Tiratela fuori dal portafogli e giratela. Quel rettangolo azzurro sul retro della tessera sanitaria, con le dodici stelle e le caselle numerate che non avete mai letto, è la vostra tessera sanitaria europea. Non è un documento che dovete richiedere, non è un servizio a cui iscrivervi: ce l’avete addosso da anni, probabilmente da prima dell’ultima volta che siete andati all’estero, e con ogni probabilità non l’avete mai usata né saputo di averla.
In questo articolo vi dico che cosa vi dà davvero quel rettangolo, in quali paesi funziona e in quali no, come si usa quando siete lì e cosa fare se ve la rifiutano o se vi fanno pagare comunque. E soprattutto vi dico dove si ferma, perché è la parte che nessuno vi racconta e non serve credermi sulla parola: lo scrive la Commissione europea, con una frase che fa venire i brividi e che trovate più avanti per intero.
In breve
Il retro della tessera sanitaria italiana costituisce già la TEAM, la Tessera Europea di Assicurazione Malattia: non si richiede e arriva a casa da sola, con una validità in Italia di sei anni salvo diversa indicazione della Regione. Vale nei 27 paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, e dà diritto alle cure che non possono aspettare il rientro a casa, nelle strutture pubbliche o convenzionate, alle stesse condizioni degli assistiti del posto: ticket locali compresi. Non copre le strutture private, e la Commissione europea scrive che «non serve per le operazioni di salvataggio e il rimpatrio». Se è scaduta o l’avete persa, l’ASL rilascia un certificato sostitutivo provvisorio, ma serve chiederlo prima di partire, perché la tessera all’estero non viene consegnata. E in Turchia, Albania e nei Balcani non vale affatto.
Indice dell’Articolo
Che cos’è la TEAM, e perché ce l’avete già in tasca
TEAM sta per Tessera Europea di Assicurazione Malattia, e la sigla è l’unica cosa complicata di tutta la faccenda. Il Sistema Tessera Sanitaria, che è il portale del Ministero dell’Economia che le emette, lo mette giù in cinque parole: «il retro della Tessera Sanitaria costituisce la T.E.A.M.». Non “contiene”, non “permette di richiedere”: costituisce. Sono la stessa tessera, stampata sulle due facce.
Da qui discendono tre conseguenze pratiche che vale la pena sapere, perché sono le cose che la gente cerca su Google a luglio con la valigia aperta sul letto.
- Non si richiede. Arriva a casa insieme alla tessera sanitaria, per posta, a chi è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale. Se avete una tessera sanitaria valida, avete già la TEAM, e non c’è nessuna pratica da fare.
- Dura sei anni. «In Italia, la TEAM ha validità di sei anni, eccetto diversa indicazione da parte della Regione/ASL di assistenza», e la data la trovate stampata sulla tessera stessa. Guardatela adesso invece che all’aeroporto.
- È gratuita. Non esiste nessun costo, nessun bollo e nessun ente a cui pagare qualcosa. Se qualcuno vi offre di procurarvela a pagamento, vi sta vendendo una cosa che avete già.
Ne hanno diritto i cittadini italiani iscritti al Servizio Sanitario Nazionale, i cittadini comunitari e gli stranieri regolarmente iscritti, e con modelli specifici anche i lavoratori distaccati all’estero, gli studenti e i pensionati che risiedono in un altro paese. Il criterio, insomma, non è la cittadinanza: è l’iscrizione al servizio sanitario.
In quali paesi vale la tessera sanitaria europea
Secondo la pagina ufficiale della Commissione europea, la tessera vale in uno dei «27 paesi dell’UE, più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito». Sono trentadue paesi in tutto, e su due di questi vale la pena soffermarsi perché sorprendono sempre.

La Svizzera non è nell’Unione Europea, eppure la tessera lì vale, perché fa parte di quel gruppo di paesi che hanno accordi specifici in materia. E il Regno Unito, dove tutti danno per scontato che dopo la Brexit non valga più niente, è nell’elenco della Commissione: la tessera continua a funzionare in base all’accordo post Brexit, con dei limiti che meritano un discorso a parte e che ho raccontato nell’articolo dedicato.
Dove non vale, e sono mete che chiamiamo Europa: Turchia, Albania, Montenegro, Serbia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord, Moldavia. Con alcuni di questi paesi l’Italia ha convenzioni bilaterali che assomigliano vagamente alla TEAM, ma valgono soltanto per certe categorie di cittadini e per certi motivi di soggiorno, e richiedono un modulo da farsi rilasciare dalla propria ASL prima di partire: il turista in vacanza quasi mai ci rientra. In quei paesi, in pratica, siete a pagamento come lo sareste in Thailandia.
Cosa copre: le cure che non possono aspettare il rientro
La formula ufficiale della Commissione europea è questa: con la tessera «hai diritto alle cure mediche da dispensare subito che non possono attendere il tuo rientro a casa». Il Ministero della Salute la traduce in italiano più maneggevole parlando di cure «medicalmente necessarie (e quindi non solo urgenti)», e quella parentesi è più generosa di quanto la gente creda. Non dovete stare in fin di vita: basta che la cosa non possa ragionevolmente aspettare che torniate in Italia. Un’otite in vacanza rientra, un controllo di routine no.
E qui arriva la frase che regge tutto il meccanismo, e che è insieme il suo pregio e il suo limite: «godi inoltre degli stessi diritti delle persone assicurate nel paese in cui ti trovi». Il Sistema Tessera Sanitaria dice la stessa cosa da un’altra angolatura, precisando che l’assistenza si ottiene presso strutture pubbliche o convenzionate «alle stesse condizioni degli assistiti del paese straniero».
Fermatevi un secondo su quel stessi diritti, perché non vuol dire quello che sembra. Non siete assicurati: siete equiparati a un residente. Quindi dove il residente paga, pagate anche voi, e nella misura in cui paga lui. L’esempio non ve lo invento io, lo fa il Ministero della Salute ed è un paese confinante: in Francia il ticket «è del 20% su ogni prestazione compreso il ricovero ospedaliero» ed «è a diretto carico dell’assistito e quindi non rimborsabile». Un quinto del conto di un ricovero resta vostro, per regola. In Francia e in Svizzera, aggiunge il Ministero, «il più delle volte viene richiesto il pagamento delle prestazioni», perché lì il sistema funziona a rimborso.
C’è poi una cosa che la tessera esclude a monte, e che riguarda chi va all’estero apposta per curarsi: le cure programmate di alta specializzazione. Quelle richiedono l’autorizzazione preventiva della propria ASL e seguono un percorso completamente diverso. Il turismo dentale in Albania o in Ungheria, per capirci, con la TEAM non c’entra niente.
Come si usa all’estero, e cosa fare se vi chiedono di pagare lo stesso
All’atto pratico si usa nel modo più banale possibile: la mostrate insieme a un documento d’identità nella struttura pubblica o convenzionata dove vi state facendo curare, e loro fanno il resto. Non c’è un numero da chiamare prima, non c’è un’autorizzazione da chiedere.
Il problema è l’altro caso, quello in cui la tessera non basta o non c’è, e succede più spesso di quanto si pensi: siete finiti in una struttura privata, oppure la tessera l’avete lasciata a casa, oppure semplicemente allo sportello non la accettano. La Commissione europea prevede esplicitamente lo scenario: «Se non hai la tessera con te o non sei in grado di usarla (ad esempio per l’assistenza privata), hai comunque diritto alle cure, ma potresti dover pagare subito e chiedere il rimborso al tuo rientro».
E qui c’è una cosa che quasi nessuno spiega, perché richiede di leggere due pagine invece di una: i rimborsi non sono uno, sono due, e non si somigliano affatto. Dipende da dove siete stati curati.
- Struttura pubblica, ma avete pagato lo stesso (perché la tessera non l’avevate dietro, o perché siete in un paese che funziona a rimborso come Francia e Svizzera). Qui, dice la Commissione, «le spese vengono rimborsate in base alle norme e aliquote del paese in cui le cure sono state prestate», e potete chiedere il rimborso «all’ente nazionale del paese in cui ti trovi, oppure al tuo ente assicurativo dopo il ritorno a casa». È il caso buono: il metro è quello locale, cioè lo stesso con cui vi avrebbero curato gratis.
- Struttura privata, fuori dal sistema pubblico. Qui il metro cambia e diventa il nostro: «saranno rimborsate soltanto le cure che sei autorizzato a ricevere nel tuo paese», e soprattutto «il rimborso si riferisce esclusivamente al costo delle cure nel tuo paese, che potrebbe essere inferiore all’importo che hai pagato». Cioè vi restituiscono quanto sarebbe costata quella prestazione in Italia, non quanto l’avete pagata in Scandinavia.
Tradotto in soldi: se finite in una clinica privata con un conto da tremila euro, la domanda che conta non è «mi rimborsano?» ma «con quale listino?». E la risposta ufficiale è: con il nostro, che è fra i più bassi d’Europa. La differenza resta a voi, e non è un contenzioso da aprire, è la regola scritta. Nel frattempo conservate tutto quanto, fatture, ricevute, referti, prescrizioni e scontrini della farmacia, perché senza documenti non c’è pratica di rimborso che parta.
Dove finisce la tessera: privato, salvataggio e rimpatrio
Eccoci al punto, e non c’è niente da interpretare perché è tutto scritto. Sul privato la Commissione europea è categorica: «La tessera TEAM non copre l’assistenza sanitaria privata. Puoi utilizzarla solo per l’assistenza sanitaria fornita da prestatori che fanno parte del sistema pubblico». Che in una capitale è un dettaglio, e in una località turistica di agosto a volte è tutto il problema, perché la struttura che c’è è quella privata.
E poi c’è la frase che vi avevo promesso all’inizio, che sta nella pagina della Commissione europea dedicata alle cure impreviste durante un soggiorno temporaneo. Ve la do intera, senza commento, perché non ne ha bisogno.
«La tessera non serve per le operazioni di salvataggio e il rimpatrio. Se vuoi richiedere il trasferimento nel tuo paese in caso di grave incidente o grave malattia mentre ti trovi in un altro paese dell’UE, avrai bisogno di una copertura assicurativa specifica.»
Non è un’assicurazione che ve lo dice per vendervi qualcosa: è l’Unione Europea, sulla stessa pagina in cui vi spiega come funziona la sua tessera. E operazioni di salvataggio non è un’espressione generica: è il soccorso in montagna, è l’elicottero, è il gommone che viene a prendervi. In una settimana sulle Dolomiti austriache o in un trekking in Norvegia sono lo scenario realistico, non quello catastrofico.
Nella pagina generale sulla tessera la stessa Commissione chiude il cerchio elencando che cosa resta fuori: la tessera «non sostituisce l’assicurazione di viaggio» e «non copre l’assistenza sanitaria privata o i costi quali il volo di rientro nel proprio paese o la perdita/il furto di beni di proprietà». Aggiunge anche, e non è secondario, che «non garantisce servizi gratuiti», perché «i servizi che sono gratuiti nel tuo paese potrebbero non esserlo in un altro paese»: il nostro pronto soccorso senza cassa è un’abitudine italiana, non una regola europea.
Se vi state chiedendo se sia il caso di coprire quel buco, la risposta più autorevole in circolazione non è di un assicuratore ma della Farnesina, che nella scheda della Grecia scrive: «si precisa che la TEAM non è un’alternativa all’assicurazione di viaggio». Il pezzo che la tessera lascia scoperto, cioè rimpatrio, salvataggio e strutture private, è esattamente quello su cui si misura una polizza: Heymondo sul livello Premium copre spese mediche e rimpatrio in modo illimitato, con assistenza in italiano 24 ore su 24, che è la voce che conta davvero quando succede qualcosa alle tre di notte in una lingua che non parlate. Se volete il quadro completo, con i limiti dichiarati, sta nella recensione dedicata.
Se è scaduta o l’avete persa: il certificato sostitutivo
Questa è la situazione che manda la gente nel panico tre giorni prima di partire, e ha una soluzione semplice a patto di muoversi in tempo. Si chiama certificato sostitutivo provvisorio, lo rilascia l’ASL «a tutti coloro che hanno diritto alla TEAM», e sostituisce la tessera a tutti gli effetti.
I casi in cui si chiede sono due, e li elenca per esempio la Regione Piemonte nella sua scheda: «furto o smarrimento, se la tessera è stata già ricevuta, presentando copia della relativa denuncia», oppure «partenza in tempi troppo brevi per poter ottenere la tessera, se non è stata ancora ricevuta». Quindi sì, anche il caso banale di chi si è appena trasferito o ha appena cambiato ASL e la tessera nuova non è arrivata.
La riga che cambia i piani: «la TEAM attualmente non ti viene consegnata all’estero». Vuol dire che se vi accorgete del problema una volta arrivati, da lì non si risolve: il certificato va chiesto prima di partire, e questa è la ragione per cui vale la pena girare la tessera e guardare la data di scadenza mentre prenotate, non mentre fate la valigia. C’è poi un caso particolare che riguarda i cittadini non comunitari iscritti al nostro Servizio Sanitario: per loro il certificato sostitutivo, come la tessera, non è accettato in Danimarca e in Svizzera.
Quando la tessera basta e quando serve altro
Fatta tutta questa strada, la domanda pratica resta una sola, e la risposta onesta è che dipende dal viaggio. Non da quanto siete prudenti: dal tipo di viaggio. Ho messo in tabella i casi tipici, con il criterio che uso io.
| Tipo di viaggio | La tessera basta? | Perché |
|---|---|---|
| Due giorni in una capitale europea, viaggio economico | quasi sempre sì | Ospedali pubblici ovunque, distanze brevi, poco da perdere se salta. |
| Città europea con volo e alloggio prenotati mesi prima | no, ma per un altro motivo | Il rischio non è medico: è la tariffa non rimborsabile. Serve l’annullamento, non il massimale. |
| Isola greca, croata o spagnola in alta stagione | no | Il presidio dell’isola stabilizza e basta: il caso grave si tratta altrove, e il trasferimento è a carico vostro. |
| Montagna, trekking, sci, mare aperto | no | La Commissione europea è esplicita: le operazioni di salvataggio non sono coperte. |
| Turchia, Albania, Balcani | no, non vale proprio | Fuori dai 32 paesi: siete a pagamento pieno, come in qualsiasi meta extraeuropea. |
| Viaggio con anziani o con patologie in corso | no | Ticket locali, strutture private e rimpatrio pesano tutti nella stessa direzione. |
La regola che ne ricavo, e che vale più di qualsiasi tabella: la tessera copre bene l’imprevisto piccolo e non copre l’imprevisto grosso. Per un’otite a Barcellona è perfetta e non vi serve altro. Per tutto ciò che comincia con “e adesso come lo riportiamo a casa” non è nemmeno in gioco, e non perché sia fatta male: perché non è quello il suo mestiere, e l’Unione Europea lo scrive sulla sua stessa pagina.
Se volete capire come si legge una polizza senza farvi incantare dai numeri grossi, massimali e franchigie comprese, l’ho spiegato nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio. E se avete già in mente le date, il preventivo con lo sconto del 10% riservato ai lettori si fa in un paio di minuti, senza registrarsi e senza codici da copiare.
La tessera sanitaria europea in cinque righe
- Dov’è: è il retro della vostra tessera sanitaria. Non si richiede e non si paga.
- Quanto dura: sei anni in Italia, salvo diversa indicazione della Regione. La data è stampata sulla tessera.
- Dove vale: 27 paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito.
- Se è scaduta o persa: certificato sostitutivo dall’ASL, da chiedere prima di partire. All’estero la tessera non viene consegnata.
- Se pagate lo stesso: conservate fatture e referti e presentate domanda di rimborso alla vostra ASL al rientro.
Domande frequenti sulla tessera sanitaria europea
Come si richiede la tessera sanitaria europea?
Non si richiede. Il portale Sistema Tessera Sanitaria del Ministero dell’Economia precisa che il retro della tessera sanitaria costituisce già la TEAM: chi è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale la riceve a casa insieme alla tessera sanitaria, gratuitamente e senza nessuna pratica da fare. Se la tessera non è ancora arrivata e la partenza è vicina, l’ASL rilascia un certificato sostitutivo provvisorio.
Quanto dura la tessera sanitaria europea?
In Italia la TEAM ha validità di sei anni, salvo diversa indicazione della Regione o della ASL di assistenza, e la data di scadenza è stampata sulla tessera stessa. Conviene controllarla al momento di prenotare il viaggio e non alla partenza, perché se è scaduta serve passare dall’ASL e all’estero la tessera non viene consegnata.
In quali paesi vale la tessera sanitaria europea?
Secondo la Commissione europea vale nei 27 paesi dell’Unione Europea più Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera e Regno Unito, dove continua a funzionare in base all’accordo post Brexit. Non vale invece in paesi europei fuori da questi gruppi, come Turchia, Albania, Montenegro, Serbia, Bosnia-Erzegovina e Macedonia del Nord, dove le cure sono a pagamento salvo casi particolari previsti da convenzioni bilaterali.
Cosa copre esattamente la tessera sanitaria europea?
Dà diritto alle cure mediche che non possono attendere il rientro a casa, presso strutture pubbliche o convenzionate, agli stessi diritti e alle stesse condizioni delle persone assicurate nel paese in cui ci si trova. Questo significa che i ticket locali restano a carico del viaggiatore: in Francia, per esempio, il Ministero della Salute segnala un ticket del 20% su ogni prestazione compreso il ricovero ospedaliero, non rimborsabile.
La tessera sanitaria europea copre il rimpatrio sanitario?
No. La Commissione europea scrive testualmente che la tessera non serve per le operazioni di salvataggio e il rimpatrio, e che per ottenere il trasferimento nel proprio paese in caso di grave incidente o grave malattia serve una copertura assicurativa specifica. Restano fuori anche l’assistenza sanitaria privata, il volo di rientro e la perdita o il furto dei bagagli.
Cosa fare se la tessera sanitaria europea è scaduta o smarrita?
Si chiede alla propria ASL il certificato sostitutivo provvisorio, che viene rilasciato a chiunque abbia diritto alla TEAM. I casi previsti sono due: furto o smarrimento, presentando copia della denuncia, oppure partenza in tempi troppo brevi per ricevere la tessera. Va richiesto prima di partire, perché la TEAM non viene consegnata all’estero.
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