Mdina la chiamano la città del silenzio, e la prima reazione, quando lo leggi su una guida, è pensare a una di quelle definizioni da depliant che non vogliono dire niente. Poi ci entri in un tardo pomeriggio, quando i pullman sono ripartiti, e capisci che il nome è letterale: dentro le mura non ci sono macchine, i vicoli sono stretti e altissimi, e senti i tuoi passi rimbombare sulla pietra.
Il motivo di quel silenzio, però, non è poetico. È che Mdina ha perso, e ha perso cinquecento anni fa. Era la capitale di Malta da sempre, poi nel 1530 sono arrivati i Cavalieri di San Giovanni, hanno guardato la posizione e hanno deciso che il potere doveva stare sul mare, non su una collina nell’entroterra. Da quel giorno Mdina si è svuotata piano, e oggi dentro le sue mura vivono 242 persone.
In breve
Mdina è l’antica capitale di Malta, una città fortificata nell’entroterra con appena 242 abitanti e nessuna auto, per questo chiamata città del silenzio. Si visita a piedi in un paio d’ore: la porta barocca del 1724, la Cattedrale di San Paolo ricostruita dopo il terremoto del 1693, Palazzo Falson, i bastioni con la vista su mezza isola. È stata Approdo del Re nella prima stagione di Game of Thrones. Appena fuori dalle mura c’è Rabat, con le Catacombe di San Paolo. L’ingresso in città è libero: si paga solo per la cattedrale e i musei.
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Perché Mdina è la città del silenzio
Il soprannome nasce da un fatto storico e da una regola pratica. Il fatto storico è il 1530: quando l’Ordine di San Giovanni si stabilì a Malta scelse il porto come centro del potere, e Mdina, che era stata capitale dall’antichità, non si è mai più ripresa. Da quel momento è rimasta una città di famiglie nobili e conventi, sempre più vuota.
La regola pratica è che dentro le mura le auto non possono circolare, se non quelle dei pochi residenti, i mezzi di emergenza, le auto dei matrimoni e le carrozze a cavallo. Il risultato è una città medievale in cui il rumore di fondo non esiste.

I 242 abitanti registrati nel 2024 fanno di Mdina uno dei centri abitati più piccoli d’Europa, e spiegano una cosa che colpisce girando: dietro molti portoni ci sono case vere, abitate, con i vasi sul davanzale. Non è un parco a tema, è un paese con pochissima gente dentro.
Consiglio: il silenzio di Mdina esiste solo in certe ore. Dalle dieci del mattino alle quattro del pomeriggio la città è attraversata dai gruppi in gita, e di silenzioso non ha niente. Vacci presto la mattina o, meglio ancora, verso il tramonto: i pullman se ne vanno, restano i residenti e qualche cena, e la città diventa quella del soprannome.
Una storia lunga tremila anni, in breve
Su questa collina c’è stato quasi tutto quello che è passato dal Mediterraneo. I Fenici ci fondarono un insediamento intorno all’VIII secolo avanti Cristo. I Romani presero Malta nel 218 a.C. e la chiamarono Melita: la loro città era circa tre volte più grande della Mdina di oggi, e si estendeva su quella che adesso è Rabat.
Il nome attuale arriva dagli arabi, che ripopolarono l’isola intorno al 1048 e chiamarono il posto Madina, cioè semplicemente “la città”. Furono loro a ridurne il perimetro alle dimensioni attuali, scavando il fossato che ancora separa Mdina da Rabat.
Poi il 1530 e la perdita del ruolo di capitale. E poi il colpo peggiore: il terremoto del 1693, quello che devastò la Sicilia orientale, arrivò anche qui e distrusse in parte la cattedrale medievale. La ricostruzione, affidata all’architetto maltese Lorenzo Gafà fra il 1697 e il 1703, è la ragione per cui una città che sembra medievale ha dentro un cuore barocco.
L’ultimo rifacimento è del 1722, quando il Gran Maestro António Manoel de Vilhena ordinò il restauro della città e le diede l’aspetto che ha oggi, con quel gusto barocco francese che si vede soprattutto nella porta d’ingresso.
Cosa vedere a Mdina
Mdina è piccola e si gira senza mappa: la cosa più intelligente è entrare dalla porta principale e perdersi. Questi però sono i punti che vale la pena cercare.

- La Porta principale (Mdina Gate): l’ingresso monumentale barocco voluto da Vilhena, con il ponte sul fossato. È il punto più fotografato della città e, per chi la riconosce, molto di più (ci torno sotto).
- La Cattedrale di San Paolo: la chiesa madre di Malta, ricostruita da Gafà dopo il terremoto. Sorge dove, secondo la tradizione, stava la casa di Publio, il governatore romano che accolse san Paolo dopo il naufragio.
- Il Museo della Cattedrale: si visita con lo stesso biglietto della chiesa, sta in un palazzo barocco nato come seminario ed è museo dal 1969. Dentro c’è la cosa che nessuno si aspetta di trovare a Malta: 76 xilografie originali di Albrecht Dürer, comprese le serie complete della Vita della Vergine e della Piccola Passione, una delle raccolte più consistenti fuori dalla Germania.
- Palazzo Falson: la casa-museo detta Casa Normanna, uno degli edifici medievali meglio conservati, con la collezione del suo ultimo proprietario lasciata com’era.
- Palazzo Vilhena: il palazzo barocco che oggi ospita il Museo di Storia Naturale.
- I bastioni: il giro delle mura, con la vista che arriva fino al mare da una parte e copre mezza isola dall’altra. Da fare al tramonto.
- La Greeks Gate: la seconda porta, molto più sobria e antica di quella monumentale, sul lato opposto.
Il biglietto per la Cattedrale di San Paolo e il museo è unico e comprende entrambi.
Info pratica: l’ingresso a Mdina è libero, si paga solo per le singole attrazioni. Il biglietto della cattedrale costa 15 € intero e 10 € per over 60 e studenti, vale un ingresso in entrambe le sedi, chiesa e museo, ed è utilizzabile dal lunedì al sabato fra le 9:30 e le 16:15. La domenica il museo è chiuso e la cattedrale resta aperta per le funzioni: se hai un solo giorno a Malta ed è una domenica, mettilo in conto. Prezzi dalla biglietteria ufficiale del Capitolo Metropolitano, che non espone una tariffa per i bambini: quella conviene chiederla in loco.
Mdina è stata Approdo del Re in Game of Thrones
Se camminando ti viene il sospetto di aver già visto questi vicoli, non è suggestione: nella prima stagione di Game of Thrones Mdina è stata Approdo del Re, la capitale dei Sette Regni. Malta ospitò gran parte delle riprese della stagione iniziale, prima che la produzione si spostasse in Croazia.
I due punti da cercare sono precisi. Il primo è la porta di Mdina: è la porta da cui Catelyn Stark rientra in città dopo nove anni di assenza, ed è lì che si consuma l’ultimo saluto fra lei e Ned. Il secondo è Pjazza Mesquita, una piazzetta interna: nella serie ci stava l’ingresso del bordello di Ditocorto, e sempre lì è stato girato lo scontro a fil di spada fra Ned Stark e gli uomini di Jaime Lannister.

La cosa buffa, arrivandoci oggi, è che la piazza è minuscola e completamente anonima. Sta lì, senza un cartello, e ci passi davanti dieci volte senza accorgertene.
Rabat, quello che sta fuori dalle mura
Appena passato il fossato comincia Rabat, ed è un errore comune considerarla una tappa a parte: sono due metà della stessa cosa. Il nome lo dice, perché rabat in arabo è il sobborgo: quando gli arabi ridussero il perimetro della città, tutto quello che restava fuori prese quel nome. Ed era, in origine, la parte della Melita romana rimasta senza mura.
La ragione principale per attraversare il fossato sono le Catacombe di San Paolo, il complesso paleocristiano più importante di Malta: un labirinto di gallerie funerarie scavate dal III secolo dopo Cristo, che si visitano scendendo sotto il livello della strada. Poco distante c’è la Domus Romana, con i mosaici della casa di un patrizio della città romana.
Info pratica: per le Catacombe di San Paolo, gestite da Heritage Malta, il biglietto intero risulta di 6 €, con 4,50 € per ragazzi dai 12 ai 17 anni, over 60 e studenti, 3,50 € per i bambini dai 6 agli 11 e gratuità per i più piccoli; esiste anche un cumulativo che aggiunge la Domus Romana. Gli orari cambiano con la stagione, indicativamente dalle 9 o 10 del mattino fino alle 17 o 18. ⚠️ Anche qui il sito ufficiale non era raggiungibile alla stesura: la conferma va presa su Heritage Malta.
Biglietti e visite guidate a Mdina e Rabat
- Ingresso alla Cattedrale di San Paolo e al Museo di Mdina: biglietto unico per le due visite.
- Cumulativo Catacombe di San Paolo e Domus Romana, i due siti archeologici di Rabat.
- Tour a piedi di Mdina e Rabat con le catacombe, due ore e mezza con guida.
- Il giro dei bastioni e la passeggiata dentro le mura non si pagano e non si prenotano.
Quando andare e quanto tempo serve
Per Mdina bastano due ore, tre se entri nella cattedrale e in una casa-museo. Aggiungendo Rabat e le catacombe si arriva a mezza giornata piena, ed è la formula che consiglierei: le due parti si spiegano a vicenda e stanno a cinque minuti a piedi l’una dall’altra.
Sull’orario ho già detto: la città cambia faccia a seconda di quando arrivi. Il tardo pomeriggio è il momento migliore, con la luce bassa sulla pietra color miele e i vicoli vuoti. In inverno funziona ancora meglio, perché i gruppi sono pochi e il silenzio è quello vero.
Mdina si abbina bene al centro dell’isola: le scogliere di Dingli sono vicine, e con l’auto si arriva in pochi minuti. Per il quadro generale di cosa mettere in programma c’è la guida su cosa vedere a Malta, mentre se ti interessa il lato archeologico dell’isola vale la pena leggere anche dell’Ipogeo di Ħal Saflieni, che è di tremila anni più antico di tutto questo.
Come arrivare a Mdina
Mdina sta al centro di Malta, su un’altura che si vede da lontano, ed è collegata dagli autobus di linea con La Valletta e con le principali zone turistiche. La rete maltese è stata riorganizzata nel 2025, quindi il numero della linea conviene chiederlo all’app Tallinja il giorno stesso invece di fidarsi di un articolo.
In auto si arriva fino ai parcheggi appena fuori dalle mura, perché dentro non si entra. Da lì si prosegue a piedi, che è comunque l’unico modo di visitarla.
Info essenziali
- Dove: centro di Malta, su un’altura, con Rabat attaccata fuori dalle mura.
- Ingresso: la città è libera e sempre accessibile; si paga solo per cattedrale, musei e catacombe.
- Durata: 2-3 ore per Mdina, mezza giornata con Rabat e le catacombe.
- Quando: presto la mattina o al tramonto, quando i gruppi non ci sono.
- Auto: vietate dentro le mura, parcheggi appena fuori.
- Da non perdere: i bastioni al tramonto, Pjazza Mesquita, la Cattedrale di San Paolo.
- Curiosità: 242 abitanti dentro le mura, ed è stata Approdo del Re in Game of Thrones.
Domande frequenti su Mdina
Perché Mdina è chiamata la città del silenzio?
Perché dopo il 1530, quando i Cavalieri di San Giovanni spostarono la capitale sul porto, Mdina non ha più recuperato il suo ruolo e si è svuotata: oggi dentro le mura vivono 242 persone. In più le auto non possono circolare, se non quelle dei residenti e dei mezzi di emergenza, quindi il rumore di fondo non esiste.
Quanto tempo serve per visitare Mdina?
Due ore bastano per girare la città e i bastioni, tre entrando nella cattedrale e in una casa-museo. Aggiungendo Rabat e le Catacombe di San Paolo si arriva a mezza giornata.
Si paga per entrare a Mdina?
No, l’accesso alla città è libero e senza orari. Si pagano solo le singole attrazioni: la Cattedrale di San Paolo con il suo museo, Palazzo Falson, il Museo di Storia Naturale e, a Rabat, le catacombe e la Domus Romana.
Mdina è stata usata per Game of Thrones?
Sì. Nella prima stagione della serie Mdina interpreta Approdo del Re. Le due location riconoscibili sono la porta principale, dove Catelyn Stark rientra in città e saluta Ned, e Pjazza Mesquita, dove stava il bordello di Ditocorto e dove è stato girato lo scontro fra Ned Stark e gli uomini di Jaime Lannister.
Che differenza c’è tra Mdina e Rabat?
Sono due parti della stessa città antica. Mdina è il nucleo fortificato sull’altura, Rabat è quello che resta fuori dalle mura: il nome in arabo significa proprio sobborgo, e nacque quando gli arabi ridussero il perimetro difensivo lasciando fuori una parte dell’antica città romana.
Qual è il momento migliore per visitare Mdina?
Il tardo pomeriggio, quando i gruppi in gita ripartono e la città torna silenziosa, oppure la prima mattina. Fra le dieci e le sedici Mdina è attraversata dai visitatori e il silenzio da cui prende il soprannome non c’è.
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