Salire il Castore (4226 m): via normale e itinerario in 2 giorni

Il Castore è stato il mio primo 4000 sul gruppo del Monte Rosa, e me lo ricordo come si ricordano le cose che cambiano il metro con cui guardi il mondo. Quando Piero e Andrea, due dei miei compagni abituali di cordata, mi hanno proposto di salirlo con loro, l’impazienza mi ha accompagnato per tutta la preparazione, quella fisica e quella mentale, che serve davvero per affrontare una vetta di quota.

In questa guida ti racconto com’è andata, ma soprattutto ti lascio tutto quello che serve per organizzarti: dove si trova esattamente il Castore, perché si chiama così, la via normale con la sua difficoltà reale, l’itinerario in due giorni con base al Rifugio Quintino Sella al Felik, e quando conviene andare. È uno dei quattromila più accessibili del Rosa, ma resta alta montagna: si sale in sicurezza, non in leggerezza.

La cresta sommitale del Castore (4226 m) nel gruppo del Monte Rosa
Salire il Castore (4226 m): via normale e itinerario in 2 giorni 9

In breve

Il Castore (4226 m) si sale per la via normale in 2 giorni, con base al Rifugio Quintino Sella al Felik (3585 m). Si parte da Staffal, in Valle di Gressoney: funivia e seggiovia fino al Colle di Bettaforca (2730 m), poi a piedi al rifugio (3h30′-4h). Il secondo giorno, di buon’ora, si sale sul ghiacciaio del Felik fino al Colle del Felik (4061 m) e per la cresta Sud-Est si raggiunge la vetta (circa 3h). Difficoltà EEA / PD: percorso su ghiacciaio con cresta esposta, da affrontare solo con guida alpina, CAI o persone molto esperte. Periodo: 15 giugno – 15 settembre.

Monte Castore, Punta Castore o Cima Castore: dove si trova e perché si chiama così

Monte Castore, Punta Castore, Cima Castore: sono tre nomi per la stessa montagna, un quattromila del Gruppo del Monte Rosa, sulle Alpi Pennine, al confine tra l’Italia e la Svizzera. Il Castore si trova lungo lo spartiacque che dal Breithorn conduce verso la Punta Dufour. Più nel dettaglio è incastonato tra il Polluce, dal quale lo separa il Passo di Verra, e il Lyskamm Occidentale, dal quale lo separa il Colle del Felik.

Il nome lo deve, insieme al vicinissimo Polluce, ai due gemelli della mitologia greca Castore e Polluce. Si narrava che Leda, la madre, li avesse concepiti nella stessa notte unendosi prima con Zeus e poi con il marito, il re spartano Tindaro: dall’unione con il dio nacque Polluce, immortale, da quella con Tindaro il mortale Castore. L’affetto fra i due era tale che, quando Castore morì, Polluce scelse di morire con lui. Due cime gemelle, una accanto all’altra, che si chiamano come i due fratelli inseparabili: è una di quelle coincidenze che in montagna sembrano scritte apposta.

Attenzione: non confondere il Castore del Monte Rosa con la “lampada Castore” o con la costellazione dei Gemelli. Quando cerchi informazioni per la salita, usa “Castore Monte Rosa” o “via normale al Castore”: eviti i risultati di tutt’altro genere.

La via normale al Castore: difficoltà, dislivello e tempi

La via normale al Castore è una salita alpinistica di difficoltà EEA / PD (Poco Difficile): non richiede arrampicata tecnica, ma si svolge in gran parte su ghiacciaio e si conclude su una cresta sommitale affilata ed esposta. Tradotto: serve saper progredire in cordata, usare ramponi e piccozza, conoscere i sistemi di sicurezza su ghiacciaio e saper riconoscere i crepacci. Per questo è un percorso da affrontare solo con guide alpine, con i gruppi del CAI o con persone davvero esperte di questo tipo di terreno.

Detto questo, il Castore è considerato uno dei quattromila più accessibili del Monte Rosa, spesso il primo che si affronta: l’itinerario è logico, ben tracciato nella stagione giusta e con un dislivello distribuito su due giorni. Il primo giorno si sale dal Colle di Bettaforca (2730 m) al rifugio (3585 m), circa 850 metri di dislivello; il secondo, dal rifugio alla vetta (4226 m), poco più di 640 metri sul ghiacciaio e in cresta.

Scheda tecnicaDato
Quota vetta4226 m
Valle di accessoVal di Gressoney (Staffal)
Punto d’appoggioRifugio Quintino Sella al Felik (3585 m)
Tipo di viaVia normale
Tipo di percorsoTraccia su ghiacciaio + cresta
DifficoltàEEA; PD
Giorni di trekking2
AttrezzaturaDa alta montagna in ambiente innevato (ramponi, piccozza, imbrago, corda)
Periodo consigliato15 giugno – 15 settembre

Salire il Castore con una guida alpina

Se non hai esperienza di progressione su ghiacciaio, il modo giusto per salire il Castore è affidarti a una guida alpina del Monte Rosa: in genere la salita è organizzata in due giorni con notte al rifugio, materiale tecnico fornito e gruppi piccoli.

Il Rifugio Quintino Sella al Felik: dormire a 3.585 metri

Il Rifugio Quintino Sella al Felik è la base della salita: sorge a 3585 metri, su un pianoro ai margini del ghiacciaio del Felik, ed è il punto da cui si parte all’alba per la vetta. È confortevole e ben gestito, con servizio di mezza pensione (cena e colazione), ed è uno dei rifugi più frequentati del versante di Gressoney: nei fine settimana d’agosto si riempie, quindi la prenotazione è di fatto obbligatoria.

Il Rifugio Quintino Sella al Felik a 3585 metri, base per la salita al Castore
Salire il Castore (4226 m): via normale e itinerario in 2 giorni 10

Per arrivarci, dal Colle di Bettaforca si segue il segnavia n° 9 fino al passaggio più bello del primo giorno: una lunga ed esile cresta rocciosa a circa 3400 metri, con panorami che nelle giornate limpide arrivano fino al Monviso, attrezzata con canaponi e cavetti metallici a cui ci si assicura con l’imbrago. Da lì, in una quarantina di minuti, si è al rifugio, proprio sotto il Colle del Felik e la cresta sommitale del Castore.

Info pratica: il rifugio è aperto in genere da metà giugno a metà settembre. Prenota con anticipo per i weekend di luglio e agosto e indica sempre se hai esigenze alimentari. Per date di apertura, tariffe della mezza pensione e disponibilità verifica sul sito ufficiale del Rifugio Quintino Sella al Felik: le condizioni cambiano di stagione in stagione.

Giorno 1: da Staffal al rifugio per il Colle di Bettaforca

Il viaggio comincia a Gressoney-La-Trinité e sale fino a Staffal, dove la strada che risale tutta la valle termina in un enorme parcheggio: è qui che gli alpinisti lasciano l’auto e prendono gli impianti. Davanti a noi, imponente, il fronte del massiccio del Monte Rosa con alcune delle sue vette epiche. Confesso che la prima volta, arrivando lì con Piero e Andrea, ho sentito una morsa alla bocca dello stomaco: il rispetto profondo per qualcosa che è davvero più grande dell’essere umano.

Staffal, in Valle di Gressoney: partenza degli impianti per la salita al Castore
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Sopra il parcheggio partono due funivie. Una corre veloce sulla destra, verso il Passo dei Salati e Punta Indren, da dove si prosegue per la Capanna Gnifetti e la Capanna Regina Margherita, il rifugio più alto d’Europa a 4554 metri. L’altro ramo, il nostro, sale ripidissimo verso sinistra in direzione del Colle di Bettaforca. Scesi dalla funivia si prende una seggiovia che, dopo un lungo tratto panoramico, porta al Colle di Bettaforca (2730 m): da qui inizia il trekking vero e proprio.

Si parte molto lentamente, per dare al corpo il tempo di acclimatarsi alla quota. L’ambiente è quasi lunare, fra sfasciumi, pietre e grandi massi: senza attendere molto ci si imbatte in gruppi di stambecchi, eleganti e fieri. Con passo corto e lento, quello che i tibetani chiamano kalipè come ricorda Reinhold Messner, si raggiungono la Bettolina Inferiore (2906 m) e poi la Bettolina Superiore (3131 m). Da qui il percorso si fa più delicato ma resta ben segnato; fino a tutto giugno si può trovare ancora innevamento, con traccia ben visibile. Dopo circa tre ore dal colle si arriva al passaggio più avvincente: la cresta attrezzata a 3400 metri, e quindi al rifugio. In tutto, dall’inizio del trekking, circa 3h30′ – 4h.

Consiglio: non sottovalutare l’acclimatamento. Il primo giorno cammina piano davvero, bevi spesso e ascolta il corpo: un leggero mal di testa è normale in quota, ma è il segnale per rallentare, non per spingere. Arrivare al rifugio riposati fa la differenza sulla salita del giorno dopo.

Panorama a 360 gradi dal Rifugio Quintino Sella al Felik sul gruppo del Monte Rosa
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Giorno 2: dal rifugio alla vetta per il Colle del Felik

La sveglia del secondo giorno è verso le quattro: fuori è ancora notte e dalle finestrelle del rifugio si intravedono, in lontananza, le luci della Capanna Margherita, dove nello stesso momento altri alpinisti si stanno preparando. Si comincia con la “vestizione”: imbrago, ramponi e preparazione accurata della cordata. Prima che albeggi si attacca il ghiacciaio del Felik, proprio dietro il rifugio, in dolce salita sotto il cielo stellato.

La traccia di solito è ben evidente, ma può cambiare a seconda dell’innevamento e dell’apertura dei crepacci, sempre presenti a ogni cambio di pendenza. In circa un’ora si arriva alla crepacciata terminale; superata con attenzione, il percorso sale ripido a destra e poi, con uno stretto tornante, a sinistra. In una quarantina di minuti si è al Colle del Felik (4061 m): i 4000 metri sono superati.

Il Colle del Felik a 4061 metri, lungo la via normale al Castore
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La leggenda della città di Felik

Non sempre i ghiacciai hanno coperto gli alti colli del Rosa. Numerose leggende raccontano di pascoli, campi e città là dove oggi c’è solo ghiaccio. Una di queste è la città di Felik, che sarebbe sorta sulla destra delle morene del Ghiacciaio del Lys, alla testata della Valle di Gressoney. Favorita dai traffici con il vicino Vallese, era così prospera da aver dimenticato il rispetto per Dio: fu punita con un inverno lunghissimo che la seppellì per sempre. Si narra che ancora oggi le anime dei suoi abitanti vaghino fra i ghiacciai del Rosa, in cerca di salvezza.

Dal colle si prosegue verso sinistra. Sulla destra, oltre l’altopiano ghiacciato, si stagliano i tre Lyskamm. Superato l’ultimo pendio verso Punta Felik si raggiunge la cresta Sud-Est del Castore: elegante, sinuosa, bellissima, e da prendere con la massima attenzione per l’esposizione e i tratti affilati. Qualche passo in lieve discesa aumenta il senso del vuoto; poi, con un ultimo sforzo in dolce salita, ecco la vetta del Castore.

In vetta al Castore a 4226 metri, panorama sulle Alpi Pennine
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Dalla cima il panorama è di rara bellezza: davanti, quasi in linea retta, il Polluce, la Roccia Nera, il gruppo dei Breithorn e, in lontananza, l’inconfondibile Cervino; sulla destra, a perdita d’occhio, le Alpi svizzere del Vallese. Sono passate circa tre ore dal rifugio. Una breve sosta, il tempo di condividere l’emozione con i compagni, e si riscende. In discesa, una volta nella zona dei crepacci, serve attenzione doppia: verso le 11, con il sole alto, la neve è molle e i ponti sui crepacci meno stabili. Poi il ritorno al Colle di Bettaforca, giusto in tempo per l’ultima corsa di seggiovia e funivia verso Staffal.

Ritrovarsi su un ghiacciaio in alta quota ti fa sentire piccolo piccolo, un granello detritico nell’immenso proscenio della natura.

Il Naso del Lyskamm e gli altri 4000 del Monte Rosa

Dalla vetta del Castore lo sguardo corre subito ai vicini, e quasi tutti sono quattromila. Il più imponente è il Lyskamm, con le sue tre punte (Occidentale, Centrale e Orientale) e la celebre cresta che le unisce: è qui che si trova il famigerato Naso del Lyskamm, uno dei tratti più impegnativi e ammirati del Rosa, riservato però ad alpinisti esperti e ben distante, per difficoltà, dalla via normale al Castore. Accanto, il Polluce, il gemello che dà il nome alla coppia, anch’esso meta di una via normale frequentata.

Guardando verso il versante di Gressoney si riconoscono la Punta Gnifetti con la Capanna Regina Margherita, il Naso del Lyskamm e, più in là, la Punta Dufour, la cima più alta del massiccio. Verso la Svizzera, invece, si apre il mondo dei ghiacciai svizzeri del Vallese, con il Cervino a dominare l’orizzonte. Il Castore, in mezzo a tutto questo, è spesso la porta d’ingresso: il quattromila da cui si comincia a conoscere il Rosa.

I quattromila del Monte Rosa visti dalla cresta del Castore
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La mappa dell’itinerario

Ecco la mappa del percorso, da Staffal al Colle di Bettaforca, su al Rifugio Quintino Sella al Felik e infine in vetta al Castore per il Colle del Felik.

Mappa dell'itinerario di salita al Castore dal Rifugio Quintino Sella al Felik
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Info essenziali

  • Come arrivare: in auto fino a Staffal (Gressoney-La-Trinité), poi funivia e seggiovia per il Colle di Bettaforca.
  • Quando andare: 15 giugno – 15 settembre; condizioni migliori in luglio e agosto, con neve assestata.
  • Durata: 2 giorni (giorno 1: 3h30′-4h al rifugio; giorno 2: circa 3h alla vetta più la discesa).
  • Dove dormire: Rifugio Quintino Sella al Felik (3585 m), mezza pensione, prenotazione obbligatoria.
  • Difficoltà: EEA / PD, ghiacciaio e cresta esposta: solo con guida alpina, CAI o alpinisti esperti.
  • Attrezzatura: ramponi, piccozza, imbrago, corda e abbigliamento da alta montagna.

Domande frequenti sul Castore

Quando si può salire il Castore?

Il periodo consigliato va dal 15 giugno al 15 settembre, quando il Rifugio Quintino Sella al Felik è aperto e il ghiacciaio è praticabile. Le condizioni migliori sono in genere luglio e agosto, con neve assestata. Verifica sempre il bollettino e le condizioni del momento prima di partire.

Quanto è difficile il Castore?

La via normale ha difficoltà EEA / PD (Poco Difficile): non è una salita tecnica di arrampicata, ma si svolge su ghiacciaio e si conclude su una cresta sommitale esposta. Richiede esperienza di progressione in cordata, uso di ramponi e piccozza e gestione dei crepacci. È considerato uno dei quattromila più accessibili del Rosa, spesso il primo, ma resta alpinismo a tutti gli effetti.

Quanto dura la salita al Castore?

Si sale in due giorni. Il primo giorno, dal Colle di Bettaforca al rifugio, servono circa 3h30′-4h. Il secondo giorno, dal rifugio alla vetta per il Colle del Felik, circa 3 ore di salita, a cui aggiungere la discesa fino agli impianti.

Serve la guida alpina per il Castore?

Sì, se non hai esperienza di alta montagna e di progressione su ghiacciaio. Il percorso attraversa un ghiacciaio con crepacci e una cresta esposta: va affrontato con una guida alpina, con i gruppi del CAI o con compagni molto esperti e adeguatamente attrezzati.

Dove si dorme per salire il Castore?

La base è il Rifugio Quintino Sella al Felik, a 3585 metri, ai margini del ghiacciaio del Felik. Offre la mezza pensione ed è molto frequentato in estate: la prenotazione è di fatto obbligatoria, soprattutto nei weekend di luglio e agosto.

Il Castore è adatto come primo quattromila?

È uno dei quattromila del Monte Rosa più indicati per chi affronta la prima vetta di quota, grazie all’itinerario logico e al dislivello distribuito su due giorni. Resta comunque una salita su ghiacciaio in alta montagna: la prima volta è bene farla accompagnati da una guida o da alpinisti esperti.

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