Il Belgio è il paese che quasi tutti attraversano e quasi nessuno visita. Ci si passa andando in Olanda, ci si fa scalo, ci si va per un weekend a Bruges e si torna a casa convinti di averlo visto. Noi ci siamo andati con l’idea opposta, cioè fermarci, e abbiamo costruito il viaggio attorno a una cosa che in Belgio non si può fare da nessun’altra parte al mondo: il giro delle abbazie trappiste, quelle vere, dove i monaci fanno ancora la birra dentro il monastero.
Ne è uscito un paese molto più vario di quanto immaginassimo: le città d’arte fiamminghe che tutti conoscono, ma anche le Ardenne con i castelli sopra i fiumi, una costa con le spiagge che nessuno si aspetta, e una capitale che ci ha sorpresi proprio perché ci arrivavamo con poche aspettative. In questa guida trovate le città da vedere e come sono diverse fra loro, le cinque abbazie trappiste e quali si visitano davvero, le Ardenne e la costa fiamminga, il nostro itinerario in auto giorno per giorno, e tutto quello che serve per organizzarlo: quando andare, come muoversi, dove dormire e quanto costa.
In breve
Il Belgio si visita bene in una settimana e si gira tutto in giornata: da Bruxelles si arriva a Gand, Anversa o Bruges in meno di un’ora di treno. Le città d’arte imperdibili sono Bruxelles, Bruges, Gand e Anversa; il tema che rende il paese unico sono le cinque abbazie trappiste (Chimay, Orval, Rochefort, Westmalle, Westvleteren), che però quasi mai si visitano dall’interno: si vive il loro mondo nei caffè e nei centri visitatori accanto. Fuori dalle città ci sono le Ardenne, verdi e con i castelli, e una costa di 67 chilometri percorsa da un unico tram. Serve l’auto solo per le abbazie e le Ardenne: per le città basta il treno.
Indice dell’Articolo
Belgio, cosa sapere prima di partire
La prima cosa che conviene capire del Belgio è che non è un paese omogeneo, ed è diviso in tre regioni che funzionano quasi come stati diversi. Le Fiandre, a nord, dove si parla neerlandese e dove stanno Bruges, Gand e Anversa. La Vallonia, a sud, dove si parla francese e dove stanno le Ardenne e quasi tutte le abbazie trappiste. E in mezzo la Regione di Bruxelles-Capitale, ufficialmente bilingue. C’è anche una piccola comunità germanofona all’estremo est, al confine con la Germania.
Questo ha una conseguenza pratica che si sente subito viaggiando: i cartelli cambiano lingua quando si passa il confine linguistico, e le città hanno due nomi. Mons in francese è Bergen in neerlandese, Anversa è Antwerpen e Gand è Gent. Se impostate il navigatore con il nome sbagliato per la regione in cui vi trovate, a volte non lo trova.
Info pratica: il Belgio è piccolo, ed è la sua caratteristica più utile per chi lo visita. Da Bruxelles si raggiungono Gand, Anversa, Bruges e Lovanio in meno di un’ora di treno, il che vuol dire che si può dormire sempre nello stesso posto e cambiare città ogni giorno. Le distanze diventano un problema solo per le abbazie e le Ardenne, che stanno sparse nella campagna vallona e vogliono l’auto.
Le città del Belgio da vedere
Le città sono la ragione per cui la maggior parte delle persone va in Belgio, e sono quattro quelle che meritano davvero il viaggio. Hanno caratteri molto diversi fra loro, e sceglierne una come base cambia parecchio il tipo di vacanza.
Bruxelles
Bruxelles è stata la sorpresa vera del nostro viaggio. Ci arrivavamo con l’idea della città di funzionari e palazzi europei, e invece è una capitale con un centro storico compatto e godibile, costruito attorno a una delle piazze più belle d’Europa: la Grand Place, circondata dalle case delle corporazioni con le facciate dorate, che di sera illuminata è uno spettacolo che vale da solo il viaggio.

Attorno alla piazza c’è tutto il resto, e si gira a piedi. Il Manneken Pis è a due minuti ed è molto più piccolo di come ve lo immaginate: cinquanta centimetri scarsi dietro una grata, con una folla davanti che lo fotografa. È probabilmente il monumento più sopravvalutato d’Europa e va visto proprio per questo, ma la parte davvero curiosa è che ha un guardaroba di centinaia di costumi, che gli vengono cambiati secondo un calendario ufficiale e che si vedono esposti al museo cittadino.
Sempre attorno alla Grand Place ci sono le Galeries Royales Saint-Hubert, uno dei primi passaggi coperti in vetro e ferro costruiti in Europa, che è il posto giusto per il cioccolato e per ripararsi quando piove (cioè spesso). Salendo verso il Mont des Arts si arriva ai musei reali e al Museo Magritte, che raccoglie la collezione più grande al mondo del pittore surrealista ed è il museo che consigliamo se ne dovete scegliere uno solo. Poco più in là c’è il quartiere del Sablon, con gli antiquari e le cioccolaterie storiche, e la chiesa di Notre-Dame du Sablon.
Bruxelles è anche la capitale mondiale del fumetto, e questo si vede camminando: ci sono oltre cinquanta murales dedicati ai personaggi del fumetto belga sparsi sui muri del centro, da Tintin a Lucky Luke ai Puffi, e un percorso segnalato che li collega. Il Centro Belga del Fumetto sta dentro un magazzino Art Nouveau progettato da Victor Horta, che è l’altro motivo per cui vale la pena: l’Art Nouveau è nata qui, e in città ci sono quattro case di Horta patrimonio UNESCO.
Fuori dal centro, raggiungibile in metro, c’è l’Atomium: l’edificio a forma di cella di cristallo di ferro ingrandita 165 miliardi di volte, costruito per l’Expo del 1958 e diventato il simbolo della città. Si sale nelle sfere e dall’alto si vede tutta Bruxelles. Ai suoi piedi c’è Mini-Europe, il parco con i monumenti europei in miniatura, che è una di quelle cose che sulla carta sembrano turistiche e con i bambini invece funzionano benissimo. E se avete tempo, il quartiere europeo con il Parlamento e il Parlamentarium si visita gratis ed è più interessante di quanto la parola “istituzioni” faccia pensare.
Consiglio: a Bruxelles mangiate le cozze con le patatine fritte, ma non in Rue des Bouchers, la stradina del centro dove i camerieri vi fermano per strada con il menu in mano. È la trappola per turisti più famosa della città. Bastano due isolati di distanza per pagare meno e mangiare meglio.
Bruges
Bruges è la città da cartolina del Belgio, e per una volta il cliché è meritato: il centro medievale è rimasto quasi intatto perché la città si è impoverita quando il porto si è insabbiato, ed è rimasta ferma per secoli mentre le altre si trasformavano. Il risultato è un centro storico patrimonio UNESCO fatto di canali, ponti in pietra e case a gradoni, con la piazza del Markt e il campanile del Belfort al centro.


È anche la città più turistica del paese, quindi il consiglio è di restarci a dormire: la differenza fra Bruges alle undici del mattino e Bruges alle otto di sera, quando i pullman sono ripartiti, è la differenza fra due città diverse. Abbiamo raccontato le tappe una per una nella guida su cosa vedere a Bruges, e se state pianificando come raggiungerla c’è anche il pezzo su come arrivare a Bruges.

Gand
Se Bruges è il museo, Gand è la città viva. Ha lo stesso impianto medievale, con i canali e le facciate delle corporazioni allineate lungo il Graslei, ma è una città universitaria e si sente: ci sono i bar, c’è movimento la sera, e i turisti sono molti meno. In mezzo al centro c’è il Gravensteen, il castello dei Conti delle Fiandre, che è un vero castello medievale con il fossato piantato dentro la città.


Nella cattedrale di San Bavone c’è l’Agnello Mistico dei fratelli Van Eyck, che è uno dei dipinti più importanti della storia dell’arte europea e anche l’opera d’arte più rubata di sempre: gli sono stati sottratti pannelli sei volte in sei secoli, e uno di questi, i Giudici Giusti, non è mai stato ritrovato e al suo posto c’è una copia. Il restauro degli ultimi anni ha riportato alla luce l’Agnello originale sotto le ridipinture del Cinquecento, con un’espressione così diversa e così umana da aver fatto il giro del mondo.
Il resto di Gand si gira a piedi in una giornata: la Graslei e la Korenlei, cioè le due rive del vecchio porto fluviale con le facciate delle corporazioni allineate, sono il punto in cui tutti si fermano al tramonto; il Belfort, la torre campanaria patrimonio UNESCO, si sale in ascensore; e il Gravensteen si visita con un’audioguida che è diventata famosa perché è comica, scritta e recitata da un attore fiammingo, ed è l’esatto contrario delle audioguide solenni a cui siamo abituati.
Gand è anche la città più interessante del Belgio per mangiare: è stata la prima al mondo a istituire un giorno vegetariano settimanale nelle mense pubbliche, e ha una densità di locali senza carne che non si trova altrove. Il che, in un paese di stufati e cozze, è una piccola stranezza che vale la pena raccontare.
Anversa
Anversa è la più grande delle città fiamminghe ed è quella con l’identità più contemporanea: è la capitale mondiale del commercio di diamanti, ha una scena della moda che conta davvero e un porto enorme. Ma ha anche la Cattedrale di Nostra Signora, che custodisce quattro opere di Rubens, e una stazione centrale che è considerata una delle più belle del mondo, tanto da essere soprannominata la cattedrale delle ferrovie. Ne abbiamo scritto seguendo le tracce del pittore nella nostra guida su Anversa.
Mechelen e Lovanio, le due che quasi nessuno mette in programma
Stanno entrambe fra Bruxelles e Anversa, si visitano in mezza giornata e sono quasi sempre fuori dagli itinerari. Mechelen ha un centro storico raccolto e la torre di San Rombaldo, che si sale per una vista su tutto il Brabante. Lovanio è la città universitaria più antica dei Paesi Bassi storici, ha un municipio gotico che sembra un merletto di pietra e, essendo piena di studenti, ha la vita notturna più vivace del paese in proporzione alla sua dimensione.
Cosa fare in Belgio
- La gita in barca sui canali di Gand, cinquanta minuti che sono il modo giusto di capire com’era costruita la città
- L’escursione in giornata da Bruxelles a Bruges e Gand, se avete poco tempo e nessuna voglia di guidare
- L’Atomium con il Museo del Design, che dall’interno è più interessante di quanto sembri da fuori
- Il laboratorio del Museo del Cioccolato di Bruxelles, che è la cosa più fatta con i bambini
Le abbazie trappiste e la birra belga
Questo è il motivo per cui siamo andati in Belgio, ed è la cosa che rende il paese diverso da qualsiasi altro. Le birre trappiste non sono uno stile di birra: sono una denominazione, che si può usare solo se la birra è prodotta dentro le mura di un monastero cistercense della stretta osservanza, sotto il controllo dei monaci, e se i profitti vanno all’abbazia o in beneficenza. Nel mondo sono poco più di una decina, e in Belgio ce ne sono cinque.
Attenzione: le trappiste belghe erano sei fino al 2021, poi Achel ha perso la certificazione perché non c’erano più monaci in numero sufficiente a garantirne la produzione. Molte guide e molte liste in rete la contano ancora, e continuano a parlare di sei trappiste belghe. Oggi sono cinque: Chimay, Orval e Rochefort in Vallonia, Westmalle e Westvleteren nelle Fiandre.
La delusione da mettere in conto, e che nessuno vi dice prima, è che le abbazie quasi mai si visitano. Sono monasteri abitati, non attrazioni: si entra al massimo nelle rovine o nei musei, mentre il chiostro e il birrificio restano chiusi. Quello che si fa davvero è andare nel caffè o nel centro visitatori accanto all’abbazia, e bere la birra nel posto in cui viene fatta. Che poi, una volta capito, è più bello di una visita guidata.


Ognuna ha una regola sua. Orval è l’unica dove si visita qualcosa di sostanzioso, perché accanto al monastero attivo ci sono le rovine dell’abbazia cistercense del Dodicesimo secolo, un museo e un giardino delle piante medicinali. Chimay ha l’Espace Chimay, che è il centro visitatori con la birreria. Rochefort si guarda da fuori. E Westvleteren è il caso estremo, perché la sua birra è considerata da molti la migliore del mondo e non si compra quasi da nessuna parte.


Info pratica: a Orval si visitano le rovine e il museo con un biglietto, che conviene prendere online sul sito ufficiale, mentre l’abbazia moderna resta chiusa perché ci vive la comunità dei monaci. Il sito non pubblica un listino consultabile, quindi la tariffa aggiornata la vedete al momento dell’acquisto: diffidate delle cifre che girano sui blog, perché sono di anni diversi e non combaciano fra loro.


Attenzione: a Westvleteren l’abbazia e il birrificio non sono aperti al pubblico, e la birra non si trova nei negozi. L’unico posto al mondo autorizzato a servirla e a venderla senza prenotazione è il caffè In de Vrede, proprio di fronte all’abbazia. Per comprarne una cassa bisogna invece prenotare sul negozio online dell’abbazia registrando la targa dell’auto con cui si andrà a ritirarla, e presentarsi nel giorno e nell’ora assegnati con il codice della prenotazione. Chi arriva sperando di comprarla sul posto torna a mani vuote.



Accanto alle trappiste ci sono poi le birre d’abbazia, che sono un’altra cosa: prodotte su licenza da birrifici commerciali, spesso ottime, ma senza i monaci dentro. Fra queste c’è Tongerlo, dove siamo passati anche per un motivo che non c’entra con la birra: nell’abbazia è conservata la copia più antica e fedele dell’Ultima Cena di Leonardo, dipinta quando l’originale era ancora integro, e per questo usata come riferimento nei restauri di Milano.



Abbiamo raccontato tutte le abbazie una per una, con come arrivarci e cosa si può vedere davvero in ciascuna, nella guida alle cinque abbazie trappiste del Belgio.
Le Ardenne e la Vallonia
Il sud del Belgio è il pezzo che quasi nessun italiano visita, ed è anche quello che somiglia meno all’idea che si ha del paese: niente città d’arte e niente pianura, ma colline boscose, fiumi incassati e castelli. Le Ardenne sono la destinazione dei belgi stessi per il fine settimana, e in autunno con il foliage sono notevoli.
Il posto simbolo è Bouillon, un paese stretto in un’ansa del fiume Semois con sopra la fortezza medievale che apparteneva a Goffredo di Buglione, quello che guidò la prima crociata e che vendette il castello per finanziare la spedizione. Il castello si visita ed è uno dei meglio conservati del Belgio, scavato in parte nella roccia.


Nelle Ardenne ci sono anche Dinant, incastrata fra la Mosa e una parete di roccia con la cittadella in cima, dove è nato Adolphe Sax e dove per questo i sassofoni sono dappertutto, e Bastogne, che per gli appassionati di storia è una tappa obbligata perché è il centro della battaglia delle Ardenne del dicembre 1944.
Consiglio: le Ardenne sono l’unica parte del Belgio dove l’auto serve davvero, e sono anche l’unica dove conviene non programmare troppo. Le strade fra Bouillon, Orval e Rochefort passano in mezzo ai boschi e ai paesi di pietra grigia, e la parte migliore è fermarsi dove capita invece di correre da un punto all’altro dell’elenco.
La costa fiamminga
Che il Belgio abbia le spiagge è una di quelle cose che sorprendono chiunque. La costa è lunga 67 chilometri, è tutta sabbia, ed è percorsa da un capo all’altro dal Kusttram, il tram costiero, che è una delle linee tranviarie più lunghe del mondo e collega tutte le località da De Panne, al confine francese, a Knokke-Heist, al confine olandese.

Non aspettatevi il Mediterraneo: il mare del Nord è freddo, il vento è una costante e le località hanno file di palazzoni anni Sessanta affacciati sulla sabbia. Ma è esattamente per questo che sono interessanti, perché sono spiagge da passeggiata e da vento, non da ombrellone. Knokke-Heist è la più elegante e ha accanto la riserva naturale dello Zwin, che è una zona umida importante per gli uccelli migratori. E dalla costa a Bruges ci si mette pochissimo, quindi si può infilare una mezza giornata di mare dentro un viaggio di città d’arte.
Il nostro itinerario in Belgio
Il giro che abbiamo fatto noi è stato costruito attorno alle abbazie, quindi in auto e partendo dal sud per risalire verso le Fiandre. È un itinerario che ha senso se il tema vi interessa: se invece volete solo le città d’arte, il treno è più comodo e conviene fare base a Bruxelles o a Gand.
Giorno 1, le Ardenne e le prime abbazie

Entrati dal sud, la prima tappa è stata l’abbazia di Rochefort, che si guarda da fuori, e poi Bouillon con il suo castello sopra l’ansa del fiume. Nel pomeriggio Orval, che è la più bella da visitare di tutte, con le rovine e il museo. È una giornata di guida fra i boschi con poche cose in programma e molto paesaggio.

Giorno 2, Chimay e la salita verso Bruges

Sosta a Chimay, che è la trappista più conosciuta in Italia, con l’Espace Chimay dove si assaggiano le birre e i formaggi dell’abbazia. Poi la risalita verso le Fiandre e l’arrivo a Bruges, che è il punto in cui il viaggio cambia completamente registro: dai boschi silenziosi della Vallonia al centro medievale più turistico del paese.


Giorno 3, la costa e Westvleteren

Giornata sulla costa fiamminga, con Knokke-Heist e la riserva dello Zwin, e poi la deviazione nell’entroterra per Westvleteren, che sta in mezzo alla campagna e che è il posto dove abbiamo capito che il viaggio delle abbazie non è una visita ma un pellegrinaggio laico: c’è solo il caffè davanti al monastero, e basta.

Giorno 4 e oltre, da Bruges ad Anversa passando per Gand

Da Bruges verso est con sosta a Gand, poi Anversa, e nei giorni successivi la discesa verso Bruxelles con le tappe di Tongerlo, per l’Ultima Cena, e di Mechelen. Il viaggio si è chiuso a Bruxelles, che avevamo messo in fondo pensando fosse la parte meno interessante e che invece è stata la sorpresa.
Quando andare in Belgio
Il Belgio ha un clima oceanico, il che in pratica significa che può piovere in qualsiasi mese e che le temperature non arrivano mai agli estremi. La stagione migliore va da aprile a settembre, con maggio e giugno che sono forse il compromesso ideale fra giornate lunghe, verde e turismo non ancora al massimo. Noi ci siamo andati ad aprile e abbiamo trovato le giornate già lunghe e le città vuote.
Luglio e agosto sono i mesi più affollati, soprattutto a Bruges. Dicembre è invece una stagione a sé, perché le città fiamminghe con i mercatini di Natale e le piste di pattinaggio sulle piazze medievali funzionano molto bene, e Bruxelles ha uno degli eventi natalizi più grandi d’Europa. In compenso fa freddo, piove e il buio arriva alle quattro del pomeriggio.
Consiglio: qualunque mese scegliate, mettete in valigia una giacca impermeabile e non un ombrello. In Belgio la pioggia arriva quasi sempre col vento, e l’ombrello si rivolta: lo capite guardando i belgi, che l’ombrello non ce l’hanno praticamente mai.
Come muoversi in Belgio
La regola è semplice: per le città il treno, per le abbazie e le Ardenne l’auto. La rete ferroviaria belga è fittissima e le distanze sono minime, quindi girare le quattro città d’arte in treno è più veloce ed è più economico che noleggiare. Le abbazie invece stanno sparse in mezzo alla campagna vallona, spesso senza fermate vicine, e senza macchina diventano un problema serio. Se il vostro giro comprende le abbazie o le Ardenne, conviene confrontare i noleggi prima di partire: ritirare l’auto in aeroporto a Bruxelles costa quasi sempre meno che prenderla in centro città a metà viaggio.
Info pratica: le ferrovie belghe (SNCB) vendono un Rail Pass da dieci viaggi a tratta libera su tutta la rete nazionale, che è la formula più conveniente se prevedete di spostarvi ogni giorno e che si può usare anche in più persone. Le tariffe cambiano di anno in anno e i prezzi che circolano sui blog non combaciano: prendetele dal sito ufficiale, che ha anche il calcolatore per la singola tratta.
Sulla costa c’è poi il Kusttram, che percorre tutti i 67 chilometri di litorale ed è un mezzo di trasporto normale, non un’attrazione turistica, con biglietti come quelli di un tram urbano. E nelle città, in particolare a Gand e ad Anversa, il modo più naturale di muoversi è la bicicletta: le piste ciclabili sono ovunque e i belgi le usano davvero.
Dove dormire in Belgio
In quale città fare base
- Bruxelles: la base più logica se vi muovete in treno, perché è il nodo da cui parte tutto e da cui si raggiungono le altre tre città in meno di un’ora. È anche la più economica delle quattro.
- Bruges: la scelta giusta se volete godervi la città quando i turisti in giornata se ne sono andati, che è il suo momento migliore. Costa di più e la sera è più tranquilla.
- Gand: il compromesso che consigliamo a chi ci chiede. Ha lo stesso fascino di Bruges ma è viva la sera, costa meno ed è centralissima rispetto a tutto il resto.
- Nelle Ardenne: solo se il viaggio è costruito sulle abbazie. Lì si dorme in paesi piccoli o in agriturismo, e serve l’auto per forza.
Quattro indirizzi fra Bruxelles e Bruges
Li abbiamo scelti nelle due basi più usate, tutti a pochi minuti a piedi dalla piazza principale, scartando le strutture sotto le soglie di punteggio e di numero di recensioni che usiamo per selezionarle.
- Hotel Le Quinze Grand Place Brussels (€): essenziale e affacciato direttamente sulla Grand Place, per chi vuole la posizione e non gli servono i servizi.
- Aris Grand-Place Hotel (€€): tre stelle a un passo dalla piazza, con camere fino a cinque posti, comodo per famiglie o gruppi.
- Martin’s Brugge (€€): a Bruges, dietro il Markt, in un edificio storico e con una delle posizioni migliori del centro.
- Relais & Châteaux Hotel Heritage (€€€): sempre a Bruges, dimora ottocentesca per chi vuole che l’albergo sia parte del viaggio.
Quanto costa un viaggio in Belgio
Il Belgio è più caro dell’Italia su quasi tutto, e conviene saperlo prima invece di scoprirlo al conto. Il ristorante è la voce che pesa di più: una cena normale, senza pretese, costa sensibilmente più che da noi, e le cozze con le patatine che sono il piatto simbolo del paese sono un piatto caro. La birra invece è sorprendentemente economica, anche quella buona, e il pranzo si risolve bene con la friterie, il chiosco delle patatine fritte che in Belgio è un’istituzione seria e non un ripiego.
L’alloggio segue la stessa logica delle altre capitali del nord Europa, con Bruges più cara delle altre tre città e Bruxelles che stranamente è la più conveniente, perché vive di clientela d’affari e nei fine settimana si svuota. I musei hanno prezzi nella media europea, e in diverse città esiste una city card che accorpa trasporti e ingressi: conviene solo se pensate davvero di entrare in tre o quattro musei, altrimenti no.
Consiglio: il cioccolato compratelo nelle chocolatier di quartiere e non nelle catene del centro, che a Bruxelles e a Bruges sono ovunque e costano il doppio per un prodotto industriale. Chiedete dove comprano i belgi: la risposta non è mai la vetrina sulla Grand Place.
Consiglio: il Belgio è nell’Unione europea, quindi con la tessera sanitaria TEAM le cure pubbliche urgenti sono coperte e un’assicurazione medica non serve come servirebbe fuori dall’UE. Quello che la TEAM non copre è il resto: annullamento del viaggio, bagaglio smarrito, e le cliniche private, che in Belgio sono molte. Se il viaggio è prenotato con mesi di anticipo, una polizza con annullamento costa poco e copre l’unica cosa che qui può davvero andare storta.
Il Belgio si abbina bene ai Paesi Bassi, che sono a un’ora scarsa di treno da Anversa: se avete qualche giorno in più, valgono la pena Amsterdam e i mulini a vento di Kinderdijk, che sono la cosa più olandese che esista.
Domande frequenti sul Belgio
Quanti giorni servono per visitare il Belgio?
Con una settimana si vede bene il paese: quattro o cinque giorni bastano per le città d’arte (Bruxelles, Bruges, Gand e Anversa), e servono due o tre giorni in più se volete aggiungere le Ardenne e il giro delle abbazie trappiste, che si fanno solo in auto. Per un primo assaggio bastano anche tre giorni con base a Bruxelles o a Gand, spostandosi in treno.
Qual è la città più bella del Belgio?
Bruges è la più scenografica ed è quella che tutti ricordano, con i canali e il centro medievale intatto patrimonio UNESCO. Ma è anche la più turistica: Gand ha lo stesso impianto storico ed è una città viva, con meno visitatori e più vita serale, e molti viaggiatori la preferiscono. Bruxelles sorprende chi ci arriva senza aspettative, e Anversa è la più contemporanea.
Quante sono le birre trappiste belghe?
Sono cinque: Chimay, Orval e Rochefort in Vallonia, Westmalle e Westvleteren nelle Fiandre. Fino al 2021 erano sei, ma Achel ha perso la certificazione trappista perché non c’erano più monaci sufficienti a garantire la produzione all’interno del monastero. Molte guide in rete la contano ancora e parlano di sei trappiste belghe.
Si possono visitare le abbazie trappiste in Belgio?
Quasi mai dall’interno, perché sono monasteri abitati e non attrazioni turistiche. L’eccezione è Orval, dove si visitano le rovine dell’abbazia cistercense e il museo. Nelle altre si va nel caffè o nel centro visitatori accanto al monastero: a Chimay c’è l’Espace Chimay, a Westvleteren il caffè In de Vrede, mentre Rochefort si guarda solo da fuori.
Come si compra la birra Westvleteren?
Bisogna prenotare sul negozio online dell’abbazia, registrando la targa dell’auto con cui si andrà a ritirarla, e presentarsi nel giorno e nell’ora assegnati con il codice della prenotazione. L’unico posto al mondo dove si può bere e comprare in quantità limitate senza prenotare è il caffè In de Vrede, davanti all’abbazia. Nei negozi non si trova.
Conviene noleggiare l’auto in Belgio?
Dipende da cosa volete vedere. Per le quattro città d’arte no: il treno è più veloce, più economico e i centri storici sono pedonali o difficili da parcheggiare. L’auto diventa indispensabile solo per le abbazie trappiste e per le Ardenne, che stanno nella campagna vallona spesso senza collegamenti ferroviari comodi.
Quando è il periodo migliore per andare in Belgio?
Da aprile a settembre, con maggio e giugno come compromesso migliore fra giornate lunghe e affollamento contenuto. Luglio e agosto sono i mesi più pieni, soprattutto a Bruges. Dicembre è una stagione a parte, molto bella per i mercatini di Natale nelle piazze medievali, ma con freddo, pioggia e buio dal tardo pomeriggio. Una giacca impermeabile serve in qualsiasi mese.