Si può scoprire su Instagram una meraviglia che sta a due chilometri dalla casa dove hai passato l’infanzia? A quanto pare sì, perché è successo a me. I primi venticinque anni della mia vita li ho passati a Roma, in quel pezzo di città, e del tempio buddista cinese non sapevo niente: l’ho visto per la prima volta in una foto sui social, e ho dovuto controllare due volte l’indirizzo per convincermi che fosse davvero lì.
Lì significa via dell’Omo, una strada di capannoni all’estrema periferia est, appena dentro il Grande Raccordo Anulare. Non è un posto dove uno va a cercare qualcosa. Eppure dietro quel muro c’è il tempio buddista cinese più grande d’Europa, e oggi vi racconto cos’è, ma soprattutto vi dico le due cose che in giro si leggono sbagliate: quando è aperto davvero e come ci si arriva. Alla fine trovate anche gli altri luoghi buddisti di Roma, perché non è l’unico.

In breve
Il Monastero Hua Yi Si (華義寺) è in via dell’Omo 142, zona Prenestina, e dal 2013 è il più grande tempio buddista cinese d’Europa. È aperto al pubblico sabato e domenica dalle 10 alle 16, l’ingresso è libero e ci si registra all’accoglienza. Serve abbigliamento coperto, e nella sala di meditazione si entra scalzi ma con le calze. Ci si arriva in auto: la zona non è servita dai mezzi. È un monastero attivo della rete taiwanese Chung Tai Chan, non un museo.
Indice dell’Articolo
Il Monastero Hua Yi Si, il tempio buddista cinese più grande d’Europa
Il tempio buddista più grande d’Europa si chiama Hua Yi Si, si trova a Roma in via dell’Omo 142 ed è stato inaugurato nel 2013. Il nome è già un programma: in caratteri cinesi si scrive 華義寺, dove *Hua* sta per Cina, *Yi* per Italia e *Si* per tempio. Il tempio Cina-Italia, letteralmente.
L’ho scoperto tardi, ma quando ci sono andato la prima volta ho capito perché nessuno lo conosce: da fuori non si vede. È circondato da un muro identico a quello dei capannoni che ha di fianco, e l’unica cosa che tradisce quello che c’è dentro è il tetto dell’ingresso, con i coppi scuri e le punte rivolte all’insù.
A costruirlo è stata la comunità cinese di Roma, che fra città e provincia conta fra le cinquemila e le settemila persone, con le sue offerte e con le donazioni arrivate dalla Cina e da Taiwan. Taiwan non è un dettaglio: il tempio fa parte della rete monastica di Chung Tai Chan, uno dei grandi monasteri buddisti taiwanesi, ed è a quella struttura che l’edificio romano si ispira. È il motivo per cui i maestri che ci vivono arrivano da lì, ed è anche il pezzo di storia che di solito manca quando si legge di questo posto.
All’inaugurazione, nell’aprile del 2013, c’erano l’allora sindaco Gianni Alemanno e i rappresentanti della comunità buddista cinese: Repubblica ne fece un servizio video che è ancora online. Da quel giorno è un luogo di culto riconosciuto dallo Stato italiano, e si è riempito di fedeli praticamente subito.
Via dell’Omo, la strada dove nessuno cercherebbe un tempio
Chi non è di Roma non ha idea di dove sia via dell’Omo, e chi è di Roma probabilmente ci è passato solo per lavoro. La Roma che si conosce è quella del Colosseo e dei Fori, di Villa Borghese e piazza di Spagna, al massimo quella dei film e dei romanzi: Cinecittà, San Lorenzo, il Pigneto, Trastevere.
Via dell’Omo è un’altra storia. È una strada di capannoni per lo stoccaggio e il trasporto all’ingrosso, con i camion in doppia fila e i piazzali di ghiaia. Da bambino ci venivo con i miei genitori per due motivi soltanto: c’era un grande negozio di mobili, e c’era la Cerbiatto, la fabbrica di dolci e cornetti. Per il resto, niente.
Poi negli anni la zona è cambiata. I capannoni sono passati uno dopo l’altro a proprietari cinesi, e oggi camminare lungo quella strada somiglia più a una Chinatown industriale che a una periferia romana qualsiasi. Il tempio, visto in quel contesto, smette di essere un’anomalia: è la conseguenza di una comunità che in quel quadrante ci vive e ci lavora.
Sfido chiunque non sia di Roma a sapere dov’è via dell’Omo. E sfido i romani a immaginarci dentro un monastero.
Cosa si vede dentro il tempio
Superato il portone di legno chiaro, il salto è netto. Ci si trova in un cortile con due grandi leoni di pietra sui piedistalli scolpiti, le piante in vaso e, davanti, l’edificio principale con l’insegna in caratteri dorati: 大雄寶殿, la Sala del Grande Eroe, che è il nome che ha la sala principale in ogni tempio buddista cinese.

L’architettura è quella monastico-imperiale classica, quella della Cina dell’Ottocento: legno scuro, finestre a grata, porte intarsiate, il tetto a doppia falda con le punte all’insù. Dentro l’ambiente è sobrio e silenzioso, il pavimento lucido, i tappeti rossi stesi davanti alle porte.
Sull’altare c’è una grande statua scura del Buddha, seduta davanti a un fiore di loto scolpito nella pietra chiara e illuminato da dietro. Ai lati due figure bianche, i fiori freschi, le ciotole delle offerte. E poi la cosa che colpisce di più: le due pareti laterali sono fatte di centinaia di nicchie, ognuna con dentro una piccola statuetta illuminata. Sul retro c’è una seconda sala, quella dove si medita, con altre statue chiuse nelle teche di vetro.

Anche chi non crede, o crede in altro, fa fatica a non restare fermo un minuto in mezzo a quella sala. Ed è lì che ci si dimentica del tutto di essere in mezzo ai capannoni.
Come si visita: orari, ingresso e regole da rispettare
Il tempio è aperto al pubblico il sabato e la domenica, dalle 10 alle 16. L’ingresso è libero e gratuito, e all’arrivo si fa la registrazione all’ufficio accoglienza. Nessuna prenotazione, nessun biglietto.
Attenzione: per anni in rete si è letto che il tempio apre “tutti i giorni, 10-12 e 14-16”. Non è così, e lo dico per esperienza diretta: la seconda volta che sono andato ho trovato il portone chiuso, con mio fratello che era venuto apposta dall’altra parte di Roma. Gli orari buoni sono quelli del sito ufficiale del monastero, sabato e domenica dalle 10 alle 16, e conviene sempre ricontrollarli prima di mettersi in macchina.
Poi ci sono le regole, che nessuno scrive mai e che invece è bene sapere prima di partire, perché qui non si entra in un monumento ma in un monastero dove qualcuno vive e prega.
- Non si portano dentro sigarette, alcolici, cibi non vegetariani e animali domestici.
- L’abbigliamento dev’essere comodo e coperto: niente spalle scoperte, niente pancia di fuori, niente trasparenze, scollature o pantaloncini corti.
- Nella sala di meditazione le scarpe si tolgono, ma i piedi scalzi non sono ammessi: servono le calze. Mettetele in borsa se andate d’estate con i sandali.
- Ci si muove in silenzio: le sale sono in uso, non sono uno spazio espositivo.
Consiglio: andateci la prima mattina. La volta che l’ho trovato quasi deserto ho potuto guardarmi i dettagli con calma e fare qualche foto senza dare fastidio a nessuno. Sulle foto, però, chiedete all’accoglienza: è un luogo di culto in funzione, e in certe sale o durante le cerimonie è normale che non si possa.
Una cosa da mettere in conto: chi incontrerete potrebbe non parlare italiano. A me è capitato, e le domande che avevo in testa me le sono riportate a casa tutte.
Le cerimonie e i corsi aperti a tutti
Hua Yi Si non è un museo con le statue dentro, è un monastero che lavora. La prima volta che ci sono passato, sopra il portone c’era uno striscione blu con i caratteri cinesi: pubblicizzava le iscrizioni a un corso base di meditazione Chan. Non è un dettaglio decorativo, è esattamente quello che il tempio fa tutto l’anno.
Il monastero organizza corsi di meditazione Chan (il Chan è la tradizione da cui in Giappone è nato lo Zen), corsi per adolescenti e bambini, e giornate di pratica come la mezza giornata di Zen. Ci sono poi le cerimonie del calendario ordinario e quelle grandi, prima fra tutte la Cerimonia del Bagno del Buddha e della Gratitudine, che cade l’ottavo giorno del quarto mese del calendario lunare, quindi in primavera, con una data che ogni anno cambia.
Molte visite guidate le fanno con le scolaresche: un maestro del tempio racconta la storia di Siddharta, e poi i ragazzi provano a meditare davvero. Se vi interessa partecipare a qualcosa e non solo guardare, il numero del tempio è 06 22428876 e l’indirizzo è ctcmhuayisi@gmail.com.
Come arrivare a via dell’Omo
Ci si arriva in auto, e ve lo dico senza girarci intorno. Via dell’Omo è appena dentro il Grande Raccordo Anulare in zona Prenestina, si esce dal GRA e in pochi minuti si è al 142. Di parcheggio in strada ce n’è, perché la zona è fatta di piazzali.
Info pratica: mezza rete continua a consigliare l’autobus 501 da Largo Preneste, e per anni l’ho scritto anch’io. Quella linea non esiste più: è stata soppressa il 26 settembre 2020. Ho controllato le linee che oggi passano da quelle parti e nessuna entra davvero in via dell’Omo, quindi con i mezzi si finisce comunque a camminare parecchio fra capannoni e camion, su marciapiedi che spesso non ci sono. Se non avete l’auto, un taxi o un NCC dal centro è la soluzione meno complicata.
Gli altri luoghi buddisti di Roma
Hua Yi Si è il più grande, ma non è l’unico: a Roma di luoghi buddisti ce n’è più di uno, e appartengono a tradizioni diverse fra loro. Vale la pena saperlo, perché “tempio buddista” non vuol dire dappertutto la stessa cosa, e non tutti si visitano allo stesso modo.
| Luogo | Dove | Tradizione | Come ci si va |
|---|---|---|---|
| Monastero Hua Yi Si | Via dell’Omo 142, Prenestino | Buddismo cinese, rete Chung Tai Chan (Taiwan) | Aperto al pubblico sabato e domenica, 10-16, ingresso libero |
| Tempio Putuoshan | Via Ferruccio 8, Esquilino | Buddismo cinese Mahayana | Aperto dal 2005 in un ex garage: i fedeli lo chiamano “il tempio piccolo”. Ci si prega e si medita, non è una visita |
| Tempio Luo Hua | Via Porta Maggiore 15/17 | Zen ed esoterico, dal 2016 | Aperto al pubblico, con conferenze, cerimonie del tè, meditazione e corsi di Shaolin Zen |
| Tempio Zen Sōtō Jōhōji | Via di Villa Lauricella 12, fra Pigneto e Malatesta | Zen Sōtō giapponese, associazione fondata nel 2004 | Alle sedute di zazen si partecipa da esterni, anche senza esperienza |
| Santacittarama | Località Brulla, Poggio Nativo (RI) | Theravada, tradizione della foresta thailandese, dal 1990 | Fuori Roma, in Sabina: si visita di giorno e si può fermarsi per ritiri |
La differenza che si sente di più è fra il tempio piccolo dell’Esquilino e quello di via dell’Omo. All’Esquilino, in quello che era un garage, si entra per pregare in silenzio e basta. A Hua Yi Si invece la comunità studia, prega, mangia e sta insieme: è una casa, oltre che un tempio. E si vede appena si mette piede nel cortile.
Cosa vedere nella zona
Se siete arrivati fin qui e volete far fruttare il viaggio, a pochi chilometri, dall’altra parte della Prenestina, c’è il Forte Prenestino: tredici ettari di fortezza ottocentesca occupata, murales e concerti. È l’altra faccia della stessa Roma, quella che non finisce sulle cartoline, e messi in fila i due posti fanno una giornata che nessun tour ufficiale vi propone.
Se invece siete a Roma da turisti e questa è una parentesi dentro un viaggio normale, il centro resta lì che vi aspetta, con il parco di Villa Borghese e, dentro il parco, il Bioparco, che se viaggiate con bambini vale una mattinata intera. E se dopo la capitale volete allargare il giro, trovate tutto il resto del Lazio oltre Roma nella nostra guida.
Attenzione: su questa pagina non trovate link di prenotazione, ed è una scelta. Il tempio è un luogo di culto attivo, si entra gratis e non si prenota niente: non c’è nessun biglietto da vendervi, e non ve ne inventiamo uno.

Info essenziali
- Dove: Monastero Hua Yi Si, via dell’Omo 142, 00155 Roma, zona Prenestina.
- Quando è aperto: sabato e domenica, dalle 10 alle 16.
- Ingresso: libero e gratuito, con registrazione all’accoglienza.
- Durata della visita: da mezz’ora a un’ora, di più se partecipate a una cerimonia.
- Come arrivare: in auto dal Grande Raccordo Anulare; la zona non è servita bene dai mezzi pubblici.
- Contatti: tel. 06 22428876, ctcmhuayisi@gmail.com, huayisi.org.
Domande frequenti sul tempio buddista di Roma
Si può visitare il tempio buddista di Roma?
Sì. Il Monastero Hua Yi Si di via dell’Omo 142 è aperto al pubblico il sabato e la domenica dalle 10 alle 16. Non serve prenotare: ci si registra all’ufficio accoglienza appena arrivati.
Quanto costa entrare nel tempio buddista di Roma?
Niente. L’ingresso è libero e gratuito, e non esiste alcun biglietto da acquistare. È un luogo di culto, non un’attrazione turistica.
Qual è il tempio buddista più grande d’Europa?
È il Monastero Hua Yi Si di Roma, inaugurato nel 2013 in via dell’Omo, alla periferia est della città. È stato costruito con le offerte della comunità cinese di Roma e con donazioni arrivate da Cina e Taiwan.
Quanti templi buddisti ci sono a Roma?
Più di uno, e di tradizioni diverse: oltre a Hua Yi Si ci sono il tempio cinese Putuoshan all’Esquilino, il tempio Luo Hua vicino a Porta Maggiore, il tempio Zen Sōtō Jōhōji fra Pigneto e Malatesta e diversi centri di tradizione tibetana. Fuori città, in Sabina, c’è il monastero theravada di Santacittarama.
Come ci si veste per entrare in un tempio buddista?
Con abbigliamento comodo e coperto: spalle e ginocchia coperte, niente trasparenze, scollature o pantaloncini corti. Nella sala di meditazione le scarpe si tolgono, ma i piedi scalzi non sono ammessi: servono le calze.
Come si arriva al tempio buddista di via dell’Omo?
In auto, uscendo dal Grande Raccordo Anulare in zona Prenestina. Con i mezzi pubblici la zona è servita male: la linea 501 da Largo Preneste che molte guide indicano ancora è stata soppressa nel settembre 2020.
2 risposte
Ciao a tutti,
Sto organizzando una gita a Roma per il ponte dell’Epifania: qualcuno sa dirmi se le info su TripAdvisor sono corrette e il tempio è chiuso temporaneamente? Grazie in anticipo per la risposta