Sovana la conosco da anni, e il momento in cui la consiglio a qualcuno è sempre lo stesso: una sera di primavera, quando il caldo è già arrivato ma il turismo no. Il paese è talmente piccolo che lo si attraversa in dieci minuti, la pietra restituisce il calore preso di giorno, e in quelle sere si capisce cosa sia rimasto qui che altrove è andato perduto.
Poi c’è la necropoli, che è un’altra cosa ancora. Ci si cammina dentro come dentro una passeggiata lunga migliaia di anni: tombe scavate nel tufo lungo i costoni, il bosco sopra, e monumenti che gli Etruschi hanno lasciato lì venti secoli prima che qualcuno pensasse a farci un parco archeologico.
Questa guida mette insieme le due cose, il borgo e l’area archeologica, con quello che di solito manca: quanto costano davvero i biglietti, cosa comprende il cumulativo, che giorno chiude cosa e quali dati in circolazione non stanno in piedi. Perché su Sovana se ne leggono parecchi.
In breve
Sovana è una frazione del comune di Sorano, in Maremma, con poco più di un centinaio di residenti e una storia da capitale: è stata sede vescovile per secoli e rivendica i natali di papa Gregorio VII. Si vede in mezza giornata il borgo, in una giornata piena col parco archeologico. Il borgo è pedonale e pianeggiante, tutto su una strada che si biforca: Piazza del Pretorio con i suoi palazzi, il Duomo con la cripta, Santa Maria Maggiore con un ciborio preromanico che la Diocesi definisce pezzo unico in Toscana, la Rocca Aldobrandesca in rovina e due musei. La necropoli etrusca sta fuori, a un paio di chilometri sulla provinciale, e sono due settori distinti separati da circa duecento metri: nel primo la Tomba Ildebranda e la Tomba dei Demoni Alati, nel secondo la Tomba della Sirena. Ingresso alla necropoli 5 euro, 3,50 ridotto; il cumulativo del polo museale costa 10 euro. Le vie cave di Sovana non partono dal paese e richiedono l’auto. Il parco archeologico non è accessibile a chi ha difficoltà motorie, e il sistema museale chiude da inizio gennaio a fine febbraio.
Dove si trova Sovana e quanto è piccola davvero
Sovana sta a 291 metri di quota, su uno sperone di tufo nella valle del Fiora, ed è una frazione del comune di Sorano, in provincia di Grosseto. Non è un comune autonomo, e questo dettaglio spiega metà delle confusioni che si leggono in giro.
Le distanze reali, misurate sul percorso stradale e non in linea d’aria: Pitigliano 10,6 km, circa dodici minuti; Sorano 12,6 km, circa quattordici minuti.
Sorano è più vicina a Pitigliano di quanto lo sia Sovana, anche se quasi tutti gli itinerari mettono Sovana come tappa intermedia fra le due. Il motivo è che Sovana sta su una diramazione, quindi il triangolo non si chiude: Sovana-Sorano è il tratto più lungo dei tre. Attenzione poi alle distanze che circolano online, perché sono quasi tutte sbagliate: si leggono «3 km da Pitigliano» e «17,5 km per Sorano», e nessuna delle due regge.
Quanti abitanti ha Sovana è una domanda a cui si trovano cinque risposte diverse, e vale la pena chiarirla perché dice esattamente che tipo di posto è. Il numero difendibile per il borgo è dell’ordine del centinaio. La cifra di 3.915 che compare accanto al nome di Sovana su alcune schede è la popolazione del comune di Sorano, per giunta ferma al 2017, e viene ricopiata come se fosse quella del paese.
Un’ultima precisazione che quasi nessuno fa: Sovana è nei Borghi più Belli d’Italia, Sorano no. Sorano ha un altro riconoscimento, la Bandiera Arancione del Touring Club. Sono due cose diverse per due paesi diversi dello stesso comune, e il titolo del club viene attribuito al capoluogo praticamente ovunque.
Piazza del Pretorio, il cuore di un paese che è stato una capitale
Il borgo ha una struttura semplicissima: una strada lunga che a metà si biforca a Y, con le tre vie storiche che si chiamano via di Mezzo, via di Sopra e via di Sotto. Si entra da un lato, si esce dall’altro, e nel mezzo c’è tutto.

Piazza del Pretorio è il centro di gravità, ed è una delle piazze medievali meglio conservate della Toscana, con il fondo in mattoni e i palazzi del potere schierati intorno.
- Palazzo Pretorio: la facciata porta gli stemmi dei capitani di giustizia che si sono succeduti. Oggi è anche la sede del Parco Archeologico Città del Tufo, quindi è il posto dove si prendono informazioni e si comprano i biglietti;
- Loggia del Capitano, addossata al Pretorio, con il grande stemma di Cosimo I de’ Medici;
- Palazzo dell’Archivio, del Duecento, con la torre dell’orologio, di fronte;
- Chiesa di Santa Maria Maggiore, sullo stesso lato, che è quella del ciborio.
È in questa piazza che si misura il paradosso di Sovana: un paese di cento abitanti con l’apparato monumentale di una capitale. Perché capitale lo è stata davvero, prima come centro etrusco e poi come sede vescovile, e quando la diocesi si è spostata a Pitigliano nel 1673 il paese si è fermato. Quello che vediamo è un centro di potere che ha smesso di crescere trecentocinquant’anni fa.
Il Duomo dei Santi Pietro e Paolo e la cripta
Il Duomo sta in fondo al paese, staccato dall’abitato, ed è l’edificio più importante di Sovana. Lo troverete chiamato in due modi: Duomo dei Santi Pietro e Paolo nell’uso corrente, ma la Diocesi lo chiama sempre e solo Concattedrale di San Pietro. Non è un errore né dell’una né dell’altra parte, sono due tradizioni di nome che convivono.

La cronologia solida, quella che si appoggia a documenti e non a congetture: elementi decorativi dell’VIII secolo nel portale; una bolla papale del 1061 che già menziona la cattedrale con il vescovo Anselmo; cripta, abside e cupola dell’XI secolo; pilastri e capitelli del XII; l’episcopio del XIII. Fu poi consacrata dal vescovo Girolamo de’ Chori il 31 gennaio 1672, e l’anno successivo il suo successore trasferì la residenza vescovile a Pitigliano.
Una cosa che leggerete e che è impossibile: «il Duomo fu costruito nel X secolo per volere di papa Gregorio VII». Gregorio VII è papa dal 1073, e nel X secolo non era nemmeno nato: un papa dell’XI secolo non può aver commissionato un edificio di cento anni prima. La frase gira su più siti e sta finendo negli estratti automatici dei motori di ricerca.
La parte che consiglio di non saltare è la cripta paleocristiana, sotto il presbiterio: sei colonne, e un sarcofago in travertino del Quattrocento che custodisce le reliquie di San Mamiliano, il santo a cui il paese è più legato. È tornata accessibile con i restauri di fine anni Novanta.
Sul biglietto del Duomo non scriviamo una cifra, e vi diciamo perché. In giro se ne trovano tre diverse, da 2 a 4 euro, e gli orari pubblicati sono altrettanto discordi. La Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello, che è la proprietaria del bene, non pubblica né prezzi né orari di visita. Preferiamo dirvi che il dato non è verificabile e darvi il numero della parrocchia, 0564 616088, piuttosto che ripetere una cifra che non sappiamo da dove venga.
Santa Maria Maggiore e il ciborio
Santa Maria Maggiore è la chiesa parrocchiale, sta in piazza, si entra gratis ed è di norma l’edificio religioso più affidabilmente aperto del paese. Dentro c’è l’oggetto più prezioso di Sovana, e non è etrusco.
Il ciborio è il baldacchino su colonne che copre l’altare. Quello di Sovana è in marmo bianco, con quattro colonne dai capitelli di foggia corinzia che reggono una cupola conica ottagonale, e gli archi lavorati a intaglio con tralci di vite, colombe, patere e spirali. Il confronto stilistico che si fa di solito è con il ciborio di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna.
Sul suo valore la formulazione da usare è quella della Diocesi, che è insieme la più autorevole e la più prudente: «pezzo unico in Toscana, databile probabilmente fra l’VIII e il IX secolo». Troverete in giro «dell’VIII secolo» senza il forse, e troverete anche «in travertino»: il materiale è marmo, e sul secolo la fonte che possiede l’oggetto tiene aperte due possibilità.
Se capitate il 21 giugno: nel giorno del solstizio d’estate il primo raggio di sole entra dalla finestra dell’abside del Duomo, attraversa tutta la navata e si proietta sulla parete di fondo, sopra il crocifisso. Bisogna essere lì all’alba, verso le sei, perché entro le sei e mezza la luce è già scivolata via sulle colonne. Lo stesso fenomeno si ripete nella cripta sottostante. L’orientamento dell’edificio non segue i canoni liturgici medievali, e su questo si innestano varie ipotesi, nessuna dimostrata.
La Rocca Aldobrandesca, che si guarda ma non si visita
All’ingresso del paese, sul lato opposto rispetto al Duomo, c’è la Rocca. Ed è bene saperlo prima: è un rudere, e all’interno non si visita. Dei tre piani originari restano una torre e un tratto di mura rivestiti in tufo, in condizioni precarie. Si ammira dal piccolo giardino adiacente, che è anche il punto panoramico, e non c’è biglietto né orario.

La sua storia in tre righe: fu il centro del potere degli Aldobrandeschi fino alla fine del Duecento, la fece restaurare Cosimo I de’ Medici nel 1572 in funzione antiorsiniana, e dopo l’annessione al Granducato fu smantellata. A metà Settecento era già in rovina. Sulla data di fondazione circolano tre versioni diverse: la scheda dei Borghi più Belli d’Italia indica l’XI secolo con restauri fra XIII e XIV, ed è la formulazione con la fonte migliore.
Il Museo di San Mamiliano e il tesoro delle 498 monete
Il museo sta in Piazza del Pretorio, dentro l’ex chiesa di San Mamiliano, musealizzata lasciando a vista parte dello scavo. Ingresso 2 euro.
Il pezzo forte è il tesoro. Nel 2004, durante scavi di verifica sotto la cripta, a oltre due metri di profondità sotto il pavimento attuale, è saltata fuori un’olla di ceramica senza decorazioni che conteneva 498 solidi d’oro, coniati nell’arco del V secolo d.C. e in prevalenza dalla zecca di Costantinopoli.
Qui però va detta una cosa che quasi nessuno dice, ed è quella che cambia le aspettative di chi ci va.
Le 498 monete non si vedono. Al museo ne tornarono circa novanta: le altre quattrocento circa sono al Museo Archeologico Nazionale di Firenze, in buona parte in deposito. E c’è un secondo passaggio: nella notte fra l’8 e il 9 novembre 2019 il museo fu svaligiato e le monete esposte furono rubate. Non sono mai state recuperate: l’inchiesta della Procura di Grosseto si è chiusa nel 2022 senza che venisse accertato il ritrovamento di una sola moneta. Quante ne siano state portate via non è chiaro nemmeno adesso, perché le fonti oscillano fra una cinquantina e sessantasei. Prima di andarci immaginando una sala piena d’oro, conviene chiedere allo 0564 633099 cosa sia oggi esposto.
Il museo conserva comunque i resti di un impianto termale romano e lo scavo a vista, e il racconto del ritrovamento vale la visita anche così.
⚠️ Attenzione al giorno: San Mamiliano è chiuso il mercoledì, tranne i festivi e tutto agosto. Visite guidate comprese nel biglietto alle 11 e alle 17.
Il Museo di San Gregorio VII, che quasi nessuno sa che esiste
È la novità del paese e in rete non se ne trova quasi traccia: al primo piano del Palazzo Pretorio, il 28 dicembre 2024, ha aperto il Museo di San Gregorio VII. Nasce dalla donazione di reperti e testimonianze raccolti dall’architetto Renaldo Fasanaro nei suoi studi in occasione dei 950 anni dalla salita al soglio pontificio, e comprende anche sculture in tufo dell’artista Demo De Angelis.
⚠️ Anche qui il giorno conta, e non è lo stesso dell’altro museo: San Gregorio VII è chiuso il giovedì.
I due musei della piazza chiudono in due giorni diversi, e sono a cinquanta metri l’uno dall’altro. San Mamiliano chiude il mercoledì, San Gregorio VII il giovedì. Vuol dire che mercoledì e giovedì il polo museale di Sovana è sempre mezzo aperto, e chi compra il biglietto cumulativo in uno di quei due giorni non riesce a sfruttarlo tutto. La necropoli invece resta aperta tutti i giorni. In agosto e nei festivi la regola salta e apre tutto.
La necropoli etrusca: sono due settori, non uno
Questo è il punto in cui la maggior parte delle guide induce in errore, perché parla della necropoli come se fosse un posto solo. Sono due aree distinte, separate da circa duecento metri lungo la provinciale, con due imbocchi di sentiero diversi. Chi ne visita una e torna a casa convinto di aver visto la necropoli, ne ha vista metà.

| Tomba | Località | Settore | Tipo |
|---|---|---|---|
| Tomba Ildebranda | Poggio Felceto | I | a fronte colonnata, la più monumentale |
| Tomba Pola | Poggio Prisca | I | a fronte colonnata |
| Tomba dei Demoni Alati | Poggio Prisca | I | a edicola, riportata alla luce nel 2004 |
| Tomba del Tifone | Poggio Stanziale | I | a edicola |
| Tomba della Sirena | Sopraripa | II | a edicola, III-II secolo a.C. |
| tombe a dado, semidado e falsodado | Sopraripa | II | seconda metà del III secolo a.C. |
Il secondo settore, Sopraripa, si imbocca alle spalle dell’ex chiesa di San Sebastiano, e lì il sentiero si biforca: a destra si va nella Via Cava di San Sebastiano, a sinistra alle tombe a semidado e alla Tomba della Sirena.
La Tomba Ildebranda è quella che tutti fotografano, ed è la più monumentale delle tombe sovanesi: un tempio scavato nella roccia con la fronte colonnata. Delle dodici colonne del progetto originario ne resta pochissimo, e nel 2005 la Soprintendenza ha messo in sicurezza l’unica superstite con una cerchiatura. Se leggete «dodici colonne» e altrove «sei», nessuno dei due sta mentendo: uno descrive il progetto, l’altro la rovina.
La Tomba dei Demoni Alati è la più impressionante e la meno raccontata. Accanto al monumento sono collocati i blocchi di tufo scolpiti, con un frontone ad altorilievo che rappresenta un demone marino alato dalle code pisciformi, identificato con Scilla o con un Tritone, e soprattutto una statua quasi a tutto tondo di Vanth, il demone femminile alato che nella religione etrusca accompagna i morti e porta con sé la pergamena col destino del defunto.
C’è poi la Tomba del Sileno, del III secolo a.C., che sta a Monte Rosello fuori dai due settori: fu l’ultima scoperta a Sovana, nel 1963, e fu trovata intatta.
La necropoli non è accessibile a chi ha difficoltà motorie, e lo dichiara la rete museale, non noi. Il terreno è fatto di sentieri nel bosco lungo il costone tufaceo, con rampe di scale molto ripide per arrivare sopra le tombe a dado e passaggi stretti. È un punto su cui i competitor confondono, perché descrivono il borgo come comodo e pianeggiante, cosa vera, e il lettore generalizza. Fra i siti di Sovana, l’unico dichiarato accessibile è il Museo di San Gregorio VII.
Se volete la necropoli raccontata da qualcuno che la conosce, esiste una caccia alle tombe con trekking di tre ore che porta anche sui monumenti meno battuti, ed è il modo migliore per non limitarsi alla Ildebranda.
Le vie cave di Sovana non partono dal borgo
Ed è la cosa più utile di tutto l’articolo per chi arriva senza auto.
Le tre vie cave di Sovana stanno tutte nell’area archeologica, lungo la provinciale verso San Martino sul Fiora. Nessuna parte dal paese. È l’opposto esatto di Pitigliano, dove si imboccano direttamente dal centro storico, e chi legge un pezzo che tratta le vie cave dei due paesi come un blocco unico rischia di arrivare a Sovana e non vederne nessuna.

- Il Cavone: la più famosa, si imbocca dal parcheggio della necropoli proseguendo un paio di centinaia di metri in salita fino al cartello di legno sulla sinistra. È anche l’unica ad aver conservato fino a oggi la funzione di strada vera: ci passano ancora le automobili dei residenti. A metà percorso, sulla parete sinistra e a mezza altezza, ci sono incisi una svastica e il gentilizio etrusco «vertna»;
- Poggio Prisca: la più breve, dentro il primo settore della necropoli, vicino alla Tomba Ildebranda;
- San Sebastiano: la più profonda, con pareti che superano i venticinque metri su una gola larga circa tre. Ci si arriva in auto, con una piazzola presso la chiesa di San Sebastiano. ⚠️ Il tracciato originario è interrotto da crolli a metà, e si prosegue su una scala metallica: non è percorribile da chi ha difficoltà motorie.
Sul Cavone due fonti dicono cose opposte, e ve le diamo entrambe con le date. Il sito del Parco Archeologico Città del Tufo, che è l’ente gestore, scrive che «non è attualmente percorribile a causa di alcune frane». Quella pagina però non è datata, e la comunicazione più recente dello stesso sito è del 24 maggio 2020, con ancora le istruzioni sul controllo della temperatura corporea: il sito del gestore è fermo da sei anni. Dall’altra parte, un sopralluogo del gennaio 2025 lo descrive interamente percorribile dopo la messa in sicurezza fatta fra il 2014 e il 2020, i residenti ci passano in automobile e i trekking commerciali lo includono nei programmi del 2026. ➡️ Le evidenze datate pendono da una parte sola, ma siccome l’unica fonte contraria è l’ente gestore, una telefonata allo 0564 614074 prima di partire è d’obbligo.
Papa Gregorio VII è nato davvero a Sovana?
Il paese lo rivendica ovunque, e ogni guida che troverete lo dà per certo. La risposta onesta è più interessante della certezza: la tradizione è antica e non è mai stata smentita, ma le fonti scientifiche restano prudenti.
Il *Dizionario Biografico degli Italiani*, che è il riferimento su questo tipo di voci, scrive testualmente «Ildebrando, nato forse a Soana». Quel *forse* è nel testo. La stessa voce aggiunge che i dati sulle origini e sulla condizione della famiglia sono «pochi e incerti».
C’è poi una precisazione che non fa quasi nessuno. La fonte medievale più citata, il cardinale Bosone, non dice «Sovana» e basta: scrive «tuscus natione, Soana patria, de burgo Rovaco», cioè che veniva da un borgo chiamato Rovaco nel territorio di Sovana. Dove fosse Rovaco gli studiosi non lo hanno stabilito con certezza. Anche la famiglia è contesa: c’è chi lo vuole di un ramo cadetto degli Aldobrandeschi e chi figlio di un fabbro. E la data di nascita oscilla fra il 1015 e il 1030 a seconda dell’autore, mentre le guide ne scelgono una a caso e la scrivono secca.
E la Tomba Ildebranda non c’entra niente con lui, anche se il nome è quello. È un nome moderno, ottocentesco, dato in omaggio all’illustre concittadino a un monumento etrusco del III secolo avanti Cristo: fra la tomba e il papa ci sono circa milletrecento anni e nessun rapporto. Lo diciamo perché i due nomi finiscono spesso nello stesso paragrafo e l’accostamento fa il resto.
La casa che lungo via di Mezzo viene indicata come sua casa natale è, allo stesso modo, un’attribuzione della tradizione, non un dato documentato.
Biglietti, orari e chiusure: quanto costa e cosa comprende
Questa è la parte che manca a tutti, e c’è una ragione tecnica per cui manca: i prezzi ufficiali non stanno né sul sito del Parco né su quello del Comune, ma sulla piattaforma di biglietteria della rete Musei di Maremma, che ha il certificato di sicurezza scaduto e quindi risulta irraggiungibile a chi raccoglie dati in automatico.
| Biglietto | Prezzo |
|---|---|
| Necropoli Etrusca di Sovana, intero | 5,00 € |
| Necropoli Etrusca di Sovana, ridotto | 3,50 € |
| Museo di San Mamiliano, intero | 2,00 € |
| Cumulativo del Polo Museale | 10,00 € |
Cosa comprende il cumulativo da 10 euro. Il testo della biglietteria elenca: Necropoli Etrusca, Fortezza Orsini, Museo del Medioevo e del Rinascimento, Museo di San Mamiliano, insediamento rupestre di San Rocco e insediamento rupestre di Vitozza. Sono sei siti, e quattro di questi stanno a Sorano: il cumulativo, quindi, ha senso solo se avete in programma due paesi, non uno.
⚠️ In quell’elenco non compare il Museo di San Gregorio VII, che ha aperto nel dicembre 2024: con ogni probabilità il testo della biglietteria è precedente e non è mai stato riscritto, perché le comunicazioni più recenti del sistema museale lo includono. Sull’inclusione conviene farsi confermare la cosa alla biglietteria, allo 0564 614074.
Gli orari, stagione per stagione:
- 1 aprile – 30 settembre: tutti i giorni, 10:00-19:00, ultimo ingresso alle 18:00;
- marzo: solo nei fine settimana, 10:00-18:00;
- da ottobre al ponte di Ognissanti: tutti i giorni, 10:00-18:00;
- fine settimana di novembre e gennaio, ponte dell’Immacolata e festività natalizie: 10:00-17:00;
- nei giorni di chiusura sono possibili aperture solo su prenotazione.
Il sistema museale chiude d’inverno. Fra inizio gennaio e fine febbraio resta chiuso: nel 2026 ha riaperto il 28 febbraio, e nei fine settimana di marzo. Se state programmando una gita di gennaio, il borgo si gira lo stesso e le vie cave sono libere, ma la necropoli e i musei no.
Vale la pena sapere che nei mesi giusti ci sono visite guidate serali alla necropoli, dentro la rassegna delle Notti dell’Archeologia di luglio, e visite guidate diurne in primavera: costano 10 euro a persona e comprendono l’ingresso. Non sono la stessa cosa del biglietto cumulativo, che costa uguale: è una coincidenza di cifra che genera parecchia confusione.
Come arrivare a Sovana e dove parcheggiare
Serve l’auto, e non è un consiglio ma una constatazione. La linea di autobus che collega Pitigliano e Sorano non serve Sovana affatto. Non esiste un modo ragionevole di arrivare qui con i mezzi pubblici e ripartire in giornata.
I parcheggi sono due, e sono due posti diversi: è la confusione pratica più frequente.
- Il parcheggio del borgo, comunale, a venti o trenta metri dalla piazza principale. È a pagamento, dalle 8:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 20:00, festivi compresi. Accoglie anche i camper, e in Via dell’Oratorio c’è l’area di sosta camper su fondo stabilizzato;
- Il parcheggio della necropoli, che è un altro posto: si esce dal paese lasciandosi la Rocca alle spalle, si imbocca la provinciale verso San Martino sul Fiora, si attraversa una galleria e si supera il ponticello sul torrente Calesine. Da lì partono i sentieri dei due settori e le vie cave.
⚠️ Sulla tariffa del parcheggio del borgo non scriviamo una cifra: non è pubblicata da nessuna fonte ufficiale, e sui portali dedicati ai camper ne circolano tre diverse. Il Comune di Sorano è allo 0564 633023.
Dal borgo alla necropoli non c’è un percorso pedonale. L’ente gestore indica un chilometro di distanza, ed è vero in linea d’aria; ma non esiste un sentiero attrezzato e segnalato che colleghi il paese all’area archeologica, quindi ci si arriva percorrendo circa due chilometri di strada provinciale. A piedi si cammina sull’asfalto, con le auto. Conviene spostare la macchina, anche se sembra un’assurdità per una distanza così breve.
Se arrivate in aereo o in treno, per questa parte della Maremma il noleggio è di fatto obbligatorio: si può confrontare le tariffe di noleggio auto partendo da Roma o da Grosseto, che sono gli scali più comodi.
Quanto tempo serve e quando andare
Il borgo si vede in due o tre ore, con calma e con i musei. Aggiungendo il parco archeologico si arriva alla giornata piena, considerando che vanno visitati due settori distinti e che si sposta l’auto.
Sul quando, ho una preferenza netta e non è quella dei numeri: le sere di primavera. Il paese in quelle ore è al suo meglio, non c’è nessuno, e il caldo è appena arrivato. La domanda di ricerca dice invece agosto, e agosto ha un vantaggio pratico che va detto: è l’unico mese in cui salta ogni chiusura settimanale e apre tutto tutti i giorni.
Da evitare, se l’obiettivo è la necropoli: gennaio e febbraio, per la chiusura del sistema museale, e le giornate di pioggia o quelle immediatamente successive, perché nel bosco i sentieri sul tufo diventano scivolosi.
Dove dormire a Sovana e dintorni
Sovana ha pochissime strutture dentro il borgo, e la maggior parte dell’offerta è fatta di agriturismi sparsi nella campagna intorno, molti dentro le aziende vitivinicole della zona. È una zona in cui dormire ha senso davvero: se restate la notte vi godete il paese la sera, che è il momento per cui vale il viaggio, e la mattina presto siete alla necropoli quando non c’è nessuno.
Dove dormire fra il borgo e la campagna
- Notti Etrusche a Sovana: guesthouse per tre, dentro il paese, la soluzione per chi vuole uscire a piedi la sera.
- Sovana Hotel & Resort: l’unico albergo vero della zona, quattro stelle, comodo se cercate i servizi.
- Bio Agriturismo I Lapi: la struttura meglio recensita del raggio, in campagna, per tre persone.
- Agriturismo Poggio San Pietro: fino a sei posti, la scelta pratica per una famiglia o due coppie che girano tutta l’area del tufo.
Sovana è anche una buona base per il resto della zona: le terme naturali sono a poca strada, e ne parliamo nella guida sulle terme di Saturnia. Il quadro completo della zona, dai borghi al mare, sta nella nostra guida su tutta la Maremma toscana, mentre il contesto regionale è in quella su cosa vedere in Toscana.
Domande frequenti
Quanto costa il biglietto della necropoli di Sovana?
L’ingresso alla Necropoli Etrusca costa 5,00 euro intero e 3,50 ridotto. Il Museo di San Mamiliano costa 2,00 euro. Esiste un cumulativo del Polo Museale a 10,00 euro. I prezzi sono quelli della biglietteria ufficiale della rete Musei di Maremma.
Cosa comprende il biglietto cumulativo da 10 euro?
Secondo la biglietteria ufficiale comprende la Necropoli Etrusca di Sovana, la Fortezza Orsini, il Museo del Medioevo e del Rinascimento, il Museo di San Mamiliano e gli insediamenti rupestri di San Rocco e di Vitozza. Quattro di questi siti stanno a Sorano, quindi conviene solo se visitate entrambi i paesi. Nell’elenco non compare il Museo di San Gregorio VII, aperto nel dicembre 2024: su quello conviene chiedere conferma allo 0564 614074.
Si può andare a piedi dal borgo alla necropoli?
Tecnicamente sì, ma non c’è un percorso pedonale attrezzato: si cammina per circa due chilometri sulla strada provinciale, insieme alle auto. L’ente gestore indica un chilometro di distanza, che è il dato in linea d’aria. Conviene spostare la macchina.
La necropoli è adatta a passeggini o a chi ha difficoltà motorie?
No. La rete museale dichiara il parco archeologico non accessibile ai diversamente abili: sono sentieri nel bosco lungo il costone di tufo, con rampe di scale molto ripide. Il borgo invece è piccolo e pianeggiante. Fra i siti di Sovana l’unico dichiarato accessibile è il Museo di San Gregorio VII.
Che giorno chiudono i musei di Sovana?
Il Museo di San Mamiliano chiude il mercoledì, il Museo di San Gregorio VII il giovedì. Sono a cinquanta metri l’uno dall’altro, quindi in quei due giorni il polo museale è sempre mezzo aperto. La necropoli resta aperta tutti i giorni. In agosto e nei festivi non ci sono chiusure settimanali.
Si vedono davvero tutte e 498 le monete d’oro?
No. Al museo ne tornarono circa novanta, mentre le altre quattrocento circa sono al Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Nel novembre 2019 il museo fu svaligiato e le monete esposte furono rubate, senza essere mai recuperate: l’inchiesta si è chiusa nel 2022 senza ritrovamenti. Conviene chiedere cosa sia oggi esposto.
Papa Gregorio VII è nato a Sovana?
È la tradizione dominante e non è mai stata smentita, ma le fonti scientifiche sono prudenti: il Dizionario Biografico degli Italiani scrive «nato forse a Soana». La fonte medievale più citata parla di un borgo chiamato Rovaco nel territorio sovanese, che gli studiosi non hanno identificato con certezza, e la data di nascita oscilla fra il 1015 e il 1030.
La Tomba Ildebranda ha a che fare con papa Gregorio VII?
Solo nel nome, che è ottocentesco e fu dato in omaggio al concittadino. La tomba è un monumento etrusco del III secolo avanti Cristo: fra il papa e il monumento ci sono circa milletrecento anni e nessun legame.
Le vie cave di Sovana partono dal paese?
No, e questa è la differenza principale con Pitigliano. Le tre vie cave di Sovana, il Cavone, la Poggio Prisca e la San Sebastiano, stanno tutte nell’area archeologica lungo la provinciale verso San Martino sul Fiora, quindi serve l’auto.
La Rocca Aldobrandesca si visita?
No, all’interno non si visita: è un rudere di cui restano una torre e un tratto di mura in condizioni precarie. Si ammira dal giardino adiacente, che è anche il punto panoramico all’ingresso del paese. Non c’è biglietto né orario.
Quanti abitanti ha Sovana?
Poco più di un centinaio. Sovana è una frazione del comune di Sorano, e il numero di circa 3.900 abitanti che si trova accanto al suo nome su alcune schede è la popolazione dell’intero comune, per giunta ferma al 2017.
Quanto tempo serve per visitare Sovana?
Due o tre ore per il borgo con i musei, una giornata piena aggiungendo il parco archeologico, che va visitato in due settori distinti e richiede di spostare l’auto.
Sovana è visitabile a gennaio?
Il borgo sì, e le vie cave sono libere. Il sistema museale però chiude fra inizio gennaio e fine febbraio: nel 2026 ha riaperto il 28 febbraio, poi nei fine settimana di marzo.
Sovana è tra i Borghi più Belli d’Italia?
Sì. Sorano, che è il comune di cui Sovana è frazione, non lo è: ha la Bandiera Arancione del Touring Club, che è un riconoscimento diverso. Il titolo del club viene spesso attribuito per errore al capoluogo.
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