Trekking ad alta quota:
i quattromila di Punta Castore

Punta Castore è stata la mia prima ascesa sul gruppo del Monte Rosa e quando Piero e Andrea, tra i miei compagni abituali di cordata mi hanno proposto di andare con loro, la felicità e l’impazienza nell’intraprendere questo viaggio in alta montagna mi hanno accompagnato per tutto il periodo della preparazione fisica e mentale che serve ad affrontare un 4000

Dove si trova Punta Castore

Il Castore (siamo nel Gruppo del Rosa, Alpi Pennine) si trova lungo lo spartiacque che dal Breithorn conduce verso la Punta Dufour. Più nel dettaglio è collocato tra il Polluce, dal quale è separato dal Passo di Verra ed il Lyskamm Occidentale, dal quale è separato dal colle del Felik.

Punta castore

Prende il nome, assieme al vicinissimo Polluce, dai due gemelli della mitologia greca Castore e Polluce. Càstore (in greco antico: Κάστωρ,-ορος) e Pollùce (in greco antico: Πολυδεύκης, -ους) sono appunto due personaggi della mitologia greca (e poi anche romana): erano gemelli, ma si narrava che Leda, la loro madre, li avesse concepiti separatamente, unendosi nella stessa notte prima con Zeus e poi con suo marito, il re spartano Tindaro: dall’unione con il dio sarebbe nato Polluce, dotato di natura immortale; da quella con Tindaro il mortale Castore. L’affetto che univa i due gemelli era così forte che quando Castore morì Polluce, che era immortale, decise di morire anch’egli.

Destinazione Staffal

L’alta montagna è foriera, per me, di sensazioni davvero particolari: ritrovarsi in una vallata alpina circondata da creste e vette imponenti oppure in mezzo ad un ghiacciaio in alta quota ti fa sentire piccolo piccolo, un “granello detritico” nell’immenso proscenio formato dalla natura.

È inimmaginabile quali sensazioni abbiamo avuto  io, Piero e Andrea quando siamo giunti a Gressonay-La-Trinitè (nella omonima vallata) e poi poco più su, a Staffal, dove la strada che ha risalito tutta la valle termina in un enorme parcheggio (è qua che gli alpinisti lasciano le auto e prendono gli impianti di risalita per iniziare le avventure nel gruppo montuoso del Rosa): davanti a noi, imponente, il fronte del massiccio del Monte Rosa con alcune delle sue epiche vette; dentro di me una morsa alla bocca dello stomaco e un senso di rispetto profondo per qualcosa che è davvero più grande dell’essere umano. Noi abbiamo dunque deciso di salire fino a punta Castore (4226 mt s.l.m.) avendo come base il rifugio Quintino Sella al Felik (3585 mt).


Verso il rifugio Quintino Sella al Felik

Guardando la testa della vallata vediamo subito che da sopra il parcheggio partono due funivie; una corre via veloce alla nostra destra: è l’impianto che porta al Passo dei Salati e da lì ancora più in alto a Punta Indren (da qua gli alpinisti proseguono sul ghiacciaio per Capanna Gnifetti e, infine, per Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’ Europa a ben 4554 metri); l’altro ramo della funivia, che prenderemo, sale ripidissimo verso sinistra in direzione del Colle di Bettaforca, da dove inizia il nostro trekking per il rifugio Sella al Felik e, in seguito, per punta Castore.

Scesi dalla funivia prendiamo una seggiovia che, dopo un lungo tratto panoramico, ci conduce appunto al colle di Bettaforca (2730 mt). Da qua ha inizio il trekking vero e proprio che ci porta, il primo giorno, al rifugio e, il secondo, in vetta al Castore. Dal Colle iniziamo, molto molto lentamente per permettere al nostro corpo l’acclimatamento all’alta quota, il cammino seguendo i segni gialli del segnavia n° 9; l’ambiente è quasi lunare, in mezzo a sfasciumi, pietre e grandi massi: senza dover attendere a lungo ci imbattiamo in gruppi di stambecchi, eleganti e fieri, che popolano questi ambienti; con passo lento e corto (Kalipè: “Va’ con passo corto e lento”, dicono i tibetani quando partono per una scalata come ricorda Reinhold Messner), che ci permette di assorbire completamente il silenzio ed il mistero della natura, ci dirigiamo verso il colle della Bettolina Inferiore (2906 mt) e poi della Bettolina Superiore (3131 mt).

Kalipè: “Và con passo corto e lento”, dicono i tibetani quando partono per una scalata come ricorda Reinold Messner

Siamo davvero in alta montagna, dove il respiro può cominciare ad essere faticoso e potrebbe cominciare a manifestarsi un leggero mal di testa. Salendo, sulla nostra sinistra, ammiriamo la morena formata dal ghiacciaio.

Da qui in avanti il percorso è più delicato ma, in ogni caso, ben segnato: incontriamo grossi massi sui quali è meno agevole procedere; a questa quota, fino a tutto il mese di giugno, è possibile trovare ancora un discreto innevamento con traccia ben visibile a causa dei frequenti transiti; dopo circa tre ore dal colle di Bettaforca eccoci giunti, appena superate alcune roccette ed un punto un po’ esposto, al passaggio più avvincente del primo giorno: una lunga ed esile cresta rocciosa con panorami mozzafiato – si scorge in lontananza il Monviso – situata a circa 3400 metri di altezza, che sale dolcemente verso il pianoro che ospita il rifugio; tutta la cresta è attrezzata con canaponi e cavetti metallici grazie ai quali, per maggiore sicurezza, ci assicuriamo dopo aver “calzato” l’imbrago.

In circa 40’ di percorso arriviamo al Quintino Sella (confortevole e ben gestito), giusto ai margini del “ghiaccio” del Felik: oltre il rifugio, in alto, il ghiacciaio, il colle del Felik e la lunga ed affilata cresta sommitale del Castore, meta del giorno successivo; lassù sulla nostra destra, faccia al rifugio, punta Gnifetti e Capanna Regina Margherita: la commozione è a mille!!! (sono passate circa 3h30’ – 4h dall’inizio del trekking).

Si tratta di percorso di alta montagna, in parte su ghiacciaio: pertanto esso va intrapreso solamente con guide alpine, gruppi CAI, o comunque con persone molto esperte di questo tipo di trekking, dei sistemi di sicurezza nella progressione su ghiacciaio e della attrezzatura da usare.


Punta Castore: verso il colle del Felik

Al mattino seguente, di buon ora (verso le quattro) sveglia  e colazione; fuori è notte e dalle finestrelle del rifugio possiamo intravedere, in lontananza, le luci di Capanna Margherita, in cima alla punta Gnifetti, dove altri uomini, nello stesso momento, si stanno preparando ad altre avventure! Iniziamo i preparativi dello zaino e soprattutto la “vestizione”: imbrago, ramponi e preparazione accurata della cordata.

Prima che albeggi siamo pronti e possiamo così, sotto il cielo stellato, attaccare il ghiacciaio del Felik giusto dietro il rifugio, in leggera e dolce salita. Il percorso, che generalmente è ben tracciato, potrà variare a seconda dell’innevamento e del grado di apertura dei crepacci, ben presenti ad ogni cambio significativo di pendenza.

Procedendo in questo modo (la direzione da seguire è comunque davanti a noi) arriviamo, in circa 1 ora, alla cosiddetta crepacciata terminale che precede l’ultimo cambio significativo di pendenza prima della cresta sommitale. Superato con attenzione quest’ultimo crepaccio, in pieno ghiacciaio, il percorso sale molto ripido verso destra e quindi, con uno stretto tornante e mantenendo la ripidità, verso sinistra; al termine della salita (45’ dalla crepacciata terminale) eccoci al colle del Felik: abbiamo raggiunto e superato i 4000 metri (4061 mt).

La città di Felik

Non sempre, in passato, i ghiacciai hanno bloccato gli alti colli del Massiccio del Monte Rosa: numerose leggende raccontano di pascoli, campi coltivati e città, là dove ora tutto è ricoperto da nevi e ghiacci perenni. Fra di esse, c’è la leggenda della città di Felik, che sarebbe sorta sulla destra delle morene dell’attuale lingua terminale del Ghiacciaio del Lys, alla testata della Valle di Gressoney.

La città, favorita dai traffici con il vicino Vallese, aveva un’attività molto prosperosa, che aveva fatto dimenticare alla sua popolazione il rispetto per Dio: venne perciò punita dal cielo con un lunghissimo inverno che la seppellì per sempre. Ancora oggi, si narra, le anime dei suoi abitanti vagano alla ricerca della salvezza eterna fra i ghiacciai del Rosa.

Verso la vetta del Castore

in vetta al castore

Dal colle proseguiamo verso sinistra; sulla nostra destra, oltre l’altipiano ghiacciato, imponenti si stagliano nel cielo blu intenso i Lyskamm (Occidentale, Centrale ed Orientale): chissà che, una delle prossime estati, non chiediamo loro di accoglierci fin lassù. Superato l’ultimo pendio in direzione di punta Felik raggiungiamo la tanto desiderata cresta Sud Est del Castore: elegante, sinuosa, bellissima!!! La cresta richiede massima attenzione per la notevole esposizione e per i tratti affilati che presenta. Alcuni passi in lieve discesa aumentano il senso del vuoto che avvertiamo. Con cautela  raggiungiamo un’anticima quindi, con un ultimo sforzo in dolce salita, ecco la vetta del Castore.

Siamo privilegiati perché da qua godiamo di un panorama di rara bellezza: davanti a noi, appena arrivati, disegnando una linea retta quasi perfetta il Polluce, la Roccia Nera, il gruppo dei Breithorn e, in lontananza, il Cervino, inconfondibile.
Sulla nostra destra, a perdita d’occhio, le Alpi svizzere del Vallese! Sono passate circa tre ore da quando siamo partiti dal Quintino Sella; una breve sosta in vetta, il tempo della condivisione delle emozioni con i compagni e con qualche altro alpinista che nel frattempo ha raggiunto la cima e via, di nuovo verso il rifugio, per lo stesso appagante ambiente di salita.

Scendendo, soprattutto una volta raggiunta la zona dei crepacci, facciamo molta attenzione a causa dello stato della neve che, a quell’ora (sono circa le 11 del mattino) e con il sole alto, è piuttosto molle: gli eventuali ponti di neve sui crepacci, pertanto, potrebbero risultare meno stabili!
Terminata la discesa del ghiacciaio ci attende, ancora, il ritorno al Colle di Bettaforca, giusto in tempo per l’ultima corsa della seggiovia e della funivia per Staffal.

Punta Castore: La Mappa dell’Itinerario

Punta castore mappa

Il nostro trekking in breve

Valle di accesso: Val di Gressoney
Punto di appoggio: Rifugio Quintino Sella al Felik (q. 3585 m)
Tipo di via: Via normale
Tipo di percorso: Traccia su ghiacciaio
Difficoltà: EEA; PD
Giorni di trek : 2
Attrezzatura: Adatta per vie di alta montagna in ambiente innevato

Periodo suggerito: 15 giugno – 15 settembre


I quattromila di Punta Castore

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