Avevo prenotato la visita guidata per le due e mezza del pomeriggio, convinta che fosse un orario comodo. Era dicembre, eravamo un gruppo con adulti e bambini, e avevo in testa l’idea che a Pompei si entri e si esca quando si vuole. Alle quattro e mezza la luce era già andata, la guida ci stava accompagnando verso l’uscita e io mi ero appena resa conto di avere visto forse un quarto della città. Non è stato un disastro, anzi: è stata la visita più bella che avessi fatto lì da anni. Ma quel pomeriggio ho imparato la cosa che nessuno mi aveva detto, e cioè che a Pompei l’orologio conta più di quanto uno immagini.
In questa guida trovate quanto costa oggi il biglietto e come si prenota, quali sono i tre ingressi e quanto tempo serve davvero, il percorso di due ore che tiene insieme le cose da non perdere, cosa cambia ad andarci fuori stagione e dove si mangia alla romana a due passi dagli scavi. Se state costruendo un viaggio più largo in Campania, Pompei è la tappa che quasi tutti mettono in mezzo e quasi nessuno calcola bene.
In breve
Il biglietto per la sola città antica costa 20 euro, 25 nella versione che comprende le ville suburbane. È nominativo e c’è un tetto di 20.000 ingressi al giorno, quindi si compra online prima di partire. Tre ingressi: Porta Marina, Piazza Esedra, Piazza Anfiteatro. Apertura alle 9.00 tutti i giorni, ma l’ultimo ingresso è alle 15.30 dal 15 ottobre al 15 marzo e alle 17.30 nel resto dell’anno. Due ore bastano per il percorso essenziale (Quadriportico dei Teatri, Via dell’Abbondanza, Lupanare, Foro), mezza giornata è la misura giusta, una giornata intera serve per le ville. Si arriva in Circumvesuviana da Napoli, fermata Pompei Scavi-Villa dei Misteri, a cinquanta metri da Porta Marina.
Biglietti per Pompei: quanto costano e come si prenotano
Il biglietto d’ingresso alla sola città antica costa 20 euro, e la versione che aggiunge le ville suburbane e la navetta ne costa 25. Sono le tariffe in vigore dal 12 gennaio 2026, e vale la pena dirlo subito perché in giro si leggono ancora cifre di qualche anno fa: se avete trovato scritto 15 euro, quel prezzo non esiste più.
La differenza fra i due biglietti non è uno sconto, è una questione di geografia. Quello da 20 euro, che il Parco chiama Pompei express, vi fa entrare nella città antica e basta. Quello da 25, il Pompei+, aggiunge il percorso delle ville fuori le mura: la Villa dei Misteri con il suo ciclo di affreschi, la Villa di Diomede e la Villa Regina a Boscoreale con l’Antiquarium, più la navetta che le collega. Se è la prima volta e avete mezza giornata, i 20 euro sono la scelta onesta: le ville suburbane si aggiungono quando la città la conoscete già.
| Biglietto | Cosa comprende | Intero | Ridotto UE 18-25 |
|---|---|---|---|
| Pompei express | Solo la città antica | 20 € | 2 € |
| Pompei+ | Città antica, Villa dei Misteri, Villa di Diomede, Villa Regina a Boscoreale, navetta | 25 € | 2 € |
| Pompeii Plus | Il precedente più Oplontis, Villa Arianna, Villa San Marco e Museo di Stabia, valido 3 giorni | 30 € | 2 € |
| Card annuale MyPompeii | Tutti i siti del Parco per un anno | 45 € | 10 € |
| Percorsi tematici | Pompei civica o Pompei quotidiana, circa un’ora e mezza | 8 € + ingresso | gratis sotto i 10 anni |
Le due cose da sapere prima di mettersi in viaggio sono che il biglietto è nominativo, cioè riporta il nome di chi entra, e che esiste un tetto di 20.000 visitatori al giorno. Nella stagione alta, dal 16 marzo al 14 ottobre, quel tetto è anche diviso in fasce: fino alle 13.00 possono entrare 15.000 persone, dalle 13.00 in poi altre 5.000. Tradotto in pratica: in una domenica di maggio o in un fine settimana di agosto presentarsi alla biglietteria sperando di trovare posto è un rischio vero, e la coda alle casse è il modo peggiore di cominciare. Chi vuole la certezza di entrare, e soprattutto di entrare all’ora che ha scelto, prende il biglietto salta-fila con audioguida e si presenta al varco con il codice sul telefono.
Info pratica: l’ingresso è gratuito ogni prima domenica del mese, ma in quelle giornate la prenotazione online non è possibile e il biglietto si ritira in biglietteria lo stesso giorno: è anche la domenica in cui c’è più gente di tutte. Il sito chiude solo il 25 dicembre e il 1 gennaio. Tariffe e orari si controllano sul sito ufficiale del Parco Archeologico di Pompei, che è anche il posto da cui si acquista.
Orari, ingressi e quanto tempo serve davvero
Pompei apre alle 9.00 tutti i giorni dell’anno, ma quello che decide la vostra giornata non è l’orario di apertura: è l’ultimo ingresso. Dal 15 ottobre al 15 marzo si entra fino alle 15.30 e si esce alle 17.00. Dal 16 marzo al 14 ottobre si entra fino alle 17.30 e si esce alle 19.00. Sono due ore di differenza, e su un sito di queste dimensioni due ore sono mezza visita.
Gli ingressi sono tre e non sono equivalenti. Porta Marina è il più usato e il più comodo per chi arriva in treno, perché sta a una cinquantina di metri dalla stazione della Circumvesuviana; si entra in salita e ci si ritrova quasi subito nel Foro. Piazza Esedra è lì accanto e serve soprattutto i gruppi. Piazza Anfiteatro sta dalla parte opposta della città antica, ed è la scelta giusta se arrivate in auto o se volete cominciare dall’Anfiteatro e dalla Palestra Grande invece che dal Foro. Chi ha il biglietto per le ville suburbane usa anche il varco di Porta Ercolano.
Sul tempo necessario è il Parco stesso a dare la misura del problema: gli ambienti censiti nel sito sono tredicimila. Non esiste la visita completa di Pompei, esiste la visita che avete deciso di fare.
- Due ore: il percorso essenziale, quello che si fa con una guida e che trovate qui sotto. Vedete il Quadriportico dei Teatri, Via dell’Abbondanza con le sue case, il Lupanare e il Foro. È il minimo per capire dove siete.
- Mezza giornata, quattro o cinque ore: la misura giusta per la prima volta. Al percorso essenziale si aggiungono l’Anfiteatro, la Palestra Grande, la Casa del Fauno e l’Orto dei Fuggiaschi, con il tempo di sedersi.
- Una giornata intera: serve se prendete il biglietto con le ville suburbane, perché la Villa dei Misteri sta fuori dalle mura e ci si arriva camminando o con la navetta. Il sito ufficiale propone itinerari fino a sette ore.
Consiglio: calcolate l’orario di ingresso a ritroso dall’ultima uscita, non in avanti dalla vostra colazione. Chi entra alle 14.30 in un giorno di dicembre ha due ore e mezza di sito e poco più di un’ora di luce buona. È esattamente quello che è capitato a noi, e ce ne siamo accorti quando era tardi per rimediare.
Visita guidata, audioguida o da soli: come conviene entrare
Con una guida si vede meno e si capisce molto di più, ed è il motivo per cui la consiglio a chi ci va per la prima volta. Noi avevamo prenotato due ore con Giovanni, una guida con cui collaboro per lavoro, e la differenza non è stata nelle informazioni: quelle si trovano anche su un pannello. È stata nel fatto che qualcuno abbia scelto per noi un percorso che stesse in piedi, con dentro qualcosa per gli adulti e qualcosa per i bambini, e che ci abbia raccontato le cose nell’ordine in cui la città le mostra.
Detto questo, la guida non è obbligatoria e non è sempre la scelta giusta. Se avete già una vostra idea di cosa vedere, o se viaggiate con bambini piccoli che non reggono due ore di racconto, l’audioguida vi lascia il passo che volete e costa molto meno. Chi entra completamente da solo faccia però una cosa: si procuri la mappa del Parco, perché a Pompei le indicazioni sono discrete e le distanze ingannano.
Come si entra a Pompei: le formule più usate
- Biglietto d’ingresso e tour guidato con un archeologo (2 ore): la formula più vicina a quella che abbiamo fatto noi, con l’ingresso già dentro il prezzo.
- Biglietto prioritario con audioguida digitale: per chi vuole andare al proprio passo e fermarsi dove gli pare.
- Tour per piccoli gruppi con un archeologo (da un’ora e mezza a tre ore): la via di mezzo, con meno persone attorno e un ritmo più umano.
- Tour guidato dei nuovi scavi in piccolo gruppo (2 ore): per chi a Pompei c’è già stato e vuole vedere le aree emerse di recente.
- I percorsi tematici del Parco, Pompei civica e Pompei quotidiana, costano 8 euro oltre al biglietto e si prenotano solo sul sito ufficiale: su questi non esiste nessun canale alternativo.
Cosa vedere a Pompei: il percorso di due ore che funziona
Il percorso che vi racconto attraversa i Regi I, VII e VIII, cioè la fascia centrale della città antica, ed è quello che si fa entrando da Porta Marina e uscendo dalla stessa parte. Sono circa due ore camminando con calma, e ha il vantaggio di mettere in fila un teatro, una strada, una casa e una piazza: quattro modi diversi di guardare la stessa città.
Il Quadriportico dei Teatri e l’Odeion
Si comincia dal Quadriportico dei Teatri, che è anche chiamato Caserma dei Gladiatori perché in età tarda fu usato come alloggio per loro. È un grande cortile porticato, e ci si affaccia il Teatro Piccolo, l’Odeion: una sala da mille spettatori circa, coperta, dove si tenevano i concerti e le letture. È il posto giusto per iniziare perché è raccolto, si capisce a colpo d’occhio, e i bambini ci si siedono sulle gradinate senza che nessuno dica niente.

Via dell’Abbondanza, le insegne a disegni e le scritte elettorali
Via dell’Abbondanza è la strada principale della città, e più che un monumento è un documento. Pompei era un porto e un centro molto frequentato da stranieri, dove si parlavano lingue diverse: per questo le insegne dei negozi non erano scritte ma disegnate, con un segno per l’osteria, uno per il panificio, uno per la lavanderia. Sono le icone che usiamo oggi sui telefoni, con duemila anni di anticipo.
Sui muri che costeggiano la strada si leggono ancora le scritte elettorali, cioè i manifesti dipinti con cui i cittadini sostenevano il proprio candidato alle cariche pubbliche. Guardarle è la cosa che a me ha fatto più impressione di tutta la visita: non parlano di divinità o di imperatori, parlano di una campagna elettorale finita male perché nell’autunno di quell’anno non ci fu nessun voto.
Il Lupanare
Il Lupanare è il postribolo della città, un edificio su due piani con le camere in muratura e i letti ricavati nel muro, ed è uno dei punti dove si forma la coda più lunga di tutta Pompei. Il nome, raccontano le guide, verrebbe da lupa, per via del richiamo con cui le donne attiravano i clienti: è un’etimologia tradizionale e non tutti gli studiosi la sottoscrivono, ma è quella che vi sentirete raccontare lì davanti. Se viaggiate con bambini, sappiate che gli affreschi alle pareti sono espliciti: nessuno ve lo impedisce, ma è meglio saperlo prima e non davanti alla porta.
La Domus del Menandro e le case dei ricchi
La Domus del Menandro è una delle case meglio conservate del sito, e serve a capire una cosa che il Foro non dice: come vivevano davvero i pompeiani che potevano permetterselo. Le decorazioni pittoriche sono in gran parte al loro posto, e da lì si intuisce l’eleganza degli ambienti, la sequenza degli spazi, il modo in cui la luce entrava dall’alto nell’atrio.


Il Foro, i calchi e il deposito dei reperti
Il percorso finisce nel Foro, la piazza pubblica, con il Tempio di Giove in fondo e il Vesuvio esattamente dietro: è la fotografia che tutti conoscono, ed è anche il punto in cui la geografia della catastrofe diventa evidente. Alla destra del tempio si vede una parte dell’enorme quantità di materiale estratto dagli scavi, dalle anfore per il vino e l’olio ai complementi d’arredo, comprese le statuette dei Lari, gli dèi domestici.
Lì ci sono anche alcuni dei calchi delle vittime, ottenuti colando gesso liquido nei vuoti lasciati nel terreno dai corpi. Tra questi c’è il corpo di un bambino di pochi anni. Io ci ho pensato su, ed è l’unica cosa della visita che continuo a trovare discutibile: non stiamo guardando delle statue, stiamo guardando delle persone, ed esporle dentro una teca insieme alle anfore non mi è sembrato lo stesso gesto che raccontarle.

Le strade di Pompei: i primi passaggi pedonali della storia
Se dovessi dire qual è la cosa che mi ha colpito di più, non nominerei una casa né un tempio: direi le strade. Sono lastricate, hanno i canali di scolo, la rete fognaria sotto, i solchi scavati dalle ruote dei carri e, soprattutto, i passaggi pedonali. Sono blocchi di pietra rialzati e messi di traverso alla carreggiata, con lo spazio fra l’uno e l’altro calcolato per far passare le ruote: servivano ad attraversare senza sporcarsi calzari e vesti, perché in strada finiva di tutto. Sono gli antenati diretti delle nostre strisce pedonali, e funzionano ancora.

Una conseguenza pratica di tutto questo: il fondo è irregolare ovunque. Le pietre sono sconnesse, i marciapiedi sono alti, e in un paio d’ore di cammino si sente. Scarpe chiuse con la suola robusta, non sandali e non scarpe nuove, e mettete in conto che con il passeggino gran parte del percorso è faticosa.
Visitare Pompei fuori stagione: cosa si guadagna e cosa si perde
Fuori stagione Pompei è un’altra visita, e in gran parte è meglio. Da novembre a marzo non c’è la calca, non c’è il caldo che su una città senza tetti e senza ombra diventa un problema serio, il tetto dei 20.000 ingressi non si avvicina nemmeno e le fasce orarie obbligatorie non sono in vigore. La luce bassa dell’inverno, poi, sui muri di Pompei fa una cosa che d’agosto non vedrete mai.
Quello che si perde è tempo, ed è il conto che nessuno fa prima. Con l’ultimo ingresso alle 15.30 e la chiusura alle 17.00, la giornata utile è più corta di due ore rispetto all’estate, e nel pomeriggio la luce se ne va anche prima del cancello. Su un sito dove le distanze si misurano in chilometri, questa è la differenza fra vedere metà città e vederne un quarto. La soluzione è banale e va decisa a casa: d’inverno si entra la mattina, non dopo pranzo.
Consiglio: se andate fuori stagione, valutate di allungare a un weekend intero e di mettere Pompei accanto a qualcos’altro che d’inverno funziona meglio che d’estate. Noi lo abbiamo abbinato a un fine settimana in Costiera Amalfitana nei mesi in cui non c’è nessuno, con il Sentiero degli Dei camminato in tranquillità e i paesi restituiti a chi ci abita. Chi viaggia sotto le feste trova Napoli fra presepi e mercatini a mezz’ora di treno.
Mangiare alla romana vicino agli scavi: il Caupona e il garum
Nell’antica Pompei le osterie erano decine, sparse per tutta la città: erano i thermopolia, banconi in muratura con le giare incassate dentro, da cui si servivano cibi caldi e vino a chi non aveva una cucina in casa. La più nota è quella di Lucio Vetuzio Placido, su Via dell’Abbondanza, e si vede ancora oggi lungo il percorso.
Quello che quasi nessuno racconta è che a poca distanza dagli scavi si può fare la stessa cosa per pranzo. Il Caupona, in via Masseria Curato, è la ricostruzione di un’osteria romana: pareti dipinte in stile pompeiano, stoviglie di terracotta, vino versato dalle anfore e servito in calici smaltati, e la possibilità di mettersi addosso gli abiti da matrona e da patrizio. Noi ci siamo arrivati a mezzogiorno, con la visita prenotata per il pomeriggio, e i bambini del gruppo hanno pranzato senza fiatare per la prima volta nella storia dei viaggi.

In carta ci sono piatti ricostruiti sulle ricette del De re coquinaria, il ricettario più famoso della cucina romana, attribuito al gastronomo Marco Gavio Apicio, vissuto a Roma sotto Augusto e Tiberio; il testo che ci è arrivato è in realtà una compilazione molto più tarda che porta il suo nome. C’è anche il garum, ed è la voce del menù che divide il tavolo in due.

Il garum era la salsa liquida che i Romani usavano come condimento praticamente su tutto, ottenuta dalla fermentazione sotto sale di pesce e interiora di pesce. Le notizie che abbiamo sono frammentarie: c’è chi lo avvicina alla pasta d’acciughe e chi al liquido che cola dalla salamoia delle alici, cioè alla colatura di alici che ancora oggi si produce a Cetara, sulla Costiera Amalfitana, a una manciata di chilometri da lì. Noi abbiamo scelto la tradizione campana e non ce ne siamo pentiti, ma la parentela fra le due cose resta la scoperta più bella che ci siamo portati a casa da quel pranzo.
Dove mangiare vicino agli scavi di Pompei
- Caupona, via Masseria Curato 2: la ricostruzione dell’osteria romana, con i piatti dell’antica Roma, il garum in carta e gli abiti d’epoca. Aperto tutti i giorni dalle 11 alle 23, ha un parcheggio proprio e conviene prenotare.
- I banchi lungo viale delle Ginestre, all’ingresso di Porta Marina: panini, frutta e acqua prima di entrare. Dentro il sito i punti di ristoro sono pochi e le distanze lunghe, quindi la borraccia riempita prima vale più di qualunque consiglio gastronomico.
- Cetara, per la colatura di alici: non è a Pompei ed è una gita a sé, ma se il garum vi ha incuriosito è lì che si assaggia il suo discendente.
L’eruzione del Vesuvio su Pompei ed Ercolano
Nel 79 d.C. il Vesuvio diede origine a una delle eruzioni più violente della storia romana, seppellendo sotto metri di cenere e detriti incandescenti Pompei ed Ercolano. In età romana il Vesuvio non era considerato un vulcano attivo: le sue pendici erano fertili e coperte di centri abitati, e nessuno collegò l’attività sotterranea del monte al forte terremoto che aveva colpito Pompei e le città vicine nel 62 d.C., diciassette anni prima.
Plinio il Vecchio morì nel tentativo di avvicinarsi alla costa, e il racconto che abbiamo lo dobbiamo al nipote, Plinio il Giovane, che descrisse una nube altissima di fumo, cenere e lapilli. Buona parte degli abitanti riuscì a fuggire per mare e per terra prima che la pioggia di fuoco arrivasse; alcune centinaia rimasero nascoste in casa, ignare di quello che stava per succedere. La cenere continuò a cadere per giorni e coprì completamente l’area.
Attenzione: la data che tutti conoscono, il 24 agosto, oggi è discussa e non è un dettaglio da appassionati. Sui manoscritti della lettera di Plinio il Giovane si legge il 24 agosto, ma gli scavi hanno restituito indizi di stagione autunnale, fra cui un’iscrizione a carboncino nella Regio V, e il Parco Archeologico stesso tiene il dibattito aperto invece di chiuderlo. Se leggete “24 agosto 79 d.C.” come un fatto acquisito, sappiate che è la versione tradizionale e non l’unica.
Gli scavi veri e propri cominciarono nel 1738 sotto i Borbone, dopo secoli in cui i tombaroli avevano fatto incetta indisturbati. Un secolo più tardi la direzione passò a Giuseppe Fiorelli, che divise la città in quartieri, le regiones che ancora oggi ordinano il sito, e capì che colando gesso liquido nei vuoti lasciati dai corpi si ottenevano i calchi delle vittime. Dal 6 dicembre 1997 Pompei, Ercolano e le ville di Torre Annunziata sono un unico sito fra i patrimoni dell’umanità italiani.
Il vulcano che ha fatto tutto questo si vede da ogni punto degli scavi e si può salire: dal piazzale a quota mille si arriva al bordo del cratere in una mezz’ora di sentiero. Da Pompei ci sono trasferimenti in autobus con l’ingresso al parco incluso, oppure si prende il bus di linea EAV che parte da Pompei e costa 3,80 euro a tratta.
Pompei o Ercolano: quale scegliere
Se avete tempo per un sito solo, la risposta breve è Pompei per l’ampiezza ed Ercolano per lo stato di conservazione. Sono due esperienze diverse, non due versioni della stessa cosa.
Pompei è una città intera, con le strade, le piazze, i teatri e l’anfiteatro: si cammina molto, si vede molto e ci si stanca. Ercolano è piccolo, si gira in un paio d’ore, ma è stato sepolto da fango vulcanico invece che da cenere, e il fango ha conservato quello che a Pompei è andato perduto: i piani superiori delle case, le travi di legno, le porte, perfino gli infissi. Il biglietto costa 16 euro, il ridotto per i cittadini UE fra i 18 e i 25 anni è di 2 euro, e anche lì l’ingresso è gratuito la prima domenica del mese. Gli orari ricalcano quelli di Pompei: 8.30-19.30 in estate con ultimo ingresso alle 18.00, 8.30-17.00 in inverno con ultimo ingresso alle 15.30.
Una cosa da sapere prima di decidere, perché non la scrive quasi nessuno: al momento la Villa dei Papiri e il Teatro Antico di Ercolano sono chiusi per lavori, senza una data di riapertura annunciata. Sono due dei pezzi più celebri del sito, e vale la pena controllare sul sito del Parco Archeologico di Ercolano come stanno le cose il giorno in cui ci andate. Chi vuole vederli entrambi può prendere il biglietto di Ercolano con audioguida e dedicargli il pomeriggio, tenendo Pompei per la mattina.
Come arrivare a Pompei
Il modo più semplice per arrivare a Pompei da Napoli è la Circumvesuviana, la linea EAV che collega Napoli a Sorrento: si parte da Napoli Porta Nolana o da Napoli Garibaldi e si scende a Pompei Scavi-Villa dei Misteri, in poco più di mezz’ora, con corse ogni venti o trenta minuti. L’ingresso di Porta Marina è a una cinquantina di metri dalla banchina, e sulla stessa linea c’è anche il Campania Express, un servizio con posto garantito e prenotazione online pensato per i turisti.
Attenzione: le stazioni di Pompei sono due e si somigliano nel nome. Pompei Scavi-Villa dei Misteri è quella della Circumvesuviana ed è accanto agli scavi. Pompei (già Pompei Santuario) è sulla linea Trenitalia, serve il Santuario della Madonna del Rosario e sta a più di un chilometro e mezzo dall’ingresso di Piazza Anfiteatro. Scendere alla seconda pensando di essere arrivati è l’errore più comune che si fa qui.
Sui prezzi del biglietto ferroviario preferisco non darvi una cifra: EAV non pubblica un tariffario per tratta consultabile in modo chiaro, e le cifre che circolano in rete non coincidono fra loro. Il biglietto si compra alle macchinette e alle biglietterie di stazione, nelle tabaccherie vicine o sull’app EAV, e il prezzo lo vedete lì al momento.
In auto si esce a Pompei Ovest dall’A3 e si parcheggia nei parcheggi privati attorno agli scavi, tutti a pagamento. Funziona, ma non è la ragione per noleggiare un’auto: se il vostro viaggio è fra Napoli, Pompei ed Ercolano, la ferrovia vi porta ovunque senza il problema del parcheggio e del traffico, che da queste parti non è un dettaglio. Con una base a Napoli si può tranquillamente dedicare tre giorni al capoluogo camminando a piedi e usare Pompei come gita di una giornata.
Info essenziali
- Come arrivare: Circumvesuviana da Napoli, fermata Pompei Scavi-Villa dei Misteri, poco più di mezz’ora; a 50 metri dall’ingresso di Porta Marina.
- Biglietti: 20 € la città antica, 25 € con le ville suburbane, 2 € il ridotto UE 18-25. Nominativo, tetto di 20.000 ingressi al giorno, si acquista sul sito ufficiale.
- Orari: apertura 9.00 tutti i giorni. Ultimo ingresso 15.30 dal 15 ottobre al 15 marzo, 17.30 dal 16 marzo al 14 ottobre. Chiuso il 25 dicembre e il 1 gennaio.
- Durata consigliata: due ore il percorso essenziale, quattro o cinque ore per una prima visita completa, una giornata con le ville suburbane.
- Quando andare: da novembre a marzo per la tranquillità, entrando la mattina; aprile, maggio e settembre per il compromesso migliore fra luce e affollamento.
- Cosa portare: scarpe chiuse con suola robusta, acqua, cappello d’estate. Il fondo è sconnesso ovunque.
Domande frequenti su come visitare Pompei
Quanto costa il biglietto per visitare Pompei?
Il biglietto per la sola città antica costa 20 euro, quello che comprende anche le ville suburbane e la navetta ne costa 25. Il ridotto per i cittadini UE fra i 18 e i 25 anni non compiuti è di 2 euro. L’ingresso è gratuito ogni prima domenica del mese.
Quanto tempo serve per visitare Pompei?
Due ore bastano per il percorso essenziale fra Quadriportico dei Teatri, Via dell’Abbondanza, Lupanare e Foro. Per una prima visita completa servono quattro o cinque ore, e una giornata intera se si aggiungono le ville suburbane. Il sito conta circa tredicimila ambienti: vederlo tutto non è previsto.
Serve prenotare per entrare a Pompei?
Sì, conviene sempre. Il biglietto è nominativo e c’è un tetto di 20.000 ingressi al giorno, diviso anche in fasce orarie dal 16 marzo al 14 ottobre: fino alle 13.00 possono entrare 15.000 persone, dalle 13.00 in poi altre 5.000. Nelle giornate a ingresso gratuito la prenotazione online non è possibile e il biglietto si ritira in biglietteria.
Come si arriva a Pompei da Napoli?
Con la Circumvesuviana, la linea EAV Napoli-Sorrento: si parte da Napoli Porta Nolana o Garibaldi e si scende a Pompei Scavi-Villa dei Misteri in poco più di mezz’ora, con corse ogni venti o trenta minuti. Attenzione a non scendere alla stazione Pompei della linea Trenitalia, che serve il Santuario e dista oltre un chilometro e mezzo dagli scavi.
Qual è il periodo migliore per visitare Pompei?
Da novembre a marzo si trova molta meno gente, non c’è il caldo e le fasce orarie obbligatorie non sono in vigore, ma l’ultimo ingresso è alle 15.30 e la giornata utile si accorcia di due ore: d’inverno conviene entrare la mattina. Aprile, maggio e settembre sono il compromesso migliore fra luce lunga e affollamento sopportabile.
Meglio Pompei o Ercolano?
Pompei è una città intera e si visita in mezza giornata camminando molto; Ercolano è più piccolo, si gira in un paio d’ore, ma il fango vulcanico vi ha conservato i piani superiori delle case, le travi di legno e gli infissi. Il biglietto di Ercolano costa 16 euro. Al momento la Villa dei Papiri e il Teatro Antico di Ercolano sono chiusi per lavori.
Si può visitare Pompei con i bambini?
Sì, ed è una visita che funziona bene, a due condizioni: scarpe chiuse con suola robusta, perché il fondo è sconnesso ovunque e con il passeggino gran parte del percorso è faticosa, e una durata tarata su di loro. Un tour guidato di due ore o un percorso tematico del Parco, gratuito sotto i 10 anni, reggono meglio di una giornata intera. Negli affreschi del Lupanare le scene sono esplicite.