Ho imparato a guardare l’autunno in due posti diversi, e per anni non ho capito che stavo guardando la stessa cosa. Nelle Langhe, dove torno da sempre, il colore arriva tardi e arriva basso: sono i filari che virano, la vite che si accende quando la nebbia sta già distesa in mezzo alle colline. In Garfagnana e sulle Apuane, che ho a mezz’ora da casa, arriva prima e più in alto, ed è un’altra materia: il faggio, che non fa il giallo del vino ma il rame.
Ci ho messo un po’ a mettere insieme le due immagini, e quando l’ho fatto ho smesso di cercare “il posto del foliage”. Non esiste un posto: esistono una quota e una settimana. Qui sotto c’è quello che serve per non sbagliare viaggio: che cos’è il foliage e come si pronuncia davvero, quando gira ogni tipo di bosco, dove andare regione per regione, come si capisce in anticipo se sarà una stagione buona e come ci si arriva.
In breve
Il foliage italiano si muove dall’alto verso il basso. I larici delle Alpi, tra 1.500 e 2.200 metri, virano tra fine settembre e i primi di ottobre. Le faggete dell’Appennino, tra 900 e 1.700 metri, tra metà ottobre e i primi di novembre. Castagneti e vigneti di collina chiudono la stagione a novembre. Le mete classiche sono la Val di Funes e il Lago di Braies in Alto Adige, il Cansiglio in Veneto, le Foreste Casentinesi tra Toscana ed Emilia-Romagna, la Val Fondillo in Abruzzo, le Langhe in Piemonte. Se avete sbagliato settimana, scendete di quota: il colore che avete perso in alto lo ritrovate più in basso.
Che cos’è il foliage, e come si pronuncia
Il foliage è il cambio di colore delle foglie in autunno, e per estensione il viaggio che si fa per andarlo a vedere. La parola è inglese e vuol dire semplicemente “fogliame”: in inglese l’espressione completa è fall foliage, che negli Stati Uniti è una stagione turistica vera e propria, con i bollettini regionali e le mappe aggiornate settimana per settimana.
Sulla pronuncia c’è un equivoco che vale la pena togliersi subito. In Italia si sente dire quasi sempre “foliàge”, con l’accento sulla a e la g dolce alla francese. È un francesismo che in francese non esiste: la parola francese per fogliame è feuillage, e si pronuncia in tutt’altro modo. Foliage è inglese e si pronuncia più o meno “fóuliidj”, con l’accento sulla prima sillaba. Detto questo, “foliàge” è ormai la forma corrente in italiano e nessuno vi guarderà storto: sapere da dove arriva l’errore serve più che correggerlo.
Perché le foglie cambiano colore
D’estate la foglia è verde perché è piena di clorofilla, che copre tutto il resto. Quando le giornate si accorciano l’albero smette di rifornirla e la clorofilla si degrada: a quel punto emergono i pigmenti che c’erano già sotto, i carotenoidi, che danno il giallo e l’arancio. I rossi e i porpora sono un’altra storia, perché non erano lì prima: sono antociani, e l’albero li produce apposta in quelle settimane. Ecco perché il giallo è quasi garantito ogni anno e il rosso no: il primo si scopre, il secondo si fabbrica, e per fabbricarlo servono le condizioni giuste.
Quando il bosco gira: il calendario per quota, non per data
Quasi tutte le guide al foliage vi danno una lista di posti e un mese. È il modo più veloce per sbagliare viaggio, perché lo stesso mese in due posti diversi vi mostra due boschi completamente diversi, e perché la data si sposta ogni anno. Quello che non si sposta è l’ordine: il colore comincia in alto e scende, di quota in quota, seguendo il freddo. Se ragionate per fasce invece che per date, il calendario ve lo fate da soli e non scade.
| Fascia | Chi cambia colore | Che colore fa | Quando |
|---|---|---|---|
| 1.500-2.200 m (Alpi) | Larice | Oro pieno | Fine settembre, primi di ottobre |
| 900-1.700 m (Appennino e Alpi basse) | Faggio | Rame, arancio, rosso | Da metà ottobre ai primi di novembre |
| 400-900 m | Castagno, acero, sorbo | Giallo e rosso acceso | Fine ottobre |
| 200-600 m (collina) | Vite, ciliegio, querce | Giallo, ruggine, porpora | Novembre |
Il larice merita una nota a parte, perché è la ragione per cui l’autunno alpino non somiglia a nessun altro: è l’unica conifera europea che perde gli aghi, e prima di perderli diventa di un giallo-oro che non ha equivalenti nel bosco di latifoglie. Un versante di larici in controluce a inizio ottobre è la cosa più vicina a una scenografia che vi capiterà di vedere in montagna.
Consiglio: se arrivate e trovate i larici già spogli, non tornate a casa. Scendete di cinquecento metri e cercate le faggete: quasi sempre sono in ritardo di due o tre settimane rispetto alla quota sopra, e il viaggio si salva nello stesso pomeriggio. Funziona anche al contrario, se arrivate troppo presto: salite.
Dove vedere il foliage in Italia, regione per regione
Qui sotto le zone che in Italia reggono davvero il confronto, messe in ordine di quando girano. Una precisazione onesta prima di cominciare: non le abbiamo viste tutte in autunno, e dove non ci siamo stati lo diciamo invece di far finta. Le Langhe e l’Appennino toscano li conosco bene e in quella stagione ci torno; le altre le raccontiamo per quello che sono, con i riferimenti per verificare da soli.
Alto Adige e Trentino: i larici e i laghi
È la zona che gira per prima e quella che dà l’immagine più riconoscibile del foliage italiano. La Val di Funes con le Odle sullo sfondo, il Latemar sopra Carezza, la conca del Lago di Braies: qui il protagonista è il larice, quindi la finestra buona è stretta e cade tra fine settembre e la prima metà di ottobre. Chi arriva a novembre trova un altro posto, bellissimo ma già invernale.

Sul lago abbiamo un pezzo a parte, con gli orari, le regole di accesso in alta stagione e i punti da cui si fotografa senza la fila: Lago di Braies in autunno.
Veneto: il Cansiglio e le Dolomiti bellunesi
La Foresta del Cansiglio, a cavallo tra Belluno e Treviso, è una delle faggete più estese d’Italia e sta a una quota che la fa girare a ottobre pieno. È anche una delle poche zone dove il foliage si vede bene senza camminare per ore, il che la rende la scelta giusta con bambini o con chi non ha voglia di dislivello. Più in alto, le Dolomiti bellunesi seguono lo stesso calendario dell’Alto Adige.
Piemonte: le Langhe e le valli dell’Ossola
Le Langhe sono il foliage meno montano e più tardivo d’Italia, ed è per questo che vale la pena tenerle da parte per novembre, quando tutto il resto è finito. Non è il bosco che si accende: sono i filari, ordinati e diversi vigneto per vigneto a seconda del vitigno, con la nebbia che riempie i fondovalle e lascia fuori solo le creste. Se ci andate in ottobre inoltrato mettete in conto che è anche la stagione del tartufo, e che i prezzi lo sanno.
Se volete leggerle da un’altra angolazione, quella dei posti che le hanno raccontate, c’è il nostro giro sulle tracce di Beppe Fenoglio: alla scoperta delle Langhe di Fenoglio.
Sul versante opposto della regione, le valli dell’Ossola e la Val Grande offrono il pacchetto alpino completo, larici compresi, con molta meno gente della Val di Funes.
Lombardia: la Valtellina e i boschi vicino a Milano
La Val Masino e la Valtellina hanno i larici e la vite nello stesso panorama, che è una combinazione rara: si passa dal terrazzamento a fondovalle al bosco d’alta quota in mezz’ora di macchina. Per chi parte da Milano e ha solo una giornata, la fascia delle Prealpi e i parchi della cintura urbana danno un foliage minore ma vero, e girano tardi, tra fine ottobre e novembre.
Toscana ed Emilia-Romagna: le Foreste Casentinesi
Se dovessi indicare un posto solo in Italia per il foliage di faggeta, indicherei questo. Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna sta a cavallo del crinale tra le due regioni, e dentro ha Sasso Fratino, una delle faggete vetuste riconosciute patrimonio UNESCO: bosco che non è mai stato tagliato, con alberi di dimensioni che in Italia non ci si aspetta. Il momento giusto è la seconda metà di ottobre.

Dal lato toscano il centro naturale è il Casentino, con l’Eremo di Camaldoli e la Verna immersi nell’abetina; dal lato romagnolo si sale da Santa Sofia e da Bagno di Romagna. Più a ovest, l’Abetone, Vallombrosa e la Garfagnana con l’Orecchiella coprono lo stesso periodo: è la parte che frequento di più, ed è quella dove il foliage si combina meglio con il mangiare, perché è la stagione del fungo e della castagna.

Abruzzo: la Val Fondillo e i faggi del parco
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ha il foliage più fotografato del centro Italia, e la Val Fondillo è il posto da cui passano tutti. Sono faggete, quindi si ragiona con il calendario della fascia 900-1.700 metri: seconda metà di ottobre. Il Bosco di Sant’Antonio, sopra Pescocostanzo, è la variante meno battuta e ha faggi secolari isolati che in mezzo al prato fanno un effetto diverso dal bosco chiuso.
E la collina: Val d’Orcia, Umbria, Monti Cimini
La collina centrale non è foliage da manuale, perché mancano le grandi faggete, ma è la carta da giocare a novembre quando tutto il resto ha finito. La Val d’Orcia con i cipressi e le querce, i Monti Cimini nel Lazio con i faggeti bassi, l’Umbria intorno a Monte Subasio: colori più smorzati, luce migliore, e nessuna coda.

Una cosa che vale per quasi tutte queste zone: stanno dove il treno non arriva. I fondovalle sono serviti, i boschi no, e il foliage vive negli ultimi quindici chilometri di strada. Se non partite con la vostra auto, mettere a confronto le tariffe di noleggio auto prima di bloccare l’alloggio conviene, perché in autunno gli uffici fuori dalle città grandi hanno poche macchine e le finiscono.
Il foliage in treno
Ci sono quattro linee in Italia che in autunno valgono il viaggio da sole, e sono l’alternativa buona per chi non guida o non vuole cercare parcheggio in mezzo a un parco nazionale.
- Ferrovia Vigezzina-Centovalli, da Domodossola a Locarno: cinquantadue chilometri di valli strette, ponti e castagneti, ed è la linea che in autunno viene citata più di ogni altra. Date, orari e biglietti stanno sul sito ufficiale della ferrovia, che è anche l’unico posto dove verificare le eventuali iniziative stagionali prima di partire.
- Trenino Rosso del Bernina, da Tirano verso St. Moritz: patrimonio UNESCO, sale dai castagneti della Valtellina al ghiacciaio in poche ore, e a ottobre attraversa tutte le fasce di colore di questa pagina una dopo l’altra. È l’unico dei quattro con un biglietto che si prende comodamente in anticipo: biglietto giornaliero di andata e ritorno Tirano-St. Moritz.
- Transiberiana d’Italia, da Sulmona a Castel di Sangro: la ferrovia più alta dell’Appennino, con corse storiche a calendario. Non è una linea ordinaria e i treni turistici vanno verificati di volta in volta.
- Ferrovia Circumetnea, intorno all’Etna: non è foliage di faggeta ma di vigneti, noccioleti e castagneti sulla lava, e ha il vantaggio di girare tardissimo, a novembre inoltrato.

Come capire se sarà una buona stagione
Non tutti gli autunni sono uguali, e la differenza si vede a occhio nudo. Visto che i rossi l’albero se li deve fabbricare, servono le condizioni che gli permettono di farlo, e sono tre.
- Giornate di sole e notti fredde, ma sopra lo zero. È la combinazione che produce più antociani, quindi più rosso. Un settembre coperto e mite dà una stagione tutta gialla.
- Un’estate non troppo secca. Dopo una siccità lunga le foglie si seccano e cadono brune prima di virare: la stagione si anticipa e si smorza. È il fattore che negli ultimi anni ha rovinato più autunni.
- Poco vento e poca pioggia forte nella settimana giusta. Il colore c’è comunque, ma una perturbazione seria spoglia un versante in due giorni.
Attenzione: le date che trovate scritte negli articoli dell’anno prima non sono un calendario, sono una cronaca. Lo stesso versante può girare con due settimane di scarto da un anno all’altro. Prima di partire guardate le webcam delle stazioni sciistiche e i canali dei parchi, che pubblicano foto aggiornate: sono l’unico modo gratuito e affidabile per sapere a che punto è il colore adesso.
Dove dormire per il foliage
La scelta della base conta più del solito, perché il foliage si guarda con la luce bassa del mattino e del tardo pomeriggio: dormire dentro la zona vi fa guadagnare le due ore migliori della giornata. Le tre basi qui sotto corrispondono ai tre tipi di autunno di questa pagina.
In quale zona dormire, a seconda di che autunno cercate
- Val di Funes e valli dell’Alto Adige: per il larice e la finestra di inizio ottobre. È la base più cara e la più scenografica; si prenota con mesi di anticipo perché le strutture sono poche.
- Alba e le Langhe: per il foliage di vigneto e per novembre. Comoda per chi vuole abbinare mangiare e cantine, ma in ottobre coincide con la stagione del tartufo e i prezzi raddoppiano.
- Garfagnana e Appennino tosco-emiliano: per la faggeta di fine ottobre, ed è la base più economica delle tre. Si dorme in agriturismo, si mangia bene e si è a mezz’ora dai boschi.
Tre basi, una per tipo di foliage
Le abbiamo scelte fra le strutture con almeno cento recensioni e un punteggio alto, una per ciascuna delle tre zone qui sopra, cercando il carattere invece della catena.
- Living Puez (€€€), in Val di Funes: appartamenti per sei persone sotto le Odle, nella valle dove il larice gira per primo. Il prezzo non scende nemmeno a fine novembre, che da queste parti è la norma.
- AlbaResidence Masera26 (€€, €€€ nelle settimane della fiera del tartufo), ad Alba: residence in città, per cinque persone, comodo per girare le Langhe senza rientrare in campagna la sera.
- Agriturismo Il Corniolo (€), in Garfagnana: agriturismo vero, fino a nove posti, a mezz’ora dall’Orecchiella. È la sistemazione che costa meno delle tre e non di poco.
Info essenziali
- Quando andare: fine settembre e inizio ottobre sopra i 1.500 metri, seconda metà di ottobre per le faggete appenniniche, novembre per collina e vigneti.
- Come arrivare: auto per quasi tutte le zone, treno solo sulle quattro linee panoramiche.
- Durata consigliata: un fine settimana lungo per una zona sola, che è il modo giusto di farlo. Due zone nello stesso viaggio funzionano solo se stanno a quote diverse.
- Orario migliore: la prima e l’ultima ora di luce. A mezzogiorno il bosco è piatto e le foto non rendono.
- Biglietti: parchi e sentieri sono a ingresso libero; si pagano solo i treni panoramici, le navette dove esistono e i parcheggi dei laghi più frequentati. Le tariffe cambiano ogni stagione e vanno verificate sui siti ufficiali.
Domande frequenti sul foliage in Italia
Qual è il periodo migliore per vedere il foliage in Italia?
Dipende dalla quota, non dal mese. Sopra i 1.500 metri, dove ci sono i larici, la finestra è tra fine settembre e la prima metà di ottobre. Le faggete dell’Appennino, tra 900 e 1.700 metri, girano nella seconda metà di ottobre. Collina e vigneti chiudono a novembre.
Dove vedere il foliage più bello in Italia?
Per la faggeta, il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi con Sasso Fratino, patrimonio UNESCO. Per il larice, la Val di Funes e la conca del Lago di Braies in Alto Adige. Per il vigneto, le Langhe a novembre. Sono tre spettacoli diversi in tre momenti diversi.
Come si pronuncia foliage?
È una parola inglese e si pronuncia più o meno “fóuliidj”, con l’accento sulla prima sillaba. La pronuncia “foliàge” alla francese, diffusissima in Italia, è un francesismo che in francese non esiste: lì fogliame si dice feuillage.
Cosa influenza l’intensità dei colori autunnali?
Le giornate di sole con notti fredde ma sopra lo zero, che spingono l’albero a produrre gli antociani e quindi i rossi. Un’estate molto secca anticipa e smorza la stagione, perché le foglie cadono brune prima di virare. Vento e piogge forti nella settimana del picco spogliano un versante in pochi giorni.
Il foliage in Italia è prevedibile di anno in anno?
L’ordine sì, le date no. Il colore comincia sempre in alto e scende di quota, ma lo stesso versante può girare con due settimane di scarto rispetto all’anno prima. Le webcam delle stazioni e i canali dei parchi, che pubblicano foto aggiornate, sono il modo più affidabile per sapere a che punto è la stagione.