C’è sempre stata una qualche ragione per cui, ogni volta che pensavo di visitare Napoli, rinunciavo prima ancora di cominciare a organizzare il viaggio. Sarà stata la fama di città poco sicura, o quell’esuberanza dei suoi abitanti che si odia o si ama. Poi è arrivato il mio amico Iacopo, che me l’ha proposta mentre cercavamo una destinazione per un fine settimana lungo, e nel giro di tre giorni me ne sono follemente innamorato. Come tutti i miei viaggi migliori: capitato, non programmato.
Questa è la stessa camminata che abbiamo fatto noi, rimessa in ordine e aggiornata con i prezzi e le regole di oggi: tre giorni a piedi dal lungomare ai musei, con le due code che ci hanno fregato e il modo per non prenderle. Se poi volete allargare il giro oltre la città, in Campania c’è molto altro da vedere.

In breve
Tre giorni bastano per il centro di Napoli e si fanno quasi tutti a piedi. Primo giorno dal lungomare a Castel dell’Ovo (ingresso gratuito), Piazza del Plebiscito, Quartieri Spagnoli e Spaccanapoli fino a San Gregorio Armeno. Secondo giorno la Cappella Sansevero con il Cristo Velato (12 €, prenotazione online obbligatoria) e la città sotterranea, con il Duomo di San Gennaro. Terzo giorno i due musei: Museo Archeologico Nazionale (20 €) e Capodimonte (15 €, 12 € nella prima e nell’ultima ora). Ci si muove con la metro Linea 1 e le tre funicolari; l’auto in centro è solo un problema.
Indice dell’Articolo
L’itinerario di tre giorni in sintesi
Napoli si visita bene a piedi perché il centro antico è un rettangolo compatto, tagliato in orizzontale dai tre decumani e in verticale dai vicoli. Il problema non sono le distanze, sono le code e gli orari: qui sotto c’è la divisione che rifarei, con il tempo che serve davvero a ogni giornata.
| Giorno | Tappe principali | A piedi | Ingressi |
|---|---|---|---|
| Primo | Lungomare, Castel dell’Ovo, Piazza del Plebiscito, Quartieri Spagnoli, Spaccanapoli, San Gregorio Armeno | circa 6 ore | gratuiti |
| Secondo | Cappella Sansevero, una delle due Napoli sotterranee, Duomo e Cappella del Tesoro | circa 5 ore | da 12 € |
| Terzo | Museo Archeologico Nazionale, Museo e Real Bosco di Capodimonte | circa 5 ore | 35 € in tutto |
Attenzione: il martedì è il giorno peggiore per programmare il secondo o il terzo giorno. Chiudono sia la Cappella Sansevero sia il Museo Archeologico Nazionale, cioè le due tappe che da sole giustificano il viaggio. Se il vostro fine settimana comprende un martedì, mettetelo sul primo giorno, quello all’aperto.
Primo giorno: dal lungomare a Spaccanapoli
Il primo giorno è quello che si fa senza biglietti e senza orari, ed è anche quello che vi farà capire com’è fatta Napoli: si scende dall’alto verso il mare, poi si risale dentro i vicoli. Noi eravamo arrivati in tarda mattinata e abbiamo lasciato le valigie in albergo al Vomero, che è la collina sopra la città: già la discesa lungo Corso Vittorio Emanuele, con i tetti dei quartieri sotto e il Vesuvio in fondo, vale come primo colpo d’occhio.
Castel dell’Ovo e il lungomare
Il castello sta su un isolotto di tufo collegato alla riva da un pontile, e si raggiunge camminando lungo il mare da via Partenope. L’ingresso è gratuito e questa è una delle poche cose belle di Napoli che non richiedono né biglietto né fila: si sale sulle terrazze, si guarda il golfo dall’acqua verso il Vesuvio e si scende. La domenica gli orari sono ridotti e in alcuni periodi serve prenotare sul portale del Comune, quindi controllate prima di andarci di domenica mattina.
Piazza del Plebiscito e il Palazzo Reale
Dal lungomare si risale in dieci minuti verso Piazza del Plebiscito, abbracciata dal colonnato semicircolare della Basilica di San Francesco di Paola e chiusa di fronte dal Palazzo Reale. È una delle piazze più grandi d’Italia e, cosa non scontata a Napoli, è completamente vuota: nessuna auto, nessun tavolino. A mio parere va vista due volte, di giorno e col buio, perché con i lampioni accesi il colonnato cambia completamente faccia. Il Palazzo Reale si visita a parte e ha un biglietto suo; se avete solo tre giorni, io lo salterei senza sensi di colpa e terrei quel tempo per il Cristo Velato.
I Quartieri Spagnoli
Prima che cali il sole conviene infilarsi nei Quartieri Spagnoli, il grande rione popolare che sale a scacchiera sopra via Toledo. È la zona meno turistica del centro e quella dove Napoli somiglia solo a se stessa: vicoli stretti, palazzi alti che si toccano, i fili del bucato tesi da una parte all’altra e le finestre che danno direttamente sulla strada. Si visita con le attenzioni che si usano in qualsiasi quartiere popolare di qualsiasi città, cioè occhio a zaini e telefoni e niente vicoli deserti a notte fonda, e in cambio vi restituisce lo spaccato di vita vera che nel resto del centro storico ormai si fatica a trovare.
Spaccanapoli e San Gregorio Armeno
Da lì si imbocca la Spaccanapoli, il decumano inferiore che taglia in due la città vecchia da parte a parte, ed è da quel taglio dritto che prende il nome. Si cammina fino al punto in cui incrocia via San Gregorio Armeno, la strada delle botteghe artigiane dei presepi: ruscelli con l’acqua vera, case illuminate, miniature in movimento e le statuine dei personaggi famosi, dove politici, attori e calciatori non scampano mai al tocco satirico di questi artigiani.

Consiglio: noi ci siamo arrivati la sera del primo giorno e non si camminava, letteralmente. Ci siamo arresi e ci siamo tornati il giorno dopo all’ora di pranzo: stessa strada, stessa folla ma diluita, e finalmente si riusciva a guardare dentro le botteghe invece che le spalle di chi ci stava davanti. È il trucco che rifarei, e vale tutto l’anno: la fascia peggiore è il tardo pomeriggio, sempre.
Secondo giorno: il Cristo Velato e la Napoli sotterranea
Il secondo giorno è quello dei biglietti, ed è anche quello in cui abbiamo sbagliato di più. Se dovete leggere una sola sezione di questa guida, leggete questa: due ore perse in fila si recuperano solo con un po’ di organizzazione fatta prima di partire.
La Cappella Sansevero e il Cristo Velato

La Cappella Sansevero è una cappella gentilizia infilata in un vicolo a due passi da San Domenico Maggiore, e dentro custodisce la statua che da sola porta a Napoli mezzo mondo: il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, del 1753. Le sei statue delle virtù disposte lungo i lati fanno da cornice all’opera al centro della navata, e la difficoltà, quando ci si arriva davanti, non è descrivere l’emozione: è resistere alla tentazione di allungare una mano per sollevare quel velo, scolpito talmente bene da sembrare stoffa vera.
Il biglietto costa 12 € intero, 8 € tra i 18 e i 26 anni, 6 € dai 10 ai 17 e gratis sotto i 9 anni; l’audioguida singola è 3,50 €. Si entra tutti i giorni dalle 9 alle 19, con l’ultimo ingresso alle 18.30, e il martedì è chiuso.
Consiglio: qui ho fatto due ore di fila, in piedi lungo tutto il perimetro dell’edificio, perché ai tempi si comprava il biglietto sul posto e noi ci siamo presentati e basta. Oggi quell’errore non potete nemmeno farlo, ed è una buona notizia: la prenotazione online è obbligatoria e si sceglie la fascia oraria. I posti si aprono con 60 giorni di anticipo e altre disponibilità entrano due giorni prima della data: se trovate tutto pieno, riprovate a 48 ore. In alternativa esiste una visita guidata di mezz’ora con l’ingresso già incluso, che risolve prenotazione e biglietto in un colpo solo e vi mette accanto qualcuno che vi spiega cosa state guardando.
Quale Napoli sotterranea scegliere
Sotto Napoli c’è una seconda città fatta di cave greche, cisterne, acquedotti e rifugi di guerra, e si visita da più ingressi diversi. I due che si contendono i turisti sono Napoli Sotterranea, in piazza San Gaetano su via dei Tribunali, e il Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore, che sta letteralmente cinquanta metri più in là. Non sono la stessa cosa, e nessuno lo spiega mai: uno è il percorso nei cunicoli dell’acquedotto, l’altro è il mercato romano della Neapolis riemerso sotto il chiostro.
Noi eravamo usciti dalla Sansevero con la pazienza già finita e davanti all’ingresso di Napoli Sotterranea abbiamo trovato una seconda fila interminabile. Con Iacopo ci siamo scambiati uno sguardo e ci siamo capiti senza parlare: abbiamo fatto dietrofront e siamo entrati a San Lorenzo Maggiore, dove non c’era nessuno. È stata la fortuna della giornata. Abbiamo prenotato lì per lì una visita guidata e ci siamo ritrovati, senza averlo capito al momento della prenotazione, dentro un tour in costume: quattro ragazzi bravissimi che ci accompagnavano nel sito archeologico interpretando a turno i personaggi della storia della città, alternando le informazioni a sketch che facevano ridere davvero.
| Napoli Sotterranea | San Lorenzo Maggiore | |
|---|---|---|
| Cosa si vede | cunicoli e cisterne dell’acquedotto greco-romano, rifugi antiaerei | il mercato romano (macellum), la strada antica con le botteghe, il chiostro e il museo |
| Come si visita | solo con guida, a turni fissi ogni ora | visita libera, guidata su richiesta |
| Biglietto | non pubblicato online: si chiede alla biglietteria o al servizio prenotazioni | 9 € intero, 7 € ridotto, 6 € under 18 |
| Orari | turni dalle 10 alle 18, il giovedì anche alle 21 su prenotazione | tutti i giorni 9.30-17.30 |
| Il punto | più spettacolare e più stretto: ci sono passaggi da percorrere di lato | meno famoso, meno affollato, e per capire com’era fatta la città antica è più chiaro |
Se avete tempo per una sola delle due e vi interessa l’archeologia, prendete San Lorenzo. Se invece volete l’esperienza claustrofobica dei cunicoli con la candela in mano, allora è Napoli Sotterranea: in quel caso conviene arrivare a uno dei primi turni della mattina, oppure prenotare in anticipo un tour guidato del sottosuolo con l’ingresso incluso ed evitare del tutto la scena che è capitata a noi. Il prezzo del biglietto secco, invece, sul sito ufficiale non è pubblicato: va chiesto direttamente in biglietteria, e questa è una cosa che nel 2026 fa ancora un certo effetto.
Il Duomo e la Cappella del Tesoro di San Gennaro
A chiudere la giornata c’è il Duomo, cioè la Cattedrale di Santa Maria Assunta, dove si conservano le ampolle del sangue di San Gennaro che tre volte l’anno la città aspetta di veder sciogliere. Nella cattedrale si entra gratis; la Cappella del Tesoro, che è la stanza barocca dove il tesoro è custodito davvero, ha invece un biglietto a parte gestito dal museo, e conviene chiedere gli orari all’ingresso perché cambiano con le funzioni. Nel pomeriggio si fa in tempo ad aggiungere il Museo Madre, che è il museo di arte contemporanea della città e sta a cinque minuti a piedi: è la tappa che meno vi aspettate a Napoli, e proprio per questo funziona.
Terzo giorno: i due musei, dal MANN a Capodimonte
L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato ai musei, e sono le due visite per cui vale la pena tenere le energie migliori. Sono anche le uniche due tappe del giro in cui si spende una cifra seria, ma sono la ragione per cui Napoli è una capitale culturale e non una città bella e basta.
Il Museo Archeologico Nazionale

Il MANN è uno di quei musei in cui si entra pensando di stare un’ora e si esce dopo tre. Si passa dall’Egitto ai reperti greco-romani, dalle monete antiche alle gemme della collezione Farnese, e soprattutto ci sono gli affreschi staccati dalle case di Pompei e ricostruiti qui: quello che a Pompei manca dai muri, sta in queste sale. Poi c’è il Salone della Meridiana, che è una stanza da museo dentro il museo. Il biglietto intero costa 20 €, il ridotto è 2 € per i cittadini UE tra i 18 e i 25 anni, ed è gratis sotto i 18. Aperto dalle 9 alle 19.30 con la biglietteria che chiude alle 18.30, chiuso il martedì.
Consiglio: se siete in due e pensate di tornare a Napoli entro l’anno, guardate l’abbonamento OpenMANN prima di fare il biglietto: l’ordinario costa 25 €, cioè cinque euro più di un ingresso singolo, e vale dodici mesi. La versione young per i 18-25 anni costa 5 €. È una di quelle differenze che alla cassa nessuno vi fa notare.
Attenzione: il museo è sottoposto a lavori straordinari di riallestimento e alcune sezioni sono temporaneamente chiuse; nelle giornate a ingresso gratuito restano fuori la collezione Egizia, il Gabinetto Segreto e la sezione Magna Grecia. Se siete venuti a Napoli per una di quelle tre, controllate il calendario delle aperture sul sito del museo prima di prendere il biglietto.
Il Museo e Real Bosco di Capodimonte
Capodimonte sta fuori dal centro, sulla collina a nord, ed è una reggia borbonica immersa in un parco enorme. Dentro c’è soprattutto pittura, e di quella che si studia sui libri: Caravaggio con la Flagellazione, Raffaello, Tiziano, Parmigianino, più una sezione di arte contemporanea che ospita anche un Warhol. Il biglietto intero è 15 €, e vale tutto il giorno con la possibilità di uscire e rientrare. Ai cittadini UE tra i 18 e i 25 anni costa 2 €, sotto i 18 è gratuito, e l’ingresso è libero per tutti la prima domenica del mese.
Consiglio: il biglietto scende a 12 € se entrate nella prima ora (8.30-9.30) o nell’ultima (17.30-18.30). Il mattino presto è anche il momento in cui le sale sono vuote, quindi risparmiate tre euro e vedete i Caravaggio da soli: è l’unico caso in questo itinerario in cui la scelta più economica è anche la migliore.
Come muoversi a Napoli in tre giorni
Il centro antico si fa tutto a piedi, e non è un consiglio romantico: è che in quei vicoli un’auto è un impiccio e basta. Per il resto ci sono la metropolitana e le funicolari, che sono il modo con cui i napoletani salgono e scendono dalle colline.
- Metro Linea 1: collega la stazione centrale al centro e sale fino al Vomero. Alcune fermate sono stazioni dell’arte con installazioni vere, e Toledo è quella che compare in tutte le classifiche delle metropolitane più belle d’Europa: scendete a guardarla anche se non dovete andare da nessuna parte.
- Le tre funicolari (Centrale, Chiaia, Montesanto): portano al Vomero in pochi minuti e fanno risparmiare una salita che a piedi è dura sul serio.
- A piedi: dal Plebiscito a San Gregorio Armeno sono venti minuti scarsi, e sono venti minuti che valgono quanto una visita.
- L’auto: se arrivate in macchina, lasciatela in un parcheggio custodito per tutti e tre i giorni e dimenticatela. Il traffico e il parcheggio in centro vi mangeranno più tempo di quanto ve ne facciano risparmiare.
Cosa prenotare prima di partire
- Visita guidata alla Cappella Sansevero e al Cristo Velato (35 minuti): risolve insieme la prenotazione obbligatoria e il biglietto, ed è la cosa che a noi è mancata.
- Tour guidato delle rovine sotterranee (4 ore): il sottosuolo con l’ingresso già incluso, per chi non vuole giocarsi la giornata sulla fila.
- Tour a piedi dei Quartieri Spagnoli (2 ore): il modo più sensato di girare il rione la prima volta, con qualcuno del posto che vi racconta cosa state vedendo.
- Tour guidato del centro storico (2 ore): utile il primo giorno per orientarsi fra decumani e vicoli, se avete poco tempo.
- MANN e Capodimonte: i biglietti dei due musei non si trovano sui portali di prenotazione, si comprano solo dai rispettivi siti ufficiali o alla cassa. Per quelli non c’è scorciatoia, e tanto la fila non è mai quella della Sansevero.
Dove mangiare a Napoli in tre giorni

Qualsiasi sia la meta di un mio viaggio non riesco a fare a meno di provare i piatti tradizionali, e a Napoli è l’unico posto dove ho dedicato al cibo tutti e tre i pranzi senza sentirmi in colpa. Un chiarimento onesto: io il pesce non lo mangio, quindi su quel fronte non sono la persona giusta a cui chiedere consiglio, e le trattorie di pesce che abbiamo provato le giudico solo dalla faccia soddisfatta di Iacopo.
Dove abbiamo mangiato, e cosa
- Concettina ai Tre Santi (Rione Sanità): una delle pizzerie storiche della città, fuori dal giro dei vicoli più battuti. Vale la deviazione fino alla Sanità, che è un quartiere da vedere di suo.
- La Figlia del Presidente (centro storico, vicino al Duomo): qui si viene per la pizza fritta, non per la pizza normale. È grande come il piatto e si mangia in due se non avete fame arretrata.
- Le trattorie del centro la sera: fritti, carne al sugo e, per chi lo mangia, pesce fresco. Nel centro antico si mangia bene quasi ovunque, e i posti con il menù tradotto in quattro lingue davanti alla porta sono l’unico segnale che io eviterei.
- I dolci, che meritano un pasto a parte: le sfogliatelle riccia e frolla, il babà vero (grande, servito a fette, non quello monoporzione), la pastiera che si scioglie in bocca e, se capitate sotto Natale, gli struffoli affogati nel miele.
Dove dormire a Napoli
La zona in cui dormite cambia parecchio le vostre giornate, perché decide quanto camminate la mattina e quanto rumore avete la notte. Noi avevamo preso un albergo al Vomero e devo dire che come compromesso ha funzionato, anche se ogni sera c’era da risalire.
Dove dormire a Napoli: in quale zona
- Centro storico (decumani, via dei Tribunali): si esce dal portone e siete già dentro l’itinerario. È la scelta più comoda in assoluto e la più rumorosa: nei vicoli si fa vita fino a tardi, e chi ha il sonno leggero se ne accorge.
- Plebiscito e Chiaia: più elegante, più tranquilla, a due passi dal lungomare e dai negozi. Costa di più e vi lascia comunque a quindici minuti a piedi dal centro antico.
- Vomero: la collina residenziale sopra la città, servita da metro e funicolari. Si dorme bene e si spende meno, in cambio di una risalita a fine giornata, ed è la zona in cui abbiamo alloggiato noi.
- Zona stazione: comoda solo se arrivate tardi o ripartite all’alba. Per tutto il resto vi conviene una delle altre tre.
Dove dormire a Napoli: quattro indirizzi reali
Le abbiamo scelte così: strutture con almeno un centinaio di recensioni e un giudizio alto, distribuite sulle tre zone dell’itinerario, preferendo il carattere alla catena.
Nel centro storico
- La Maschera di Pulcinella: appartamento per quattro dentro i decumani, a piedi da San Gregorio Armeno e dalla Sansevero. Il nome dice già che non è una catena.
- Dei Gerolomini: guest house semplice accanto al complesso dei Girolamini, per chi vuole stare in mezzo al centro antico senza spendere molto.
Verso il Plebiscito e Chiaia
- Sogni di Chiaia: nel quartiere elegante, comodo al lungomare e a Castel dell’Ovo, cioè alla prima tappa del primo giorno.
Al Vomero
- Kerbaker 14: bed and breakfast per due a pochi passi da piazza Vanvitelli, con la funicolare che vi riporta giù in centro in cinque minuti.
Quando andare a Napoli
Napoli si visita tutto l’anno perché è una città da camminare e il clima aiuta quasi sempre. Noi ci siamo andati a dicembre inoltrato e non ho preso freddo un solo giorno: l’aria era frizzante, il sole c’era tutte le mattine e alla fine ci ha accompagnati fino al taxi per la stazione.
- Primavera e autunno: le stagioni migliori in assoluto. Si cammina bene, le code sono sopportabili e i musei non sono presi d’assalto.
- Estate: caldo vero nei vicoli, dove non passa aria. Se venite a luglio o agosto, spostate le camminate al mattino presto e mettete i musei nelle ore centrali.
- Inverno: la sorpresa. Le temperature restano miti e la città è meno affollata, tranne che sotto le feste.
L’unica eccezione vera è il periodo natalizio, quando San Gregorio Armeno diventa impraticabile e la città cambia completamente ritmo: se è quello il vostro periodo, l’itinerario di questi tre giorni resta valido ma va programmato diversamente, e trovate tutto nella guida dedicata al Natale a Napoli tra presepi e mercatini.
E se avete solo due giorni, o uno soltanto
Tre giorni sono la misura giusta, ma non sempre si hanno. Ecco cosa toglierei io, in ordine, invece di correre e vedere tutto male.
- Con due giorni: si taglia il terzo e si tiene un museo solo. Se vi interessa l’antichità scegliete il MANN, che ha gli affreschi di Pompei; se vi interessa la pittura scegliete Capodimonte. Metteteci mezza giornata e usate l’altra metà per finire il centro storico.
- Con un giorno solo: niente musei, niente sotterranei. Lungomare, Plebiscito, Quartieri Spagnoli, Spaccanapoli e la Sansevero prenotata all’ora giusta. È esattamente il giro raccontato in mezza giornata tra il sacro e il profano del centro storico, che funziona anche come piano B se il vostro treno riparte nel pomeriggio.
- Con quattro giorni o più: il quarto giorno si esce dalla città. La scelta classica è Pompei, che fuori stagione è tutta un’altra visita, e da lì si arriva facilmente anche alla Costiera Amalfitana nei mesi in cui non c’è nessuno.
Alla fine dei nostri tre giorni siamo saliti su un taxi verso la stazione con quella malinconia specifica che ti prende quando un posto ti ha dato più di quello che ti aspettavi. Ero partito con una lista di pregiudizi e sono tornato con la voglia di rifare tutto daccapo, il che dovrebbe dirvi qualcosa sia su Napoli sia sui pregiudizi.
Info essenziali
- Come arrivare: treno fino a Napoli Centrale, che è già collegata al centro dalla metro Linea 1; in aereo, aeroporto di Capodichino a pochi chilometri dalla città.
- Quando andare: primavera e autunno le stagioni migliori; l’inverno è mite e meno affollato, l’estate è calda nei vicoli.
- Durata consigliata: tre giorni pieni per il centro; quattro se volete aggiungere Pompei.
- Ingressi: Castel dell’Ovo gratuito, Cappella Sansevero 12 € con prenotazione obbligatoria, San Lorenzo Maggiore 9 €, MANN 20 €, Capodimonte 15 € (12 € nella prima e nell’ultima ora).
- Giorno da evitare: il martedì, quando chiudono sia la Cappella Sansevero sia il Museo Archeologico Nazionale.
- Come muoversi: a piedi nel centro antico, metro Linea 1 e funicolari per le colline. L’auto non serve.
Domande frequenti su Napoli in 3 giorni
Bastano 3 giorni per visitare Napoli?
Tre giorni bastano per il centro storico e per i due musei principali, camminando. Non bastano se volete aggiungere anche Pompei, Ercolano o la Costiera Amalfitana: per quelle serve almeno un quarto giorno dedicato.
Cosa vedere assolutamente a Napoli in 3 giorni?
Le tappe che non toglierei mai sono il Cristo Velato nella Cappella Sansevero, Spaccanapoli con via San Gregorio Armeno, Piazza del Plebiscito con il lungomare e Castel dell’Ovo, una delle due Napoli sotterranee e il Museo Archeologico Nazionale.
Quanto costa il biglietto per il Cristo Velato?
Il biglietto della Cappella Sansevero costa 12 euro intero, 8 euro tra i 18 e i 26 anni e 6 euro dai 10 ai 17; sotto i 9 anni è gratuito. La prenotazione online è obbligatoria e si sceglie la fascia oraria.
Meglio Napoli Sotterranea o San Lorenzo Maggiore?
Sono due percorsi diversi a cinquanta metri di distanza. Napoli Sotterranea è il giro nei cunicoli dell’acquedotto, più spettacolare e più stretto, solo con guida a turni fissi. San Lorenzo Maggiore mostra il mercato romano e la strada antica sotto il chiostro, costa 9 euro, si visita liberamente ed è quasi sempre meno affollato.
Qual è il giorno di chiusura dei musei di Napoli?
Il martedì chiudono sia la Cappella Sansevero sia il Museo Archeologico Nazionale, cioè le due visite più importanti del giro. Il Complesso di San Lorenzo Maggiore è invece aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.30.
Come muoversi a Napoli in tre giorni?
Il centro antico si gira interamente a piedi. Per le colline e per la stazione ci sono la metropolitana Linea 1 e le tre funicolari. L’auto in centro è un impiccio: se arrivate in macchina, conviene lasciarla in un parcheggio custodito per tutta la durata del soggiorno.
In quale zona conviene dormire a Napoli?
Il centro storico intorno ai decumani è la zona più comoda per l’itinerario ed è anche la più rumorosa. Chiaia e la zona del Plebiscito sono più tranquille ed eleganti ma più care. Il Vomero costa meno ed è servito da metro e funicolari, in cambio di una risalita a fine giornata.
Napoli è pericolosa per i turisti?
Nel centro e nelle zone dell’itinerario si cammina tranquillamente, anche la sera. Valgono le attenzioni di qualsiasi grande città: occhio a telefono e portafoglio nella folla, niente oggetti di valore in vista e niente vicoli deserti a notte fonda nei quartieri popolari.