A Pitigliano ci torno da vent’anni, e non è mai per lo stesso motivo. All’inizio era il borgo: quella cosa che ti si para davanti arrivando da Manciano, un paese intero cresciuto sopra uno sperone di tufo, con le case che continuano la roccia senza che si capisca dove finisce l’una e comincia l’altra. Poi sono diventate le vie cave, i corridoi scavati dagli etruschi che partono dal paese e si infilano nella campagna, e adesso ci passo soprattutto per quelle.
Nel frattempo qualcosa è cambiato, e non me ne sono accorto subito. Un pezzo di quello che vent’anni fa si girava liberamente oggi ha un biglietto e apre solo nel fine settimana. Il museo più visitato del paese chiude proprio il sabato. E dentro lo stesso palazzo ci sono due musei che appartengono a due enti diversi, con due biglietti e due giorni di chiusura opposti: il lunedì uno è aperto e l’altro no. Sono cose che nessuna delle guide che ho letto racconta, e sono esattamente quelle che ti rovinano una giornata.
Questa guida mette insieme le due cose: cosa vedere a Pitigliano, e come si organizza la visita per non trovare chiuso. I prezzi e gli orari li ho verificati uno per uno sulle fonti dei gestori, e dove non c’era una fonte ufficiale l’ho scritto invece di inventare una cifra.
In breve
Pitigliano si visita in mezza giornata, un giorno pieno se si aggiunge una via cava. Il cuore è il quartiere ebraico con la Sinagoga del 1598 e i locali scavati nel tufo, che si visitano con un biglietto da 6 euro e sono chiusi il sabato. Palazzo Orsini ospita due musei distinti, il Diocesano e il Civico Archeologico, con biglietti separati: il Diocesano chiude il lunedì, il Civico quel giorno è aperto. Le sei vie cave sono libere e gratuite tranne quella del Gradone, che sta dentro un museo aperto solo sabato e domenica. Si parcheggia a pagamento con la targa al parcometro, e da Via San Michele, sotto la rupe, si sale verso il centro invece di scendere. In auto sono 75 km da Grosseto e 169 da Roma; in bus la domenica non si arriva, perché la linea non ha corse festive. Sorano è a 9 km e Sovana a 10, ma non esiste un biglietto unico dei tre borghi.
Indice dell’Articolo
Dove si trova Pitigliano e quanto tempo serve
Pitigliano sta nella Maremma grossetana, all’estremo sud della Toscana, a un passo dal confine con il Lazio: 313 metri sul livello del mare, 3.611 abitanti, di cui circa millecinquecento dentro il borgo. È il centro maggiore di quella che si chiama Area del Tufo, insieme a Sovana e Sorano.
Per il borgo bastano mezza giornata: le cose da vedere stanno tutte dentro un chilometro e si gira a piedi. Con una via cava si arriva a una giornata piena. Per fare davvero i tre borghi con calma servono otto o nove ore, e se volete camminare anche un po’ allora sono due giorni. Con un giorno solo la scelta onesta è Pitigliano più uno degli altri due, non tutti e tre.
Il periodo migliore non coincide con quello in cui ci va la gente. Ad agosto il paese è pieno e il tufo restituisce il caldo fino a sera; ad aprile e a maggio la campagna intorno è verde, le vie cave sono asciutte e camminabili, e il borgo è vuoto. Se potete scegliere, scegliete la primavera.
Una cosa che noto ogni volta che ci torno, e che non mi aspettavo di poter scrivere ancora nel 2026: Pitigliano è turistico ma non è invaso. C’è sempre una quiete di fondo, e i visitatori che incontro hanno la buona abitudine di rispettare il posto, pietra per pietra. Non è scontato in Toscana, e non so quanto durerà.
Attenzione: Pitigliano viene spesso chiamata “la Città del Tufo”, ed è un errore che si copiano in molti. Città del Tufo è il nome del Parco Archeologico istituito nel 1998 dal Comune di Sorano, che comprende i siti di Sovana, Vitozza e San Rocco: Pitigliano è un altro comune e non ne fa parte. Si dice “nell’Area del Tufo”, oppure semplicemente una città costruita dentro il tufo.
Cosa apre quando: la tabella da guardare prima di partire
Questa è la parte che vi fa risparmiare la giornata, e la metto prima di tutto il resto perché è la cosa che a Pitigliano funziona in modo controintuitivo. I quattro musei del paese hanno quattro calendari diversi, e il sabato, il giorno in cui arriva più gente, è l’unico in cui il museo più importante è chiuso.
| Luogo | Lun | Mar | Mer | Gio | Ven | Sab | Dom |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Museo Ebraico | sì | sì | sì | sì | sì | CHIUSO | sì |
| Museo Diocesano (Palazzo Orsini) | CHIUSO | sì | sì | sì | sì | sì | sì |
| Museo Civico Archeologico | sì | no | no | no | no | sì | sì |
| Museo Alberto Manzi e Via Cava del Gradone | no | no | no | no | no | sì | sì |
Gli orari del Museo Civico Archeologico qui sopra sono quelli pubblicati dal Comune per giugno 2026 e cambiano di stagione in stagione: è l’unico dei quattro che vale la pena ricontrollare prima di partire.
La Piccola Gerusalemme: il quartiere ebraico e la Sinagoga
È la cosa per cui Pitigliano è conosciuta, ed è anche quella su cui si leggono più imprecisioni.
La comunità ebraica di Pitigliano si forma nella seconda metà del Cinquecento. Il documento più antico è del 1556, quando Niccolò IV Orsini concede al proprio medico personale, David de Pomis, il terreno per il cimitero: se c’è già bisogno di un cimitero, la presenza è strutturata. La comunità cresce con le espulsioni dallo Stato della Chiesa del 1569 e del 1593, e nel 1598 viene costruita la Sinagoga.
Attenzione, qui quasi tutti sbagliano: il ghetto di Pitigliano non nasce dalla bolla papale del 1555. La Cum nimis absurdum di Paolo IV valeva per lo Stato Pontificio, e nel 1555 Pitigliano era contea degli Orsini, quindi fuori da quella giurisdizione. L’effetto su Pitigliano fu semmai l’opposto: un richiamo, perché chi fuggiva dallo Stato della Chiesa cercava i piccoli stati confinanti. Il ghetto arriva nel 1622, sessantasette anni dopo, e a istituirlo sono i Medici, subentrati agli Orsini nel 1608.
L’apice è intorno al 1850-1860, con circa quattrocento persone, cioè il dieci-dodici per cento della popolazione. Il “quinto del paese” che si legge in giro non ha fonte, ed è più del doppio del vero.
Quello che si visita oggi è il percorso museale aperto nel 2003, e non è solo la sinagoga: si scende nei locali scavati nel tufo sotto il quartiere, cioè il bagno rituale, la cantina kasher, il macello, la tintoria e il forno delle azzime, usato l’ultima volta nel 1939 per Pesach. Il pezzo che mi resta addosso ogni volta è questo, più della sala di preghiera: è il quotidiano di una comunità, scavato dentro la stessa roccia su cui camminano tutti gli altri.
Info pratica: il Museo Ebraico “La Piccola Gerusalemme” costa 6 euro, ridotto 5 (6-12 anni, studenti, over 65, disabili, residenti, soci Touring Club), gratis sotto i 5 anni. Orario estivo dal 1 aprile al 31 ottobre 10:00-13:00 e 14:30-18:00, invernale dal 1 novembre al 31 marzo 10:00-12:30 e 14:30-16:30. Chiuso il sabato tutto l’anno per lo Shabbat, aperto la domenica. Il biglietto comprende anche il cimitero monumentale. Informazioni allo 0564 614230 o su lapiccolagerusalemme.it: conviene telefonare a ridosso delle festività ebraiche, perché il calendario delle chiusure per Rosh Hashanà, Yom Kippur, Pesach e Sukkot non è pubblicato.
Una precisazione che merita di essere fatta, perché diverse guide la scivolano: la comunità ebraica di Pitigliano oggi non esiste più come comunità. L’ultima funzione è stata celebrata a Yom Kippur nel 1959, la sinagoga ha chiuso l’anno dopo, è crollata in parte negli anni Sessanta su lesioni che venivano dai bombardamenti del 1944, ed è stata restaurata e riaperta nel maggio 1995. Quello che visitate è un museo, non un luogo di culto attivo. Nel 2002 quattordici pitiglianesi hanno ricevuto il riconoscimento di Giusti tra le Nazioni per aver nascosto famiglie ebraiche durante la guerra, ed è il pezzo di storia che il paese porta meglio.
Se volete il racconto fatto bene, c’è un tour guidato di due ore del borgo e del quartiere ebraico che tiene insieme le due cose e ha senso soprattutto la prima volta.
Palazzo Orsini: attenzione, sono due musei e due biglietti
Palazzo Orsini è la fortezza che chiude il paese sul lato dell’acquedotto, ed è il punto in cui ho visto più gente fare confusione, compresi i blog. Dentro non c’è un museo: ce ne sono due, di due enti diversi.
Il Museo di Palazzo Orsini, cioè il Museo Diocesano, è della Diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello e raccoglie arte sacra, arredi e la memoria del palazzo come residenza vescovile. Il Museo Civico Archeologico della Civiltà Etrusca “Enrico Pellegrini” è del Comune e raccoglie i corredi delle necropoli della zona.

Hanno due biglietterie separate, due gestori e, soprattutto, due giorni di chiusura opposti: il Diocesano chiude il lunedì, il Civico il lunedì è aperto. Non è un errore di qualcuno, sono due calendari che convivono nello stesso portone.
Info pratica: il Museo Civico Archeologico costa 3 euro, ridotto 2, e ha un cumulativo da 6 euro (ridotto 3) che però lo abbina al Museo Alberto Manzi, che sta fuori paese, e non al museo diocesano che sta nello stesso palazzo. Orari pubblicati dal Comune per giugno 2026: lunedì, sabato e domenica 10:00-13:00 e 16:00-18:00. Il Museo Diocesano apre martedì-giovedì 10:00-13:00 e 14:00-18:00, venerdì-domenica 9:00-13:00 e 14:00-18:00, chiuso il lunedì. Sul prezzo del Diocesano vedi il riquadro qui sotto.
Il prezzo del Museo Diocesano non ve lo scrivo, e vi spiego perché. La Diocesi non lo pubblica, e il sito del museo ha una pagina intitolata “Orari e biglietti” che non contiene né orari né biglietti: l’unica cifra che vi compare sta dentro la recensione di un visitatore. Le guide online danno 5 euro oppure 4, quindi si contraddicono fra loro. Se vi serve saperlo prima, il numero è 338 9134979. Quello che si può dire con certezza è che per vedere entrambi i musei del palazzo servono due biglietti, per un totale che sta intorno ai 7-8 euro.
Il Duomo, le chiese e l’Acquedotto Mediceo
La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo sta in piazza Gregorio VII, ha una facciata barocca e un campanile che è la cosa più antica dell’insieme. Sull’anno di fondazione trovate scritto di tutto, dal 1061 al Duecento, e nessuna delle fonti che lo afferma cita un documento: preferisco dirvi che è una chiesa di origine medievale rimaneggiata a lungo, e fermarmi lì. L’ingresso è libero.
La Chiesa di Santa Maria e San Rocco è la più antica del paese e conserva un ciborio rinascimentale; anche qui si entra gratis.
L’Acquedotto Mediceo è l’immagine che tutti si portano a casa: le arcate che scavalcano il vuoto tra la rupe e il palazzo, costruite tra Cinque e Seicento sotto gli Orsini e completate dai Lorena. Non si visita, si guarda, ed è meglio guardarlo dal basso che dall’alto.

Sotto le arcate, in piazza della Repubblica, c’è la Fontana delle Sette Cannelle, del 1545, voluta dal conte Gianfranco Orsini: le sette bocche sono un’aggiunta settecentesca, il nome viene da lì. È il posto dove la gente del paese si ferma davvero, non solo i turisti. Poco lontano trovate il monumento “Al Villano” e la Fontana Gemella, che quasi nessuna guida nomina.
Le Vie Cave: perché ci torno, e la cosa che è cambiata
Le vie cave sono la ragione per cui a Pitigliano ci ritorno. Sono corridoi scavati nel tufo dagli etruschi, profondi anche parecchi metri, che collegavano gli abitati alle necropoli: ci si cammina dentro con le pareti verticali sopra la testa, il muschio, la luce che arriva a lame. Hanno una qualità che non so definire meglio che sacra, e non è un’impressione solo mia: la letteratura le associa da sempre a un uso funerario e rituale, e chi ci entra abbassa la voce senza che nessuno glielo dica.

Quelle che partono da Pitigliano sono sei: Annunziata, San Giuseppe, Fratenuti, Madonna delle Grazie, Poggio Cani e Gradone. Nel corso degli anni le ho percorse tutte, in tempi diversi. Sono tutte dichiarate transitabili, sono libere e gratuite, e non servono attrezzature: servono scarpe chiuse e la testa di non andarci dopo una settimana di pioggia, perché il fondo tiene l’umidità. Su Poggio Cani ci sono tratti messi in sicurezza con reti metalliche, perché i costoni di tufo sono friabili.
Con una sola eccezione, ed è la cosa che è cambiata da quando ci andavo io.
La Via Cava del Gradone non è ad accesso libero. Sta dentro il percorso del Museo Archeologico all’aperto “Alberto Manzi”, quindi richiede il biglietto e, soprattutto, segue gli orari del museo: solo sabato e domenica. Dal lunedì al venerdì quella via cava, e la necropoli del pianoro del Gradone, sono inaccessibili. Non l’ho trovato scritto in nessuna delle guide che ho letto, ed è il tipo di dettaglio che manda a vuoto un pomeriggio.
Quando ci andai la prima volta, molti anni fa, lì era tutto aperto e gratuito, necropoli compresa. Il museo all’aperto è stato inaugurato il 3 luglio 2004, e nasce da un’idea maturata durante il mandato di Alberto Manzi, il maestro di *Non è mai troppo tardi*, che di Pitigliano fu sindaco dal 1995 al 1997; dopo la sua morte, nel dicembre 1997, il progetto è andato avanti in suo nome. Non è un peggioramento, è un pezzo di territorio che è stato messo in ordine e raccontato. Ma è bene saperlo, perché chi arriva con in mente il ricordo di vent’anni fa, o con una guida che quel ricordo lo ricopia, trova un cancello.
Info pratica: il Museo Alberto Manzi costa 4 euro, ridotto 2, con cumulativo da 6 euro (ridotto 3) insieme al Museo Civico Archeologico in paese. È aperto solo sabato e domenica, 10:00-17:00, e si trova sulla Strada Provinciale 127 del Pantano, a circa 2,5 km dal centro, quindi ci si arriva in auto. Informazioni allo 0564 614067. Attenzione se leggete guide del 2024: allora l’orario estivo era su cinque giorni, oggi non più.
Sulle misure delle vie cave gira di tutto, “un chilometro di lunghezza”, “venti metri di altezza”, “quarantamila tonnellate di tufo rimosse”: sono numeri incoerenti fra loro e nessuno è attribuito a un rilievo. L’unico dato certificato che ho trovato è la lunghezza della San Giuseppe, 850 metri, che infatti è quella che consiglio a chi non ne ha mai fatta una.
Le vie cave meritano molto più spazio di una sezione, e ci dedicheremo una guida a parte.
C’è anche una formula guidata che unisce il cammino e la parte enologica, un’escursione di tre ore sulle orme degli etruschi con degustazione, utile se preferite non muovervi da soli.
I punti panoramici, compresi quelli che nessuno dice
La fotografia classica di Pitigliano, quella del paese che sembra sospeso, si fa dal Santuario della Madonna delle Grazie, su un tornante della SR74 in uscita verso Manciano, a poco più di due chilometri dal centro. Si parcheggia, si scende e si guarda: a sinistra la parte più antica, di fronte la fortezza con l’acquedotto. Al tramonto il tufo diventa arancione ed è il momento buono.
Ma ce ne sono altri, e tre non li nomina nessuno: la Terrazza di San Michele, dentro il centro storico, Piazza Antonio Becherini e Vicolo della Riscossa. Ci si arriva a piedi girando senza fretta, e restituiscono il paese dall’interno invece che dalla cartolina.
Consiglio: non confondete la Terrazza di San Michele con Via San Michele. La prima è un belvedere dentro il borgo, la seconda è la via del parcheggio sotto la rupe. Anche da lì, però, la vista vale: si guarda il paese dal basso, con lo sperone che sale sopra la testa, ed è l’inquadratura meno vista di Pitigliano. È il posto dove parcheggio io.
Le cantine scavate nel tufo
Sotto il paese c’è un secondo paese. Le cantine scavate nel tufo erano i frigoriferi naturali di Pitigliano, e alcune sono monumentali. Non si visitano in modo continuativo: si aprono per eventi e visite guidate, come la festa delle cantine di settembre o le aperture serali con degustazione. È l’aspetto meno raccontato del borgo, coperto da due sole guide su tredici che ho letto.
Non trovo pubblicati né un calendario 2026 né i prezzi, quindi non ve li scrivo: chi vuole provarci telefoni alla Cantina di Pitigliano allo 0564 616133 o passi dall’ufficio turistico in Piazza Garibaldi.
Prezzi e biglietti: il quadro completo
| Luogo | Intero | Ridotto | Note |
|---|---|---|---|
| Museo Ebraico “La Piccola Gerusalemme” | 6 € | 5 € | chiuso il sabato, comprende il cimitero |
| Museo Civico Archeologico | 3 € | 2 € | cumulativo 6 € (rid. 3 €) con il Manzi |
| Museo Archeologico all’aperto “Alberto Manzi” | 4 € | 2 € | solo sabato e domenica, 2,5 km dal centro |
| Museo Diocesano (Palazzo Orsini) | non pubblicato | chiuso il lunedì, informazioni 338 9134979 | |
| Cattedrale, Santa Maria e San Rocco, Fontana, Acquedotto | ingresso libero | l’acquedotto si guarda da fuori | |
| Vie Cave | gratuite | tranne il Gradone, dentro il Museo Manzi | |
Prezzi e orari verificati il 10 agosto 2026 sulle fonti dei gestori. Sui musei civici il riferimento è il Comune di Pitigliano, sul museo diocesano la Diocesi, sul percorso ebraico l’associazione che lo gestisce insieme all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.
Parcheggi, ZTL e il dislivello che sorprende tutti
A Pitigliano non si entra in auto nel centro storico, e i parcheggi stanno tutti intorno alle mura. Si paga inserendo la targa al parcometro, non esponendo il tagliando: se lasciate il biglietto sul cruscotto e basta, avete pagato per nessuno.
| Area | Orario a pagamento | Prima ora | Ore successive | Giornaliera |
|---|---|---|---|---|
| Piazza Garibaldi e Piazza della Repubblica | 9-13 e 15-20 | 1,50 € | 1,50 €/h | non prevista |
| Via Santa Chiara | 8-20 | 1,00 € | 0,60 €/h | 6,00 € |
| Piazza del Mercato | 8-20 | 1,00 € | 0,60 €/h | 6,00 € |
| Via San Michele e Via Madonna del Fiore | 8-20 | 1,50 € | 1,00 €/h | 6,00 € |
| Mattatoio | 8-20 | 1,00 € | 0,60 €/h | 6,00 € |
| Piazza Nenni (camper e bus) | 8-20 | 2,50 € | 2,00 €/h | 12,00 € |
Tre cose che fanno la differenza e che non trovate scritte quasi da nessuna parte:
- ci sono venti minuti gratuiti, una volta al giorno per targa, su Piazza Garibaldi e Piazza della Repubblica, Via Santa Chiara e Piazza del Mercato. Non valgono su Via San Michele, Mattatoio e Piazza Nenni;
- in Piazza del Mercato il mercoledì mattina non si parcheggia, dalle 6 alle 13, perché c’è il mercato;
- al Mattatoio si paga solo dal 1 aprile al 4 novembre.
Si paga con monete, carte contactless, EasyPark e Telepass, e c’è un cambiamonete all’ufficio turistico di Piazza Garibaldi. I camper hanno un’unica area ufficiale, Piazza Nenni, con colonnina di servizio.
Il consiglio che ribalta quello che vi aspettate: a Pitigliano il centro storico degrada man mano che si avanza sullo sperone. Dai parcheggi alti, come quello dell’ospedale Petruccioli o Piazza Nenni (intorno ai 328 metri), verso Piazza della Repubblica (281 metri) si va in discesa all’andata e in salita al ritorno, cioè si affronta la salita da stanchi. Da Via San Michele, che sta sotto la rupe a circa 245 metri, il rapporto si inverte: si sale all’inizio, quando si hanno le gambe, e si scende tornando. Io parcheggio lì da sempre, e non è per la vista.
La ZTL esiste e ha due varchi con telecamera. Uno è in Via Roma, all’incrocio con Piazza della Repubblica, e riguarda tutto il centro storico oltre la piazza: è attivo sempre, ventiquattr’ore su ventiquattro. L’altro è in Piazza Petruccioli e ha orari stagionali. Gli orari che si trovano documentati risalgono al 2021 e il Comune ha pubblicato avvisi successivi che potrebbero averli modificati, quindi non ve li riporto come vigenti: se alloggiate dentro le mura, la cosa da fare è chiedere il permesso temporaneo alla Polizia Municipale, allo 0564 616322 interno 8.
Segnalo anche una novità del 2026, perché cambia i posti disponibili: il 5 agosto 2026 il consiglio comunale ha bocciato la pedonalizzazione del centro storico e ha contestualmente aumentato gli stalli riservati ai residenti in Piazza della Repubblica. Tradotto: per chi arriva da fuori i posti in piazza sono meno di prima.
Come arrivare a Pitigliano
In auto è l’unico modo davvero comodo, e l’ultimo tratto è sempre la SR74 Maremmana (molte guide la chiamano ancora SS74, ma è passata alla Regione).
| Da | Distanza | Tempo | Percorso |
|---|---|---|---|
| Grosseto | 75,6 km | ~1h 20′ | SS1 Aurelia, poi SP16, SP160, SP94 e SR74 |
| Roma | 168,9 km | ~2h 15′ | GRA, A1, SS205 Cassia Amerina, SS71 |
| Siena | 130,7 km | ~2h 12′ | SS674, SS223 Grossetana, Cipressino, SP160 |
| Firenze | 212,3 km | ~2h 34′ | A1, SS205, SS71 |
Due cose controintuitive: da Siena non si passa in autostrada, è tutto superstrada e provinciali, ed è il motivo per cui 130 chilometri da Siena costano quanto 212 da Firenze. E da Roma e da Firenze la via più veloce passa dal viterbese, non dalla costa: il classico “Aurelia, uscita Albinia, Manciano” è più lungo, visto che Albinia da sola dista 51 chilometri da Pitigliano.
Con i mezzi pubblici la situazione è più dura di come la raccontano, e qui devo correggere quello che leggerete altrove.
Due errori che circolano ovunque. Il primo: il gestore del trasporto pubblico toscano non è più Tiemme dal 1° novembre 2021, è Autolinee Toscane, e chi vi manda su tiemmespa.it vi manda nel posto sbagliato. Il secondo, più serio: la linea 41P da Grosseto non ha corse festive. L’orario ufficiale ha solo i quadri feriale e sabato. La domenica a Pitigliano in bus non ci si arriva.
Nei giorni feriali la 41P collega Pitigliano a Manciano, Albinia e Grosseto, con cinque partenze dal paese, di cui tre arrivano davvero a Grosseto in un’ora e mezza abbondante; le altre si fermano ad Albinia. Diverse corse sono scolastiche e spariscono d’estate. La stazione ferroviaria più vicina è Albinia, a 51 chilometri, ed è l’unica raggiungibile con un bus diretto.
Il giro dei tre borghi: Sovana, Sorano e le distanze vere
Pitigliano, Sovana e Sorano si visitano insieme, ed è il motivo per cui vale la pena dormirci. Ma le distanze che leggete in giro sono sbagliate quasi sempre, in entrambe le direzioni: ho trovato Sovana data a 7 chilometri e a 19, per un tratto che ne misura poco più di dieci, e Sorano data a 17,5 quando sono nove.
| Tratta | Distanza | Tempo |
|---|---|---|
| Pitigliano → Sorano | 9,3 km | ~11′ |
| Pitigliano → Sovana | 10,6 km | ~12′ |
| Sovana → Sorano | 12,6 km | ~14′ |
| Pitigliano → Cascate del Mulino (Saturnia) | 23,3 km | ~27′ |
La sorpresa è che Sorano è più vicina di Sovana, anche se quasi tutti gli itinerari mettono Sovana come tappa di mezzo. E il triangolo non si chiude come si crede: Sovana sta su una diramazione, quindi Sovana-Sorano è più lungo di entrambe le tratte da Pitigliano. Se avete una giornata sola, conviene decidere l’ordine su questo e non sull’ordine alfabetico.
Due cose da sapere prima di programmare. Primo: non esiste un biglietto unico dei tre borghi. Pitigliano è un comune, Sovana e Sorano sono nel comune di Sorano, e i due sistemi museali sono separati: il cumulativo del Parco Città del Tufo copre i siti di Sovana e Sorano, quello di Pitigliano copre i musei di Pitigliano. Secondo: il sistema museale di Sorano chiude d’inverno. Nel 2026 è rimasto chiuso dal 7 gennaio a fine febbraio, con riapertura il 28 e poi solo nei weekend di marzo. Chi programma il giro del tufo a gennaio trova Sovana e Sorano sbarrate.
Sul tariffario del Parco Archeologico Città del Tufo non vi do cifre: il suo sito ufficiale è fermo, l’ultima comunicazione in home page è la riapertura post-Covid del giugno 2020, e il Comune di Sorano pubblica gli orari ma non i prezzi. Il numero per chiedere è 0564 614074.
Cosa fare a Pitigliano e nei dintorni
- Tour del borgo e del quartiere ebraico: due ore, la formula giusta la prima volta, perché la storia della comunità va raccontata.
- Sulle orme degli etruschi, escursione e degustazione: tre ore, se volete le vie cave con qualcuno che ve le spiega.
- Degustazione in cantina a Pitigliano: un’ora, il modo più semplice per assaggiare il Bianco senza organizzare niente.
- Escursione da Roma alle Terme di Saturnia: giornata intera, per chi arriva da fuori e non ha l’auto.
- Camminare una via cava all’alba: è gratis, non c’è niente da prenotare, ed è la cosa migliore che si fa qui.
Cosa si mangia e cosa si beve: lo Sfratto e il Bianco
Il dolce di Pitigliano è lo Sfratto dei Goym, un bastone di pasta sottile ripieno di miele, noci, noce moscata, scorzette d’arancia e anice, lungo una ventina di centimetri. Il nome viene da una cosa tutt’altro che dolce: riproduce il bastone con cui i messi, per ordine dei Medici, bussavano alle porte delle case ebraiche di Pitigliano, Sovana e Sorano per intimare il trasferimento nel ghetto. “Goym” vuol dire “non ebrei”: è lo sfratto eseguito dai goym. Il dolce non nasce nel 1622 ma circa un secolo dopo, come rielaborazione della memoria.
Lo Sfratto non è un Presidio Slow Food, anche se lo trovate scritto ovunque, compreso in siti che si chiamano così. Ho controllato tutte e tre le pagine dell’elenco ufficiale dei presìdi toscani e non c’è. Il riconoscimento che ha davvero è un altro, ed è comunque un riconoscimento pubblico: è un P.A.T., Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Regione Toscana, iscritto all’elenco ministeriale al numero 414 con la denominazione secca “Sfratto”. Non è IGP e non è De.C.O.
Il vino è il Bianco di Pitigliano DOC, e qui c’è un’altra data da rimettere a posto: la denominazione è del 28 marzo 1966, pubblicata in Gazzetta il 30 maggio dello stesso anno, non del 1973 come riportano diversi database. Il 1973 è una registrazione amministrativa europea applicata in blocco a un lotto di DOC storiche, tanto che il Chianti ha la stessa data pur essendo del 1967. Nel 2026 la denominazione ha compiuto sessant’anni.
È un bianco a base di Trebbiano toscano, che il disciplinare ammette dal 40% fino al 100%, con l’aggiunta possibile di Greco, Malvasia, Verdello, Grechetto, Ansonica e altri. Esiste anche in versione superiore, spumante e Vin Santo. La zona comprende per intero Pitigliano e Sorano, più parte di Scansano e Manciano. A tutelarlo è il Consorzio vini DOC Bianco di Pitigliano e Sovana, che è cosa diversa dal Consorzio della Maremma Toscana.
Dove dormire a Pitigliano
Dormire in paese cambia la visita, perché Pitigliano al mattino presto e dopo cena è un altro posto: si svuota, e il tufo di notte ha una luce che di giorno non ha. Le strutture sono poche e quasi tutte piccole, appartamenti e guesthouse dentro o appena fuori le mura.
Dove dormire a Pitigliano: appartamenti e guesthouse nel borgo
Nel centro storico, a piedi da tutto
- Km 0 Dal Centro: guesthouse fino a cinque ospiti, la meglio recensita del paese. Il nome dice la posizione.
- La Casa dei Ricordi, centro storico e vista: fino a cinque posti dentro il borgo, con affaccio. Da prendere se volete la finestra sul vuoto.
- Dimor’a’ Rooms: camere per due, la formula più semplice per una notte sola in mezzo alle pietre.
Appartamenti, se restate più di una notte
- Appartamenti Belfiore: quattro posti con cucina, comodi per il giro dei tre borghi.
- Appartamenti Liliana e Ludovica: quattro posti, buona base per famiglie.
- B&B Locanda Il Tufo Rosa: tre posti, dentro la roccia come dice il nome.
I dintorni: Saturnia, e una cosa da non credere
A ventitré chilometri ci sono le Cascate del Mulino di Saturnia, le vasche naturali di acqua sulfurea a 37 gradi. Sono libere, gratuite e aperte ventiquattr’ore su ventiquattro, e di notte non c’è illuminazione.
Il numero chiuso alle Cascate del Mulino non è in vigore, anche se diverse guide lo danno per attivo. La proposta di accesso su prenotazione del Comune di Manciano risale al 2021, fu contestata e non è mai entrata a regime. Il vincolo vero è un altro: il parcheggio è a pagamento e d’inverno chiude. Nel 2026 ha riaperto il 27 marzo; nel 2025 era rimasto chiuso da fine gennaio per due mesi. Le tariffe non sono pubblicate da nessuna fonte, nemmeno ufficiale, quindi non ve le scrivo: chi alloggia in zona può chiedere il pass alla Polizia municipale di Manciano, 0564 625326.
Il quadro completo delle terme, libere e a pagamento, sta nella nostra guida su Terme di Saturnia, e se volete allargare lo sguardo a tutta la regione c’è quella sulle terme in Toscana.
Se invece state costruendo un viaggio più lungo, Pitigliano è uno dei nodi della Maremma grossetana, che è una zona molto più varia di come viene raccontata, e sta dentro il quadro generale della nostra guida su cosa vedere in Toscana.
Un’ultima nota di attualità, per chi ci è già stato: il 4 luglio 2026 è stata aperta la nuova scalinata pedonale che collega il corso e Piazza della Repubblica alla zona della Selciata, dopo vent’anni di lavori. Il Comune ha annunciato l’attivazione degli ascensori entro la fine dell’anno, che renderebbe il centro storico accessibile a chi ha difficoltà motorie: è la novità più concreta degli ultimi anni.
Domande frequenti
Il Museo Ebraico di Pitigliano è aperto il sabato?
No. Il percorso della Piccola Gerusalemme è chiuso il sabato tutto l’anno per lo Shabbat, ed è aperto la domenica. È l’unico giorno di chiusura pubblicato, ma a ridosso delle festività ebraiche conviene telefonare allo 0564 614230.
Con un biglietto vedo tutti i musei di Palazzo Orsini?
No. Dentro Palazzo Orsini ci sono due musei di due enti diversi, il Museo Diocesano della Diocesi e il Museo Civico Archeologico del Comune, con biglietti separati. Servono due ingressi, per un totale intorno ai 7-8 euro, e hanno giorni di chiusura opposti: il Diocesano chiude il lunedì, il Civico quel giorno è aperto.
Esiste un biglietto unico per Pitigliano, Sovana e Sorano?
No. Pitigliano è un comune a sé, Sovana e Sorano appartengono al comune di Sorano, e i due sistemi museali sono separati. Il cumulativo da 6 euro di Pitigliano unisce il Museo Civico Archeologico e il Museo Alberto Manzi, entrambi di Pitigliano.
Le Vie Cave si pagano?
No, sono libere e gratuite, tranne la Via Cava del Gradone, che fa parte del percorso del Museo Archeologico all’aperto Alberto Manzi: richiede il biglietto da 4 euro e segue gli orari del museo, quindi è accessibile solo il sabato e la domenica.
Quanto tempo serve per visitare Pitigliano?
Mezza giornata per il borgo, una giornata piena aggiungendo una via cava. Per fare Pitigliano, Sovana e Sorano con calma servono otto o nove ore, e volendo camminare anche due giorni.
Si arriva a Pitigliano con i mezzi pubblici?
Nei giorni feriali sì, con la linea 41P di Autolinee Toscane da Grosseto via Manciano e Albinia, in circa un’ora e mezza. La domenica no: quella linea non ha corse festive. Per girare i tre borghi senza auto non c’è una soluzione praticabile.
Dove si parcheggia a Pitigliano?
Nei parcheggi intorno alle mura, tutti a pagamento con la targa da inserire al parcometro, da 1,00 a 1,50 euro la prima ora e 6 euro al giorno. Ci sono venti minuti gratuiti al giorno per targa in alcune aree. Da Via San Michele, sotto la rupe, si sale verso il centro all’andata e si scende al ritorno; dai parcheggi alti succede il contrario.
Qual è il punto panoramico migliore su Pitigliano?
Il Santuario della Madonna delle Grazie, su un tornante della SR74 verso Manciano, a poco più di due chilometri: è la vista classica, e si parcheggia. Dentro il borgo ci sono la Terrazza di San Michele, Piazza Becherini e Vicolo della Riscossa, molto meno frequentati.
Lo Sfratto dei Goym è un Presidio Slow Food?
No, ed è un errore molto diffuso. È un Prodotto Agroalimentare Tradizionale della Regione Toscana, iscritto all’elenco ministeriale al numero 414 come “Sfratto”. Non è IGP e non è De.C.O.
Si può visitare l’area del tufo in inverno?
Pitigliano sì, con i suoi orari invernali ridotti. Ma il sistema museale di Sorano, che comprende i siti di Sovana e la Fortezza Orsini, chiude nel cuore dell’inverno: nel 2026 è rimasto chiuso dal 7 gennaio a fine febbraio, riaprendo prima solo nei fine settimana.
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