Isola di Pianosa: come visitarla, cosa vedere e come arrivare

Ci sono isole che si raggiungono e isole che si conquistano, e l’Isola di Pianosa appartiene a questa seconda categoria. Non perché sia lontana, è lì a un passo dall’Elba, ma perché per metterci piede bisogna prenotare, rispettare un numero chiuso e accettare le regole di un posto che per più di un secolo è stato off-limits. La prima volta che ci siamo arrivati io e Ornella, dopo la traversata da Marina di Campo, la cosa che ci ha colpiti non è stata il colore dell’acqua, pure incredibile: è stato il silenzio. La chiamano “l’isola del silenzio”, e quando spegni il motore della barca capisci perché.

Come dico sempre, l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro: in questa guida vi spiego per bene come si visita Pianosa, perché è un’isola particolare e organizzarsi prima fa la differenza tra una giornata indimenticabile e un viaggio mancato. Vi racconto come arrivare, come funziona la prenotazione, cosa si può vedere e cosa no, e tutta la storia che rende questo scoglio piatto uno dei posti più affascinanti dell’Arcipelago Toscano. Se invece cercate il quadro dell’isola maggiore, vi rimando alla nostra guida su cosa vedere all’Isola d’Elba.

In breve

Pianosa è la quinta isola dell’Arcipelago Toscano, piatta e a circa 13 km dall’Elba. Si visita solo a numero chiuso e con prenotazione obbligatoria: ogni giorno entrano poche centinaia di persone. Ci si arriva via mare, soprattutto da Marina di Campo con Aquavision (circa 45 minuti), e in alcune giornate da Piombino e da Rio Marina. Il paese e Cala Giovanna, l’unica spiaggia balneabile, si girano in libertà; l’interno, cioè l’ex colonia penale, la villa romana e le catacombe, solo con la guida del Parco. È una gita di un’intera giornata, da maggio a settembre. Prenotazioni e prezzi aggiornati sul sito del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Dov’è Pianosa e perché si chiama così

Partiamo dalle cose semplici, perché aiutano a capire il resto. Pianosa è la quinta isola dell’Arcipelago Toscano per dimensione, poco più di dieci chilometri quadrati, e si trova a circa 13 chilometri a sud-ovest dell’Elba. Amministrativamente fa parte del comune di Campo nell’Elba, lo stesso di Marina di Campo, da dove partono la gran parte delle barche.

Il nome dice tutto: i romani la chiamavano *Planasia*, e “Pianosa” significa proprio piatta. È l’isola più piatta dell’arcipelago, il punto più alto arriva a stento a 29 metri sul livello del mare. Niente montagne, niente colline: una tavola di calcare bianco affacciata sul blu, con una costa frastagliata di cale e grotte. Questa sua piattezza, unita all’isolamento, ne ha fatto da sempre un’isola a parte, diversa da tutte le altre.

Pianosa
Pianosa vista aerea – Wikipedia

Un’isola a numero chiuso: come funziona davvero la visita

Qui sta il punto che nessuno spiega fino in fondo, e che invece dovete sapere prima di tutto: Pianosa non si visita liberamente. È un’area di altissima tutela dentro il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, e l’accesso è contingentato. Ogni giorno è ammessa solo qualche centinaio di persone in tutto, la gran parte delle quali, intorno ai 350, arriva con il traghetto di linea da Marina di Campo: quando i posti finiscono, finiscono, e non si sbarca.

Tradotto in pratica, funziona così:

  • La prenotazione è obbligatoria. Non ci si presenta al porto e si parte: il posto sulla barca e l’ingresso vanno prenotati prima.
  • Il paese e Cala Giovanna sono liberi. Una volta sbarcati, il piccolo borgo attorno al porto e l’unica spiaggia balneabile si girano in autonomia.
  • L’entroterra solo con la guida. Tutto ciò che sta oltre il vecchio muro di cinta, la “muraglia Dalla Chiesa”, cioè la zona dell’ex colonia penale e l’interno dell’isola, si visita esclusivamente accompagnati da una guida del Parco. Non è una formalità: è zona protetta e non ci si va da soli.
  • Niente barca privata. Non si arriva con il proprio gommone o la propria barca a vela per sbarcare a piacimento: l’avvicinamento è regolato e l’ormeggio libero non è consentito.

So che messa così sembra complicata, ma è proprio questa selezione all’ingresso ad aver salvato Pianosa. Mentre il resto della Toscana costruiva stabilimenti, qui non è cambiato quasi nulla, e oggi è un privilegio poterci mettere piede.

Attenzione: i numeri esatti del contingentamento e la ripartizione dei posti cambiano di stagione in stagione, e nei giorni del traghetto Toremar il limite può essere più alto. Non fidatevi di cifre trovate in giro: la disponibilità reale, giorno per giorno, la vedete solo sul portale di prenotazione del Parco.

La storia: dal carcere all’isola protetta

Per capire Pianosa bisogna fare i conti con il suo passato, perché è la ragione per cui è arrivata fino a noi così intatta. Nella seconda metà dell’Ottocento, nel 1858, sull’isola fu istituita una colonia penale agricola: i detenuti lavoravano i campi e l’isola viveva attorno alla struttura penitenziaria. Nei miei ricordi scolastici Pianosa la associavo già al carcere, ma la sua fama più cupa arriva dopo.

Nel 1977 la colonia diventò un carcere di massima sicurezza, e negli anni delle Brigate Rosse e poi delle stragi di mafia dei primi anni Novanta ospitò alcuni dei detenuti più pericolosi d’Italia, in regime di carcere duro, il famigerato 41 bis. Un capitolo durissimo, di cui restano i muri e le strutture che ancora oggi si attraversano con la guida. Una curiosità che mi piace raccontare: a Pianosa, da giovane, fu confinato anche Sandro Pertini, il futuro Presidente della Repubblica, tra il 1931 e il 1935.

Il carcere fu progressivamente dismesso verso la fine degli anni Novanta (le fonti oscillano tra il 1996 e il 1998, quindi non fissatevi su una data secca), e nel frattempo, nel 1996, era nato il Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, che oggi regola gli accessi. Attenzione però a un equivoco comune: non è vero che a Pianosa non ci sia più nessun detenuto. Esiste ancora una piccola realtà agricola legata a un progetto di reinserimento, con pochi detenuti in regime aperto che lavorano la terra. Pianosa non è più il carcere duro di un tempo, ma non è nemmeno un’isola del tutto disabitata.

Cosa vedere sull’isola di Pianosa

Pianosa non è un’isola di “monumenti da spuntare”, è un’isola di atmosfera e di natura, ma qualche luogo da vedere, e da vedere bene, ce l’ha eccome.

  • Il paese. Un piccolo nucleo di case attorno al porticciolo, con la chiesetta e gli edifici dell’ex colonia. Si gira in poco, ma ha il fascino sospeso dei posti dove il tempo si è fermato.
  • La villa romana dei “Bagni di Agrippa”. Qui c’è una storia da brivido. L’isola fu il luogo dell’esilio di Agrippa Postumo, nipote e figlio adottivo dell’imperatore Augusto, confinato a Pianosa intorno al 6-7 d.C. e ucciso sull’isola nel 14 d.C., alla morte dell’imperatore. Restano i resti della sua residenza affacciata sul mare, un complesso il cui restauro si è concluso nel 2025. La si visita con la guida, ed è uno dei punti più suggestivi.
  • Le catacombe paleocristiane. Poche persone lo sanno, ma Pianosa custodisce uno dei rari complessi di catacombe della Toscana, con circa 700 sepolture scavate tra il IV e il V secolo. Un luogo silenzioso e potente, anche questo accessibile solo accompagnati.
  • La Casa dell’Agronomo e il piccolo museo, che raccontano la storia dell’isola dalle sue rocce, vecchie di milioni di anni, fino alla colonia penale.
  • Le fortificazioni, come il Forte Teglia: sulla sua origine le fonti non concordano del tutto, c’è chi la lega al passaggio di Napoleone e chi ai forti della colonia penale ottocentesca, quindi prendetela come una fortificazione storica senza inseguire una data precisa.
forte Teglia Pianosa
Isola di Pianosa – Forte Teglie

Info pratica: la villa romana di Agrippa e i siti dell’ex carcere si visitano solo nelle escursioni guidate dell’Ente Parco, con accompagnatore. La visita all’ex carcere “Agrippa” parte in genere su turni a posti limitati e costa indicativamente intorno ai 20€ per gli adulti e 14€ per i ragazzi (5-12 anni), trasporto dal paese incluso; verificate turni e tariffe aggiornati prima di partire. Info e prenotazioni all’ufficio Info Park (tel. 0565 908231).

Cosa fare a Pianosa: trekking, bici, snorkeling

Il bello di Pianosa è che, una volta sbarcati, potete scegliervi il vostro ritmo. Oltre alla giornata “in libertà” tra il paese e Cala Giovanna, l’Ente Parco e gli operatori autorizzati organizzano diverse esperienze guidate, tutte da prenotare insieme alla traversata.

Esperienze guidate sull’isola

  • Trekking naturalistico ad anello con la guida del Parco, lungo i sentieri dell’interno fino ai punti panoramici sulla costa.
  • Giro in mountain bike sugli sterrati dell’isola, il modo più veloce per coprire le distanze tra paese, cale e fortificazioni.
  • Bus elettrico o carrozza per chi preferisce la visita comoda dell’ex colonia e dei siti storici.
  • Snorkeling e kayak nelle acque protette attorno a Cala Giovanna, sopra una delle praterie di posidonia più integre del Mediterraneo.
  • Visita all’ex carcere e alla villa romana di Agrippa con accompagnatore.

Cala Giovanna e il mare di Pianosa

Veniamo alla domanda che mi fanno tutti: a Pianosa ci si fa il bagno? Sì, ma solo a Cala Giovanna. È l’unica spiaggia dove la balneazione è consentita, ed è proprio accanto al porto: una mezzaluna di sabbia e ghiaia con un’acqua trasparente e bassa, perfetta anche per chi non è un gran nuotatore. Lo snorkeling qui è una meraviglia, perché il fondale è protetto da decenni.

Pianosa costa occidentale
Isola di Pianosa, costa occidentale

E il resto della costa? Qui serve chiarezza, perché è l’errore più facile da fare: tutto il litorale fuori da Cala Giovanna è zona di protezione, e la balneazione è vietata. Le altre cale, splendide, si possono ammirare solo dal mare, durante i giri in barca organizzati, ma non ci si sbarca e non ci si fa il bagno. Il motivo è anche il suo tesoro nascosto: attorno a Pianosa c’è una prateria di posidonia tra le più integre del Mediterraneo, risparmiata per decenni dalla pesca e dall’ancoraggio proprio grazie all’isolamento del carcere. È un mare che va guardato con rispetto, più che consumato.

Consiglio: portatevi maschera e boccaglio da casa. A Cala Giovanna l’acqua è bassa e limpida e il fondale di posidonia brulica di vita: è uno degli snorkeling più belli e tranquilli di tutto l’arcipelago, ma sull’isola non trovate negozi dove comprare l’attrezzatura all’ultimo.

Come arrivare a Pianosa

A Pianosa si arriva via mare, con i collegamenti autorizzati, e quasi sempre nell’ambito di una gita organizzata. Le rotte principali sono queste:

  • Da Marina di Campo (Isola d’Elba): è il porto di partenza più comodo e frequente. La motonave di Aquavision raggiunge l’isola in circa 45 minuti, con collegamento giornaliero nei mesi della stagione. È la soluzione classica per chi è già in vacanza all’Elba.
  • Da Piombino: in alcune date ci sono escursioni con barca dedicata che partono dalla terraferma e fanno tappa all’Elba; la traversata è naturalmente più lunga (intorno alle tre ore).
  • Da Rio Marina (Isola d’Elba): in genere il martedì con il traghetto Toremar, una giornata storica per la visita all’isola.

I collegamenti sono stagionali, concentrati grosso modo da metà aprile a fine ottobre, con la frequenza più alta in piena estate: fuori stagione l’accesso è molto limitato. Orari, giorni e compagnie cambiano ogni anno, quindi non fidatevi di date trovate in giro: verificate sempre sul sito ufficiale del Parco o della compagnia prima di organizzarvi. E ricordate il punto di prima: non ci si arriva con la barca propria.

Da doveDurataQuando
Marina di Campo (Elba)circa 45 minGiornaliero in stagione (Aquavision). La via più comoda e frequente
Piombino (terraferma)circa 3 oreEscursioni in date selezionate, via Elba
Rio Marina (Elba)circa 1h 50minIn genere il martedì, con traghetto Toremar

Info pratica: da Marina di Campo il biglietto andata e ritorno con Aquavision si aggira intorno ai 40€ per gli adulti e ai 20€ per i bambini, a cui si aggiunge il ticket d’ingresso all’isola (qualche euro, più alto in luglio e agosto). Sono ordini di grandezza: le tariffe cambiano ogni stagione, controllatele al momento della prenotazione sul sito dell’operatore.

Come si prenota la visita

Visto che senza prenotazione non si parte, vale la pena spiegare il giro giusto. La gestione degli accessi fa capo all’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano: la prenotazione si fa online sul portale del Parco oppure contattando l’ufficio Info Park (tel. 0565 908231). In genere le prenotazioni per la stagione aprono in primavera, e capita che le date più richieste vadano esaurite in fretta, quindi muovetevi per tempo.

Quando prenotate scegliete anche il tipo di esperienza: la sola giornata in libertà tra paese e Cala Giovanna, oppure una delle visite guidate all’interno dell’isola, il trekking ad anello, la villa romana di Agrippa, il giro in mountain bike. Il biglietto in genere comprende la traversata e l’ingresso al Parco; alcune escursioni guidate hanno un costo a parte. Sui prezzi non mi sbilancio con cifre che il mese dopo sarebbero già vecchie: li trovate aggiornati, stagione per stagione, sul sito del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Dove dormire: a Pianosa o all’Elba

Mettiamo subito in chiaro una cosa, perché è la domanda che torna sempre: Pianosa non è un’isola dove si dorme come all’Elba. La quasi totalità dei visitatori la vive in giornata, partendo e tornando in serata. Sull’isola esiste una sola, piccola struttura ricettiva, e i posti per pernottare sono pochissimi e contingentati come tutto il resto.

Dove appoggiarsi per visitare Pianosa

  • Marina di Campo (Elba): la base naturale. È il porto da cui parte il collegamento giornaliero, ha la scelta più ampia di hotel, B&B e case vacanza, e vi permette di prendere la barca per Pianosa la mattina senza stress.
  • Resto dell’Isola d’Elba: va bene qualsiasi località dell’isola se mettete in conto il trasferimento mattutino fino a Marina di Campo (o a Rio Marina nel giorno del Toremar).
  • Sull’isola di Pianosa: per chi cerca l’esperienza rara di dormire nel silenzio assoluto c’è l’unica struttura dell’isola, l’Albergo Milena, con pochi posti gestiti insieme al Parco. Va prenotato con largo anticipo ed è un’esperienza a sé, non una comodità da last minute.

Cosa portare e quanto tempo serve

Una premessa pratica che vale oro: a Pianosa i servizi sono ridotti all’osso, non aspettatevi bar e negozi a ogni angolo. Quindi mettete nello zaino acqua a sufficienza, qualcosa da mangiare, scarpe comode per camminare sui sentieri sterrati, cappello e protezione solare perché l’ombra scarseggia, il costume per Cala Giovanna e un po’ di contanti. Un consiglio in più, perché l’isola è natura allo stato brado: se fate trekking nella vegetazione, occhio alle zecche, copritevi le gambe e controllatevi a fine giornata.

Quanto tempo serve? La visita di Pianosa è una gita di un’intera giornata: si parte la mattina presto e si rientra nel pomeriggio o in serata, secondo la rotta. Non è un posto da “mezza giornata mordi e fuggi”, e proprio per questo va vissuto con calma. Se siete all’Elba, dedicatele un giorno pieno del vostro viaggio: ne vale la pena.

Consiglio: il bar al porto, quando è aperto, è l’unico punto di ristoro dell’isola e in alta stagione si riempie. Preparatevi un pranzo al sacco da casa o compratelo a Marina di Campo prima di imbarcarvi: mangiare con calma a Cala Giovanna, con quel mare davanti, vale più di qualsiasi tavolino.

Quando andare

Il periodo migliore va da maggio a settembre, quando i collegamenti sono attivi e il mare è godibile. I mesi di giugno e settembre sono i miei preferiti: si visita con un clima perfetto e con meno folla rispetto al pienone di luglio e agosto. Tenete però presente che proprio nell’alta stagione i posti, già contingentati, vanno via in fretta: quindi se puntate a una data estiva, prenotate con largo anticipo.

Domande frequenti sull’Isola di Pianosa

Si può fare il bagno a Pianosa?

Sì, ma soltanto a Cala Giovanna, accanto al porto: è l’unica spiaggia dove la balneazione è consentita, con acqua bassa e trasparente ideale anche per lo snorkeling. Tutto il resto della costa è zona protetta e la balneazione è vietata: le altre cale si possono vedere solo dal mare durante i giri in barca.

Come si fa per andare a Pianosa?

Si arriva via mare con i collegamenti autorizzati, prevalentemente da Marina di Campo all’Isola d’Elba con Aquavision (circa 45 minuti), oppure da Piombino e da Rio Marina (di solito il martedì con Toremar). I collegamenti sono stagionali, da metà aprile a ottobre, e la prenotazione è obbligatoria. Non si può sbarcare con la propria barca.

Quanto costa andare all’isola di Pianosa?

Il biglietto della traversata da Marina di Campo si aggira intorno ai 40€ andata e ritorno per un adulto, a cui si somma il ticket d’ingresso all’isola di pochi euro; alcune visite guidate all’interno si pagano a parte. I prezzi cambiano ogni stagione: conviene controllarli aggiornati sul sito dell’operatore e del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano al momento della prenotazione.

Cosa c’è da vedere sull’isola di Pianosa?

Il piccolo paese attorno al porto, la spiaggia di Cala Giovanna, la villa romana dei “Bagni di Agrippa” legata all’esilio di Agrippa Postumo, le catacombe paleocristiane con circa 700 sepolture, la Casa dell’Agronomo con il museo e le antiche fortificazioni come il Forte Teglia. L’interno e i siti archeologici si visitano con la guida del Parco.

Serve la prenotazione per visitare Pianosa? Come si prenota?

Sì, la prenotazione è obbligatoria perché l’accesso è a numero chiuso: ogni giorno entra solo qualche centinaio di persone. Si prenota online sul portale del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano o tramite l’ufficio Info Park (0565 908231). Le prenotazioni aprono in primavera e le date più richieste si esauriscono in fretta, quindi conviene muoversi per tempo.

Si può visitare Pianosa liberamente o serve la guida?

In parte entrambe le cose: il paese e la spiaggia di Cala Giovanna si girano in autonomia, mentre tutto l’entroterra oltre il vecchio muro di cinta, cioè l’ex colonia penale e i siti archeologici, si visita esclusivamente accompagnati da una guida autorizzata del Parco.

Si può dormire sull’isola di Pianosa?

Sì, ma i posti sono pochissimi: sull’isola c’è una sola struttura, l’Albergo Milena, con disponibilità limitata e contingentata, da prenotare con largo anticipo. La quasi totalità dei visitatori vive Pianosa in giornata, dormendo all’Elba, soprattutto a Marina di Campo.

Pianosa è abitata? Chi ci vive oggi?

Pianosa non è un’isola turistica abitata in modo stabile come le altre. Oggi ospita il personale del Parco, le guide e una piccola realtà agricola legata a un progetto di reinserimento, con pochi detenuti in regime aperto. Non è più il carcere di massima sicurezza di un tempo, ma non è nemmeno del tutto disabitata.

Chi è stato detenuto a Pianosa?

La colonia penale agricola nacque nel 1858; dal 1977 l’isola divenne un carcere di massima sicurezza che, tra gli anni Settanta e i primi anni Novanta, ospitò detenuti delle Brigate Rosse e boss di mafia in regime di 41 bis. Da giovane vi fu confinato anche Sandro Pertini, tra il 1931 e il 1935. Il carcere fu dismesso verso la fine degli anni Novanta.

Qual è il periodo migliore per andare a Pianosa?

La stagione utile va da maggio a settembre, quando i collegamenti sono attivi. I mesi migliori sono giugno e settembre, per il clima mite e la minore affluenza; in luglio e agosto i posti, già contingentati, si esauriscono molto in fretta e conviene prenotare con largo anticipo.

Info essenziali

  • Dove: Arcipelago Toscano, circa 13 km a sud-ovest dell’Elba (comune di Campo nell’Elba)
  • Come arrivare: via mare, soprattutto da Marina di Campo con Aquavision (~45 min); anche da Piombino e Rio Marina
  • Accesso: a numero chiuso, prenotazione obbligatoria (portale del Parco / Info Park 0565 908231)
  • Quando andare: da maggio a settembre; meglio giugno e settembre, meno affollati
  • Durata: una giornata intera
  • Bagno: solo a Cala Giovanna; resto della costa zona protetta
  • Da portare: acqua, pranzo al sacco, scarpe comode, cappello, contanti

Pianosa, da portare a casa

Pianosa non è l’isola dell’aperitivo e della spiaggia attrezzata, è l’isola del silenzio e della seconda possibilità, dove un passato di muri e sbarre si è trasformato in uno dei mari più protetti d’Italia. Ci si arriva con un po’ di organizzazione in più, è vero, ma è proprio quella fatica a renderla speciale: a Pianosa non si capita per caso, ci si va apposta. E quando la barca riparte, nel silenzio, vi assicuro che ci si lascia dietro qualcosa.

Se state costruendo il vostro viaggio all’Elba, partite da Marina di Campo, il porto da cui salperete per Pianosa, e date un’occhiata alle spiagge dell’Isola d’Elba per scegliere dove fare il bagno una volta tornati sull’isola grande. Come al solito, partite informati e lasciate spazio all’imprevisto: è lì che nascono i viaggi che poi si raccontano.

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