Val Vigezzo: cosa vedere, quando andare e cosa è aperto

Aggiornato il 3 Ottobre 2026

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Val Vigezzo

C’è una valle di venti chilometri fra Domodossola e il confine svizzero in cui, per due secoli, i ragazzi partivano bambini e tornavano uomini con la faccia nera di fuliggine. E nello stesso posto, negli stessi anni, nasceva una scuola di pittura che ha dato all’Ottocento italiano una manciata di paesaggisti veri. Spazzacamini e pittori, dallo stesso pugno di paesi. La Val Vigezzo è questa contraddizione qui, e non se n’è mai liberata: la chiamano ancora la Valle dei Pittori, ma il museo più visitato è quello degli spazzacamini.

Il problema, se venite, è un altro, e nessuno ve lo dice. I posti da vedere qui sono cinque o sei, tutti a pochi chilometri l’uno dall’altro, e hanno cinque calendari diversi. Uno apre a giugno, uno ad agosto, uno si vede solo se telefonate prima, e da novembre a febbraio quasi tutti chiudono. Trovate elencate le stesse dieci tappe su ogni guida della valle, e su nessuna un orario. Qui sotto ci sono i borghi uno per uno, quanto costa entrare dove si paga, quando è aperto davvero, e perché le terme libere che portano il nome di Craveggia da Craveggia sono a quattro ore e mezza di cammino.

In breve

La Val Vigezzo è una valle alpina del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, fra Domodossola e Locarno, fra gli 800 e i 1.700 metri. I centri sono Santa Maria Maggiore, Malesco, Craveggia, Re, Villette, Toceno e Druogno. Si visita in due giorni, o in uno se si punta al solo capoluogo. Da vedere: i tre musei di Santa Maria Maggiore (spazzacamino 3 €, Casa del Profumo 4 €, Scuola di Belle Arti 4 € minimo), il Santuario della Madonna del Sangue a Re, il Tesoro di Craveggia solo su prenotazione, l’Ecomuseo della pietra ollare a Malesco e la Piana di Vigezzo a 1.726 metri, con cabinovia da 19,50 € andata e ritorno. Ci si arriva in auto sulla SS337 da Domodossola o con la ferrovia Vigezzina-Centovalli. Da novembre a febbraio i musei sono quasi tutti chiusi.

Dov’è la Val Vigezzo e perché la chiamano la Valle dei Pittori

La Val Vigezzo è la valle che collega Domodossola a Locarno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, all’estremo nord del Piemonte. Corre in direzione est-ovest per una ventina di chilometri e sbuca in Svizzera, dove cambia nome e diventa Centovalli. È una valle di mezza montagna: il fondo sta intorno agli 800 metri, i paesi ci stanno sopra, e la quota alta è la Piana di Vigezzo a 1.726 metri.

I comuni sono sette. Santa Maria Maggiore è il capoluogo e sta a circa 800 metri, Craveggia è la più alta a 883, Malesco la più bassa a 761, poi Villette a 807, Re che tiene il santuario, e Toceno e Druogno sui versanti. Sotto ci sono le frazioni, e alcune contano più dei comuni: Prestinone, da cui parte la cabinovia, Coimo, che dà il nome a un pane, e poi Dissimo, Folsogno, Olgia.

Il soprannome viene da una scuola vera, non da una trovata turistica. A Santa Maria Maggiore, nel 1878, apre la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, e da questa valle escono nell’arco di due secoli Giuseppe Mattia Borgnis, Lorenzo Peretti, Enrico Cavalli, Giovan Battista Ciolina e soprattutto Carlo Fornara, nato a Prestinone di Craveggia, che è il nome che conta davvero: divisionista, allievo di Cavalli, uno dei pochi che quella tecnica l’ha portata sul paesaggio alpino invece che sulla figura. Le opere stanno ancora lì, nella scuola che li ha formati.

Attenzione: la valle si chiama Val Vigezzo o Valle Vigezzo, indifferentemente, e le due forme convivono anche nella cartellonistica. Non è invece un sinonimo di Ossola: l’Ossola è il sistema di valli che fa capo a Domodossola, e la Vigezzo ne è una delle sette. Se cercate una struttura o un sentiero, cercatelo per nome del paese: “Ossola” da solo vi porta a cinquanta chilometri di distanza.

I borghi della valle, uno per uno

Sono vicini. Da un capo all’altro della valle ci sono venti chilometri e mezz’ora di macchina, quindi non esiste una base sbagliata: esiste un ordine sensato in cui vederli, e questo è quello che segue la strada, da ovest verso la Svizzera.

Santa Maria Maggiore, il capoluogo con tre musei

È il centro della valle e l’unico posto con una piazza da passeggio vera, piazza Risorgimento, che d’estate e a dicembre si riempie. Ha la Bandiera Arancione del Touring dal 2009. La chiesa parrocchiale è dedicata a Santa Maria Assunta, con una fondazione che le fonti locali fanno risalire molto indietro nel tempo.

Val Vigezzo Santa Maria Maggiore
Val Vigezzo Santa Maria Maggiore

Ma il motivo per cui ci si ferma sono i tre musei nel raggio di duecento metri: il Museo dello Spazzacamino dentro il parco di Villa Antonia, la Casa del Profumo Feminis-Farina in piazza Risorgimento e la Scuola di Belle Arti. Sono tre biglietti separati, e ci torniamo sotto con prezzi e orari, perché è lì che sta la fregatura.

Qui c’è anche il Raduno Internazionale dello Spazzacamino, che si tiene a settembre e riempie il paese di gente vestita di nero: è l’evento dell’anno in valle. E a dicembre ci sono i mercatini di Natale, nel weekend dell’Immacolata.

Craveggia, i cento camini e il Tesoro

Ottocento abitanti scarsi a 883 metri, e la sensazione precisa di un paese che una volta era più ricco di adesso. Craveggia ha vicoli stretti, palazzi signorili e i tetti in piode pieni di comignoli, da cui il soprannome di borgo dei cento camini. Ha tre chiese e un battistero per meno di mille persone, che dice tutto sul rapporto fra la povertà di questa valle e i soldi che gli emigranti rimandavano a casa.

Val Vigezzo Craveggia
Val Vigezzo Craveggia

Nella parrocchiale dei Santi Giacomo e Cristoforo è custodito il Tesoro di Craveggia, che è la cosa più sorprendente della valle e quella che rischiate di più di non vedere. Ne parliamo nel dettaglio più avanti, perché non si entra e basta.

Da Prestinone, frazione di Craveggia a 825 metri, parte la cabinovia per la Piana di Vigezzo.

Malesco, la pietra ollare e gli scalpellini

A 761 metri, all’incrocio con la Val Cannobina, Malesco è il paese della pietra. Qui si lavorava la pietra ollare, quella grigia e tenera con cui si facevano le pentole e i *lavecc*, e l’ecomuseo comunale si chiama in dialetto Ed Leuzerie e di Scherpelit, cioè “delle laveggerie e degli scalpellini”, istituito nel 2007. Non è un museo solo: è sparso, e comprende un lavatoio con una mostra permanente, un mulino storico e il Museo Archeologico del Parco Nazionale della Val Grande.

Malesco Val Vigezzo Cascate
Malesco Val Vigezzo Cascate

In paese c’è la statua in bronzo dello spazzacamino, dedicata nel 1983 a Fausto Cappini. Poco fuori ci sono le Cascate del Basso, note anche come cascate dei camini, dove il torrente Loana salta in tre balzi dentro il Melezzo: d’estate ci si va per il fresco, d’inverno diventano ghiaccio, e ci si arriva a piedi o in bici passando su un ponte sospeso.

Re e il santuario che si vede da lontano

Il Santuario della Madonna del Sangue è la cosa più alta della valle dopo le montagne: cinquantun metri, cupola, tre navate, e una mole che sulla strada per la Svizzera si vede prima ancora del paese. La chiesa attuale è del Novecento, iniziata nel 1922, ma la ragione per cui esiste è del 1494: secondo la tradizione un affresco della Madonna, colpito da un uomo durante una lite, cominciò a sanguinare, e il sangue continuò per settimane. L’affresco è ancora lì, dentro la basilica, ed è il motivo per cui questo è un santuario mariano di richiamo regionale e non una parrocchiale di paese.

Val Vigezzo Santuario della Madonna del Sangue
Val Vigezzo Santuario della Madonna del Sangue

Info pratica: la basilica è aperta tutti i giorni, dalle 8 alle 18 da novembre a Pasqua e dalle 8 alle 20 da Pasqua a novembre, e l’ingresso è libero come in qualunque chiesa. In sacrestia c’è il museo degli ex voto, che si visita su richiesta e non ha un orario fisso: se vi interessa, chiedete in ufficio quando siete lì.

Villette, Toceno, Druogno e i paesi che si attraversano

Sono i tre che di solito restano fuori dalle liste, e non perché non abbiano niente. Villette, a 807 metri, è il comune più piccolo della valle e ha un centro storico compatto che si gira in venti minuti. Toceno sta sul versante soleggiato sopra Santa Maria Maggiore ed è il punto da cui partono i sentieri verso la cresta di confine. Druogno è il primo paese che si incontra salendo da Domodossola, ha una fermata della ferrovia ed è la base più economica della valle.

Se avete due giorni, questi tre si attraversano. Se ne avete uno, si saltano senza rimpianti.

Quanto costano e quando sono aperti i musei della valle

Questa è la sezione per cui vale la pena leggere il pezzo, perché su sei guide della Val Vigezzo che abbiamo letto prima di scrivere, nessuna riporta un prezzo e nessuna riporta un orario. Tutte elencano gli stessi musei come se ci si entrasse quando capita.

Non ci si entra quando capita. Ecco cosa abbiamo trovato andando sui siti degli enti.

LuogoIngressoAperto quando
Museo dello Spazzacamino, Santa Maria Maggiore3 €tutti i giorni tranne il lunedì da fine giugno a inizio settembre; il resto dell’anno solo sabato, domenica e festivi; chiuso da novembre a febbraio
Casa del Profumo Feminis-Farina, Santa Maria Maggiore4 €, gratis sotto i 6 annitutti i giorni ad agosto e nei primi giorni di settembre; poi solo sabato e domenica
Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, Santa Maria Maggioreofferta minima 4 €da inizio luglio a inizio settembre, poi solo sabato e domenica fino al 1° novembre
Ecomuseo della pietra ollare, Malesconon pubblicatotutti i giorni tranne il lunedì da inizio luglio a inizio settembre, con visita guidata inclusa alle 10.30
Tesoro di Craveggianon pubblicatosolo su prenotazione, tutto l’anno

Da questa tabella escono tre cose che cambiano la giornata.

La prima: il biglietto cumulativo non esiste. I tre musei di Santa Maria Maggiore stanno a duecento metri l’uno dall’altro, raccontano tre facce della stessa storia, cioè l’emigrazione vigezzina, e si pagano separatamente. Vederli tutti e tre costa undici euro, che è comunque poco, ma nessuno vi venderà un biglietto unico perché non c’è.

La seconda: i calendari non coincidono. La finestra in cui sono aperti tutti insieme, tutti i giorni, è larga poco più di un mese fra agosto e i primi di settembre. Fuori da lì si va a incastro. E a valle di questo c’è la regola pratica: in Val Vigezzo conta più il giorno della settimana della stagione. Un sabato di ottobre trovate aperto quasi tutto. Un mercoledì di maggio non trovate aperto niente.

La terza: da novembre a febbraio la valle culturale chiude. Restano il ponte dell’Immacolata, il periodo natalizio e i giorni del Treno del Foliage, in cui il Museo dello Spazzacamino riapre apposta. Il resto dell’inverno la Val Vigezzo è una destinazione di neve, non di musei, e va presa per quello che è.

Attenzione: il prezzo del Museo dello Spazzacamino non sta sul sito del museo, che pubblica solo gli orari, ma sul portale turistico del comune. E l’Ecomuseo di Malesco pubblica soltanto le tariffe per gruppi e scolaresche, non quella individuale. Sono le date e le cifre della stagione in corso: prima di partire, una telefonata al numero del museo vale più di qualsiasi pagina, compresa questa.

Il Tesoro di Craveggia si vede solo su prenotazione

Il Tesoro di Craveggia è una collezione di paramenti sacri e oggetti liturgici conservata nella chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo, ed è l’unica cosa in questa valle che vi possa far dire “questo non me lo aspettavo”. Parliamo di tessuti e argenterie di provenienza francese arrivati qui attraverso gli emigranti vigezzini che avevano fatto fortuna a Parigi, in un paese di ottocento abitanti a novecento metri di quota.

Val Vigezzo tesoro di Craveggia
Val Vigezzo tesoro di Craveggia

La tradizione locale attribuisce alcuni di quei pezzi alla corte di Francia, e i nomi che si ripetono sono quelli di Luigi XIV e Maria Antonietta. Sono attribuzioni che la parrocchia racconta durante la visita e che nessuna delle fonti ufficiali online dettaglia: prendetele come vengono presentate, cioè come la storia che il paese si tramanda, e fatevele raccontare da chi vi accompagna.

Quello che invece è certo e verificato sul sito della parrocchia è come ci si entra: solo su prenotazione. Non c’è un orario di apertura, non c’è una biglietteria, non c’è un custode che aspetta. Si scrive o si telefona prima, e qualcuno viene ad aprire. Il prezzo non è pubblicato da nessuna parte, quindi non ve lo scriviamo: si chiede quando si prenota.

Consiglio: prenotate il Tesoro prima di decidere il resto della giornata, non dopo. È l’unica cosa in valle che dipende dalla disponibilità di una persona invece che da un orario, quindi è quella attorno a cui si incastra tutto il resto. La chiesa, invece, è aperta durante il giorno anche senza prenotare: dentro ci si entra, è il Tesoro che è chiuso a parte.

La Piana di Vigezzo e la valle a piedi

La Piana di Vigezzo è l’altopiano a 1.726 metri sopra Craveggia, ed è il posto da cui si guarda la valle invece di starci dentro. Ci si sale con la cabinovia da Prestinone, otto posti, che parte da 825 metri: sono novecento metri di dislivello vinti stando seduti. Da lassù si vede il Monte Rosa e, dall’altra parte, la Val Grande.

D’inverno è una stazione sciistica con oltre venti chilometri di piste, che è il motivo per cui la ricerca su questa valle ha un picco a dicembre oltre a quello d’agosto. D’estate è il punto di partenza dei sentieri di quota e la base per il parapendio.

Cabinovia Prestinone-Piana di VigezzoIn biglietteriaOnline
Andata e ritorno, adulto19,50 €18 €
Andata e ritorno, ridotto16 €15 €
Sola andata o solo ritorno, adulto14 €13 €
Pacchetto famiglia, da 4 persone60 €
Giornaliero bici24 €22 €
Bambini nati dal 2021gratis

Info pratica: nella primavera del 2026 la cabinovia è rimasta ferma circa tre mesi per la revisione ventennale, obbligatoria per legge su questo tipo di impianti, ed è tornata in servizio il 20 giugno. Se leggete una pagina che dice che è chiusa, controllate di che anno è. Gli orari stagionali cambiano più volte nel corso dell’estate e vanno guardati sul sito dell’impianto il giorno prima di salire.

Sui sentieri, la valle è generosa e mal raccontata. Le tre camminate corte che funzionano anche con poco allenamento sono il Monte di Dissimo (circa 3 km e un’ora, 200 metri di dislivello), i laghetti di Moino e l’Alpe Ruggia (6 km, un’ora e mezza) e l’anello del Lago Panelatte, che è il più impegnativo dei tre.

Attenzione: su questi percorsi le distanze e i tempi che trovate in giro cambiano parecchio da fonte a fonte, e non è un errore di chi li scrive: cambia il punto in cui si lascia l’auto. Lo stesso anello del Lago Panelatte è dato a 8 chilometri e due ore e tre quarti da una fonte e a 11,4 chilometri e cinque ore e mezza da un’altra, semplicemente perché partono da due parcheggi diversi. Guardate sempre da dove parte la traccia, non solo quanto è lunga.

Sopra tutto questo c’è il Parco Nazionale della Val Grande, istituito nel 1992, circa quindicimila ettari, che viene presentato come l’area selvaggia più estesa d’Italia. Non ha strade e non ha paesi: ci si entra dai valichi e dai sentieri, e per l’interno serve accompagnamento. La Val Vigezzo ne è una delle porte, non una scorciatoia.

I Bagni di Craveggia, che da Craveggia sono lontanissimi

Ecco la storia che nessuna guida della valle racconta, e che vale da sola una gita.

I Bagni di Craveggia sono una sorgente termale a 28 gradi costanti con due vasche in granito all’aperto, uno spogliatoio e nessun biglietto: accesso libero, vasche in funzione da aprile a novembre. Stanno in mezzo a un bosco, sul fiume Isorno, e sono uno di quei posti che sembrano inventati.

Val Vigezzo Bagni di Craveggia
Val Vigezzo Bagni di Craveggia

Il punto è dove stanno. Sono in territorio italiano, nel comune di Craveggia, ma sono di fatto una quasi-enclave: l’unico accesso comodo passa dalla Svizzera. Dal paese di Spruga, in Val Onsernone, sul versante ticinese, si cammina circa 40 minuti e si attraversa un ponte pedonale di confine. Dall’Italia, invece, bisogna scavalcare la cresta partendo da Craveggia o da Toceno, e sono circa quattro ore e mezza di montagna: c’è chi lo fa partendo dall’Alpe Blitz, con quasi 18 chilometri e 1.440 metri di dislivello per l’andata e ritorno, e non è un’escursione da improvvisare.

Quaranta minuti da un paese svizzero, quattro ore e mezza dal paese italiano di cui portano il nome. Se cercate “Bagni di Craveggia” e impostate il navigatore su Craveggia, sbagliate giornata.

Attenzione: ai Bagni non c’è niente. Non c’è un bar, non c’è un rifugio, non c’è una strada. Quello che vedete nelle foto accanto alle vasche sono i ruderi dell’Albergo Stabilimento dei Bagni di Craveggia, aperto nel 1823, bruciato nel 1881, ricostruito e poi distrutto da una valanga nel 1951. Da allora è così. Portatevi l’acqua e riportate a casa i rifiuti, e se passate da Spruga tenete presente che state entrando e uscendo dalla Svizzera a piedi: il documento serve.

Quando andare in Val Vigezzo

Dipende da cosa venite a fare, e le stagioni qui sono tre e ben separate.

L’estate è l’alta stagione vera, non l’autunno come si potrebbe pensare guardando le cartoline. È il momento in cui i musei sono aperti tutti i giorni, la cabinovia è in funzione, i sentieri sono percorribili e i Bagni di Craveggia hanno le vasche in acqua. Se venite per vedere la valle, luglio e agosto sono i mesi in cui la valle si lascia vedere.

L’autunno è la stagione fotografica, ed è quella per cui questa valle è famosa fuori dai suoi confini, perché a metà ottobre le faggete diventano gialle e rosse e la ferrovia Vigezzina-Centovalli diventa il Treno del Foliage. È anche una stagione onesta per i musei: fino al 1° novembre restano aperti nei weekend. Se il vostro viaggio ruota attorno al treno, la parte pratica, cioè date, prezzi, prenotazioni e dove conviene scendere, sta nella guida al Treno del Foliage, che è un capitolo a sé.

L’inverno è neve e mercatini. La Piana di Vigezzo scia, Santa Maria Maggiore fa i mercatini di Natale nel weekend dell’Immacolata, e per il resto la valle culturale è chiusa. È una stagione bella e completamente diversa dalle altre due: non venite d’inverno aspettandovi i musei.

Consiglio: se avete un giorno solo e potete scegliere quale, prendete un sabato. In primavera e in autunno è il giorno in cui i musei di Santa Maria Maggiore aprono, mentre in settimana sono chiusi, e in estate è aperto comunque tutto. Il lunedì è il giorno peggiore in assoluto: chiudono sia il Museo dello Spazzacamino sia l’Ecomuseo di Malesco, anche in piena stagione.

Come arrivare e come muoversi in Val Vigezzo

Si arriva da Domodossola, sempre, da qualunque parte veniate. Da Milano si prende l’A26 verso Gravellona Toce e poi la SS33 del Sempione; da Torino si passa dalla A4 e poi sulla stessa A26. Arrivati a Domodossola, la valle si imbocca sulla SS337, che è l’unica strada e le attraversa tutti i paesi in fila.

L’alternativa, e in questa valle non è un ripiego, è la ferrovia Vigezzina-Centovalli, il trenino a scartamento ridotto che collega Domodossola a Locarno attraversando la valle e il confine. Ferma a Druogno, Santa Maria Maggiore, Malesco e Re, cioè esattamente nei paesi che vi interessano, e vi permette di lasciare la macchina. Il biglietto si compra solo dalla ferrovia.

Una volta in valle i paesi sono vicinissimi: da Druogno a Re ci sono una quindicina di chilometri, e fra Santa Maria Maggiore, Craveggia e Malesco si sta sotto i cinque. Con il treno si fanno i paesi, con l’auto si fanno anche le partenze dei sentieri e la cabinovia, che stanno sopra i paesi e non sono servite dalla ferrovia. Se il vostro giro comprende la Piana di Vigezzo o le camminate, l’auto conviene.

Esiste anche un prodotto che mette insieme le due cose, cioè il viaggio in treno sulla Vigezzina più l’ingresso ai musei della valle: è l’unica formula acquistabile online che abbiamo trovato, e si può prenotare in anticipo da Domodossola. Per tutto il resto no: i musei della Val Vigezzo si pagano alla porta, tre o quattro euro alla volta, e non li vende nessuno online. È una valle in cui si prenota poco perché c’è poco da prenotare, e vale la pena saperlo invece di cercare biglietti che non esistono.

Dove dormire in Val Vigezzo

In quale paese conviene fermarsi

  • Santa Maria Maggiore: la scelta ovvia. È il capoluogo, ha i tre musei a piedi, la piazza, i negozi e la stazione della Vigezzina. È anche la più cara e la più affollata a settembre, durante il raduno degli spazzacamini.
  • Malesco e Craveggia: a cinque chilometri dal capoluogo, più tranquille e più economiche. Craveggia è più bella da guardare, Malesco è più comoda perché sta sull’incrocio con la Val Cannobina.
  • Druogno: il primo paese salendo da Domodossola, il più vicino all’uscita della valle e in genere il più economico. Ha la fermata del treno.
  • Domodossola: fuori dalla valle ma a mezz’ora, ha molta più scelta e i collegamenti ferroviari nazionali. Ha senso se arrivate in treno o se restate una notte sola.

Una cosa sul mercato di questa valle, perché spiega cosa troverete cercando. In Val Vigezzo ci sono oltre ottanta strutture, ma sono quasi tutte appartamenti e case private con pochissime recensioni: alberghi veri, con abbastanza storico da poterli giudicare, ce ne sono pochissimi. Applicando i criteri che usiamo sempre, cioè punteggio sopra 8,5 e almeno cento recensioni, ne restano due in tutta la valle. Non è un difetto della ricerca, è com’è fatta la ricettività qui, e se cercate a marzo non trovate quasi niente aperto.

Le due strutture della valle con uno storico solido

  • La Casermetta: a Santa Maria Maggiore, tre stelle, camere piccole per due o tre persone. È la struttura con più recensioni di tutta la valle e sta a piedi dai tre musei e dalla stazione del trenino.
  • Appartamento Il Portico: appartamento fino a dieci ospiti, la scelta per famiglie o gruppi che vogliono cucina propria. È l’unica alternativa in valle con questo tipo di capienza e uno storico di recensioni serio.

Info pratica: non scriviamo le fasce di prezzo perché su questa valle non sono misurabili in modo onesto: fuori stagione la disponibilità sopra soglia si azzera, quindi un confronto fra alta e bassa stagione non esiste. Nei fine settimana di ottobre, quando c’è il Treno del Foliage, i posti in valle vanno via presto: se ci andate allora, prenotate con anticipo o dormite a Domodossola.

Cosa si mangia in Val Vigezzo

La cucina qui è di montagna povera, a base di segale, latte e maiale, e ha due o tre cose che non trovate altrove.

Gli stinchéet sono focaccine sottili di farina di segale cotte sulla piastra, che si mangiano calde e ripiene di salumi o formaggio: sono il cibo di strada della valle, e li trovate alle sagre e nei raduni. Gli gnocchi al cucchiaio, in dialetto *gnoch ad la chigiàa*, sono l’altro piatto identitario, fatti senza patate e formati con il cucchiaio invece che con le mani. Poi c’è la polenta vigezzina, il pane nero di Coimo, cotto con la segale della frazione che gli dà il nome, e il dolce pan e lac.

Sui salumi il pezzo forte è il prosciutto crudo vigezzino affumicato con le bacche di ginepro, che è la cosa da portarsi via. Accanto ci sono la mortadella di fegato, i salamini di capra, la toma vigezzina e i caprini freschi, più il miele di castagno dei versanti bassi.

Info essenziali

  • Dove: provincia del Verbano-Cusio-Ossola, Piemonte, fra Domodossola e il confine svizzero. Circa 20 km di lunghezza, fra gli 800 e i 1.726 metri.
  • Come arrivare: SS337 da Domodossola, oppure la ferrovia Vigezzina-Centovalli con fermate a Druogno, Santa Maria Maggiore, Malesco e Re.
  • Quanto tempo serve: un giorno per Santa Maria Maggiore e un borgo, due giorni per la valle intera con una camminata.
  • Quando andare: luglio e agosto per avere tutto aperto, metà ottobre per il foliage, dicembre per neve e mercatini. Meglio di sabato: il lunedì chiudono due musei su cinque.
  • Quanto si spende: i tre musei di Santa Maria Maggiore costano 11 € in tutto, la cabinovia 19,50 € andata e ritorno, il santuario di Re e i Bagni di Craveggia sono gratis.
  • Documento: serve la carta d’identità valida per l’espatrio se si passa in Svizzera, anche solo a piedi per i Bagni di Craveggia.

Domande frequenti sulla Val Vigezzo

Cosa vedere in Val Vigezzo in un giorno?

Santa Maria Maggiore con i suoi tre musei, il Museo dello Spazzacamino, la Casa del Profumo e la Scuola di Belle Arti, più una tappa al Santuario della Madonna del Sangue a Re. Sono nove chilometri l’uno dall’altro e stanno comodamente in una giornata. Se preferite la montagna alla cultura, si sostituisce con la cabinovia per la Piana di Vigezzo.

Perché la Val Vigezzo si chiama Valle dei Pittori?

Perché a Santa Maria Maggiore nel 1878 nacque la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini, da cui uscirono paesaggisti come Carlo Fornara, Enrico Cavalli, Giovan Battista Ciolina e Lorenzo Peretti. Le loro opere sono ancora esposte nella scuola che li ha formati.

Quanto costa entrare nei musei della Val Vigezzo?

Il Museo dello Spazzacamino costa 3 €, la Casa del Profumo Feminis-Farina 4 € con gratuità sotto i 6 anni, e la Scuola di Belle Arti funziona a contribuzione con un’offerta minima di 4 €. Non esiste un biglietto cumulativo: vederli tutti e tre costa 11 €.

Quando sono aperti i musei della Val Vigezzo?

Tutti i giorni tranne il lunedì nel cuore dell’estate, solo nei fine settimana per il resto dell’anno. Da novembre a febbraio sono quasi tutti chiusi, con le eccezioni del ponte dell’Immacolata, del periodo natalizio e dei giorni del Treno del Foliage.

Come si arriva in Val Vigezzo?

In auto dalla SS337 che parte da Domodossola, unica strada della valle, oppure con la ferrovia Vigezzina-Centovalli che collega Domodossola a Locarno e ferma a Druogno, Santa Maria Maggiore, Malesco e Re.

Dove sono i Bagni di Craveggia e come ci si arriva?

Sono in territorio italiano, nel comune di Craveggia, ma l’accesso comodo passa dalla Svizzera: da Spruga, in Val Onsernone, sono circa 40 minuti a piedi. Dall’Italia servono circa quattro ore e mezza di montagna partendo da Craveggia o da Toceno. L’accesso alle vasche è libero e la stagione va da aprile a novembre.

Si può visitare il Tesoro di Craveggia?

Sì, ma solo su prenotazione, contattando prima la parrocchia della chiesa dei Santi Giacomo e Cristoforo. Non ha un orario di apertura e il prezzo non è pubblicato: si concorda quando si prenota. La chiesa invece è aperta durante il giorno.

La Val Vigezzo è adatta ai bambini?

Sì, ed è una delle sue caratteristiche migliori: le distanze sono corte, i musei sono piccoli e interattivi, la cabinovia è gratis per i più piccoli e le camminate facili come il Monte di Dissimo si fanno in un’ora. La Casa del Profumo ha anche una tariffa famiglia dedicata.

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Val Vigezzo
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Ti ha accompagnato in questa guida

Alberto Macaluso

Nomade digitale con una passione spasmodica per l’archeologia e la storia – quando la storia racconta storie belle da (ri)raccontare – mi occupo dal lontano 1997 di comunicazione web e sono specializzato in progettazione e Seo. La mia passione per il viaggio nasce da una voglia costante di conoscere nuovi luoghi e nuove persone. Nel mio trolley (bagaglio rigorosamente sempre a mano) non mancano mai tutta una serie di device tecnologici e il mio fido Kindle, carico di tantissimi titoli di fantascienza, fantasy ovviamente saggi storici e anche di lavoro. Tutte le mie mete sono il frutto di suggestioni visive, uditive, e perché no anche tattili ed olfattive: un film, un telefilm, un passaggio di un libro, una canzone ascoltata alla radio una ricetta esotica, ogni cosa può essere per me uno stimolo a partire.

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