiosi, e concorre con almeno altre quattro identificazioni: il ponte di Buriano nell’Aretino, il lago di Como, il lago di Garlate e il lago d’Iseo. L’ipotesi prevalente resta che quel paesaggio sia una composizione di luoghi diversi e non un posto reale, e il Louvre non ha mai avallato nessuna delle tesi. È una bella storia da raccontare sul ponte: non è un fatto.
La Val Trebbia oltre Bobbio: Brugnello, i meandri e le spiagge sul fiume
Bobbio non è il capolinea della Val Trebbia, è il punto in cui la maggior parte dei visitatori si ferma. Chi prosegue verso sud, sulla SS45 in direzione Genova, entra nel tratto che ha reso famosa questa valle.

La tappa da fare è Brugnello, una manciata di case in pietra aggrappate a uno sperone con la chiesetta affacciata sul vuoto. Da lassù si guardano i Meandri di San Salvatore, che sono la cosa più spettacolare del fiume: il Trebbia disegna anse profonde incassate nelle Arenarie di San Salvatore, fra versanti scoscesi. È un sito protetto della rete Natura 2000, 253 ettari fra i comuni di Bobbio e Corte Brugnatella, riconosciuto come finestra tettonica di rilevanza geologica regionale.
Qui va sciolto un equivoco che nasce dal fatto che i meandri si vedono da due posti diversi, e le guide ne descrivono uno per volta senza dirlo. Dall’alto, dal belvedere di Brugnello, sono un panorama: quello delle fotografie che avete visto. Dal basso, scendendo al greto, sono una spiaggia di ciottoli sul fiume. Chi legge una descrizione e ne trova un’altra pensa che si parli di due luoghi, e invece sono due accessi allo stesso posto. Alla spiaggia si scende dalla statale, dopo la galleria di San Salvatore, per un sentiero ripido: non è una passeggiata pianeggiante e con i bambini piccoli va valutata.
Sul lessico, tanto per non farvi cercare la cosa sbagliata: si leggono spesso descritti come gole o come «il Gran Canyon dei Colli Piacentini». Tecnicamente non sono gole, sono meandri incassati. La differenza conta quando cercate le indicazioni sul posto.
Il Trebbia d’estate è un fiume da bagno, con acque limpide e ghiaie larghe, ed è il motivo per cui in agosto questa valle si riempie di gente che arriva da Milano e da Genova. ⚠️ Sono spiagge fluviali libere e non attrezzate: niente bagnini, niente servizi, e il livello dell’acqua cambia con le piogge a monte.
Castell’Arquato, il borgo che si vede arrivare da lontano
Castell’Arquato è il borgo più bello del Piacentino e quello che conviene vedere per primo, perché è anche il più facile: sta in Val d’Arda, a un quarto d’ora dal casello di Fiorenzuola, per la SP12, e si gira tutto a piedi in un paio d’ore.
Il borgo sale a terrazze fino a una piazza in cima che è uno dei posti più riusciti dell’Emilia intera: da un lato la Rocca Viscontea, dall’altro la Collegiata di Santa Maria Assunta, in mezzo il Palazzo del Podestà con il suo loggiato. Tre edifici di tre epoche che stanno insieme senza litigare, e da lì la vista corre sulla valle.

La Rocca Viscontea fu costruita fra il 1342 e il 1347 per volontà di Luchino Visconti, allora signore di Piacenza, sopra una fortificazione più antica. Quello che si sale è il mastio orientale, alto circa 40 metri, ed è l’unica torre visitabile: dall’alto si capisce in un colpo solo la geografia della valle. La torre più tozza che vedete accanto, detta «del Duca», è invece un’aggiunta degli Sforza di Santa Fiora di circa due secoli dopo.
Attenzione a due cose che in rete si leggono sbagliate. La prima: sull’altezza del mastio circolano 35 e 42 metri, ma le fonti del catalogo regionale e l’ufficio turistico del Comune dicono circa 40. La seconda, che è quella che vi fa perdere il viaggio: si legge che la Rocca sia visitabile solo su prenotazione, e non è vero, si entra con il biglietto in loco. Il vincolo vero è un altro e nessuno lo scrive: la Rocca è chiusa il lunedì non festivo, tranne in aprile e maggio.
Il Museo Geologico del Piacenziano, e perché un’epoca porta il nome di Piacenza
Questa è la cosa più sorprendente della provincia e non la racconta quasi nessuno: esiste un’età geologica che si chiama Piacenziano, e si chiama così per Piacenza.

Non è un vezzo locale, è nomenclatura ufficiale riconosciuta a livello internazionale. Il Piacenziano è il piano superiore del Pliocene e copre l’intervallo fra 3,6 e 2,58 milioni di anni fa. Lo definì nell’Ottocento il geologo svizzero Karl Mayer-Eymar, e lo fece proprio sugli affioramenti di queste colline, perché qui il fondale dell’antico mare che copriva la Pianura Padana è rimasto leggibile come un libro: strati su strati di argille e sabbie pieni di conchiglie, gasteropodi, e resti di balenottere e delfini.
Camminando in Val d’Arda state camminando su un fondale marino di tre milioni di anni fa, ed è per questo che l’area è protetta. La vecchia Riserva naturale geologica del Piacenziano, istituita nel 1995, dal 2011 non esiste più come entità a sé: è confluita nel Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano, che mette insieme 2.716 ettari su otto comuni fra le province di Piacenza e Parma, articolati in nove stazioni. La sede è a Castell’Arquato.
🔴 Il Museo Geologico «G. Cortesi» di Castell’Arquato, che è il posto dove tutto questo si vede, al momento è chiuso al pubblico per un guasto. Lo dichiarano sia il sito del museo sia l’ufficio turistico del Comune, e non è pubblicata una data di riapertura. Quando è aperto costa 4 € l’intero e 3 € il ridotto, sta in via Sforza Caolzio ed è chiuso il lunedì. ⚠️ Telefonate allo IAT prima di contarci: è l’unica attrazione scientifica seria della zona e sarebbe un peccato trovarla chiusa dopo aver fatto la strada.
A Castell’Arquato c’è anche il Museo Luigi Illica, dedicato al librettista nato qui che scrisse per Puccini Tosca, La Bohème e Madama Butterfly: 3 € l’intero, 2,50 € il ridotto, chiuso il lunedì, e si accede negli orari dell’ufficio turistico chiedendo al personale.
Vigoleno e il camminamento di ronda
Vigoleno è un borgo fortificato completo, e si visita camminandogli sopra. È la differenza fra qui e gli altri borghi della zona: la cinta muraria è intatta e ci si sale, percorrendo il camminamento di ronda fino al mastio, con le feritoie, i beccatelli e i merli ghibellini a portata di mano e il panorama che gira di 360 gradi.
Vigoleno è una frazione del comune di Vernasca, cosa che spiega perché a volte fatichiate a trovarlo sulle mappe cercandolo come comune. Dentro le mura ci sono la chiesa romanica di San Giorgio, la fontana cinquecentesca, la cisterna e il rivellino, e il tutto sta in uno spazio che si attraversa in dieci minuti.

La chicca è il teatro ricavato dentro il castello: dodici posti, sei per lato, pareti dipinte con animali, maschere e figure esotiche. Lo ideò il pittore russo Alexandre Jacovleff negli anni Venti, per la principessa Maria Ruspoli, che fu proprietaria del castello e ne fece un ritrovo di artisti. È il più piccolo teatro storico dell’Emilia-Romagna e uno dei più piccoli al mondo.
⚠️ Una precisazione, perché il superlativo circola gonfiato: leggerete in giro che è «il più piccolo teatro d’Europa». Nessuna fonte istituzionale lo sostiene, e il Ministero della Cultura lo descrive senza superlativi. Resta una piccola meraviglia, e non ha bisogno del primato.
Sul biglietto conviene sapere la struttura, perché non è ovvia: la visita libera dà accesso alla sola parte militare, cioè mastio e camminamento. Il piano nobile e il teatrino si vedono solo con la visita guidata, e le guidate si fanno soltanto il sabato, la domenica e nei festivi. Se venite in settimana, il teatro non lo vedete; e da novembre a marzo, in settimana, il castello è proprio chiuso.
Grazzano Visconti: cosa è medievale davvero e cosa è del Novecento
Grazzano Visconti è un borgo neo-medievale costruito nel Novecento attorno a un castello che invece è autentico e trecentesco. Questa frase sembra una pignoleria e non lo è, perché è esattamente il punto in cui la pagina che sta prima su Google sbaglia: scrive che «l’intero paese» è una ricostruzione del 1900, ci mette dentro anche il castello, e chi legge esce convinto che sia tutto una scenografia.

Le due cose stanno così. Il castello nasce alla fine del Trecento per volontà dei Visconti ed è passato poi agli Anguissola. Il borgo attorno lo fa costruire Giuseppe Visconti di Modrone a partire dai primi del Novecento, in stile neo-medievale: case a graticcio, ferri battuti, insegne dipinte, merlature. Non è un falso spacciato per antico, è un’operazione dichiarata, di quelle che l’Ottocento e il primo Novecento hanno fatto in mezza Europa. Giuseppe Visconti era il padre di Luchino Visconti, il regista, e non è difficile vedere da dove venga il gusto per la scenografia.
Sapere questa distinzione cambia il modo in cui si guarda il posto. Se ci andate credendo di visitare un borgo medievale, resterete con la sensazione vaga che qualcosa non torni. Se ci andate sapendo che state guardando un pezzo di revival novecentesco costruito con cura maniacale, diventa una cosa interessante di per sé, ed è anche il motivo per cui la Regione Emilia-Romagna gli ha riconosciuto il titolo di Città d’Arte.

Dentro il borgo trovate botteghe, l’Emporio Stregato dedicato a Harry Potter e, nel Palazzo dell’Istituzione affacciato su Piazza del Biscione, due musei distinti: il Museo Internazionale delle Torture e il Museo delle Cere, che si possono vedere anche insieme in visita guidata. Nel periodo natalizio ci sono poi i mercatini che sono il momento in cui Grazzano ha più visitatori di tutto l’anno.
Attenzione: Grazzano nei giorni festivi e nei weekend di dicembre si riempie molto, e la sua piazza è piccola. Chi ci va per le foto e per il silenzio faccia un giorno feriale; chi ci va per i mercatini metta in conto la folla e il parcheggio a pagamento fuori dal borgo.
Il Castello di Rivalta e la Battaglia di Lepanto
Il Castello di Rivalta, nel comune di Gazzola, è il castello ancora abitato dalla famiglia che lo possiede, ed è il più scenografico dal fiume: torrione cilindrico, borgo raccolto ai suoi piedi, il Trebbia sotto. È noto anche per aver ospitato teste coronate, e nel percorso di visita si racconta il legame della famiglia Landi con la Battaglia di Lepanto del 1571.

Qui la cosa da capire prima di prenotare è che le visite sono tre e si distinguono per durata e percorso, non per fascia di prezzo. È l’errore più diffuso in rete, dove i 12 e i 14 € vengono presentati come «intero e ridotto»: non lo sono, sono due visite diverse, e chi compra la più economica pensando di risparmiare compra mezz’ora invece di un’ora e venti.
- Aes, 30 minuti: facciata, cortile, salone d’onore, sala da pranzo, cucina, cantina e prigioni.
- Argentum, circa un’ora e venti: tutto l’Aes più le camere da letto, la torre, l’area museale, la galleria e la sala da biliardo. È quella che consigliamo se venite fin qui.
- Aurum, circa due ore: lo stesso percorso dell’Argentum, con una guida dedicata in esclusiva al vostro gruppo.
Attenzione: a Rivalta la prenotazione è obbligatoria e va fatta almeno 24 ore prima, via mail, con un minimo di due persone. Nei weekend e nei festivi chi si presenta senza aver prenotato non ha l’ingresso garantito. Il castello pubblica inoltre alcune date di chiusura straordinaria sparse nell’anno: vale la pena controllare il calendario prima di mettersi in macchina.
Gropparello, Rocca d’Olgisio e Agazzano: quando si possono davvero visitare
Questa è la sezione che conviene leggere prima di decidere in che giorno partire, perché è il punto in cui gli itinerari che si trovano in rete si rompono. I castelli del Piacentino non sono monumenti ad apertura continua: sono in gran parte proprietà private che aprono a turni, alcuni pochi giorni al mese, e la differenza fra un weekend riuscito e un cancello chiuso sta tutta qui.
Rocca d’Olgisio: sei giorni in tutto l’anno
La Rocca d’Olgisio sta a Pianello Val Tidone, arroccata su uno sperone fra la Val Tidone e la Val Chiarone, ed è probabilmente il castello più scenografico della provincia. È anche quello più difficile da vedere: nel 2026 le aperture al pubblico senza prenotazione sono la prima domenica del mese, da maggio a ottobre. Sei date in tutto l’anno.

Negli altri sabati e domeniche da maggio a ottobre apre solo per gruppi da almeno 15 persone, su prenotazione. La visita è esclusivamente guidata, dura circa un’ora e comprende i giardini, le mura, il parco, le cantine e il mastio.
Attenzione: troverete guide che mettono la Rocca d’Olgisio come tappa di un weekend qualsiasi, e almeno una che scrive esplicitamente che «non serve prenotare». È vero solo nelle sei domeniche di apertura: in qualunque altro giorno un visitatore singolo non entra. La stessa guida la colloca «non lontano da Bobbio», che è in un’altra valle: fra le due si ridiscende in pianura e si risale.
Castello di Gropparello: e non è un borgo
Prima cosa, perché in rete circola confuso: Gropparello è un castello, non un borgo. Chi ci arriva aspettandosi un centro storico da passeggiare come Vigoleno trova un maniero su una rupe sopra le gole del Vezzeno, con un parco annesso.

Qui i prodotti sono due e vanno tenuti distinti, perché costano il doppio l’uno dell’altro e durano tempi molto diversi. La visita guidata storica al castello dura un’ora e mezza. Il Parco delle Fiabe è un’altra cosa: dura circa sei ore, pausa pranzo compresa, è un’avventura recitata con animatori in costume, comprende anche la visita al castello, e per gli individuali si fa solo nei giorni festivi, con partenza alle 10:30. È il posto giusto per una giornata con bambini e quello sbagliato per una tappa di passaggio. ⛔ I cani non sono ammessi al Parco.
Castello di Agazzano
Il Castello di Agazzano, in Val Luretta, è una rocca duecentesca ricostruita nel 1475, affiancata da una villa settecentesca sorta sull’antico borgo e circondata da un grande giardino alla francese su due livelli. Fa parte del circuito dei Castelli del Ducato ed è della stessa famiglia dalla fine del Duecento. Le visite guidate si tengono nei fine settimana da primavera all’autunno.
Attenzione, e lo scriviamo perché è più utile del prezzo che potremmo copiare: alla data in cui abbiamo controllato, il sito ufficiale del Castello di Agazzano non risponde (errore del server su tutte le pagine). Le tariffe che girano vengono da fonti terze che si contraddicono fra loro anche sull’obbligo di prenotazione, e la scheda del circuito dichiara ancora la stagione 2025. Per questo castello, e solo per questo, telefonate prima di partire: non ci fidiamo abbastanza dei numeri disponibili per stamparli qui come certi.
Veleia Romana, il sito che quasi nessuno racconta
Veleia è una città romana, non un rudere isolato, ed è uno dei siti archeologici più importanti dell’Italia settentrionale. Sta a Lugagnano Val d’Arda, a circa 460 metri di quota, ed è nata come insediamento ligure prima di diventare municipium romano.
Si cammina dentro il foro, costruito su una terrazza artificiale, con la pavimentazione originale, il canale perimetrale e i portici con le botteghe su tre lati. In fondo c’è la basilica, dove furono trovate dodici statue in marmo della famiglia giulio-claudia. Più su ci sono le terme, con calidarium, tepidarium e frigidarium, i quartieri residenziali sulle terrazze alte e una grande cisterna che per molto tempo è stata scambiata per un anfiteatro.
Il pezzo forte, però, non è più qui. Nel 1747 a Veleia venne alla luce per caso la Tabula Alimentaria Traianea, una lastra di bronzo di 1,38 per 2,86 metri: è la più grande iscrizione bronzea di epoca romana conosciuta. Documenta gli Alimenta, il sistema di prestiti ipotecari ai proprietari terrieri i cui interessi finanziavano il mantenimento dei bambini poveri, istituito da Nerva e portato avanti da Traiano. ⚠️ L’originale non è a Veleia: è al Museo Archeologico Nazionale di Parma. Nell’Antiquarium sul posto c’è una copia.
Il biglietto costa 5,00 €, con ridotto a 2,00 € fra i 18 e i 24 anni e gratuito sotto i 18, ed è compreso nelle domeniche gratuite statali della prima domenica del mese. Il sito è chiuso il lunedì, e ha una particolarità che vale la pena segnarsi: gli orari si invertono fra estate e inverno. Da aprile a ottobre apre presto dal martedì al giovedì e tardi nel fine settimana; da novembre a marzo fa il contrario.
Attenzione a due cose. La prima: molte pagine, compresa quella dell’ufficio turistico di zona, pubblicano ancora il biglietto a 3,00 €. Il prezzo è salito a 5,00 € dal novembre 2025, e a dirlo è il gestore statale del sito. La seconda: in inverno le pavimentazioni del foro e delle terme vengono coperte per proteggerle, quindi la cosa più bella di Veleia in quei mesi non si vede. E ⛔ non ci si arriva con i mezzi pubblici: serve l’auto.
Val Tidone e Val Nure: Pietra Perduca, Pietra Parcellara e il Lago di Trebecco
Le due valli che i visitatori saltano sono anche quelle in cui il Piacentino smette di somigliare a qualunque altra provincia emiliana, e il motivo è geologico.

La Pietra Parcellara (836 metri, fra Bobbio e Travo) e la vicina Pietra Perduca sono ofioliti: frammenti di crosta oceanica dell’antica Tetide, il mare che stava fra Europa e Africa, spinti in superficie durante la formazione dell’Appennino e rimasti lì come blocchi scuri che spuntano dalle argille. «Ofiolite» viene dal greco «pietra serpente», per il colore verde-nerastro. La Parcellara è il complesso più settentrionale e più isolato della provincia, e la si riconosce da lontano perché sembra fuori posto.
Sulla Pietra Perduca c’è la cosa più curiosa di tutta la valle. In cima, scavate nella roccia viva, ci sono due vasche quadrangolari che la tradizione chiama «i letti dei Santi» e che risalgono probabilmente all’età del Bronzo. In quelle due pozze d’acqua si riproducono tutte e tre le specie di tritone presenti nell’Italia settentrionale: il crestato, il punteggiato e l’alpestre. È un fatto notevole perché questi anfibi di solito pretendono acque correnti e limpide, e loro invece stanno in due cavità sulla cima di una rupe. Sul versante ovest c’è l’Oratorio di Sant’Anna, quattrocentesco, costruito su una struttura del XII secolo. La salita alla cima è agevolata da gradini scavati nella parete; la Parcellara, invece, è più impegnativa.
Più a ovest, in Val Tidone, c’è il Lago di Trebecco, il bacino artificiale formato dalla Diga del Molato: è lo specchio d’acqua che compare nelle foto dei vigneti e il posto giusto per una sosta all’ombra fra una cantina e l’altra.

Il consiglio: se dovete scegliere una sola di queste due soste e non siete camminatori, prendete la Pietra Perduca. Ha la salita più breve e attrezzata, l’oratorio, le vasche con i tritoni e un panorama sulla Val Trebbia che non ha niente da invidiare a quello della Parcellara, che invece si guadagna con un’ora abbondante di sentiero vero.
Piacenza città: quanto vale una sosta
Domanda legittima, visto che quasi tutte le guide sul Piacentino nominano Piacenza solo come riferimento sulla mappa: sì, mezza giornata la vale, e se arrivate in treno la vedete senza sforzo perché è tutto a piedi dalla stazione.
Il centro ruota attorno a Piazza Cavalli, che prende il nome dalle due statue equestri di Alessandro e Ranuccio Farnese, scolpite da Francesco Mochi fra il 1620 e il 1625, e che è chiusa dal Palazzo Gotico: l’antico palazzo comunale in mattoni e marmo, costruito dal 1281 per volontà di Alberto Scoto, che oggi ospita l’ufficio turistico e il Salone Monumentale invece degli uffici del Comune. Poco distante c’è il Duomo romanico, costruito fra il 1122 e il 1233, con la cupola impostata dal Morazzone e completata dal Guercino fra il 1626 e il 1627.
La visita che giustifica la sosta è però Palazzo Farnese, la reggia incompiuta dei Farnese che oggi ospita i Musei Civici. Dentro ci sono la pinacoteca, il museo delle carrozze, la sezione archeologica e soprattutto il Fegato etrusco, un modello bronzeo di fegato di pecora usato per la divinazione, unico al mondo nel suo genere. Il biglietto intero costa 10,00 €, i giovani fra i 6 e i 25 anni pagano 4,00 €, una singola sezione costa 3,00 €. ⭐ La prima domenica del mese si entra con 1,00 €. È chiuso il lunedì, e le visite guidate sono comprese nel biglietto ma vanno prenotate. Se preferite entrarci accompagnati e con l’orario già fissato, c’è una visita guidata di un’ora e mezza a Palazzo Farnese prenotabile online.
Dove si è girato Ladyhawke, e perché ogni guida dice un posto diverso
Nel Piacentino la location documentata di Ladyhawke è una sola: Castell’Arquato. Se avete letto tre articoli sulla zona e ne avete ricavato tre risposte diverse, il motivo è che nessuno dei tre è andato a controllare.
Il film del 1985 di Richard Donner, con Rutger Hauer, Michelle Pfeiffer e Matthew Broderick, si è girato in buona parte in Italia. Il portale del Ministero della Cultura dedicato alle location cinematografiche elenca nove località italiane, e nel Piacentino ne indica una: Castell’Arquato, dove sono state girate le due scene corali del film, alla Rocca Viscontea e nella piazza del Municipio.
Il paradosso è che le fortezze che restano più impresse guardando il film non sono piacentine: la rocca di Aguillon, quella da cui evade Philippe, è la Rocca Sforzesca di Soncino, in provincia di Cremona; il cortile d’ingresso è il Castello di Torrechiara, nel Parmense; il rifugio del monaco Imperius è la Rocca di Calascio, in Abruzzo. Castell’Arquato è però l’unico borgo abitato che compare nel film, ed è per questo che chi ci arriva ha la sensazione di esserci già stato.
Attenzione: troverete scritto in più posti che Ladyhawke è stato girato a Vigoleno. Lo afferma anche il portale turistico provinciale, ma in forma generica, e nessuna fonte identifica una sola scena girata lì: Vigoleno non compare né nella scheda del film né nella propria scheda-location sul portale del Ministero, e non lo rivendica nemmeno il sito del castello. Non è detto che sia falso, ma oggi non è dimostrato, e noi preferiamo dirvelo così invece di farvi fare chilometri per una scena che potrebbe non esistere.
Cosa si mangia nel Piacentino: pisarei e fasò, tortelli con la coda e i tre DOP
Il Piacentino è l’unica provincia italiana con tre salumi DOP, e sono quelli che trovate in ogni tagliere della zona: coppa piacentina, pancetta piacentina e salame piacentino. Se ordinate «un tagliere di salumi» ve li portano tutti e tre, di solito accompagnati dalla burtleina, una frittella di farina, acqua e uova che si frigge e si mangia calda, tenuta sottile e croccante e mai spessa come una frittata. Ha la De.Co. del Comune di Gragnano Trebbiense dal 2015, e nel resto d’Emilia non esiste con questo nome.
Sui primi piatti conviene sapere cosa si sta ordinando, perché i nomi non dicono niente a chi arriva da fuori.
- Pisarei e fasò: gnocchetti di pane raffermo e farina, tirati uno per uno con il pollice, conditi con un sugo di fagioli borlotti e cotenna. È il piatto simbolo della provincia, ed è un piatto povero diventato identitario.
- Tortelli con la coda: ripieni di ricotta ed erbette, chiusi con una treccia lunga che è la «coda» e che serviva a reggerli in cottura. La forma è il modo con cui riconoscete un tortello piacentino da uno parmigiano.
- Anolini in brodo (anvein): il piatto delle feste, a forma di piccola mezzaluna. ⚠️ Quello che li distingue da quelli delle province vicine non è la forma, come si legge spesso, ma il ripieno di solo manzo cotto come stracotto piacentino, con burro, grana, pangrattato e uova.
- Batarò: una focaccina di collina, cotta sulla piastra e farcita con i salumi. Si trova soprattutto nelle sagre e nelle valli, meno nei ristoranti di pianura.
Una nota pratica che vale più di mezza lista di ristoranti: nei borghi piccoli del Piacentino, fuori stagione l’unico locale del paese può essere chiuso, e non sempre lo dichiara online. A Brugnello, a Vigoleno, nei paesi dell’alta Val Tidone conviene telefonare prima di contare su un pranzo, soprattutto da novembre a marzo e nei giorni infrasettimanali.
I vini dei Colli Piacentini, e come si prenota una degustazione
Partiamo da una cosa che quasi tutte le guide sul Piacentino sbagliano, comprese quelle che stanno in prima pagina: Gutturnio e Ortrugo non sono più tipologie della DOC Colli Piacentini. Dal 2010 sono due DOC autonome. Il Consorzio ne tutela oggi tre distinte, DOC Colli Piacentini, DOC Gutturnio e DOC Ortrugo, e se leggete un articolo che elenca il Gutturnio fra i «vini della DOC Colli Piacentini» state leggendo qualcosa scritto prima del 2010, o copiato da lì.
Chiarito questo, ecco cosa vi metteranno nel bicchiere.
| Vino | Da quali uve | Com’è |
|---|---|---|
| Gutturnio DOC | Barbera 55-70% e Croatina 30-45% | rosso, e nella versione più bevuta in zona è frizzante; esiste anche fermo, Superiore, Classico e Riserva |
| Ortrugo DOC | Ortrugo, minimo 90% | bianco, prevalentemente frizzante o spumante; il fermo secco riesce solo su certi terreni calcarei |
| Malvasia (DOC Colli Piacentini) | Malvasia di Candia aromatica, minimo 85% | bianco aromatico, dal secco al passito |
| Monterosso Val d’Arda, Trebbianino Val Trebbia, Valnure | uvaggi di valle | i tre bianchi «di sottozona», ognuno fermo, frizzante o spumante |
| Vin Santo di Vigoleno | uvaggio locale | da meditazione, la rarità della denominazione |
Il tratto che sorprende chi arriva da fuori è proprio il frizzante: qui è la norma, non una stranezza, e vale sia per i bianchi sia per il rosso. Un Gutturnio frizzante servito fresco con un tagliere di coppa e pancetta è, molto semplicemente, come si mangia in questa provincia.
Sulla parte pratica, che è quella che nessuno spiega: le cantine dei Colli Piacentini sono in gran parte aziende familiari, non strutture con biglietteria e turni fissi. Vuol dire che la degustazione si prenota, quasi sempre per telefono o via mail, e con qualche giorno di anticipo: presentarsi al cancello di sabato pomeriggio sperando che ci sia qualcuno è il modo più comune di restare fuori. Se preferite non gestire la telefonata e volere l’appuntamento già fissato, c’è una degustazione di tre ore con il produttore che si prenota online e risolve il problema in un colpo solo.
Un’ultima nota utile per orientarsi fra le etichette: la Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli Piacentini è il circuito che mette in fila cantine, agriturismi e produttori della zona, ed è il punto di partenza più sensato per capire chi apre al pubblico e chi no.
Cosa fare nel Piacentino
- Degustazione di tre ore con il produttore, che è il modo più semplice di risolvere il problema della cantina che va prenotata.
- Lezione di falconeria a Carpaneto Piacentino, in mezzo alla collina: dura poco più di un’ora e funziona benissimo con i ragazzi.
- Passeggiata a cavallo sulle colline con guida equestre, per vedere i vigneti da sopra invece che dal finestrino.
- Passeggiata con gli alpaca su un percorso naturalistico, un’ora o due, la carta da giocare con i bambini piccoli.
- Salita al mastio della Rocca Viscontea e camminamento di ronda a Vigoleno: si fanno con il biglietto in loco, non c’è niente da prenotare online.
Quando andare, e soprattutto cosa è chiuso quando
La risposta breve è primavera e autunno, e fin qui lo dicono tutti. La risposta utile è un’altra: nel Piacentino il giorno della settimana conta più del mese. Quasi tutti i castelli di questa provincia sono proprietà private che aprono a turni, e diversi aprono solo nei fine settimana. Un martedì di febbraio, in questa provincia, non si entra quasi da nessuna parte.

| Luogo | Quando apre | Prenotazione |
|---|---|---|
| Rocca Viscontea, Castell’Arquato | mar-dom, chiusa il lunedì non festivo (ma è aperta anche il lunedì in aprile e maggio) | no |
| Castello di Rivalta | tutti i giorni tranne il 25 dicembre, a turni fissi | sì, obbligatoria 24h prima, minimo 2 persone |
| Castello di Grazzano Visconti | solo sabati, domeniche, festivi e prefestivi; il venerdì solo la visita «Highlights». Chiusura invernale | di fatto sì: i biglietti si vendono online fino al giorno prima |
| Castello di Vigoleno | le visite guidate solo sab, dom e festivi. Da novembre a marzo lun-ven chiuso | consigliata (capienza 25) |
| Castello di Gropparello | tutto l’anno a turni; il Parco delle Fiabe per i singoli solo nei festivi alle 10:30, chiuso d’inverno | sì |
| Rocca d’Olgisio | 🚨 solo la prima domenica del mese, da maggio a ottobre | no in quelle date; sì e solo per gruppi da 15 negli altri weekend |
| Borgo di Grazzano Visconti | sempre, è ad accesso libero | non serve |
Tradotto in pratica: il weekend è il momento in cui questa provincia è visitabile davvero, e il sabato è meglio della domenica solo se avete prenotato. Se potete andare solo in settimana, il Piacentino resta comunque bellissimo da percorrere, ma va progettato sui borghi ad accesso libero, sulle valli e sulle cantine, non sui castelli.
Sulla stagione: aprile e maggio sono il momento migliore in assoluto, perché i castelli hanno gli orari più larghi e la collina è verde. Settembre e ottobre valgono quasi altrettanto e aggiungono la vendemmia. Agosto ha senso solo se venite per il fiume. Novembre e dicembre sono la stagione di Grazzano Visconti e dei mercatini, con il resto della provincia in gran parte chiuso.
Quanto costa visitare i castelli piacentini
Questa è l’informazione che in rete non si trova aggiornata, e i prezzi che girano sono quasi tutti vecchi di almeno un paio di listini. Sono tutti verificati sulle pagine ufficiali, e dove esiste una biglietteria online li abbiamo letti lì.
| Castello | Cosa comprende | Intero | Ridotto |
|---|---|---|---|
| Rocca Viscontea, Castell’Arquato | visita libera alla rocca e al mastio | 6,00 € | 4,50 € |
| Vigoleno: visita libera | mastio, camminamento di ronda, torre sud | 4,50 € | 3,50 € |
| Vigoleno: guidata completa (1h) | borgo, Pieve di San Giorgio, oratorio, piano nobile e teatrino | 9,50 € | 8,50 € |
| Rivalta: Aes (30 min) | cortile, salone d’onore, cucina, cantina, prigioni | 12,00 € | 10,00 € (6-12 anni) |
| Rivalta: Argentum (~1h20) | tutto l’Aes, più camere, torre, area museale, galleria | 14,00 € | 12,00 € (6-12 anni) |
| Rivalta: Aurum (~2h) | stesso percorso dell’Argentum, ma con guida in esclusiva | 40,00 € | 14,00 € (6-12 anni) |
| Grazzano Visconti: castello (1h) | solo il castello | 16,00 € | 8,00 € (6-16 anni) |
| Grazzano Visconti: castello + parco (1h45) | castello e parco | 23,00 € | 13,00 € (6-16 anni) |
| Gropparello: visita storica (1h30) | il castello | 13,00 € | 10,00 € (3-12 anni) |
| Gropparello: Parco delle Fiabe (~6h) | l’avventura in costume più la visita al castello | 29,00 € | 24,50 € (3-12 anni) |
| Rocca d’Olgisio (1h, guidata) | giardini, mura, parco, cantine, mastio | 10,00 € | 8,00 € (6-10 anni) |
Tre cose che dalla tabella non si vedono e che cambiano il conto.
- A Grazzano la prevendita online costa 1,00 € in più a biglietto. Non è scritto sul listino, è scritto sulla pagina di acquisto.
- I 40 € dell’Aurum di Rivalta non comprano più stanze. Il percorso è lo stesso dell’Argentum da 14 €: quello che pagate è una guida dedicata in esclusiva al vostro gruppo. Sapendolo, è una scelta; non sapendolo, sembra un errore di stampa.
- Il «Parco» di Gropparello e il «parco» di Grazzano non sono la stessa categoria di cosa. A Grazzano è il giardino storico attorno al castello, 45 minuti. A Gropparello è un’avventura recitata di sei ore per bambini.
La Card del Ducato conviene dal terzo castello
Nessuna delle guide sul Piacentino la nomina, e in un viaggio fatto di castelli è la prima cosa da sapere. La Card del Ducato costa 2,50 €, vale un anno e dà un ridotto dedicato sulle visite dei castelli del circuito Castelli del Ducato di Parma, Piacenza e Pontremoli: in genere 1 € di sconto sull’intero. Si compra alla biglietteria dei castelli aderenti e si fa timbrare a ogni visita.
Il conto è semplice e nessuno lo fa: costa 2,50 € e restituisce circa 1 € a castello, quindi va in pari al terzo ingresso e comincia a guadagnare dal quarto. Su un weekend da due castelli non conviene; su un weekend da quattro sì, ma di poco. Non è la carta che vi cambia il viaggio: è una piccola cosa che tanto vale sapere.
Attenzione, e sono i limiti che la rendono meno utile di quanto sembri: la Card vale solo sui pagamenti in cassa, non sulle prenotazioni online; vale solo sul biglietto intero, quindi non si somma ai ridotti; non vale per gruppi, eventi e visite tematiche. E soprattutto: Grazzano Visconti non fa parte del circuito, quindi il castello più caro della provincia è proprio quello su cui la Card non serve a niente.
Come arrivare nel Piacentino, anche senza auto
Diciamolo subito, perché è la verità: nel Piacentino l’auto è il mezzo giusto, e con l’auto vedete tutto. Ma il fatto che sia il mezzo giusto non significa che senza si stia a casa, e questa è l’informazione che in rete manca del tutto: fra le guide più lette su questa zona, nessuna nomina né il treno né i bus. Alcune arrivano a scrivere che i borghi «non sono serviti dai mezzi pubblici», il che è vero per qualcuno e falso per altri.
In treno fino a Piacenza
Piacenza è una città ben collegata, e da Milano è vicinissima.
| Tratta | Quanto ci vuole | Frequenza |
|---|---|---|
| Milano Centrale → Piacenza | 27-32 min in Frecciarossa · 48-55 min in Regionale Veloce | almeno un diretto all’ora per quasi tutta la giornata |
| Bologna Centrale → Piacenza | 1h24 in Intercity · 1h31-1h58 in Regionale Veloce | quasi tutti diretti |
| Piacenza → Fiorenzuola | 11-19 min | circa 2 treni all’ora |
Due cose che non si intuiscono. La prima: Piacenza non è sull’alta velocità Milano-Bologna, sta sulla linea storica. Da Milano la differenza non si sente perché è comunque a mezz’ora, da Bologna sì: anche il Frecciarossa ci mette un’ora e mezza. La seconda: da Bologna c’è un buco reale nell’orario fra le 07.00 e le 09.00, in cui non parte nulla. Se contavate di partire con calma dopo colazione, guardate prima.
La stazione di Fiorenzuola (nell’orario si chiama così, senza «d’Arda») è l’altra porta d’ingresso, sulla stessa linea, ed è quella che serve la Val d’Arda.
In bus, che è dove le guide sbagliano
Il trasporto extraurbano della provincia è gestito da SETA, e la cosa comoda è che le linee utili fermano al piazzale della stazione ferroviaria di Piacenza, non solo all’autostazione: si scende dal treno e si sale sul bus.
- Bobbio è ben servita. La linea E17 Piacenza-Bobbio-Ottone fa 24 corse nei feriali e 5 nei festivi, e ci mette circa un’ora e un quarto dalla stazione. È l’unica meta del Piacentino che si raggiunge comodamente senza macchina anche di domenica.
- Grazzano Visconti è servita dalla linea E34 Piacenza-Bettola: 37 corse feriali e 6 festive.
- ⭐ Castell’Arquato si raggiunge, ma non per la strada che sembra. La linea diretta E41 da Piacenza è costruita per i pendolari che vanno verso il capoluogo: nel senso che serve a voi ha una sola corsa al giorno e nessuna corsa festiva. La rotta buona è un’altra: treno fino a Fiorenzuola, poi la linea E43, che ferma alla stazione ferroviaria e porta a Castell’Arquato in 15-20 minuti. Ha 10 corse feriali e 2 festive.
🔴 Veleia Romana non è raggiungibile con i mezzi pubblici. Nessuna linea SETA ha una fermata a Veleia. Circola in rete l’indicazione di prendere «la linea E42, che ferma a Veleia Crocetta Bivio»: quella fermata non esiste. La E42 fa tutt’altro percorso, e l’unica «Crocetta» della rete provinciale è una via di Castell’Arquato, a chilometri di distanza. Per Veleia serve l’auto o un taxi.
Noleggiare l’auto sul posto
La soluzione più sensata per chi arriva in treno e vuole girare le valli è noleggiare a Piacenza. ⚠️ Ma alla stazione l’autonoleggio non c’è: la scheda ufficiale della stazione non lo elenca fra i servizi. Gli uffici sono in città, e sono tre: Europcar in viale Sant’Ambrogio, Avis in via Conciliazione e Hertz in via Farnesiana. Conviene prenotare prima e verificare gli orari, che non tutti pubblicano in modo affidabile.
⚠️ Se cercando online vi compare un «Sixt Piacenza Stazione», ignoratelo: lo pubblicizzano alcuni aggregatori ma non esiste, e sul sito dell’operatore Piacenza non è fra le sedi italiane.
Quanti giorni servono: due itinerari già pronti
Due giorni bastano per i quattro borghi principali, tre servono se volete aggiungere Veleia e una cantina. Un giorno solo si può fare, ma va speso dentro una valle sola: è la conseguenza diretta della geografia a pettine di cui parlavamo all’inizio.
Un giorno: la Val d’Arda
È l’unica valle che regge una giornata sola senza farvi correre, perché fra Castell’Arquato e Vigoleno ci sono poco più di dieci chilometri, che però diventano una ventina di minuti perché la provinciale è stretta e tortuosa. Mattina a Castell’Arquato, con la salita al mastio e la piazza alta; pranzo lì; pomeriggio a Vigoleno, con il camminamento di ronda e, se è sabato o domenica, la guidata al piano nobile e al teatrino. ⚠️ Non fatelo di lunedì: la Rocca è chiusa.
Due giorni: le due valli
Primo giorno in Val Trebbia e Val Nure: mattina a Bobbio, con la basilica di San Colombano e il Ponte Gobbo; deviazione a Brugnello per affacciarsi sui meandri; pomeriggio a Grazzano Visconti. Secondo giorno in Val d’Arda: Castell’Arquato la mattina, Vigoleno il pomeriggio. Si dorme in mezzo, fra Castell’Arquato e Vigoleno.
⚠️ Il Castello di Rivalta è quello che sembra sempre incastrabile e non lo è, perché vuole la prenotazione 24 ore prima: se lo volete, mettetelo nel programma prima di partire, non mentre siete in viaggio.
Tre giorni: si aggiungono Veleia e il vino
Il terzo giorno è quello che ripaga di più, perché toglie la sensazione di aver fatto solo borghi. Mattina a Veleia Romana (chiusa il lunedì, e in inverno con i pavimenti coperti), pomeriggio in Val Tidone fra i vigneti, con una degustazione prenotata e una sosta al Lago di Trebecco. In autunno, questa giornata si può girare al contrario e chiudere con il foliage sulle colline.
Un weekend senza auto
Si può, e nessuno lo scrive. Sabato: treno da Milano a Piacenza (mezz’ora), mezza giornata in città con Palazzo Farnese e Piazza Cavalli, poi treno per Fiorenzuola e bus E43 a Castell’Arquato, dove si dorme. Domenica: rientro a Piacenza e linea E17 per Bobbio, che di domenica ha cinque corse. ⛔ Fuori da questo schema, senza auto il Piacentino si chiude: Vigoleno, Rivalta, la Rocca d’Olgisio e Veleia non hanno un servizio utilizzabile.
Dove dormire nel Piacentino
La scelta della base conta più che altrove, proprio per via delle valli: dormire nella valle sbagliata vi costa un’ora al giorno. Le zone sensate sono tre.
In quale zona conviene dormire
- Castell’Arquato e dintorni (Val d’Arda): la base migliore per chi fa il giro classico dei borghi, perché ha Vigoleno a venti minuti e Veleia a portata. È anche la zona con più scelta di alloggi, e l’unica raggiungibile in treno più bus.
- Bobbio (Val Trebbia): la scelta giusta per chi viene per il fiume, l’Appennino e i cammini, e per chi vuole vedere Bobbio con calma la sera, quando i pullman se ne sono andati. ⚠️ Ha poche strutture: si prenota presto.
- Grazzano Visconti (Val Nure): comoda solo se il vostro viaggio ruota attorno al borgo, e in dicembre attorno ai mercatini. È anche la zona in cui i prezzi si muovono di più con la stagione.
Quattro indirizzi, uno per esigenza
- Cantina Visconti – Agriturismo (€€, Val d’Arda): agriturismo con cantina vicino a Vigoleno, per chi vuole dormire dove si produce il vino.
- Ca’ Del Passero B&B (€€, Val d’Arda): bed and breakfast per quattro persone, la scelta semplice per una coppia o una famiglia piccola in zona Castell’Arquato.
- Hotel Castello di Vigoleno (€€€, Vigoleno): quattro stelle dentro il borgo fortificato, per chi vuole restare fra le mura quando i visitatori se ne vanno.
- Campi dei sogni Bobbio (€€, Val Trebbia): cinque posti letto a Bobbio, la base per chi punta al fiume e all’Appennino.
⚠️ Una nota che vale la pena sapere: nel Piacentino i prezzi non si muovono molto con la stagione. Confrontando le stesse strutture in ottobre e in novembre, la maggior parte costa esattamente uguale. L’eccezione è Grazzano Visconti, dove la differenza fra un weekend e l’altro è reale. Tradotto: qui non serve rincorrere la bassa stagione per risparmiare, serve prenotare presto dove ci sono poche camere.
Se il vino è il motivo principale del viaggio, vale la pena guardare anche come funziona in un’altra zona che vive di cantine: ne abbiamo scritto in quali cantine visitare a Bolgheri, con prezzi e prenotazioni.
Domande frequenti
Quali sono i borghi più belli del Piacentino?
I quattro che valgono il viaggio sono Castell’Arquato, con la Rocca Viscontea e la piazza alta; Vigoleno, l’unico che si visita camminando sulle mura; Bobbio, in Val Trebbia, con il Ponte Gobbo e l’abbazia fondata da San Colombano nel 614; e Grazzano Visconti, che però è un borgo neo-medievale costruito nel Novecento attorno a un castello autentico del 1395. Se ne dovete scegliere uno solo, prendete Castell’Arquato.
Quali castelli piacentini si possono visitare, e quando?
I principali sono Rivalta, Grazzano Visconti, Gropparello, Vigoleno, la Rocca Viscontea di Castell’Arquato, Agazzano e la Rocca d’Olgisio. Il vincolo vero è il giorno: la Rocca Viscontea è chiusa il lunedì non festivo, Grazzano apre solo nei fine settimana e nei festivi, a Vigoleno le visite guidate si fanno solo il sabato, la domenica e nei festivi, Rivalta vuole la prenotazione almeno 24 ore prima, e la Rocca d’Olgisio apre al pubblico solo la prima domenica del mese da maggio a ottobre.
Quanto costa visitare i castelli del Piacentino?
Si va dai 4,50 € della visita libera a Vigoleno ai 23 € del cumulativo castello più parco di Grazzano Visconti. In mezzo: la Rocca Viscontea di Castell’Arquato 6 €, la visita guidata completa di Vigoleno 9,50 €, la Rocca d’Olgisio 10 €, Gropparello 13 €, Rivalta da 12 a 40 € a seconda del percorso. A Grazzano la prevendita online costa 1 € in più a biglietto.
Conviene la Card del Ducato?
Costa 2,50 €, vale un anno e dà circa 1 € di sconto sull’intero nei castelli del circuito, quindi va in pari al terzo ingresso e comincia a rendere dal quarto. Vale solo sui pagamenti in cassa e non sulle prenotazioni online, non si somma ai ridotti e non vale per i gruppi. Attenzione: Grazzano Visconti non fa parte del circuito.
Si può visitare il Piacentino senza auto?
In parte sì. Piacenza è a 27-32 minuti di Frecciarossa da Milano e a circa un’ora e mezza da Bologna. Da lì, Bobbio si raggiunge con la linea bus E17 in circa un’ora e un quarto, con corse anche di domenica, e Grazzano Visconti con la linea E34. Per Castell’Arquato conviene il treno fino a Fiorenzuola e poi la linea E43, che ferma alla stazione. Vigoleno, Rivalta, la Rocca d’Olgisio e Veleia Romana non hanno invece un servizio pubblico utilizzabile: lì serve l’auto.
Quanti giorni servono per visitare il Piacentino?
Due giorni bastano per i quattro borghi principali, divisi per valle: il primo fra Bobbio e Grazzano Visconti, il secondo fra Castell’Arquato e Vigoleno. Il terzo giorno serve se volete aggiungere Veleia Romana e una degustazione in Val Tidone. Un giorno solo funziona a condizione di restare dentro una valle sola, e la più adatta è la Val d’Arda.
Cosa si mangia nel Piacentino?
I tre salumi DOP della provincia, coppa, pancetta e salame piacentino, di solito serviti con la burtleina, una frittella calda di farina e acqua. Fra i primi ci sono i pisarei e fasò, gnocchetti di pane raffermo con sugo di fagioli e cotenna, i tortelli con la coda ripieni di ricotta ed erbette, e gli anolini in brodo. Da bere, il Gutturnio rosso e l’Ortrugo bianco, spesso in versione frizzante.
Qual è il periodo migliore per andare nel Piacentino?
Aprile e maggio, perché i castelli hanno gli orari più larghi e la collina è al suo meglio. Settembre e ottobre valgono quasi altrettanto e aggiungono la vendemmia. Agosto ha senso soprattutto per il fiume Trebbia. Fra novembre e dicembre gran parte dei castelli chiude, e l’eccezione è Grazzano Visconti con i suoi mercatini di Natale.