Burford: cosa vedere nella porta delle Cotswolds, e la chiesa dei Levellers

Burford la chiamano la porta delle Cotswolds, e per una volta il soprannome è pura geografia: venendo da Oxford è il primo paese di pietra color miele che si incontra, in fondo a una discesa che finisce su un ponte a una sola corsia. Io da quella porta non sono passato. Nel nostro viaggio siamo entrati nelle Cotswolds dal lato opposto, da Bristol, e tutta la fascia orientale ci è rimasta dall’altra parte della cartina. Lo scrivo subito perché cambia il valore di quello che leggerete.

Si parcheggia gratis, in un parcheggio da 161 posti. Il museo del paese è gratuito ma da gennaio a marzo è chiuso. Nella chiesa, sul fonte battesimale, c’è ancora il nome inciso da un soldato prigioniero nel 1649, e le due fonti principali non sono d’accordo nemmeno sul giorno in cui i suoi compagni furono fucilati. E da quando due borghi famosi hanno chiuso le porte ai pullman, quei pullman passano da qui.

In breve

Burford è una market town di circa 1.400 abitanti nell’Oxfordshire, sul fiume Windrush, a una trentina di chilometri a ovest di Oxford: la chiamano la porta delle Cotswolds. Si vede in mezza giornata a piedi: la High Street in discesa fino al ponte, il Tolsey Museum (gratuito, tutti i giorni 14-17 da aprile a ottobre, solo nel fine settimana a novembre e dicembre, chiuso da gennaio a marzo) e la chiesa di St John the Baptist (lunedì-sabato 10-16, domenica 13-16), dove nel 1649 Cromwell rinchiuse circa 340 soldati Levellers e dove uno di loro, Anthony Sedley, incise il suo nome nel piombo del fonte battesimale. Il parcheggio di Guildenford è gratuito, 161 posti, fino a 4 o a 10 ore. Senza auto ci si arriva con l’autobus X52 da Oxford o da Cheltenham.

Burford, la market town che scende verso il Windrush

Burford sta nell’Oxfordshire, nel distretto di West Oxfordshire, sul margine orientale delle Cotswolds, a circa diciotto miglia da Oxford, una trentina di chilometri. Il comune si presenta come una città medievale di mercato che va fiera di essere the Gateway to the Cotswolds, la porta delle Cotswolds, ed è la definizione giusta: chi arriva da Londra o da Oxford sulla A40 la incontra per prima, e da qui la strada scende verso i borghi del cuore della regione.

Non è un villaggio da cartolina come Bibury. È una market town, un paese-mercato, e nella nostra guida ai borghi delle Cotswolds vi ho spiegato perché la differenza conta: nei villaggi spesso non c’è un negozio, nelle market town ci sono alberghi, ristoranti, la banca e il benzinaio. Burford ne è un esempio quasi da manuale, con una High Street di locande e negozi che, dice il museo del paese, già nel Novecento si riempì di alberghi e antiquari per i primi turisti in automobile.

La sua storia la racconta bene la cronologia del museo del paese, e la riassumo perché spiega quello che vedrete. Nel Domesday Book del 1086 Burford era un villaggio di circa duecento persone; intorno al 1090 diventò uno dei primi borghi del regno con una carta di franchigia. Fra il XII e il XV secolo si arricchì con la lana, la follatura, la filatura, la tessitura e la concia, e con le cave di pietra: una parte finì a Windsor, e dopo il Grande Incendio di Londra del 1666 da qui partirono pietra e scalpellini per ricostruire la capitale. Nel Settecento era una stazione di posta per quaranta diligenze regolari, piena di locande. Poi la ferrovia passò altrove, e il museo scrive una frase che mi ha colpito: nell’Ottocento nelle strade cresceva l’erba. Fu quella povertà a salvarla, perché nessuno aveva i soldi per rifare le facciate, e nel Novecento le guide per i primi automobilisti la riscoprirono com’era.

Il risultato si misura in un numero, che però prendo con le pinze perché non viene da una fonte ufficiale ma da un comitato di residenti, Save Burford: 262 edifici vincolati, con la High Street che avrebbe la percentuale di case tutelate più alta del paese. E c’è un dettaglio che a un lettore italiano farà piacere: Burford è gemellata con Potenza Picena, nelle Marche. Sull’anno le fonti del paese non concordano, il museo scrive 1999 e la rivista locale The Bridge scrive 2001, ma il legame c’è e dura da più di vent’anni.

Cosa vedere a Burford in mezza giornata

Le cose da vedere sono tre, stanno tutte sulla stessa strada o a due passi, e si fanno a piedi. La buona notizia è che nessuna delle tre ha un biglietto: il museo e la chiesa chiedono solo un’offerta.

La High Street in discesa, fino al ponte sul Windrush

La High Street di Burford è la sua cartolina, e la si capisce meglio scendendo che salendo. Parte dall’alto, dalla collina dove passa la A40, e scende dritta e ripida verso il fiume, fiancheggiata da case di pietra di tutte le epoche, dalle facciate a graticcio alle ricostruzioni settecentesche dei tempi delle diligenze. In fondo c’è il ponte sul Windrush, un vecchio ponte di pietra a una sola corsia, dove le auto passano a senso alternato.

Burford High street
Burford High street

Quel ponte è anche il motivo per cui la High Street, d’estate, si riempie di code, e ne riparlo più avanti. Per chi cammina, invece, il consiglio è pratico: sul ponte lo spazio dei pedoni è solo segnato sull’asfalto, e il comune e la contea stanno lavorando proprio per renderlo più sicuro. Guardate le macchine prima di fermarvi a fotografare il fiume.

Il Tolsey Museum, gratuito e al primo piano

Sulla High Street, al numero 126, c’è il Tolsey. È stato costruito nei primi anni del Cinquecento, intorno al 1525, come casa del mercato: qui i commercianti pagavano il pedaggio per usare i banchi e qui si riuniva il tribunale del borgo. Oggi al piano di sopra c’è il museo del paese, aperto nel 1961, e nello stesso edificio ha sede il comune.

Non aspettatevi un racconto continuo: il museo stesso avverte che gli oggetti sono ordinati in vetrine a tema, con le didascalie che li collocano nel loro tempo, senza la pretesa di una storia dall’inizio alla fine. È il classico museo di paese fatto con amore dai volontari, ed è proprio il genere che a me piace, perché ci si trovano le monete del commercio locale, i documenti del borgo e le cose che nessuna guida racconta.

Tolsey Museum, in pratica

  • Ingresso: gratuito, con offerta libera.
  • Orari: tutti i giorni dalle 14 alle 17 da aprile a fine ottobre; a novembre e dicembre solo il sabato e la domenica, 14-17, o su appuntamento.
  • Chiusura: da gennaio a marzo il museo è chiuso.
  • Dove: 126 High Street, OX18 4QU.
  • Accessibilità: il museo è al primo piano e ci si arriva solo con le scale; non ci sono bagni. Chi ha esigenze particolari può contattare prima i volontari, che propongono in alternativa l’archivio di Swan Lane, più accessibile.
  • Da sapere: è gestito solo da volontari, e il museo stesso avverte che in rare occasioni può restare chiuso per malattia o mancanza di personale.

La chiesa di St John the Baptist, e le due tombe che raccontano un’epoca

Poi c’è la chiesa di St John the Baptist, e qui vi chiedo di non fare l’errore di entrare, guardare in alto e uscire. È una delle chiese più visitate d’Inghilterra, oltre 75.000 visitatori l’anno, e Simon Jenkins, nel suo libro sulle mille chiese migliori del paese, l’ha messa fra le sole diciotto a cinque stelle. Dentro ci sono otto secoli, e alcuni dettagli vanno cercati.

Burford chiesa di St John the Baptist
Burford chiesa di St John the Baptist

I lavori cominciarono nel 1175 e finirono intorno al 1500. Il pezzo più antico è il portale ovest, datato proprio 1175, con il legno e i ferri originali. La guglia fu aggiunta nel Quattrocento, e la chiesa racconta con una certa franchezza che lì l’ambizione vinse sulla prudenza: la torre cominciò a muoversi, e i puntellamenti di allora si vedono ancora alla sua base. Anche il pavimento ha una storia: le piastrelle furono messe in epoca vittoriana, e William Morris, che visitò il paese e la chiesa, ne rimase inorridito.

Poi ci sono le due tombe, e sono il motivo per cui vale la pena prendersi il tempo. La prima è il monumento Harman. Il committente fu uno dei barbieri di Enrico VIII, gentiluomo della sua camera privata e testimone del suo testamento, che si fece il monumento da vivo insieme alla moglie Agnes e ci fece scolpire i loro sedici figli, tutti con l’aria di avere cinque anni. Il dettaglio da cercare sono le figure ai lati: sono indigeni dell’Amazzonia, e secondo la chiesa sono la più antica raffigurazione conosciuta in Gran Bretagna degli abitanti del Nuovo Mondo, forse un richiamo ai commerci che Harman finanziava lungo le coste del Sudamerica. Per inciso, i due vissero altri sette anni e in quella tomba non ci sono mai entrati: sono sepolti nella vicina Taynton. E una nota per i pignoli: la chiesa lo chiama Henry Harman, mentre le fonti storiche e Wikipedia lo chiamano Edmund.

La seconda è la tomba Tanfield, ed è una storia che sembra inventata. Quando nel 1625 morì Sir Lawrence Tanfield, il signore del paese, la vedova fece sistemare il monumento nella cappella di St Katherine di notte, senza il permesso né del clero né del borgo. È in stile italiano, schiaccia letteralmente la vecchia cappella, e nessuno lo ha mai più spostato. Sotto c’è uno scheletro scolpito, e qui arriva la stranezza che la chiesa stessa non sa spiegare: uno dei femori è umano, vero, mentre il resto è di pietra.

La chiesa ha orari suoi, e chiude per le funzioni

La chiesa si visita dal lunedì al sabato dalle 10 alle 16 e la domenica dalle 13 alle 16, ed è chiusa a Natale, a Pasqua e a Capodanno. Ma essendo una parrocchia viva, chiude anche per funzioni ed eventi, e pubblica le date sul suo sito: per la seconda metà di settembre 2026, per esempio, chiude dopo le 13 il 18, il 22 e il 25, e resta chiusa tutto il giorno il 26. Se avete un giorno solo, controllate la pagina dei visitatori della chiesa di Burford prima di partire. L’ingresso è libero, ci sono guide stampate gratuite in molte lingue e un sacrestano di turno che risponde alle domande; la chiesa chiede un’offerta per le spese di apertura, e mi pare il minimo.

I Levellers del 1649, e la firma incisa nel fonte battesimale

Nei miei ricordi scolastici la guerra civile inglese era una riga fra Carlo I decapitato e Cromwell al potere. A Burford diventa una storia con dei nomi e delle date, e con una firma che si può ancora vedere.

I Levellers, i «livellatori», erano un movimento radicale che durante la guerra civile contestava il controllo del Parlamento e chiedeva l’uguaglianza fra tutti, tanto che qualcuno li considera i primi socialisti. Nel 1649 un gruppo di soldati dell’esercito parlamentare, esasperati dalle paghe arretrate che non avevano speranza di ricevere, si ammutinò a Salisbury e si mise in marcia per unirsi ad altri Levellers vicino a Banbury. Le truppe del governo li raggiunsero e li circondarono proprio a Burford, e circa 340 prigionieri furono rinchiusi nella chiesa.

Burford chiesa di St John the Baptist levellers
Burford chiesa di St John the Baptist levellers

È qui che la storia diventa tangibile. Durante la prigionia i soldati lasciarono dei segni, e il più famoso è sul fonte battesimale: nel piombo c’è l’incisione di Anthony Sedley, datata 1649. È il nome di un prigioniero che non sapeva cosa gli sarebbe successo e decise di lasciare traccia di sé. In una delle tombe della navata di San Bartolomeo, poi, qualcuno incise una tavola del nine men’s morris, il gioco del filetto, e a me questa seconda traccia commuove quasi di più: uomini chiusi in una chiesa, in attesa di sapere chi sarebbe stato fucilato, che si mettono a giocare.

Poi i capi furono portati fuori e fucilati, e gli altri prigionieri furono fatti salire sul tetto della cappella della Vergine perché guardassero. Il resto fu graziato, e la causa dei Levellers si spense dopo questa sconfitta. Oggi una targa sul muro della chiesa ricorda i soldati giustiziati, e ogni anno a maggio il paese celebra il Levellers Day, con la commemorazione, un corteo per il paese, musica e dibattiti: nel 2026 è stato sabato 9 maggio, alla Warwick Hall.

Sulle esecuzioni, le fonti non sono d’accordo

Ve lo dico perché lo troverete scritto in due modi diversi. La chiesa di Burford, nella sua pagina sui Levellers, scrive che i capi furono fucilati il 16 maggio 1649, e aggiunge che non ci sono prove di dove avvennero le esecuzioni né di dove furono sepolti i corpi. Wikipedia, e con lei gran parte di quello che si legge in giro, scrive invece 17 maggio, dà i nomi dei tre giustiziati, il cornetta Thompson, il caporale Church e il soldato Perkins, e colloca la fucilazione nel cimitero della chiesa. Non ho modo di stabilire chi abbia ragione, e non scelgo: la chiesa è la fonte più vicina al posto, ma è anche l’unica a dichiarare apertamente cosa non si sa, e questa prudenza a me dice molto.

Parcheggiare a Burford è gratis

Chi ha letto i nostri pezzi sulle Cotswolds sa che il parcheggio è la voce che fa saltare il preventivo: dieci sterline la giornata a Bibury, le tariffe a scaglioni di Bourton-on-the-Water. A Burford no, e per lo stesso motivo di Chipping Norton: il paese sta nel distretto di West Oxfordshire, e il distretto lo scrive in una riga sola, il parcheggio è gratuito in tutti i suoi car park.

ParcheggioPostiDurata massimaCosto
Guildenford, OX18 4SE97 a sosta breve4 oregratuito
Guildenford, OX18 4SE64 a sosta lunga10 oregratuito
Guildenford, OX18 4SE3 per disabili e 2 per famigliesecondo il cartellogratuito
Parcheggio verificato sul sito del distretto di West Oxfordshire a settembre 2026: 161 posti in tutto, aperto sette giorni su sette, anche di notte.

Due cose da tenere a mente. La prima: gratuito non vuol dire senza limiti, e le due zone da quattro e da dieci ore sono distinte, quindi se contate di restare la giornata intera mettetevi nella zona lunga. La seconda: con 161 posti per il paese che accoglie chi entra nelle Cotswolds da est, nelle giornate di punta si riempie. Arrivare la mattina presto qui vale come ovunque nella regione.

I pullman che Bibury e Bourton hanno spinto fino a qui

C’è una cosa che si capisce solo mettendo in fila i pezzi, e che riguarda direttamente chi visita Burford. Quando abbiamo scritto di Bibury, abbiamo verificato che dal maggio 2025 i pullman non parcheggiano più in quel paese: le piazzole sono diventate due posti di fermata da dieci minuti, e ai conducenti si chiede di entrare da est passando da Burford. Anche Bourton-on-the-Water fa i conti con l’assalto dei gruppi.

Il risultato lo racconta Save Burford, un comitato di residenti, e qui ve lo segnalo per quello che è: non una fonte ufficiale, ma la voce di chi ci abita. Scrivono che con Bourton e Bibury che limitano i pullman grandi, questi sono scesi su Burford, con parcheggi irregolari e manovre pericolose sulla High Street, e che il paese ha un collo di bottiglia di partenza, cioè il ponte a una sola corsia, che nelle ore di punta e d’estate fa la coda su tutta la strada. Il comune ha chiesto alla contea di limitare i pullman lunghi nel parcheggio di Priory Lane, davanti alla scuola elementare, e secondo il comitato una decisione non è ancora arrivata.

Il ponte, la coda e un lavoro che non si sa quando parte

Se potete scegliere l’orario, Burford va presa come tutti i borghi delle Cotswolds: di mattina presto o nel tardo pomeriggio, fuori dalla finestra dei gruppi. C’è poi un dettaglio con la data di scadenza, che vi scrivo come tale. Il comune di Burford ha pubblicato che la contea dell’Oxfordshire farà dei lavori sul ponte per rendere più sicuro il passaggio dei pedoni, con segnaletica nuova, una pavimentazione colorata e due dissuasori, in tre notti di chiusura totale, dalle 19 alle 5, senza passaggio né di auto né di pedoni. Secondo quella pagina i lavori non sarebbero partiti prima di giugno 2026, e a settembre non ho trovato un aggiornamento con le date. Se arrivate la sera tardi, verificate che il ponte sia aperto.

Come arrivare a Burford, anche senza auto

In auto Burford è la più semplice delle Cotswolds da raggiungere venendo da Londra o da Oxford: sta sulla A40, e il navigatore vi porta dritti al parcheggio con il codice postale OX18 4SE. Si guida a sinistra, e se è la prima volta il nostro pezzo su come si guida a sinistra vi evita qualche spavento sulle rotatorie, che qui non mancano.

Senza auto ci si arriva, e dal 29 marzo 2026 in un modo nuovo. La linea X52 di Pulhams, che ha sostituito la vecchia S2, collega Oxford e Cheltenham passando da Summertown, Eynsham, Witney, Burford e Northleach. Secondo l’orario pubblicato dall’operatore le corse sono all’incirca ogni due ore, anche la domenica e nei festivi, e da Oxford Gloucester Green a Burford ci vuole circa un’ora. Attenzione alla fermata: a Burford non è in centro ma sulla Oxford Road Layby, in cima al paese, e da lì si scende a piedi. Da Witney ci sono anche le linee 233 e 234 di Stagecoach, che passano da Minster Lovell; l’orario che ho trovato è datato gennaio 2024, quindi ricontrollatelo sul sito di Stagecoach prima di contarci.

Burford sta bene anche come tappa di un giro più largo. Il nostro itinerario nelle Cotswolds ha le giornate costruite con i tempi veri, e da qui al cuore della regione, Bourton e Bibury, è una strada di campagna che scende lungo il Windrush.

Nei dintorni di Burford

Burford è la base di partenza per alcune delle cose più cercate della fascia est, e ve le metto in fila con una riga ciascuna, rimandando dove le abbiamo già raccontate.

  • The Farmer’s Dog, il pub di Jeremy Clarkson, sta ad Asthall, vicino a Burford, ed è chiuso il lunedì. Orari, prenotazioni e la regola del tutto britannico sono nel nostro pezzo su Chipping Norton e la fattoria di Clarkson.
  • Il Cotswold Wildlife Park sta due miglia a sud di Burford, sulla A361, e ha il parcheggio gratuito. Il parco stesso avverte che in autobus è difficile arrivarci: la fermata più vicina è sulla High Street di Burford, e da lì serve un taxi, perché lungo la A361 non c’è marciapiede ed è una strada veloce.
  • Blenheim Palace, la casa natale di Churchill, è a una quindicina di miglia, a Woodstock: prezzi, biglietto annuale e parcheggio sono nella nostra guida a Blenheim Palace.
  • Bampton, il paese delle scene di villaggio di Downton Abbey, sta nella stessa fascia orientale: ne parliamo nel pezzo sulle location di Downton Abbey.
  • Kelmscott Manor, la casa di campagna del 1570 sul Tamigi che William Morris scelse come residenza estiva nel 1871, è segnalata dal comune fra le attrazioni della zona. Non ci siamo stati, e orari e prezzi li trovate sul sito della Society of Antiquaries, che la gestisce.

Burford info pratiche

Tutto quello che avete letto fin qui l’ho verificato sui siti di chi lo stabilisce: il distretto per i parcheggi, il museo per i suoi orari, la chiesa per i suoi, il comune per il ponte, l’operatore per l’autobus. Dove due fonti non erano d’accordo ve l’ho scritto, e dove l’unica voce era quella dei residenti ve l’ho detto. Il resto non ce l’ho.

Cosa non troverete in questo pezzo, e perché

Non troverete il nome di una sala da tè o di un pub dove fermarsi, né un giudizio su una delle locande della High Street. Non troverete quanto tempo si perde in coda sul ponte un sabato di luglio, né che effetto fa trovarsi davanti alla firma di Anthony Sedley. Nei nostri cinque giorni fra le Cotswolds e il Wiltshire la fascia orientale è l’unica delle quattro zone dove non abbiamo messo piede, e nella nostra lista dei borghi è dichiarata così. Il giudizio arriverà quando ci saremo andati.

Due cose però le so, e ve le passo perché credo che valgano anche qui. La prima riguarda il tipo di paese. L’ultima tappa della nostra giornata fra i borghi è stata Chipping Campden, un’altra market town cresciuta con la lana e tutta allungata su una High Street, e vi confesso che fra tutti i paesi visitati è quello che ci ha emozionato un pizzico meno: meno fiaba, più storia e più istituzione. Burford, da tutto quello che ho letto, appartiene alla stessa famiglia, con in più la discesa e il fiume. Se cercate il villaggio da calendario andate a Bibury; se vi interessa capire come una regione di pastori sia diventata ricca, questa è la porta giusta.

La seconda riguarda l’orario. A Bibury siamo arrivati verso le nove del mattino, eravamo fra i pochissimi visitatori e abbiamo trovato un posto per l’auto a cinquanta metri dal centro; qualche ora dopo il paese era un’altra cosa. Se quei gruppi, come scrivono i residenti, adesso passano da Burford, la levataccia qui vale doppio. E vale il solito motto: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro, e stavolta quel qualcuno sono le pagine ufficiali che vi ho messo in fila.

Info essenziali

  • Dove: Burford, Oxfordshire, sul fiume Windrush, margine orientale delle Cotswolds; circa 30 km a ovest di Oxford.
  • Cosa vedere: la High Street fino al ponte sul Windrush, il Tolsey Museum e la chiesa di St John the Baptist con i segni dei Levellers.
  • Tolsey Museum: gratuito; tutti i giorni 14-17 da aprile a ottobre, solo nel fine settimana a novembre e dicembre, chiuso da gennaio a marzo. Solo scale.
  • Chiesa di St John the Baptist: ingresso libero con offerta; lunedì-sabato 10-16, domenica 13-16, con chiusure per funzioni pubblicate sul sito.
  • Parcheggio: Guildenford, OX18 4SE, gratuito: 97 posti fino a 4 ore e 64 fino a 10 ore.
  • Come arrivare: in auto sulla A40, ricordando che si guida a sinistra; in autobus con la X52 da Oxford o da Cheltenham, fermata Oxford Road Layby, o con la 233 e la 234 da Witney.
  • Quanto tempo: mezza giornata per il paese.
  • Quando andare: la mattina presto o nel tardo pomeriggio, fuori dall’orario dei gruppi; per il tempo vale il clima inglese di sempre, e per entrare nel Regno Unito serve l’autorizzazione ETA.
  • Dove dormire: Burford è una market town, quindi ha alberghi e locande aperti la sera, al contrario dei villaggi da cartolina. Le zone e le formule per dormire nelle Cotswolds le trovate nella guida alla regione.

Domande frequenti su Burford

Cosa vedere a Burford?

In mezza giornata a piedi: la High Street, che scende ripida fra le case di pietra fino al ponte a una corsia sul Windrush; il Tolsey Museum, nella casa del mercato dei primi del Cinquecento; e la chiesa di St John the Baptist, con il monumento Harman, la tomba Tanfield e i segni lasciati dai soldati Levellers imprigionati nel 1649. Nessuna delle tre ha un biglietto.

Perché Burford è chiamata la porta delle Cotswolds?

Perché è il primo paese delle Cotswolds che si incontra venendo da Oxford o da Londra lungo la A40. Il comune stesso si presenta come la porta delle Cotswolds, e da Burford la strada scende verso i borghi del cuore della regione, come Bourton-on-the-Water e Bibury.

Dove parcheggiare a Burford?

Nel parcheggio di Guildenford, OX18 4SE, gestito dal distretto di West Oxfordshire, che è gratuito: 161 posti, di cui 97 fino a 4 ore e 64 fino a 10 ore, aperto sette giorni su sette. Nelle giornate di punta si riempie, quindi conviene arrivare presto.

Quando è aperto il Tolsey Museum di Burford?

Da aprile a fine ottobre tutti i giorni dalle 14 alle 17; a novembre e dicembre solo il sabato e la domenica, dalle 14 alle 17, o su appuntamento; da gennaio a marzo è chiuso. L’ingresso è gratuito con offerta libera, e il museo è al primo piano, raggiungibile solo con le scale.

Chi erano i Levellers di Burford?

Soldati dell’esercito parlamentare vicini ai Levellers, il movimento radicale che durante la guerra civile inglese chiedeva l’uguaglianza. Nel 1649 si ammutinarono per le paghe arretrate, furono circondati a Burford e circa 340 furono rinchiusi nella chiesa, dove uno di loro, Anthony Sedley, incise il suo nome nel piombo del fonte battesimale. I capi furono fucilati: la chiesa indica il 16 maggio, altre fonti il 17. Ogni anno a maggio il paese celebra il Levellers Day.

Come si arriva a Burford senza auto?

Con l’autobus X52 di Pulhams, che dal 29 marzo 2026 collega Oxford e Cheltenham passando da Witney e Burford all’incirca ogni due ore, anche la domenica; da Oxford ci vuole circa un’ora e a Burford si scende alla fermata Oxford Road Layby, in cima al paese. Da Witney ci sono anche le linee 233 e 234 di Stagecoach.

Quanto è lontano il Cotswold Wildlife Park da Burford?

Due miglia a sud, circa tre chilometri, lungo la A361. Il parcheggio del parco è gratuito, ma in autobus è difficile arrivarci: la fermata più vicina è sulla High Street di Burford e da lì serve un taxi, perché la A361 non ha marciapiede.

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