Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte

Ci sono arrivato nel primo pomeriggio di un agosto siciliano, con il sole a picco e le cicale che non smettevano un secondo. Immaginavo un cantiere ordinato, e invece mi sono trovato davanti a decine di enormi rocchi di colonna sdraiati tra gli ulivi, alcuni ancora attaccati alla roccia madre, altri già pronti per partire e mai partiti. Le Cave di Cusa non sono un monumento, sono un fermo immagine: il momento esatto in cui, un giorno del 409 a.C., i cavatori mollarono tutto e scapparono. Duemilaquattrocento anni dopo, quei blocchi sono ancora lì dove li hanno lasciati.

In questa guida ti racconto cosa sono davvero le Cave di Cusa (o Rocche di Cusa) e perché sono un luogo unico al mondo, la loro storia legata a doppio filo con Selinunte, come gli antichi greci estraevano e trascinavano fino al mare quelle colonne colossali, cosa vedi oggi durante la visita, e tutta la parte pratica che di solito manca: come arrivare, orari e biglietti aggiornati al 2026, quanto tempo serve e come abbinare le cave al parco archeologico e al mare di Tre Fontane.

In breve

Le Cave di Cusa (o Rocche di Cusa) sono l’antica cava di calcarenite da cui l’antica Selinunte estraeva i rocchi di colonna per i suoi templi, in particolare il colossale Tempio G. Si trovano a Campobello di Mazara (provincia di Trapani), a circa 13 km dal parco archeologico di Selinunte. La loro unicità: quando Selinunte fu distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. i lavori si fermarono di colpo, e da allora i blocchi sono rimasti sul posto a ogni stadio di lavorazione. Biglietto indicativo 4€ intero / 2€ ridotto, con lo stesso biglietto valido anche per Selinunte; orari ridotti, in genere al mattino. La visita dura circa un’ora e si abbina bene a Selinunte e alla spiaggia di Tre Fontane. Serve l’auto.

Cave di cusa cava
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 9

Cosa sono le Cave di Cusa (e perché sono un luogo unico)

Le Cave di Cusa sono un’antica cava di pietra, o meglio una *latomìa* greca: il grande banco di calcarenite (in Sicilia la chiamano *tufo*, ma non ha niente a che vedere con il tufo vulcanico) da cui i Selinuntini ricavavano i blocchi per costruire la loro città. Il giacimento affiora per circa due chilometri da est a ovest, su un pianoro a pochi passi dal mare, in mezzo agli uliveti di Campobello di Mazara. Da qui, per oltre un secolo, uscirono i conci, i capitelli e soprattutto i grandi rocchi di colonna che, impilati uno sull’altro, formavano i fusti dei templi dorici di Selinunte.

Fin qui, una cava antica come tante. Quello che rende le Cave di Cusa un luogo unico al mondo è un’altra cosa: sono l’unico posto dove si leggono, sul terreno e in sequenza, tutte le fasi della lavorazione della pietra. Ci sono cilindri appena tracciati col compasso sulla superficie della roccia, altri già incisi lungo il contorno, altri con il canale scavato tutt’intorno ma ancora saldati alla base, e altri ancora completamente staccati e pronti per il trasporto, abbandonati lì. È un manuale di edilizia greca a cielo aperto, congelato a metà di una giornata di lavoro.

Attenzione: “Cave di Cusa” e “Rocche di Cusa” sono lo stesso posto, non due luoghi diversi; il nome deriva da un antico proprietario del terreno, il barone Cusa. Il sito è ufficialmente intitolato all’archeologo Vincenzo Tusa, che più di ogni altro ha studiato Selinunte: da qui nasce anche la frequente confusione tra le grafie “Cusa” e “Tusa”.

Cave di cusa storia
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 10

Il cantiere fermo al 409 a.C.: la storia delle Cave di Cusa

Le cave furono aperte intorno alla metà del VI secolo a.C. (alcuni studiosi indicano il 559 a.C.) e sfruttate senza sosta per circa un secolo e mezzo, mentre Selinunte diventava una delle città più ricche e potenti del mondo greco d’Occidente. Da questo banco di pietra uscirono i blocchi per i grandi templi della città, e in particolare per il Tempio G, il colosso che i Selinuntini stavano innalzando sulla collina orientale.

Poi, di colpo, tutto si fermò. Nel 409 a.C. un poderoso esercito cartaginese guidato dal generale Annibale Magone sbarcò in Sicilia e pose sotto assedio Selinunte. Nei miei ricordi scolastici avevo in testa un assedio-lampo, ma le fonti antiche raccontano un’altra storia: secondo Diodoro Siculo l’operazione durò circa dieci giorni, di cui nove giorni e nove notti di assalto ininterrotto, prima che la città cadesse. Il bilancio fu spaventoso: circa 16.000 morti, migliaia di prigionieri ridotti in schiavitù (le fonti oscillano intorno ai 5.000-6.000) e un gruppo di superstiti, circa 2.600, che riuscì a fuggire e a rifugiarsi ad Agrigento.

Selinunte non si riprese mai davvero, e il suo grande Tempio G restò incompiuto per sempre. Ed è qui che le cave entrano nel racconto in modo commovente: gli scalpellini e i cavatori, alla notizia dell’invasione, scapparono lasciando tutto sul posto. Nessuno tornò più a finire il lavoro. Ecco perché oggi le Cave di Cusa sono, letteralmente, la fotografia di un preciso giorno di ventiquattro secoli fa.

Alle Cave di Cusa non si visita una rovina: si cammina dentro l’ultimo giorno di lavoro di un cantiere greco, interrotto per sempre da una guerra.

Come gli antichi greci estraevano e trasportavano le colonne

È la parte che mi ha fatto venire i brividi, perché qui capisci con gli occhi come lavoravano davvero. Per ricavare un rocchio di colonna, i cavatori tracciavano col compasso il cerchio del diametro voluto direttamente sul banco di roccia. Poi incidevano il contorno e scavavano tutt’intorno un canale circolare largo tra i 40 e i 65 centimetri, quel tanto che bastava a far girare lo scalpellino attorno al pezzo, approfondendolo poco alla volta fino all’altezza giusta. Infine, per staccare il tamburo dal fondo, praticavano una serie di fori alla base e vi inserivano dei cunei: la tecnica più raccontata è quella dei cunei di legno bagnati con acqua, che gonfiandosi spaccavano la pietra lungo la linea di frattura, anche se alcune fonti parlano di cunei metallici. Probabilmente usavano entrambi.

cave di cusa colonna e matrice
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 11

Per capire la scala del lavoro bastano i numeri del Tempio G, le cui colonne corrispondono ai rocchi giganti ancora sdraiati nella cava: ogni colonna, una volta eretta, era alta oltre 16 metri, con un diametro alla base di circa 3,2 metri, e i soli capitelli pesavano intorno alle 32 tonnellate. Il tempio nel suo insieme misurava circa 50 metri per 110, con 8 colonne sulla fronte e 17 sui lati: uno dei più grandi templi dorici mai progettati in tutto il Mediterraneo.

E adesso viene il difficile: trascinare masse simili per i circa 13 chilometri che separano la cava da Selinunte. I blocchi squadrati venivano rivestiti di un’intelaiatura di legno e trainati con carri e buoi; per i rocchi circolari, invece, gli antichi avevano ideato un sistema ingegnoso, montando ai due lati del cilindro un’armatura di legno con due “ruote”, così da poter far rotolare il tamburo come una grande bobina. Un’operazione lenta, faticosa, colossale, che rende ancora più impressionante la mole di templi che i Selinuntini riuscirono comunque a completare.

Consiglio: alle Cave di Cusa e al vicino parco di Selinunte sono state riprodotte in scala 1:1 alcune delle macchine antiche usate per sollevare e spostare i blocchi. Cercatele: vedere il meccanismo montato accanto ai rocchi originali aiuta a capire in un attimo quello che pagine di spiegazioni faticano a rendere.

cave di cusa estrazione colonne
Photo credit: Panegyrics of Granovetter on Visualhunt.com / CC BY-SA

Cosa vedere oggi alle Cave di Cusa

Oggi il sito è un lungo pianoro silenzioso dove i rocchi di colonna giacciono tra gli ulivi e la macchia mediterranea, a due passi dal mare. Camminando lungo il percorso riconosci una a una tutte le fasi che ti ho raccontato: i cilindri appena tracciati col compasso, quelli con il canale circolare già scavato tutt’intorno, i tamburi ancora attaccati alla roccia per la sola base, e quelli staccati e pronti, che aspettano da ventiquattro secoli un carro che non è mai arrivato. C’è persino un enorme capitello abbozzato e lasciato a metà, e ovunque, sulla pietra, le tracce degli scalpelli e i fori scavati per infilare funi e travi.

Il contrasto è la cosa più bella: la scala titanica di questi blocchi da una parte, la quiete agricola degli uliveti e il canto delle cicale dall’altra. Non aspettatevi un sito monumentale con colonne in piedi, perché qui il fascino è tutto nel “non finito”, nel dettaglio, nella sensazione fisica di un lavoro interrotto.

cave di cusa colonna
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 12
Cave di cusa rocco colonna-paolo
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 13

Consiglio: io ci sono capitato nel primo pomeriggio d’agosto e, per quanto affascinanti, le cave si sono rivelate bellissime ma quasi inospitali per via del sole a picco. Andateci la mattina presto o nel tardo pomeriggio, portatevi acqua e un cappello: l’ombra degli ulivi c’è ma non copre tutto, e non ci sono bar dove rifornirsi.

Cosa cerchi durante la visitaCosa racconta
Cilindri tracciati col compassoLa prima fase: il disegno del tamburo sul banco di roccia
Rocchi con il canale circolare scavato intornoLo scalpellino girava nel solco largo 40-65 cm per isolare la colonna
Tamburi ancora attaccati alla baseIl distacco col sistema dei cunei non era ancora avvenuto
Rocchi staccati e pronti al trasportoAspettavano il carro per Selinunte, mai arrivato dopo il 409 a.C.
Il grande capitello abbozzatoUn capitello del Tempio G lasciato a metà lavorazione
Tracce di scalpelli e foriI segni degli strumenti e degli appigli per funi e leve
Cave di Cusa
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 14

Cave di Cusa: come arrivare

Le Cave di Cusa si trovano nel territorio di Campobello di Mazara, lungo la strada provinciale che dal paese scende verso la frazione balneare di Tre Fontane. Il sito è isolato in aperta campagna, quindi qui l’auto non è un optional: è indispensabile.

  • Da Selinunte: circa 13 km, una ventina di minuti d’auto. È l’abbinamento più naturale.
  • Da Castelvetrano: circa 13 km, meno di 20 minuti.
  • Da Marsala: intorno ai 35-40 km, circa 40-50 minuti (dato indicativo).
  • Da Trapani: sui 55-60 km, poco più di un’ora (dato indicativo).
  • Dall’aeroporto di Trapani-Birgi: circa un’ora d’auto.
  • Dall’aeroporto di Palermo-Punta Raisi: circa un’ora e mezza, tramite l’autostrada A29.

All’ingresso del sito c’è un’area di sosta gratuita, su sterrato, di capienza limitata. Con i mezzi pubblici la faccenda è complicata: non esiste un collegamento comodo, e la posizione isolata rende di fatto necessaria l’auto propria, un taxi o un tour organizzato.

Info pratica: tutta questa parte della Sicilia, tra Selinunte, le Cave di Cusa, Mazara del Vallo e Marsala, si gira bene solo su ruote. Se arrivate in aereo, valutate il noleggio auto con DiscoverCars, che confronta le compagnie e spesso trova tariffe migliori partendo dagli aeroporti di Trapani o Palermo.

Cave di Cusa le fatiche di Ercole
Cave di Cusa: la cava greca dei templi di Selinunte 15

Orari, biglietti e consigli per la visita

Le Cave di Cusa non sono un’area libera e sempre aperta, ma un sito con personale, biglietteria e orari, e proprio su orari e tariffe le informazioni ufficiali non sono sempre allineate. Cerco di mettere ordine, ma valgono i dati aggiornati sul sito ufficiale il giorno della visita.

Il listino della Regione Siciliana indica per le Cave di Cusa un biglietto di 4€ (intero) e 2€ (ridotto), e più fonti confermano che lo stesso biglietto d’ingresso di Selinunte vale anche per le cave; quanti giorni duri la validità del combinato non è però specificato con chiarezza, quindi conviene chiederlo in biglietteria. Restano valide le gratuità nazionali dei siti statali: ingresso gratuito per gli under 18 e, in genere, la prima domenica del mese.

Sugli orari, la pagina ufficiale corrente indica un accesso al mattino (indicativamente 9:00-13:00), con le fasce pomeridiane riservate ai gruppi su prenotazione; un avviso precedente parlava invece di apertura più ampia solo su prenotazione. La lettura più prudente è considerare le cave visitabili la mattina, e comunque prenotare o verificare la disponibilità del giorno tramite il portale dei parchi archeologici.

Attenzione: tra fine gennaio e la primavera del 2026 le Cave di Cusa sono state chiuse temporaneamente per lavori sulla strada di accesso (la SP 51). La finestra dichiarata si è ormai conclusa, ma la stessa criticità stradale può ripresentarsi: prima di partire, controllate lo stato di apertura sui canali ufficiali del Parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa.

Quanto alla visita vera e propria, mettete in conto circa un’ora, un’ora e mezza per percorrere con calma l’area. Il sentiero è sostanzialmente pianeggiante e ben tenuto, adatto ai bambini e piacevole anche per il contesto tra gli ulivi; il fondo naturale e sterrato lo rende però solo parzialmente adatto a passeggini e sedie a rotelle. In loco i servizi sono ridotti all’osso, quindi portatevi l’acqua da casa. Il periodo migliore è la primavera o l’autunno: l’estate resta splendida ma durissima nelle ore centrali, per il sole e la scarsità d’ombra.

Info praticaDettaglio (da verificare sul sito ufficiale)
DoveCampobello di Mazara (TP), verso Tre Fontane
Biglietto4€ intero / 2€ ridotto; stesso biglietto valido per Selinunte
GratuitàUnder 18 e, in genere, prima domenica del mese
OrariIn genere al mattino (9:00-13:00); pomeriggio gruppi su prenotazione
Durata visitaCirca 1 – 1,5 ore
AccessibilitàPercorso pianeggiante ma su sterrato, parziale per passeggini/carrozzine
ServiziScarsi: portare acqua, no bar in loco

Cave di Cusa e Selinunte: perché visitarle insieme

Se c’è una cosa che mi sento di consigliare, è di non separare le due visite. Le Cave di Cusa e Selinunte sono due metà della stessa storia: qui nasce la pietra, là diventa tempio. Vedere prima i rocchi ancora sdraiati nella cava e poi ritrovare le stesse identiche colonne, alzate o crollate, nel grande parco affacciato sul mare, dà alla giornata un senso di continuità che nessuna delle due visite, da sola, riesce a dare. E per fortuna, come abbiamo visto, lo stesso biglietto copre entrambi i siti.

Il consiglio pratico è di dedicare la mattina alle cave (quando sono aperte e fa meno caldo) e il resto della giornata a Selinunte, con l’eventuale premio finale di un bagno a Marinella di Selinunte o a Tre Fontane. Chi ha più tempo può allargare a Mazara del Vallo e Marsala.

Visite ed esperienze in zona

  • Tour guidati del parco archeologico di Selinunte, spesso combinati con le Cave di Cusa.
  • Escursioni in giornata verso Selinunte da Palermo, Trapani, Marsala e Agrigento.
  • Degustazioni di olio e prodotti tipici della Valle del Belìce e visite alle saline del trapanese.

Dove dormire e mangiare nei dintorni

Le Cave di Cusa si visitano in un’ora, ma la zona merita una sosta più lunga, tra archeologia, mare e buona tavola. Per l’alloggio la scelta dipende da cosa cercate.

Dove dormire vicino alle Cave di Cusa: in quale zona

  • Tre Fontane: la frazione balneare più vicina alle cave, spiaggia sabbiosa dai fondali bassi, ideale per le famiglie e per abbinare mattina archeologica e pomeriggio al mare.
  • Marinella di Selinunte: accanto al parco archeologico, comoda per chi vuole essere ai templi all’apertura, con B&B, case vacanza e ristoranti di pesce.
  • Campobello di Mazara: il paese di riferimento, più autentico e legato alla cultura dell’olio, con qualche struttura nell’entroterra tra gli uliveti.

Consiglio: siete nel cuore della Nocellara del Belìce, la celebre oliva DOP (le “olive di Castelvetrano”) che qui dà sia il frutto da tavola sia un ottimo olio extravergine. Se capitate a inizio novembre, a Campobello si tiene la Nocellara Expo, la sagra dell’olio e dell’oliva (edizione 2026 il 9-10 novembre), che tra le altre cose inserisce nel programma anche le visite guidate alle Cave di Cusa.

Dove mangiare in zona

  • Tre Fontane e Marinella di Selinunte: lidi e trattorie di pesce, perfetti per un pranzo dopo la visita, con il pescato del giorno e la cucina siciliana di mare.
  • Campobello di Mazara: trattorie di paese dove provare i piatti della Valle del Belìce, conditi con l’olio Nocellara appena franto.

Domande frequenti sulle Cave di Cusa

Cosa sono le Cave di Cusa?

Le Cave di Cusa (o Rocche di Cusa) sono un’antica cava di calcarenite a Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, da cui l’antica Selinunte estraeva i rocchi di colonna e i blocchi per i suoi templi, in particolare il Tempio G. Sono uniche al mondo perché conservano sul posto tutte le fasi della lavorazione della pietra, ferme al momento in cui i lavori si interruppero nel 409 a.C.

Perché le Cave di Cusa furono abbandonate?

Perché nel 409 a.C. l’esercito cartaginese guidato da Annibale Magone assediò e distrusse Selinunte. Alla notizia dell’invasione, i cavatori e gli scalpellini fuggirono lasciando tutto sul posto e non tornarono mai più a completare il lavoro. Da qui l’effetto di “cantiere congelato” che rende il sito così suggestivo.

Le Cave di Cusa si visitano gratis o si paga il biglietto?

Il listino della Regione Siciliana indica un biglietto di circa 4€ intero e 2€ ridotto, e lo stesso biglietto d’ingresso di Selinunte vale anche per le Cave di Cusa. Restano gratuiti gli under 18 e, in genere, la prima domenica del mese. Tariffe e modalità cambiano spesso: conviene verificarle sul sito ufficiale del Parco prima della visita.

Quali sono gli orari delle Cave di Cusa?

Il sito è generalmente visitabile al mattino (indicativamente 9:00-13:00), mentre le fasce pomeridiane sono di solito riservate ai gruppi su prenotazione. Gli orari cambiano stagionalmente e le informazioni ufficiali non sono sempre allineate: la cosa più sicura è prenotare o verificare la disponibilità del giorno sul portale dei parchi archeologici.

Come si arriva alle Cave di Cusa?

In auto, che qui è indispensabile. Le cave sono a Campobello di Mazara, lungo la strada verso Tre Fontane, a circa 13 km sia da Selinunte sia da Castelvetrano. Gli aeroporti più comodi sono Trapani-Birgi (circa un’ora) e Palermo (circa un’ora e mezza). All’ingresso c’è un parcheggio gratuito sterrato. I mezzi pubblici non sono una soluzione pratica.

Quanto tempo serve per visitare le Cave di Cusa?

Circa un’ora, un’ora e mezza per percorrere con calma l’area. Il percorso è pianeggiante e si abbina bene alla visita di Selinunte (mezza giornata in tutto) e a un pomeriggio di mare a Tre Fontane.

Le Cave di Cusa e le Rocche di Cusa sono la stessa cosa?

Sì, sono due nomi dello stesso sito. “Rocche di Cusa” fa riferimento agli affioramenti di roccia; il nome ufficiale è “Area archeologica Cava di Cusa Vincenzo Tusa”, dall’archeologo che studiò Selinunte. Non è un luogo diverso dalle Cave di Cusa.

Cosa si estraeva alle Cave di Cusa?

Calcarenite, una pietra tenera e resistente che gli antichi chiamavano tufo (ma non è di origine vulcanica). Serviva a ricavare i grandi rocchi di colonna, i capitelli e i blocchi squadrati con cui furono costruiti i templi dorici di Selinunte, a una decina di chilometri di distanza.

Le Cave di Cusa sono adatte ai bambini?

Sì. Il percorso è pianeggiante, all’aperto e sicuro, e la storia del “cantiere fermo” incuriosisce anche i più piccoli. L’unico accorgimento è il caldo estivo: andateci la mattina presto, con acqua e cappello, perché l’ombra è limitata e non ci sono punti ristoro.

In conclusione

Le Cave di Cusa non sono il posto più spettacolare della Sicilia occidentale, e forse è proprio questo il loro pregio. Sono un luogo di silenzio e di dettagli, dove la storia non te la racconta un cartello ma un blocco di pietra lasciato a metà, e dove capisci con gli occhi la fatica immensa che c’era dietro ogni tempio greco. Vi parlo per esperienza, ed è proprio il caso di dirlo: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro. Andateci al mattino, abbinatele a Selinunte, e concedetevi il tempo di ascoltare le cicale in mezzo agli ulivi. È un’ora che non dimenticherete.

Info essenziali

  • Dove: Campobello di Mazara (provincia di Trapani), verso Tre Fontane; a circa 13 km da Selinunte.
  • Biglietto: circa 4€ intero, 2€ ridotto; lo stesso biglietto è valido anche per Selinunte (da verificare sul sito ufficiale).
  • Orari: in genere al mattino (9:00-13:00); pomeriggio per gruppi su prenotazione.
  • Come arrivare: solo in auto; parcheggio gratuito all’ingresso.
  • Quando andare: primavera e autunno; d’estate solo la mattina presto.
  • Durata: circa 1 – 1,5 ore, da abbinare a Selinunte e alla spiaggia di Tre Fontane.
(Visitato 2.136 volte. Solo oggi ci sono state 1 visite a questo articolo)

ℹ️ All’interno dell’articolo trovi alcuni link in affiliazione, pensati per rendere più semplice l’organizzazione del tuo viaggio. Il prezzo finale per te non cambia in caso di prenotazione o acquisto, e nel caso dell’assicurazione è anzi scontato. A noi riconoscono una piccola commissione, senza costi aggiuntivi per te: è ciò che ci permette di tenere vivo Dovevado e di continuare a pubblicare guide indipendenti e aggiornate.

 

Alcuni tour che potrebbero interessarti

Articoli di viaggio correlati

Leggendo il post di viaggio sopra, potresti essere interessato a leggere altre cose
sulla destinazione, guarda i nostri suggerimenti in merito.

Iscriviti alla newsletter

Ti è piaciuto questo articolo?

Condividi su Facebook
Condividi su Twitter
Condividi su WhatsApp
Condividi su Telegram
Condividi su Linkdin
Condividi su Pinterest
Salva su Pocket
condividi via email
Stampa

24 risposte

    1. Non dimenticate di portare con voi una buona quantità di Acqua. Anche l’accessibilità la ricordo buona. Grazie della lettura

  1. E’ un sito molto interessante che, hai ragione, dà veramente l’impressione che gli operai siano in pausa e pronti a tornare al lavoro. Quello che mi ha colpito è la dimensione di questi blocchi di pietra: sembra impossibile che migliaia di anni fa riuscissero a tagliarli e trasportarli così lontano. E forse è per questo che quando ci si trova di fronte a monumenti megalitici si scomodano teorie aliene: perchè non riusciamo neanche ad immaginare la fatica di quelli che li trasferivano da cave come queste a cime di monti o città lontane. E invece è tutto vero: è opera di uomini!

    1. Proprio vero, mai un cantiere mi aveva emozionato tanto… Nemmeno fossi un pensionato davanti ad uno scavo della società del gas.

  2. La Sicilia è un territorio meraviglioso e quando si parla di archeologia io ne resto particolarmente affascinata. E’ bello pensare alla storia che c’e’ dietro e agli stralci di vita vissuta che quel che rimane rappresenta.

  3. Da buona siciliana, ho girato moltissime aree archeologiche: Siracusa, Selinunte tra le più famose, ma questa area non la conoscevo proprio. è molto interessante invece dare spazio a queste aree per comprendere da dove veniva il materiale utilizzato per le costruzioni e ancora più interessante è il poter girarci attorno, camminare tra quelle cave, tornando un po’ indietro nel tempo ed assaporando anche la fatica dei nostri antenati. Hai davvero fatto un giro interessante

  4. Non ci sono mai stata. In realtà conosco proprio poco la Sicilia. Purtroppo non posso riscontrare quello che hai scritto con la mia esperienza personale, ma l’articolo è scritto molto bene e rende l’idea in maniera ottima!

  5. quando vedo questo tipo di creazioni mi chiedo sempre come abbiano fatto gli antichi a realizzarle e mi si ferma il cuore a pensare a quante cose sapevano più di noi e quanto fossero molto più abili e capaci.

  6. Pensa che ho vissuto un periodo nella Sicilia Occidentale e non ho mai sentito parlare di questo sito. Un vero peccato perché sarebbe stata una visita molto interessante.

  7. Sono stata alcuni anni fa a Selinunte e l’ho trovata meravigliosa. Mi piacerebbe moltissimo visitare anche queste cave che sembrano davvero un luogo emozionante e ricco di storia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Il blog di viaggio che ti aiuta veramente.

Iscrivti alla nostra newsletter