Abito in Versilia, e a un’ora scarsa di macchina da casa mia comincia il Casentino: il bosco dove da mille anni gli uomini vanno a cercare il silenzio. Lassù, tra i faggi, ci sono La Verna e Camaldoli, due dei luoghi dove l’idea stessa di ritiro spirituale ha preso forma in Italia. Ci sono stato in giornata, da viaggiatore più che da pellegrino, e quello che ti resta addosso non è la fede: è il silenzio. Un silenzio pieno, diverso da quello di casa quando spegni la televisione.
Fare un ritiro spirituale, oggi, vuol dire questo: togliersi per qualche giorno dal rumore. Non serve essere credenti, non serve andare in India. In questa guida ti spiego dove farlo in Italia, tra monasteri, conventi ed eremi che accolgono davvero, come funziona nel concreto (le regole, il silenzio, quanto si spende), quali sono le alternative laiche come la meditazione e lo yoga, e infine dove andare se vuoi spingerti lontano.
In breve
In Italia si fa un ritiro spirituale soprattutto nelle foresterie di monasteri, conventi ed eremi: si dorme in celle semplici, si condivide silenzio e orari della comunità, si contribuisce con un’offerta o una quota (indicativamente 30-70 € a notte, spesso in pensione completa). I poli più forti sono il Casentino toscano (La Verna, Camaldoli), Assisi con l’Eremo delle Carceri, Subiaco nel Lazio e la comunità di Bose in Piemonte. Chi cerca un percorso non religioso ha i ritiri laici: Vipassana (10 giorni, a offerta libera), centri buddisti come Pomaia e yoga retreat. Non serve essere credenti; serve rispettare il silenzio. Si prenota contattando direttamente la struttura o via portali come ospitalitareligiosa.it.
Indice dell’Articolo
Cos’è un ritiro spirituale, e perché oggi ci tornano tutti
Un ritiro spirituale è un periodo di tempo, di solito da un weekend a una settimana, in cui ci si allontana dalla vita di ogni giorno per dedicarsi al raccoglimento, alla preghiera o alla meditazione, spesso in un luogo di silenzio. Nella tradizione cattolica nasce con gli “esercizi spirituali”; nelle tradizioni orientali coincide con periodi intensivi di meditazione. Il denominatore comune è sempre lo stesso: staccare per rientrare in contatto con sé stessi.

La cosa interessante è che questa pratica antica sta vivendo un ritorno. Le testate italiane raccontano da qualche anno il “boom” delle vacanze in convento e in monastero: gente che sceglie una cella spoglia e il pane fatto dai monaci al posto della piscina. Il motore è la stanchezza da iperconnessione. In un’estate di notifiche, il vero lusso è diventato spegnere il telefono. Non è un caso che a cercare queste esperienze non ci siano più solo i pensionati devoti, ma anche trentenni e ventenni in cerca di un digital detox vero.
Prima di scegliere conviene capire una distinzione, perché cambia tutto: esistono i ritiri religiosi, dentro una comunità di fede (monasteri, conventi, case di spiritualità), e i ritiri laici, centrati su una tecnica come la meditazione o lo yoga, senza culto. Puoi fare l’uno o l’altro a seconda di cosa cerchi. Nei prossimi paragrafi li vediamo entrambi, partendo dall’Italia.
Ritiro in monastero, convento o eremo: come funziona davvero
Un ritiro in monastero funziona così: sei ospite di una comunità religiosa nella sua foresteria, cioè la parte della struttura riservata a chi viene da fuori. L’accoglienza affonda le radici nella Regola di San Benedetto, dove l’ospite va accolto “come Cristo”. In pratica questo significa una camera semplice, spesso una cella con il bagno, e la possibilità (non l’obbligo) di condividere i ritmi dei monaci: la preghiera scandita dalle campane, i pasti in comune, il lavoro, il silenzio.
Le regole ci sono, e sono il senso stesso dell’esperienza. Si rispettano gli orari, compreso un rientro serale (nei conventi in genere tra le 22 e la mezzanotte). Si tiene un tono di voce basso, si evita di fumare al chiuso. La partecipazione alle celebrazioni è quasi sempre libera: puoi assistere alla compieta della sera o restartene in camera. Se cerchi il silenzio totale, molte strutture lo prevedono espressamente, ed è forse la ragione principale per cui la gente ci va.
Attenzione: “offerta libera” non vuol dire gratis. Significa che non c’è un listino, ma sei tu a contribuire alle spese della comunità secondo le tue possibilità. Dare troppo poco per un letto e tre pasti al giorno non è nello spirito della cosa: pensa a quanto pagheresti altrove e regolati con onestà.
E se non sei credente? Nella maggior parte dei casi non è un problema. Le comunità accolgono anche laici e non credenti: la condizione che pongono non è la fede, ma il rispetto del clima di raccoglimento e del silenzio. Nessuno ti chiederà di pregare. Ti chiederanno di non trattare il monastero come un hotel. È una differenza sottile ma decisiva, ed è anche il motivo per cui questi luoghi restano belli.
Dove fare un ritiro spirituale in Italia
In Italia i luoghi per un ritiro spirituale non mancano: il Paese è disseminato di monasteri, eremi e santuari che accolgono ospiti, dalle Alpi alla Calabria. Qui sotto ho raccolto quelli più adatti a chi parte per la prima volta, con una nota pratica su chi accoglie davvero e chi invece è più santuario da visitare che luogo di ritiro.
| Luogo | Regione | Accoglienza per il ritiro |
|---|---|---|
| La Verna | Toscana (Casentino) | Sì, ampia: foresteria ~72 posti + dormitorio pellegrini |
| Camaldoli | Toscana (Casentino) | Sì: monastero fino a ~150 posti; Sacro Eremo poche celle in silenzio |
| Eremo delle Carceri | Umbria (Assisi) | Sì, limitata: piccola foresteria, soggiorno max 5 giorni |
| Subiaco (Santa Scolastica) | Lazio | Sì: foresteria con 50 camere, per pellegrini e ritiri |
| Sacro Monte di Varallo | Piemonte | Sì: Casa del Pellegrino, 8 camere per esercizi e ritiri |
| Comunità di Bose | Piemonte | Sì: ritiri individuali guidati, oltre 15.000 ospiti l’anno |
| Montevergine | Campania | Sì, stagionale (aprile-ottobre): foresteria con 5 camere |
| Isola di San Giulio | Piemonte (Lago d’Orta) | Solo su richiesta motivata: clausura, foresteria per pochi |
Toscana: il Casentino, il cuore dei ritiri
La Toscana è la regione più forte per un ritiro spirituale, e il motivo ha un nome: Casentino. Le Foreste Casentinesi sono state per secoli il rifugio di monaci ed eremiti in cerca di solitudine, e questo ha lasciato una densità di luoghi sacri che non ha eguali. Nel raggio di pochi chilometri, lungo la Via di Francesco, convivono il santuario de La Verna, dove nel 1224 San Francesco ricevette le stimmate, e il monastero di Camaldoli, fondato da San Romualdo intorno al 1012.

La Verna ha una foresteria capiente, con camere private e persino un dormitorio per chi arriva a piedi con il sacco a pelo; i frati sono disponibili per colloqui e confessioni. Camaldoli offre due livelli di intensità: il monastero, con la sua foresteria per esercizi e lectio divina, e il Sacro Eremo più in alto, dove le poche celle disponibili chiedono un silenzio stretto. Se è la tua prima volta e vuoi capire cosa sia un ritiro, il Casentino è la porta d’ingresso giusta.
Consiglio: il Sacro Eremo di Camaldoli chiude a gennaio e febbraio, e non è un dettaglio: sono i mesi in cui la comunità si ritira. Se punti al silenzio più profondo, prenota per la tarda primavera o l’autunno, quando i boschi casentinesi sono al loro massimo e i gruppi estivi sono passati.
Umbria, Lazio e il ritiro spirituale vicino Roma
L’Umbria ruota attorno ad Assisi, e in particolare all’Eremo delle Carceri, il luogo sul monte Subasio dove Francesco si ritirava a pregare, immerso in un bosco di lecci a quattro chilometri dalla città. La foresteria qui è piccola e in autogestione, con soggiorni brevi: è un’esperienza intima, non un grande centro. Chi cerca un ritiro spirituale a Roma o nei dintorni, invece, ha le case di spiritualità della città: gli Esercizi del Celio dei Passionisti e la Casa del Cenacolo di spiritualità ignaziana accolgono laici e religiosi in clima di silenzio.

Più a sud, nel Lazio, c’è Subiaco: il Sacro Speco di San Benedetto è aggrappato alla roccia sopra la grotta dove il santo visse da eremita, mentre l’accoglienza vera e propria è nella vicina foresteria di Santa Scolastica, con una cinquantina di camere. È uno dei punti d’origine di tutto il monachesimo occidentale, e si sente.
Nord e Sud: da Bose alla Calabria
Al Nord il nome da conoscere è Bose, sulle colline biellesi: una comunità monastica ecumenica fondata nel 1965 che accoglie ogni anno oltre quindicimila persone, credenti e non, per ritiri individuali anche guidati da un fratello o una sorella. È forse il luogo più aperto ai laici in Italia. Sempre in Piemonte, il Sacro Monte di Varallo unisce arte e spiritualità con la sua Casa del Pellegrino, e sul Lago d’Orta l’Isola di San Giulio custodisce un monastero benedettino di clausura, dove si entra in foresteria solo con una richiesta motivata e la disponibilità a seguire la vita liturgica.
Al Sud spiccano due santuari-monastero: Montevergine, l’abbazia benedettina sul massiccio del Partenio in Campania, con una foresteria stagionale aperta da aprile a ottobre, e il santuario di San Francesco di Paola in Calabria, dove l’accoglienza passa più da strutture ricettive collegate che da una cella monastica in senso stretto. Vale la stessa regola di sempre: telefona prima e chiedi che tipo di ospitalità offrono davvero.

Attenzione: non tutti i santuari famosi sono luoghi di ritiro. In diversi casi, come la Madonna della Corona sul Monte Baldo o lo stesso San Francesco di Paola, la “casa del pellegrino” è di fatto un hotel di proprietà del santuario, comodo ma lontano dall’idea di silenzio e cella. Se cerchi il ritiro vero, verifica sempre se dormi dentro la vita della comunità o in una struttura alberghiera accanto.

Ritiri laici, yoga e meditazione: l’alternativa non religiosa
Se l’idea di preghiera e liturgia non ti appartiene, la strada del ritiro resta aperta lo stesso: sono i ritiri laici, centrati su una tecnica invece che su una fede. Qui non si prega, si pratica. L’obiettivo non è l’incontro con Dio ma l’allenamento della mente e del corpo attraverso la meditazione, il respiro, il movimento. In Italia le opzioni serie non mancano, e alcune sono sorprendentemente rigorose.
La più intensa è la Vipassana nel metodo di S.N. Goenka: un corso residenziale di dieci giorni in silenzio nobile totale, in cui si impara a osservare il respiro e le sensazioni del corpo. È adatta a chi vuole fare sul serio, non a chi cerca un weekend rilassante. Il centro italiano ufficiale è Dhamma Atala, a Lutirano di Marradi, sull’Appennino tra Toscana ed Emilia. Il buddismo tibetano ha invece il suo punto di riferimento nell’Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia, in provincia di Pisa, dal 1976 il maggiore centro d’Italia, con corsi e ritiri di ogni durata.
Info pratica: i corsi Vipassana di Goenka sono a offerta libera, non hanno un costo di iscrizione: si sostengono solo con le donazioni di chi li ha già frequentati. È una scelta precisa, per tenere fuori l’aspetto commerciale dalla pratica. I posti però sono limitati e le liste si riempiono con largo anticipo: prenota mesi prima.
Poi c’è tutto il mondo dello yoga retreat, la formula più accessibile e diffusa. In genere è un weekend o una settimana in un agriturismo o in un centro immerso nella natura, spesso in Toscana o in Umbria, dove un piccolo gruppo vive, pratica e mangia insieme. Il pacchetto comprende di solito alloggio, pasti (spesso vegetariani), le sessioni di yoga quotidiane e i materiali. A differenza del monastero, qui è tutto organizzato e a pagamento, con quote che parlano più la lingua della vacanza che quella dell’offerta libera.
Ritiri yoga e wellness da prenotare
- Weekend di yoga e meditazione in agriturismo, tra Toscana e Umbria.
- Ritiri settimanali con pratica quotidiana, spesso a pensione completa e cucina vegetariana.
- Esperienze di benessere e mindfulness in strutture immerse nella natura.
Alcuni link di questa sezione sono affiliati: se prenoti un’esperienza, per te non cambia nulla, ma sostieni il lavoro di Dovevado.
Quanto costa un ritiro spirituale (e come si prenota)
Quanto costa un ritiro spirituale dipende da dove lo fai. In una foresteria religiosa la cifra è contenuta: indicativamente tra i 30 e i 70 euro a notte, spesso con i pasti inclusi, e in molti casi il contributo è a offerta libera. Un ritiro laico organizzato, tipo uno yoga retreat, costa di più perché è un pacchetto turistico completo: un weekend si aggira in media sui 300-500 euro, una settimana può salire parecchio a seconda della struttura. All’estremo opposto ci sono i ritiri a sola offerta, come la Vipassana, che di fatto puoi fare senza spendere nulla se non puoi permettertelo.
Esistono quindi ritiri spirituali gratuiti nel senso pieno? Nella logica dell’offerta libera, sì: nessuno ti manda via se dai poco, l’importante è la sincerità del gesto. La Vipassana ne è l’esempio più limpido. Molte case di spiritualità, poi, chiedono cifre simboliche per non escludere nessuno. Il ritiro non è mai stato pensato per essere un privilegio economico, ed è una delle cose che lo rende diverso dal turismo del benessere.
Su come si prenota, la strada più semplice resta il contatto diretto: si telefona o si scrive alla foresteria, con qualche settimana di anticipo (di più nei periodi di festa). Per orientarsi tra le tante strutture ci sono portali dedicati come ospitalitareligiosa.it, l’associazione no profit che mappa conventi, monasteri ed eremi mettendoti in contatto diretto con la struttura senza commissioni, oppure piattaforme di ritiri che raccolgono centinaia di abbazie e monasteri in un unico catalogo.
Ritiro spirituale nel mondo: se vuoi andare lontano
Se cerchi qualcosa di più radicale, o semplicemente hai voglia di legare il ritiro a un viaggio vero, il mondo offre mete che sono diventate sinonimo di ricerca interiore. Qui l’esperienza si mescola alla cultura di un luogo, e va affrontata con più preparazione. Ecco le più celebri.

- Rishikesh (India): la capitale mondiale dello yoga, sul Gange ai piedi dell’Himalaya, punteggiata di ashram. È la città dove i Beatles soggiornarono nel 1968. Città sacra: niente alcol né carne.
- Varanasi (India): la città più sacra dell’induismo, dove si viene a morire per spezzare il ciclo delle rinascite. Un luogo di lutto reale, da attraversare con rispetto e senza fotografare le cremazioni.
- Dharamsala (India): sede in esilio del Dalai Lama e cuore del buddismo tibetano, con centri di meditazione storici come il Tushita, a quasi 1.900 metri di quota.
- Kyoto e Koyasan (Giappone): Kyoto è il cuore dello Zen, con i suoi giardini di pietra; sul Monte Koya si dorme nei templi (lo shukubo), con cena vegetariana monastica e preghiera all’alba insieme ai monaci.
- Ubud (Bali): la capitale del wellness, patria di yoga e sound healing. Molto bella e molto commercializzata: scegli con cura i centri seri.

- Sedona (Arizona, USA): capitale della spiritualità new age, celebre per i suoi “vortici” energetici tra le rocce rosse. Va detto con onestà: non esiste alcuna prova scientifica di quei campi energetici.
- Machu Picchu e la Valle Sacra (Perù): il cuore della spiritualità andina, tra il culto della Pachamama e le cerimonie di reciprocità guidate dai maestri Q’ero.

In Europa, senza prendere l’aereo per un altro continente, restano tre classici. Il Cammino di Santiago in Spagna, dove il ritiro coincide con il passo lento del pellegrino (per la Compostela servono almeno gli ultimi cento chilometri a piedi, con la credenziale timbrata). Il Mont-Saint-Michel in Francia, abbazia benedettina su un’isola battuta dalle maree più alte d’Europa. E il Monte Athos in Grecia, la repubblica monastica ortodossa più severa del continente.

Attenzione: il Monte Athos non è per tutti, letteralmente. L’accesso è consentito solo agli uomini maggiorenni, con un permesso obbligatorio (il diamonitirion) da richiedere con mesi di anticipo, e con un tetto giornaliero di ingressi. Alle donne l’ingresso è vietato da oltre mille anni: possono soltanto osservare le coste dal mare, a distanza. Se stai programmando un viaggio di coppia, questa meta è esclusa in partenza.

Info essenziali
- Per la prima volta: parti da un monastero italiano ben strutturato (Casentino o Bose), meglio di un ritiro estremo di dieci giorni.
- Quanto dura: da un weekend a una settimana; la Vipassana fa storia a sé con i suoi 10 giorni.
- Quanto portare: poco e comodo. Abiti sobri, scarpe da camminata, un libro. Spesso non serve altro.
- Quando andare: primavera e autunno per il silenzio migliore; d’estate i luoghi più noti si affollano.
- Come prenotare: contatto diretto alla struttura o portali come ospitalitareligiosa.it, con settimane di anticipo.
Domande frequenti sul ritiro spirituale
Quanto costa un ritiro spirituale?
In una foresteria religiosa indicativamente 30-70 € a notte, spesso pasti inclusi e spesso a offerta libera. Uno yoga retreat organizzato parte in media da 300-500 € a weekend. La Vipassana è a sola offerta libera, di fatto senza costo fisso.
Quanto dura un ritiro spirituale?
In genere da un weekend a una settimana. I ritiri in monastero possono essere anche di pochi giorni, mentre i corsi Vipassana durano 10 giorni in silenzio completo.
Bisogna essere credenti per fare un ritiro spirituale?
No. La maggior parte dei monasteri e delle comunità accoglie anche laici e non credenti. La condizione non è la fede, ma il rispetto del silenzio e del clima di raccoglimento. Nessuno ti obbliga a pregare.
Si può fare un ritiro spirituale in silenzio?
Sì. Molte strutture prevedono espressamente il silenzio, ed è spesso la ragione principale per cui le persone scelgono un ritiro. Nei corsi Vipassana il silenzio totale è obbligatorio per tutta la durata.
Esistono ritiri spirituali gratuiti?
Sì, nella logica dell’offerta libera: molte case religiose non hanno un listino e chiedono un contributo secondo le proprie possibilità. I corsi Vipassana di Goenka sono l’esempio più chiaro, sostenuti solo dalle donazioni di chi li ha già frequentati.
Dove fare un ritiro spirituale la prima volta?
Meglio un monastero italiano ben organizzato: il Casentino toscano (La Verna, Camaldoli) o la comunità di Bose in Piemonte sono ideali per iniziare, perché sono abituati ad accogliere anche chi non ha esperienza né una fede.
Si può andare a un ritiro spirituale da soli?
Sì, ed è la modalità più comune. Il ritiro è per sua natura un’esperienza individuale: si partecipa da soli anche quando la struttura ospita altre persone. Molte comunità, come Bose, offrono ritiri individuali anche accompagnati da un monaco.