A maggio, sui pendii del Monte Croce, succede una cosa che chi frequenta le Alpi Apuane aspetta tutto l’inverno: i prati sotto la vetta si coprono di narcisi, a migliaia, tanto che da lontano sembrano neve tardiva. Qui in Alta Versilia tutti li chiamano giunchiglie, e con quel nome li cercano; il fiore però è il narciso dei poeti, e il nome giusto conviene saperlo, perché è quello che si trova sulle carte e sui cartelli del Parco.
Ci siamo saliti io e Vasco il 13 maggio 2018, nella giornata che il CAI dedicava ai cammini nei parchi, partendo da Stazzema e salendo per la Foce delle Porchette e la Fonte del Pallino. Quella che segue è la relazione di quella gita, rifatta con i dati che contano oggi; e il primo dato da dire è che da allora i sentieri hanno cambiato numero, quindi chi ha in mano una cartina vecchia o la nostra prima versione di questo pezzo trova numeri diversi da quelli scritti sui cartelli. Per inquadrare il resto del territorio, dal mare ai paesi di montagna, c’è la nostra guida ai sette comuni della Versilia.
In breve
I narcisi del Monte Croce (1.314 mt s.l.m., comune di Stazzema, Alpi Apuane) sono Narcissus poeticus, localmente detti giunchiglie, e fioriscono indicativamente da fine aprile a metà maggio, con la data che cambia da un anno all’altro. La via classica parte sopra Stazzema: sentieri CAI 116 e 118 fino alla Foce delle Porchette (982 mt), poi il 108 con un breve tratto attrezzato a catena fino alla Fonte del Pallino (1.076 mt) e da lì la vetta in circa 40′. Circa 2h30′ – 3h di salita, difficoltà E con tratto attrezzato. Raccogliere i fiori è vietato nel Parco. Si sale gratis, con la propria auto fino all’inizio dello sterrato.

Narcisi o giunchiglie? Il fiore del Monte Croce
Il fiore che copre i prati del Croce è il narciso dei poeti, Narcissus poeticus: petali bianchi, una corona corta e gialla al centro, con l’orlo sottile di un rosso acceso che si vede solo da vicino. In Alta Versilia, in Garfagnana e in buona parte della Lucchesia lo si chiama da sempre giunchiglia, e anche la legge regionale toscana sulla flora mette i due nomi uno accanto all’altro («Narciso, Giunchiglia»).
Attenzione: per i botanici e per i vivai la giunchiglia è un’altra pianta, il Narcissus jonquilla, gialla e coltivata nei giardini. Chi cerca informazioni sulla fioritura del Monte Croce con la parola «giunchiglie» trova soprattutto bulbi in vendita e schede di giardinaggio; con «narcisi» trova le escursioni.

Una cosa va detta subito, perché il colpo d’occhio la fa dimenticare: i narcisi non si raccolgono. Dentro il territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane è vietata la raccolta di qualsiasi specie vegetale spontanea; e anche fuori dal Parco la normativa regionale limita i narcisi a dieci steli per persona al giorno. Su un prato dove in una domenica di maggio passano centinaia di persone, la regola pratica è una sola: si guardano, si fotografano, e si cammina sul sentiero senza allargarsi nel prato.
Quando fioriscono i narcisi sul Monte Croce
La fioritura comincia a fine aprile e di solito dà il meglio nella prima metà di maggio; le fonti locali non sono d’accordo fra loro sulla data esatta, e hanno ragione tutte, perché dipende dall’inverno che c’è stato, dalla neve rimasta sui versanti e dalle prime settimane di caldo. Noi, il 13 maggio 2018, l’abbiamo trovata al culmine. In quota, sui prati più vicini alla vetta, i fiori arrivano qualche giorno dopo rispetto ai pendii più bassi.
Consiglio: la data giusta non la dice nessun calendario. Ogni anno, nelle settimane della fioritura, le guide ambientali e le sezioni CAI della zona organizzano uscite «ai narcisi» e ne pubblicano le date: quando cominciano a comparire, i prati del Croce sono pronti.

Come arrivare all’attacco del sentiero, sopra Stazzema
Si sale verso Stazzema da Pontestazzemese. Poco prima di arrivare al paese una deviazione sulla destra, su strada asfaltata, indica il Rifugio Forte dei Marmi: la strada, in leggera salita e sempre più stretta, dopo un paio di chilometri diventa uno sterrato. Quando lo sterrato si fa meno praticabile (nel 2018 c’era una sbarra, e chi l’ha percorso di recente la segnala ancora) si lascia l’auto e si prosegue a piedi, zaino in spalla.
Info pratica: nelle domeniche di fioritura gli spazi lungo lo sterrato si riempiono presto, e il Comune di Stazzema ha introdotto la sosta a pagamento in alcune aree del capoluogo. Occorre arrivare di buon mattino e lasciare l’auto dove non intralcia il passaggio: lo sterrato serve anche a chi lassù ci vive.
Il Rifugio Forte dei Marmi, all’Alpe della Grotta, intorno agli 865 mt s.l.m., è della sezione CAI di Forte dei Marmi ed è il punto di appoggio della zona; ma in auto non ci si arriva, e soprattutto il calendario va guardato bene: è aperto tutti i giorni solo dal 15 giugno al 15 settembre, mentre nel resto dell’anno apre nei festivi e prefestivi. In piena fioritura, quindi, lo si trova aperto soltanto nel fine settimana.
Il sentiero dei narcisi: dalla Foce delle Porchette alla vetta
Si cammina sulla strada sterrata che, tornata più regolare, con ampi tornanti porta a una piazzola in mezzo al bosco (30′ circa dall’auto). Da qui partono diversi sentieri: si imbocca quello in salita che porta a Casa Giorgini, il casolare in mezzo al bosco dove i proprietari vivono tutto l’anno, allevano animali e da anni danno da mangiare e da dormire ai trekkers (nel catasto CAI è il sentiero 106, che nel 2018 era il 5A).
Oltre Casa Giorgini il sentiero guadagna rapidamente quota, poi continua con dolci saliscendi nel bosco di carpini neri. Sulla destra, imponente, la parete Nord del Procinto con la Cresta dei Bimbi, ritrovo degli appassionati di arrampicata; a sinistra, oltre il bosco, la Pania della Croce, la Regina delle Apuane, e il Monte Corchia ci osservano in silenzio. Nella zona della Fonte di Moscoso si arriva a un bivio: a sinistra il sentiero 116 prosegue per la Foce di Petrosciana, a destra il 118 sale alla Foce delle Porchette. Si prende quest’ultimo, che in circa 30′ di ripidi tornanti porta alla Foce (982 mt s.l.m.); lì si trova la consueta «marginetta», la costruzione in pietra che in origine dava riparo a chi passava e che custodisce, di solito, un bassorilievo in marmo bianco con un’immagine sacra.
Attenzione: nel 2018 questi sentieri si chiamavano 6 e 8, e così li avevamo scritti. Con il riordino della sentieristica apuana il 6 è diventato il 116 e l’8 il 118; il 108 ha conservato il suo numero. Sul terreno possono convivere ancora segnavia vecchi e nuovi: in caso di dubbio vale l’elenco ufficiale del CAI.
Ormai, lungo il percorso, è un brulicare di escursionisti di tutte le età; quel giorno incontriamo anche una comitiva del CAI Viareggio che accompagna i ragazzi dell’alpinismo giovanile, e penso a questi amici istruttori, al tempo che dedicano ai ragazzi per offrire loro esperienze di vita semplici e così formative.

Il tratto attrezzato delle Scalette
Dalla Foce delle Porchette si prosegue sul sentiero 108, che in circa 15′ porta al passaggio più delicato della giornata, quello che il CAI chiama le Scalette: per alcune facili roccette il sentiero risale sulla sinistra una stretta e profonda fessura nella roccia, con l’aiuto di una catena metallica nei punti più esposti. Quel giorno la roccia è bagnata e dunque scivolosa, e procediamo con molta attenzione.
Attenzione: sulla classificazione di questo tratto gli elenchi ufficiali del CAI non dicono la stessa cosa. Quello del 2025 dà il 108 come E con breve tratto attrezzato; quello precedente, del 2020, lo classificava EEA, cioè per escursionisti esperti con attrezzatura. Il passaggio è corto e la catena c’è, ma è un passaggio vero: con la roccia bagnata, con i bambini o per chi non è abituato a usare le mani, chi è alle prime armi può affrontarlo con un kit da ferrata e qualcuno che sappia usarlo. In alternativa, la salita da Palagnana descritta più sotto lo evita del tutto.
Dalla Fonte del Pallino al Monte Croce
Terminato il tratto impegnativo, eccoci alla Fonte del Pallino, a 1.076 mt s.l.m.: una bella radura di prati verdi, con un palo di cartelli indicatori che è il crocevia della zona. Il cartello del CAI, quando ci siamo passati, dava il Monte Croce a 40′ e il Termine a 50′; noi seguiamo il segnavia per il Croce, ancora sul 108. Dopo circa 15′ dalla Fonte, in prossimità di alcune roccette, si stacca sulla sinistra il sentiero che, in un’altra mezz’ora di salita ben tracciata, porta in vetta.

È lungo questa salita che lo spettacolo si fa superlativo: la scena è rubata dal verde dei prati e dal bianco delle migliaia di narcisi in fiore. Noi, a dire il vero, preferiamo i silenzi e l’intimità della montagna; ma oggi va benissimo così, perché mette ottimismo incontrare tante persone affascinate dalla natura e disposte a una piccola fatica prima del meritato riposo.

«La montagna è fatta per tutti, non solo per gli alpinisti: per coloro che desiderano il riposo nella quiete come per coloro che cercano nella fatica un riposo ancora più forte.» Guido Rey
Ecco, ora siamo in vetta al Croce, a 1.314 mt s.l.m., e incontriamo altri amici che non vedevamo da tempo: è davvero una festa. I prati, tutto intorno, sono disseminati di un’infinità di punti bianchi; oggi, penso, la montagna sembra una tela di Monet!

La discesa per il Termine, fra globularie e genziane
Decidiamo di scendere dal versante sud-est del Croce, circa due ore e mezza per tornare all’auto: una lunga e bella «cavalcata» fino al Termine di Palagnana (o Colle delle Baldorie, intorno ai 1.120 mt s.l.m.), in direzione del paese di Palagnana. Da lì, per il sentiero 108, si taglia la montagna a mezza costa, si ritorna alla Fonte del Pallino e poi, per la stessa via di salita, all’auto; il che vuol dire ripassare le Scalette in discesa, e va messo in conto.
Anche sulla via del ritorno, nel tratto del 108 fra il Termine e il Pallino, la natura dà il meglio di sé: ci imbattiamo nella fioritura della globularia, con i suoi capolini lilla fra le rocce (quella che cresce da queste parti è la globularia delle Apuane, specie endemica e protetta), e nell’azzurro della genziana verna, dal latino vernus, cioè primaverile; le leggende raccontano di cavalieri colpiti da incantesimi d’amore per la bellezza dei suoi fiori.


Le altre vie per vedere i narcisi
Quella da Stazzema non è l’unica salita al Croce, ed è la più impegnativa delle due classiche per via delle Scalette. L’altra parte da Palagnana, frazione di Stazzema sul versante della Garfagnana, a circa 750 mt s.l.m.: per il sentiero 135 si arriva al Termine e da lì ai prati sotto la vetta evitando le Scalette. Un’avvertenza, però: nel 2025 alcune frane hanno interrotto le strade che salgono a Palagnana, quindi prima di partire occorre verificare che siano percorribili. Chi arriva invece da Cardoso può prendere il 118 fino alla Foce delle Porchette e innestarsi lì sul percorso descritto sopra.
I narcisi, del resto, non fioriscono soltanto sul Croce. Una distesa simile si trova sopra Levigliani, fra il Padule di Fociomboli e il Puntato, ai piedi del Corchia; chi preferisce camminare in compagnia di una guida ambientale può farlo con l’anello guidato degli alpeggi apuani fra Isola Santa, Colle di Favilla e il Puntato, sei ore in gruppo ristretto, che passa dal Puntato. Al Monte Croce, invece, non esistono uscite che si prenotino online: si sale da soli o con le escursioni del CAI e delle guide della zona.
Altre escursioni nelle Apuane, con la guida
- Anello degli alpeggi apuani fra Isola Santa, Colle di Favilla e il Puntato: sei ore con una guida, fra gli alpeggi del versante garfagnino.
- Anello di Colonnata fra boschi e cave di marmo: tre ore, un classico delle Apuane sul versante di Carrara.
- Visita guidata all’Antro del Corchia, a Levigliani: la montagna vista da dentro, per una giornata di pioggia.
- La salita ai narcisi del Monte Croce: nessun prodotto prenotabile, si fa in autonomia o con le uscite del CAI.
Chi dalla Foce di Petrosciana volesse proseguire verso la Garfagnana scende a Fornovolasco, dove c’è la Grotta del Vento; per tutto il versante oltre lo spartiacque, borghi e valle del Serchio compresi, c’è la nostra guida a cosa vedere in Garfagnana. E chi alle Apuane di maggio preferisce quelle d’inverno, con piccozza e ramponi, trova la relazione del Canale Amoretti.

Dove dormire vicino a Stazzema
Per vedere i narcisi con la luce buona e senza la coda sullo sterrato conviene dormire a due passi dall’attacco, e la scelta naturale è la strada che sale da Pontestazzemese al capoluogo: da lì al bivio per il Rifugio Forte dei Marmi sono pochi minuti d’auto. Chi vuole dormire in quota trova il rifugio aperto, a maggio, nel fine settimana; e su come si prepara lo zaino per una giornata così abbiamo scritto un pezzo a parte, sullo zaino per il trekking in montagna.
Due indirizzi a Mulina di Stazzema, sulla strada per il sentiero
Le due strutture qui sotto sono state scelte sopra 8 di punteggio e con almeno cento recensioni, e sono le uniche della zona a reggere quella soglia. Stanno entrambe nella fascia media di prezzo, €€; cifre non ne scriviamo, perché sarebbero vecchie fra un mese.
- L’antico Asilo (€€): guest house in via Barbozzoni, a Mulina, fino a tre ospiti; è lungo la strada che sale a Stazzema, quindi la mattina si è all’attacco in pochi minuti.
- B&B Convivium (€€): bed and breakfast in via Guglielmo Marconi, sempre a Mulina, fino a quattro ospiti, comodo per una cordata di amici.
Il nostro trekking in breve
- Accesso: da Stazzema, deviazione per il Rifugio Forte dei Marmi, poi sterrato fino al parcheggio.
- Punto di appoggio: Rifugio Forte dei Marmi, CAI Forte dei Marmi, aperto tutti i giorni dal 15 giugno al 15 settembre, altrimenti nei festivi e prefestivi.
- Tipo di via: sentieri CAI 106, 116 e 118 fino alla Foce delle Porchette (982 mt), poi 108 fino alla Fonte del Pallino (1.076 mt) e al Monte Croce (1.314 mt); discesa per il Termine di Palagnana e ritorno per il 108.
- Difficoltà: E con breve tratto attrezzato a catena alle Scalette (EEA nell’elenco CAI del 2020).
- Tempi di percorrenza: 2h30′ – 3h in salita, circa 2h30′ per il ritorno.
- Periodo suggerito: da fine aprile a metà maggio per la fioritura dei narcisi, meglio nei giorni feriali.
- Raccomandazioni: scarponi con suola scolpita, perché le Scalette con la roccia bagnata scivolano; kit da ferrata per chi è alle prime armi; almeno un litro e mezzo d’acqua a testa; i narcisi non si raccolgono.
Domande frequenti sulla fioritura dei narcisi sul Monte Croce
Quando fioriscono i narcisi sul Monte Croce?
Indicativamente da fine aprile a metà maggio, con il culmine di solito nella prima metà di maggio. La data cambia da un anno all’altro in base all’inverno e alla neve rimasta sui versanti: il segnale migliore sono le uscite ai narcisi che guide e sezioni CAI della zona pubblicano ogni primavera.
Narcisi e giunchiglie sono la stessa cosa?
Sul Monte Croce sì, nel senso del nome: il fiore è il narciso dei poeti, Narcissus poeticus, che in Alta Versilia e in Garfagnana si chiama giunchiglia. Per i botanici però la giunchiglia vera è il Narcissus jonquilla, una specie gialla coltivata nei giardini.
Quanto è difficile salire al Monte Croce?
Da Stazzema è un’escursione di 2h30′ – 3h di salita, classificata dal CAI E con un breve tratto attrezzato a catena alle Scalette, fra la Foce delle Porchette e la Fonte del Pallino; l’elenco CAI del 2020 lo classificava EEA. Da Palagnana, per il sentiero 135 fino al Termine, si sale evitando le Scalette.
Si possono raccogliere i narcisi sul Monte Croce?
No. Nel territorio del Parco Regionale delle Alpi Apuane è vietata la raccolta di qualsiasi specie vegetale spontanea, e fuori dal Parco la normativa regionale toscana limita i narcisi a dieci steli per persona al giorno.
Dove si parcheggia per salire al Monte Croce?
Lungo lo sterrato che dalla deviazione per il Rifugio Forte dei Marmi, poco prima di Stazzema, sale verso Casa Giorgini; si lascia l’auto dove lo sterrato diventa meno praticabile. Nelle domeniche di fioritura gli spazi si riempiono presto, quindi conviene arrivare di buon mattino.