Ci sono due Santa Maria Maggiore in Italia e una delle due si è presa il nome. Quella di Roma è una basilica papale, sta sull’Esquilino ed è nelle guide da secoli. L’altra è un paese di milletrecento abitanti a ottocentosedici metri, in una valle del Piemonte che confina con la Svizzera, e per arrivarci si prende un trenino a scartamento ridotto. Se cercate la prima, avete sbagliato pagina. Se cercate la seconda, avete trovato il posto giusto e vi conviene sapere subito una cosa: qui il giorno della settimana in cui arrivate conta più della stagione.
Santa Maria Maggiore è il capoluogo della Val Vigezzo, la valle che chiamano dei pittori, e ha una particolarità che nessuna guida racconta per intero: tre musei in duecento metri, che sembrano tre cose diverse e sono la stessa. In questa pagina trovate cosa c’è dentro ognuno, quanto costa davvero, in che finestre dell’anno si entra, come si arriva col treno e cosa succede nel paese nei due weekend in cui si riempie di gente.
In breve
Santa Maria Maggiore (VB) è il centro della Val Vigezzo, 816 m, 1.303 abitanti, Bandiera Arancione del Touring dal 2009. Si visita in mezza giornata: il Museo dello Spazzacamino (3 €) nel parco di Villa Antonia, la Casa del Profumo Feminis-Farina (4 €) dove è nata l’acqua di colonia, la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini del 1878 (offerta minima 4 €), più piazza Risorgimento e la parrocchiale. I tre musei non hanno un biglietto cumulativo e non hanno lo stesso calendario. Si arriva con la ferrovia Vigezzina-Centovalli, 46 minuti da Domodossola, oppure in auto sulla SS337. I due weekend più affollati dell’anno sono il primo di settembre (Raduno Internazionale dello Spazzacamino) e il terzo di ottobre (Fuori di Zucca).
Indice dell’Articolo
Dov’è Santa Maria Maggiore, e perché non è quella di Roma
Santa Maria Maggiore sta in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, a 816 metri di quota, ed è il comune più grande della Val Vigezzo per superficie: 53,71 chilometri quadrati per 1.303 abitanti. La valle corre in orizzontale fra Domodossola e il confine svizzero, e questo è il punto in cui si apre: dopo chilometri di strada stretta il fondovalle diventa un altopiano, e ci si trova davanti un paese con una piazza vera invece che una fila di case lungo la statale.
Il nome viene dalla chiesa, dedicata a Maria Santissima Assunta, e la leggenda è la stessa della basilica romana: la nevicata d’agosto sull’Esquilino. È l’unica cosa che i due posti hanno in comune. Per il resto qui siamo in montagna, il Touring Club assegna al borgo la Bandiera Arancione dal 2009, e la storia del paese è più corta di quanto sembri.
C’erano insediamenti romani nel primo secolo dopo Cristo e una chiesa già fra il quarto e il quinto, ma l’abitato stabile arriva solo nel Duecento: nel 1267 qui vivevano dodici famiglie. E fino al 1804 Santa Maria Maggiore non era un comune, era una frazione di Crana. Poi si è staccata ed è diventata il capoluogo della valle, mentre Crana è rimasta una sua frazione. Il capoluogo, insomma, era una frazione della sua frazione, e non è un dettaglio da eruditi: da Crana viene l’uomo che ha inventato l’acqua di colonia, e ci torniamo.
Attenzione: se avete cercato “Santa Maria Maggiore” e vi aspettavate la basilica papale, quella è a Roma, sull’Esquilino, e non c’entra niente con questo paese. La confusione è così sistematica che perfino i motori di prenotazione delle esperienze, cercando questo nome, propongono tour della capitale. Il paese piemontese si distingue scrivendo Santa Maria Maggiore VB, oppure aggiungendo Val Vigezzo.
Tre musei in duecento metri che raccontano la stessa storia
Il motivo per cui ci si ferma a Santa Maria Maggiore sono tre musei che stanno a duecento metri l’uno dall’altro. Sulla carta sono tre cose scollegate: uno sugli spazzacamini, uno sul profumo, uno sulla pittura. Le guide li elencano così, in fila, come tre attrazioni da spuntare.
Non sono tre storie. È una sola, ed è la storia di un paese che per quattro secoli non è riuscito a mantenere la sua gente. Da qui si partiva, e i tre musei raccontano i tre modi in cui si partiva: chi andava a pulire i camini, chi andava a fare il commerciante e ha fatto fortuna, chi andava a studiare pittura e tornava. Visti in quest’ordine, in un’ora e mezza, hanno un senso che presi separatamente non hanno.
Questo è un paese che ha esportato bambini e si è ripreso il mondo in tre modi diversi.
Il Museo dello Spazzacamino e i bambini che partivano
Il Museo dello Spazzacamino sta nel parco di Villa Antonia, in pieno centro, e si raggiunge solo a piedi. Dentro ci sono attrezzi, abiti, calzature, quadri e un percorso multisensoriale, e ogni anno lo attraversano diecimila persone. Ma la ragione per cui vale i tre euro non è la collezione: è che spiega una cosa scomoda che il resto del paese festeggia senza dirla per intero.

Dal Cinquecento in poi, dalla Val Vigezzo partivano i rüsca, che è il nome dialettale dei bambini spazzacamini. Avevano fra i sei e i dodici anni. Erano piccoli perché era esattamente quello che serviva: dentro una canna fumaria ci passa un corpo magro, e un adulto no. Partivano in autunno verso la Francia, la Germania, l’Austria, l’Olanda, il Piemonte e la Lombardia, stavano via tutto l’inverno e tornavano in primavera con quello che avevano guadagnato. Il Canton Ticino ha vietato di impiegare come spazzacamini i minori di quattordici anni nel 1873, il che dice implicitamente cosa succedeva prima.
Il museo non ci gira intorno e nemmeno noi: quella che oggi è la festa più allegra del paese nasce da uno dei capitoli più duri della sua storia. Sapendolo, il corteo di settembre si guarda in un altro modo.
Info pratica: ingresso 3 € a persona. Aperto dal 20 giugno al 10 settembre da martedì a domenica, 10-12 e 15-18; dall’11 settembre a fine ottobre e da marzo al 19 giugno solo sabato, domenica e festivi, 10-12 e 15-17; da novembre a febbraio è chiuso, salvo eventi speciali. Per i gruppi dai dieci in su la prenotazione è obbligatoria. La stazione dista 300 metri, il parcheggio pubblico più vicino 50. Gli orari cambiano ogni stagione: prima di partire, controllateli sul sito del museo.
La Casa del Profumo, dove è nata l’acqua di colonia
In piazza Risorgimento, al numero 5, c’è un museo multimediale che racconta una cosa che in pochi si aspettano di trovare in una valle alpina: l’acqua di colonia è nata qui. Non a Colonia, in Germania. Qui, o meglio dalla testa di uno che è nato qui.

Giovanni Paolo Feminis nasce a Crana, frazione di Santa Maria Maggiore, nel 1666. Emigra come tanti, arriva a Colonia e mette a punto un’essenza che chiama Aqua Mirabilis: non un profumo, un medicinale, che si beveva oltre che spargersi addosso. Feminis muore nel 1736 e la commercializzazione passa a Giovanni Maria Farina, anche lui vigezzino, che capisce cosa ha per le mani e le dà il nome del posto in cui si vende. La produzione ufficiale parte nel 1709 e l’azienda a Colonia esiste ancora.
La Casa del Profumo Feminis-Farina è aperta dal 2018 ed è un percorso olfattivo, non una vetrina di boccette: si annusa. Su prenotazione ci sono anche i laboratori in cui ci si compone una fragranza propria.
Info pratica: ingresso 4 € a persona, gratis sotto i 6 anni, tariffa famiglia 8 € per i genitori più 2 € a ragazzo dai 6 ai 16 anni. Visita guidata 5 € a testa per gruppi da 5 a 20 persone, 25 € forfettari sotto le 5. Gli orari cambiano tre volte fra agosto e settembre: dal 1° agosto al 7 settembre tutti i giorni 10-12:30 e 16-18, dall’8 all’11 settembre solo dal martedì al venerdì la mattina, dal 12 settembre solo sabato e domenica 10-12:30 e 16-18. Sono le date della stagione in corso e cambiano ogni anno.
La Scuola di Belle Arti e la Valle dei Pittori
La Val Vigezzo la chiamano Valle dei Pittori e non è uno slogan turistico: fra il Settecento e il Novecento da queste sette parrocchie è uscita una quantità di paesaggisti che non ha nessun senso statistico per una valle di poche migliaia di persone. La spiegazione, di nuovo, è l’emigrazione: si partiva per andare a bottega, si imparava fuori, si tornava.
Nel 1878 il pittore Giovanni Maria Rossetti Valentini fonda qui una scuola perché quel mestiere si potesse imparare senza andarsene. La Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini esiste ancora e dentro ha la pinacoteca della pittura vigezzina: Giuseppe Mattia Borgnis, Carlo Giuseppe Borgnis, Lorenzo Peretti, Giacomo Rossetti, Enrico Cavalli, Carlo Fornara e Giovan Battista Ciolina. C’è anche una gipsoteca di gessi fra Otto e Novecento, una biblioteca d’arte e un bookshop.
Info pratica: non c’è un biglietto ma una contribuzione responsabile, con offerta minima di 4 € a persona. Aperta dal 5 luglio al 6 settembre da martedì a domenica, 10-12:30 e 16-18, con il mercoledì solo di mattina; dal 12 settembre al 1° novembre solo sabato e domenica. Le visite guidate vanno prenotate: 5 € a persona da cinque in su, 25 € a gruppo sotto i cinque.
Quando si entra davvero nei tre musei
Qui sta la parte che nessuna guida in circolazione mette insieme, e che decide se la vostra giornata funziona o no. I tre musei distano duecento metri, costano in tutto undici euro e non hanno un biglietto cumulativo. Ma soprattutto non hanno lo stesso calendario, e le differenze non sono di qualche giorno.
Il Museo dello Spazzacamino apre tutti i giorni tranne il lunedì dal 20 giugno al 10 settembre. La Casa del Profumo apre tutti i giorni solo dal 1° agosto al 7 settembre, e nei quattro giorni successivi si sposta sulla mattina infrasettimanale. La Scuola di Belle Arti tiene la sua finestra piena dal 5 luglio al 6 settembre, con il mercoledì dimezzato. Fuori da quelle finestre, tutti e tre si riducono al fine settimana, e da novembre a febbraio lo Spazzacamino chiude del tutto.

Traduzione pratica: la settimana in cui i tre musei sono aperti tutti insieme e tutti i giorni è larga poco più di un mese, fra il 1° agosto e il 6 settembre. Da metà settembre in poi il paese è visitabile per intero solo il sabato e la domenica. In un mercoledì di ottobre trovate il borgo, la piazza e le montagne, ma le tre porte chiuse. Non è una svista dell’ufficio turistico: sono tre enti diversi, con tre bilanci diversi, e ognuno apre quando può.
Esiste una scorciatoia se arrivate in treno e volete togliervi il pensiero dei biglietti: il pacchetto che mette insieme il treno delle Centovalli, i musei della Valle Vigezzo e un aperitivo. È un pacchetto, non il biglietto secco dei musei: quelli si pagano alla porta, costano tre e quattro euro, e online non li vende nessuno. Ha senso se state già valutando il treno panoramico e vi va bene la formula.
Il centro storico: piazza Risorgimento, la chiesa e la Torre dei Rubeis
Il centro si gira in mezz’ora e ruota tutto attorno a piazza Risorgimento, che è una piazza da passeggio vera, con i portici e i bar, e che a Ferragosto e a dicembre non si riesce ad attraversare. Ci si affacciano la Casa del Profumo e il vecchio municipio, oggi centro culturale, mentre Villa Antonia, la settecentesca che ospita il parco del Museo dello Spazzacamino, è la sede comunale.
La parrocchiale di Maria Santissima Assunta merita i dieci minuti che chiede, e non per la facciata: dentro ci sono gli affreschi di Lorenzo Peretti e Giuseppe Mattia Borgnis, cioè due dei pittori che poi ritrovate appesi alla Scuola di Belle Arti. È il modo più economico di capire che la Valle dei Pittori non è un’etichetta appiccicata dopo: quella gente ha dipinto le chiese di casa propria.

Poco distante resta in piedi la Torre dei Rubeis, del Trecento, quello che avanza della casaforte di una famiglia locale. E in giro per il paese c’è il Circuito dei Santi, un percorso fra le edicole votive e gli affreschi devozionali sparsi sulle facciate, che è la cosa da fare quando i musei sono chiusi e vi resta un’ora.
Il Raduno degli Spazzacamini, il primo weekend di settembre
Il primo fine settimana di settembre Santa Maria Maggiore diventa un altro posto. Dal 1982 ospita il Raduno Internazionale dello Spazzacamino, organizzato dall’Associazione Nazionale Spazzacamini con il comune e la pro loco: arrivano oltre 1.400 spazzacamini da mezzo mondo, Europa dell’est, Stati Uniti, Giappone, e il paese conta più di trentamila presenze in quattro giorni. L’edizione del 2026 è la quarantatreesima e va dal 4 al 7 settembre.
Il centro della festa è il corteo della domenica mattina, alle dieci: le delegazioni sfilano in tenuta da lavoro, con le bande e i gruppi folkloristici, e sui tetti del centro storico c’è la rievocazione della pulizia dei camini fatta come si faceva. Il venerdì sera si mangia e si suona nel centro storico, il sabato ci sono l’omaggio floreale a Malesco, la sfilata a Druogno e la messa, il lunedì la comitiva si sposta a Orta per un’altra sfilata nel pomeriggio. Si entra gratis, ovunque.

Consiglio: quei quattro giorni sono l’unico momento dell’anno in cui il paese è pieno e i musei sono ancora nella finestra di apertura piena, quindi è il periodo in cui si vede tutto. È anche l’unico in cui non trovate una camera libera in valle e in cui il centro storico è impraticabile con un passeggino. Se cercate il paese e non la festa, spostatevi di una settimana: dopo l’11 settembre torna il silenzio, e i musei aprono nel weekend.
L’autunno: Fuori di Zucca e il Treno del Foliage
Il secondo weekend affollato dell’anno è il terzo di ottobre, quando c’è Fuori di Zucca, la festa dell’autunno e degli orti: allestimenti scenografici in giro per il borgo, mostre, giochi di strada, concerti e vetrine decorate a tema. Nel 2026 cade il 17 e il 18 ottobre ed è la ventunesima edizione.
E qui c’è una coincidenza che nessuno mette in fila, ma che a chi organizza un viaggio serve parecchio: il terzo weekend di ottobre cade dentro la stagione del Treno del Foliage, il convoglio panoramico che percorre la Vigezzina-Centovalli quando i boschi virano. Chi prende quel treno con la sosta intermedia a Santa Maria Maggiore, in quel fine settimana, trova il paese in festa senza averlo cercato. Ed è un weekend in cui i musei sono aperti, perché il sabato e la domenica di ottobre rientrano nella finestra ridotta.
Vale la pena dire anche l’altra metà: fuori da questi due fine settimana, l’autunno qui è una stagione tranquilla e per certi versi migliore. Il foliage sul fondovalle arriva più tardi che in quota, fra fine ottobre e inizio novembre, e il paese in un martedì di novembre è praticamente vuoto. A dicembre ci sono i mercatini di Natale nel weekend dell’Immacolata, che sono una faccenda a sé e riempiono il borgo più di ogni altra cosa.
Cosa fare fuori dal centro
Uscendo dalle tre porte dei musei, il paese ha una dotazione sproporzionata per le sue dimensioni, ed è l’eredità di quando la Val Vigezzo era una destinazione di villeggiatura per i milanesi. La pineta a ridosso del centro ha campi da tennis, minigolf, tiro con l’arco, una piscina scoperta e i maneggi. C’è un campo da golf, il Golf Club Santa Maria Maggiore. E c’è la pista ciclopedonale che attraversa tutta la valle in piano, che è il modo più semplice per arrivare agli altri paesi senza mettersi sulla statale.

Sopra il paese c’è la Piana di Vigezzo, che si raggiunge in cabinovia da Prestinone: d’estate è il punto da cui partono i sentieri di cresta e da cui si lanciano parapendio e deltaplano, d’inverno è la stazione sciistica della valle. Sempre d’inverno il Centro Fondo Vigezzo tiene un anello di 2,5 chilometri illuminato per il fondo notturno, che è una di quelle cose che esistono in pochissimi posti.
E poi c’è Crana, la frazione da cui è partito Feminis. Non c’è un museo, non c’è un cartello, non c’è niente da visitare: è un pugno di case sopra il paese. Ma sapere che l’acqua di colonia è uscita da lì rende la salita di venti minuti una cosa diversa da una passeggiata qualunque.
Quando andare e quanto tempo serve
Per il solo paese basta mezza giornata: i tre musei si fanno in un’ora e mezza abbondante, il centro in mezz’ora, e resta il tempo per un pranzo. Un giorno pieno serve se aggiungete un altro borgo della valle o la cabinovia per la Piana. Due giorni se volete camminare.
Sul quando, la regola è quella che vale per tutta la valle e va detta chiara. Agosto è il mese in cui questo posto è più cercato e più vivo, ed è anche l’unico in cui i tre musei sono aperti insieme tutti i giorni. Settembre ha il Raduno e i musei ancora in finestra piena fino al 10. Ottobre ha Fuori di Zucca, il Treno del Foliage e i musei nel weekend. Da novembre a febbraio la parte culturale chiude e resta la montagna: neve, fondo, mercatini a dicembre.
Se dovete sceglierne uno solo e non vi interessa la neve, andate di sabato. È il giorno che funziona in ogni mese dell’anno.
Come arrivare a Santa Maria Maggiore
Il modo giusto è il treno, e non per romanticismo: la ferrovia Vigezzina-Centovalli ferma in centro paese, mentre la strada è una sola e nei weekend di festa si intasa. Da Domodossola sono 20 chilometri di linea e circa 46 minuti, con un treno all’ora. La stazione di Santa Maria Maggiore sta a 831 metri ed è il punto più alto di tutto il percorso fra Domodossola e Locarno.
| Da dove | Come | Quanto |
|---|---|---|
| Domodossola | Ferrovia Vigezzina-Centovalli | circa 46 minuti, 20 km di linea |
| Domodossola | Auto, SS337 | circa 30 minuti, unica strada della valle |
| Locarno (Svizzera) | Ferrovia Vigezzina-Centovalli | circa 1 ora e 15, serve la carta d’identità |
| Milano | Treno fino a Domodossola, poi Vigezzina | circa 2 ore e mezza in totale |
Chi arriva in auto trova il parcheggio pubblico a cinquanta metri dal Museo dello Spazzacamino, e il centro storico è pedonale. Chi arriva in treno ha la stazione a trecento metri dal museo, quindi tutto a piedi. E chi viene dalla Svizzera si porti un documento d’identità valido: il confine si attraversa, anche se non sembra.
Attenzione: la linea che porta a Domodossola da Milano è interessata da lavori strutturali di ammodernamento, con bus sostitutivi su alcune tratte e tempi che si allungano. Prima di comprare i biglietti controllate i lavori programmati sul sito di Trenitalia, perché la coincidenza con la Vigezzina si perde facilmente.
Dove dormire a Santa Maria Maggiore
Dormire qui ha senso se volete la valle e non solo il paese: Santa Maria Maggiore è il posto più centrale della Val Vigezzo, ha i servizi che gli altri borghi non hanno e la stazione in centro. La alternativa vera è Domodossola, che ha molte più strutture e prezzi senza stagionalità, ma vi mette a mezz’ora dalla valle.
Dove dormire in Val Vigezzo: in quale paese
- Santa Maria Maggiore: la scelta comoda. Bar, ristoranti, negozi e la stazione a piedi, e i tre musei sotto casa. È anche l’unico paese in cui la sera succede qualcosa.
- Gli altri borghi della valle (Craveggia, Malesco, Toceno, Druogno): più silenzio e case private, ma quasi niente servizi. Vanno bene con l’auto, molto meno senza.
- Domodossola: se vi serve scelta, se arrivate tardi in treno o se la valle è al completo per il Raduno. Da lì si sale la mattina in 46 minuti.
Sulle strutture bisogna dire una cosa che di solito si nasconde allargando il raggio della ricerca. Il mercato di Santa Maria Maggiore è piccolo davvero: quindici strutture in tutto, e quasi tutte sono case private con venti o trenta recensioni. Applicando i nostri criteri, cioè almeno 8,5 di punteggio e almeno cento recensioni, ne restano due. Sono queste, e non le mettiamo in fascia di prezzo perché con due sole strutture il confronto non direbbe niente.
Le due strutture del paese con uno storico solido
- La Casermetta: tre stelle in paese, camere piccole da due o tre posti. È la struttura con lo storico di recensioni più lungo della valle ed è quella che regge anche in bassa stagione.
- Appartamento Il Portico: appartamento fino a dieci ospiti, quindi la soluzione per un gruppo o due famiglie che vogliono cucinare. In autunno è spesso l’unica cosa sopra soglia disponibile.
Cosa si mangia a Santa Maria Maggiore
La cucina vigezzina è cucina di povertà, e i due piatti che il comune ha protetto con la Denominazione Comunale lo dicono senza girarci intorno: sono entrambi farina e acqua. Gli stincheét sono sfoglie sottilissime cotte su piastre di ferro roventi e condite con burro d’alpeggio, e si mangiano in piedi alle feste, che è il posto in cui sono nati. I gnoch da la chigiàa, cioè gli gnocchi al cucchiaio, hanno lo stesso impasto buttato a cucchiaiate nell’acqua bollente, e vanno con burro e formaggio locale, oppure con lardo fritto, o con le verze e la pancetta. Hanno preso la De.Co. nel 2016.
Il resto della dispensa è il prosciutto montano vigezzino, che è affumicato e non somiglia a nessun altro prosciutto italiano, i formaggi della Latteria Vigezzina, il capretto, e due dolci di casa: il pan e lac e la fiacia.
Dove mangiare a Santa Maria Maggiore
- L’Osteria del Mercante: osteria-pizzeria nel centro, con la carta dei piatti tradizionali della valle e i dolci fatti in casa.
- Trattoria Gargino: la trattoria di paese, per chi cerca il vigezzino senza interpretazioni.
- Ristorante Pizzeria Da Franco, in via Antonio Rosmini 4: l’indirizzo semplice, con la pizza, che con i bambini risolve la serata.
- Gli stincheét alle feste: durante il Raduno e Fuori di Zucca si comprano per strada dai banchi, ed è il modo giusto di provarli.
Info essenziali
- Dove: Santa Maria Maggiore (VB), Val Vigezzo, 816 m, 1.303 abitanti, Bandiera Arancione del Touring dal 2009.
- Come arrivare: ferrovia Vigezzina-Centovalli da Domodossola, circa 46 minuti; oppure SS337 in auto, circa 30 minuti.
- Quando andare: agosto e i primi dieci giorni di settembre per avere i tre musei aperti tutti i giorni; il resto dell’anno di sabato.
- Durata consigliata: mezza giornata per il paese, un giorno con un altro borgo o la cabinovia.
- Biglietti: Museo dello Spazzacamino 3 €, Casa del Profumo 4 €, Scuola di Belle Arti offerta minima 4 €. Nessun cumulativo, si pagano alla porta.
- Le due date da segnare: Raduno Internazionale dello Spazzacamino il primo weekend di settembre, Fuori di Zucca il terzo di ottobre.
Domande frequenti su Santa Maria Maggiore
Dove si trova Santa Maria Maggiore in Piemonte?
Santa Maria Maggiore è il capoluogo della Val Vigezzo, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola, a 816 metri di quota fra Domodossola e il confine svizzero. Non va confusa con la basilica papale di Santa Maria Maggiore, che è a Roma.
Cosa vedere a Santa Maria Maggiore in mezza giornata?
I tre musei del centro, che distano duecento metri l’uno dall’altro: il Museo dello Spazzacamino nel parco di Villa Antonia, la Casa del Profumo Feminis-Farina e la Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini. Più piazza Risorgimento, la parrocchiale con gli affreschi di Peretti e Borgnis e la Torre dei Rubeis del Trecento.
Quanto costano i musei di Santa Maria Maggiore?
Il Museo dello Spazzacamino costa 3 €, la Casa del Profumo 4 € con tariffa famiglia, la Scuola di Belle Arti chiede un’offerta minima di 4 €. Non esiste un biglietto cumulativo: vederli tutti e tre costa 11 € e si pagano separatamente alla porta.
Qual è il giorno migliore per visitare Santa Maria Maggiore?
Il sabato, perché è l’unico giorno in cui i tre musei sono aperti in ogni stagione. Da metà settembre a fine ottobre e da marzo a giugno aprono solo sabato, domenica e festivi, mentre fra agosto e i primi di settembre sono aperti quasi tutti i giorni.
Quando si tiene il Raduno degli Spazzacamini?
Il primo fine settimana di settembre, dal 1982. Nel 2026 è la quarantatreesima edizione e va dal 4 al 7 settembre, con il corteo principale la domenica mattina alle 10. L’ingresso è gratuito e arrivano oltre 1.400 spazzacamini da tutto il mondo.
Perché l’acqua di colonia è nata a Santa Maria Maggiore?
Perché Giovanni Paolo Feminis, che ne mise a punto la formula, nacque nel 1666 a Crana, frazione di Santa Maria Maggiore, ed emigrò a Colonia. La sua Aqua Mirabilis fu poi commercializzata da Giovanni Maria Farina, anche lui vigezzino, con la produzione ufficiale avviata nel 1709. La storia è raccontata nella Casa del Profumo Feminis-Farina.
Come si arriva a Santa Maria Maggiore in treno?
Con la ferrovia Vigezzina-Centovalli, che collega Domodossola a Locarno: da Domodossola sono 20 chilometri di linea e circa 46 minuti, con un treno all’ora. La stazione è a 831 metri, il punto più alto di tutto il percorso, e dista 300 metri dal Museo dello Spazzacamino.
Santa Maria Maggiore è una tappa del Treno del Foliage?
Sì, è una delle fermate intermedie della linea percorsa dal Treno del Foliage, ed è quella con più cose da vedere a piedi dalla stazione. Il terzo weekend di ottobre la sosta coincide con Fuori di Zucca, la festa d’autunno del paese.
Se usi Pinterest condividi questa immagine
