A Trieste ci sono stato una volta sola, e non ci ero andato: ci stavo passando. Era una di quelle partenze verso la Croazia in cui la strada è la parte che si subisce, e Trieste era il punto in cui ci si ferma perché sono ore che si guida. Poi ho parcheggiato, ho fatto quattro passi, e mi sono trovato davanti una piazza grande come un campo da calcio aperta sul mare, con dei palazzi che non c’entrano niente con l’Italia. Sono ripartito lo stesso, perché avevo un traghetto. È il genere di errore che uno si porta dietro.
Trieste è la città che tutti attraversano andando a est e in cui quasi nessuno si ferma, ed è anche il motivo per cui le guide che trovate in giro sono così vaghe: raccontano un elenco di luoghi senza mai dirvi quanto costano, a che ora aprono e come ci si arriva. Qui trovate il contrario. Ci sono i luoghi, ma ci sono soprattutto i prezzi e gli orari verificati uno per uno sui siti ufficiali, il tram di Opicina che è tornato in servizio e nessuno lo dice, quanto costa davvero un biglietto dell’autobus, se conviene la card turistica, e cosa succede alla città nel weekend della Barcolana. Se cercate solo la piazza più bella, quella la trovate anche nella nostra guida alle piazze più belle d’Italia.
In breve
Il cuore di Trieste si gira a piedi: Piazza Unità d’Italia, il Molo Audace, il Canal Grande e il Borgo Teresiano stanno tutti in un quadrato pedonale, e il colle di San Giusto con il castello e la cattedrale si raggiunge con gli ascensori gratuiti del Park San Giusto, aperti tutti i giorni dalle 7 alle 23, oppure con il bus 24. Fuori dal centro ci sono il Castello di Miramare (17 €, parco a ingresso libero), la Risiera di San Sabba (gratuita) e, sull’altopiano carsico, la Grotta Gigante (15 €, solo visita guidata su prenotazione). Il tram di Opicina è di nuovo in funzione dal 20 luglio 2026, ma parte da piazza Dalmazia e non più da piazza Oberdan. Il biglietto urbano costa 1,50 € per 60 minuti e il giornaliero 3,35 €. Per un primo assaggio bastano due giorni pieni; tre se volete anche il Carso e Duino. Settembre e ottobre sono i mesi migliori, con una sola avvertenza: dal 2 all’11 ottobre 2026 c’è la Barcolana e la città è piena, con i prezzi degli alloggi che triplicano.
Indice dell’Articolo
Perché Trieste non somiglia a nessun’altra città italiana
Trieste è stata per cinque secoli il porto dell’Impero austriaco, ed è passata all’Italia solo alla fine della Prima guerra mondiale, con le truppe italiane entrate in città il 3 novembre 1918 e l’annessione formalizzata nel 1920. Questo spiega tutto il resto: i palazzi non sono rinascimentali ma asburgici e neoclassici, il centro non è un dedalo medievale ma una scacchiera settecentesca costruita a tavolino sopra le saline, e in mezzo chilometro convivono una cattedrale cattolica, un tempio serbo-ortodosso, una chiesa greco-ortodossa, una comunità evangelica e una sinagoga. Non è multiculturalismo da brochure: è quello che succede a una città franca dove per due secoli è convenuto a tutti commerciare in pace.
C’è poi la questione del confine, che a Trieste non è un dettaglio geografico. Il Trattato di Parigi del 1947 previde la nascita del Territorio Libero di Trieste, un’entità sotto la garanzia del Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Non si costituì mai: il Consiglio, paralizzato dalla Guerra fredda, non riuscì nemmeno a nominare il Governatore, che era l’atto da cui tutto doveva partire. Il territorio restò diviso in due zone di amministrazione militare, la Zona A con Trieste agli angloamericani e la Zona B agli jugoslavi. Il Memorandum di Londra del 1954 sostituì i militari con le amministrazioni civili italiana e jugoslava, senza trasferimento formale di sovranità, e solo il Trattato di Osimo del 1975, entrato in vigore nel 1977, fissò definitivamente il confine. Quando qui sentite parlare di “ritorno all’Italia” e vi accorgete che le date non tornano, è per questo.
Il risultato è una città che si visita in due strati sovrapposti. Sopra c’è la Trieste asburgica e commerciale, quella delle Rive e dei caffè. Sotto ci sono il colle romano e medievale di San Giusto e, appena fuori, la Risiera di San Sabba, l’unico campo di sterminio nazista con forno crematorio sul suolo italiano. Il salto è brusco, e va messo in conto quando organizzate le giornate.
Piazza Unità d’Italia, le Rive e il Molo Audace
Piazza Unità d’Italia è chiusa su tre lati e aperta sul quarto direttamente sull’Adriatico, ed è questa la cosa che la rende diversa da qualunque altra piazza italiana. Insieme a Piazza della Borsa e a Piazza Verdi forma un’area pedonale di 24.208 metri quadri, la più estesa della città secondo i dati del Comune: significa che potete attraversarla in diagonale senza guardare a destra e a sinistra, il che a Trieste è un’esperienza rara.

Sui tre lati chiusi ci sono quattro edifici che vengono regolarmente scambiati l’uno per l’altro, e vale la pena metterli in ordine una volta per tutte.
| Palazzo | Architetto e anni | Cosa è oggi |
|---|---|---|
| Palazzo del Municipio | Giuseppe Bruni, 1873-1875 | il Comune di Trieste |
| Palazzo del Lloyd Triestino | Heinrich von Ferstel, 1880-1883 | sede della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia |
| Palazzo della Luogotenenza austriaca, oggi Palazzo del Governo | Emil Artmann, 1901-1905 | la Prefettura |
| Palazzo Modello | Giuseppe Bruni, 1871-1872 | sede legale di AcegasApsAmga |
Due precisazioni, perché sono esattamente i punti in cui sbagliano quasi tutti. La prima: Palazzo della Luogotenenza e Prefettura sono lo stesso edificio, non due, e chi li elenca separatamente sta duplicando un palazzo che non esiste. La seconda: in piazza Unità c’è la Giunta regionale, non tutta la Regione, perché il Consiglio regionale sta in piazza Oberdan.
Dalla piazza si esce sul Molo Audace, che entra in mare per 246 metri. Il numero non è tondo perché è la somma di tre cantieri: nasce nel 1743 lungo 95 metri, sopra il relitto della nave San Carlo affondata in porto, viene allungato di 19 metri nel 1778 e di altri 132 fra il 1860 e il 1861. Il nome arriva nel 1922, dal cacciatorpediniere Audace, la prima nave italiana ad attraccare a Trieste il 3 novembre 1918. Camminarci fino in fondo al tramonto è la cosa più semplice e più bella che si fa in questa città, e non costa niente.
Attenzione: sulla lunghezza del molo troverete scritto anche “oltre 250 metri”. È un arrotondamento in eccesso: il dato del portale turistico del Comune è 246 metri, e coincide con la somma delle tre fasi costruttive. Sul molo, quando tira la bora, non c’è niente a cui aggrapparsi.
Il colle di San Giusto: il castello, la cattedrale e come si sale senza farsi la salita
Il colle di San Giusto sta a circa 77 metri sul livello del mare nel punto del castello, e a 61 sul sagrato della cattedrale. Il dato non è dichiarato da nessun ente, l’abbiamo letto sulla Carta Tecnica Regionale del Friuli Venezia Giulia, ed è utile per una ragione pratica: i sedici metri di differenza fra il castello e la chiesa spiegano perché anche chi è salito in bus si trova comunque un pezzo di rampa davanti.
La cosa che nessuna guida vi dice, ed è quella che vi cambia la giornata, è che la salita si può evitare. Nel parcheggio Park San Giusto ci sono quattro ascensori, due dei quali portano direttamente sul colle, e sono gratuiti tutti i giorni dalle 7 alle 23. Lo consiglia il sito ufficiale del castello stesso. In alternativa c’è il bus 24, che da piazza della Libertà, davanti alla stazione, arriva a San Giusto in 14-16 minuti con una corsa ogni 40 minuti circa.
Il Castello di San Giusto
Il castello costa 7 € interi e 5 € ridotti, ed è gratuito ogni prima domenica del mese e il 3 novembre, giorno del patrono. Nel biglietto sono compresi l’Armeria, il Lapidario Tergestino, le mostre al Bastione Fiorito e, cosa che vale metà della visita, i camminamenti sui bastioni, che non si pagano a parte. Gli orari cambiano a stagione: dal 1° aprile all’11 ottobre è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19, e dal 12 ottobre passa a martedì-domenica 10-17, con il lunedì di chiusura.

Sulla sua storia circolano quattro versioni diverse e sono sbagliate tutte e quattro, chi più chi meno. Quella giusta è che il castello lo volle l’imperatore Federico III d’Asburgo nel 1468, a spese dei cittadini triestini, ma quello che si visita oggi è la somma di quattro cantieri distribuiti su quasi due secoli: la Casa del Capitano fra il 1468 e il 1471, il Bastione Rotondo detto Veneto fra il 1508 e il 1509, il Bastione Lalio fra il 1553 e il 1557 e il Bastione Fiorito nel 1636. I veneziani, quindi, ci sono davvero, ma non prima degli austriaci: arrivano dopo, e costruiscono un bastione attorno a una torre che c’era già.
Info pratica: ogni mercoledì alle 19, fino al 30 dicembre, il Comune organizza sui camminamenti le visite guidate gratuite al tramonto della rassegna “L’ora di storia”. Orari, tariffe e stato dei lavori sul sito ufficiale del Castello di San Giusto. ⚠️ Dal 14 luglio 2026 sono in corso lavori Acegas sul colle, con viabilità e parcheggio ridotti e divieto ai pullman turistici.
La Cattedrale di San Giusto e il campanile
La cattedrale si visita gratuitamente, con l’offerta libera gradita, ed è aperta dalle 8 alle 18.30 nei feriali e dalle 9 alle 19.30 la domenica e i festivi. È il risultato della fusione di due chiese precedenti, e la facciata lo racconta: il rosone sta fuori asse rispetto al portale, perché la navata di destra è una chiesa e quella di sinistra ne era un’altra.
Il campanile si sale, ed è una salita di 90 gradini su quattro piani: aperto tutti i giorni dalle 9 alle 17.30 dal 1° aprile al 30 settembre, e a marzo e ottobre dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 17. Sul prezzo, però, siamo onesti: la parrocchia non pubblica nessuna tariffa. In rete girano cifre, ma non vengono da lì, quindi non le scriviamo: si chiede in sacrestia al momento.

Accanto alla chiesa ci sono il Foro Romano e i resti della basilica civile, che sono a cielo aperto e liberi, e il Parco della Rimembranza, che scende verso la città fra i cippi dei caduti. È il modo più bello per tornare giù a piedi, e in discesa la pendenza non è un problema.
Il Borgo Teresiano, il Canal Grande e le chiese dei quattro riti
Il Borgo Teresiano è il quartiere a scacchiera voluto da Maria Teresa d’Austria sopra le saline interrate, e il Canal Grande è il canale che lo taglia in mezzo: serviva a far entrare i bastimenti fin dentro la città, per scaricare la merce sotto i magazzini. Oggi è pieno di barche ormeggiate e circondato dai tavolini.
Sui ponti del Canal Grande si legge tutto e il contrario di tutto, e la ragione è che dipende da come li contate: oggi ci sono due ponti e una passerella pedonale. Il Ponte Rosso è l’unico superstite dei tre ponti girevoli storici ed è quello con la statua di James Joyce, messa lì nel 2004; c’è poi il Ponte Verde verso il mare e, dal 2013, il Passaggio Joyce che tutti chiamano Ponte Curto ma che nella toponomastica ufficiale del Comune è un passaggio, non un ponte.

Attorno al canale sta la parte di Trieste che spiega meglio cos’era questa città. In fondo alla prospettiva c’è la chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo, neoclassica e cattolica; a pochi metri, sulle rive del canale, il tempio serbo-ortodosso della Santissima Trinità e di San Spiridione, con le cupole azzurre e i mosaici; poco più in là la chiesa greco-ortodossa di San Nicolò, e in via San Francesco la Sinagoga, inaugurata nel 1912 su progetto di Ruggero e Arduino Berlam.
Attenzione: sulla sinagoga leggerete che è “la seconda più grande d’Europa dopo Budapest”. Non è una formula della Comunità Ebraica di Trieste, che sul proprio sito scrive più prudentemente “uno dei più grandi e maestosi d’Europa”, e nessuna delle classifiche in circolazione dichiara il criterio con cui è stata fatta. Si visita solo con visita guidata a orari fissi: domenica alle 10 e alle 11.30, martedì alle 10, lunedì, mercoledì e giovedì alle 16.30, escluse le festività ebraiche e civili. I singoli non prenotano, si presentano qualche minuto prima; la prenotazione serve solo ai gruppi oltre le dieci persone. Orari e condizioni sul sito della Comunità Ebraica di Trieste.
La Trieste di Joyce, Svevo e Saba, e i caffè
James Joyce a Trieste ci ha vissuto più di dieci anni, ci ha insegnato inglese e ci ha scritto buona parte dell’Ulisse; Italo Svevo era triestino e fu suo allievo; Umberto Saba ci teneva una libreria antiquaria in via San Nicolò, che c’è ancora. Le tre statue di bronzo che li ritraggono, tutte a misura d’uomo e tutte per strada, sono il modo in cui questa città ha deciso di ricordarseli: non su un piedistallo, ma sul marciapiede, dove ci si fa la foto accanto.
Il posto dove quel mondo si tocca ancora è il caffè. Non i caffè in generale: i caffè storici triestini, che sono nati come uffici, sale di lettura e luoghi di contrattazione della borsa merci, e che hanno mantenuto i tavolini di marmo e gli specchi. Il Caffè degli Specchi sta in Piazza Unità, il Caffè San Marco in via Cesare Battisti è mezzo libreria e mezzo sala da tè, il Caffè Tommaseo è il più antico della città. Se volete la versione guidata, con un accompagnatore che vi racconta il centro e vi porta dentro uno di questi locali, c’è il tour a piedi del centro con sosta in un caffè storico, che dura due ore e mezza e parte dalla piazza.
Come si ordina un caffè a Trieste
Qui il vocabolario del bancone è un’altra lingua, e sbagliarla è il modo più rapido per farsi riconoscere. La regola da tenere a mente è una sola: “capo” non è il cappuccino, è il macchiato. Il cappuccino, quello grande, a Trieste si chiama caffelatte. Questa tabella è quella pubblicata dal sito turistico ufficiale della città.
| Se ordinate | Vi arriva |
|---|---|
| nero | un espresso in tazzina |
| nero in B | un espresso nel bicchierino di vetro |
| capo | un espresso macchiato in tazzina |
| capo in B | lo stesso macchiato, nel bicchierino di vetro |
| goccia | un espresso con una sola goccia di schiuma al centro |
| deca | un decaffeinato, combinabile con tutto il resto (capo deca in B) |
| caffelatte | quello che nel resto d’Italia è il cappuccino |
Se chiedete semplicemente “un caffè” vi arriva un espresso e non succede niente di male, ma è probabile che il barista vi chieda “come lo vuole”, perché il termine locale del caffè liscio è nero. La differenza fra goccia e capo, va detto, è quantitativa e non normata: cambia da barista a barista.
Il Castello di Miramare e il suo parco
Miramare è il castello bianco sul promontorio a otto chilometri dal centro, costruito a partire dal 1856 per l’arciduca Massimiliano d’Asburgo, che di lì a pochi anni sarebbe partito per il Messico a farsi fucilare. Gli interni sono rimasti quelli originali, arredi compresi, ed è questo che lo distingue dai castelli svuotati: si visitano le stanze di qualcuno, non delle sale.

Il biglietto intero costa 17 € e comprende la mostra in corso, “Una sfinge l’attrae”, visitabile fino al 1° novembre. Il ridotto per i cittadini UE fra i 18 e i 25 anni è di 7 €, oppure 2 € per il solo castello senza mostra; gli under 18 entrano gratis, e gratis entrano tutti ogni prima domenica del mese. Il castello è aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19, con la biglietteria che chiude alle 18.30. Il parco è a ingresso libero tutto l’anno, con orari stagionali: dalle 8 alle 19 fino a settembre, alle 18 nella prima metà di ottobre, alle 17 nella seconda, alle 16 da novembre.
Se non volete fare la fila alla biglietteria potete comprare in anticipo il biglietto d’ingresso al Castello e al Museo di Miramare con app audio, che vi dà anche la guida sul telefono. Il museo organizza anche visite guidate al Castelletto e alle cucine a 7 €, per cui conviene prenotare almeno un giorno prima.
Ci si arriva senza auto in quattro modi: gli autobus urbani 6 e 36 in direzione Miramare-Grignano, scendendo al Bivio di Miramare e camminando 750 metri fino al parco; il treno, perché esiste la stazione di Miramare, voluta da Massimiliano proprio per servire il castello; le linee extraurbane 1, 26 e 51; e la motonave da Molo Audace o da Barcola, attiva dal 25 aprile al 4 ottobre 2026.
Attenzione: il museo avvisa che il parcheggio del castello ha posti limitati e raccomanda esplicitamente di arrivare con mezzi alternativi, e che dal 1° settembre 2026 sono in corso i lavori di pavimentazione del piazzale principale. C’è poi una trappola sui prezzi: sul sito ministeriale è ancora online una pagina del 2022 che annuncia il biglietto a 12 €, ed è quella che molti blog hanno copiato. Il prezzo valido è quello della pagina di acquisto del Museo storico e Parco del Castello di Miramare.
La Risiera di San Sabba
La Risiera di San Sabba è un ex stabilimento per la pilatura del riso che i nazisti trasformarono in campo di detenzione e di sterminio, l’unico sul suolo italiano dotato di forno crematorio. È Monumento Nazionale dal 1965, e l’ingresso è libero.
Gli orari seguono lo stesso calendario dei musei civici: dal 1° marzo all’11 ottobre tutti i giorni dalle 9 alle 19, con ultimo ingresso alle 18.30, e dal 12 ottobre dalle 9 alle 17. Non c’è giorno di chiusura settimanale. I singoli non devono prenotare; l’obbligo riguarda solo i gruppi, e solo fra il 1° marzo e il 31 maggio. C’è un’audioguida a 3,50 €, con durata di quaranta minuti ed età minima consigliata di dodici anni.

Due avvisi in corso, presi dal sito ufficiale della Risiera di San Sabba: l’ingresso avviene da piazzale De Simone, e la Sala delle Croci è visitabile solo parzialmente. Ci si arriva con gli autobus 8, 10 e 52, e in auto dall’uscita di Valmaura. Mettete in conto un’ora, e mettete in conto che dopo non avete voglia di fare altro: non incastratela fra due cose allegre.
Il Museo Revoltella, il Faro della Vittoria e gli altri musei
Il Museo Revoltella è la galleria d’arte moderna della città, nel palazzo del barone Pasquale Revoltella, che lo lasciò al Comune con dentro il suo appartamento privato. Costa 8 € interi e 6 € ridotti, è aperto tutti i giorni dalle 10 alle 19 con ultimo ingresso alle 18, ed è chiuso il martedì. Il biglietto comprende le collezioni permanenti; per le mostre temporanee serve un biglietto dedicato. Attenzione perché in giro si legge 7 €: è una cifra di aggregatori terzi, il Museo Revoltella ne dichiara 8.

Il Faro della Vittoria, sopra la città, è gratuito e ha la vista migliore sul golfo, ma è anche il posto più facile da sbagliare, perché ha una finestra di apertura strettissima. Nel 2026 è aperto solo dal 3 aprile al 4 novembre. A settembre si sale il venerdì dalle 15 alle 19 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; in ottobre chiude un’ora prima, tranne che dal 7 all’11 ottobre, quando per la Barcolana fa orario continuato dalle 9.30 alle 17.30. Si sale a gruppi di massimo quindici persone alla volta, non ci sono visite guidate, la salita dura un quarto d’ora e con il maltempo chiude.

Poi c’è il resto, che nessuno cita mai e che riempie bene una mezza giornata di pioggia: il Museo della Bora, minuscolo e in un cortile, che colleziona venti in barattolo e vi fa capire la città meglio di tre monumenti; il Museo Sveviano e il Museo Joyciano per chi è venuto per i libri; il Civico Museo Sartorio e il Museo d’Antichità Winckelmann. Il Teatro Romano, in via del Teatro Romano sotto il colle, si vede benissimo anche da fuori: è di età augustea, quindi di fine I secolo a.C., e fu ampliato all’inizio del II secolo d.C. grazie a Quinto Petronio Modesto. Ha un diametro di 64 metri e una capienza stimata di 3.500 spettatori.
Attenzione: due cose sul Teatro Romano. La prima è che la scheda del Ministero della Cultura segnala l’area archeologica interna chiusa per restauro: prima di programmare una visita dentro, verificate. La seconda è che troverete scritto che fu costruito “per ordine dell’imperatore Ottavio”: è un salto logico, perché “età augustea” è una datazione, non un atto di committenza imperiale.
Il Carso sopra la città: Grotta Gigante, osmize e Strada Napoleonica
Trieste ha una particolarità geografica che si capisce solo standoci: la città finisce e comincia l’altopiano, con un salto di quattrocento metri in pochi chilometri. Sopra c’è il Carso, che è un altro paesaggio, un’altra lingua e un’altra cucina.
La Grotta Gigante, a Sgonico, è la cosa più impressionante della zona, ed è anche quella che sei guide su sette dimenticano. Il biglietto intero costa 15 €, il ridotto 12 €, i ragazzi fra 6 e 18 anni pagano 8 € e i bambini sotto i 6 entrano gratis; le famiglie con più di un figlio pagano 6 € dal secondo in poi. Qui però ci sono tre cose da sapere prima di partire, e non sono dettagli: la visita è solo guidata e a orari fissi, dura circa un’ora, la prenotazione è obbligatoria su tutte le tariffe, e sono 500 scalini in discesa e altrettanti in risalita, con una temperatura costante di 11 gradi. Da settembre a febbraio è chiusa il lunedì. Se preferite avere tutto già sistemato c’è il tour guidato della Grotta Gigante con ingresso al museo; in alternativa si prenota per telefono sul sito ufficiale della Grotta Gigante.
Attenzione: sul sito della grotta due pagine diverse danno due elenchi diversi degli orari di partenza, una con la visita delle 9 e una senza, e sono in disaccordo anche sulla fascia d’età del ridotto per studenti. Non è un dettaglio se avete un treno da prendere: l’orario esatto fatevelo confermare quando prenotate.
Le osmize sono l’altra cosa che vale il viaggio sull’altopiano. Sono aziende agricole che per un periodo limitato dell’anno possono vendere direttamente il proprio vino, i propri salumi e i propri formaggi, in casa propria: si mangia su tavoloni, si beve Terrano o Vitovska, si spende poco e non c’è menù. Il diritto risale a un decreto asburgico del Settecento, e l’apertura si segnala ancora come allora, con una frasca appesa a un palo all’ingresso della strada. Il punto pratico che nessuno spiega: le aperture ruotano, durano poche settimane e non esistono a calendario fisso, quindi quale osmiza sia aperta in una certa settimana va chiesto sul posto o cercato sui calendari che tengono le associazioni locali.
Sopra la città corre poi la Strada Napoleonica, la passeggiata quasi pianeggiante che va dall’Obelisco di Opicina verso Prosecco, a picco sul golfo: è la vista da cartolina di Trieste, si fa in un’ora e non costa niente. Poco distante c’è il santuario di Monte Grisa, quello di cemento a forma di triangolo che i triestini chiamano il formaggino.
Il tram di Opicina, e com’è messo davvero adesso
Il tram di Opicina è in funzione. Lo scriviamo così, in chiaro e per primo, perché è la domanda su cui in rete trovate tre risposte diverse e due di queste sono sbagliate: c’è chi lo dà tornato in servizio nel febbraio 2025, chi lo dà “temporaneamente sospeso” su una pagina aggiornata l’ultima volta a gennaio 2025, e chi lo consiglia allegramente senza nessun avviso.
La cronologia vera, secondo i comunicati di Trieste Trasporti, che è il gestore: la linea si è fermata dopo la fuoriuscita della fune del 12 ottobre 2025, ha attraversato la revisione quinquennale della funicolare fra gennaio e giugno 2026, e ha riaperto lunedì 20 luglio 2026 con il nulla osta della Regione. Da allora ha un orario ufficiale in vigore.
| Cosa | Come sta oggi |
|---|---|
| Linea | urbana 2, servizio tranviario |
| Capolinea in città | piazza Dalmazia, non più piazza Oberdan |
| Frequenza | una corsa ogni 28 minuti, tutti i giorni |
| Durata | 31 minuti in salita, 36 in discesa, su 5,175 km |
| Prima e ultima corsa | da Opicina 7.00 e 20.04; da piazza Dalmazia 7.22 e 20.26 |
| Biglietto | il normale biglietto urbano, con validatrici contactless a bordo |
| Fermate | piazza Casali momentaneamente non attiva |
Vale la pena farlo perché non è un mezzo qualunque: è un tram che a un certo punto si attacca a un impianto funicolare con i carri-scudo per superare una pendenza che arriva al 26%, e in Europa non ce n’è un altro uguale. La linea è del settembre 1902 e sei carrozze sono vincolate come bene storico dalla Soprintendenza.
Attenzione: dal 12 agosto 2026, per decreto della Regione, si viaggia solo sui posti a sedere, la salita avviene esclusivamente dalla porta lato Trieste e la discesa dalle porte centrali. Chi usa la sedia a rotelle non può accedere al servizio. Il capolinea resterà in piazza Dalmazia fino alla fine dei lavori di riqualificazione di piazza Oberdan, stimata a giugno 2027, e il sito turistico del Comune scrive ancora che il tram è fermo. Prima di andare in fermata controllate l’orario in vigore su Trieste Trasporti, linea 2, che è la fonte del gestore.
Se il tram non parte, per Opicina ci sono comunque gli autobus. Il più rapido è il 4, che da piazza Oberdan sale in 12-15 minuti con una corsa ogni 25; ci sono poi il 64 via via Commerciale e il 42, che passa da Monrupino, Borgo Grotta Gigante e Monte Grisa e ci mette dai 30 ai 44 minuti.
Trieste in un giorno, e quanti giorni servono davvero
Il centro di Trieste è compatto e quasi tutto pedonale, quindi in una giornata si vede parecchio, a patto di accettare due rinunce: Miramare e la Risiera restano fuori. Questo è l’itinerario che tiene, pensato per chi arriva in treno o parcheggia al Silos, che sta proprio davanti alla stazione.

| Quando | Cosa | Quanto costa |
|---|---|---|
| Mattina presto | Canal Grande, Ponte Rosso e la statua di Joyce, Sant’Antonio Taumaturgo, San Spiridione | gratis |
| Metà mattina | Piazza della Borsa, Piazza Unità d’Italia, Molo Audace | gratis |
| Prima di pranzo | un capo in B al Caffè degli Specchi o al Tommaseo | meno di 2 € |
| Pranzo | un buffet: porcina, cren, un calice di Terrano | 10-15 € |
| Primo pomeriggio | salita al colle con gli ascensori del Park San Giusto, Cattedrale e Foro Romano | gratis |
| Pomeriggio | Castello di San Giusto e camminamenti sui bastioni | 7 € |
| Tardo pomeriggio | discesa a piedi dal Parco della Rimembranza, Teatro Romano, Cavana | gratis |
| Tramonto | di nuovo in fondo al Molo Audace | gratis |
Con due giorni aggiungete la mezza giornata di Miramare, che fra viaggio, castello e parco ne chiede tre o quattro ore, più il Museo Revoltella o la Risiera nel pomeriggio. Con tre giorni il terzo va speso sull’altopiano: tram fino a Opicina, Strada Napoleonica, Grotta Gigante e, se è stagione, un’osmiza. Sotto la giornata singola non ha senso venirci apposta, ma ha senso eccome fermarsi mezza giornata se state andando in Slovenia o in Croazia, che poi è esattamente la situazione in cui la maggior parte degli italiani si trova a passare da qui.
Cosa vedere nei dintorni di Trieste
I dintorni di Trieste sono la parte che le guide saltano quasi sempre, o che risolvono spedendovi direttamente in Slovenia. Ci sono invece quattro cose a mezz’ora di macchina che valgono da sole una giornata.
Il Castello di Duino, sulla falesia a nord, è ancora abitato dai principi della Torre e Tasso e si visita con il parco e i bunker della Seconda guerra mondiale: costa 12,50 € per gli adulti, 7 € per i ragazzi fra 7 e 17 anni, 10 € per gli over 65, ed è gratis sotto i 6. Il solo Castello Vecchio costa 5 € e il combinato 15 €. Da aprile a settembre è aperto dalle 9.30 alle 17.30; dal 3 novembre passa al solo fine settimana. Da lì parte il Sentiero Rilke, un chilometro e settecento metri di ghiaia a picco sul mare fra Duino e Sistiana, con i primi 250 metri accessibili anche a chi ha ridotte capacità motorie. Non ha biglietteria e non ha orari, ma va detta una cosa: nessuna fonte ufficiale lo dichiara formalmente gratuito, semplicemente non c’è niente da pagare.

Muggia, dall’altra parte del golfo, è l’unico comune italiano dell’Istria ed è un borgo veneziano completo di piazza, campanile e case colorate: ci si arriva in auto in venti minuti o in battello. La Val Rosandra, alle spalle della città, è una riserva naturale con una forra, una cascata e le vie di roccia dove i triestini imparano ad arrampicare. E poi c’è il confine: Lubiana è a un’ora e mezza, le grotte di Postumia poco più in là, e da Trieste partono gite in giornata come il tour di un giorno a Lubiana e al lago di Bled.
Le esperienze che si prenotano prima
- Tour guidato del centro con sosta in un caffè storico, due ore e mezza: la formula giusta per chi ha una mattina sola e vuole capire cosa sta guardando.
- Biglietto d’ingresso al Castello e al Museo di Miramare con app audio: si salta la coda alla biglietteria e ci si porta la guida sul telefono.
- Tour guidato della Grotta Gigante con ingresso al museo: alla grotta si entra comunque solo accompagnati e solo prenotando, quindi tanto vale avere il posto già in mano.
- Tour gastronomico fra buffet e cucina di confine, tre ore: è il modo più rapido per orientarsi in una cucina che mescola austriaco, slavo e adriatico.
- Tour a piedi del quartiere ebraico, tre ore: la parte di storia triestina che nel centro si vede meno e pesa di più.
Quando andare a Trieste: il clima, la bora e la Barcolana
I mesi migliori sono settembre e ottobre, e i numeri lo dicono meglio delle impressioni: secondo le serie di ARPA FVG la media di settembre è di 21,1 gradi, con minime intorno ai 18 e massime intorno ai 24, e quella di ottobre è di 17 gradi. Sono anche i mesi in cui il vento è ancora nella parte bassa della curva.
La bora, con i numeri veri
Della bora tutti scrivono che “soffia forte”, il che non serve a nessuno. I dati della stazione ARPA del molo Fratelli Bandiera dicono altro, e sono utili. L’intensità media del vento da nord-est passa dai 5,8 metri al secondo di giugno ai 9,4 di gennaio, con settembre a 7,3 e ottobre a 7,8: la bora è un fenomeno d’inverno, e in autunno è già in risalita ma non è ancora il problema. In un anno medio Trieste registra 106 giorni con raffiche sopra i 54 km/h, 49 giorni sopra i 72 e 15 giorni sopra i 92 km/h. Il record misurato è di 168,1 km/h, l’11 febbraio 2012, e nello stesso inverno ci furono quindici giorni consecutivi in cui la velocità massima non scese mai sotto i 100 km/h.
Vale la pena sapere che ce ne sono due tipi, perché cambiano la giornata in modo opposto. La bora chiara porta cielo terso e aria secca, ed è quella delle foto con il golfo che si vede fino all’Istria: è impetuosa e a raffiche. La bora scura arriva con una depressione sul Tirreno, è più continua e porta pioggia. Se vi capita la prima, andate sulla Strada Napoleonica; se vi capita la seconda, è il giorno dei musei.
La Barcolana, dal 2 all’11 ottobre 2026
La Barcolana è la regata velica più affollata del mondo e si corre ogni anno la seconda domenica di ottobre. L’edizione numero 58 occupa la città dal 2 all’11 ottobre 2026, e la Coppa d’Autunno parte domenica 11 ottobre alle 10.30, su un percorso di 13 miglia nel golfo con partenza fra Barcola e Miramare e arrivo davanti a Piazza Unità. Il villaggio si estende sulle Rive, in Piazza Unità, a Cavana e, novità di quest’anno, anche nel Borgo Teresiano attorno al Ponterosso.
Non serve una barca né un biglietto: si guarda da terra, e il Comune indica come punti migliori la Strada Napoleonica, il Faro della Vittoria (che in quei giorni apre anche di mattina), la Vedetta di Santa Croce, le Rive per l’arrivo e il lungomare di Muggia per la prima boa. Nella settimana ci sono anche eventi che si vedono da vicinissimo: la Barcolana Nuota di domenica 4 ottobre alle 11 si corre davanti a Piazza Unità, e la Barcolana by Night di sabato 10 passa a pochi metri dal Molo Audace.
Se invece la vela non vi interessa, il punto è un altro: quella settimana la città è satura. Nel 2025 gli organizzatori hanno contato 483.000 persone a terra e 1.865 barche iscritte, con 64.000 arrivi in treno. E si vede sui prezzi, in modo brutale: cercando due notti per due persone in strutture sopra 8,5 di voto, la stessa identica struttura costava 778 € nel weekend della Barcolana e 218 € a metà novembre, cioè tre volte e mezzo, e le strutture disponibili con quei filtri passavano da 77 a 23.
Attenzione: il piano trasporti della Barcolana 2026, con chiusure stradali e navette, alla data in cui scriviamo non è ancora pubblicato, e sono online due pagine ufficiali che riportano ancora quello dell’edizione 2025, date comprese. Non fidatevi di quello che leggete adesso su parcheggi e Park&Bus: ricontrollate a ridosso sul sito ufficiale della Barcolana e su Trieste Trasporti.
Fuori dalla regata, l’autunno triestino ha un calendario fitto: Trieste Next dal 25 al 27 settembre in Piazza Unità, Trieste Photo Days dal 23 al 25 ottobre, il Festival del Cinema Ibero-Latino Americano dal 25 ottobre al 1° novembre e il Trieste Science+Fiction Festival dal 3 all’8 novembre. E ogni prima domenica del mese i musei civici e Miramare sono gratuiti: il 4 ottobre, il 1° novembre e il 6 dicembre.
Quanto costa visitare Trieste, e se conviene la FVGcard
Questa è la tabella che in giro non c’è, ed è anche la ragione per cui abbiamo scritto questa guida: tutti i prezzi qui sotto sono letti dai siti ufficiali, non da altre guide, e su tre voci su nove quello che si trova in rete è sbagliato.
| Luogo | Intero | Note |
|---|---|---|
| Castello di Miramare | 17 € | ridotto 7 € per i 18-25 UE, gratis under 18. Parco a ingresso libero |
| Castello di San Giusto | 7 € | ridotto 5 €, camminamenti inclusi |
| Museo Revoltella | 8 € | ridotto 6 €, chiuso il martedì |
| Grotta Gigante | 15 € | ridotto 12 €, ragazzi 6-18 anni 8 €, prenotazione obbligatoria |
| Castello di Duino | 12,50 € | 7 € fra 7 e 17 anni, 10 € over 65 |
| Cattedrale di San Giusto | gratis | tariffa del campanile non pubblicata |
| Risiera di San Sabba | gratis | audioguida 3,50 € |
| Faro della Vittoria | gratis | aperto solo dal 3 aprile al 4 novembre |
| Biglietto urbano 60 minuti | 1,50 € | giornaliero intera rete 3,35 € |
Veniamo alla card. Non esiste una “Trieste Card”: quella valida qui è la FVGcard regionale di PromoTurismoFVG, che costa 30 € per 48 ore e 45 € per una settimana, con ridotti a 25 e 40 € per i 12-25 anni e gli over 65. È digitale e nominativa, vale dal primo utilizzo e comprende anche un bambino sotto i 12 anni.
Il conto, a Trieste, è più stretto di quanto sembri. Le gratuità che la card copre in città sono Grotta Gigante, Museo Revoltella e Castello di San Giusto: 15 più 8 più 7 fa esattamente 30 €, cioè il prezzo della card da 48 ore. Vuol dire che la card va in pari solo se fate tutte e tre le cose, e comincia a guadagnare solo se ci aggiungete altre strutture convenzionate fuori città o se viaggiate con un bambino, che entra con voi. Se invece il vostro programma è Miramare più il centro a piedi, che è quello che fa la maggior parte delle persone, la card non conviene, perché Miramare è statale e non è fra le sue gratuità.
Info pratica: la FVGcard si compra online sul sito di PromoTurismoFVG, agli Infopoint, negli uffici IAT e in alcune strutture ricettive convenzionate, e arriva come QR code via mail. Attenzione a un dettaglio: l’elenco delle gratuità pubblicato sul sito turistico del Comune è più corto di quello reale, perché per esempio non cita San Giusto, che invece la accetta e lo dichiara nelle proprie FAQ. Prima di comprarla, fate il conto sulle strutture che vi interessano davvero.
Come arrivare a Trieste e come muoversi in città
Trieste ha un vantaggio che poche città italiane hanno: l’aeroporto ha una stazione ferroviaria dentro. Il Trieste Airport è a Ronchi dei Legionari, a una trentina di chilometri, e dal terminal si raggiunge la stazione con una passerella pedonale coperta. Da lì il regionale arriva a Trieste Centrale in 29-32 minuti a 4,75 €, con corse frequenti. In alternativa c’è la linea di bus 51, che passa ogni mezz’ora circa e ferma anche a Duino, Sistiana, Grignano e Barcola.
| Da dove | Come | Quanto | Quanto costa |
|---|---|---|---|
| Aeroporto FVG | treno regionale | 29-32 min | 4,75 € |
| Venezia Santa Lucia | Regionale Veloce diretto | 2h 05min | 16,45 € |
| Milano Centrale | Frecciarossa diretto, tre al giorno | 4h 12min – 4h 20min | da 37,90 € |
| In auto da ovest | A4 fino al Lisert, poi raccordo RA13 senza pedaggio, uscita Prosecco/Trieste Centro | – | solo pedaggio fino al Lisert |
In città il biglietto urbano costa 1,50 € per 60 minuti e 1,85 € per 75, e il giornaliero costa 3,35 € e vale su tutta la rete urbana regionale fino a mezzanotte. C’è una regola che quasi nessuno conosce e che vale la pena sfruttare: nelle giornate festive i biglietti da 60 e 75 minuti durano 240 minuti, cioè quattro ore. Si comprano in tabaccheria, alle emettitrici, dalle app di TPL FVG, oppure pagando contactless con la carta direttamente a bordo. Le linee che vi serviranno sono poche: la 6 e la 36 per Miramare e Barcola, la 24 per San Giusto, la 4 per Opicina, l’8, la 10 e la 52 per la Risiera.
Attenzione: gli orari estivi degli autobus scadono il 13 settembre 2026, quando entra l’orario invernale. Il cambio più insidioso riguarda proprio Miramare: d’inverno la linea 36 viaggia solo nei mesi di settembre e maggio, e solo il sabato, la domenica e i festivi. Se andate a Miramare fuori stagione, contate sulla 6.
Sull’auto, due cose. La prima è che Piazza Unità, il Canal Grande e via San Nicolò sono aree pedonali, non zone a traffico limitato: lì non si entra e basta. La ZTL vera e propria è quella del Borgo Teresiano, in vigore ventiquattr’ore su ventiquattro nei giorni feriali e riservata alla sosta dei residenti. La seconda è che conviene lasciarla in struttura: il Silos, davanti alla stazione, ha i primi venti minuti gratis, poi 2,20 € l’ora e 14 € al giorno, ed è aperto ventiquattr’ore. Sulle strisce blu, invece, non vi diciamo una cifra: due documenti ufficiali del Comune ne pubblicano due tariffari diversi, e gli orari in cui si paga non sono pubblicati da nessuna parte. Si leggono sul parcometro.
Dove dormire a Trieste: le zone
Trieste è piccola e quasi ogni zona centrale funziona, ma cambiano parecchio il rumore, la pendenza e il parcheggio. Queste sono le quattro scelte sensate.
In quale zona conviene stare
- Borgo Teresiano, fra la stazione e il Canal Grande: è pianeggiante, è a cinque minuti da tutto e vi conviene se arrivate in treno. In cambio è la zona con la ZTL, quindi con l’auto serve un garage.
- Città vecchia e Cavana, fra Piazza Unità e il colle: è la parte pedonale e serale, con i locali sotto casa. La sera è viva, il che è un pro o un contro a seconda di come dormite.
- Il Viale e il Giardino Pubblico, cioè viale XX Settembre e dintorni: residenziale, più economico, dieci minuti a piedi dal centro e nessun turista.
- L’altopiano, a Opicina: silenzio, aria del Carso e il panorama sul golfo, con il tram che scende in città in mezz’ora. È la scelta di chi ha l’auto e non vuole pensare al parcheggio.
Le quattro strutture qui sotto le abbiamo scelte con un criterio dichiarato: almeno 8,5 di punteggio e almeno cento recensioni, una per zona, fasce diverse. Le fasce si riferiscono a un weekend qualsiasi d’autunno fuori dalla settimana della Barcolana, che come avete letto sopra è un altro mercato.
Dove dormire a Trieste: quattro indirizzi, quattro zone
- La Fermata del Viandante (€): in corso Umberto Saba, nella città vecchia, a pochi minuti a piedi da Piazza Unità e ai piedi della salita per San Giusto. È la scelta più economica fra quelle in pieno centro.
- Residence Victoria (€€): in via Alfredo Oriani, fra il Borgo Teresiano e il Giardino Pubblico, comodo alla stazione e al capolinea degli autobus. È la struttura su cui abbiamo misurato il salto di prezzo della settimana della Barcolana.
- Hotel Valeria (€€): sulla strada per Vienna, a Opicina, sull’altopiano. È l’opzione per chi arriva in auto e vuole scendere in città con il tram invece di cercare parcheggio.
- Esclusiva Suite con Terrazza (€€€): in via Capitolina, sul colle di San Giusto, con terrazza e posto auto. Si dorme sopra la città e si scende a piedi al mattino.
Dove mangiare a Trieste e cosa si mangia
La cucina triestina non è italiana, ed è la prima cosa da mettere in conto: è un incrocio fra austriaco, sloveno e adriatico, e a tavola si vede subito. La jota è una minestra di crauti, fagioli e patate; la minestra de bobici è a base di mais; gli gnocchi de pan sono canederli, e gli gnocchi di susine sono un primo dolce che spiazza chiunque. Poi ci sono il gulasch, la carne di maiale bollita con il cren, i sardoni in savor e le canocchie alla busara sul versante di mare, e per finire il presnitz e la putizza, due dolci arrotolati di origine mitteleuropea. Da bere, i vini del Carso: Terrano e Vitovska.
Il posto dove si mangia tutto questo, però, non è il ristorante: è il buffet. È un’istituzione locale a metà fra la trattoria e la salumeria calda, dove si sta anche in piedi al bancone, si ordina un piatto di bolliti con senape e cren, e si beve un bicchiere. Si va a orari inconsueti, perché a Trieste esiste il rebechin, cioè lo spuntino fuori pasto che qui è una categoria riconosciuta. Il più famoso è il Buffet da Pepi, in via Cassa di Risparmio, a pochi passi da Piazza Unità: è quello che citano tutte le guide, ha la fila, e la porcina è il motivo per cui la fila c’è.
Cosa ordinare, e dove
- Al buffet: porcina con cren e senape, prosciutto cotto in crosta di pane, un calice di Terrano. È il pranzo veloce triestino, e costa poco.
- In trattoria: jota d’inverno, gnocchi de pan, gulasch. Cucina di montagna e di impero, non di mare, anche se il mare è lì davanti.
- In osmiza, sul Carso: salumi e formaggi della casa, uova sode, vino sfuso. Non c’è menù e non si prenota, e proprio per questo va verificata l’apertura prima di salire.
- Al caffè: un capo in B e un presnitz, a metà pomeriggio. È il rebechin nella sua versione più semplice.
Info essenziali
- Quanti giorni: due per la città, tre se volete anche il Carso e Duino. Mezza giornata è già sensata se state andando in Slovenia o in Croazia.
- Quando andare: settembre e ottobre, con media di 21,1 e 17 gradi. Evitate la settimana della Barcolana se non volete la folla, cercatela se volete la festa.
- Come arrivare: treno dall’aeroporto in mezz’ora a 4,75 €; da Venezia 2 ore e 5 minuti a 16,45 €; in auto A4 fino al Lisert e poi raccordo RA13.
- Come muoversi: a piedi in centro; biglietto urbano 1,50 € per 60 minuti, giornaliero 3,35 €, contactless a bordo.
- Il colle di San Giusto: ascensori gratuiti del Park San Giusto dalle 7 alle 23, oppure bus 24 dalla stazione in 14-16 minuti.
- Il tram di Opicina: in funzione, ogni 28 minuti, capolinea in piazza Dalmazia e non in piazza Oberdan, solo posti a sedere.
- Da prenotare per forza: la Grotta Gigante. Tutto il resto si fa arrivando.
- Gratis: Risiera di San Sabba, Faro della Vittoria, Cattedrale di San Giusto, parco di Miramare, Molo Audace, Strada Napoleonica. E tutti i musei civici la prima domenica del mese.
Domande frequenti su cosa vedere a Trieste
Quanti giorni servono per visitare Trieste?
Due giorni pieni bastano per la città: il primo per il centro, il colle di San Giusto e le Rive, il secondo per il Castello di Miramare e un museo o la Risiera di San Sabba. Il terzo giorno serve solo se volete salire sull’altopiano carsico per la Grotta Gigante, la Strada Napoleonica e un’osmiza. In una sola giornata si vede bene tutto il centro, ma Miramare e la Risiera restano fuori.
Quanto costa entrare al Castello di Miramare?
Il biglietto intero costa 17 € e comprende la mostra in corso; il ridotto per i cittadini UE fra 18 e 25 anni è di 7 €, oppure 2 € per il solo castello. Gli under 18 entrano gratis, e l’ingresso è gratuito per tutti ogni prima domenica del mese. Il parco invece è a ingresso libero tutto l’anno. Attenzione ai 12 € che si leggono in giro: vengono da una pagina del 2022 rimasta online.
Il tram di Opicina funziona?
Sì. Il tram di Opicina, linea urbana 2, è tornato in servizio il 20 luglio 2026 dopo lo stop iniziato nell’ottobre 2025, e ha un orario ufficiale in vigore: una corsa ogni 28 minuti, 31 minuti in salita e 36 in discesa. Il capolinea in città però non è più piazza Oberdan ma piazza Dalmazia, fino alla fine dei lavori di riqualificazione. Dal 12 agosto 2026 si viaggia solo sui posti a sedere e le sedie a rotelle non possono accedere.
Come si sale al Castello di San Giusto senza fare la salita a piedi?
Con gli ascensori del parcheggio Park San Giusto, che sono gratuiti tutti i giorni dalle 7 alle 23 e portano direttamente sul colle: resta solo una rampa di scale finale. In alternativa c’è il bus 24, che da piazza della Libertà, davanti alla stazione, arriva a San Giusto in 14-16 minuti, con una corsa ogni 40 minuti circa.
Cosa vuol dire ordinare un capo in B a Trieste?
Un capo in B è un caffè espresso macchiato servito nel bicchierino di vetro. Attenzione: capo non vuol dire cappuccino, vuol dire macchiato. Il cappuccino grande a Trieste si ordina chiedendo un caffelatte. Il caffè liscio in tazzina si chiama nero, e nero in B è lo stesso nel bicchiere di vetro.
Quanto costa il biglietto dell’autobus a Trieste?
Il biglietto urbano da 60 minuti costa 1,50 €, quello da 75 minuti 1,85 € e il giornaliero valido sull’intera rete costa 3,35 €. Nelle giornate festive i biglietti da 60 e 75 minuti valgono 240 minuti, cioè quattro ore. Si comprano in tabaccheria, alle emettitrici e dalle app, oppure si paga contactless con la carta direttamente a bordo. Lo stesso biglietto vale anche sul tram di Opicina.
Conviene comprare la FVGcard per visitare Trieste?
Dipende dal programma. La FVGcard costa 30 € per 48 ore e a Trieste copre gratis la Grotta Gigante, il Museo Revoltella e il Castello di San Giusto, che sommati fanno esattamente 30 €: va in pari solo se le fate tutte e tre, e guadagna se ci aggiungete strutture fuori città o se viaggiate con un bambino sotto i 12 anni, che entra con voi. Se il vostro piano è Miramare più il centro a piedi non conviene, perché Miramare è statale e non rientra fra le gratuità della card.
Quando c’è la Barcolana 2026 e si può vedere gratis?
La Barcolana 58 occupa Trieste dal 2 all’11 ottobre 2026 e la Coppa d’Autunno parte domenica 11 ottobre alle 10.30, con arrivo davanti a Piazza Unità d’Italia. Si guarda da terra senza biglietto: il Comune indica come punti migliori la Strada Napoleonica, il Faro della Vittoria, la Vedetta di Santa Croce, le Rive e il lungomare di Muggia. In quella settimana la città è satura e i prezzi degli alloggi salgono anche di tre volte.
Quando soffia la bora a Trieste?
La bora è un fenomeno prevalentemente invernale: l’intensità media del vento da nord-est passa dai 5,8 metri al secondo di giugno ai 9,4 di gennaio, con settembre a 7,3 e ottobre a 7,8. In un anno medio Trieste registra 106 giorni con raffiche sopra i 54 km/h e 15 giorni sopra i 92 km/h; il record misurato è di 168,1 km/h, l’11 febbraio 2012. La bora chiara porta cielo terso e aria secca, la bora scura porta pioggia.
Cosa vedere nei dintorni di Trieste?
Il Castello di Duino con il Sentiero Rilke a picco sul mare, Muggia che è l’unico comune italiano dell’Istria, la Val Rosandra con la sua forra e la sua cascata, e sull’altopiano carsico la Grotta Gigante, la Strada Napoleonica e le osmize. Il confine sloveno è a pochi chilometri: Lubiana è a un’ora e mezza e le grotte di Postumia poco più in là.
Se usi Pinterest, condividi questa immagine
