Dove raccogliere le castagne: i posti dove si può davvero

In Toscana, dove Dovevado è di casa, “andare a castagne” è una di quelle frasi che mettono d’accordo tutti. Una domenica di ottobre, un bosco che scricchiola sotto le scarpe, un sacchetto che si appesantisce piano piano e la promessa di una padella forata la sera. Il problema è che quasi nessuno si chiede la cosa che conta di più: di chi sono quelle castagne?

La risposta è scomoda, e ve la diamo subito perché cambia tutto il resto. In Italia le castagne di un bosco appartengono al proprietario del terreno, anche quando sono cadute a terra e anche quando non c’è un cartello. Per questo qui sotto non trovate l’ennesima lista di “boschi più belli”, ma i posti dove raccoglierle è permesso davvero: castagneti aperti al pubblico, parchi con un tesserino, feste con la passeggiata di raccolta, regione per regione e con le date del 2026 dove sono uscite. Se poi la castagna vi interessa più mangiata che raccolta, c’è la nostra guida alle sagre della castagna in Toscana.

In breve

Le castagne sono frutti del fondo e appartengono a chi possiede il terreno (art. 821 del codice civile): raccoglierle senza permesso in un castagneto altrui può essere furto. Si raccolgono in regola in tre modi: nei castagneti aperti al pubblico, dove si paga un ingresso o si pagano le castagne a peso; nei boschi pubblici dove un ente lo consente, a volte con un tesserino; con il permesso del proprietario. Esempi con le regole 2026 già pubblicate: Tenuta Cervi a San Zeno di Montagna (8 euro, massimo 5 kg), il Parco del Vulture in Basilicata (tesserino da 6 euro al giorno), i tredici punti di raccolta del Mugello, il castagneto La Lella in Casentino. La stagione va da fine settembre a inizio novembre, più tardi in quota. Non esiste un limite nazionale in chili: i limiti li fissa chi apre il castagneto.

Prima di partire: le castagne del bosco hanno sempre un padrone

È la parte che nessuna lista vi racconta, ed è la ragione per cui ogni autunno sui giornali locali escono le stesse notizie di multe, denunce e proprietari esasperati.

Il punto di partenza è il codice civile. L’articolo 821 dice che *i frutti naturali appartengono al proprietario della cosa che li produce*. La castagna è il frutto del castagno, il castagno sta su un terreno, e quel terreno ha quasi sempre un proprietario, privato o pubblico. Non importa che le castagne siano a terra, né che il bosco sembri abbandonato, né che manchi una recinzione.

Dal lato penale, prendere la cosa mobile di un altro è furto (art. 624 del codice penale). Il codice prevede anche un’ipotesi più lieve per chi “spigola” o “rastrella” nei fondi altrui, ma riguarda i terreni già spogliati del raccolto: in pieno ottobre, con le castagne che cadono, un castagneto non lo è mai. La Polizia provinciale di Modena, in un comunicato del 2019, l’ha scritto senza giri di parole: raccogliere castagne nel fondo altrui è furto *anche se non ci sono appositi cartelli*, e tocca a chi raccoglie informarsi su chi sia il proprietario.

E le leggi regionali? È qui che nasce il malinteso. Le regioni disciplinano la raccolta dei prodotti del sottobosco, ma le castagne in quegli elenchi non ci sono. La legge forestale toscana, per esempio, elenca funghi, fragole, lamponi, mirtilli, more, bacche di ginepro, asparagi selvatici e muschi: niente castagne. Lo stesso vale per le leggi di Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio che abbiamo letto. E in Toscana, in Veneto e nel Lazio i castagneti da frutto sono considerati bosco a tutti gli effetti, con il loro proprietario.

Attenzione: il famoso limite dei “2 kg a persona” che circola in rete non è una regola nazionale e non riguarda le castagne. I 2 kg al giorno sono il limite toscano per fragole, lamponi e mirtilli, e un limite di 2 kg sulle castagne esisteva in un solo parco piemontese, con una legge abrogata dal 2012. Oggi i limiti veri sono quelli che fissa chi apre il castagneto o l’ente che gestisce un’area: li trovate più sotto, posto per posto.

Due precisazioni, per onestà. La prima: esistono prassi di tolleranza, soprattutto sui sentieri e ai margini delle strade, e qualche ente le dice apertamente (lo vedremo in Lombardia e sui Colli Euganei). La seconda: questo non è un parere legale, è il quadro delle norme così come sono scritte. Ma il consiglio che ne esce è semplice, ed è quello che segue.

Dove si può raccogliere davvero: i tre modi

Chi vuole passare una giornata a castagne senza sentirsi un ladro ha tre strade, e sono tutte più facili di quanto sembri.

I castagneti aperti al pubblico

È la soluzione più diffusa e la più comoda. Un’azienda agricola, un agriturismo o un’associazione apre il suo castagneto nelle settimane della caduta: si entra, si raccoglie e all’uscita si pesano le castagne. I modelli sono tre: l’ingresso a pagamento con un tetto di chili, le castagne pagate a peso con l’ingresso libero, oppure tutte e due le cose insieme. Il prezzo al chilo è quasi sempre più basso di quello del mercato, e il vantaggio vero è un altro: sapete di essere nel posto giusto, il bosco è pulito e i ricci sono a terra.

Dove raccogliere castagne
Dove raccogliere castagne castagneti aperti

I boschi pubblici con una regola scritta

Qui la raccolta la consente l’ente che possiede o gestisce l’area: un parco, un comune, un’unione di comuni. A volte è libera ma con dei limiti, a volte serve un tesserino a pagamento, come nel Parco del Vulture. Un caso a parte sono gli usi civici: in Campania, per esempio, esiste il castagnatico, cioè il diritto di raccogliere castagne sui terreni comunali. Ma spetta solo ai residenti, su assegnazione e pagando un canone: non è una strada per chi arriva da fuori.

Con il permesso del proprietario, e dentro le feste

La terza strada è la più antica: chiedere. In molti paesi di castagne gli uffici turistici e le pro loco sanno a chi rivolgersi, e diverse feste d’autunno organizzano una passeggiata con raccolta nei castagneti dei soci, su prenotazione. È il modo migliore per unire la raccolta alla sagra, e per sentire da chi ci lavora come si riconosce un castagno buono.

Il consiglio: prima di partire guardate la pagina del castagneto o della festa e cercate l’anno scritto accanto ai prezzi. Molte aziende aggiornano solo le date e lasciano la tariffa dell’anno prima, e altre pubblicano l’apertura solo quando le castagne cominciano a cadere, cioè a stagione iniziata. Una telefonata la mattina stessa vi dice anche se, dopo una notte di pioggia, conviene andare o aspettare.

Questo è il quadro dei posti con le regole 2026 già pubblicate dai gestori.

DoveRegioneCome funziona2026
Tenuta Cervi, San Zeno di MontagnaVenetoingresso 8 euro, massimo 5 kg, senza prenotazione10-11, 17-18, 24-25 ottobre
Parco del Vulture, MonticchioBasilicatatesserino: 6 euro un giorno, 12 due giorni, 40 la stagioneottobre-novembre
Castagneto La Lella, Ortignano RaggioloToscanaraccolta illimitata, solo su prenotazionedomeniche di ottobre e inizio novembre
Oasi Dynamo, San Marcello PiteglioToscanatrekking con raccolta, 20 euro, 8 sotto i 10 annidomenica 18 ottobre
Mugello, 13 punti di raccoltaToscanaregole diverse per ogni aziendaelenco ufficiale 2026
Festa dei Marroni, CombaiVenetopasseggiata nel bosco con raccolta, su prenotazionefine settimana di ottobre

Dove raccogliere le castagne in Toscana

La Toscana ha più castagneti aperti di qualunque altra regione, e il merito è quasi tutto di una valle.

Mugello e Alto Mugello: l’elenco ufficiale dei punti di raccolta

L’Ufficio Turismo del Mugello pubblica ogni anno l’elenco dei punti di raccolta dei marroni, e quello del 2026 è già uscito, con tredici indirizzi fra Marradi, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Scarperia e San Godenzo. È la cosa più vicina a una mappa ufficiale che esista in Italia, e la trovate sul sito turistico del Mugello.

Dove raccogliere castagne Marradi
Dove raccogliere castagne Marradi

A Marradi i punti sono sette. Il più conosciuto è il Maneggio Casetta: si paga un’autorizzazione di 3 euro a persona (gratis fino a 5 anni), si seguono i ferri di cavallo rossi fino al castagneto e al ritorno i marroni si pesano a 3,5 euro al chilo, che il maneggio stesso indica come circa la metà del prezzo di mercato. È aperto dai primi di ottobre ai primi di novembre, dalle 7 alle 19; la pagina non riporta l’anno, quindi prima di partire conviene una telefonata. Il Podere Ravale, a Campigno, nel 2025 apriva tutti i giorni dal 6 al 31 ottobre con ingresso gratuito, tranne la domenica. Completano l’elenco l’agriturismo Badia della Valle, l’azienda Sulpiano Puntere a Badia del Borgo, il Podere Villanova a Biforco, la casa per ferie Collecchio e l’azienda Malavolti a Popolano.

A Palazzuolo sul Senio la raccolta si intreccia con la festa: il Comune ha già fissato l’Ottobre Palazzuolese per le domeniche 4, 11, 18 e 25 ottobre 2026, e nei giorni di sagra alcune aziende aprono i castagneti. La Badia di Susinana, nel 2025, lasciava la raccolta libera con ingresso gratuito il martedì, il venerdì, il sabato e la domenica di ottobre, facendo pagare le castagne alla reception a metà del prezzo di mercato. Nell’elenco ci sono anche l’azienda Calcinaia, su prenotazione, e l’agriturismo I Monti a Salecchio.

A Firenzuola c’è la Badia di Moscheta: ogni fine settimana ci si registra al ristorante e si parte per i castagneti vicini. Chiudono l’elenco l’agriturismo Marchi a Scarperia e la Marroneta Lalli a San Godenzo, sulla strada provinciale del Castagno.

Marradi è anche il paese della sagra più famosa della regione, e se volete unire le due cose vi raccontiamo tutto nella guida alla Sagra delle Castagne di Marradi.

Casentino: il castagneto La Lella

Nel Casentino, a Villa di Ortignano Raggiolo, il castagneto La Lella apre nelle domeniche di ottobre e di inizio novembre 2026 con la raccolta illimitata, un assaggio di castagne bollite e vino, e un ristoro con prodotti locali per chi lo prenota. Le visite sono dalle 10 alle 12.30 e vanno prenotate almeno due giorni prima: il gestore scrive chiaro che non accetta visite non prenotate. Il prezzo non è pubblicato, si chiede al momento della prenotazione. A pochi chilometri c’è Raggiolo, con il suo Ecomuseo della Castagna.

Dove raccogliere castagne casentino
Dove raccogliere castagne casentino

Garfagnana: adottare un castagno

In Garfagnana la formula è diversa, e bellissima. Con Adotta un castagno si adotta per 75 euro l’anno uno dei castagni del patrimonio forestale regionale a Cerasa, nel comune di Pieve Fosciana, a favore dell’Associazione Castanicoltori. L’adozione comprende 5 chili di castagne fresche, prodotti di castagne e l’invito per due persone alla Merenda in Cerasa, che l’Unione Comuni Garfagnana organizza a metà ottobre con la raccolta libera. I dettagli sono sul sito turistico della Garfagnana.

Dove raccogliere castagne Garfagnana
Dove raccogliere castagne Garfagnana

Montagna pistoiese, Monte Amiata e Monte Pisano

Sull’Appennino pistoiese l’Oasi Dynamo, a San Marcello Piteglio, organizza domenica 18 ottobre 2026 un trekking d’autunno di 7 chilometri con raccolta delle castagne e guida ambientale: 20 euro a persona, 8 per i bambini sotto i 10 anni, prenotazione entro il venerdì precedente.

Sull’Amiata la strada è quella del permesso: la Pro Loco di Piancastagnaio, all’ufficio turistico, fornisce i recapiti dei proprietari dei castagneti privati disposti a far raccogliere. Sul Monte Pisano, invece, la Tenuta di Santallago propone nei fine settimana d’autunno passeggiate didattiche con raccolta guidata, a pagamento: le condizioni 2026 vanno chieste alla tenuta.

In Valtiberina, a Caprese Michelangelo, l’agriturismo Terra di Michelangelo apre il suo castagneto solo agli ospiti che pernottano o mangiano al ristorante.

Info pratica: in Toscana il frutto che raccogliete in Mugello è quasi sempre un marrone, e fa la differenza nel sacchetto. Il marrone è più grosso, di solito uno solo per riccio, e si pela bene; la castagna è più piccola, spesso tre per riccio, con la pellicina che entra nella polpa. Per le caldarroste vale il marrone, per la farina va benissimo la castagna.

Dove raccogliere le castagne in Lombardia

La Lombardia è la regione dove si cercano più castagne in tutta Italia, e anche quella dove le liste online fanno più danni. Molti dei posti che girano come “boschi dove raccogliere” sono di proprietà privata, e in un caso è lo stesso ente del parco a smentirli.

Il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone l’ha scritto in un comunicato del 2025: i boschi del parco sono in gran parte privati, i frutti appartengono al proprietario e il parco non è un luogo ideale per la raccolta, *nonostante la nomea erroneamente diffusa da alcuni siti e riviste*. Chi va comunque, dice il parco, si limiti alle castagne sui sentieri.

Dove raccogliere castagne Parco di Montevecchia
Dove raccogliere castagne Parco di Montevecchia

Nel Parco regionale Campo dei Fiori, sopra Varese, c’è addirittura una norma scritta nel piano del parco: la raccolta di castagne dai castagneti da frutto coltivati è vietata senza il consenso del proprietario. Il modo giusto per raccogliere qui è passare da chi coltiva: a Orino l’azienda agricola I Marroni fa raccogliere marroni e castagne in campo, pagandoli a peso, di solito nelle due settimane centrali di ottobre, con giorni e orari comunicati sui suoi canali.

In Valle Imagna, a Corna Imagna, la cooperativa di comunità Giovani Orme ha organizzato negli ultimi anni la raccolta nei castagneti insieme ai proprietari, a un prezzo fisso che nel 2023 era di 3 euro al chilo; il programma 2026 non è ancora uscito. In Val Lujo, a Casale di Albino, c’è invece il Parco del Castagno, un castagneto donato alla comunità e restituito, scrive il sito turistico della Valle Seriana, agli abitanti e a chi passeggia in autunno in cerca dei frutti di stagione. Nel Bresciano, a Vobarno, l’azienda Biobiò propone ai gruppi una castagnata con raccolta nel castagneto.

Attenzione: Canzo, la Val d’Intelvi, la Maresana, il castagneto di Enco a Rezzago e i boschi della Brianza compaiono in quasi tutte le liste lombarde, ma nessuna fonte ufficiale dice che lì la raccolta sia permessa. Sono bei posti per una passeggiata d’autunno; per riempire il sacchetto, meglio un castagneto aperto.

In Emilia-Romagna

L’Emilia-Romagna ha alcuni dei castagneti aperti più collaudati d’Italia, e uno ha regole chiarissime.

Il Castagneto Monte Pincio, a Talamello in Valmarecchia, apre tutti i giorni dalle 8.30 alle 18, da inizio ottobre a metà novembre circa. Dal lunedì al sabato l’ingresso è libero e si pagano solo le castagne raccolte, pesate all’uscita; la domenica si paga un ingresso e si raccoglie fino a 3 chili a persona. Il sabato e la domenica le caldarroste sono offerte. Le tariffe 2026 non sono ancora sul sito.

Dove raccogliere castagne Carpineti emilia romagna
Dove raccogliere castagne Carpineti emilia romagna

A Carpineti, sull’Appennino reggiano, il castagneto dell’Abbazia di Marola è gestito dal Centro Missionario Diocesano: nel 2025 era aperto tutti i giorni dal 1° ottobre al 3 novembre con un ingresso di 3 euro. A Montecreto, nel Frignano, il Parco dei Castagni è un parco pubblico dove la raccolta a terra è consentita, con un’ordinanza comunale che protegge gli alberi. E a Bagno di Romagna l’ufficio turistico tiene un elenco di strutture che fanno raccogliere nei propri castagneti.

In Veneto e in Trentino-Alto Adige

Qui c’è il posto con le regole 2026 più chiare di tutto l’articolo.

La Tenuta Cervi, a San Zeno di Montagna sopra il Lago di Garda, apre il parco per la raccolta dei marroni nei fine settimana del 10-11, 17-18 e 24-25 ottobre 2026, dalle 9 alle 17 con ultimo ingresso alle 14.30. L’ingresso costa 8 euro, i bambini fino a 7 anni entrano gratis, si raccolgono al massimo 5 chili con il sacchetto dato all’ingresso e sono vietati rastrelli, secchi, cesti e cassette. Non si prenota: il calendario è sul sito della tenuta, che avverte anche che chiusure e aperture extra dipendono dalla maturazione.

Dove raccogliere castagne Tenuta cervi
Dove raccogliere castagne Tenuta Cervi Lago di Garda

A Combai, sulle colline trevigiane del Prosecco, la Festa dei Marroni 2026 ha in programma nei fine settimana di ottobre una passeggiata nel bosco con raccolta dei marroni, su prenotazione online con la Pro Loco. È il modo giusto per raccogliere un marrone IGP senza entrare nei castagneti di nessuno.

Sui Colli Euganei il regolamento del parco dice che le castagne si raccolgono solo con il consenso di chi ha la disponibilità del terreno. Il parco, in alcuni comunicati degli ultimi anni, ha indicato come aree pubbliche i sentieri del Monte Venda e altri tracciati segnati, con un limite di un chilo al giorno e senza uscire dal sentiero: prima di andare conviene verificare che l’indicazione valga ancora.

In Trentino, a Drena, i Maroni in Festa di fine ottobre hanno proposto negli ultimi anni il Cammino dei Ricci con raccolta guidata alla Tenuta i Maroneri. In Alto Adige il Keschtnweg, il sentiero del castagno della Valle Isarco, è una passeggiata magnifica ma non un posto dove raccogliere: i castagni lungo il percorso sono dei masi, e i contadini negli ultimi anni hanno risposto ai raccoglitori con recinzioni e cartelli.

Nel Centro-Sud: dal Vulture all’Etna

Più si scende, meno castagneti aperti si trovano, ma c’è il caso più ordinato d’Italia.

Basilicata: il tesserino del Vulture

Il Parco regionale del Vulture ha approvato il disciplinare della stagione 2026 il 22 settembre: nei castagneti della Foresta di Monticchio, nelle porzioni delimitate sulla mappa del parco, la raccolta è consentita a ottobre e novembre con un tesserino. Per chi non risiede nei comuni del parco costa 6 euro per un giorno, 12 per due giorni e 40 per la stagione. Si raccoglie da un’ora dopo l’alba a un’ora prima del tramonto, le presenze sono al massimo mille al giorno, il tesserino non si rilascia ai minori di 14 anni e il tetto giornaliero è di 40 chili. Si paga online con PagoPA oppure, nei fine settimana dal 3 ottobre al 15 novembre, direttamente dal personale del parco ai Laghi di Monticchio. Il testo completo è nel disciplinare del Parco del Vulture.

Dove raccogliere castagne Parco del Vulture
Dove raccogliere castagne Parco del Vulture

Nel Pollino, a Viggianello, un B&B propone per l’autunno 2026 un fine settimana con escursioni e una domenica di raccolta in un bosco privato, portando a casa quello che si raccoglie.

Lazio, Campania, Calabria e Sicilia

Nel Lazio il regolamento forestale è netto: la raccolta dei frutti nei boschi è consentita ai proprietari e agli aventi diritto. Sui Monti Cimini, la zona di castagne più famosa della regione, non abbiamo trovato castagneti aperti al pubblico: lì la castagna si vive alle sagre di Vallerano, Canepina e Soriano nel Cimino.

In Campania, a Montella, l’azienda agricola Malerba è fattoria didattica e fa partecipare alla raccolta; nell’area di Roccamonfina, a Conca della Campania, La Mia Conca apre il castagneto con visite guidate alla raccolta. Il castagnatico, come abbiamo visto, vale solo per i residenti.

In Calabria il Parco nazionale della Sila vieta la raccolta della flora spontanea, salvo nelle aree con attività agricole e forestali e nel rispetto degli usi civici. In Sicilia, sull’Etna, le zone A e B del parco vietano di asportare piante o parti di esse; a Milo, negli ultimi anni, un’associazione di trekking ha organizzato in autunno un’escursione con raccolta nei castagneti.

E il Piemonte? Merita un discorso a sé, fra Cuneo, la Val di Susa e le Langhe, e ci torneremo. Intanto vale la stessa regola: anche all’Oasi Zegna, che consiglia tre zone per andare a castagne, il sito avverte che alcuni alberi sono in proprietà privata e che lì è vietato raccoglierne i frutti.

Quando si raccolgono le castagne: il periodo giusto

La stagione va, a grandi linee, da fine settembre ai primi di novembre, con il cuore nelle settimane centrali di ottobre. Ma dentro questa finestra conta molto dove siete.

Le varietà precoci maturano già a settembre: in Campania la Tempestiva di Roccamonfina apre il mercato dai primi giorni del mese. Le altre cadono fra ottobre e novembre, e le tardive arrivano in fondo alla stagione. Poi c’è la quota: nel castagno tutte le fasi, dalla fioritura alla caduta dei ricci, scalano con l’altitudine, quindi più si sale e più tardi si raccoglie. Chi trova il castagneto di pianura già vuoto a metà ottobre, cinquecento metri più su trova la stagione nel pieno.

Due indicazioni pratiche, che valgono ovunque. Le castagne migliori sono quelle cadute da poco, quindi si va la mattina presto e dopo una giornata di vento, che fa cadere i ricci maturi. E si torna più volte: la caduta dura alcune settimane, e un castagneto si “rinnova” nel giro di pochi giorni.

Il consiglio: la stagione delle castagne coincide con quella della caccia, che in gran parte d’Italia apre la terza domenica di settembre. Per legge nazionale la caccia è sospesa ogni martedì e venerdì: se potete scegliere, sono i giorni più tranquilli per stare nel bosco. Negli altri giorni restate sui sentieri e indossate qualcosa di colorato.

Come raccogliere le castagne senza sbagliare

Raccogliere castagne sembra la cosa più semplice del mondo, e lo è, con qualche accortezza.

Cosa portare

Guanti spessi, perché i ricci pungono anche attraverso quelli da giardino. Scarpe con la suola che tiene sulle foglie bagnate, che in un castagneto in pendenza sono una trappola. Un sacchetto di tela o una borsa traspirante, non la plastica, dove le castagne sudano. Per aprire i ricci basta schiacciarli con la scarpa e tirare fuori il frutto con la mano guantata; un bastone aiuta a smuovere le foglie. Rastrelli e attrezzi che rovinano il sottobosco sono vietati in molti castagneti aperti, e dove non lo sono è comunque buona educazione lasciarli a casa.

Castagna, marrone o ippocastano: quello che non si mangia

È l’errore più pericoloso, e lo fanno soprattutto i bambini. L’ippocastano, che sta nei viali e nei parchi cittadini, fa un frutto che somiglia moltissimo a una castagna ma non è commestibile.

dove raccogliere castagne
Castagne o Marroni

La differenza si vede prima di tutto nel riccio. Quello del castagno è fittissimo di spine lunghe e sottili, un vero porcospino. Quello dell’ippocastano è una capsula verde più liscia, con pochi aculei corti e poco pungenti, che si apre in tre parti e contiene di solito un solo seme grosso, tondo e lucido. La castagna ha invece una faccia più piatta e la “torcia”, il ciuffetto chiaro sulla punta, che il seme dell’ippocastano non ha.

Attenzione: i semi dell’ippocastano contengono saponine che, secondo il Centro Antiveleni di Milano, causano vomito e diarrea in rapporto alla quantità mangiata. Se un bambino ne ha ingerito uno, chiamate un centro antiveleni. E se un albero sta in un viale di città, quasi certamente non è un castagno.

Con i bambini e con il cane

Andare a castagne è una delle gite d’autunno più belle da fare con i bambini, e molti castagneti aperti lo sanno: al Maneggio Casetta i bambini fino a 5 anni non pagano l’ingresso, alla Tenuta Cervi fino a 7, all’Oasi Dynamo la quota sotto i 10 anni è ridotta. Guanti anche per loro, e una regola da spiegare prima di partire: si raccoglie solo da terra e non si mangia niente di crudo nel bosco. I cani sono spesso benvenuti, al guinzaglio: alla Tenuta Cervi è scritto nel regolamento.

Scegliere le castagne e conservarle

A casa, la prima cosa è la prova dell’acqua: si mettono le castagne in una bacinella e si butta via quello che galleggia, cioè i frutti vuoti, secchi o bacati. Le castagne bacate hanno spesso un forellino perfettamente rotondo: è il foro d’uscita della larva del balanino, un piccolo insetto del castagno.

Per farle durare, il metodo tradizionale è la curatura: si lasciano le castagne in acqua fredda per alcuni giorni, in genere da cinque a otto, cambiando l’acqua, poi si asciugano bene. Secondo l’istituto svizzero di ricerca forestale WSL, la curatura moltiplica per tre o quattro il tempo di conservazione. Chi non ha voglia di curarle le tenga al freddo: lo stesso istituto indica per la conservazione una temperatura fra 0 e 2 gradi con aria molto umida, cioè il cassetto più freddo del frigorifero.

Un’ultima cosa, e chiude il cerchio da cui siamo partiti. La giornata a castagne più bella non è quella in cui si riempie il sacco più grande, ma quella in cui si torna a casa sapendo di essere stati ospiti e non intrusi. L’esperienza di qualcuno salva sempre qualcun altro, e qui l’esperienza è quella di chi i castagneti li coltiva: prima di entrare in un bosco, chiedete di chi è. Costa una telefonata, e vi cambia la giornata.

Domande frequenti su dove raccogliere le castagne

Si possono raccogliere le castagne nei boschi?

Solo se il proprietario o l’ente che gestisce il bosco lo consente. Le castagne sono frutti del terreno e appartengono al proprietario (art. 821 del codice civile), e nessuna legge regionale le mette fra i prodotti del sottobosco di raccolta libera. Si raccolgono in regola nei castagneti aperti al pubblico, nelle aree dove un ente lo permette e con il permesso del proprietario.

È reato raccogliere castagne?

Raccoglierle in un castagneto altrui senza permesso può configurare il furto, anche in assenza di cartelli, come ha ricordato la Polizia provinciale di Modena. L’ipotesi più lieve della “spigolatura” riguarda solo i fondi già raccolti. Nei castagneti aperti al pubblico, nei parchi con tesserino e con il consenso del proprietario la raccolta è invece del tutto regolare.

Quante castagne si possono raccogliere?

Non esiste un limite nazionale. Il limite dei 2 kg che circola in rete riguarda i piccoli frutti di bosco, non le castagne. I limiti veri li fissa chi apre l’area: alla Tenuta Cervi sono 5 kg a persona, al Castagneto Monte Pincio 3 kg la domenica, nel Parco del Vulture 40 kg al giorno.

Quando si raccolgono le castagne?

Da fine settembre ai primi di novembre, con il periodo migliore nelle settimane centrali di ottobre. Le varietà precoci maturano già a settembre e in montagna la stagione arriva più tardi, perché la maturazione scala con la quota.

Come si riconosce l’ippocastano dal castagno?

Dal riccio e dal frutto. Il riccio del castagno è fitto di spine lunghe e sottili; il frutto dell’ippocastano è una capsula verde con pochi aculei corti che contiene un seme tondo e lucido, senza la punta con il ciuffetto che ha la castagna. L’ippocastano non è commestibile e cresce soprattutto nei viali e nei parchi di città.

Dove raccogliere castagne in Toscana?

Nei castagneti aperti del Mugello, che l’Ufficio Turismo elenca ogni anno (tredici punti nel 2026 fra Marradi, Firenzuola, Palazzuolo sul Senio, Scarperia e San Godenzo), al castagneto La Lella in Casentino su prenotazione, con l’iniziativa Adotta un castagno in Garfagnana e al trekking con raccolta dell’Oasi Dynamo sulla montagna pistoiese.

Dove raccogliere castagne in Lombardia?

Nei castagneti di chi coltiva e fa raccogliere, come l’azienda I Marroni a Orino nel Parco Campo dei Fiori, e nelle raccolte organizzate con i proprietari in Valle Imagna. Molti boschi citati nelle liste online sono privati: il Parco di Montevecchia e della Valle del Curone chiede di limitarsi alle castagne sui sentieri.

Come si capisce se una castagna è bacata?

Con la prova dell’acqua: le castagne vuote, secche o bacate galleggiano e vanno scartate. Un forellino perfettamente rotondo sulla buccia è il segno della larva del balanino, che se n’è già andata dopo aver scavato il frutto.

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Dove raccogliere castagne
Dove raccogliere castagne
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