Ci sono isole che si raggiungono e isole che si conquistano, e l’Isola di Pianosa appartiene a questa seconda categoria. Non perché sia lontana, è lì a un passo dall’Elba, ma perché per metterci piede bisogna prenotare, rispettare un numero chiuso e accettare le regole di un posto che per più di un secolo è stato off-limits. La prima volta che ci siamo arrivati io e Ornella, dopo la traversata da Marina di Campo, la cosa che ci ha colpiti non è stata il colore dell’acqua, pure incredibile: è stato il silenzio. La chiamano “l’isola del silenzio”, e quando spegni il motore della barca capisci perché.

Come dico sempre, l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro: in questa guida vi spiego per bene come si visita Pianosa, perché è un’isola particolare e organizzarsi prima fa la differenza tra una giornata indimenticabile e un viaggio mancato. Vi racconto come arrivare, come funziona la prenotazione, cosa si può vedere e cosa no, e tutta la storia che rende questo scoglio piatto uno dei posti più affascinanti dell’Arcipelago Toscano. Se invece cercate il quadro dell’isola maggiore, vi rimando alla nostra guida su cosa vedere all’Isola d’Elba.
Dov’è Pianosa e perché si chiama così
Partiamo dalle cose semplici, perché aiutano a capire il resto. L’Isola di Pianosa è la quinta isola dell’Arcipelago Toscano per dimensione, poco più di dieci chilometri quadrati, e si trova a circa 13 chilometri a sud-ovest dell’Elba. Amministrativamente fa parte del comune di Campo nell’Elba, lo stesso di Marina di Campo, da dove partono la gran parte delle barche.
Il nome dice tutto: i romani la chiamavano *Planasia*, e “Pianosa” significa proprio piatta. È l’isola più piatta dell’arcipelago, il punto più alto arriva a stento a 29 metri sul livello del mare. Niente montagne, niente colline: una tavola di calcare bianco affacciata sul blu, con una costa frastagliata di cale e grotte. Questa sua piattezza, unita all’isolamento, ne ha fatto da sempre un’isola a parte, diversa da tutte le altre.
Un’isola a numero chiuso: come funziona davvero la visita
Qui sta il punto che nessuno spiega fino in fondo, e che invece dovete sapere prima di tutto: Pianosa non si visita liberamente. È un’area di altissima tutela dentro il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, e l’accesso è contingentato. Si parla di un tetto di circa 250 visitatori al giorno: quando i posti finiscono, finiscono, e non si sbarca.
Tradotto in pratica, funziona così:
- La prenotazione è obbligatoria. Non ci si presenta al porto e si parte: il posto sulla barca e l’ingresso vanno prenotati prima.
- Il paese e Cala Giovanna sono liberi. Una volta sbarcati, il piccolo borgo attorno al porto e l’unica spiaggia balneabile si girano in autonomia.
- L’entroterra solo con la guida. Tutto ciò che sta oltre il vecchio muro di cinta, la “muraglia Dalla Chiesa”, cioè la zona dell’ex colonia penale e l’interno dell’isola, si visita esclusivamente accompagnati da una guida del Parco. Non è una formalità: è zona protetta e non ci si va da soli.
- Niente barca privata. Non si arriva con il proprio gommone o la propria barca a vela per sbarcare a piacimento: l’avvicinamento è regolato e l’ormeggio libero non è consentito.
So che messa così sembra complicata, ma è proprio questa selezione all’ingresso ad aver salvato Pianosa. Mentre il resto della Toscana costruiva stabilimenti, qui non è cambiato quasi nulla, e oggi è un privilegio poterci mettere piede.
La storia: dal carcere all’isola protetta
Per capire L’isola di Pianosa bisogna fare i conti con il suo passato, perché è la ragione per cui è arrivata fino a noi così intatta. Nella seconda metà dell’Ottocento, nel 1858, sull’isola fu istituita una colonia penale agricola: i detenuti lavoravano i campi e l’isola viveva attorno alla struttura penitenziaria. Nei miei ricordi scolastici Pianosa la associavo già al carcere, ma la sua fama più cupa arriva dopo.
Nel 1977 la colonia diventò un carcere di massima sicurezza, e negli anni delle Brigate Rosse e poi delle stragi di mafia dei primi anni Novanta ospitò alcuni dei detenuti più pericolosi d’Italia, in regime di carcere duro, il famigerato 41 bis. Un capitolo durissimo, di cui restano i muri e le strutture che ancora oggi si attraversano con la guida. Una curiosità che mi piace raccontare: a Pianosa, da giovane, fu confinato anche Sandro Pertini, il futuro Presidente della Repubblica, tra il 1931 e il 1935.
Il carcere fu progressivamente dismesso verso la fine degli anni Novanta (le fonti oscillano tra il 1996 e il 1998, quindi non fissatevi su una data secca), e nel frattempo, nel 1996, era nato il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che oggi regola gli accessi. Attenzione però a un equivoco comune: non è vero che a Pianosa non ci sia più nessun detenuto. Esiste ancora una piccola realtà agricola legata a un progetto di reinserimento, con pochi detenuti in regime aperto che lavorano la terra. Pianosa non è più il carcere duro di un tempo, ma non è nemmeno un’isola del tutto disabitata.
Cosa vedere sull’isola di Pianosa
Pianosa non è un’isola di “monumenti da spuntare”, è un’isola di atmosfera e di natura, ma qualche luogo da vedere, e da vedere bene, ce l’ha eccome.

- Il paese. Un piccolo nucleo di case attorno al porticciolo, con la chiesetta e gli edifici dell’ex colonia. Si gira in poco, ma ha il fascino sospeso dei posti dove il tempo si è fermato.
- La villa romana dei “Bagni di Agrippa”. Qui c’è una storia da brivido. L’isola fu il luogo dell’esilio di Agrippa Postumo, nipote e figlio adottivo dell’imperatore Augusto, confinato a Pianosa intorno al 6-7 d.C. e ucciso sull’isola nel 14 d.C., alla morte dell’imperatore. Restano i resti della sua residenza affacciata sul mare, un complesso il cui restauro si è concluso nel 2025. La si visita con la guida, ed è uno dei punti più suggestivi.
- Le catacombe paleocristiane. Poche persone lo sanno, ma Pianosa custodisce uno dei rari complessi di catacombe della Toscana, con circa 700 sepolture scavate tra il IV e il V secolo. Un luogo silenzioso e potente, anche questo accessibile solo accompagnati.
- La Casa dell’Agronomo e il piccolo museo, che raccontano la storia dell’isola dalle sue rocce, vecchie di milioni di anni, fino alla colonia penale.
- Le fortificazioni, come il Forte Teglia: sulla sua origine le fonti non concordano del tutto, c’è chi la lega al passaggio di Napoleone e chi ai forti della colonia penale ottocentesca, quindi prendetela come una fortificazione storica senza inseguire una data precisa.
Cala Giovanna e il mare di Pianosa
Veniamo alla domanda che mi fanno tutti: a Pianosa ci si fa il bagno? Sì, ma solo a Cala Giovanna. È l’unica spiaggia dove la balneazione è consentita, ed è proprio accanto al porto: una mezzaluna di sabbia e ghiaia con un’acqua trasparente e bassa, perfetta anche per chi non è un gran nuotatore. Lo snorkeling qui è una meraviglia, perché il fondale è protetto da decenni.

E il resto della costa? Qui serve chiarezza, perché è l’errore più facile da fare: tutto il litorale fuori da Cala Giovanna è zona di protezione, e la balneazione è vietata. Le altre cale, splendide, si possono ammirare solo dal mare, durante i giri in barca organizzati, ma non ci si sbarca e non ci si fa il bagno. Il motivo è anche il suo tesoro nascosto: attorno a Pianosa c’è una prateria di posidonia tra le più integre del Mediterraneo, risparmiata per decenni dalla pesca e dall’ancoraggio proprio grazie all’isolamento del carcere. È un mare che va guardato con rispetto, più che consumato.
Come arrivare a Pianosa
A Pianosa si arriva via mare, con i collegamenti autorizzati, e quasi sempre nell’ambito di una gita organizzata. Le rotte principali sono queste:
- Da Marina di Campo (Isola d’Elba): è il porto di partenza più comodo e frequente, con la motonave che in circa 45 minuti-1 ora raggiunge l’isola. È la soluzione classica per chi è già in vacanza all’Elba.
- Da Piombino: ci sono collegamenti che passano dall’Elba e, in alcune date, vere e proprie escursioni con barca dedicata partendo dalla terraferma.
- Da Rio Marina (Isola d’Elba): in genere il martedì con il traghetto Toremar, una giornata storica per la visita all’isola.
I collegamenti sono stagionali, concentrati grosso modo da primavera a fine settembre: fuori stagione l’accesso è molto limitato. Orari, giorni e compagnie cambiano ogni anno, quindi non fidatevi di date trovate in giro: verificate sempre sul sito ufficiale del Parco o della compagnia prima di organizzarvi. E ricordate il punto di prima: non ci si arriva con la barca propria.
Come si prenota la visita
Visto che senza prenotazione non si parte, vale la pena spiegare il giro giusto. La gestione degli accessi fa capo all’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: la prenotazione si fa online sul portale del Parco oppure contattando l’ufficio Info Park. In genere le prenotazioni per la stagione aprono in primavera (capita che le date più richieste vadano esaurite in fretta, quindi muovetevi per tempo).
Quando prenotate scegliete anche il tipo di esperienza: la sola giornata in libertà tra paese e Cala Giovanna, oppure una delle visite guidate all’interno dell’isola, il trekking ad anello, la villa romana di Agrippa, il giro in mountain bike. Il biglietto in genere comprende la traversata e l’ingresso al Parco; alcune escursioni guidate hanno un costo a parte. Sui prezzi non mi sbilancio con cifre che il mese dopo sarebbero già vecchie: li trovate aggiornati, stagione per stagione, sul sito del Parco.
Cosa portare e quanto tempo serve
Una premessa pratica che vale oro: a Pianosa i servizi sono ridotti all’osso, non aspettatevi bar e negozi a ogni angolo. Quindi mettete nello zaino acqua a sufficienza, qualcosa da mangiare, scarpe comode per camminare sui sentieri sterrati, cappello e protezione solare perché l’ombra scarseggia, il costume per Cala Giovanna e un po’ di contanti. Un consiglio in più, perché l’isola è natura allo stato brado: se fate trekking nella vegetazione, occhio alle zecche, copritevi le gambe e controllatevi a fine giornata.
Quanto tempo serve? La visita di Pianosa è una gita di un’intera giornata: si parte la mattina presto e si rientra nel pomeriggio o in serata, secondo la rotta. Non è un posto da “mezza giornata mordi e fuggi”, e proprio per questo va vissuto con calma. Se siete all’Elba, dedicatele un giorno pieno del vostro viaggio: ne vale la pena.
Quando andare
Il periodo migliore va da maggio a settembre, quando i collegamenti sono attivi e il mare è godibile. I mesi di giugno e settembre sono i miei preferiti: si visita con un clima perfetto e con meno folla rispetto al pienone di luglio e agosto. Tenete però presente che proprio nell’alta stagione i posti, già contingentati, vanno via in fretta: quindi se puntate a una data estiva, prenotate con largo anticipo.
Domande frequenti sull’Isola di Pianosa
Si può fare il bagno a Pianosa?
Sì, ma soltanto a Cala Giovanna, accanto al porto: è l’unica spiaggia dove la balneazione è consentita, con acqua bassa e trasparente ideale anche per lo snorkeling. Tutto il resto della costa è zona protetta e la balneazione è vietata: le altre cale si possono vedere solo dal mare durante i giri in barca.
Come si fa per andare a Pianosa?
Si arriva via mare con i collegamenti autorizzati, prevalentemente da Marina di Campo all’Isola d’Elba (circa 45 minuti-1 ora), oppure da Piombino e da Rio Marina (di solito il martedì con Toremar). I collegamenti sono stagionali, da primavera a settembre, e la prenotazione è obbligatoria. Non si può sbarcare con la propria barca.
Quanto costa andare all’isola di Pianosa?
Il costo comprende in genere la traversata in barca e l’ingresso al Parco, mentre alcune visite guidate all’interno dell’isola si pagano a parte. I prezzi cambiano ogni stagione: conviene controllarli aggiornati sul sito ufficiale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano al momento della prenotazione.
Cosa c’è da vedere sull’isola di Pianosa?
Il piccolo paese attorno al porto, la spiaggia di Cala Giovanna, la villa romana dei “Bagni di Agrippa” legata all’esilio di Agrippa Postumo, le catacombe paleocristiane con circa 700 sepolture, la Casa dell’Agronomo con il museo e le antiche fortificazioni come il Forte Teglia. L’interno e i siti archeologici si visitano con la guida del Parco.
Serve la prenotazione per visitare Pianosa? Come si prenota?
Sì, la prenotazione è obbligatoria perché l’accesso è a numero chiuso (circa 250 visitatori al giorno). Si prenota online sul portale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano o tramite l’ufficio Info Park. Le prenotazioni aprono in primavera e le date più richieste si esauriscono in fretta, quindi conviene muoversi per tempo.
Si può visitare Pianosa liberamente o serve la guida?
In parte entrambe le cose: il paese e la spiaggia di Cala Giovanna si girano in autonomia, mentre tutto l’entroterra oltre il vecchio muro di cinta, cioè l’ex colonia penale e i siti archeologici, si visita esclusivamente accompagnati da una guida autorizzata del Parco.
Pianosa è abitata? Chi ci vive oggi?
Pianosa non è un’isola turistica abitata in modo stabile come le altre. Oggi ospita il personale del Parco, le guide e una piccola realtà agricola legata a un progetto di reinserimento, con pochi detenuti in regime aperto. Non è più il carcere di massima sicurezza di un tempo, ma non è nemmeno del tutto disabitata.
Chi è stato detenuto a Pianosa?
La colonia penale agricola nacque nel 1858; dal 1977 l’isola divenne un carcere di massima sicurezza che, tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta, ospitò detenuti delle Brigate Rosse e boss di mafia in regime di 41 bis. Da giovane vi fu confinato anche Sandro Pertini, tra il 1931 e il 1935. Il carcere fu dismesso verso la fine degli anni Novanta.
Quanto tempo serve per visitare Pianosa?
La visita è una gita di un’intera giornata: si parte la mattina e si rientra nel pomeriggio o in serata, a seconda della rotta. Non è una meta da mezza giornata, anche perché i collegamenti seguono orari fissi di andata e ritorno.
Qual è il periodo migliore per andare a Pianosa?
La stagione utile va da maggio a settembre, quando i collegamenti sono attivi. I mesi migliori sono giugno e settembre, per il clima mite e la minore affluenza; in luglio e agosto i posti, già contingentati, si esauriscono molto in fretta e conviene prenotare con largo anticipo.
Pianosa, da portare a casa
Pianosa non è l’isola dell’aperitivo e della spiaggia attrezzata, è l’isola del silenzio e della seconda possibilità, dove un passato di muri e sbarre si è trasformato in uno dei mari più protetti d’Italia. Ci si arriva con un po’ di organizzazione in più, è vero, ma è proprio quella fatica a renderla speciale: a Pianosa non si capita per caso, ci si va apposta. E quando la barca riparte, nel silenzio, vi assicuro che ci si lascia dietro qualcosa.
Se state costruendo il vostro viaggio all’Elba, partite da Marina di Campo, il porto da cui salperete per Pianosa, e date un’occhiata alla nostra guida alle spiagge dell’Isola d’Elba per scegliere dove fare il bagno una volta tornati sull’isola grande. Come al solito, partite informati e lasciate spazio all’imprevisto: è lì che nascono i viaggi che poi si raccontano.