Quartieri di Tokyo: quali visitare e come sceglierli

Quando sono arrivato a Tokyo per restarci tre mesi, la prima cosa che ho cercato è stata il centro. Non l’ho trovato, e non perché mi fossi perso: a Tokyo il centro non esiste. Esistono decine di centri, uno per quartiere, ognuno cresciuto attorno alla propria stazione come una città a sé, con la sua stazione, il suo carattere, i suoi orari.

Ci ho messo settimane a capirlo, e quando l’ho capito ho smesso di girare Tokyo come si gira una capitale europea, saltando da un monumento all’altro. Ho cominciato a girarla per quartieri, che è l’unico modo in cui la città ha davvero senso. In questa guida trovate quali sono i quartieri di Tokyo che vale la pena vedere, cosa cambia dall’uno all’altro, quali si possono mettere nella stessa giornata perché stanno vicini, in quale conviene dormire e quali si trasformano completamente dopo il tramonto.

In breve

Tokyo è divisa in 23 quartieri speciali, ma quelli che interessano a un viaggiatore sono otto o nove, quasi tutti allineati sulla linea circolare Yamanote. I fondamentali: Shibuya e Harajuku per la Tokyo giovane, Shinjuku per i grattacieli e la vita notturna, Asakusa e Ueno per quel che resta della città di Edo, Ginza e Marunouchi per il centro elegante, Akihabara per l’elettronica, Odaiba per la baia. Servono almeno quattro giorni pieni, accorpando due o tre quartieri vicini al giorno. Per dormire, Shinjuku è il più comodo e Asakusa il più economico e tradizionale. Ci si muove solo con treno e metropolitana, con una carta prepagata Suica o Pasmo: l’auto a Tokyo non serve.

Tokyo non ha un centro: ha 23 quartieri e una linea circolare che li tiene insieme

Tokyo non è un comune unico ma una prefettura, divisa in 23 quartieri speciali che hanno ciascuno un proprio sindaco e una propria amministrazione. Detta così sembra un dettaglio burocratico, ma è la ragione per cui la città si comporta come si comporta: Shibuya, Shinjuku e Taito non sono zone di Tokyo nel senso in cui Trastevere è una zona di Roma, sono organismi autonomi che si sono sviluppati per conto proprio.

Ognuno è cresciuto attorno alla sua stazione ferroviaria, e questo spiega la forma della città. Dove passa un nodo di scambio importante ci sono i grattacieli, i grandi magazzini e le insegne; a trecento metri di distanza, dietro l’ultimo palazzo, comincia un tessuto di case basse dove non si sente più il rumore. È il salto più spiazzante di Tokyo, e capita continuamente.

A tenere insieme il tutto c’è la linea Yamanote, l’anello ferroviario che collega 30 stazioni girando attorno al centro in circa un’ora. Quasi tutti i quartieri di questa guida stanno su quell’anello o a una fermata di distanza, e questa è la vera chiave per organizzare le giornate: non si sceglie cosa vedere guardando una mappa dei monumenti, si sceglie guardando dove ferma la Yamanote.

Consiglio: la prima volta che prendete la Yamanote, fatela tutta. Un giro completo costa il prezzo di una corsa singola, dura poco più di un’ora e vi fa capire la geografia della città meglio di qualsiasi cartina: vedete i grattacieli di Shinjuku, poi il verde di Yoyogi, poi i palazzi di Shibuya, poi la zona bassa a est. Io l’ho fatto la seconda settimana e ho smesso di sbagliare direzione.

Quale quartiere di Tokyo fa per te

Prima dei singoli quartieri, una tabella per orientarsi. La colonna che conta davvero è l’ultima: a Tokyo lo stesso quartiere cambia natura a seconda dell’ora in cui ci si va, e sbagliare momento significa vederne la metà meno interessante.

QuartiereChe cos’èQuando andarci
Shibuyal’incrocio, i negozi, la Tokyo giovanedopo il tramonto, quando i neon si accendono
Harajukumoda di strada, santuario Meiji, parco Yoyogimattina presto per il santuario, pomeriggio per le vie
Shinjukugrattacieli, uffici, vicoli e localitramonto dall’osservatorio, poi sera nei vicoli
Asakusail tempio più antico, artigianato, atmosfera di Edopresto la mattina, prima dei gruppi
Uenoil grande parco, i musei, i santuari nascostimattina, e in primavera per i ciliegi
Ginzalusso, architettura contemporanea, teatro kabukiweekend pomeriggio, quando chiudono le strade al traffico
Akihabaraelettronica, manga, videogiochipomeriggio e sera
Odaibala baia artificiale, i musei, le viste sul pontetardo pomeriggio, per il tramonto sul Rainbow Bridge
Yanaka e Nakameguroquartieri residenziali, poco turisticiqualsiasi ora, sono luoghi da passeggiata lenta

Shibuya e Harajuku: la Tokyo che tutti hanno in mente

Shibuya è il quartiere delle immagini che avete già visto: l’incrocio pedonale dove a ogni verde attraversano centinaia di persone contemporaneamente senza mai urtarsi, gli schermi giganti sulle facciate, la statua del cane Hachiko davanti all’uscita della stazione, che è il punto in cui tutta Tokyo si dà appuntamento. È anche il posto dove ho capito cosa intendono i giapponesi per caos ordinato: sembra ingestibile, e invece ha una regola sotto, e quando la intuisci tutto si mette a posto.

Per vedere l’incrocio dall’alto ci sono due modi. Quello gratuito è il primo piano dello Starbucks del Tsutaya, che affaccia direttamente sull’attraversamento ed è pieno a ogni ora. Quello a pagamento è Shibuya Sky, la terrazza aperta a 229 metri sopra la città, in cima allo Shibuya Scramble Square: il biglietto online per adulti costa 2.700 yen fino alle 15 e 3.400 yen dalle 15 in poi, mentre alla cassa il giorno stesso sale rispettivamente a 3.000 e 3.700 yen, ammesso che ci siano ancora posti. Le fasce del tramonto si esauriscono con settimane di anticipo, quindi è uno dei pochi ingressi di Tokyo che conviene prenotare appena si hanno le date.

Info pratica: Shibuya Sky apre alle 10 e chiude alle 22:30, con ultimo ingresso alle 21:20. Sulla terrazza scoperta non si possono portare borse, cibo, bevande e treppiedi: c’è un deposito gratuito all’ingresso, ma mettete in conto la coda. Orari e tariffe si controllano sul sito ufficiale di GO TOKYO, l’ente turistico della città, perché cambiano con le stagioni.

A una fermata di distanza, o venti minuti a piedi lungo Meiji-dori, c’è Harajuku, che in realtà sono due quartieri sovrapposti. Uno è Takeshita-dori, la via pedonale stretta dove la moda di strada giapponese si è inventata negli anni Ottanta e dove oggi si accalcano adolescenti, crêpe e negozi di accessori: va vista, dura dieci minuti, e nel weekend è quasi impraticabile. L’altro è Omotesando, il viale alberato parallelo, largo e ordinato, con le boutique firmate dentro edifici disegnati da architetti come Tadao Ando e Kengo Kuma. Due strade a duecento metri l’una dall’altra, e sembrano due città diverse.

Dall’altra parte della stazione di Harajuku comincia il parco Yoyogi e, dentro il parco, il santuario Meiji Jingu, dedicato all’imperatore Meiji e all’imperatrice Shoken. L’ingresso è gratuito e ci si arriva attraversando un bosco di centomila alberi piantati a mano un secolo fa: dopo il primo torii il rumore della città sparisce di colpo, ed è uno dei contrasti più netti che Tokyo sappia fare. Il giardino interno, quello con il pozzo di Kiyomasa, si paga a parte.

Shinjuku: grattacieli di giorno, vicoli di notte

Shinjuku è il quartiere che cambia più faccia nell’arco della giornata, e per questo va organizzato bene. La sua stazione è il nodo ferroviario più trafficato del mondo, con oltre trenta linee e più di duecento uscite: la prima volta ci si perde, e non è un modo di dire. Prendete nota dell’uscita che vi serve prima di scendere sui binari.

A ovest della stazione c’è Nishi-Shinjuku, il quartiere dei grattacieli, dove si trova la cosa più conveniente di tutta Tokyo: gli osservatori del Tokyo Metropolitan Government Building, i due edifici gemelli che ospitano il governo della città. Si sale gratis al 45° piano, a 202 metri, e nelle giornate limpide d’inverno si vede il Monte Fuji. Nessun biglietto, nessuna prenotazione, solo un controllo di sicurezza all’ingresso.

Info pratica: l’osservatorio sud è aperto dalle 9:30 alle 22, con ultimo ingresso alle 21:30, e chiude il primo e il terzo martedì del mese. Il nord è aperto dalle 9:30 alle 17:30, con ultimo ingresso alle 17, e chiude il secondo e il quarto lunedì. Entrambi restano chiusi dal 29 dicembre al 3 gennaio, tranne il primo dell’anno. Se dovete sceglierne uno, il sud: resta aperto la sera, e Tokyo illuminata dall’alto vale il viaggio più del panorama diurno.

A est della stazione la scala cambia del tutto. C’è Kabukicho, il quartiere dei divertimenti, che ha una fama peggiore di quanto meriti: è rumoroso, pieno di insegne e di locali su più piani, ma camminarci è tranquillo, purché si ignorino gli imbonitori che provano a portarvi dentro un locale. E c’è soprattutto Golden Gai, sei vicoli sopravvissuti alle ruspe con circa duecento minuscoli bar, molti dei quali hanno cinque o sei sgabelli in tutto. Diversi applicano un coperto ai nuovi clienti e alcuni non accettano stranieri che non parlino giapponese: non è ostilità, è che in sei posti a sedere non c’è margine per un tavolo che non comunica.

Se vi serve una pausa dal quartiere, a dieci minuti a piedi c’è Shinjuku Gyoen, uno dei giardini più belli della città, con una parte giapponese, una francese e una inglese. L’ingresso costa 500 yen ed è chiuso il lunedì, con orari che cambiano nel corso dell’anno: si chiude alle 16:30 da ottobre a metà marzo e alle 19 nel cuore dell’estate.

Asakusa e Ueno: quel che resta della Tokyo di Edo

Tokyo è stata rasa al suolo due volte nel Novecento, dal terremoto del 1923 e dai bombardamenti del 1945, e ricostruita in fretta entrambe le volte. È il motivo per cui sembra una città senza passato. Il passato però c’è, si è concentrato nella parte est, quella che i giapponesi chiamano shitamachi, la città bassa, e Asakusa ne è il cuore.

Qui c’è il Senso-ji, il tempio buddhista più antico di Tokyo, fondato secondo la tradizione nel 645. Ci si arriva passando sotto il Kaminarimon, la porta con l’enorme lanterna rossa, e percorrendo Nakamise-dori, la via di bancarelle che porta al tempio ed esiste da tre secoli. L’ingresso al tempio è libero e non serve prenotare nulla.

Consiglio: ad Asakusa arrivate prima delle otto del mattino. Nakamise-dori è una via commerciale e le bancarelle aprono verso le nove o le dieci: prima di quell’ora il tempio è aperto, la lanterna è lì, e il piazzale è quasi vuoto. È l’unico momento in cui Asakusa somiglia a quello che racconta di essere.

Dall’altra parte del fiume Sumida, visibile da tutto il quartiere, c’è il Tokyo Skytree, la torre di trasmissione da 634 metri che è l’edificio più alto del Giappone. Ha due piattaforme panoramiche: il Tembo Deck a 350 metri e la Tembo Galleria a 450. Il biglietto per il solo Tembo Deck parte da 1.800 yen se comprato online con data fissata, il combinato per entrambe da 3.000 yen, e chi lo compra allo sportello il giorno stesso paga 500 yen in più a biglietto. Se sapete già il giorno, il biglietto d’ingresso al Tokyo Skytree si prenota in anticipo e si evita sia la maggiorazione sia la coda alle casse.

Poco più a nord, Ueno è un quartiere che si visita quasi tutto dentro un parco. Il Ueno-koen è il grande spazio verde della Tokyo est e contiene una concentrazione di musei che non ha eguali in città, a partire dal Museo Nazionale di Tokyo, il più antico del Paese. Il parco è anche il luogo simbolo dell’hanami, la fioritura dei ciliegi: a fine marzo i suoi mille alberi sono presi d’assalto e sotto i rami si stendono teli blu dalla mattina presto per prendere posto.

Torii di pietra con stendardi rossi all'ingresso del santuario Hanazono Inari, nel parco di Ueno a Tokyo, con il tunnel di torii arancioni e la scalinata sullo sfondo
Quartieri di Tokyo: quali visitare e come sceglierli 5

Dentro il parco, in un angolo che quasi nessuno cerca, c’è il santuario Hanazono Inari: un tunnel di torii arancioni in discesa, in miniatura rispetto a quello di Kyoto ma senza la fila per fotografarlo. È il genere di posto che a Tokyo si trova solo se si smette di camminare con una lista in mano.

Ginza, Marunouchi e Akihabara: il lusso, il potere e l’elettronica

Ginza è il quartiere dello shopping di lusso, ma è interessante anche per chi non compra niente: le grandi maison ci hanno costruito flagship store firmati da architetti importanti, e la strada è di fatto una galleria di architettura contemporanea a cielo aperto. Qui c’è anche il Kabukiza, il teatro nazionale del kabuki, dove si possono comprare biglietti per un solo atto invece che per l’intero spettacolo, che dura ore: è il modo giusto per provare il kabuki senza impegnarsi in una serata intera in una lingua che non si capisce.

Consiglio: andate a Ginza il sabato o la domenica pomeriggio. Chuo-dori, l’arteria principale, viene chiusa al traffico e diventa pedonale: mettono i tavolini in mezzo alla strada e il quartiere, che nei giorni feriali è tutto vetrine e uffici, si rilassa di colpo.

Accanto a Ginza, Marunouchi è il quartiere degli affari, quello fra la stazione di Tokyo e il Palazzo Imperiale. La stazione merita una sosta di per sé: la facciata in mattoni rossi del 1914 è stata riportata all’aspetto originale nel 2012 dopo i danni di guerra, ed è uno dei pochi edifici storici sopravvissuti in questa parte di città. Del Palazzo Imperiale, invece, si visitano i giardini orientali, aperti gratuitamente al pubblico: la residenza vera e propria si vede solo dall’esterno, tranne in due date all’anno.

A due fermate, Akihabara è il quartiere dell’elettronica diventato negli anni la capitale della cultura otaku: palazzi interi di manga, figure da collezione, videogiochi retrò e sale giochi su sei piani. Anche chi non ha nessun interesse per il genere può trovarci quello che cercavo io la prima volta, cioè oggetti tecnologici che in Europa non esistono. Attenzione a una cosa che ho imparato a mie spese: parecchi negozi accettano solo contanti, e vale ancora oggi, in un Paese che per il resto è digitalissimo.

Odaiba: la Tokyo costruita sull’acqua, e quella che sta cambiando

Odaiba è un’isola artificiale nella baia di Tokyo, collegata alla città dal Rainbow Bridge e servita dalla monorotaia Yurikamome, che è senza conducente: sedetevi in prima fila, il tragitto sopra il ponte al tramonto è una delle cose più belle che si facciano a Tokyo senza pagare un biglietto d’ingresso.

Attenzione: molte guide su Odaiba sono ferme a dieci anni fa e vi manderanno a vedere cose che non ci sono più. Il centro commerciale Venus Fort e tutto il complesso di Palette Town hanno chiuso nel 2022 per far posto a una riqualificazione. Il museo digitale teamLab Borderless non è più a Odaiba: ha riaperto nel febbraio 2024 ad Azabudai Hills, dall’altra parte della città. E la statua a grandezza naturale dell’Unicorn Gundam davanti al DiverCity, alta 19,7 metri e installata nel 2017, viene smontata a fine agosto 2026: l’ha annunciato Bandai Namco il 15 maggio 2026, e non è previsto un sostituto immediato.

Quel che resta è comunque una mezza giornata sensata, soprattutto per chi viaggia con bambini: il museo della scienza Miraikan, la spiaggia artificiale con la vista sul ponte, i centri commerciali sull’acqua. E l’altro teamLab, teamLab Planets, è rimasto dov’era, a Toyosu, poco lontano: è quello in cui si cammina scalzi nell’acqua, e si entra solo con biglietto con orario prenotato in anticipo, perché gli ingressi sono contingentati a fasce.

I quartieri che i turisti saltano e chi ci vive frequenta

Questa è la parte che, se avete più di quattro giorni, cambia il viaggio. I quartieri qui sotto non hanno monumenti da spuntare e per questo non compaiono negli itinerari: sono i posti dove Tokyo smette di essere uno spettacolo e torna a essere una città in cui la gente abita.

Tetti bassi di un quartiere residenziale di Tokyo imbiancati dalla neve, con i grattacieli del centro sullo sfondo
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  • Yanaka: insieme a Nezu e Sendagi forma la zona che i giapponesi chiamano Yanesen, sopravvissuta sia al terremoto sia ai bombardamenti. Case di legno, botteghe artigiane, un grande cimitero alberato che è di fatto un parco, e una via commerciale, Yanaka Ginza, dove si mangia street food a prezzi da quartiere e non da centro.
  • Shimokitazawa: due fermate da Shibuya, vie strette senza auto, negozi dell’usato, piccoli teatri e locali di musica dal vivo. È il quartiere dove vanno gli studenti di Tokyo quando vogliono passare un pomeriggio senza spendere.
  • Nakameguro: il canale del fiume Meguro fiancheggiato da ciliegi, con caffè e boutique indipendenti sulle due rive. A fine marzo è uno dei posti più belli della città per l’hanami e uno dei meno organizzati per gestirlo, quindi in quei dieci giorni è pieno.
  • Koenji: il quartiere del vintage e della scena punk, con decine di negozi di abbigliamento usato e un festival estivo di danza awa-odori che è uno dei più partecipati di Tokyo.

Il consiglio più utile che posso darvi su questi quartieri è di non arrivarci con un programma. Nei tre mesi che ho passato a Tokyo, le cose che ricordo meglio non sono i templi: sono le vie laterali dietro le arterie principali, larghe quanto un’auto, dove c’è silenzio assoluto a duecento metri da un incrocio con diecimila persone. Tokyo, che è una delle metropoli più grandi del mondo, riesce a essere silenziosa quasi ovunque, e ci si accorge solo camminandoci senza meta.

Tokyo di notte: quali quartieri cambiano faccia dopo il tramonto

Di notte Tokyo non si svuota, si riaccende: le insegne al neon coprono le facciate per interi isolati e la luce artificiale è così forte che in certe strade si legge un giornale a mezzanotte. Ma non tutti i quartieri fanno lo stesso mestiere dopo il tramonto.

Insegne al neon verticali sovrapposte sulla facciata di un palazzo a Ikebukuro, Tokyo, con ristoranti yakiniku e sale da mahjong su più piani
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  • Shibuya è il quartiere delle luci e della folla: l’incrocio di sera è il posto dove si va per vedere lo spettacolo, non per bere.
  • Shinjuku è dove si beve davvero, fra i vicoli di Golden Gai e le izakaya di Omoide Yokocho, la stradina di banchi di yakitori accanto alla stazione.
  • Ikebukuro, meno battuto dagli stranieri, ha isolati interi di ristoranti su più piani e prezzi più bassi del centro.
  • Roppongi è il quartiere dei club e della vita notturna internazionale, l’unico dove la sera si sente parlare inglese più che giapponese.
  • Asakusa e Ueno, al contrario, chiudono presto: dopo le nove la zona est è tranquilla e non c’è molto da fare.

Attenzione: la metropolitana di Tokyo chiude intorno a mezzanotte e riapre verso le cinque, e non ci sono servizi notturni. Chi resta fuori oltre l’ultima corsa ha tre opzioni, tutte care: il taxi, che a Tokyo costa parecchio, un manga kissa con cabina dove si dorme male ma si spende poco, oppure aspettare l’alba in un locale aperto. Controllate l’orario dell’ultimo treno prima di uscire, non dopo.

Vedere i quartieri di Tokyo con una guida

In una città dove quasi nessuno parla inglese e le insegne sono quasi tutte in giapponese, una guida che apra le porte giuste vale più che altrove, soprattutto la sera e nei quartieri meno turistici.

In quale quartiere dormire a Tokyo

A Tokyo la scelta del quartiere pesa più che in altre città, perché le distanze sono grandi e la metropolitana smette presto. La regola pratica è dormire vicino a una stazione della Yamanote: da lì si raggiunge tutto il resto senza cambi complicati.

Dove dormire a Tokyo: in quale zona

  • Shinjuku: la più comoda in assoluto per chi si sposta molto, perché la stazione collega quasi ovunque, compreso l’aeroporto di Narita. In cambio è rumorosa e i prezzi sono medio-alti.
  • Asakusa: la più economica fra le zone centrali e la più tradizionale, con ryokan e ostelli veri. È a est, quindi per Shibuya e Shinjuku servono trenta o quaranta minuti di metro.
  • Marunouchi e stazione di Tokyo: la scelta giusta per chi usa Tokyo come base e fa gite fuori città, perché tutti gli shinkansen partono da qui. Zona di uffici, la sera è silenziosa e ci sono pochi ristoranti aperti.
  • Shibuya: per chi vuole la vita notturna sotto casa e non teme il rumore. È la zona dove l’offerta economica è più scarsa.

Qui sotto quattro strutture reali, una per zona, scelte tenendo fuori chi sta sotto 8,5 di punteggio o sotto le cento recensioni, e cercando di coprire fasce di prezzo diverse.

Dove dormire a Tokyo: hotel, ryokan e ostelli

  • Hotel Sunroute Plaza Shinjuku (€€): quattro stelle a pochi minuti dall’uscita sud della stazione di Shinjuku, camere fino a cinque persone. È l’indirizzo classico per chi vuole la comodità del nodo ferroviario.
  • Kaminarimon Ryokan (€€): un ryokan a quattro camere accanto alla porta del tuono di Asakusa, quindi a due passi dal Senso-ji. È la soluzione per chi vuole dormire in una struttura tradizionale restando in centro.
  • Hostel Chapter Two Tokyo (€): ostello nella zona di Asakusa, camere fino a quattro posti, la fascia più bassa fra queste quattro senza scendere di qualità.
  • The Tokyo Station Hotel (€€€): cinque stelle dentro l’edificio storico in mattoni rossi della stazione di Tokyo, del 1914. Si esce dalla camera e si è già sul binario dello shinkansen.

Come muoversi tra i quartieri di Tokyo

A Tokyo ci si muove con i treni, e l’auto non serve: il traffico è intenso, i parcheggi costano moltissimo e per affittare un posto auto in città bisogna dimostrare di averne uno, quindi anche molti residenti non hanno la macchina. La rete si divide in tre operatori che convivono: le linee JR, fra cui la Yamanote, la Tokyo Metro e la Toei. Cambiare fra operatori diversi significa a volte uscire e rientrare da un tornello, ed è la cosa che confonde di più all’inizio.

La soluzione è una carta prepagata: Suica o Pasmo, che funzionano allo stesso modo, valgono su tutti gli operatori e si usano anche nei distributori automatici e nei convenience store. Si appoggia la carta sul lettore all’entrata e all’uscita, e il sistema calcola la tariffa. Fra il 2023 e l’inizio del 2025 le carte ordinarie erano introvabili per la carenza di microchip, e molte guide lo riportano ancora: la vendita normale è stata ripristinata il 1° marzo 2025. Per i visitatori stranieri restano comunque disponibili le versioni Welcome Suica agli aeroporti di Narita e Haneda e nei centri JR delle stazioni principali.

Info pratica: il Japan Rail Pass, che conviene per i viaggi lunghi in Giappone, dentro Tokyo copre soltanto le linee JR, quindi la Yamanote sì ma la metropolitana no. Se restate solo in città non compratelo per gli spostamenti urbani: costa molto più di quanto spendereste con la Suica. Ha senso se Tokyo è una tappa di un itinerario più ampio, ed è uno dei punti che vale la pena chiarire prima di partire: ne parliamo nella nostra guida su Giappone, le 10 cose da sapere prima di partire.

Sull’uso del contante vale la pena spendere una riga, perché è la contraddizione che più spiazza chi arriva. In un Paese che ha inventato mezzo mondo tecnologico, moltissimi piccoli negozi, ristoranti e templi accettano solo contanti, e i bancomat che leggono le carte straniere non sono tutti: quelli dei convenience store funzionano quasi sempre. Portate sempre qualche migliaio di yen in tasca.

Quanti giorni servono e come accorpare i quartieri

Il numero minimo ragionevole è quattro giorni pieni, e il criterio per organizzarli non è tematico ma geografico: si mettono insieme i quartieri vicini, perché ogni spostamento lungo costa mezz’ora e la tentazione di attraversare la città due volte al giorno è l’errore più comune.

GiornoQuartieriPerché stanno insieme
1Shibuya, Harajuku, Meiji Jingu e parco Yoyogiuna fermata di Yamanote, o venti minuti a piedi
2Asakusa, Skytree, Uenotutta la zona est, collegata dalla linea Ginza
3Shinjuku, osservatorio, Shinjuku Gyoen e sera nei vicoliun solo quartiere che riempie una giornata intera
4Ginza, Marunouchi e Palazzo Imperiale, poi Akihabarail centro, tutto a piedi tranne l’ultimo tratto
5Odaiba o i quartieri residenziali (Yanaka, Shimokitazawa)giornata in più, da scegliere secondo i gusti

Se avete una settimana, il quinto e il sesto giorno sono quelli che vi faranno tornare a casa con l’idea di avere capito qualcosa, invece che con un elenco di posti visti. E se ne avete di più, usateli per una gita fuori città: Nikko, Kamakura e Hakone sono tutte a un’ora e mezza o due di treno.

Un’ultima cosa pratica sul mangiare, che a Tokyo è parte del quartiere quanto i monumenti: ogni zona ha la sua specialità e i suoi orari, e i ristoranti migliori sono spesso al terzo o al quinto piano di un palazzo anonimo, segnalati solo da un’insegna verticale. Se non sapete da dove cominciare, abbiamo raccolto le basi nella guida alla cucina giapponese.

Sul fronte pratico, due cose vanno sistemate prima di partire e non riguardano i quartieri ma il viaggio. La prima è la copertura sanitaria: in Giappone le cure per gli stranieri sono a pagamento al cento per cento, non esiste reciprocità con il sistema italiano e negli ospedali si anticipa la spesa, quindi un’assicurazione di viaggio con assistenza in italiano qui conta più che in Europa, e il motivo vero è la lingua: trovare un medico che parli inglese non è scontato. Ne abbiamo scritto in dettaglio nella guida all’assicurazione di viaggio per il Giappone. La seconda è la connessione: il Giappone è fuori dal roaming europeo e una eSIM con piano dati locale evita sia le tariffe extra sia la ricerca del wi-fi, che a Tokyo nei luoghi pubblici è meno diffuso di quanto ci si aspetti.

Info essenziali

  • Come muoversi: solo treno e metropolitana, con carta prepagata Suica o Pasmo. Niente auto.
  • Quando andare: fine marzo e inizio aprile per i ciliegi, novembre per il foliage. Luglio e agosto sono caldi e molto umidi.
  • Durata consigliata: quattro giorni pieni per i quartieri principali, sei o sette per aggiungere le zone residenziali e una gita fuori città.
  • Ultimo treno: intorno a mezzanotte, riprese verso le cinque. Non ci sono corse notturne.
  • Contanti: indispensabili nei piccoli esercizi. I bancomat dei convenience store accettano le carte straniere.

Domande frequenti sui quartieri di Tokyo

Quanti quartieri ha Tokyo?

Tokyo è divisa in 23 quartieri speciali, ognuno con una propria amministrazione. Per un viaggiatore però quelli rilevanti sono otto o nove: Shibuya, Harajuku, Shinjuku, Asakusa, Ueno, Ginza, Marunouchi, Akihabara e Odaiba.

Qual è il quartiere più bello di Tokyo?

Dipende da cosa si cerca: Shibuya per l’immagine più iconica della città, Asakusa per la Tokyo tradizionale attorno al tempio Senso-ji, Shinjuku per i grattacieli e la vita notturna. Chi ha più giorni a disposizione trova nei quartieri residenziali come Yanaka e Shimokitazawa la parte più autentica.

In quale quartiere conviene dormire a Tokyo?

Shinjuku è il più comodo perché la sua stazione collega quasi tutta la città e l’aeroporto di Narita. Asakusa è il più economico e tradizionale, Marunouchi il migliore per chi fa gite fuori città in shinkansen. La regola generale è dormire vicino a una stazione della linea Yamanote.

Quanti giorni servono per visitare Tokyo?

Quattro giorni pieni sono il minimo per i quartieri principali, accorpandone due o tre vicini al giorno. Con sei o sette giorni si aggiungono i quartieri residenziali e una gita fuori città a Nikko, Kamakura o Hakone.

Come ci si sposta tra i quartieri di Tokyo?

Con treno e metropolitana, usando una carta prepagata Suica o Pasmo valida su tutti gli operatori. La linea circolare Yamanote collega quasi tutti i quartieri turistici. L’auto non serve e la metropolitana chiude intorno a mezzanotte.

Immagine verticale con lo skyline di Tokyo e il Monte Fuji innevato sullo sfondo
Quartieri di Tokyo: quali visitare e come sceglierli 8
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