La prima volta che sono entrato in una via cava ero giovane e ho avuto paura. Ero nell’area archeologica di Sovana, mi sono trovato in mezzo a due pareti di tufo altissime che si stringevano sopra la testa, e per qualche secondo l’istinto è stato quello di tornare indietro.
Poi si cammina, e succede un’altra cosa. L’imponenza di quelle pareti smette di essere una minaccia e diventa una specie di custodia; sopra, al posto del cielo, c’è il fogliame che si chiude; il rumore del mondo di fuori sparisce. Mi è sembrato di essere in un tempo passato, e la parola che mi è venuta allora è la stessa di adesso: è un’esperienza sensoriale, e va fatta almeno una volta nella vita.
Ci sono tornato molte volte da allora, e ho percorso tutte quelle di Pitigliano. Questa guida però non è solo il mio ricordo, perché su questo tema si legge di tutto: numeri che nessuno ha mai misurato, funzioni date per certe che l’archeologia non conferma, e vie cave descritte come percorribili quando una frana ne blocca un pezzo. Qui trovate quante sono davvero, come si chiamano, quanto sono lunghe, da dove si parte fisicamente e come sono messe oggi, con l’indicazione di cosa è verificato e cosa no.
In breve
Le Vie Cave sono corridoi scavati nel tufo fra Pitigliano, Sovana e Sorano, con pareti che superano i venti metri. Sono libere e gratuite, tranne quella del Gradone, che sta dentro un museo a pagamento aperto solo nel fine settimana. Il Comune di Pitigliano ne segnala sei nel suo tour ufficiale: la più lunga è Fratenuti (1.330 m), la più veloce Poggio Cani (350 m, un quarto d’ora), la più adatta a chi non ne ha mai fatta una è San Giuseppe (850 m, pendenza lieve). A Sovana e Sorano ci sono le più profonde: San Sebastiano supera i 25 metri di parete, ma un tratto è franato e si sale con una scala metallica. Servono scarpe chiuse e conviene evitare i giorni di pioggia e quelli subito dopo, perché il tufo con il muschio diventa scivoloso. Si fanno con i bambini indicativamente dai cinque anni, col cane al guinzaglio, ma non col passeggino.
Indice dell’Articolo
Cosa sono le vie cave
Le vie cave, chiamate anche cavoni o tagliate, sono strade scavate dentro il banco di tufo, larghe due o tre metri e con pareti verticali che in alcuni punti superano i venti metri. Collegano i pianori su cui stanno i paesi alle valli sottostanti, e passano quasi sempre vicino alle necropoli etrusche.

Ma la prima cosa da dire è quella che nessuna guida dice, ed è anche la più interessante.
Le vie cave non sono un monumento etrusco intatto. Le hanno cominciate gli Etruschi, ma non sono un’opera “finita” e poi conservata: il piano su cui camminate è stato riabbassato dalla manutenzione per venticinque secoli, e la Via Cava del Cavone è stata livellata periodicamente fino agli anni Trenta del Novecento. Quelle pareti altissime, quindi, non sono l’opera degli Etruschi: sono il risultato cumulativo di duemilacinquecento anni di scavo etrusco, medievale e moderno. È il fatto più controintuitivo del tema, e cambia il modo in cui si guarda una via cava mentre ci si cammina dentro.
Quando sono state scavate non lo sappiamo con precisione. L’unico appiglio archeologico solido è indiretto: nelle pareti si aprono tombe di età arcaica, quindi il tracciato era già in uso almeno nel VII-VI secolo avanti Cristo. Non è la data del primo taglio, dice solo che a quel punto la strada c’era. Le datazioni che leggete in giro, tipo «fra l’VIII e il III secolo a.C.», non hanno una base pubblicata.
A cosa servivano davvero
Qui è dove si legge il maggior numero di certezze non dimostrate, quindi vale la pena mettere in fila cosa regge e cosa no.
La funzione viaria è documentata dall’uso, non dedotta. Il Cavone è tuttora percorso in automobile dai residenti per raggiungere case e terreni, e la Via Cava di San Rocco è stata l’unico collegamento fra Sorano e Sovana fino al 1936, quando fu costruito il ponte sul Lente. È la spiegazione più semplice ed è quella con le prove migliori.
La funzione idraulica è documentata materialmente: lungo le vie cave ci sono canalette centrali e laterali, fori di scolo e vasche scavate nella roccia, e sia il Parco Archeologico sia il Comune di Pitigliano le citano espressamente. ⚠️ Attenzione però alla sfumatura: è documentata la regimazione delle acque, cioè il fatto che il tracciato fosse protetto dall’acqua e la incanalasse. Che le vie cave nascano come sistema di drenaggio, quella è un’estensione interpretativa che nessuna fonte primaria sostiene.
E poi c’è la lettura che tutti conoscono, quella delle vie sacre verso le necropoli.
La formula «vie sacre» non viene dall’archeologia. Nasce dalla divulgazione, in particolare da un libro di taglio esoterico più volte ristampato, ed è stata ripresa a cascata da guide e siti locali. Le fonti istituzionali non la fanno propria: il Parco Archeologico Città del Tufo, che è l’ente gestore, non la usa mai, e Visit Tuscany, cioè il portale della Regione Toscana, scrive che «nessuno sa bene a cosa servissero di preciso». Ciò che è realmente documentato è la vicinanza alle necropoli e un contesto di culto puntuale all’imbocco del Cavone, dove nel 1912 furono trovati una stipe votiva con ex voto in terracotta e i resti di un tempietto. Dal culto in un punto alla sacralità dell’intero sistema c’è un salto che nessuno studio compie.
Detto questo, e detto che la funzione originaria resta ignota, c’è una cosa che invece è un fatto: l’effetto che fanno. Camminandoci dentro viene naturale pensare a una discesa, e in effetti gli Etruschi avevano una concezione del mondo sotterraneo che non somiglia al nostro inferno, popolata da divinità legate alla terra. Che le vie cave siano state scavate per dare quella sensazione è una lettura suggestiva che l’archeologia non conferma. La sensazione, però, la prova chiunque ci entri, e la provo ancora io ogni volta: la gente abbassa la voce senza che nessuno glielo dica.
➡️ La risposta onesta alla domanda «a cosa servivano» è quindi doppia, e conviene tenerla così: servivano a passare, e sono state mantenute per millenni perché servivano a passare; il resto è ipotesi, compresa la più bella.
I segni sulle pareti: chi li ha fatti, e non sono tutti etruschi
Uno degli errori più diffusi è guardare le incisioni sulle pareti e attribuirle in blocco agli Etruschi. Sono invece stratificate, e su una stessa parete convivono segni a duemilacinquecento anni di distanza.
- Etrusco e certo: sul Cavone, a metà percorso sulla parete sinistra, c’è un’iscrizione con il gentilizio «vertna», scritta da destra a sinistra, accompagnata da una svastica. È l’unico elemento epigrafico che àncora con sicurezza il tracciato all’età etrusca;
- Medievali: le nicchie «scacciadiavoli», scavate nella parete per ospitare l’immagine dipinta di un santo che proteggeva il viandante. Nascono dalle leggende di incontri notturni con demoni e streghe lungo queste gole, e nella maggior parte dei casi l’affresco è sparito e resta solo l’incavo. Medievali sono anche le croci incise, frequenti sul Cavone e sulla San Sebastiano;
- Non databili: simboli fallici e animali stilizzati, di presunta funzione apotropaica e oggi di lettura incerta;
- Moderni: sulla Poggio Prisca c’è incisa la data 1945, con ogni probabilità per la fine della guerra.
Le sei vie cave di Pitigliano
Sono quelle del tour ufficiale del Comune, ed è anche l’unico gruppo per cui esistono misure con una paternità istituzionale. Le ho percorse tutte, in tempi diversi.
| Via cava | Lunghezza | Tempo | Difficoltà | Da dove si parte |
|---|---|---|---|---|
| Fratenuti | 1.330 m, la più lunga | ~30 min | facile-media | strada del Meletello, valle del Meleta |
| San Giuseppe | 850 m | ~18 min | facile-media, salita lieve | area di sosta alla confluenza fra Meleta e Lente, SP 46 |
| Annunziata | 300-350 m | ~13 min | media, la più tortuosa | SP della Madonna, ~1 km verso Sovana, pannello sulla sinistra |
| Madonna delle Grazie | 350 m | ~7 min | la più difficile, ripida e con muschio | parcheggio sotto il Santuario, SR 74 |
| Poggio Cani | 350 m | ~13 min | media | Piazza Antonio Berni, dal centro storico |
| Gradone | 350 m | ~10 min | media | località Gradone, SP 127. ⚠️ a pagamento |

La San Giuseppe è quella da fare per prima se non ne avete mai percorsa una: la pendenza è dolce, ci sono gradini scavati nel tufo, le pareti arrivano a una dozzina di metri e lungo il percorso ci sono una necropoli orientalizzante e la Fontana dell’Olmo. La Fratenuti è la più monumentale. La Madonna delle Grazie invece è breve ma insidiosa, ed è quella su cui vedo sbagliare più gente: trecentocinquanta metri sembrano niente, ma la gola è stretta e ombrosa, il muschio non se ne va mai e i gradini nel tufo sono ripidi. L’Annunziata è sconsigliata in discesa, soprattutto con il fondo bagnato.
La Via Cava del Gradone non è libera come le altre. Sta dentro il percorso del Museo Archeologico all’aperto «Alberto Manzi», quindi richiede il biglietto (6 euro il cumulativo con il Museo Civico, 3 il ridotto) e soprattutto segue gli orari del museo, che apre solo sabato e domenica. Dal lunedì al venerdì è inaccessibile. Il museo è stato inaugurato nel 2004: prima quella via cava si percorreva liberamente, e chi ha un ricordo di vent’anni fa trova un cancello. Informazioni allo 0564 614067.
Le vie cave di Sovana: le più spettacolari, e le meno raccontate
Qui c’è il vero buco delle guide online: le vie cave di Sovana sono le più impressionanti e nessuna guida in prima pagina dice quanto sono lunghe e da dove si parte.

Il Cavone è la più famosa: oltre cinquecento metri, larga tre o quattro, con pareti fino a venti metri e un dislivello di poco superiore ai cinquanta. Si percorre avanti e indietro in mezz’ora scarsa. Si parte dal parcheggio della necropoli, quello della Tomba Ildebranda, e si prosegue per circa duecento metri in salita su una strada di servizio fino al pannello di legno.
Sul Cavone due fonti dicono cose opposte, e ve le diamo entrambe con le date. Il sito del Parco Archeologico Città del Tufo, che è il gestore, scrive che «non è attualmente percorribile a causa di alcune frane»: la pagina però non è datata, e sullo stesso sito la comunicazione più recente è la riapertura post-Covid del giugno 2020. Dall’altra parte, un sopralluogo del gennaio 2025 lo descrive interamente percorribile, con la messa in sicurezza effettuata fra il 2014 e il 2020 dopo l’alluvione del 2012; i residenti ci passano in automobile per raggiungere campi e vigne; e diversi trekking organizzati lo includono nei programmi del 2026. ➡️ Un tracciato che si percorre in auto non è un tracciato interdetto, quindi le evidenze datate pendono da una parte sola. Ma siccome l’unica fonte contraria è l’ente gestore, la telefonata prima di partire è d’obbligo: 0564 614074.
La San Sebastiano è la più profonda di tutte, con pareti che superano i venticinque metri su una gola larga circa tre. È anche la più impegnativa, e c’è un dato che non troverete altrove: una frana blocca il tratto alto originario, e si sale attraverso una scala metallica con corrimano. Non è percorribile da chi ha difficoltà motorie. Si imbocca da un bivio segnalato sulla SP 22, con un piccolo parcheggio vicino alla chiesa di San Sebastiano.
La Poggio Prisca è la più breve, circa centocinquanta metri, dentro il primo settore della necropoli vicino alla Tomba Ildebranda: si fa in pochi minuti ed è quella con la nicchia scacciadiavoli e l’incisione del 1945.
Le vie cave di Sorano
Meno note e più lunghe, e con un dettaglio storico che spiega tutto: la San Rocco è stata l’unica strada fra Sorano e Sovana fino al 1936.

| Via cava | Lunghezza | Dislivello | Tempo | Da dove si parte |
|---|---|---|---|---|
| San Rocco | quasi 700 m | ~90 m | ~40 min | parcheggio sterrato sulla SP Sovana-Sorano, oppure Porta dei Merli a Sorano |
| Laterini | ~1.400 m | 128 m | ~45 min | valle del Lente, confluenza Cercone-Castelsereno |
| San Carlo | poco più di 600 m | ~90 m | ~30 min | valle del Lente, a est della Laterini |
La San Rocco è ben segnata con pannelli gialli e conserva le canalette di scolo scavate nella roccia, che sono la prova più visibile della funzione idraulica. La Laterini è la più lunga dell’intera area del tufo e la meno frequentata.
Cosa NON è una via cava
Tre voci che quasi tutte le guide infilano nella stessa lista, e non ci appartengono:
- la Passeggiata della Selciata (1.400 m) è un anello panoramico intorno a Pitigliano, comodo e adatto anche al passeggino, ma è una passeggiata, non una gola scavata;
- il Cammino del Londini è un sentiero naturalistico che scende al fiume, con ponte, cascata e mulino;
- Vitozza è un insediamento rupestre con oltre duecento grotte scavate, spettacolare ma di natura completamente diversa.
Entrambe le prime due fanno parte del tour ufficiale del Comune, ed è per questo che finiscono nell’elenco: ma chi cerca l’esperienza della via cava e imbocca la Selciata resta deluso senza capire perché.
L’anello delle vie cave di Pitigliano
È il percorso disegnato dal Comune e mette in fila quasi tutto: circa dieci chilometri in tre ore, con partenza da Piazza Garibaldi o da Piazza della Repubblica.
Si comincia dalla scalinata della Selciata, si passa dalla passerella panoramica e dal Cammino del Londini, poi si entra nell’Annunziata in salita, si scende per la San Giuseppe con deviazione al Fontanile dell’Olmo, si risale la Fratenuti, si scende la Madonna delle Grazie, si prende la Poggio Cani e si rientra da Porta di Sovana. Non comprende il Gradone, che è a pagamento.
Esiste anche il collegamento a piedi da Pitigliano a Sovana, sette o otto chilometri per sei o sette ore, passando da Poggio Cani, San Giuseppe, la Fonte dell’Olmo e il promontorio di Pian dei Conati.
Consiglio: il Comune di Pitigliano ha realizzato nel 2021 una mappa delle vie cave con altimetrie, tempi e lunghezze, distribuita in forma cartacea alle strutture ricettive e all’ufficio turistico. La versione digitale non è più sul sito nuovo: sopravvive come immagini sul vecchio dominio comunale, e la copia cartacea conviene chiederla direttamente all’ufficio turistico (0564 617111) quando arrivate.
Come si cammina: scarpe, stagione, bambini, cane
- Scarpe chiuse da trekking, raccomandate anche dal FAI: dentro le gole ci sono tratti ombreggiati con il muschio che restano scivolosi tutto l’anno;
- Evitare i giorni di pioggia e quelli subito dopo. È la regola più importante di tutte: il tufo bagnato con muschio e felci diventa pericoloso, e la Madonna delle Grazie e l’Annunziata sono da lasciar perdere in discesa col fondo umido;
- Primavera e autunno sono le stagioni migliori. D’estate però c’è un vantaggio che pochi considerano: fuori si soffoca, dentro le gole il tufo poroso mantiene un microclima fresco e umido;
- Bambini: indicativamente dai cinque anni. Le più adatte sono il Cavone, larga e poco claustrofobica, e a Pitigliano la San Giuseppe e la Poggio Cani;
- Passeggino no, e la San Sebastiano è esplicitamente da escludere per chi ha difficoltà motorie;
- Cane sì, al guinzaglio;
- una torcia è utile nei passaggi più bui, e non è un vezzo: in certi tratti la vegetazione chiude completamente sopra la testa.
Non serve una guida: i percorsi sono liberi, con pannelli all’imbocco e frecce direzionali. Esistono comunque escursioni accompagnate da guide ambientali e da archeologi, che nel 2026 si trovano indicativamente fra i venti e i venticinque euro a persona.
Una cosa che il gestore scrive e che nessuna guida riporta: le vie cave versano «da decenni in stato di abbandono» e il loro sistema di regimazione delle acque è «quasi completamente compromesso». Lo dicono il Parco Archeologico e il Comune di Pitigliano, non un comitato. Non è un motivo per non andarci, è un motivo per andarci con la testa giusta: alcune stanno sparendo per erosione, e c’è un’associazione locale di volontari che ne cura la manutenzione e la segnatura.
I numeri che circolano e non reggono
Su questo tema si copiano numeri da vent’anni. Questi non li scriviamo, e vi diciamo perché:
- «40.000 tonnellate di tufo asportate per il Cavone»: è il dato più ripetuto e più orfano del tema. Nessuno lo attribuisce a un calcolo, a un rilievo o a un autore;
- «Il Cavone è lungo un chilometro»: l’unica misura da sopralluogo datato dice oltre cinquecento metri. Il chilometro probabilmente somma tratti fuori dalla necropoli;
- Il numero totale delle vie cave: si leggono quindici, ventidue, «una decina in tutta Italia». Non esiste un censimento pubblico. L’unica cifra verificabile è che il Comune di Pitigliano ne segnala sei nel tour ufficiale;
- «Uniche al mondo»: falso. Vie cave e tagliate esistono in tutta l’Etruria meridionale, da Norchia a Blera, da San Giovenale a Corchiano e Sutri, e nel 2024 è uscito un volume scientifico dedicato proprio a questo;
- «Sistema difensivo» e «vie di fuga»: congetture ripetute senza che nessuno citi uno scavo o uno studio.
⚠️ E un avvertimento che vale per tutti i numeri di Pitigliano, compresi quelli della tabella qui sopra: vengono tutti dalla stessa fonte, la mappa comunale del 2021. Le guide che li ripetono non sono tre conferme indipendenti, sono la stessa fonte ricopiata. Li usiamo perché sono l’unico dato con una paternità istituzionale, non perché siano stati verificati da qualcun altro.
Dove dormire per fare le vie cave
La base naturale è Pitigliano, che è il paese da cui parte il maggior numero di percorsi e l’unico con l’anello completo. Dormire lì significa poter uscire la mattina presto, che su queste gole è il momento migliore: la luce entra di taglio e non c’è nessuno.
Dove dormire a Pitigliano, la base per le vie cave
- Km 0 Dal Centro: guesthouse fino a cinque ospiti, la meglio recensita del paese e a due passi dagli imbocchi in centro.
- Appartamenti Belfiore: quattro posti con cucina, comodo se restate più giorni per fare anche Sovana e Sorano.
- B&B Locanda Il Tufo Rosa: tre posti, dentro la roccia come dice il nome.
- La Casa dei Ricordi, centro storico e vista: fino a cinque posti con affaccio sul vuoto.
Se preferite farvi accompagnare almeno la prima volta, c’è un’escursione di tre ore sulle orme degli etruschi con degustazione, che tiene insieme il cammino e la parte enologica.
Le vie cave sono il motivo per cui torno regolarmente in questa parte della Maremma, e stanno dentro un’area che vale molto più di una gita: il quadro completo è nella nostra guida sulla Maremma grossetana e i suoi borghi, mentre per il contesto regionale c’è quella su cosa vedere in Toscana.
Domande frequenti
Quante sono le vie cave?
Non esiste un censimento ufficiale. Il Comune di Pitigliano ne segnala sei nel suo tour: Annunziata, San Giuseppe, Fratenuti, Madonna delle Grazie, Poggio Cani e Gradone. A Sovana e Sorano le principali sono altre sei: Cavone, San Sebastiano, Poggio Prisca, San Rocco, San Carlo e Laterini. Le stime complessive sull’Area del Tufo vanno da quindici a oltre venti, ma nessuna è verificabile.
Le vie cave si pagano?
No, sono libere e gratuite. L’unica eccezione è la Via Cava del Gradone, che sta dentro il Museo Archeologico all’aperto Alberto Manzi e richiede il biglietto, con il cumulativo a 6 euro intero e 3 ridotto. Le necropoli di Sovana hanno un ingresso a parte, gestito dal Parco Archeologico Città del Tufo.
Qual è la via cava più facile?
La Poggio Cani a Pitigliano: 350 metri, un quarto d’ora, e si imbocca direttamente dal centro storico. Se volete l’esperienza completa senza fatica, la San Giuseppe è la scelta migliore: 850 metri con pendenza dolce e pareti fino a una dozzina di metri.
Qual è la via cava più lunga?
La Fratenuti a Pitigliano, 1.330 metri per circa mezz’ora di cammino, ed è anche la più monumentale del tour comunale. A Sorano la Laterini arriva a circa 1.400 metri, con 128 metri di dislivello.
Qual è la via cava più profonda?
La San Sebastiano a Sovana, con pareti che superano i 25 metri su una gola larga circa tre. È anche la più impegnativa: una frana blocca il tratto alto originario e si sale con una scala metallica, quindi non è adatta a chi ha difficoltà motorie.
Chi ha scavato le vie cave e quando?
Le hanno cominciate gli Etruschi, ma non sono un’opera finita e conservata: le tombe di età arcaica aperte nelle pareti dimostrano che il tracciato era già in uso nel VII-VI secolo avanti Cristo, e il piano di calpestio è stato riabbassato dalla manutenzione fino agli anni Trenta del Novecento.
A cosa servivano le vie cave?
La funzione documentata è quella viaria: il Cavone è tuttora percorso in auto dai residenti e la San Rocco è stata l’unico collegamento fra Sorano e Sovana fino al 1936. Sono documentate anche opere di regimazione delle acque. La lettura come vie sacre verso le necropoli è divulgativa e non ha sostegno accademico: il portale della Regione Toscana scrive che nessuno sa con precisione a cosa servissero.
Si possono percorrere con i bambini?
Sì, indicativamente dai cinque anni, con scarpe chiuse. Le più adatte sono il Cavone, la San Giuseppe e la Poggio Cani. Col passeggino no: l’unico percorso adatto è la Passeggiata della Selciata, che però non è una via cava.
Serve una guida e si può portare il cane?
Non serve una guida: i percorsi sono liberi, con pannelli informativi all’imbocco e frecce direzionali. Il cane è ammesso al guinzaglio. Esistono escursioni guidate con guide ambientali e archeologi, indicativamente fra 20 e 25 euro a persona.
Quando conviene andarci e quando evitare?
Primavera e autunno sono le stagioni migliori. Vanno evitati i giorni di pioggia e quelli immediatamente successivi, perché il tufo con muschio e felci diventa molto scivoloso. In piena estate il vantaggio è il microclima: dentro le gole resta fresco anche con il caldo forte.
Quanto dura il giro completo delle vie cave di Pitigliano?
L’anello ufficiale del Comune è di circa dieci chilometri per tre ore, con partenza da Piazza Garibaldi. Tocca Selciata, Cammino del Londini, Annunziata, San Giuseppe, Fratenuti, Madonna delle Grazie e Poggio Cani, e non comprende il Gradone.
La Via Cava del Cavone è percorribile?
Le fonti si contraddicono. Il Parco Archeologico Città del Tufo scrive che non è percorribile per alcune frane, ma la pagina non è datata e il sito riporta ancora informazioni del 2020; un sopralluogo del gennaio 2025 la descrive interamente percorribile dopo la messa in sicurezza fatta fra il 2014 e il 2020, e i residenti la usano ancora in automobile. Conviene telefonare al Parco allo 0564 614074 prima di andare.
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