La villa di Orazio a Licenza

La scorsa estate ho avuto la possibilità di unire l’amore per la letteratura, l’interesse per l’archeologia e addirittura la passione per l’As Roma. Può sembrare strano, ma in un unico luogo, a non molti chilometri da Roma, sono riuscito a soddisfare tutte e tre le mie curiosità. Sfruttando una breve vacanza estiva con la mia famiglia a Orvinio, in provincia di Rieti, ho fatto visita alla Villa di Orazio, che si trova invece poco prima del paese di Licenza (in provincia di Roma).

Una veduta dall’alto della Villa di Orazio a Licenza

Inizialmente ero un po’ scettico nel portare con me anche i miei due figli, 8 e 5 anni: temevo si annoiassero. E invece, alla fine della fiera, anche loro si sono appassionati e addirittura divertiti.

Rovi di more salutano l’arrivo dei visitatori alla villa di Orazio

La villa di Orazio a Licenza, l’ingresso

L’accesso alla villa si trova in via Licinese grosso modo al civico 314. C’è un piccolo cartello ad indicare la strada, sulla sinistra andando verso il paese di Licenza: si può salire con l’auto e lasciare la macchina in uno spiazzale, prima di poter accedere all’area. Da lì si può salire a piedi: ci sono circa 2-3 cento metri di strada con sanpietrini.

Per cui, il primo consiglio è: se si vuole visitare il sito, meglio scarpe comode, magari da ginnastica. In ogni caso: evitare i tacchi. L’altro consiglio che posso dare, specie se si visita la villa in estate, è di portare con sé un po’ d’acqua, che sia una bottiglietta o una borraccia. Attorno e dentro il sito archeologico non ci sono punti ristoro e con il caldo e la camminata in salita, i bambini (e non solo loro) potrebbero aver bisogno di rinfrescarsi un po’. Anche un cappellino, per ripararsi dal sole, non sarebbe male. Il viale d’accesso infatti è abbastanza ombreggiato, ma la villa è completamente a cielo aperto. E d’estate, anche se ci troviamo a quasi 500 metri di altezza sul livello del mare, il sole picchia.

Villa di Orazio dove si trova

Ancor prima di arrivare alla villa, si trova la scusa con cui ho convinto i miei figli a seguirmi in questa breve gita. Le more. Se si sceglie il periodo di fine agosto per visitare la villa di Orazio a Licenza, non si potranno non notare, per tutto il percoso che conduce ai ruderi, i rovi che costeggiano il viale. E, nel mezzo, le magnifiche bacche rosse o nere. Con un po’ di attenzione alle spine qua e là se ne riesce a cogliere qualcuna. Dolcissime. E così, mora dopo mora, i bambini, incuranti del sole e del caldo e della salita, sono arrivati fino in cima. E per loro era già festa.

Chi ben comincia è a metà dell’opera

La villa di Orazio a Licenza

Prima di proseguire però vorrei anche far capire perchè mi incuriosiva tanto visitare quel luogo.

Carpe Diem

Avete presente l’espressione Carpe Diem? E Chi comincia è a metà dell’opera? E quella Quante sono le teste al mondo, altrettanti sono gli interessi? O, ancora, Pensa che ogni giorno può essere l’ultimo?

Beh, queste sono solo alcune delle frasi più celebri dei componimenti poetici di Orazio, o meglio di Quinto Orazio Flacco, che in questa villa tracorse una buona parte della sua vita. Il mio amore per la letteratura (anche se non, nello specifico, dei poeti latini) non poteva non portarmi qui. Molte le frasi, estrapolate dalle poesie di Orazio, che nella storia sono diventate celebri. Qui ne trovi alcune.

Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma

Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma

Ma ho detto anche che la mia passione per il calcio c’entra qualcosa… in effetti una delle frasi che spesso mi ripeto, per me, romano che da anni vive in Toscana, è: Tu non vedrai nessuna cosa al mondo maggior di Roma. Anche questa è sì una locuzione nata dalla penna del poeta Orazio. Ma per me, rimarrà sempre anche lo striscione a caratteri cubitali apparso sotto ad una delle più belle coreografie della curva sud di Roma in occasione di un derby della Roma contro la Lazio: i giallorossi guidati da mister Capello si imposero per 4-1, con doppietta di Montella e doppietta di Delvecchio (era il novembre del 1999).

I resti della villa

Finalmente facciamo accesso alla villa vera e propria. L’edificio, che fu donato da Mecenate a Orazio, sorge su di un’area di 40 ettari: oltre alle costruzioni principali, facevano parte della donazione anche un bosco, i frutteti, gli oliveti e i terreni per il pascolo adiacenti. L’abitazione, di cui oggi resta solo il perimetro esterno molto ben conservato, era a un solo piano, con le stanze disposte intorno all’altrio, di forma quadrata, e che accoglievano l’impluvium. Alcune di esse presentano ancora oggi una pavimentazione a mosaico, con motivi geometrici in bianco e nero, molto belli da osservare.


Un grande quadriportico rettangolare con un giardino centrale, analogo a quello della Villa dei Papiri di Ercolano, costituiva invece l’elemento caratterizzante di questa villa. Alla fine del I secolo d.C. la villa venne completamente ristrutturata, con la realizzazione di un peristilio aperto sul panorama dei monti Lucretili e la trasformazione del piccolo balneum di cui era dotata in un vero e proprio impianto termale.

Sorge lungo il torrente Licenza, nella media valle del fiume Aniene, fra Tivoli e Subiaco. Orazio stesso, così come i suoi commentatori, nominano i luoghi presso la villa che sorgeva in un’ombrosa valle appartata fra monti ininterrotti: il mons Lucretilis, alle cui pendici la villa sorge, la non meglio precisata Ustica (probabilmente la stessa Licenza), il rivus Digentia (che oggi si chiama torrente Licenza), il Pagus Mandela (odierna Mandela), il vicus Varia (Vicovaro, paese famoso in tutto il Lazio per il suo pane). razio parla anche del tempio in rovina della dea sabina Vacuna (la romana Victoria), di cui un’epigrafe murata nel vicino paese di Roccagiovine documenta il restauro ad opera di Vespasiano.

Una veduta dall’alto della Villa di Orazio a Licenza

Del suo Sabinum Orazio menziona vigneti, campi arabili, prati, l’orto, un gregge e pascoli nei boschi. Talora, per modestia o vezzo letterario, lo sminuisce; doveva invece raggiungere un’estensione di circa 40 ettari, poiché era coltivato da otto schiavi sottomessi a un vilicus e abitato da cinque famiglie di coloni (ex proprietari del fondo stesso). Due vicini del poeta erano Cervius e Orbius. Altri nomi, come quello di Manius Naevius, si ricavano dai marchi impressi sui laterizi prodotti in piccole fabbriche locali.

La villa di Orazio a Licenza, mosaico

L’impianto termale è ancora ben visibile ancora oggi, con tutti i canali che fungevano da passaggio dell’acqua calda e fredda che andava a formare l’area termale. E, cosa che ha colpito i bambini, ci sono ancora le antiche sedute in pietra, dove gli ospiti potevano rinfrescarsi o rilassarsi al caldo delle terme, oppure fare i propri bisogni. Perfettamente conservata anche la piscina.

Il dono di Mecenate e gli scavi archeologici

La villa fu donata a Quinto Orazio Flacco da Mecenate nel 33 a.C. all’epoca dell’imperatore Augusto. Fu qui che il poeta si ritirò per godere della semplicità offerta dall’acqua chiara di quel fiumicello con i pochi iugeri di bosco dedicandosi alla filosofia, alla lettura, alla poesia. Per anni, anzi, per secoli gli storici cercarono l’antica Villa di Orazio, ormai dimenticata.

Una veduta dall’alto di Licenza

Acqua chiara di quel fiumicello con i pochi iugeri di bosco

Solo in tempi recenti un accurato riscontro con la toponomastica dell’antichità ha permesso di riportarne alla luce i resti. E il comune di Licenza, legata e orgogliosa delle proprie origini, ha valorizzato al meglio questi antichi reperti. Oggi, ad accogliere i visitatori, ci sono pannelli che spiegano le varie fasi che si sono succedute nella costruzione dell’edificio, e l’uso che ne veniva fatto. All’occorrenza ci si può anche avvalere di una guida locale, che accompagna i visitatori tra una stanza e un’altra.

(foto da Comune di Licenza)

Passeggiando tra un rudere e un altro ci si può immaginare, anche se ovviamente non abbiamo certezza di questo, il poeta che descrive le opere della natura nelle sue opere, semplicemente osservando il paesaggio attorno a sè.

Gli scavi archeologici, in questa zona, sono relativamente recenti: la prima fase prende avvio nel 1911, per poi ripartire di nuovo nel 1915. Una nova fase di scavi e ritrovamenti è invece praticamente dei giorni nostri: parte nel 1997 e di nuovo nel 2001. Sugli scavi, si possono trovare notizie utili sul sito della Sovrintendenza archeologica di Roma e Rieti.

In video della villa di Licenza

Sul sito turistico del comune di Licenza, si trova anche un bel video che mostra la villa in molti dei suoi aspetti

La villa di Orazio in video

Orari della villa

Per visitare la visita, chiusa con un cancello in metallo per evitare vandalismi e predoni, è preferibile chiedere conferma del fatto che sia aperta: si può chiamare direttamente la Sovrintendenza al numero 0774.330329. Altrimenti si può contattare la locale ProLoco al numero  0774.46629. Informazioni anche dal Comune di Licenza: 0774.46031.

Nel periodo primavera-estate in genere la si trova aperta, dal mattino all’orario del tramonto, tutti i giorni escluso il lunedì. L’ingresso alla villa è gratuito.

La villa di Orazio a Licenza
La villa di Orazio a Licenza

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