Il foliage in Abruzzo ha un problema che nessuno dice: non è una data, è una quota. Ho letto una dozzina di liste prima di mettermi a scrivere questa guida, e tutte finiscono per consigliare lo stesso periodo, «da metà ottobre a novembre», per posti che stanno fra i settecento e i duemila metri. Sono cinque settimane di differenza. È come dire a qualcuno che in Versilia si fa il bagno «d’estate» e mandarlo in acqua ai primi di giugno.
Vi dico subito una cosa, perché l’onestà viene prima del resto: in Abruzzo non ci sono ancora stato. Questa guida non è il racconto di una gita, è un lavoro di scavo fatto sui siti dei tre parchi nazionali, sulle schede dei sentieri e sui documenti ufficiali, con dentro i numeri che gli enti pubblicano davvero e fuori quelli che girano e basta. Lo dico perché è il mio motto da sempre: l’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro, e quando l’esperienza non ce l’hai, la sostituisci con la fatica di verificare. Se cercate il quadro d’insieme trovate la nostra guida al foliage in Italia, e per il resto della regione c’è cosa vedere in Abruzzo: qui parliamo solo di boschi e di colori, il giro completo sta lì.
In breve
Il foliage abruzzese si concentra in quattro aree protette: il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Maiella, il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Regionale Sirente-Velino. La faggeta, che è il bosco che dà lo spettacolo, sta fra i 1.000 e i 1.750 metri e gira nella seconda metà di ottobre; sotto i mille metri castagneti e querceti virano a novembre; sopra i 1.800 metri non ci sono più alberi. Le due passeggiate più facili sono il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo (3,5 km, un’ora, difficoltà turistica) e Lama Bianca a Sant’Eufemia a Maiella (2,8 km, un’ora e mezza), che nel primo tratto è percorribile anche in carrozzina. Nei parchi si entra gratis, si paga solo qualche parcheggio, e l’auto serve quasi ovunque.
Indice dell’Articolo
Quando gira il foliage in Abruzzo, quota per quota
La domanda giusta non è dove vedere il foliage in Abruzzo, è a che altezza andare la settimana in cui ci andate. Il colore non lo decide il calendario, lo decidono la quota e la specie: un faggio a milleseicento metri e un castagno a seicento virano a tre settimane di distanza, e stanno a mezz’ora d’auto l’uno dall’altro.
Questa regione è il posto d’Italia dove la cosa si vede meglio, perché il dislivello è enorme. Il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga da solo va dai circa 300 metri del territorio di Bussi sul Tirino ai 2.912 metri del Corno Grande, e sono i suoi forestali a scriverlo. Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dichiara invece un territorio compreso fra i 900 e i 2.200 metri: quasi tutto, lì dentro, sta nella fascia buona.
E qui arriva il dato che ho trovato solo sul sito del Parco del Gran Sasso, e che non ho visto scritto da nessuna delle guide che circolano: il limite del bosco è posto intorno ai 1.800 metri, e oltre quella quota la vita agli alberi è impossibile, per estati troppo corte, temperature medie basse e vento. Sopra i milleottocento metri non c’è foliage, c’è prateria. Tenetelo a mente quando leggete elenchi che mettono Campo Imperatore fra le mete dei colori d’autunno.
Sempre il Parco del Gran Sasso pubblica la mappa delle specie per fascia, ed è la spina di tutto il ragionamento: alle quote più basse e calde il leccio, che è sempreverde e non fa foliage; salendo la roverella e il cerro; sui versanti calcarei ripidi il carpino nero e l’orniello, che sono i due che danno l’arancio e il vinaccia; sui Monti della Laga i cerri sono stati sostituiti dall’uomo con i castagneti, ed è per questo che lì l’autunno è giallo e non rosso; ai piedi del Monte Camicia, a 2.564 metri, sopravvivono rare macchie di carpino bianco. La formazione più diffusa resta però una sola, e si estende fra i 1.000 e i 1.750 metri: la faggeta.
| Fascia di quota | Che bosco trovate | Quando gira |
|—|—|—|
| Oltre 1.800 m | Nessun albero, siete sopra il limite del bosco | Mai |
| 1.400-1.750 m | Faggeta alta | Prima metà di ottobre |
| 1.000-1.400 m | Faggeta, aceri, sorbi | Seconda metà di ottobre |
| 700-1.000 m | Castagneti, querceti, carpino nero e orniello | Prima metà di novembre |
| Sotto i 700 m | Roverella, leccio sempreverde | Fine novembre, e poco |
Prendete questa tabella per quello che è, una regola pratica: l’anno sposta tutto di una settimana avanti o indietro, e un versante nord anticipa rispetto a un versante sud della stessa montagna. Ma è infinitamente più utile di «metà ottobre», perché vi dice cosa fare la mattina in cui partite: se siete in ritardo scendete di quota, se siete in anticipo salite.
Le faggete vetuste UNESCO, e perché quattro su cinque non sono una gita
Questa è la parte che mi ha sorpreso di più, e che va raccontata con precisione perché in giro si legge il contrario.
Le faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise sono patrimonio mondiale UNESCO dal 7 luglio 2017, quando la Commissione riunita a Cracovia decise di estendere alle faggete di altri dieci Paesi europei il riconoscimento già dato a quelle dei Carpazi. Sono cinque nuclei per 937 ettari complessivi, e il Parco li elenca uno per uno: la Valle Cervara nel demanio civico di Villavallelonga, il Moricento a Lecce nei Marsi, il Coppo del Principe e il Coppo del Morto fra Pescasseroli e Scanno, la Cacciagrande fra Opi e Civitella Alfedena.
Non sono boschi qualunque. Ospitano i faggi più antichi dell’emisfero settentrionale, cinquecentosessanta anni, e la faggeta della Valle Cervara è, dice il Parco, l’unico esempio conosciuto di foresta primaria in Italia: un bosco che non è mai stato tagliato. C’è persino un dettaglio geologico che le distingue, e cioè che tutte poggiano su calcari del mesozoico tranne quella della Val Fondillo, che sta su dolomia del Lias inferiore.
E qui viene il punto. Nella stessa pagina in cui elenca i cinque nuclei, il Parco scrive che tutti i siti ricadono in aree individuate come Riserva Integrale, la categoria più protetta che esista, quella in cui l’ambiente è conservato nella sua integrità. Non sono destinazioni da weekend: sono laboratori naturali. Eppure due delle liste che ho letto mettono la Valle Cervara fra i posti dove andare a vedere il foliage, come se fosse un’area picnic.
Attenzione: se leggete la Valle Cervara consigliata come meta di una passeggiata d’autunno, chi l’ha scritta ha copiato da un altro senza aprire il sito del Parco. È una riserva integrale e un sito UNESCO, e le condizioni di accesso le stabilisce l’ente: prima di mettervi in macchina, la regola aggiornata chiedetela a loro. La bellezza di quelle faggete non è che ci si cammina dentro, è che esistono ancora.
La buona notizia è che per camminare dentro una faggeta monumentale non serve andare in una riserva integrale. Ce ne sono due, sulla Maiella, aperte e attrezzate, e sono le prossime due che vi racconto.
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
È il parco più antico d’Italia insieme al Gran Sasso ed è quello dove il foliage è più fitto, perché il fondovalle sta già intorno ai mille metri e quindi tutto il territorio abitato è dentro la fascia della faggeta.
La Val Fondillo
È la valle più fotografata della regione, si apre poco sopra Opi, e la sua faggeta è uno dei cinque nuclei UNESCO. La si percorre lungo il fondovalle, con il torrente a fianco, ed è la classica camminata in cui il colore ce l’avete sopra la testa invece che davanti. Il Parco vi organizza escursioni guidate, e in autunno sono il modo più sensato di andarci se non conoscete i sentieri.

La Camosciara
Qui bisogna essere precisi, perché quattro guide su dodici la mettono in elenco e nessuna spiega com’è fatta. L’anfiteatro della Camosciara, quella parete di roccia che vedete in tutte le fotografie alle spalle di Civitella Alfedena, è Zona di Riserva Integrale del Parco: lo scrive l’ente sulla scheda del paese. Alla base della Camosciara però ci si arriva, e su sentiero segnato: il Parco pubblica il percorso G1 dal Casone Antonucci, quaranta minuti, difficoltà facile, più il sentiero natura delle cascate. È una distinzione che cambia la giornata, e vale la pena saperla prima invece che al parcheggio.
Barrea, Villetta Barrea e il lago
Se volete il foliage senza camminare, questo è il tratto giusto: la strada che costeggia il lago di Barrea passa dentro la pineta e sotto i faggi, e i tre paesi stanno tutti alla quota che serve. Il Parco pubblica le altitudini ufficiali, e sono queste: Opi 1.250 metri, Pescasseroli 1.167, Civitella Alfedena 1.121 con i suoi 316 abitanti, Barrea 1.066, Villetta Barrea 975. Guardate i numeri e poi tornate alla tabella di prima: siete esattamente nel cuore della faggeta, il che significa seconda metà di ottobre.
La Maiella, dove i sentieri sono schedati uno per uno
Il Parco Nazionale della Maiella è l’ente che documenta meglio di tutti, e per un lettore che deve organizzare una giornata è una manna: ogni sentiero ha la sua scheda con lunghezza, dislivello, tempo di percorrenza, difficoltà e punti acqua. Fa anche una cosa che non ho visto altrove, e che nessuna delle guide in circolazione usa: tiene online due elenchi separati, i sentieri aperti e i sentieri chiusi per ordinanza. Sui percorsi per famiglie, al momento in cui scrivo, sono sedici aperti e quattro chiusi.

Il Bosco di Sant’Antonio
È la faggeta monumentale sopra Pescocostanzo, ed è la più citata dell’intera regione. Numeri ufficiali: si parte dal piazzale della scuola di sci di fondo sulla Strada Provinciale 55, 3,5 chilometri, 70 metri di dislivello, un’ora scarsa, difficoltà T, cioè turistica, con una fonte dentro il bosco. Turistica vuol dire che ci va chiunque, anche chi non cammina mai. Gli alberi sono faggi secolari dalle forme storte, allargate, quasi da fiaba, perché per secoli sono stati potati e pascolati invece che tagliati.

Lama Bianca
Questa è la scoperta che mi ha fatto più piacere di tutta la ricerca, e la racconto perché è il genere di informazione che cambia la vita a qualcuno. Il sentiero di Lama Bianca, sopra Sant’Eufemia a Maiella, è lungo 2,8 chilometri, 200 metri di dislivello, un’ora e mezza, difficoltà E, e attraversa per intero una faggeta. Ma la scheda del Parco aggiunge una cosa che nessuna delle dodici guide che ho letto riporta: il percorso fu ideato negli anni Ottanta dal Corpo Forestale dello Stato per i diversamente abili, e il primo tratto, dall’ingresso alto fino al Rifugio Di Donato, è attrezzato per chi si muove in carrozzina. C’è una fonte, c’è un’area picnic con panche e tavoli.
Consiglio: a Lama Bianca partite dall’ingresso alto e scendete, come suggerisce la scheda del Parco. Il sentiero si sviluppa in discesa e arrivati a Fonte della Fratta vi tocca comunque risalire sull’asfalto per recuperare l’auto: se siete in due macchine, lasciatene una in fondo e vi risparmiate la salita. Sono i dieci minuti di organizzazione che separano una bella giornata da una giornata con le gambe rotte.
La Valle dell’Orfento e Fonte Romana
La Valle dell’Orfento, sopra Caramanico Terme, è probabilmente il posto più bello del parco e anche il più delicato: il Parco ci porta i visitatori con escursioni guidate proprie, e prima di andarci da soli conviene chiedere a loro come stanno le cose, perché è una riserva e le regole di accesso le fa l’ente, non il passaparola. Fonte Romana, sopra Pacentro, è invece la faggeta che compare in tre guide su dodici e che dà il colore più uniforme di tutta la Maiella.
Il Gran Sasso e i Monti della Laga, il foliage che non racconta nessuno
Qui c’è il vero buco delle guide in circolazione, e l’ho misurato: su dodici articoli letti, uno solo dedica sezioni al Gran Sasso e alla Laga. Tutti gli altri raccontano la Maiella e il Parco d’Abruzzo e si fermano lì. È un peccato, perché il terzo parco è quello con la varietà maggiore, e lo dicono i suoi stessi forestali quando scrivono che la ricchezza di ambienti forestali è «maggiore rispetto a quella di molti altri comprensori montani».

L’altopiano del Voltigno
È il posto che l’unica guida che lo cita mette per primo, ed è una conca di pascoli circondata da faggete, sul versante pescarese del massiccio. Non ci arriva niente che non sia un’automobile: è il caso in cui la macchina non è comodità, è la condizione per esserci. Se vi tocca noleggiarla, noi confrontiamo le tariffe su DiscoverCars, che mette in fila i noleggiatori dello stesso aeroporto: in Abruzzo la differenza fra due compagnie sullo stesso ritiro è spesso più grande della differenza fra due weekend.
Fonte Novello, Prati di Tivo e Pietracamela
Sul versante teramano il bosco arriva alto e le faggete di Fonte Novello e dei Prati di Tivo si guardano avendo il Corno Grande di fronte, che è un fondale che le altre zone non hanno. Pietracamela, il borgo di pietra sotto la parete, è la sosta naturale. E qui si vede bene la faccenda del limite del bosco: da Prati di Tivo in su il giallo finisce e comincia la roccia. Se vi interessa la stessa montagna nell’altra stagione, ne abbiamo scritto in Gran Sasso d’Italia in estate.
La Valle delle Cento Fonti e i castagneti della Laga
I Monti della Laga sono un’altra cosa rispetto al Gran Sasso, anche geologicamente, e in autunno si vede: sono i castagneti a dare il colore, e non per caso, perché il Parco spiega che sui suoi versanti i cerri furono in passato sostituiti dall’uomo con i castagni. È un paesaggio di lavoro diventato paesaggio di bellezza, e la Valle delle Cento Fonti sopra Crognaleto è il posto dove lo vedete meglio. Nota pratica non piccola: i castagneti stanno più in basso della faggeta, quindi qui si va a novembre, non a ottobre.
Il Sirente-Velino e la Marsica
Il Parco Regionale Sirente-Velino è il grande assente delle liste: una sola guida su dodici lo nomina. Le Gole di Celano sono il posto più spettacolare, una fenditura strettissima che si percorre a piedi, e il foliage lo vedete guardando in alto sui bordi invece che intorno a voi. Il versante del Monte Velino e la Valle Roveto, dove finiscono i primi contrafforti verso il Lazio, chiudono il quadro delle zone che vale la pena considerare. È la parte d’Abruzzo con meno informazioni pubblicate: prima di programmarci una giornata, verificate lo stato dei sentieri con l’ente, perché qui la documentazione online è più scarsa che nei tre parchi nazionali.

Le strade panoramiche, per chi il foliage lo vuole guardare dall’auto
Non tutti camminano, e non c’è niente di male: una buona metà dello spettacolo abruzzese si prende dal finestrino, e questa è una domanda che la gente fa spesso e a cui quasi nessuno risponde.
La più famosa è Forca d’Acero, il valico fra Opi e la Val di Comino, che attraversa una faggeta continua per chilometri e in ottobre diventa un tunnel di giallo e arancio. Il Passo Godi, fra Scanno e Villetta Barrea, sale e scende dentro il bosco e ha il vantaggio di collegare due delle zone migliori in mezz’ora. La strada per Campo Imperatore invece è un panorama diverso: sale nel bosco e poi lo lascia, e nell’ultimo tratto siete sopra il limite degli alberi, in mezzo alla prateria. Bellissima, ma non è foliage.
Attenzione: sono strade di montagna a quote alte, e a fine autunno la prima neve arriva senza chiedere permesso. Prima di partire controllate le condizioni della strada e portatevi dietro le catene: in Abruzzo l’obbligo di dotazioni invernali scatta in autunno, e ve lo dico da uno che una volta si è visto negare le catene al banco del noleggio e ha capito troppo tardi cosa significa.
I borghi dove fermarsi a dormire e a mangiare
I paesi qui non sono un contorno del bosco, sono dentro il bosco, e la quota a cui stanno vi dice anche quando conviene esserci. Pescocostanzo, che è uno dei borghi più belli della regione con il suo centro rinascimentale, sta appena sopra il Bosco di Sant’Antonio. Opi, a 1.250 metri, è il più alto dei paesi del Parco d’Abruzzo e si vede da lontano, arroccato sul crinale. Civitella Alfedena, 316 abitanti a 1.121 metri, ha il museo del lupo e le aree faunistiche. Barrea guarda il lago dall’alto, Villetta Barrea ci sta dentro. Villavallelonga, a 1.005 metri, è il paese della Valle Cervara, e anche se nella faggeta UNESCO non si va, il paese vale la sosta. Pietracamela, sull’altro versante, è il borgo di pietra sotto il Corno Grande.

Un consiglio da viaggiatore adulto: qui gli agriturismi e le piccole locande valgono più degli alberghi, e in autunno lavorano poco, quindi si prenota facile e si mangia bene. Se viaggiate in camper, ne abbiamo parlato in Abruzzo in camper e con il cane, che è la stessa regione vista con un mezzo diverso.
Come organizzarsi, e cosa si paga davvero
È la parte che nelle dodici guide che ho letto non c’era proprio: nessuna scrive un orario, un biglietto o un parcheggio. Ecco quello che ho verificato.
Nei parchi nazionali non si paga un biglietto d’ingresso: si entra e si cammina. Quello che può costare è il parcheggio all’imbocco di alcune valli, e cambia da un anno all’altro, quindi non vi scrivo cifre che invecchierebbero: la trovate all’arrivo o sul sito dell’ente. I centri visita e le aree faunistiche, quelli sì, hanno una tariffa propria.
La cosa che invece vi conviene fare, e che costa trenta secondi, è controllare l’elenco dei sentieri chiusi prima di partire. Il Parco della Maiella lo tiene aggiornato online insieme a quello degli aperti, distingue le chiusure per ordinanza del Sindaco o del Prefetto da quelle del Direttore del Parco, e avverte una cosa che è bene ripetere: le schede e le tracce pubblicate valgono per la montagna senza neve. In autunno inoltrato non è una postilla da poco.
L’auto serve quasi sempre. I treni arrivano nelle città, non nelle valli, e le corriere di linea in bassa stagione diradano parecchio. Se non l’avete, mettetela in conto come parte del viaggio e non come un dettaglio da risolvere sul posto.
E l’ultima, che è la più importante di tutte: saper rinunciare è una qualità, non una sconfitta. Lo scrive il Parco della Maiella nella premessa ai suoi sentieri, con parole più belle delle mie, e vale per il foliage come per tutto il resto. Se il tempo gira, se il sentiero è bagnato, se siete stanchi, tornate indietro. La montagna sarà sempre lì, e i colori tornano ogni anno.
Info essenziali
- Quando andare: prima metà di ottobre sopra i 1.400 m, seconda metà fra 1.000 e 1.400 m, novembre sotto i 1.000 m.
- Dove: Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Parco della Maiella, Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, Parco Regionale Sirente-Velino.
- Le due passeggiate più facili: Bosco di Sant’Antonio (3,5 km, 1 h, difficoltà turistica) e Lama Bianca (2,8 km, 1 h 30, primo tratto accessibile in carrozzina).
- Quanto costa: ingresso ai parchi gratuito, si paga solo qualche parcheggio e i centri visita.
- Come muoversi: auto indispensabile, catene o gomme invernali a bordo da fine autunno.
- Da controllare prima di partire: l’elenco dei sentieri chiusi per ordinanza sul sito del parco di riferimento.
Domande frequenti sul foliage in Abruzzo
Qual è il periodo migliore per vedere il foliage in Abruzzo?
Dipende dalla quota, non dal mese. Le faggete alte, fra i 1.400 e i 1.750 metri, girano nella prima metà di ottobre; quelle fra i 1.000 e i 1.400 metri, dove stanno quasi tutti i paesi del Parco d’Abruzzo, nella seconda metà di ottobre; i castagneti e i querceti sotto i mille metri arrivano a novembre. Sopra i 1.800 metri non ci sono alberi e quindi non c’è foliage.
Dove vedere il foliage in Abruzzo con una passeggiata facile?
Il Bosco di Sant’Antonio a Pescocostanzo è il più semplice: 3,5 chilometri, 70 metri di dislivello, circa un’ora, difficoltà turistica secondo la scheda del Parco della Maiella. Lama Bianca, a Sant’Eufemia a Maiella, è di poco più impegnativo (2,8 chilometri, un’ora e mezza) ma il primo tratto è attrezzato per chi si muove in carrozzina.
Si può visitare la faggeta UNESCO della Valle Cervara?
Le cinque faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise iscritte all’UNESCO nel 2017 ricadono tutte in Riserva Integrale, la fascia di massima tutela: non sono mete escursionistiche libere e le condizioni di accesso le stabilisce l’ente parco. Per camminare dentro una faggeta monumentale conviene andare al Bosco di Sant’Antonio o a Lama Bianca, sulla Maiella.
Quanto costa entrare nei parchi abruzzesi?
L’ingresso ai parchi nazionali è gratuito. Si paga soltanto il parcheggio all’imbocco di alcune valli e l’accesso ai centri visita e alle aree faunistiche, che hanno tariffe proprie e cambiano di stagione in stagione: si verificano sul sito dell’ente prima di partire.
Serve l’auto per vedere il foliage in Abruzzo?
Sì, quasi ovunque. I treni raggiungono le città e non le valli, e le corriere di linea in bassa stagione sono rade. Alcune zone, come l’altopiano del Voltigno sul Gran Sasso, non sono servite da mezzi pubblici e si raggiungono solo in automobile.
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