Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa

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I quattromila di Dovevado: Capanna Regina Margherita. Dopo un corso di alpinismo organizzato dal CAI Viareggio, Andrea, Luc, Michel ed io siamo partiti per Gressonay La Trinitè per raggiungere il rifugio più alto d’Europa

Verso Capanna Gnifetti

Un paio di estati fa, al termine di un corso di alpinismo organizzato dal CAI Viareggio, Andrea, Luc, Michel ed io siamo partiti per Gressonay-La-Trinitè e poi poco più su, per Staffal, dove la strada che risale tutta la valle termina in un enorme parcheggio: davanti a noi, imponente, il fronte del massiccio del Monte Rosa con alcune delle sue epiche vette.

Noi abbiamo deciso di salire fino a Capanna Regina Margherita (4554 mt) avendo come base Capanna Gnifetti (3647 mt).

Guardando la testa della vallata vediamo subito che da sopra il parcheggio partono due funivie; una sale ripidissima verso sinistra in direzione del Colle di Bettaforca, da dove inizia il trekking per il rifugio Sella al Felik e, in seguito, per punta Castore; l’altra, che prenderemo, è l’impianto che porta al Passo dei Salati e da lì ancora più in alto a Punta Indren.

Capanna Gnifetti

È così che, usciti dalla moderna stazione di Indren, mettiamo i piedi sul nevaio e, calzati prudenzialmente i ramponi, in circa un’oretta di facile percorso raggiungiamo dapprima il Rifugio Mantova e, successivamente, Capanna Gnifetti (visibile dal primo rifugio e collocata circa 150 metri più in alto). È possibile passare la notte precedente l’ascensione in entrambi i rifugi, indifferentemente. Noi abbiamo preferito Capanna Gnifetti in modo da dover affrontare, il giorno successivo, 150 metri di dislivello in meno.

Per i più prudenti e desiderosi di fare un po’ di acclimatamento suggeriamo di allungare di un giorno il trekking in questi luoghi ameni e passare una notte a circa 2500 metri, in un alberghetto collocato proprio vicino ad una delle stazioni intermedie della funivia che sale da Staffal: l’Albergo del Ponte.

Albergo del Ponte

Capanna Regina Margherita

La sveglia suona verso le 4,00; il cielo è illuminato da una miriade di stelle; fuori del rifugio ci attende una brezza tesa e fredda. Fatta colazione e indossato l’abbigliamento alpinistico invernale usciamo sulla terrazza in legno e, in un raccoglimento quasi mistico, prepariamo la cordata: io con Andrea, Luc con suo padre Michel.

Partiamo assieme ad un nutrito gruppo di alpinisti di tutta Europa, ai primi chiarori dell’alba.

Partiamo assieme ad un nutrito gruppo di alpinisti da tutta Europa, giusto ai primi chiarori dell’alba. Dal rifugio scendiamo direttamente sul ghiacciaio ed iniziamo a risalire la traccia, appena sotto una formazione rocciosa che porta all’attacco del percorso vero e proprio. Da qui affrontiamo subito una serie di tratti assai ripidi, attraversati da crepacci che si formano nei punti di cambiamento di pendenza.

Ogni tanto i nostri occhi si incontrano sotto lo sguardo vigile di aurora; non osiamo interrompere il silenzio della montagna rotto solo dal rumore del vento e dei ramponi che si conficcano nel ghiaccio, ma sui nostri volti è palese lo stupore per la magnificenza e la bellezza del ghiacciaio del Lys.

 

I Lyskamm

 

Passiamo sotto la seraccata della Piramide Vincent che ci lasciamo alla nostra destra; alla sinistra, come in un incantesimo, sono ora apparsi i fantastici Lyskamm (Orientale, Centrale e Occidentale): li possiamo osservare in fila, imponenti, con la loro affilatissima cresta sommitale e immaginiamo, oltre le tre vette, l’altipiano del Felik e Punta Castore che ci hanno ospitato l’anno prima. Continuiamo la salita; passiamo accanto al Balmenhorn con la statua del Cristo delle Vette. All’ampio Colle del Lys ci accoglie, attesissimo, il primo sole della mattina.

La leggenda della valle perduta

Le popolazioni Walser narrano di un luogo sereno e felice dove la segale cresce rigogliosa e l’erba non ingiallisce, posto al di là dei ghiacciai, la cui esistenza è certa ma la ricerca vana.
Per cercarlo, nel 1778, sette giovani di Gressoney scalarono il Monte Rosa raggiungendo il Colle del Lys.

Nell’aria rarefatta del Colle, aggrappati ad una roccia emergente dai ghiacci, videro lontano una valle verdeggiante: era la valle di Zermatt e tornarono a valle certi di aver finalmente avvistato la valle bucolica tanto a lungo cercata. Da allora lo sperone roccioso in prossimità del Colle del Lys si chiama Entdeckungsfeld ovvero Roccia della Scoperta.

Una Regina per la Capanna

Il rifugio, come si può intuire, è dedicato alla Regina Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia, all’epoca sovrana d’Italia. È costruito a 4554 metri di altitudine, sulla Punta Gnifetti, nel gruppo del Monte Rosa.

Oggi, oltre ad essere meta di alpinisti provenienti da tutto il mondo, è anche sede di un importante osservatorio fisico-meteorologico per la Regione Piemonte, oltre che laboratorio convenzionato con l’Università di Torino. È da anni sede di ricerche mediche e scientifiche, essendo uno dei laboratori attrezzati più alto al mondo.

Punta Gnifetti

La storia della Capanna Margherita

Il 14 luglio 1889 l’Assemblea dei delegati del Cai approvò il progetto di costruire un rifugio oltre i 4500 metri per “consentire ad alpinisti e scienziati maggior agio ai loro intenti in un ricovero elevatissimo”. Nel 1890 il CAI scelse il luogo: Punta Gnifetti nel gruppo del Monte Rosa; in quello stesso anno fu dato inizio ai lavori.

La struttura, predisposta a valle, fu trasportata dapprima con i muli e poi a spalla, con un enorme lavoro a catena e montata sulla vetta. Il rifugio fu inaugurato il 4 settembre 1893.
Qualche giorno prima, il 18 e 19 agosto, vi aveva pernottato la Regina cui il rifugio era dedicato.

Nel 1899 fu aggiunta la torretta destinata ad osservatorio meteorologico. Nel 1903, a Londra, il Consiglio Internazionale delle Accademie riconosceva la Capanna Margherita istituzione di “utilità scientifica e meritevole di appoggio”.
Nel 1977 la Sezione CAI di Varallo, su incarico della Sede Centrale, diede inizio ai lavori per la nuova Capanna che fu inaugurata il 30 agosto 1980.

Raggiungere Capanna Margherita

Capanna Regina Margherita dal Colle Gnifetti

La traccia, adesso, effettua un lungo pianeggiante traverso a mezza costa, appena sotto le seraccate poste alla base di Punta Parrot. Il lungo traverso ci consente di recuperare le forze e ci conduce fin sotto il Colle Gnifetti: guardando in alto, sulla destra, ecco Punta Gnifetti e Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa!

Ora, penso, sei davvero alla nostra portata “irraggiungibile” Capanna

Sento il cuore battere fino in gola e non solo per la scarsità di ossigeno che, a quattromila metri, è inesorabile. Ora, penso, sei davvero alla nostra portata “irraggiungibile” Capanna.

Ci fermiamo un attimo prima dell’ultimo ripido strappo; un rapido sguardo al Colle del Lys, ai Lyskamm e a Punta Parrot oramai alle nostre spalle.
Con passo lento e corto (Kalipé dicono i Nepalesi per salutare chi parte per una scalata: “và con passo lento e corto”) prendiamo la traccia che sale decisa verso destra e attraversa tutto “il bastione” ghiacciato in cima al quale, a 4554 metri, si erge spavalda Capanna Regina Margherita.

Sono passate cinque ore dalla partenza; quasi in “punta di ramponi” entriamo nel rifugio invernale dove “ci svestiamo” prima di rendere un breve e doveroso omaggio al rifugio simbolo del Club Alpino Italiano.

 

Luc alla Capanna Regina Margherita

 

Il ritorno

“Ci rivestiamo” e, dopo le foto di rito e un po’ di autocompiacimento, intraprendiamo la discesa per lo stesso percorso. Sebbene molto stanchi procediamo rapidi, con la dovuta attenzione ai crepacci ed ai ponti di neve che, con le temperature più elevate del pieno giorno, potrebbero essere cedevoli.

Capanna Margherita

In circa tre ore e mezza siamo di nuovo a Punta Indren, esausti. Prendiamo la funivia. Io, nella fretta, lascio per sempre i miei bastoncini da trekking all’ingresso della stazione. Non vediamo l’ora di essere a valle: dopo ogni ascensione sul Rosa il rito prevede una sosta in un bar-osteria di Gressonay da dove è possibile ammirare il ghiacciaio, Punta Castore e recuperare energie con birra, patate fritte e sandwiches.

 

Il nostro trekking in breve

Capanna Margherita Mappa

Capanna margherita mappa

 

Valle di accesso: Val di Gressoney
Punto di appoggio: Rif. Gnifetti (q. 3647 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia su ghiacciaio
Difficoltà: EEA; PD
Giorni di trek 23 

Periodo suggerito: 15 giugno – 15 settembre

Raccomandazioni: 

Si tratta di percorso di alta montagna su ghiacciaio: pertanto esso va intrapreso solamente con guide alpine, gruppi CAI, o comunque con persone molto esperte di questo tipo di trekking, dei sistemi di sicurezza nella progressione su ghiacciaio e della attrezzatura da usare.

 

 

 

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By |2018-09-28T16:33:32+00:00giugno 20th, 2018|Piemonte|0 Comments

About the Author:

Appassionato di montagna e di trekking; oltre ad esplorare le Alpi Apuane e l'Appennino, ho iniziato a sperimentare le ascensioni sui quattromila delle Alpi. Adoro unire al viaggio ed alla scoperta l'attività fisica; il Cammino di Santiago mi ha rigenerato.

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