In Croazia ci sono stato, e ci sono stato in Istria: Rovigno, Pola, e qualche giorno passato in barca, come fanno tutti da quelle parti. È una vacanza che dall’Italia sembra un prolungamento di casa nostra. Si arriva in macchina o in traghetto, si paga in euro, il caffè costa quello che costa da noi e mezza costa parla italiano meglio di quanto io parli croato. L’assicurazione di viaggio, in quel contesto, non è un pensiero che uno si fa.
Poi ho aperto la scheda della Farnesina per scrivere questo articolo, e la prima cosa che ci ho trovato è che ho fatto bene a non farmi quel pensiero: in Croazia la tessera sanitaria europea funziona sul serio, e l’assistenza è «di livello discreto». Ecco, questo è il punto in cui un articolo onesto sulla Croazia diventa più difficile di uno sull’Indonesia, perché la strada comoda sarebbe alzare la voce e spaventarvi per vendervi una polizza. Solo che continuando a leggere ho trovato altre tre cose, e non c’entrano niente con gli ospedali. C’entrano con quello che in Croazia vi mettono in mano: una barca, un quad, un’automobile.
In breve
In Croazia l’assicurazione non è obbligatoria e la tessera sanitaria europea vale davvero: la Croazia è nell’Unione Europea dal 1° luglio 2013, e l’ente del turismo istriano conferma che dà accesso alle cure «con pagamento della partecipazione», cioè col ticket, come per un croato. Nella riga successiva però la Farnesina raccomanda comunque una polizza con spese mediche e «rimpatrio aereo sanitario», perché la tessera non paga né l’elicottero né il motoscafo che su una costa di mille isole servono davvero. Il rischio croato più documentato non è l’ospedale: è il mezzo. Per un gommone serve la patente nautica «a prescindere dalla potenza del motore», e in Italia sotto una certa soglia non serve; sui quad la Farnesina segnala polizze che escludono i sinistri; e al volante, dal 2013, un’infrazione che in Italia sarebbe amministrativa può diventare un procedimento penale. Sull’auto invece la buona notizia: la Carta Verde per la Croazia non serve, basta la polizza italiana, e non serve nemmeno per i venti chilometri di Bosnia che si attraversano andando a Dubrovnik. Lì però la tessera sanitaria non vale più, perché si esce dall’Unione Europea.
Indice dell’Articolo
In Croazia la tessera sanitaria vale, e lo dice la Croazia stessa
Comincio da qui perché è la parte vera e perché mi dà fastidio il modo in cui certi siti trasformano qualunque destinazione in un campo minato pur di piazzarvi un preventivo. La scheda della Croazia di Viaggiare Sicuri, aggiornata a fine luglio 2026, lo scrive in una riga sola: «Dal 1 luglio 2013 la Croazia fa parte dell’Unione Europea e per usufruire dell’assistenza sanitaria primaria gratuita, durante il soggiorno nel Paese, è sufficiente avere la tessera sanitaria magnetica TEAM». Sul livello delle strutture, poi, dice che «l’assistenza sanitaria risulta essere di livello discreto» e che il paese «non presenta particolari rischi».
La tessera europea di assicurazione malattia è quella stampata sul retro della vostra tessera sanitaria: non si richiede, ce l’avete già nel portafogli. In Croazia funziona, e funziona bene. Se volete capire in generale come si comporta la voce spese mediche di una polizza, ne ho scritto nella guida all’assicurazione sanitaria di viaggio.
C’è però una parola che vale la pena leggere piano, e non è la Farnesina a scriverla: è la Croazia. Sulla sua pagina ufficiale sui servizi sanitari per i turisti, l’ente del turismo dell’Istria spiega che i cittadini dell’Unione europea in viaggio «hanno il diritto a usufruire del servizio di previdenza sanitaria in base alla carta europea dell’assicurazione sanitaria con pagamento della partecipazione».
«Con pagamento della partecipazione» vuol dire col ticket. La tessera non vi rende ospiti paganti di nessuno: vi rende, per quei giorni, croati come gli altri. E i croati, come noi, il ticket lo pagano. Non è una fregatura ed è esattamente ciò che la tessera promette, ma è bene saperlo prima e non allo sportello.
La stessa pagina aggiunge la seconda metà del quadro, ed è quella che quasi nessuno riporta: «I turisti possono servirsi anche di studi medici e odontoiatrici privati, ma in tal caso coprono direttamente tutte le spese dei servizi di cui usufruiscono». Nel privato la tessera non entra proprio, e in agosto sulla costa il privato non è una scelta da ricchi: è spesso l’unica porta che trovate aperta.
Ed è per questo che la Farnesina, subito dopo aver scritto che la tessera basta, scrive anche: «Si raccomanda tuttavia di stipulare, prima della partenza, una polizza assicurativa che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario (o il trasferimento in altro Paese) del paziente». Le due frasi stanno nello stesso paragrafo e non si contraddicono: la prima parla di visite, la seconda parla di aerei.
Consiglio: la tessera funziona solo se ce l’avete dietro fisicamente e se è in corso di validità. Guardate la data adesso, non la sera prima di partire: se è scaduta la sostituzione arriva per posta e non è immediata, e in vacanza il retro di una tessera scaduta vale quanto un biglietto del bus dell’anno scorso.
Gli ambulatori turistici hanno un orario, e il numero non è il 112
Questa è la parte pratica che ho scoperto leggendo la pagina istriana e che non ho trovato scritta da nessuna parte in italiano, competitor compresi. In Croazia il numero unico di emergenza è il 112, quello europeo, e per l’antincendio e la protezione civile è quello giusto. Ma per l’emergenza medica c’è un numero suo, il 194, ed è quello che l’ente istriano indica per «emergenze potenzialmente letali o gravemente debilitanti».

Poi c’è il modo in cui è organizzata l’assistenza ai turisti, che è la cosa che davvero cambia la vostra giornata. Nei giorni feriali e il sabato mattina vi visitano i medici di famiglia delle Case della salute. Il sabato pomeriggio, la domenica e i festivi entrano in funzione gli ambulatori turistici, che in Istria stanno a Parenzo, Rovigno e Albona, mentre a Pola l’ambulatorio è dentro l’Ospedale generale, in via Santorio 24A. Le farmacie di turno per le emergenze sono aperte ventiquattro ore su ventiquattro, ma per entrare bisogna suonare il campanello.
Tradotto: il sistema c’è ed è ben fatto, ma è un sistema a orari e a turni, e un turista quegli orari non li conosce. È la stessa cosa che avevo notato scrivendo della Grecia, con la differenza che qui la Croazia li pubblica e li aggiorna. Il problema non è che manchi il servizio, è che alle nove di sera di un sabato d’agosto voi non sapete dove sia, e la persona che sta male è vostro figlio.
C’è un dettaglio, in quella pagina, che vale l’articolo intero. Nell’elenco delle cose da preparare mentre si aspetta il soccorso, l’ente del turismo croato scrive di tenere pronti «carta d’identità o passaporto, tessera europea di assicurazione malattia, assicurazione di viaggio, carta bancomat o contanti per saldare il costo dell’intervento». Non lo scrive un assicuratore e non lo scrive la Farnesina: lo scrive chi in Croazia vi vuole in vacanza, e mette la polizza e i contanti nella stessa riga della tessera.
Sui farmaci, infine, la Farnesina segnala una cosa concreta: «si registrano, in alcuni casi, carenze di materiali, di strutture e di farmaci» e «i nomi dei prodotti non corrispondono spesso a quelli italiani». Il consiglio che dà è ottimo e non costa niente, cioè portarsi i foglietti illustrativi dei medicinali che si prendono abitualmente, così che medico e farmacista croati possano identificare il principio attivo invece del nome commerciale. Aggiunge anche che gli antibiotici per via intramuscolare possono essere somministrati solo in ospedale o da personale medico: la puntura che in Italia vi fa la vicina, lì non funziona così.
Info pratica: mettete in chiaro sul telefono il 194 accanto al 112, e salvatevi l’indirizzo dell’ospedale generale della zona dove alloggiate. Sono due minuti prima di partire, e sono i due minuti che non avete quando servono.
Il rischio croato non è l’ospedale: è quello che vi mettono in mano
Arrivo al punto che mi ha fatto scrivere l’articolo. Se leggete la scheda della Croazia cercando l’avvertimento sanitario drammatico, non lo trovate: sulla sanità ci sono tre righe tranquille. L’avvertimento sta da un’altra parte, ed è lungo il triplo. Sta nella sezione mobilità, cioè nelle pagine che parlano di come vi spostate.
Ha senso, se ci pensate. La Croazia è mille e passa isole, una costa che si percorre in macchina, i parchi nazionali, il mare che è il motivo per cui ci andiamo. Nessuno va in Croazia per stare fermo. E in un paese così quello che vi capita non ve lo dà un virus: ve lo dà un mezzo. Un gommone, un quad noleggiato per la giornata, la macchina con cui siete arrivati.
Il fatto che riguarda l’assicurazione è che ognuno di quei tre mezzi ha una condizione, e se la condizione non è rispettata la copertura può non esserci più. Non parlo di massimali: parlo di esclusioni, cioè delle pagine che nessuno legge e che sono le uniche che contano il giorno in cui serve. Le prendo una per una.
Il gommone: in Croazia la patente nautica serve sempre
Questa è la riga che dovrebbe stare in cima a ogni articolo sulla Croazia e non sta in nessuno. La Farnesina scrive: «Per l’utilizzo di imbarcazioni a motore, inclusi i gommoni, a prescindere dalla potenza del motore, è obbligatorio il possesso della patente nautica».
Rileggetela, perché in Italia non funziona così. Da noi la patente nautica serve sopra una certa potenza e oltre una certa distanza dalla costa, e proprio per questo esiste il mercato dei gommoni piccoli che si noleggiano per la giornata senza alcun titolo. È una cosa che facciamo tutti, e la facciamo in buona fede: si va al pontile, si firma un foglio, si parte. In Croazia quella soglia non c’è. Se il mezzo ha un motore, ci vuole la patente.
Il collegamento con la polizza è diretto e non ha bisogno di giri di parole: le assicurazioni di viaggio, praticamente tutte, escludono i sinistri avvenuti mentre si conduce un mezzo senza il titolo abilitante previsto dal paese in cui ci si trova. Non è una clausola cattiva ed è la stessa che vale in Italia per chi guida senza patente. Il problema è che qui la si viola senza saperlo, convinti di essere in una situazione identica a quella di casa, perché il noleggiatore vi ha fatto partire lo stesso.
Vale la stessa logica per le moto: in Croazia per condurre un mezzo di cilindrata superiore ai 50 cc serve la patente A2. E vale, in modo un po’ diverso, per i quad: la Farnesina raccomanda «la massima attenzione all’atto della stipula dell’assicurazione per evitare di sottoscrivere polizze che non prevedono la copertura di sinistri avvenuti a seguito dell’utilizzo dei quad», perché il mezzo è «equiparabile a uno sport estremo». Sul quad il casco è obbligatorio anche per i passeggeri, se non c’è la cabina di protezione.
Attenzione: se il noleggio della barca vi chiede la patente nautica e voi non ce l’avete, la risposta non è cercare un noleggiatore meno pignolo. Quello pignolo vi sta risparmiando il caso in cui succede qualcosa e scoprite, al momento della denuncia, che non eravate abilitati a stare al timone.
Torno un momento alla frase dell’ente istriano che ho citato sopra, perché adesso si capisce meglio: «Se un paziente è in pericolo di vita, è operativo il servizio di trasporto d’urgenza aereo (elicottero) o marittimo (motoscafo)». È il pezzo di sistema che rende la Croazia un posto sicuro, ed è anche esattamente il pezzo che la tessera sanitaria europea non paga. Su una costa fatta di isole, il trasporto non è un dettaglio: è la cosa.
La Carta Verde per la Croazia non serve, e non serve nemmeno in Bosnia
Qui invece vi do una buona notizia, e la do subito perché è una delle domande più cercate su questo paese e la risposta è più semplice di quanto sembri. La Farnesina la liquida in cinque parole: «Assicurazione auto: è sufficiente l’assicurazione italiana».
La Carta Verde è il certificato internazionale che estende la responsabilità civile del vostro veicolo a un paese estero. Serve dove non c’è un accordo automatico, e infatti serve per l’Albania, il Marocco, la Turchia, la Moldavia, l’Ucraina, la Tunisia, la Macedonia del Nord. Non serve dove l’accordo c’è, e l’elenco ufficiale dell’Ufficio Centrale Italiano, cioè l’ente che in Italia gestisce la materia, mette la Croazia fra i paesi in cui «la polizza di assicurazione R.C.A. comprende l’estensione della garanzia» in automatico. Lo stesso dice l’ACI, che il documento lo emette: nei paesi dell’Unione Europea non è necessaria.
C’è di più, e questa è la parte controintuitiva che vale la pena portarsi dietro: in quell’elenco, dal 19 ottobre 2020, c’è anche la Bosnia Erzegovina. Ve lo scrivo qui perché fra un attimo vi spiego perché la Bosnia, andando in Croazia, potreste attraversarla senza averlo previsto.
Detto questo, tre cose sull’auto vanno comunque sistemate prima di partire.
- Se l’auto non è vostra. La Farnesina raccomanda «una delega scritta su carta semplice, sottoscritta dal proprietario dell’auto ed accompagnata dalla fotocopia di un suo documento di riconoscimento». Niente notaio e niente traduzione giurata, a differenza di quel che serve più a sud nei Balcani: qui bastano un foglio e una fotocopia. Ma servono.
- L’equipaggiamento obbligatorio. A bordo devono esserci cassetta di pronto soccorso, triangolo, gilet retroriflettente conforme alla norma EN-471 da indossare uscendo dal veicolo, e un ricambio completo di lampadine, che però non si applica se avete xeno, neon o LED. Anabbaglianti accesi giorno e notte, sempre. Sotto i dodici anni non si viaggia sul sedile anteriore.
- Se noleggiate lì. La responsabilità civile del noleggio c’è per legge, ma la parte che vi riguarda davvero è la franchigia sui danni al veicolo, che è un contratto a parte e non c’entra niente con la polizza di viaggio. Ne abbiamo scritto nella guida al noleggio auto, con i trucchi e le raccomandazioni.
Neum: venti chilometri in cui uscite dall’Unione Europea
Questa è la sezione per cui, secondo me, vale la pena di leggere tutto l’articolo, e non l’ho trovata in nessuno dei pezzi che stanno davanti a noi su Google.
La Croazia, sulla carta, non è un paese continuo. Nella zona di Neum, sulla costa meridionale, c’è un tratto di strada di circa venti chilometri che è territorio della Bosnia Erzegovina, e che separa fisicamente la regione di Dubrovnik dal resto della Croazia. La Farnesina lo scrive chiaro: chi percorre la statale costiera verso sud affronta «un doppio controllo di frontiera». Dal 2022 esiste un’alternativa, il ponte di Sabbioncello, il Pelješki most, che scavalca il corridoio e resta sempre in Croazia.
Chi guida lo sa e ci passa senza pensarci: è una frontiera, ci si ferma, si mostra il documento, si riparte. Il punto è che in quei venti chilometri, dal punto di vista assicurativo, siete in un altro paese. E le due cose che avete in tasca si comportano in modo opposto.
L’assicurazione dell’auto continua a valere. È esattamente il motivo per cui vi ho segnalato prima quella data: la Bosnia Erzegovina sta dal 19 ottobre 2020 nell’elenco dei paesi in cui la polizza italiana estende la garanzia da sola, quindi per la responsabilità civile del veicolo il corridoio di Neum non cambia nulla.
La tessera sanitaria europea, invece, no. La Bosnia Erzegovina non è nell’Unione Europea e non è nello Spazio economico europeo, quindi lì la tessera non ha alcun valore. Esiste una convenzione bilaterale fra Italia e Bosnia, come per altri paesi balcanici, ma è un’altra procedura e un altro documento: non è il retro della vostra tessera sanitaria.
E se vi state chiedendo se sia un dettaglio accademico, la risposta sta nella scheda della Bosnia Erzegovina, che sulle strutture sanitarie scrive che «rimangono, per carenza di mezzi e di personale, non in linea con gli standard europei» e che raccomanda «di stipulare prima della partenza una polizza assicurativa che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario».
Non sto dicendo che vi succederà qualcosa in venti chilometri di statale sul mare. Sto dicendo una cosa più semplice: che una polizza di viaggio, a differenza della tessera, non si ferma a una frontiera che voi non avevate messo in conto. E che il tratto di strada più bello del vostro viaggio in Croazia, quello che porta a Dubrovnik, è anche l’unico in cui l’Europa smette di coprirvi.
Info pratica: se il vostro itinerario tocca Dubrovnik, controllate sulla polizza che l’ambito territoriale sia «Europa» e non «Unione Europea». Sono due perimetri diversi, e la differenza è esattamente Neum.
Se vi fermano, un’infrazione minore può diventare penale
Restiamo sull’auto, perché c’è un’ultima cosa che in Croazia funziona in modo diverso da come ce l’aspettiamo, e non riguarda la copertura ma le conseguenze.
Nel 2013 il codice penale croato ha introdotto il reato di guida pericolosa. La Farnesina ne trae la conseguenza in modo esplicito: «anche infrazioni minori, che in Italia darebbero luogo a sanzioni amministrative, possono condurre a subire un procedimento penale». Aggiunge che si applicano multe anche a chi, dopo un incidente, non ha provocato danni a terzi né danni materiali, e che nei casi di incidente con lesioni gravi «si sono verificati anche casi di fermi di polizia per 24 ore».
Poi c’è il meccanismo della contravvenzione, che è il pezzo davvero utile e che non ho visto scritto da nessuna parte. Se contestate la multa, vi ritirano i documenti e si celebra un processo davanti al giudice per le contravvenzioni entro le successive 48 ore. Se invece pagate sul posto, «non è possibile presentare successivo ricorso». Le due strade sono entrambe scomode e vanno scelte sapendolo: da una parte due giorni fermi in un paese straniero, dall’altra la rinuncia definitiva a discutere.
Ecco perché su una polizza per la Croazia guardo una voce che di solito guarda nessuno: la tutela legale. Non è la voce romantica del prodotto e non è quella che vi vendono in prima pagina, ma è quella che in un paese dove un tamponamento può finire davanti a un giudice penale vi mette dall’altra parte del telefono qualcuno che parla la vostra lingua e conosce la procedura locale. Chi conosce bene la Croazia lo dice da anni, e ha ragione.
Le sanzioni, per la cronaca, «vengono applicate con particolare rigidità» soprattutto lungo la costa, sul percorso Zagabria-Spalato e sulle vie di accesso alle città. Il tasso alcolemico è 0,5 per mille, ma è zero per i conducenti professionali e per chi ha meno di 24 anni. E d’inverno, dall’inizio di novembre alla fine di aprile, gomme da neve o catene a bordo sono obbligatorie.
L’entroterra: le zecche, e le zone ancora da bonificare
Due righe su una cosa di cui parlo malvolentieri, perché il rischio di fare l’allarmista è alto e la Croazia non se lo merita. Però sta nella scheda, riguarda chi si allontana dalla costa, ed è meglio leggerla qui che non leggerla affatto.
La prima è sanitaria e semplice: «nei boschi è opportuno proteggersi contro le punture di zecche, che possono causare la meningite». Riguarda chi cammina nei parchi e nell’interno, e la protezione è quella di sempre: pantaloni lunghi, repellente, controllo la sera. In quelle stesse zone la Farnesina consiglia anche di evitare l’acqua di rubinetto se si hanno problemi renali, perché in molte parti del paese è potabile ma molto calcarea.
La seconda è l’eredità della guerra degli anni Novanta, ed è un fatto che la Croazia gestisce con serietà: restano aree non completamente bonificate da mine e ordigni inesplosi, per una superficie stimata di circa 368 chilometri quadrati. Sono concentrate nei dintorni di Karlovac, in Slavonia e nella Dalmazia interna, cioè nelle aree interne delle contee di Zara, Sebenico, Spalato e Dubrovnik. La gran parte dei campi è segnalata e recintata, ma la Farnesina avverte che in alcune zone boschive e collinari la segnalazione può mancare, e rimanda al portale del Centro Croato per lo Sminamento, che pubblica la situazione aggiornata ogni settimana.
La regola pratica è una sola e vale ovunque: non si esce dai sentieri segnati e non ci si allontana dalle strade principali in quelle aree. Detto questo, la costa, le isole, i parchi turistici e tutto quello per cui andate in Croazia sono fuori discussione.
Aggiungo, per completezza e perché tocca la voce annullamento invece che quella sanitaria, che il paese è ad alto rischio sismico come tutti i Balcani e che durante le estati molto calde possono divampare incendi nelle aree boschive. Sono i due eventi che, se capitano, non vi mandano in ospedale: vi cancellano la vacanza.
Cosa deve coprire una polizza per la Croazia
Mettiamo in fila quello che abbiamo visto, in ordine di importanza per questo paese e non in ordine di brochure. È un elenco diverso da quello che scriverei per la Turchia o per l’Albania, e la differenza è tutta in cosa sta in cima.
- Trasporto sanitario ed elisoccorso. È la prima voce perché è precisamente ciò che la tessera non paga e ciò che su mille isole serve davvero. Il servizio croato di trasporto d’urgenza in elicottero e in motoscafo esiste ed è efficiente: quello che vi serve è chi lo paga.
- Le esclusioni su sport e mezzi, lette prima di partire. È la voce che in Croazia vale più del massimale, e ve lo dico dopo aver letto le tre righe sulla patente nautica e quelle sui quad. Cercate nelle condizioni le parole «natanti», «quad» e «sport pericolosi», e verificate cosa succede se il sinistro avviene mentre conducete un mezzo a motore.
- Spese mediche nel privato. Nel pubblico la tessera vi copre col ticket, nel privato non entra affatto. D’estate, sulla costa, il privato è spesso quello che trovate aperto.
- Assistenza telefonica in italiano, 24 ore su 24. Serve meno che in Albania o in Turchia, perché qui il sistema funziona, ma serve per capirlo: gli orari degli ambulatori turistici, il 194, quale struttura vi accetta con la tessera.
- Tutela legale. In un paese dove un’infrazione minore può diventare penale e dove contestare una multa significa fermarsi 48 ore, è la voce meno appariscente e la più utile. In Croazia la metterei sopra al bagaglio.
- Annullamento. Terremoti e incendi estivi sono i due eventi documentati che possono farvi saltare il viaggio, e se prenotate con mesi di anticipo pesano. Ne ho scritto nella guida all’assicurazione annullamento viaggio.
- Ambito territoriale «Europa», non «Unione Europea». Vale per chi scende verso Dubrovnik, per il motivo che abbiamo visto a Neum.
- La polizza dell’auto resta fuori e non serve toccarla. La responsabilità civile italiana copre già in Croazia e in Bosnia: nessuna Carta Verde, nessuna polizza di confine, niente da comprare.
Perché scelgo Heymondo per la Croazia
Sul blog usiamo Heymondo da un po’ e ne abbiamo scritto senza sconti nella recensione onesta di Heymondo, difetti compresi. Per la Croazia la ragione è coerente con tutto quello che avete letto: sul livello Premium spese mediche e rimpatrio sono illimitati, e l’assistenza in italiano è attiva 24 ore su 24 dall’app.
Su un paese dove la partita non si gioca sul costo della visita ma sul portarvi via da un’isola, il rimpatrio e il trasporto sanitario sono le due voci che contano, ed è per quelle che ve la propongo qui. Il resto c’è e va bene, ma non è la ragione.
E aggiungo una cosa che vale il doppio proprio sulla Croazia, visto tutto quello che abbiamo detto sui mezzi: non vi dico che sia l’unica buona, vi dico che è quella che uso e di cui conosco le condizioni. Qualunque compagnia scegliate, fate la cosa noiosa: aprite il documento delle condizioni e leggete le esclusioni. Sono quattro pagine, e in un paese dove vi mettono in mano un motore sono le uniche quattro pagine che contano.
Quanto costa e quando comprarla
Una cifra secca non ve la do, e diffidate di chi ve la dà in un articolo: il premio dipende dai giorni, dall’età di chi parte, da quante persone siete e dal livello che scegliete, e un numero scritto oggi fra sei mesi è una bugia scritta bene. Quello che posso dirvi è l’ordine di grandezza: la Croazia è vicina, si viaggia per pochi giorni e sta fra le destinazioni economiche, quindi siamo dalle parti di una cena fuori, non di una voce di bilancio. Il preventivo per la Croazia si fa in due minuti con lo sconto del 10% riservato a chi legge il blog, e il prezzo si vede senza registrarsi.
Sul quando la risposta è precisa: appena prenotate, non la settimana prima di partire. La garanzia annullamento copre quello che succede fra l’acquisto e la partenza, quindi comprarla all’ultimo significa buttare via il periodo in cui serve di più. Sulla Croazia vale il doppio, perché quasi tutti prenotano l’alloggio in inverno per andarci in luglio.
E l’ultima, che è il motivo per cui ho scritto l’articolo: se nel programma c’è una barca, la patente nautica verificatela adesso. Non al pontile. Ci vogliono trenta secondi oggi e possono valere l’intera copertura il giorno sbagliato.
Prima di partire per la Croazia: le info essenziali
- Documenti: passaporto oppure carta d’identità elettronica valida per l’espatrio. La Croazia è nell’Unione Europea dal 2013 e nell’area Schengen, non serve visto.
- Tessera sanitaria europea: vale, e dà accesso al pubblico col ticket. Controllate la scadenza prima di partire e portatela con voi.
- Emergenza medica: il 194. Il 112 resta il numero unico europeo per tutto il resto.
- Farmaci: portate i foglietti illustrativi, perché i nomi commerciali croati non corrispondono ai nostri.
- Vaccinazioni: nessuna obbligatoria. Nei boschi, protezione contro le zecche.
- Moneta: euro. La Croazia lo ha adottato, non serve cambiare nulla.
- Auto: basta la polizza italiana, niente Carta Verde. Obbligatori cassetta di pronto soccorso, triangolo, gilet EN-471 e anabbaglianti accesi giorno e notte. Delega su carta semplice se il veicolo non è vostro.
- Barca: patente nautica obbligatoria per ogni imbarcazione a motore, gommoni compresi, a prescindere dalla potenza.
- Autostrade: a pedaggio, si paga in contanti o con carta.
- Numeri utili in strada: soccorso stradale 1987, informazioni su strade e traffico 062 777 777 (dall’Italia anteponendo 00385).
Sistemate queste, resta la parte bella, che poi è il motivo per cui ci andiamo. Se dovete ancora decidere dove, vi lascio all’isola di Pag, fra le spiagge e la movida, e se ci arrivate via mare vale la pena leggere prima cosa sapere prima di prenotare il traghetto.
Domande frequenti sull’assicurazione sanitaria per la Croazia
L’assicurazione di viaggio è obbligatoria per la Croazia?
No. La Croazia fa parte dell’Unione Europea dal 1° luglio 2013 e dell’area Schengen, e per entrarci a un cittadino italiano bastano il passaporto oppure la carta d’identità elettronica valida per l’espatrio. Nei requisiti d’ingresso non compare nessun obbligo assicurativo. La Farnesina però raccomanda esplicitamente di stipulare prima della partenza una polizza che preveda la copertura delle spese mediche e l’eventuale rimpatrio aereo sanitario, perché quelle due voci la tessera sanitaria europea non le copre.
La tessera sanitaria europea vale in Croazia?
Sì, e funziona bene. La Croazia è nell’Unione Europea dal 2013 e la tessera europea di assicurazione malattia, quella stampata sul retro della tessera sanitaria italiana, dà diritto all’assistenza sanitaria primaria nel sistema pubblico croato. Va però letta per quello che è: l’ente del turismo dell’Istria specifica che l’accesso avviene «con pagamento della partecipazione», cioè col ticket, alle stesse condizioni di un residente croato. Nel settore privato la tessera non vale affatto e le spese si pagano per intero, e non copre in nessun caso il trasporto sanitario né il rimpatrio.
Serve la Carta Verde per andare in Croazia in auto?
No. La Croazia è fra i paesi in cui la polizza di responsabilità civile italiana estende automaticamente la garanzia, come risulta dall’elenco ufficiale dell’Ufficio Centrale Italiano, e la scheda della Farnesina lo conferma in cinque parole: «Assicurazione auto: è sufficiente l’assicurazione italiana». Non serve nemmeno per attraversare il corridoio di Neum, perché la Bosnia Erzegovina è nello stesso elenco dal 19 ottobre 2020. La Carta Verde resta necessaria per altri paesi dell’area, per esempio Albania, Turchia e Macedonia del Nord.
Serve la patente nautica per noleggiare un gommone in Croazia?
Sì, sempre. La scheda della Farnesina è netta: per l’utilizzo di imbarcazioni a motore, inclusi i gommoni e a prescindere dalla potenza del motore, è obbligatorio il possesso della patente nautica. È una differenza importante rispetto all’Italia, dove sotto una certa potenza e entro una certa distanza dalla costa la patente non serve, ed è il motivo per cui molti italiani noleggiano in Croazia in perfetta buona fede senza esserne abilitati. Ha una conseguenza assicurativa diretta, perché le polizze di viaggio escludono di norma i sinistri avvenuti mentre si conduce un mezzo senza il titolo richiesto dal paese in cui ci si trova.
Cosa succede alla tessera sanitaria nei venti chilometri di Neum?
Smette di valere. Il tratto di strada di circa venti chilometri nella zona di Neum, che separa la regione di Dubrovnik dal resto della Croazia continentale, è territorio della Bosnia Erzegovina, che non è nell’Unione Europea né nello Spazio economico europeo: lì la tessera europea di assicurazione malattia non ha alcun valore. La polizza dell’auto invece continua a coprire. Chi vuole evitare il doppio controllo di frontiera può usare il ponte di Sabbioncello, aperto dal 2022, che resta interamente in territorio croato.
Qual è il numero delle emergenze mediche in Croazia?
Il 194. Il 112 resta il numero unico europeo per le emergenze in generale, incluse protezione civile e incendi, ma per l’emergenza medica vera e propria l’ente sanitario croato indica il 194, attivo ventiquattro ore su ventiquattro. Va anche saputo che l’assistenza ai turisti funziona per fasce orarie: nei giorni feriali e il sabato mattina si passa dai medici di famiglia delle Case della salute, mentre il sabato pomeriggio, la domenica e i festivi entrano in funzione gli ambulatori turistici dedicati.
È vero che in Croazia una multa può diventare un problema penale?
Può succedere, e la Farnesina lo scrive apertamente. Nel 2013 il codice penale croato ha introdotto il reato di guida pericolosa, per cui anche infrazioni minori che in Italia darebbero luogo a una sanzione amministrativa possono portare a un procedimento penale. Se si contesta una contravvenzione vengono ritirati i documenti e si celebra un processo davanti al giudice per le contravvenzioni entro le 48 ore successive, mentre se si paga sul posto non è più possibile presentare ricorso. In caso di incidente con lesioni gravi si sono verificati fermi di polizia di 24 ore. È il motivo per cui su una polizza per la Croazia vale la pena guardare la voce tutela legale.
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