Cosa vedere a Selinunte: il parco archeologico e i suoi templi

La prima volta che ho visto Selinunte era l’inizio degli anni Novanta, e da allora ci sono tornato altre due volte: certi luoghi non ti bastano mai. Ero già stato in Sicilia e ne conoscevo parte delle bellezze, ma mi ero ripromesso di tornare da quelle parti anche perché nella zona vivono dei miei parenti. Ci sono arrivato con Ornella e due amici, dentro un tour di dodici giorni nella terra delle arance, e senza pensarci troppo ho scelto di dedicare qualche ora a questa antica colonia greca affacciata sul mare. Non è stato abbastanza, come al solito.

Selinunte è il parco archeologico più esteso d’Europa: un pianoro immenso, sospeso tra le rovine dorate dei templi dorici e il blu del Mediterraneo, dove il vento porta ancora il profumo del *selinon*, il sedano selvatico che diede il nome alla città. In questa guida trovi tutto quello che serve per visitarlo bene: le aree del parco e i templi uno per uno, la storia di come questa città divenne potente e poi fu distrutta, gli itinerari con i tempi di visita, biglietti e orari aggiornati al 2026, come arrivare, dove mangiare e persino dove fare il bagno, perché a Selinunte l’archeologia e il mare stanno una accanto all’altro.

In breve

Il parco archeologico di Selinunte si trova a Marinella di Selinunte, frazione di Castelvetrano (provincia di Trapani), nella Sicilia sud-occidentale. Con circa 270 ettari è tra i siti archeologici più estesi d’Europa. Si visita in tre aree collegate: la collina orientale con i templi E, F e G (il colossale tempio incompiuto); l’Acropoli fortificata sul mare con i templi A, C, D e O; e le colline della Gàggera (santuario della Malophoros) e Manuzza (la città antica). Biglietto 2026: 14€ intero, 7€ ridotto, gratis la prima domenica del mese; include le Cave di Cusa entro 3 giorni. Per le distanze conviene la navetta interna (8€ fino all’Acropoli). Serve da un’ora abbondante fino a mezza giornata. L’Efebo di Selinunte è al Museo Civico di Castelvetrano, non dentro il parco.

Visita a Selinunte
Visita a Selinunte

Dove si trova Selinunte

Selinunte si trova sulla costa sud-occidentale della Sicilia, nel territorio di Castelvetrano, in provincia di Trapani. Il parco archeologico si affaccia direttamente sul mare, tra le foci di due fiumi, il Modione (l’antico Selinos) e il Cottone, e ha alle spalle il borgo balneare di Marinella di Selinunte, da cui si entra al sito.

Qui è utile chiarire subito una confusione comune: Selinunte è la città greca antica e il suo parco archeologico, mentre Marinella di Selinunte è la frazione moderna, con il porticciolo, i ristoranti e la spiaggia. Si parla dello stesso posto, ma i due nomi indicano cose diverse. La seconda entrata al parco, meno usata, si trova invece dal lato di Triscina di Selinunte, poco più a ovest.

Selinunte mappa
Selinunte Mappa

La storia di Selinunte: da colonia potente a città distrutta

Selinunte fu fondata intorno al 650-628 a.C. dai coloni greci di Megara Hyblaea, a loro volta figli di Megara Nisea. Era la colonia greca più occidentale della Sicilia, l’avamposto affacciato sul mondo punico, e proprio questa posizione di frontiera ne fece la fortuna e insieme la rovina. Il nome viene dal greco *selinon*, il sedano selvatico che cresceva in abbondanza sulle rive dei fiumi e che la città mise perfino sulle proprie monete.

Tra il VI e il V secolo a.C. Selinunte diventò ricchissima grazie ai commerci e ai fertili terreni della valle. È l’epoca dei grandi templi dorici, tirati su uno dopo l’altro in una gara di grandiosità che rese la città uno dei centri più splendidi del mondo greco. Ma la vicinanza con la punica Segesta, l’eterna rivale, fu fatale.

Nel 409 a.C. un esercito cartaginese guidato da Annibale (il generale, non l’omonimo più famoso delle guerre puniche) piombò su Selinunte e la mise a ferro e fuoco: in nove giorni la città fu conquistata e distrutta, la popolazione massacrata o venduta schiava. Selinunte non si riprese mai davvero. Sopravvisse come modesto centro sotto i Cartaginesi, fu abbandonata al tempo della prima guerra punica, e i terremoti dei secoli seguenti fecero il resto, rovesciando a terra i templi e trasformandoli in quel paesaggio di colonne cadute che vediamo ancora oggi.

Attenzione: le colonne che vedete crollate una sull’altra, come rocchi impilati, non sono cadute a caso: è l’effetto dei terremoti sui templi già abbandonati. È anche il motivo per cui alcuni templi (la E e in parte la C) sono stati “rialzati” dagli archeologi con l’anastilosi, cioè rimettendo in piedi i pezzi originali, mentre altri sono lasciati a terra come li ha ridotti la storia.

Il parco archeologico di Selinunte: come è organizzata la visita

Il parco archeologico di Selinunte è vasto, molto vasto: si estende per circa 270 ettari ed è considerato il sito archeologico più esteso d’Europa. Proprio per questo conviene arrivare preparati, perché “vedere Selinunte” non vuol dire fermarsi davanti a un tempio, ma attraversare a piedi un’intera città antica divisa su più colline.

Le aree della visita sono sostanzialmente quattro, collegate tra loro ma distanti anche un paio di chilometri l’una dall’altra:

  • La collina orientale, subito dopo l’ingresso, con i templi E, F e G.
  • L’Acropoli, il cuore fortificato della città sul promontorio a picco sul mare, con i templi A, B, C, D e O.
  • La collina della Gàggera, oltre il fiume Modione, con il santuario della Malophoros.
  • La collina Manuzza, a nord, dove sorgeva la città vera e propria, l’abitato.

Dall’entrata principale, accanto al Baglio Florio, parte un servizio di navetta elettrica (le fonti la chiamano anche “trenino”) che copre le distanze maggiori: molto utile con il caldo o con i bambini, perché fino all’Acropoli e alla Malophoros c’è da camminare parecchio sotto il sole. Girare il parco in bicicletta invece non è consentito.

Info pratica: il biglietto della sola area archeologica di Selinunte costa 14€ (intero) e 7€ (ridotto), con ingresso gratuito la prima domenica del mese e per gli under 18; lo stesso biglietto dà diritto a visitare anche le Cave di Cusa entro 3 giorni. La navetta interna è a parte: circa 8€ fino alla collina dell’Acropoli e 12€ fino alla Malophoros (ridotto bambini). Prezzi e orari cambiano di frequente: verificate sempre sul sito ufficiale del Parco prima della visita.

Gli itinerari e quanto dura la visita

Il bello di Selinunte è che puoi tararla sul tempo e sulle gambe che hai. Nelle mie visite ho sempre preso l’audioguida all’ingresso, un’abitudine che consiglio: qui i cartelli aiutano, ma sentirsi raccontare cosa si sta guardando cambia tutto. A grandi linee ci si può regolare così:

ItinerarioCosa si vedeTempo indicativo
Solo collina orientaleTempli E, F e Gcirca 45 minuti
Solo AcropoliTempli A, O, C, D e le mura sul marecirca 1 ora e mezza
Collina orientale + Acropolii templi principali del parco2-3 ore
Visita completaorientale, Acropoli, Malophoros e Manuzzacirca 4 ore (5 km a piedi)

Consiglio: se andate d’estate, entrate all’apertura o nel tardo pomeriggio ed evitate le ore centrali. Il parco è quasi del tutto privo d’ombra, il sole picchia forte sul pianoro e la luce piena “spiana” i templi. Verso il tramonto, invece, la pietra si accende d’oro e l’Acropoli sul mare diventa uno degli spettacoli più belli di tutta la Sicilia. Portate acqua, cappello e scarpe comode: non c’è un bar all’interno.

Paolo a Selinunte
Paolo a Selinunte

I templi di Selinunte in tabella

I templi di Selinunte si indicano con le lettere dell’alfabeto, perché nella maggior parte dei casi non si conosce con certezza a quale divinità fossero dedicati. Ecco un quadro d’insieme per orientarsi prima di entrare nel parco:

TempioAreaDedica probabileCom’è oggi
Tempio ECollina orientaleHeraRialzato, il meglio conservato: la cartolina di Selinunte
Tempio FCollina orientaleAtena o Dioniso (incerta)In rovina, il più antico dei tre
Tempio GCollina orientaleApollo (o Zeus)Colossale e incompiuto, crollato dai terremoti
Tempio CAcropoliApollo14 colonne rialzate; le metope sono a Palermo
Tempio DAcropoliAtena o AfroditeIn rovina
Templi A e OAcropoliDioscuri (Castore e Polluce)Quasi rasi al suolo
Tempio BAcropolietà ellenisticaPiccolo e tardo, l’unico non arcaico

I templi della collina orientale: E, F e G

La collina orientale è la prima area che si incontra, appena varcato l’ingresso, e da sola vale il viaggio. Qui si allineano tre templi dorici, indicati con le lettere E, F e G perché, non conoscendone con certezza la divinità, gli archeologi li hanno catalogati così.

Il Tempio E, il primo che si incontra, è quello che tutti fotografano: dedicato con ogni probabilità a Hera, fu costruito intorno al 460-450 a.C. e rialzato con l’anastilosi negli anni Cinquanta del Novecento. È il tempio meglio conservato di Selinunte, con il suo colonnato che si staglia intero contro il cielo, ed è l’immagine-simbolo del parco.

Il Tempio F, in mezzo, è il più antico dei tre (metà del VI secolo a.C.) e anche il più enigmatico: aveva delle transenne in muratura tra le colonne, un caso raro, forse per proteggere riti riservati. Oggi ne restano poche tracce.

Il Tempio G, infine, è il gigante. Dedicato probabilmente ad Apollo (secondo altri a Zeus), doveva essere uno dei templi più grandi di tutto il mondo greco: oltre 110 metri di lunghezza. Fu iniziato verso il 530 a.C. e non venne mai completato, tanto che alcuni blocchi conservano ancora i segni della lavorazione. Un terremoto lo ha ridotto a una montagna di rocchi di colonna alti come una casa: camminarci dentro fa capire, più di ogni spiegazione, che dimensioni avessero questi templi.

Info pratica: proprio sul Tempio G è in corso un importante progetto della Regione Siciliana per rialzare (anastilosi) alcune delle sue colonne colossali. È un cantiere che potrebbe cambiare l’aspetto di questa parte del parco: se ci andate, verificate cosa è al momento visitabile, perché lo stato dei lavori evolve.

Tempio Selinunte
Tempio Selinunte
Selinunte rovine templio E
Selinunte rovine templo E

L’Acropoli di Selinunte e i suoi templi

L’Acropoli è il cuore antico di Selinunte: un pianoro fortificato che si affaccia a picco sul mare, racchiuso da poderose mura e attraversato dalle due grandi strade principali che si incrociano ad angolo retto, secondo lo schema urbanistico greco. È la parte più scenografica del parco, quella dove archeologia e Mediterraneo si toccano.

Per arrivarci dalla collina orientale si scende, si attraversa il letto del fiume Modione e si risale: circa un chilometro e mezzo, oppure la navetta. Una volta su, si cammina tra i resti di cinque templi:

  • Il Tempio C è il più antico e imponente dell’Acropoli (metà del VI secolo a.C.), probabilmente dedicato ad Apollo. Le sue colonne sul lato nord sono state rialzate negli anni Venti e sono ciò che si vede da lontano; da qui provengono le celebri metope arcaiche con Perseo che uccide la Gorgone, oggi al Museo Salinas di Palermo.
  • Il Tempio D, di poco più tardo, era forse dedicato ad Atena o ad Afrodite.
  • I Templi A e O, quasi gemelli e più recenti (V secolo a.C.), sono tradizionalmente legati al culto dei Dioscuri, Castore e Polluce. Oggi sono molto rovinati, quasi rasi al suolo.
  • Il piccolo Tempio B, di età ellenistica, e i resti del Tempio R, tra i più antichi, completano il quadro.

Oltre ai templi, sull’Acropoli si vedono i resti delle case, delle botteghe e delle mura di difesa ricostruite dopo la distruzione punica: è qui che si respira meglio l’idea di una città vera, non solo di un santuario.

Rovine di Selinunte
Rovine di Selinunte

La Malophoros e la collina Manuzza: la Selinunte meno battuta

Chi ha tempo e gambe per la visita completa scopre le due aree che quasi tutti saltano, e che invece raccontano la Selinunte quotidiana e religiosa.

Oltre il fiume Modione, sulla collina della Gàggera, sorge il santuario della Malophoros, dedicato a Demetra Malophoros, la “portatrice di melograni”. È un’area sacra arcaica, tra le più antiche del sito, fatta di recinti, altari e canali per i sacrifici: un luogo raccolto e suggestivo, lontano dalla monumentalità dei templi, dove si sente ancora l’atmosfera dei culti antichi.

La collina Manuzza, a nord, è invece dove sorgeva l’abitato vero e proprio: la città dei vivi, con il suo tessuto urbano ancora leggibile nel disegno delle strade. Prima di arrivarci si incontrano i resti delle fortificazioni erette a difesa della città. Si vede poco, è vero, ma è la prova che Selinunte non era solo templi: era una metropoli greca da decine di migliaia di abitanti.

Selinunte città antica Pianoro della Manuzza
Selinunte città antica Pianoro della Manuzza

Le Cave di Cusa: dove nacquero i templi

A pochi chilometri dal parco, in territorio di Campobello di Mazara, si trovano le Cave di Cusa, ed è qui che consiglio davvero di allungare la visita: è il posto che mi ha colpito di più, la seconda volta. Da queste cave veniva estratta la pietra con cui furono costruiti i templi di Selinunte, e il bello è che i lavori si interruppero di colpo, probabilmente nel 409 a.C. con l’arrivo dei Cartaginesi.

Il risultato è surreale: colonne lasciate a metà, alcune ancora attaccate alla roccia, altre già staccate e pronte per il trasporto, i solchi degli scalpellini ancora visibili. Sembra che gli operai siano usciti per la pausa e debbano tornare da un momento all’altro, dopo duemilaquattrocento anni. Il biglietto di Selinunte include l’ingresso alle Cave di Cusa entro tre giorni, quindi vale la pena programmarle insieme.

Consiglio: se volete capire davvero come si costruiva un tempio dorico, andate alle Cave di Cusa dopo aver visto Selinunte: davanti a quei rocchi di colonna abbandonati a metà lavorazione, tutto quello che avete visto in piedi (o crollato) nel parco acquista un senso nuovo. Ho raccontato questo luogo per intero nel post dedicato alle Cave di Cusa.

cave di cusa
cave di cusa

L’Efebo di Selinunte e i tesori del parco

Una domanda che sento spesso è dove siano finite le statue e i fregi di Selinunte, perché nel parco si vedono templi e rovine, ma non i capolavori. La risposta è che i reperti più preziosi sono nei musei.

Le splendide metope dei templi, con le loro scene mitologiche scolpite, sono al Museo Archeologico Salinas di Palermo, il più importante della Sicilia per l’arte greca. L’Efebo di Selinunte, invece, il celebre bronzo di un giovane di circa 85 centimetri (V secolo a.C.), si trova al Museo Civico Selinuntino di Castelvetrano: attenzione, non è dentro il parco, ma in città, ed è una tappa che consiglio a chi ama l’arte antica. All’ingresso del parco, comunque, un piccolo antiquarium e la buona cartellonistica aiutano a farsi un’idea.

Selinunte e il mare: le spiagge di Marinella e Triscina

Ecco la cosa che rende Selinunte diversa da ogni altro sito archeologico: qui, finita la visita, ci si tuffa. Il parco affaccia su un tratto di costa tra i più belli della Sicilia occidentale, e Marinella di Selinunte è a tutti gli effetti anche una meta di mare.

La spiaggia di Marinella, ai piedi dell’Acropoli, è di sabbia dorata e fine, con un fondale basso e sabbioso che digrada dolcemente: si cammina in acqua per decine di metri, il che la rende perfetta per le famiglie con bambini. Il tratto è in parte libero e in parte con lidi attrezzati, e il colpo d’occhio, con i templi che dominano la baia, è impagabile: fare il bagno con l’Acropoli alle spalle è un’esperienza che vale il viaggio.

Poco più a ovest, Triscina di Selinunte è una spiaggia lunghissima (circa sei chilometri), più residenziale e tranquilla, ottima per chi cerca spazio. Chi ama invece la natura selvaggia deve arrivare alla Riserva naturale Foce del Belìce, poco a est: dune, macchia mediterranea e una spiaggia libera e incontaminata, area protetta di nidificazione dove il turismo si fa leggero.

Dove mangiare a Selinunte e Marinella

A Marinella si mangia soprattutto pesce, ed è il posto giusto per assaggiare la cucina trapanese, una delle più ricche della Sicilia. Il borgo marinaro e il lungomare sono pieni di trattorie che portano in tavola il pescato del giorno; la specialità da non perdere è il cous cous alla trapanese, di pesce, eredità dell’incontro tra Sicilia e mondo arabo. Da provare anche il pane cunzato (pane caldo condito con olio, pomodoro, acciughe e origano), le busiate col pesto alla trapanese e, per chiudere, le cassatelle di ricotta.

Dove mangiare a Marinella di Selinunte

  • Trattoria Casa Mia: cucina siciliana e di pesce, tra i locali più amati e recensiti del borgo.
  • ORASEA Food & Wine: pesce e cucina siciliana in chiave più curata, con una bella carta dei vini.
  • Ristorante Boomerang: pesce freschissimo del giorno, fascia media, porzioni generose.
  • Lido Zabbara: pescato alla griglia e piatti tipici in formula da lido, con i piedi quasi sulla sabbia.
  • Ristorante Pierrot: sul porticciolo, pesce, frutti di mare e pizza in stile siciliano.

Molti locali e lidi di Marinella e Triscina lavorano soprattutto in stagione: fuori dai mesi estivi conviene verificare orari e aperture prima di presentarsi.

Consiglio: portatevi a casa un ricordo commestibile. Questa è la terra dell’oliva Nocellara del Belìce, l’unica in Europa con due DOP sulla stessa varietà: quella grande e verde da tavola (le famose “olive di Castelvetrano”) e l’olio extravergine Valle del Belìce DOP. Un vasetto di olive e una bottiglia d’olio buono valgono più di qualsiasi souvenir.

Dove dormire a Selinunte

Selinunte si presta a una sosta di una notte o due, per unire i templi al mare senza fretta. La scelta della zona dipende da cosa cercate.

Dove dormire a Selinunte: in quale zona

  • Marinella di Selinunte (borgo e lungomare): la scelta più comoda, a piedi da mare, ristoranti e ingresso al parco. Prevalgono B&B, case vacanza e appartamenti; qualche struttura ha la vista sull’Acropoli.
  • Vicino al parco archeologico: per chi vuole essere ai templi all’apertura e combinare visita e spiaggia.
  • Triscina di Selinunte: la lunga spiaggia a ovest, più tranquilla e residenziale, tante case vacanza.
  • Valle del Belìce (entroterra): agriturismi tra uliveti e agrumeti verso Castelvetrano e Gibellina, ideali per chi cerca prodotti tipici e quiete, comodi anche per il Cretto di Burri.

Cosa fare a Selinunte: visite guidate ed esperienze

Selinunte si può girare benissimo da soli con l’audioguida, ma una visita guidata (o un tour che parte da Marsala, Trapani o dall’agrigentino) aiuta a leggere un sito così vasto e a inquadrare la storia dei templi. Ci sono anche esperienze che uniscono l’archeologia al mare e all’enogastronomia della zona.

Visite guidate ed esperienze a Selinunte

  • Visita guidata del parco archeologico con archeologo, per non perdere il senso dei singoli templi.
  • Tour combinati Selinunte + Cave di Cusa, o Selinunte in giornata da Palermo, Trapani e Marsala.
  • Escursioni al tramonto e degustazioni di prodotti tipici della Valle del Belìce.

Come arrivare a Selinunte

Selinunte si raggiunge comodamente in auto, che resta il mezzo migliore per muoversi in questa parte della Sicilia. Il parco è a Marinella di Selinunte, a una ventina di minuti da Castelvetrano.

  • In auto: da Palermo si prende l’autostrada A29 in direzione Mazara del Vallo e si esce a Castelvetrano, poi si prosegue verso Marinella (circa 100 km da Palermo). Da Trapani si segue la diramazione A29 e la stessa uscita. Davanti all’ingresso c’è un parcheggio.
  • In aereo: gli scali di riferimento sono Trapani-Birgi (il più vicino, circa un’ora – un’ora e mezza) e Palermo-Punta Raisi (circa 1h40-2h). Da entrambi conviene noleggiare l’auto.
  • In treno e bus: la stazione più vicina è quella di Castelvetrano; da lì si prosegue con gli autobus di linea (Autoservizi Salemi) fino a Marinella, circa mezz’ora. Non esiste un treno diretto fino al parco.

Info pratica: qui l’auto fa davvero la differenza, perché Selinunte, le Cave di Cusa, Marsala, Mazara del Vallo e la Valle del Belìce si girano bene solo su ruote. Se arrivate in aereo, valutate il noleggio auto con DiscoverCars, che confronta le compagnie e spesso trova tariffe migliori partendo dagli aeroporti di Trapani o Palermo.

Quando andare e quanto tempo serve

Il periodo migliore per visitare Selinunte è la primavera (aprile-giugno) o l’inizio autunno (settembre-ottobre): temperature piacevoli, luce bellissima e mare ancora godibile a settembre. L’estate piena è splendida per il bagno ma durissima per la visita archeologica, per via del sole e dell’assenza d’ombra: se ci andate a luglio o agosto, puntate le prime ore del mattino o il tardo pomeriggio. L’inverno è tranquillo e suggestivo, con orari ridotti.

Per il tempo, regolatevi sulle vostre gambe: un’ora abbondante basta per la collina orientale e un assaggio dell’Acropoli, mentre per vedere tutto, Malophoros e Manuzza comprese, servono circa quattro ore e cinque chilometri a piedi. Il mio consiglio è di non correre: Selinunte è un posto da assaporare, magari spezzando la giornata con un bagno e un pranzo di pesce a Marinella.

Info essenziali

  • Dove: Marinella di Selinunte, Castelvetrano (provincia di Trapani), Sicilia sud-occidentale.
  • Biglietto 2026: 14€ intero, 7€ ridotto; gratis under 18 e prima domenica del mese; include le Cave di Cusa entro 3 giorni (navetta interna a parte).
  • Come arrivare: auto via A29 uscita Castelvetrano; aeroporti di Trapani-Birgi o Palermo.
  • Quando andare: aprile-giugno e settembre-ottobre; d’estate solo mattina presto o tardo pomeriggio.
  • Durata: da 1 ora (collina orientale) a 4 ore (visita completa, 5 km a piedi).
 Selinunte, un gioiello nella magna grecia
Cosa vedere a Selinunte: il parco archeologico e i suoi templi 10

Domande frequenti su Selinunte

Quanto costa il biglietto per il parco archeologico di Selinunte?

Nel 2026 l’ingresso all’area archeologica di Selinunte costa 14€ (intero) e 7€ (ridotto, per i giovani UE 18-25 anni e i soci FAI). È gratuito per gli under 18 e la prima domenica del mese. Lo stesso biglietto permette di visitare le Cave di Cusa entro 3 giorni. Il servizio di navetta interna è a pagamento a parte. Le tariffe cambiano spesso: verificatele sul sito ufficiale del Parco prima della visita.

Quali sono gli orari di apertura di Selinunte?

Il parco è aperto tutti i giorni con orari stagionali: indicativamente 9:00-15:30 in pieno inverno, 9:00-18:00 in primavera e autunno, e fino alle 19:00 in estate (dal 1° maggio a metà settembre). Gli orari indicati sono in genere quelli dell’ultimo ingresso in biglietteria, quindi arrivate con anticipo.

Quanto tempo ci vuole per visitare Selinunte?

Dipende da cosa volete vedere: circa 45 minuti per la sola collina orientale, un’ora e mezza per l’Acropoli, 2-3 ore per i templi principali e circa 4 ore (con 5 km a piedi) per la visita completa che include anche Malophoros e collina Manuzza.

Come si arriva a Selinunte?

In auto tramite l’autostrada A29, uscita Castelvetrano, poi verso Marinella di Selinunte (circa 100 km da Palermo). Gli aeroporti più comodi sono Trapani-Birgi e Palermo-Punta Raisi. In treno si arriva fino a Castelvetrano e si prosegue con l’autobus di linea fino a Marinella; non c’è un collegamento ferroviario diretto al parco.

C’è un trenino o una navetta dentro il parco?

Sì. Data l’estensione del sito, dal Baglio Florio all’ingresso parte un servizio di navetta elettrica a pagamento: circa 8€ fino alla collina dell’Acropoli e 12€ fino alla Malophoros, con tariffa ridotta per i bambini. È molto utile con il caldo o con i più piccoli. In bicicletta invece non è consentito girare.

Quanti templi ci sono a Selinunte e come si chiamano?

I templi principali sono indicati con lettere, perché non se ne conosce con certezza la divinità: E, F e G sulla collina orientale (la E dedicata a Hera è la meglio conservata, la G è il colosso incompiuto) e A, B, C, D e O sull’Acropoli (la C è la più antica e monumentale). A questi si aggiungono il santuario della Malophoros sulla collina della Gàggera e i resti del Tempio R.

Perché Selinunte è famosa?

Perché è uno dei siti archeologici greci più importanti e più estesi d’Europa: una città-colonia fondata nel VII secolo a.C., ricchissima grazie ai suoi templi dorici, e distrutta dai Cartaginesi nel 409 a.C. Oggi le sue rovine affacciate sul mare, con i grandi templi crollati dai terremoti, la rendono un luogo unico dove archeologia e Mediterraneo si incontrano.

Dove si trova l’Efebo di Selinunte?

L’Efebo di Selinunte, il celebre bronzo del V secolo a.C., si trova al Museo Civico Selinuntino di Castelvetrano, in città, e non dentro il parco archeologico. Le famose metope dei templi sono invece al Museo Archeologico Salinas di Palermo.

Ci si può fare il bagno a Selinunte?

Sì. Ai piedi dell’Acropoli si stende la spiaggia di Marinella di Selinunte, di sabbia dorata e con fondale basso, ideale per le famiglie. Poco distanti ci sono la lunga spiaggia di Triscina e la spiaggia selvaggia della Riserva naturale Foce del Belìce.

Qual è la differenza tra Selinunte e Marinella di Selinunte?

Selinunte è la città greca antica e il suo parco archeologico; Marinella di Selinunte è la frazione balneare moderna di Castelvetrano che sorge accanto al sito, con il porticciolo, i ristoranti, gli alloggi e la spiaggia. Si trovano nello stesso posto, ma i due nomi indicano cose diverse.

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